La disciplina dell'offerta e dell'istanza di assegnazione nell'espropriazione immobiliare con particolare riferimento alle loro interazioni

La disciplina dell'offerta e dell'istanza di assegnazione nell'espropriazione immobiliare con particolare riferimento alle loro interazioni
La disciplina dell'offerta e dell'istanza di assegnazione nell'espropriazione immobiliare con particolare riferimento alle loro interazioni

SOMMARIO:

1. La disciplina dell’offerta in generale

2. L’offerta minima

3. Ulteriori requisiti dell’offerta che non ne condizionano l’efficacia

4. L’irrevocabilità dell’offerta

5. Conseguenze dell’inefficacia e modalità di deposito dell’offerta

6. L’offerta telematica

7. L’istanza di assegnazione 

8. L’istanza di assegnazione a favore di un terzo

9. Aggiudicazione ed assegnazione in caso di offerta minima. Le interazioni. L’istanza di assegnazione in caso di asta deserta

 

1. La disciplina dell’offerta in generale.


La previsione dell’offerta minima e le rilevanti modifiche recentemente introdotte alla disciplina dell’assegnazione, suggeriscono una breve ricognizione circa gli aspetti formali sia dell’offerta che dell’assegnazione stessa, integrata proprio con lo studio e le implicazioni di tali novità.
Principiando con l’offerta, prevista dall’art.571 cpc (non costituendo oggetto del presente studio quella relativa alla vendita con incanto, disciplinata dall’art.579 cpc), questa costituisce una atto unilaterale con cui un soggetto manifesta la volontà di partecipare ad una vendita pubblica. Circa la legittimazione all’offerta, mette conto rilevare che la stessa può essere presentata da chiunque (incluso il coniuge in comunione legale 1 o la società di cui l’amministratore sia lo stesso debitore 2) tranne il debitore 3 , che quindi non può avvalersi di nessuna interposizione in proposito 4.
L’offerente può dunque essere anche il creditore o il terzo proprietario datore d’ipoteca, così come il comproprietario del bene. 
L’offerente non può però offrire tramite un proprio procuratore o mandatario 5.
Sussiste solo la possibilità di offrire tramite procuratore legale. Circa la possibilità poi per quest’ultimo di offrire per persona da nominare cfr. infra, § 8.
La ratifica dell’operato del falsus procurator non dovrebbe essere ammessa, perché non è ammessa come detto l’offerta per procura, tranne il caso del procuratore legale di cui si dirà. Diverso il caso di colui che agisca qual legale rappresentante di una società di capitali non ancora costituita o comunque il cui operato venga poi ratificato dagli effettivi organi sociali competenti, versandosi nel diverso tema dell’immedesimazione organica.
Le questioni inerenti la legittimazione ad offrire hanno poi i loro riflessi in tema di aggiudicazione, in quanto non è possibile procedere all’indicazione di un beneficiario del decreto di trasferimento diverso dall’offerente aggiudicatario, salvi gli effetti della comunione legale, nel senso che in quest’ultimo caso l’offerta formulata dal coniuge giova anche all’altro per i principi stabiliti dagli artt.177 segg. c.c.
Tale impossibilità è di carattere assoluto, e non trova deroga neppure in casi in cui l’aggiudicatario si riservi un diritto reale (es la nuda proprietà o l’usufrutto) oppure la veste di utilizzatore in base a un contratto di leasing c.d. traslativo (cioè non è ammissibile che l’offerente
chieda il trasferimento a favore del terzo leaser pur se appunto il contratto preveda al termine del pagamento delle rate il trasferimento del bene in favore dell’utilizzatore in ipotesi aggiudicatario). E’ invece ammesso che più soggetti congiuntamente formulino l’offerta indicando anche la percentuale di diritto o la tipologia di diritto da trasferirsi a ciascuno d’essi 6. La mancanza di tali indicazioni peraltro non inficia l’offerta, ma rende necessario il trasferimento pro indiviso, senza che abbiano rilievo i diversi accordi interni fra gli stessi.
Quanto al contenuto formale, l’offerta dev’essere scritta e sottoscritta (come si ricava dallo stesso testo dell’art.571, 5° co., cpc, in base al quale essa deve essere contenuta in una busta) e deve essere altresì conforme alle indicazioni contenute nell’ordinanza di vendita, salvo in parte la data di pagamento che può infatti essere inferiore ed allora è pure vincolante 7 . Peraltro non in ogni caso le
violazioni delle prescrizioni e degli aspetti formali che devono caratterizzare l’offerta ne comportano l’inefficacia. In particolare l’art. 571 cpc stabilisce che essa è inefficace se perviene oltre il termine stabilito (superando così il precedente orientamento circa la natura ordinatoria del
termine 8 , posto che la dizione della norma – che configura una chiara ipotesi di decadenza connessa all’inosservanza del termine che deve così essere qualificato come perentorio - esclude una potestà di proroga da parte del giudice), se è inferiore di oltre un quarto rispetto al prezzo base, se non viene prestata la cauzione con le modalità stabilite nell’ordinanza di vendita 9.
Inoltre, ancorché non indicata come necessaria a pena di inefficacia dell’offerta, appare indispensabile la specificazione della somma offerta: quest’ultima infatti non può essere ricavata dall’entità della cauzione 10 (che notoriamente dev’essere pari a un decimo del prezzo offerto). E’
anzi quest’ultima oggetto di verifica di congruità, proprio in base alla norma, in relazione all’entità dell’offerta, che dunque per l’effetto deve essere specificata. Inoltre risulta condizionante l’efficacia dell’offerta la presenza dei dati identificativi dell’offerente, al fine di verificare l’identità dell’offerente e quindi dell’aggiudicatario, e quelli del bene per cui si formula l’offerta, allo scopo
di garantire la certezza circa la riferibilità allo stesso. E’ qui particolarmente rilevante la verifica della possibilità di indicare un prezzo inferiore al valore dell’immobile determinato nell’ordinanza, come ormai consente di fare la disciplina codicistica così
come riformata dalla l. 132/15.

2. L’offerta minima


La legittimità dell’offerta inferiore al prezzo base, e in particolare fino a un quarto al di sotto dello stesso (e ciò tanto in prima asta, come in quelle successive, in cui l’offerta può essere inferiore al prezzo già ribassato) rappresenta un’autentica novità rispetto al passato, in cui invece ogni offerta inferiore al prezzo base era da considerarsi inefficace, mentre oggi tali sono solo quelle
ulteriorment inferiori (rispetto al quarto). 
La ragione per cui il legislatore ha voluto tale nuova disciplina dell’offerta sta probabilmente nell’esigenza di ottenere una rapida definizione della procedura, posto che con il decorrere del tempo aumentano le spese e il rischio di degrado dell’immobile. Inoltre l’offerta minima è volta ad incentivare la più ampia partecipazione alla vendita, resa particolarmente appetibile dalla possibilità di offerta al ribasso, che poi sperabilmente dovrebbe servire per attirare un numero elevato di soggetti interessati i quali, coinvolti nel meccanismo della gara, riportino il prezzo a livelli più elevati.               


Al proposito si pone anzitutto la questione circa la natura obbligatoria o meno dell’offerta minima, e anticipo subito che non mi pare sostenibile la tesi per cui non sia necessario prevedere la stessa, e pertanto escluderne discrezionalmente la possibilità con l’ordinanza di vendita. In effetti l’art.569 cpc prevede che il giudice “stabilisce” l’offerta minima, e soprattutto l’art.571 cpc dispone che l’offerta è efficace ove non sia inferiore di un quarto al prezzo base. Ciò significa da un lato che l’offerta minima deve necessariamente essere indicata nell’ordinanza di vendita, e dall’altro che in ogni caso – cioè anche se per accidente o per scelta il giudice non l’avesse indicata – l’offerta sarà
efficace se inferiore (nel massimo) di un quarto rispetto al prezzo base. Conseguentemente volendosi non prendere in considerazione una simile offerta, è logico che l’interessato potrà reagire con l’opposizione agli atti esecutivi ex art.617 cpc 11.
L’intenzione del legislatore è stata dunque quella di prevedere in ogni caso la possibilità di offerta minima, traslando invece alla sede dell’aggiudicazione ogni valutazione sulla stessa, nel senso che come presto vedremo il giudice in presenza di un’offerta inferiore al prezzo base, ancorché efficace, non è obbligato ad accoglierla, e può invece (a certe condizioni) disporre una nuova asta. E inoltre anche la misura concreta dell’offerta, nell’ambito del quarto inferiore, è affidata al mercato (al cui andamento deve peraltro essere di massima ispirata anche la decisione del giudice nell’accogliere o meno l’offerta minima, come evidenzia il tenore stesso dell’art.572, 3° co. cpc), nel senso che
l’ordinanza non deve indicare una misura minore e diversa dal quarto, mentre è l’offerta in concreto a poter liberamente prevedere un importo diversamente declinato (riduzione di un quinto, di un sesto e così via rispetto al prezzo base). 
Sorge peraltro il problema del coordinamento di questa norma con l’art.600 cpc, nel senso che tale norma consente, in caso di pignoramento di una quota e in alternativa alla instaurazione del giudizio divisionale, di disporsi la vendita della stessa ove il giudice preveda che ciò possa avvenire ad un prezzo uguale o superiore al valore stabilito ai sensi dell’art.568 cpc, cioè al valore stabilito avuto riguardo agli elementi forniti dalle parti e soprattutto alla stima effettuata dall’esperto. Ebbene in tale ipotesi può apparire dubbio se non contraddittorio che il giudice nell’ordinanza di vendita della quota stabilisca l’offerta minima, poiché ciò sarebbe in contrasto con la valutazione effettuata. Il problema può essere risolto, dal punto di vista pratico, disponendosi la vendita della quota solo allorché il comproprietario formuli un’offerta cauzionata 12, e pertanto irrevocabile, che da un lato rende ancor più insensata l’indicazione dell’offerta minima, dall’altro rende relativamente certa
l’alienazione a prezzo base e comunque la previsione relativa.
Dal punto di vista formale, per quanto detto in ordine alle modifiche apportate all’art.569 cpc, appare evidente che l’ordinanza debba contenere l’indicazione dell’offerta minima, seppure poi l’eventuale omissione come visto non priva l’offerente del potere di indicare un importo entro tali limiti, ed inoltre l’indicazione testuale suggerisce che l’importo minimo sia testualmente indicato anche per rendere più chiara l’entità stessa. Con riguardo poi alle interazioni con l’assegnazione di cui ci occuperemo più avanti, è altresì opportuno che l’ordinanza di vendita contenga l’avvertimento che l’istanza di assegnazione può essere fatta sin da subito per un importo pari al prezzo base stabilito per la vendita in corso e che, in caso di offerta inferiore al prezzo base nei limiti di un quarto o di mancanza di offerte, l’immobile verrà assegnato ex art. 589 c.p.c. 13 

