Il "Progetto Esecuzioni" della III Sezione Civile della Corte di Cassazione

Questioni controverse e novità giurisprudenziali in arrivo: con un progetto innovativo la Corte di Cassazione va in soccorso dei giudici di merito.
Il "Progetto Esecuzioni" della III Sezione Civile della Corte di Cassazione

Grandi novità – soprattutto giurisprudenziali ma con importanti risvolti pratici – arriveranno presto dalla Terza Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione

L’appuntamento è per il 13 luglio 2018, data individuata per la formale inaugurazione del neonato “PROGETTO ESECUZIONI”.

 

Il progetto prevede:

  • l’individuazione e lo spoglio – da parte di un gruppo di lavoro – delle controversie che presentano particolare rilevanza nomofilattica
  • la selezione delle questioni
    1. per i loro profili sistematici,
    2. per le contrastanti interpretazioni nella giurisprudenza di merito o di legittimità
    3. per l’applicabilità di rilevanti novità normative
    4. per l’immediato impatto procedure esecutive pendenti
  • l’assegnazione dei ricorsi così selezionati ad un apposito Collegio, composto da Consiglieri specializzati nella materia dell’esecuzione forzata
  • la sollecita fissazione dell’udienza di discussione e l’espressa enunciazione dei principi di diritto nelle sentenze.

 

Col progetto la Terza Sezione della Corte riafferma il proprio ruolo di giudice della nomofilachia, ma vuole anche incidere concretamente sulle problematiche con cui quotidianamente si scontrano i giudici delle esecuzioni e delle opposizioni esecutive.

Infatti, un intervento del giudice di legittimità a distanza di numerosi anni porta limitati benefici.

Sicuramente l’espressione di un chiaro principio di diritto può orientare le future determinazioni – dei giudici di merito e della stessa Corte (per evitare contrasti, anche inconsapevoli) – e prevenire ulteriori contenziosi.

Tuttavia, una decisione intempestiva non risolve nell’immediatezza le questioni sottoposte all’esame dei giudici di merito, favorisce l’affermazione di interpretazioni eterogenee e alimenta il contenzioso delle opposizioni e delle impugnazioni (con l’effetto perverso di sovraccaricare la stessa Corte di cassazione di un fardello di oltre 30.000 ricorsi annui, incompatibile con l’essenza e la struttura di una Corte Suprema di legittimità).

 

In altri ordinamenti è consentito al giudice di adire preventivamente l’organo giurisdizionale al quale è attribuita la funzione nomofilattica: si pensi alla «saisine pour avis» prevista dall’art. 151-1, comma 1, del Code de l’organisation judiciaire francese («Avant de statuer sur une question de droit nouvelle, présentant une difficulté sérieuse et se posant dans de nombreux litiges, les juridictions de l’ordre judiciaire peuvent, par une décision non susceptible de recours, solliciter l’avis de la Cour de cassation qui se prononce dans le délai de trois mois de sa saisine») oppure al rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

De iure condito, nell’ordinamento italiano le uniche forme di “interrogazione preventiva” – volta a risolvere anticipatamente problemi interpretativi – si rinvengono negli artt. 420-bis c.p.c. e 64 d.lgs. 30/3/2001, n. 165, riguardanti l’accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi.

 

In mancanza di analoghi strumenti atti a fornire un’immediata (o quantomeno non tardiva) risposta alle problematiche, il progetto della Terza Sezione mira ad estrarre “dal mucchio” proprio le questioni che sono al momento più dibattute nel merito per poi deciderle ex professo prima di altre.

 

È stata fissata per il 13 luglio 2018 l’udienza pubblica in cui saranno discusse e decise le prime sette controversie.

Le tematiche individuate sono certamente di grande impatto, sistematico e pratico, poiché riguardano questioni che sono all’ordine del giorno negli uffici giudiziari e anche nei confronti tra giudici delle esecuzioni (anche su mailing-list e chat):

 

  • OPPOSIZIONI ESECUTIVE – INTRODUZIONE DEL GIUDIZIO DI MERITO

Frequentemente capita – a volte per calcolo, altre volte per incuria – che l’opposizione esecutiva successiva al pignoramento venga proposta con ricorso presentato direttamente al giudice della cognizione e, cioè, depositato presso una cancelleria diversa da quella del giudice dell’esecuzione (rectius, telematicamente iscritto al Ruolo degli Affari Contenziosi anziché a quello delle Esecuzioni).

Se una volta poteva essere agevole la trasmissione di un fascicolo cartaceo da un ufficio di cancelleria ad un altro – anche perché l’iscrizione a ruolo era considerata adempimento amministrativo del cancelliere (si veda il risalente precedente di Cass. n. 5684 del 1989) – oggi l’avvento del PCT attribuisce all’opponente il compito di iscrivere a ruolo il proprio atto e il passaggio del fascicolo dematerializzato è attività tecnicamente complessa.

Più in generale, la Corte sarà chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità di un’opposizione esecutiva proposta direttamente al giudice della cognizione, pretermettendo la fase sommaria innanzi al giudice dell’esecuzione, a dispetto della struttura bifasica dell’opposizione esecutiva (da ultimo, Cass. n. 1552/2018).

 

  • ESPROPRIAZIONE DI BENI INDIVISI – DIVISIONE ENDOESECUTIVA

La natura del giudizio di divisione endoesecutiva – in particolare la sua dipendenza o autonomia dall’espropriazione forzata – è discussa: la sua riconduzione alla disciplina generale sullo scioglimento delle comunioni non è appagante perché non considera che nelle espropriazioni la divisione è una diversa modalità di liquidazione del bene pignorato.