3. Ulteriori requisiti dell’offerta che non ne condizionano l’efficacia.


L’offerta è efficace ancorché manchi alcuno degli altri elementi indicati che l’art.571, 2° co., cpc, dispone siano contenuti nella dichiarazione, con particolare riguardo anzitutto al termine di pagamento, nel senso che se non indicato deve intendersi che l’offerente si sia impegnato a versare il saldo prezzo entro quello stabilito nell’ordinanza. Del pari gli ulteriori elementi, generalmente richiesti dall’ordinanza di vendita (codice fiscale dell’offerente, dati del coniuge in regime di comunione, modalità di pagamento, domicilio, visura camerale in caso di offerta effettuata dal legale rappresentante per conto di una persona giuridica, ecc.) appaiono non rilevanti ai fini dell’efficacia, e possono essere indicati anche al momento dell’asta 14.
Infine l’offerta deve contenere l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale (art.174 disp. att. cpc), ma l’omissione di tale indicazione ha come unico effetto che le comunicazioni avverranno presso la cancelleria. 
Tra i contenuti dell’offerta recentemente s’è posto il problema dell’indicazione della richiesta di rateizzazione del prezzo – possibilità introdotta con la novella introdotta con la l. n.132/2015 - e eventualmente dei motivi che la giustificano. Anzitutto la rateizzazione va prevista nell’ordinanza di vendita (art.569, 3° co., 3° periodo, cpc) e la relativa richiesta va poi inserita nell’offerta (art.573, 3°, cpc). Orbene i giustificati motivi che condizionano l’accoglimento della rateizzazione per parte della dottrina 15 vanno valutati già nel momento in cui si prevede la rateizzazione, in sede cioè di emissione dell’ordinanza di vendita ( e allora atterrebbero ad esempio alla realtà socioeconomica o
all’ingente valore del bene), con la conseguenza fra l’altro che nessuna necessità di specificarli vi sarebbe nell’offerta; per altri 16 invece essi vanno valutati dopo l’aggiudicazione, e indicati quindi nell’offerta che dovrebbe esplicarli (e atterrebbero quindi alla sfera personale dell’aggiudicatario). Certo alle esigenze prese in considerazione dalla prima tesi fa in genere fronte la possibilità di ricorso al sistema creditizio (e negli altri casi la rateizzazione concedibile non è certo quella che può risolvere le difficoltà ad acquistare), il che fa comprendere la scarsa appetibilità di tale strumento. D’altro canto l’opzione secondo cui i motivi sono rimessi alle indicazioni dell’offerente e poi valutati a posteriori dal giudice non si concilia con l’inserimento della previsione nell’ambito della norma disciplinante il provvedimento che dispone la vendita (art. 569 c.p.c.) anziché in quella relativa al versamento del prezzo (art.585 cpc). Anche tale dato sistematico porta quindi a ritenere che il legislatore abbia voluto far riferimento a dati già in possesso del giudice al momento dell’emissione dell’ordinanza.


4. L’irrevocabilità dell’offerta


L’offerta è poi irrevocabile per centoventi giorni (art.571, 3° co.), decorsi i quali peraltro l’offerente è libero di confermarla. Si ritiene poi che ancorché lo stesso aderisca al rinvio ex art.161 bis disp. att. cpc. 17, e quest’ultimo venga disposto ad oltre centoventi giorni dalla data di deposito dell’offerta, l’effetto dell’irrevocabilità venga meno. Inoltre in caso di vizi procedurali, a seguito dei quali sia rinviata l’asta, le offerte mantengono la loro efficacia ove l’asta stessa venga tenuta entro il prefato termine, sempre che il giudice non debba modificare le condizioni di vendita, in quest’ultimo caso salvo sempre il diritto dell’offerente di confermare comunque la propria offerta (se non contrastante ormai con le nuove disposizioni dell’ordinanza di vendita). A diverse conclusioni deve giungersi ove l’asta sia celebrata, e poi annullata oppure dichiarato
decaduto l’aggiudicatario. Il principio da cui occorre partire, a mio avviso, è costituito dal fatto che l’offerta deve intendersi caducata nel momento in cui essa è rifiutata o comunque è intervenuto un fatto logicamente incompatibile con la sua accettazione 18 (che nel caso della vendita forzata è costituito ovviamente dall’aggiudicazione in favore di altro offerente). Ora alla luce di tale osservazione appare intanto
evidente che l’offerente, dopo l’avvenuta aggiudicazione e nonostante la successiva declaratoria di decadenza dell’aggiudicatario inadempiente ai sensi dell’art.587 cpc, sia ormai del tutto svincolato dalla propria offerta 19, e del resto a mio avviso tanto si desume dallo stesso tenore dell’art.176 disp. att. cpc, che infatti dispone per tal caso la fissazione dell’udienza prevista dall’art.569 cpc. Ma a ben vedere a medesime conclusioni deve giungersi anche ove l’asta venga annullata in quanto l’offerta effettuata dall’aggiudicatario risultava inefficace, perché anche qui un’aggiudicazione v’è stata, e ragioni di certezza impongono a quel punto di liberare il soggetto dal suo vincolo, siano decorsi o meno i centoventi giorni 20

5. Conseguenze dell’inefficacia e modalità di deposito dell’offerta.


Riassumendo se un’offerta è inefficace o presentata da un soggetto non legittimato, il g.e. non potrà accoglierla. Resta da vedere cosa accada in ipotesi di accoglimento dell’offerta inefficace, ma qui appare ovvio che gli interessati possano certo sollecitare il potere officioso del g.e. di non accogliere e, in mancanza, avranno a disposizione la possibilità di opporsi all’aggiudicazione ai sensi dell’art.617
cpc 21. Se quindi l’inefficacia fosse rilevata dopo l’aggiudicazione, appare logica la revoca di tale atto e il rinnovo della vendita, ricordato che trattandosi di vizio che interessa la fase della vendita stessa non opera il principio di stabilità dell’aggiudicazione come affermato dal Supremo Collegio 22, con travolgimento di tutti i conseguenti atti in caso di accoglimento dell’opposizione agli atti esecutivi (incluso il decreto di trasferimento, anche in ipotesi di mancata sospensione ai sensi dell’art.618 cpc).
Se poi essa indicasse un termine di pagamento più lungo rispetto a quello di legge o previsto dall’ordinanza, ovvero se si qualificasse come revocabile, sarebbe non seria e dunque anch’esse non andrebbe considerata nella valutazione delle offerte valide. Non mancano infine questioni in ordine al soggetto che deve raccogliere l’offerta. In proposito alcuni ritengono che, tenuto conto del tenore dell’art.591 bis, 4° co., cpc, secondo cui il delegato deve compiere tutte le attività che, a norma degli artt. 571 e segg., cpc, devono essere compiute in cancelleria o davanti al g.e. o dal cancelliere, la stessa debba essere raccolta personalmente dal delegato. Tuttavia va osservato che l’art.571, 5° co., cpc, prevede che l’offerta venga depositata in busta chiusa e che “a cura” del cancelliere ricevente vengano apposte le annotazioni ivi previste. Ciò può far ritenere che non sia necessariamente il cancelliere stesso a dover ricevere personalmente la busta, ma che essa possa essere ricevuta da altri da lui delegati sotto la sua responsabilità. E’ chiaro che si tratta di un’interpretazione piuttosto al limite, ma è altrettanto evidente che pretendere che il delegato sia a disposizione per un lungo periodo di tempo nel proprio studio a ricevere le buste oppure offrire agli interessati un orario troppo ristretto per il deposito delle medesime, ciò appare nel primo caso di difficile realizzazione e nel secondo controproducente per la funzionalità della procedura. Se dunque egli, sotto la propria responsabilità, ed adottando le cautele magari previste nella stessa ordinanza per fornire il massimo di certezza e garanzia nelle modalità di ricezione dell’offerta, deleghi a ciò un soggetto – preferibilmente strutturato ed istituzionalizzato 23 – non dovrebbero esserci soverchi ostacoli nell’ammettere la legittimità di tale prassi, che vede altrimenti
quale unica alternativa percorribile il deposito di tutte le buste presso la cancelleria, con aggravio per la stessa. 
Come vedremo subito, quantomeno le problematiche inerenti il deposito verranno superate dalle nuove modalità telematiche. 

6. L’offerta telematica 24.


Il decreto legge n. 193 del 2009, convertito nella legge n.24 del 2010, aveva previsto – a mezzo di modifica dell’art. 569, 4° co., cpc - la facoltà per il giudice di stabilire che il versamento della cauzione, la presentazione dell’offerta, lo svolgimento della gara fossero effettuati con modalità telematiche. Molto opportunamente tali modalità costituivano una facoltà del giudice, il quale poteva decidere anche sulla base dell’evoluzione telematica del proprio ufficio di appartenenza, e più in generale di quella della giustizia italiana. Il legislatore, convinto della bontà dello strumento, ha deciso anche nella materia dell’esecuzione forzata di fare ulteriori decisivi passi sulla via della telematizzazione, imponendone l’obbligatorietà per la vendita e per gli adempimenti da parte degli offerenti. Ciò è avvenuto per quanto riguarda la vendita immobiliare con il d.l. n.59 del 2016, convertito con legge n. 119/2016, che ha ulteriormente modificato l’art.569, 4° co., cpc. L’obbligatorietà in parola è solo mitigata da una clausola di salvezza secondo cui a tale strumento non si deve ricorrere ove ciò sia «pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura». La disciplina di dettaglio della vendita (e dunque anche dell’offerta) telematica, è poi rimessa alle disposizioni di attuazione, ed in particolare all’art.161 ter delle stesse. Disposizione che però a sua volta non fa che operare un rinvio puro e semplice alla normativa secondaria, ed in particolare ad un decreto del Ministro della Giustizia che avrebbe dovuto dettare le regole “tecnico-operative” per lo svolgimento della vendita, limitandosi ad imporre che ciò avvenga nel “rispetto” dei principi di competitività, trasparenza, semplificazione, efficacia, sicurezza, esattezza e regolarità delle procedure telematiche. Tale decreto è poi stato emanato in data 26 febbraio 2015 (d.m. n.32). Importante anzitutto notare che l’obbligatorietà delle vendite (e dunque delle offerte) telematiche riguarda anche le procedure in corso, ed in particolare è stabilito che la stessa concerna i provvedimenti che dispongono la vendita (oggi generalmente identificati con quelli che la delegano) emessi dopo il novantesimo giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che accerta la piena funzionalità del portale delle vendite telematiche (art. 4, 5° co., del d.l. n.59/16 come convertito dalla l. 119/16). Tale ultimo decreto, in base all’art. 4, co.3 bis, della l. 119/2016, avrebbe dovuto essere emesso entro il 30 giugno 2017, ma il relativo termine è stato da ultimo ulteriormente prorogato al 30 ottobre 2017 (tuttavia nei termini previsti il decreto non è stato emanato). Ovviamente tali disposizioni saranno applicabili non solo alle procedure rispetto alle quali le ordinanze per la prima volta dispongono la vendita (o più spesso conferiscono la delega), ma anche in ipotesi di c.d. rinnovo di delega. Orbene in questi casi e in ogni altro in cui per qualsiasi ragione il giudice debba emettere una nuova ordinanza di vendita a partire dalla data sopra indicata, si dovranno disporre le vendite in forma telematica. In particolare la citata normativa allude alle vendite disposte dal giudice o dal professionista delegato, ma  poiché la scelta della tipologia di vendita telematica (di cui si vedrà) non può che essere rimessa al giudice stesso, pare allo stato legittimo ritenere che, se dopo la data di entrata in vigore si debba procedere alla celebrazione di nuova asta, gli atti andrebbero rimessi al giudice da parte del professionista affinché il primo disponga la vendita secondo la modalità ritenuta più opportuna. E’ ovvio che, per evitare confusioni o “ingorghi”, nulla impedirà proprio in questi casi al g.e. di decidere, grazie alla salvezza contenuta nell’inciso di cui all’art.569, 4° co., cpc, di cui si dirà, di mantenere le pregresse modalità Dal punto di vista formale, l’offerta telematica - che si considera depositata nel momento in cui
viene generata la ricevuta completa di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia - completa di tutti i dati e i documenti richiesti e redatta e cifrata mediante un software realizzato dal Ministero, verrà quindi inviata al suddetto indirizzo pec del ministero a cura dell’offerente. Dal portale quindi la stessa verrà inviata, in prossimità della gara, al gestore della vendita telematica. Questioni non indifferenti si porranno in caso di malfunzionamento. Per quanto si riferisce a quello del dominio giustizia che interessi quindi il deposito dell’offerta, l’eventualità risulta disciplinata dall’art.15 del decreto, in cui si stabilisce che ove si verifichi  un’interruzione programmata il responsabile per i sistemi informativi automatizzati del ministero comunica preventivamente ai gestori della vendita telematica tale evenienza. I gestori a loro volta ne danno notizia agli interessati mediante avviso pubblicato sui propri siti internet e richiedono di pubblicare un analogo avviso ai soggetti che gestiscono i siti internet ove è eseguita la pubblicità di cui all’articolo 490 del cpc. Per tali casi poi le offerte potranno essere formulate a mezzo telefax al recapito dell’ufficio giudiziario presso il quale è iscritta la procedura, indicato negli avvisi di cui al periodo precedente. Non prima del giorno precedente l’inizio delle operazioni di vendita il gestore ritirerà le offerte formulate al recapito suddetto. Ove invece si verifichi un mancato funzionamento non programmato o non comunicato come sopra, l’offerta si intende depositata nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione da parte del gestore di posta elettronica certificata del mittente, quindi senza ricevuta di consegna della pec ministeriale. Il gestore è tenuto a permettere la partecipazione alle operazioni di vendita dell’offerente che documenta la tempestiva presentazione dell’offerta così formulata. Problemi che ovviamente in caso di modalità mista potranno tutti essere agevolmente superati dal deposito dell’offerta analogica. Le descritte modalità comportano di necessità che gli offerenti siano in grado di utilizzare il mezzo telematico sia per presentare l’offerta, completa di tutti i suoi documenti, sia poi per partecipare
all’eventuale gara. Inoltre tale mezzo, ed in particolare la scelta del riconoscimento a mezzo pec, fornisce garanzie di “certezza” non assolute e comunque non da tutti giudicate ottimali. Infatti in base all’attuale sistema delle vendite forzate al momento dell’asta e a quello dell’aggiudicazione il delegato può raffrontare il soggetto intervenuto e l’aggiudicatario con i documenti presenti nella busta, e in particolare ha a disposizione un’offerta sottoscritta. Con l’asta telematica il legislatore secondario – effettuando così indubbiamente una scelta non meramente tecnica - ha deciso che è sufficiente l’autenticazione effettuata da parte del gestore della pec anch’esso registrato in uno speciale elenco (§ 3 delle specifiche tecniche relativi ai gestori delle vendite, ma pare che sul mercato attualmente non vi siano simili operatori, per cui allo stato l’unica soluzione per l’offerente sarebbe di essere dotato di pec e di firma digitale), autenticazione che avviene sulla base di una semplice immagine del documento d’identità e senza firma digitale (art. 13 del d.m.); situazione che non acquisisce alcuna maggior certezza neppure al momento della gara, in cui l’offerente è solo presente “on line”, ma non fisicamente. Inoltre la forma telematica dell’offerta coinvolge anche il versamento della cauzione. Orbene mentre l’attuale modalità analogica di deposito, consistente in generale nel deposito all’interno della busta di un assegno circolare, risulta quantomai comoda e di agevole esecuzione per chiunque, col sistema telematico l’unica modalità pensabile (e prevista) allo stato è costituita da un bonifico bancario (cfr. art. 12, lett. l) e m) del decreto), che però di necessità dev’essere verificato nella sua avvenuta esecuzione al più tardi al momento dell’asta, la quale generalmente si tiene il giorno successivo alla scadenza del termine per il deposito dell’offerta. I tempi quindi mal si combinano con quelli solitamente richiesti dalle banche per confermare un bonifico, ragion per cui gli uffici si stanno orientando nel senso di prevedere che questo debba essere effettuato parecchi giorni prima di
quello dell’asta (ad esempio cinque giorni prima, come stabilisce l’art.25, 6° co. dm 32/15 in tema di vendita telematica mobiliare, per il caso di cauzione versata con modalità che non consentono la verifica contestuale, di fatto così reintroducendosi la criticata versione poi abrogata della disposizione di cui all’art.173 quinquies, 2° co., disp. att. cpc; in alternativa si può pensare a disporre che in ogni caso l’accredito del bonifico dev’essere visibile alla scadenza del termine per le offerte), in modo che nel corso di questa sia possibile il controllo (oltre che della formale correttezza del numero del CRO) anche dell’avvenuto effettivo accredito sul conto, il tutto tra l’altro mi pare coerentemente con i principi espressi da Cass. 17728/14. Molti dei disagi che possono verificarsi potranno peraltro essere superati tramite un rinnovo delle convenzioni con gli istituti bancari, nello specifico tramite la previsione di modalità particolarmente rapide ed efficaci
per la tempestiva visualizzazione degli accrediti e di termini degli stessi. Insomma, oltre a questioni pratiche quali si sono cercate di illustrare, è comunque molto probabile che ampie categorie di soggetti non saranno in grado o non avranno voglia di formulare offerte in
forma telematica. Per recuperare così la platea degli offerenti che non possono o non vogliono procedere alle offerte telematiche, esistono così due ulteriori sistemi di vendita, uno previsto tra le modalità dettate dal decreto ministeriale; l’altro dal testo degli articoli del codice di procedura. l primo è quello descritto dal decreto come modalità mista (art.22 d.m. cit.), consistente in una vendita telematica sincrona in cui però è data facoltà di effettuare delle offerte, versare la cauzione e partecipare alla gara anche in modalità cd “analogica”, cioè fisica.
Il secondo sistema di vendite a mio parere idoneo a recuperare una più vasta platea di offerenti, ricavabile questa volta come anticipato dal testo delle norme codicistiche, è reso possibile a mio parere dal già richiamato inciso contenuto nel 4° co. dell’art.569 cpc, che reca la salvezza del metodo esclusivamente analogico allorché la vendita telematica“ sia pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura”. Escluso recisamente che tale inciso alluda in qualche modo alla vendita mista, la quale infatti è una modalità telematica (ancorché frammista con la possibilità di offerte analogiche), ed escluso altresì che si possa ritenere plausibile che sia lasciato all’interprete di considerare in generale la modalità telematica come nociva per gli interessi dei creditori ovvero per il sollecito svolgimento della procedura di vendita, si deve ritenere che il potere discrezionale del giudice dell’esecuzione sarà verosimilmente orientato dalla tipologia del bene, che coinvolge infatti generalmente anche la tipologia del soggetto interessato.

7. L’istanza di assegnazione.


Abbondantemente innovata risulta anche come premesso la disciplina dell’assegnazione. La stessa costituisce esplicazione di una facoltà riservata dal legislatore al creditore in alternativa a quella di offrire, la quale quindi rispetto a quest’ultima ha una disciplina autonoma.
Va anzitutto osservato che l’istanza di assegnazione può essere avanzata da qualsiasi creditore incluso quello senza titolo, purché in quest’ultimo caso abbia visto riconosciuto il suo credito 25 a seguito del procedimento previsto dall’art.499, 6° co., cpc. L’istanza di assegnazione dal punto di vista formale non solo deve essere scritta e sottoscritta, in questo non distinguendosi dall’offerta, ma dovrà altresì essere presentata dieci giorni prima dell’udienza fissata per la celebrazione dell’asta. Si tratta però di un termine ordinatorio 26, quindi la
stessa può utilmente essere presentata fino all’udienza, purché però il giudice abbia concesso la relativa proroga su tempestiva istanza, essendo noto che i termini ordinatori quando spirati non sono più suscettibili di essere prorogati (art. 154 cpc) e i relativi atti divengono inammissibili. E’ certo poi che l’istanza non deve contenere un termine per il pagamento del conguaglio in quanto lo stesso viene stabilito dal giudice in sede di assegnazione (art.590, 1° co., cpc), e ciò perché l’ordinanza non può contenere un termine rispetto ad un’istanza che non è prevedibile. E’ dubbio che l’istanza di assegnazione sia irrevocabile 27. In effetti anzitutto non è riprodotta qui una norma analoga all’art.571, 3° co., cpc, che invece stabilisce espressamente la natura irrevocabile dell’offerta. Inoltre la sanzione conseguente all’irrevocabilità di quest’ultima è rappresentata essenzialmente dall’acquisizione della cauzione in caso di mancato pagamento del prezzo offerto nel termine e dalla soggezione dell’inadempiente al decreto di cui all’art.177 disp. att. cpc, ma intanto all’istanza di assegnazione non si accompagna il versamento di una cauzione, neppure in caso di assegnazione mista o assegnazione vendita (in cui v’è da versare un conguaglio
per soddisfare i creditori anteriori e/o per la differenza col credito dell’assegnatario). In questo stato  di cose, se l’assegnatario non versa il conguaglio nel termine di cui s’è appena detto, non resterà che riporre il bene in vendita senza che al creditore si possa applicare alcuna sanzione effettiva. La natura non irrevocabile dell’istanza di assegnazione comporta poi l’inapplicabilità anche del disposto di cui all’art.177 disp. att. cpc., che prevede come noto la costituzione di un diritto di credito, portato in un decreto che costituisce titolo esecutivo dei creditori nei confronti dell’aggiudicatario decaduto, pari alla differenza tra l’importo di aggiudicazione e la somma fra quanto offerto dall’aggiudicatario adempiente e l’importo della cauzione. Inapplicabilità del resto confermata anche da argomenti di natura letterale, laddove la norma attuativa fa espresso riferimento all’”aggiudicatario” inadempiente 28. Certo il creditore, non pagando il conguaglio entro il termine stabilito dal giudice, decade dall’assegnazione, tenendo conto che la natura del termine stesso è identica a quella dell’analogo termine previsto dall’art.587 cpc 29.
Per la maggior parte della dottrina 30, in caso di assegnazione satisfattiva, cioè in cui non si deve versare alcunché, l’effetto traslativo si compie con la stessa assegnazione (con la conseguenza che essa è irrevocabile ex art. 487 cpc) 31, senza cioè che occorra un decreto di trasferimento, necessario invece sia nel caso dell’assegnazione vendita che nel caso dell’assegnazione mista (in quanto qui devono essere versate delle somme dopo l’assegnazione), come del resto chiarisce il disposto dell’art.590, 2° co., cpc. Da qui la ritenuta conseguenza che nel caso dell’assegnazione satisfattiva l’istanza sarebbe irrevocabile 32. Non è questa peraltro una conseguenza obbligata, se si ritiene che,
mancando la norma sull’irrevocabilità, il creditore proceda prima dell’udienza a revocare l’istanza stessa. Fino all’entrata in vigore della riforma introdotta dalla l. n.132/2015, l’assegnazione (a parte le ipotesi dei titoli di credito e delle cose con valore risultante dal listino di borsa o di mercato o di quelle deteriorabili, per le quali essa è addirittura alternativa alla messa in vendita, cfr. artt. 501 e 529 cpc) aveva notoriamente un ruolo sussidiario, subordinato all’insuccesso delle previe sequenze di vendita, e inoltre si riteneva da parte di molti 33 che il prezzo offerto dall’assegnatario dovesse non solo, com’è ovvio, soddisfare i criteri di cui all’art.506 cpc, ma anche corrispondere almeno la valutazione di cui all’art.568 cpc. In altre parole l’istanza di assegnazione non solo poteva essere accolta solo se fossero andate deserte tanto l’asta senza incanto che quella con incanto, ma inoltre doveva essere sufficiente a soddisfare le spese di esecuzione e, in caso di presenza di altri creditori,
i crediti aventi diritto a prelazione rispetto all’istante stesso 34, e inoltre l’importo offerto doveva essere pari almeno al valore stabilito dal giudice sulla base degli elementi forniti dalle parti e dall’esperto stimatore, pertanto in base al valore assunto in prima asta. Rilevantissime sono state sul punto le modifiche apportate dalla riforma. Con la stessa (in particolare art.13, 1° co., lett. z) del d.l. .27.6.2015 n.83, conv. con l. 6.8.2015 n.132, di modifica del secondo comma dell’art.589 cpc), l’istanza ora può essere accolta già in prima battuta, cioè all’esito della prima asta, e come vedremo non necessariamente solo se la stessa sia andata deserta. Sia con la vecchia formulazione che con la nuova peraltro, l’istanza di assegnazione non potrà invece essere accolta in caso di asta annullata o di decadenza dell’aggiudicatario, rispetto alla quale ultima evenienza, come già osservato retro § 4, va rinnovata l’asta ex art.176 disp. att. cpc. Peraltro in ordine alle interazioni fra istanza di assegnazione ed offerte, in particolare quelle minime, vedremo infra al § 9. Resta fermo che presupponendo il suo accoglimento un’asta deserta ed essendogli preferita l’offerta a prezzo base si può ancora parlare a proposito dell’assegnazione di “concorso successivo” con la
vendita, e di rimedio sussidiario. 35 
Significativamente poi l’art.589 cpc ha espunto il riferimento all’art.568 cpc e l’ha sostituito con la dizione “prezzo base stabilito per l’esperimento di vendita per cui è presentata”. Con ciò, ferma restando la necessità per l’istanza di soddisfare i crediti prededucibili e quelli dei creditori anteriori all’istante, come previsto dall’art.506 cpc, risulta esclusa al creditore che voglia presentare istanza di assegnazione solo la possibilità di fare un’offerta minima, cioè ribassata del quarto rispetto al prezzo base, come previsto in generale dall’art.571, 2° co., cpc, mentre egli può avvantaggiarsi dei ribassi frattanto verificatisi alle precedenti aste rispetto al prezzo stabilito in virtù dell’art.568 cpc. 36
Circa infine l’ostensione dell’istanza ai partecipanti, ben può ritenersi che ciò debba avvenire solo all’esito dell’apertura delle buste 37, per evitare evidenti manovre speculative.

8. L’istanza di assegnazione a favore di un terzo.


In questo panorama è intervenuta l’ulteriore novellazione portata dalla legge 30.6.2016, n.119 di conversione del dl 3.5.2016, n.59. In particolare tale disposizione ha inserito il nuovo art.590 bis cpc, applicabile alle istanze di assegnazione depositate a partire dal 2 agosto 2016 (e quindi relative anche a procedure pendenti), che disciplina il nuovo istituto dell’assegnazione a favore di un terzo. Il motivo che può spingere il creditore a chiedere l’assegnazione a favore di terzo è (o meglio dovrebbe essere nell’intenzione del legislatore) quello essenzialmente di evitare l’inesorabile percorso verso l’ordinanza ex art.164 bis disp. att. cpc (di chiusura anticipata del processo 34. E’ ovvio che il riferimento al valore minimo di cui all’art.506 cpc è riferibile alla sola ipotesi di assegnazione-vendita o assegnazione mista (in cui cioè il creditore dovrà versare una somma, nel secondo caso solo a conguaglio). Nell’ipotesi invece di assegnazione satisfattiva non vi è alcun effettivo esborso di denaro e il bene viene attribuito ad estinzione del debito, in analogia a quanto previsto dall’art.1197 c.c. (in ordine alle tre tipologie di assegnazione ed all’applicabilità dei limiti di cui all’art.506 cpc alle sole ipotesi di assegnazione vendita e di assegnazione mista
BONSIGNORI, Assegnazione forzata e distribuzione del ricavato, Milano, 1962, 155 35. In tali termini Cass. 20.6.2008, n. 16799 36 VANZ, Istanza di assegnazione, in Le nuove riforme dell’esecuzione forzata, a cura di Saletti-Vanz- Vincre, Giappichelli, 2016, 290 37 In tal senso anche PETRUCCO TOFFOLO, La fase della vendita, cit., 660. Lo stesso peraltro ritiene che l’ostensione dell’istanza debba precedere la gara in modo che i partecipanti possano regolarsi nell’effettuare i rilanci esecutivo per infruttuosità), senza però esporsi ad un severo trattamento fiscale (cioè il doppio passaggio, prima all’assegnatario e poi da questi ad un terzo), anche se i ristretti termini per l’electio amici (cinque giorni) rendono arduo se non velleitario immaginare una concreta utilizzabilità di questa possibilità. Forse il creditore, in simili frangenti e per scongiurare la chiusura anticipata, dovrebbe preventivamente suggerire all’amico di fare direttamente l’offerta, perché l’idea di trovare l’interessato in così poco tempo pare difficilmente concretizzabile, se si pensa che sono frattanto trascorsi i novanta giorni senza alcun interessamento, e se comunque lo si trova non si vede quale vantaggio si possa trarre dal meccanismo dell’assegnazione in favore di terzo. Resta il fatto che, pur considerando il breve tempo trascorso dall’entrata in vigore della norma, a tutt’oggi non si hanno riscontri applicativi della disposizione.  Dal punto di vista della disciplina, la disposizione richiama immediatamente alla mente il contratto per persona da nominare, previsto dagli artt. 1401 segg.,cc., non invece il contratto a favore del terzo di cui agli artt. 1411 segg., stesso codice. Tuttavia deve sottolinearsi la particolarità della disciplina di cui all’art.590 bis cpc rispetto a quella di cui all’art.1401 cc. L’istituto dell’aggiudicazione per persona da nominare in tema di esecuzione forzata era già presente nel processo esecutivo, poiché agli artt. 579 e 583 cpc (dettati peraltro in tema di vendita con incanto, ipotesi oggi di marginale applicazione, ma in base al richiamo operato dall’art.571, 1° co. estensibile anche all’ipotesi di vendita senza incanto) si prevede che un procuratore legale (oggi dizione da intendersi sostituita con quella di avvocato) possa formulare offerte per persona da nominare. Naturalmente qui si tratta di altro argomento (cioè la mera offerta) e l’offerente deve rivestire la qualità di procuratore legale. In proposito dottrina 38 e soprattutto giurisprudenza 39 hanno evidenziato l’applicabilità dei principi propri del contratto per persona da nominare all’istituto processuale de quo, ma allo stesso tempo deve rimarcarsi che gli artt.1401 e segg., c.c., disciplinano un istituto che va inquadrato nella rappresentanza in incertam personam 40 , con la conseguenza che all’atto della nomina (electio amici) il terzo subentra quale parte sostanziale nel contratto in sostituzione dello stipulante. Ebbene se sotto il primo profilo la figura disciplinata dall’art.583 cit. è maggiormente accostabile all’istituto civilistico, come si vedrà nell’ipotesi disciplinata dall’art. 590 bis cpc la sostituzione sostanziale non pare predicabile, senza contare la funzione di tipo prevalentemente pubblicistico di entrambi gli istituti 41.
Pertanto, conformemente alla dottrina formatasi in proposito dell’art.583 cpc, a maggior ragione nel nostro caso – fatta salva l’integrabilità per analogia delle disposizioni processuali con alcune di quelle dettate dagli artt.1401 segg. - non si può trasportare di peso la normativa sostanziale. Certo anche il tenore dell’art.590 bis cpc pare presupporre una esplicita riserva nell’istanza di assegnazione (che come ricordato può essere depositata fino all’udienza), posto che ivi si fa riferimento al creditore “rimasto assegnatario a favore di un terzo”, il che lascia pensare che l’istanza di assegnazione contenga quantomeno una indicazione in tal senso. Ed anche qui – entro cinque giorni dall’assegnazione, cioè dall’udienza in cui si procede all’assegnazione o dalla comunicazione della relativa ordinanza – il creditore deve depositare in cancelleria la dichiarazione del nome del terzo (electio). Tale atto deve però far riferimento anche ad un’altra dichiarazione, cioè la dichiarazione del terzo, che dev’essere contenuta in allegato: mancando anche solo una delle dichiarazioni si avrà il consolidamento degli effetti in capo al creditore, con la conseguenza che senza l’electio il terzo non potrà semplicemente depositare in cancelleria la propria dichiarazione, e se lo fa il giudice deve assegnare ugualmente al creditore dichiarandolo decaduto dalla possibilità di eleggere successivamente. Si tratta infatti pur sempre di un’assegnazione, e la riserva di nomina è atto proprio del creditore: se questo non se ne avvale nel termine di legge, prevale quindi l’effetto tipico dell’atto, cioè il trasferimento in favore del creditore stesso. Egualmente avverrà mancando in allegato la dichiarazione del terzo. Pare forse eccessivo preoccuparsene, ma va detto che in caso di viziata dichiarazione del terzo, l’unica conseguenza per la procedura sarà il consolidamento dell’assegnazione in capo al creditore.
Ma le particolarità più significative della disciplina di cui all’art.590 bis cpc, non finiscono certo qui. Infatti la norma in esame fa chiaramente intendere l’assoluta indifferenza per i rapporti fra creditore e amico 42, per cui l’eventuale assenza di procura anteriore all’istanza è irrilevante (laddove nel caso dell’art.583 cpc tale procura, o meglio il mandato come dice la norma, deve precedere l’offerta e va depositato entro tre giorni dall’aggiudicazione). Soprattutto però fin dall’inizio nel nostro caso non si crea una situazione d’incertezza soggettiva, posto che gli obblighi fanno già capo al creditore prima dell’electio, e dopo non si trasferiscono in capo al terzo. Quest’ultimo cioè ha diritto a divenire beneficiario del trasferimento, ma ogni onere e obbligo – incluso l’eventuale versamento del conguaglio o del prezzo, in caso di assegnazione
vendita - farà capo al creditore, e ciò a differenza di quanto accade nell’ipotesi di cui all’art.583 cpc. Questo è detto a chiare lettere nell’ultima parte della disposizione, e contrasta apertamente con la già indicata natura del contratto per persona da nominare come manifestazione del fenomeno rappresentativo, escludendosi infatti il caratteristico subentro del terzo negli obblighi dello stipulante.
La differenza di disciplina è evidentemente ricollegata alla natura dell’istanza di assegnazione, tipicamente riservata ad una parte del processo esecutivo, cioè il creditore, rispetto al caso del procuratore legale dell’aggiudicatario di cui all’art.583 cpc, che non ha alcun legame con la procedura.  
Se è così, non pare applicabile l’art.1402 c.c. che fa assumere al terzo la veste di contraente (ed infatti la norma richiamata fa riferimento all’accettazione 43, a differenza dell’art.590 bis cpc che parla di dichiarazione). Probabilmente è invece applicabile l’art.1403 c.c, in ordine alla forma della dichiarazione di nomina e a quella di volerne profittare, ma poiché si preavverte nella norma che tali atti devono rivestire la forma richiesta per il contratto, appare difficile desumerne che essi debbano rivestire la forma di scritture private autenticate. Qui infatti non ci sarà un vero contratto ma un trasferimento ope judicis; se poi si voglia ritenere il riferimento alla forma dell’unica manifestazione di volontà, cioè l’istanza di assegnazione, non v’è alcuna formalità specifica tranne la forma scritta e la sottoscrizione. Certo entrambe vanno depositate in cancelleria, con l’unica prescrizione che a tale incombente deve provvedere il creditore o un suo procuratore. D’altronde, ai fini della salvaguardia degli esiti della procedura esecutiva, non sussiste alcuna necessità di particolari forme perché come detto l’unico referente circa i susseguenti obblighi rimane il creditore, mentre alla formalità del trasferimento provvede il decreto di cui all’art.586 cpc . Anche il superamento del termine per l’electio amici di cinque giorni (anziché i tre previsti tanto dall’art.583 cpc che dall’art.1402 cc), ha effetti come visto ben differenti rispetto alla disciplina del codice civile, poiché se per quest’ultima, salvi gli effetti fiscali, esso è liberamente derogabile dalle parti, nel nostro caso, ovviamente in considerazione del contesto in cui l’elezione viene effettuata, non vi è alcuna deroga (analogamente all’ipotesi di cui all’art.583 cpc) comporta il consolidamento dell’assegnazione in favore del creditore.
Ci si domanda se l’electio amici (ovviamente completa della dichiarazione del terzo) possa essere contestuale alla presentazione dell’istanza di assegnazione. Ciò parrebbe in contrasto con lo stesso istituto dell'assegnazione, ma la salvezza di cui alla parte finale della disposizione e la sostanziale indifferenza della procedura per i rapporti fra i due soggetti rende probabilmente indifferente la procedura anche alla natura preventiva di tale indicazione. Resta fermo che, una volta effettuata l’electio, sia pure in via preventiva, essa non sarà più revocabile a partire dal momento dell’assegnazione, visto che la facoltà di nomina è ricollegata all’essere il creditore “rimasto assegnatario” e salvi sempre i rapporti fra lo stesso e il terzo, con le conseguenze risarcitorie che però non attengono alla procedura ed alla sua regolarità. In tal caso quindi si dovrà provvedere al trasferimento in favore del terzo, della cui fattispecie l’electio è elemento costitutivo. Un’ultima osservazione sugli effetti. In ipotesi di assegnazione satisfattiva, la stessa – in deroga ai principi esposti al paragrafo precedente – non potrà avere in questo caso effetto immediatamente traslativo, dovendosi attendere la dichiarazione d’elezione e quella del terzo. Peraltro, poiché la vendita sarà normalmente delegata, dopo l’assegnazione gli atti saranno doverosamente trasmessi 44 al g.e. che provvederà ad emettere l’atto traslativo. 

9. Aggiudicazione ed assegnazione in caso di offerta minima. Le interazioni. L’istanza di assegnazione in caso di asta deserta.


Tutto ciò precisato appaiono complesse le scelte del giudice in tema di aggiudicazione in presenza di offerta minima, specie in caso di sua interazione con l’istanza di assegnazione, ipotesi infatti che risultano disciplinate dalle disposizioni di cui agli artt.572 e 573 c.p.c., non sempre di chiarissima formulazione.
La prima ipotesi che si presenta è quella in cui si abbia una sola offerta, e inferiore al prezzo base entro il limite del quarto. Qui nella scelta tra aggiudicare in base all’offerta minima e disporre una nuova asta il giudice deve farsi guidare da una previsione di miglior collocazione sul mercato del bene, posto che la norma prevede espressamente che in tal caso il giudice può far luogo alla vendita se “ritiene che non vi sia seria possibilità di conseguire un prezzo superiore con una nuova vendita”. Evidente che tale disposizione impone comunque al giudice un obbligo motivazionale in caso scelga di non procedere all’aggiudicazione 45 - obbligo che non ha per la scelta inversa (cioè di aggiudicare) - come suggerisce la natura negativa della proposizione. Quanto al contenuto dell’obbligo motivazionale in parola lo stesso potrebbe essere soddisfatto facendo riferimento alla presenza di offerte più elevate ma inefficaci 46, ovvero alla sopravvenienza (rispetto all’epoca dell’ordinanza di vendita o comunque della fissazione del prezzo), di fatti incidenti sullo stesso, come l’estinzione dell’usufrutto (nel caso sia staggita la nuda proprietà), o della proprietà superficiaria, o ancora in caso di modifica della destinazione urbanistica del sito.
Peraltro a fronte della scelta di disporre una nuova asta il meccanismo dell’offerta minima, applicato in modo pedissequo, potrebbe omportare l’effetto opposto a quello della previsione, dal momento che tenendo invariato il prezzo base, alla nuova asta potrebbe esservi un’offerta minima  in assoluto (meno un quarto), benché a quella precedente non fosse stata accolta un’offerta minima ma non nella massima spressione (es. inferiore di un quinto o un sesto). Per ovviare a tale inconveniente, può ritenersi che nulla impedisca al giudice di fissare nuova asta ad un prezzo base addirittura superiore a quello precedente (cosa che può fare poiché la fissazione della nuova asta non lo vincola nella determinazione del prezzo se non in termini di ribasso massimo, come a mio parere si deduce dal disposto dell’art.591 c.c), cosicché la nuova offerta minima assoluta coincida con quella già esaminata e respinta 47 . Certo nulla impedirà in questo caso che nessuno offra e quindi il risultato sperato venga meno (così come potrebbe accadere in ipotesi di rifiuto tanto dell’offerta minima come dell’istanza di assegnazione, ove con riguardo alla nuova asta l’istanza di assegnazione venga ritirata e venga riproposta solo l’offerta minima), ma il giudice nel momento in cui determina il prezzo al livello suddetto prende atto dell’interesse del mercato così manifestato, e quindi non compie un atto in contrasto (oltre che con la lettera) neppure con lo spirito della legge.
Le cose peraltro si complicano in caso di interazione fra istanza di assegnazione ed offerta unica: qualora l’offerta sia inferiore al prezzo base entro il limite del quarto e siano state presentate istanze di assegnazione a norma dell’art. 588 c.p.c., il bene verrà assegnato al prezzo base d’asta al creditore istante a norma degli artt. 588 e ss. c.p.c. (o se più saranno le istanze di assegnazione sarà scelta la migliore in base ai criteri di cui all’art.573, 3° co., cpc, in quanto compatibili) 48. Tale ultima soluzione peraltro non è a mio parere obbligata, perché l’art.572 cpc si limita a prevedere che in tal caso non si fa luogo alla vendita, ma non dispone che si proceda all’assegnazione, come invece dispongono in diverse fattispeci l’art.573, 2° co., cpc, oppure l’art.591, u.c., cpc, per cui deve ritenersi che il giudice abbia la scelta di disporre una nuova asta 49. Non mi pare che la soluzione pecchi d’irragionevolezza , poiché mi sembra che il legislatore abbia in sostanza previsto tre scenari: la sola offerta minima, con obbligo di motivazione in caso di scelta di indire una nuova asta; l’offerta minima e l’istanza di assegnazione, con analogo obbligo in caso sempre di decisione di indire una nuova asta, ma ovviamente senza alternativa di aggiudicazione (quindi qui o si indice l’asta o si assegna); nessun obbligo di motivazione in caso di aggiudicazione all’unico offerente o in caso di assegnazione a prezzo base, precisando quindi che appare chiaro il privilegio del creditore il quale non è tenuto a gareggiare con l’offerente (a differenza quindi di quanto accadrebbe ov’egli avesse scelto di depositare una semplice offerta). Ancor più complessa la risposta nell’ipotesi in cui si abbia offerta a prezzo base e istanza di assegnazione ad importo più elevato. Ebbene la norma di cui all’art. 572, 2° co., cpc, mi pare abbastanza chiara nello stabilire che deve senz’altro aggiudicarsi all’offerente. Ciò può apparire in contrasto con il principio del miglior soddisfacimento, e come rilevato in giurisprudenza di merito con l’interesse del debitore 50. Tuttavia deve osservarsi che i due istituti, quello dell’offerta e quello dell’istanza di assegnazione, sono indubbiamente differenti e disciplinati diversamente (intanto sotto il profilo soggettivo e sotto quello della cauzione e quindi di fatto della revocabilità, ma anche per altri aspetti), e pertanto sono incomparabili; che in ogni caso non v’è nessuna lesione per il creditore visto che lo stesso può scegliere liberamente tra formulare un’istanza di assegnazione, subendo il relativo regime, e formulare un’offerta (ovviamente in tal caso assoggettandosi in toto al relativo regime, inclusa la necessità di versare l’intero prezzo senza possibilità di alcuna compensazione col proprio credito, salva l’ipotesi di cui all’art.585, 2° co., cpc, e di accompagnare la propria offerta con la cauzione); e che infine, non è vero che le norme del processo esecutivo sono preposte esclusivamente a preservare l’interesse del debitore o del creditore; non del primo, perché anzi il processo esecutivo è essenzialmente preposto a soddisfare la pretesa del creditore, fermo il principio del giusto processo; non del solo secondo, perché vi sono molte norme, e per citarne una valga l’art.187 bis disp. att. cpc (ma senz’altro nello stesso senso vale citare il disposto dell’art.161 bis, disp. att. cpc 51), che tutelano essenzialmente l’aggiudicatario, e prima d’esso l’offerente quando la sua offerta sia idonea a conseguire l’effetto aggiudicatorio. Non pare quindi singolare che il legislatore abbia fatto questa scelta di privilegio netto dell’offerta, e che abbia così, anche sotto quest’aspetto oltre che sotto altri, diversamente disciplinato l’istanza di assegnazione, il che trova ragione essenzialmente nel fatto che la stessa normalmente costituisce una declinazione della datio in solutum totale o parziale. Dubbi peraltro permangono a mio parere con riferimento alla soluzione nell’ipotesi delle aste successive alla prima. In effetti la norma che stabilisce l’obbligo di accoglimento dell’offerta si riferisce a quella che sia “pari o superiore al valore dell’immobile stabilito nell’ordinanza di vendita”, e se in prima asta tale prezzo coincide senz’altro con il prezzo base, alla seconda asta esso potrebbe essere (e generalmente è) ribassato del quarto, come stabilito dall’art.591, 2° co., cpc. Però tale riferimento al prezzo stabilito nell’ordinanza va verosimilmente letto come a quello stabilito con riguardo ad ogni singola asta, soprattutto perché non v’è un esplicito riferimento al valore
dell’immobile stabilito ai sensi dell’art.568 cpc e in armonia con quanto disposto dall’art.571, 3° co., cpc); e ciò anche se è altrettanto vero che talora il legislatore ha esplicitamente fatto riferimento al prezzo ribassato, come accade all’art.589 cpc, laddove si facoltizza il creditore a formulare un’istanza indicando un prezzo “stabilito per l’esperimento di vendita per cui è presentata”, osservazione che risulta evidente specie se si raffronta tale dizione con quella del testo anteriore alla già richiamata riforma di cui alla l.132/2015. 
Altre interazioni tra istanza di assegnazione ed offerta si avranno in caso di pluralità di offerte. Come noto in tale ipotesi si inviteranno anzitutto gli offerenti a partecipare a una gara sull’offerta più alta: se gli offerenti aderiscono alla gara (art.573 cpc) – la cui disciplina, essendo quella codicistica piuttosto carente al punto da indicare la base di gara nell’offerta più alta che potrebbe anche mancare se fossero tutte dello stesso importo (nel qual caso non resterà che far capo ai criteri di cui al 3° co. della disposizione), andrà senz’altro integrata dall’ordinanza di vendita o dalle condizioni ad essa allegate, salva in ogni caso la non pubblicità della stessa e la sua immediatezza -
il bene verrà aggiudicato al migliore offerente risultante all’esito della gara, salvo che la migliore offerta sia inferiore al valore posto a base di gara e sia stata fatta istanza di assegnazione; in tale ultimo caso, il bene staggito verrà assegnato al creditore istante ex art. 588 c.p.c.; qui peraltro le opinioni sono discordi fra chi ritiene che in tal caso si debba procedere senz’altro all’assegnazione 52, e chi invece ritiene che si riproduca la possibilità di indire una nuova asta. A tal proposito mi limito ad osservare che il tenore della disposizione citata è del tutto analogo a quello già commentato dell’art.572 cpc a proposito dell’ipotesi di concorso fra istanza di assegnazione e unica offerta sotto
base d’asta, perché anche qui non si dispone che il giudice proceda all’assegnazione, quindi mi pare che la soluzione da ultimo prospettata sia sicuramente preferibile. Va sottolineato come la norma escluda in radice la possibilità di partecipare alla gara in capo ai creditori istanti l’assegnazione, non solo in base al dato letterale (riferendosi sempre la norma agli offerenti), ma considerando essa l’istanza di assegnazione come qualcosa di estraneo alla gara (cfr. ult. comma); né è prevista una gara neppure tra i soli istanti per l’assegnazione 53.
Da notare peraltro che in tal caso, in cui quindi si sia svolta la gara e non si sia raggiunto il prezzo base, in assenza di istanza di assegnazione si deve far luogo all’aggiudicazione (“non fa luogo alla vendita quando sono state presentate istanze di assegnazione”), a differenza di quanto accade nel caso di offerta unica sotto prezzo base. Qui per il legislatore quindi la gara tiene luogo della valutazione circa la superiore appetibilità del bene, mentre nell’uno e nell’altro caso la presenza di un’istanza di assegnazione costituiscono elemento indicativo di un superiore valore di realizzo, eventualmente superiore allo stesso importo indicato nell’istanza stessa. 
V’è poi la possibilità che i plurimi offerenti non aderiscano alla gara. La relativa disciplina è indubbiamente contenuta nella norma di cui all’art.573, 2° e 3° co. (anzi il 2° co. deve ritenersi dettato esclusivamente con riferimento a tale evenienza, e proprio da tal norma si ricava la
possibilità di aggiudicare al miglior offerente in caso di rifiuto di partecipare alla gara ), cpc. In proposito il bene verrà aggiudicato al migliore offerente, salvo che la migliore offerta sia inferiore al prezzo base e sia stata fatta istanza di assegnazione; in tal caso il bene staggito verrà senz’altro assegnato al creditore istante ex art. 588 c.p.c. Nell’ipotesi peraltro in cui non vi sia istanza di assegnazione, i criteri indicati dalla norma per la scelta della migliore offerta (entità del prezzo e delle cauzioni prestate; forme, modi e tempi del pagamento) non sono regolati in maniera precisa né secondo un valore preferenziale. E’ pertanto opportuno che l’evenienza venga dettagliatamente disciplinata dall’ordinanza o dall’usuale allegato contenente le condizioni di vendita (che peraltro rendendo di fatto omogenee le modalità di versamento della cauzione ed i tempi e le forme di pagamento, rendono spesso prevalente il criterio cronologico in caso di prezzi uguali). In genere il criterio prescelto è nel senso che il bene verrà aggiudicato all’offerente che avrà prestato la cauzione maggiore; in caso di parità della cauzione, all’offerente che avrà indicato il minor termine di pagamento del saldo prezzo; nel caso in cui sia indicato lo stesso termine di pagamento, all’offerente che per primo avrà depositato la busta. Anche qui peraltro l’aggiudicazione è subordinata al fatto che le offerte al medesimo prezzo siano comunque pari al prezzo base, altrimenti al giudice resta la scelta di disporre nuova asta. A parte le problematiche inerenti l’interazione, resta da trattare dell’ipotesi in cui siano presentate solo una o più istanza di assegnazione. Anche qui le norme non sono chiarissime. L’art.590 cpc debutta disponendo che in mancanza di offerte e in presenza di istanze di assegnazione il giudice provvede su di esse assegnando al creditore il termine entro cui versare l’eventuale conguaglio. Tuttavia il successivo art.591 cpc esordisce a sua volta prevedendo chiaramente come l’accoglimento dell’istanza di assegnazione in assenza di offerte rappresenti per il giudice una facoltà, dal momento che ivi si legge “Se non vi
sono domande di assegnazione o se si decide di non accoglierle”. A mio parere il meccanismo risulta chiarito dall’ultimo comma dell’art.591 cpc, laddove si dispone che “Se al secondo tentativo la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice assegna il bene…”. In altri termini mi pare di poter dire che il sistema è nel senso di prevedere in capo al giudice la facoltà di assegnare o disporre nuova asta al primo tentativo, sempre sull’evidente presupposto di ottenere un prezzo superiore, mentre al secondo tentativo, sia che esso sia stato preceduto da un rifiuto di assegnazione, sia che ciò non sia avvenuto, sussiste ormai il vincolo all’assegnazione 54.
Ciò evidentemente sul presupposto che giunti a quel punto, il legislatore ritiene di non correre il rischio di ulteriori sprechi di attività e di valorizzare una soluzione certa, cioè l’istanza di assegnazione, a fronte del possibile non rinnovo della medesima per una ulteriore asta, con pericolo quindi di innescare la spirale dei ribassi.

 

1 Cass. 2.2.1982, n. 605; in dottrina CATTANI, La vendita forzata, in AAVV., Il nuovo processo di esecuzione, 2006, 123. Naturalmente anche qui se l’acquisto si riduce ad un’ipotesi di interposizione vale quanto si osserva subito dopo nel testo.
2 Cass. 16.5.2007, n. 11258.
3 Il debitore coobbligato non esecutato può invece essere offerente, non essendo parte di quel processo esecutivo; non lo può invece essere il debitore rispetto al bene pignorato di proprietà del terzo datore d’ipoteca, dal momento che il debitore è parte del processo esecutivo a carico del terzo datore stesso (art.604, 2° co., cpc).
4 A favore dell’ammissibilità dell’interposizione reale, in dottrina, ANDRIOLI, Commento al Codice di Procedura civile, III, 1957, 247. La giurisprudenza si è invece mostrata decisamente contraria, Cass. 10.6.1988, n. 3952, considerando il relativo pactum de retrovendendo come in frode alla legge. Tuttavia il patto è ammesso se subordinato al successivo modificarsi delle condizioni economiche del debitore, divenute tali da consentire il riacquisto
5 In tal senso Cass. 5.5.2016, n.8951, e in precedenza già Cass. 13.1.2005, n. 578.
6 Va detto però che in dottrina è maggioritaria l’opinione secondo cui non si può scomporre fra gli aggiudicatari il diritto acquisito, ad esempio trasferendosi ad uno la nuda proprietà ed all’altro l’usufrutto, CAMPESE, L’espropriazione forzata immobiliare, 2005, 352; in realtà nulla dovrebbe opporsi a tale soluzione ove nell’offerta simile suddivisione sia già indicata dagli offerenti.
7 In tal senso SOLDI, Manuale dell’Esecuzione Forzata, 2015, 1370
8 In tal senso Cass. 4.8.1975, n. 2971
9 “La mancata presentazione, nel termine perentorio previsto, della cauzione prescritta dall’art. 580 c.p.c. impedisce all’offerente la partecipazione alla gara ed integra una causa di radicale nullità del provvedimento di aggiudicazione dell’immobile in suo favore, senza che l’omessa impugnazione dello stesso da parte di controinteressati (nella specie tramite reclamo ex art. 26 l.fall.), possa sanare il vizio precludendo l’aggiudicazione in favore di altro offerente” Cass. 6.8.2014, n. 17728. Non mi pare invece che il versamento della cauzione con modalità non sostanziali diverse da quelle indicate nel bando, se equipollenti, possano determinare l’inefficacia della stessa. E’ invece ovvio che le modalità sostanziali, come un importo difforme o l’allegazione di un assegno bancario anziché circolare siano modalità idonee a rendere l’offerta inefficace
10 Ritiene che possa determinarsi il prezzo offerto non esplicitato facendo riferimento all’entità della cauzione GHEDINI-MAZZACARDI, Il custode e il delegato alla vendita nella nuova esecuzione immobiliare, 2007, 151.
11 FARINA L’ennesima espropriazione immobiliare “efficiente” (ovvero accelerata, conveniente, rateizzata e cameralizzata), in RDP, 2016, 129
12 Merita in proposito di essere ricordato che il SC ha ritenuto che un’offerta antecedente l’ordinanza di vendita non è
di per sé invalida, se formulata in vista di una vendita senza incanto, e pertanto ben potrà essere valutata in sede d’asta; cfr. Cass. 6.12.1999, n. 13619. 
13 Così FARINA, L’ennesima espropriazione immobiliare “efficiente”, cit., 136
14 GHEDINI-MAZZACARDI, Il custode e il delegato, cit., 151
15 Propende per tale soluzione AULETTA, La riforma dell’esecuzione forzata immobiliare, con particolare riferimento ai contenuti dell’ordinanza di vendita ed alla disciplina della presentazione e valutazione delle offerte: una prima lettura, in REF, 2016, 214 
16 SOLDI, Manuale, cit., 1295 
17 SOLDI, Manuale, cit., 1316, che correttamente giustifica la soluzione sull’osservazione che il rinvio di cui alla disposizione attuativa non configura un’ipotesi di sospensione ma di spostamento limitato nel tempo del momento della deliberazione sulle offerte.
18 Sebbene con riguardo all’ipotesi della proposta contrattuale v. in tali termini Cass. 11.3.1947, n. 341. Nello stesso senso Cass. 13.7.1968, n. 2488, che esattamente ritiene svincolato l’offerente dopo il suo rifiuto.
19 In tal senso DE STEFANO, in AAVV., Le nuove modifiche al processo esecutivo di cui alla legge n.263/2005, 2006, 144, che richiama “preminenti ragioni di certezza”.
20 Naturalmente ciò non toglie che l’offerente in tal caso possa tener ferma la propria offerta, e in particolare ove l’annullamento dell’asta consegua ad una formale opposizione ex art.617 cpc da parte di altro offerente, l’offerta di quest’ultimo all’esito dell’annullamento stesso verrà accolta e il bene gli verrà aggiudicato (ricorrendone i presupposti). Viceversa lo stesso tenore della norma esclude che nonostante il consenso dell’offerente, in caso di decadenza dell’aggiudicatario si possa recuperare l’offerta migliore fra quelle non accolte.
21 Così Cass.13.3.2009, n.6186, secondo cui “qualora uno dei partecipanti alla gara, nel formulare la sua offerta, abbia depositato la cauzione in una misura inferiore a quella prescritta dall’art. 571, secondo comma, c.p.c., gli altri partecipanti, oltre a poter far constatare al giudice dell’esecuzione tale condizione di inefficacia, sollecitando l’esercizio dei suoi poteri officiosi, sono tenuti, in mancanza, nell’eventualità in cui lo stesso giudice provveda ademettere l’ordinanza di aggiudicazione del bene in favore dell’offerente che abbia depositato la cauzione in modo
incongruo, a proporre opposizione agli atti esecutivi avverso siffatta ordinanza (alla quale si trasmettono i vizi delle operazioni inerenti l’espletata vendita senza incanto), nel termine prescritto dall’art. 617 c.p.c., decorrente dalla conoscenza legale del provvedimento medesimo”
22 Cass. SSUU n.21110/12 
23 Ad esempio la prassi del Tribunale di Monza è nel senso che le buste vengono depositate presso la sede dell’Istituto Vendite Giudiziarie, con una serie di cautele previste nell’ordinanza di vendita.
24 Per una panoramica più dettagliata e ampia della vendita telematica mi permetto di rimandare al mio Le vendite
forzate telematiche, in ilprocessocivile.it, 2017
25 ARIETA-DE SANTIS, L’esecuzione forzata, in Trattato di diritto processuale civile, a cura di MONTESANO e ARIETA,
2007, 1151
26 MICCOLIS, sub artt. 570 cpc-173 ter disp att cpc, in La riforma del processo civile, a cura di Cipriani e Monteleone,
2007, 385
27 Conclude per la revocabilità DE STEFANO, Il nuovo processo di esecuzione, 141
28 Contra FARINA, L’aggiudicazione nel sistema delle vendite forzate, 2012, 133; PETRUCCO TOFFOLO, La fase della vendita, cit., 661, il quale ricostruisce l’applicabilità del disposto di cui all’art.177 disp. att. cpc in capo al creditore inadempiente sulla base della ritenuta natura irrevocabile dell’istanza di assegnazione, che basa sull’assenza di una norma che ne disponga la revocabilità. In base a tale ricostruzione peraltro il disposto della norma andrebbe adattato, decurtandosi dalla porzione di ricavato spettante al creditore inadempiente la differenza contemplata dall’art.177 cit. In proposito l’Autrice dapprima citata suggerisce, in caso di incapienza del ricavato per il soddisfacimento del proprio credito, di ricorrere alle esatte previsioni di cui alla disposizione attuativa in argomento, e quindi all’emisisone di un decreto a carico del creditore inadempiente.
29 Cass. 12.1.2010 n.262, secondo cui “Nell'ambito dell'espropriazione immobiliare, il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita con incanto, ai sensi dell'art. 576, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo "ratione temporis" vigente, anteriore alle modifiche introdotte dalle leggi n. n. 80 e 263 del 2005), per il deposito della cauzione da parte degli offerenti è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato; il deposito della cauzione rappresenta infatti la modalità attraverso la quale la parte che lo esegue manifesta la volontà di essere ammessa a partecipare al procedimento di vendita, il quale, essendo informato al canone base della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire, postula che le condizioni fissate dal giudice nell'avviso di vendita restino inalterate”. Ritiene la prorogabilità del termine e quindi la natura ordinatoria dello stesso CAMPESE, L’espropriazione forzata immobiliare,
2006, 399. 
30 Così SOLDI, Manuale, cit., 694; contra CAMPESE, L’espropriazione forzata immobiliare, cit., 405, secondo il quale la necessità del decreto di trasferimento si imporrebbe per evitare di inserire nell’ordinanza di assegnazione elementi estranei a quelli previsti dall’art.507 cpc
31 Peraltro deve rilevarsi che nell’ordinario caso di delega, essendo esclusa la potestà traslativa in capo al delegato ex art.591 bis cpc, quest’ultimo in tal caso dovrà rimettere gli atti al g.e. perché provveda; se si ritiene che il delegato debba ciononostante preliminarmente assegnare, l’effetto traslativo immediato non potrà prodursi. 
32 Va altresì ricordato che nel caso dell’assegnazione satisfattiva non si avrà neppure la fase distributiva e tenuto conto del fatto che gli altri creditori non si soddisfano a tale ipotesi si riferisce l’art.505 cpc laddove richiede per l’assegnazione in parola l’accordo di questi ultimi.
33 G.DE STEFANO, voce Assegnazione, in Enciclopedia del diritto, vol. III, Milano, 1958, § 12
34 E’ ovvio che il riferimento al valore minimo di cui all’art.506 cpc è riferibile alla sola ipotesi di assegnazione-vendita o assegnazione mista (in cui cioè il creditore dovrà versare una somma, nel secondo caso solo a conguaglio). Nell’ipotesi invece di assegnazione satisfattiva non vi è alcun effettivo esborso di denaro e il bene viene attribuito ad estinzione del debito, in analogia a quanto previsto dall’art.1197 c.c. (in ordine alle tre tipologie di assegnazione ed all’applicabilità dei limiti di cui all’art.506 cpc alle sole ipotesi di assegnazione vendita e di assegnazione mista BONSIGNORI, Assegnazione forzata e distribuzione del ricavato, Milano, 1962, 155
35 In tali termini Cass. 20.6.2008, n. 16799
36 VANZ, Istanza di assegnazione, in Le nuove riforme dell’esecuzione forzata, a cura di Saletti-Vanz- Vincre, Giappichelli, 2016, 290
37 In tal senso anche PETRUCCO TOFFOLO, La fase della vendita, cit., 660. Lo stesso peraltro ritiene che l’ostensione
dell’istanza debba precedere la gara in modo che i partecipanti possano regolarsi nell’effettuare i rilanci
38 SATTA, Commentario al codice di procedura civile, III, Milano, 1965, 387, ritiene che nell’ipotesi di cui agli artt.579- 583 cpc si possa solo integrare la disciplina processualistica con quella dell’istituto del contratto per persona da nominare. In senso analogo da ultimo SOLDI, Manuale, cit., 1314 
39 Nel senso di cui al testo cfr. per tutte Cass. 17.9.1981, n.5145, in MGC, 1981. In precedenza Cass. 21.11.1958, n. 3767, in GC, 1959, 261, addirittura giungeva a riconoscere fra i due istituti una sostanziale identità 
40 SANTORO-PASSARELLI, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1957, 269 segg.
41 Sottolineano la funzione pubblicistica dell’istituto LUISO-MICCOLI, Espropriazione forzata immobiliare e delega al notaio, in Quaderni del consiglio nazionale del notariato, Milano, 1999, 101 segg.
42 Sottolinea tale aspetto VANZ, op. cit. , 296
43 In tal senso VANZ, op. cit., 297
44 Cfr. retro, nota 31.
45 SOLDI, Manuale, cit., 1334
46 In dottrina però che in tale ipotesi la decisione di fissare una nuova asta favorirebbe le cd. “offerte-civetta”, fatte solo con finalità di disturbo, cfr. FARINA, L’ennesima espropriazione immobiliare “efficiente”, cit.,134.
47 In dottrina contra FARINA, L’ennesima espropriazione immobiliare “efficiente”, cit., 136, secondo cui “Non sembra che il giudice possa disporre, in concreto, un ulteriore esperimento di vendita per un prezzo base pari all’offerta minima rifiutata. A ritenere diversamente, verrebbe disattesa la scelta legislativa di accelerare la definizione del processo esecutivo”. 
48 Si deve ritenere che eventuali questioni fra assegnatari vadano risolte ai sensi dell’art.512 cpc (forme peraltro idonee per le controversie in ordine all’entità del conguaglio in caso di assegnazione-vendita e assegnazione-mista. 
49 Nello stesso senso SOLDI, Manuale, cit., 1334, la quale però ritiene che alla seconda asta tale facoltà non sussista e si debba senz’altro provvedere all’assegnazione in base al disposto di cui all’art.591, u.c., cpc, che però in realtà come vedremo fa riferimento all’ipotesi di assenza di offerte. In termini dubitativi in ordine alla sussistenza di un potere discrezionale del g.e. di procedere all’indizione di una nuova asta in presenza di istanza di assegnazione anche in prima asta PETRUCCO TOFFOLO, La fase della vendita nell’espropriazione immobiliare “riformata”, in REF, 2016, 650 ss.
50 In giurisprudenza di merito Trib. Udine, decreto 15.7.2017, con nota contraria di FARINA, Il concorso tra assegnazione e aggiudicazione e la (mancanza di) discrezionalità del giudice dell’esecuzione. In corso di pubblicazione su REF, con ampia disamina circa invece la preminenza della tutela dell’aggiudicatario 
51 Ipotesi cui significativamente la dottrina aggiunge le modifiche apportate dalla l. 119/16 all’art.615, 2° co., cpc, cfr. FARINA, Il concorso tra assegnazione e aggiudicazione, cit.
52 In tal senso SOLDI, Manuale, cit. 1341; in termini dubitativi PETRUCCO TOFFOLO, La fase della vendita, cit., 658
53 In senso conforme SOLDI, Manuale, cit., 1392. 
54 Contra SOLDI, Manuale, cit., 1395, secondo cui quindi anche in prima asta la relativa diserzione comporta di necessità l’accoglimento dell’istanza di assegnazione. La stessa attribuisce pertanto all’art.591, u.c., cpc, il significato di vincolare il g.e. all’assegnazione nel diverso caso in cui alla seconda asta non solo si presenti lo scenario di un’ulteriore diserzione, ma anche quello della sussistenza di un’offerta sotto il prezzo base, e ciò per quanto riguarda tale seconda ipotesi, a differenza di quanto accade in prima asta, in virtù del disposto di cui all’art.572 cpc