Pochi sono i precedenti giurisprudenziali (a volte basati su un sistema normativo successivamente modificato: ad esempio, Cass. n. 2889 del 1982), anche se la Corte ha già lanciato qualche “messaggio” per identificare le peculiarità della divisione endoesecutiva (Cass. n. 6072 del 2012)

Anche le modalità di introduzione del processo di divisione presentano diversi contrasti, sia per l’individuazione dell’atto (ordinanza del giudice dell’esecuzione o atto di citazione), sia per la sua notificazione (all’esecutato personalmente, eventualmente nel domicilio ex art. 492 c.p.c., oppure al suo difensore nell’esecuzione), sia per la trascrizione ex art. 2646 c.c.

 

  • IUS SUPERVENIENS SULLE REGOLE DELLA VENDITA FORZATA

La possibilità di presentare un’offerta di acquisto inferiore (in misura non superiore ad un quarto) al prezzo base d’asta è stata introdotta dalle modifiche normative apportate al codice dal d.l. n. 83 del 2015.

Nel corso del seminario dei giudici dell’esecuzione svoltosi a settembre 2015 ci si è chiesti se lo ius superveniens fosse (o non fosse) applicabile alle vendite già fissate o alle deleghe già conferite.

In altri termini: una volta dettato il “programma della vendita” col provvedimento di delega al professionista, le nuove disposizioni hanno una diretta incidenza oppure occorre un provvedimento singolare o generale (un “editto”) del giudice dell’esecuzione per modificare le regole della gara oppure, ancora, è ammissibile (e opportuno) che lo stesso ufficio giudiziario segua un “doppio binario” per le vendite forzate?

Se la questione inerente al “prezzo outlet” è stata risolta in vario modo dai giudici di merito, analoghe problematiche presto si porranno con l’introduzione delle norme sulle vendite telematiche.

 

  • PROVVEDIMENTI GIURISDIZIONALI DI SGOMBERO – OMESSA ESECUZIONE DA PARTE DELLA FORZA PUBBLICA

L’assistenza della forza pubblica per l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio o per l’attuazione degli ordini di liberazione assume particolare importanza per garantire la tutela giurisdizionale esecutiva: essa costituisce, infatti, collaborazione all’esecuzione forzata ed essendo ausiliaria e strumentale rispetto al provvedimento giurisdizionale (C. Cost., 24/7/1998, n. 321) mira “all’attuazione delle decisioni giudiziarie definitive e/o vincolanti che, in uno Stato che rispetta la preminenza del diritto, non possono restare inoperanti a detrimento di una parte” (C. Dir. Uomo, 11/7/2002).

La facoltà – per l’ufficiale giudiziario e per il giudice – di avvalersi dell’ausilio della forza pubblica impone “la prestazione di mezzi per l’attuazione del diritto sancito dal titolo esecutivo, onde dare attuazione alla funzione sovrana della giurisdizione” (Cass. SS.UU. 26/6/1996, n. 5894) e “l’autorità amministrativa richiesta di concorrere con la forza pubblica all’esecuzione del comando contenuto nel titolo esecutivo ha il dovere di prestare i mezzi per l’attuazione in concreto dello stesso onde realizzare il fine ultimo della funzione sovrana della giurisdizione … Si toglierebbe altrimenti vigore alla protezione giurisdizionale garantita al cittadino e tutta l’attività giurisdizionale risulterebbe sostanzialmente vanificata e, in definitiva, lo Stato negherebbe se stesso come ordinamento … L’interesse del singolo [è] coattivamente soddisfatto in sede esecutiva con la forza che solo lo Stato è autorizzato a dispiegare; ovviamente predisponendo mezzi adeguati alla bisogna. L’apprestamento di tali mezzi da parte della pubblica amministrazione è, pertanto, assolutamente doveroso” (Cass. 26/2/2004, n. 3873).

Anche alla luce delle previsioni dell’art. 11 (“Disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili”) del d.l. 20/2/2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla l. 18/4/2017, n. 48 (per la critica di tale norma si rimanda a https://www.inexecutivis.it/approfondimenti/2017/10/lattuazione-dellordine-di-liberazione-con-lausilio-della-forza-pubblica/), è essenziale stabilire i limiti della discrezionalità della pubblica amministrazione e gli eventuali profili di responsabilità derivanti dal ritardo nella concretizzazione dei provvedimenti giurisdizionali.

 

  • DISTRIBUZIONE DEL RICAVATO – RAPPORTI TRA CREDITORE FONDIARIO PROCEDENTE E FALLIMENTO

La questione attiene ai rapporti tra l’espropriazione promossa o proseguita dal creditore fondiario (ex art. 41 T.U.L.B.) e il fallimento del debitore, con particolare riferimento alla possibilità di attribuire al curatore intervenuto nell’esecuzione individuale le spese che nella ripartizione fallimentare sono da pagare in prededuzione (imposte sull’immobile e oneri condominiali) ex art. 111 L.F.

In base al citato art. 41 il ricavato dalla vendita forzata deve essere assegnato al creditore fondiario nei limiti della sua ammissione allo stato passivo (Cass., 30/03/2015, n. 6377) e l’intervento del curatore ha il precipuo scopo di garantire che non vengano attribuite somme eccedenti a tale “tetto massimo”.

Che il giudice dell’esecuzione possa scomputare dall’attribuzione al creditore fondiario crediti prededucibili che non siano ancora stati accertati nell’ambito della procedura concorsuale è dubbio, perché l’assegnazione delle somme ricavate non ha alcuna efficacia per il fallimento e le norme della legge fallimentare riservano agli organi della procedura concorsuale il potere di accertare i crediti (anche se prededucibili o privilegiati).

Tuttavia, dovrà essere vagliata la possibilità per il giudice dell’esecuzione – una volta che sia stata compiuta in sede fallimentare la ripartizione delle somme ricavate dall’esecuzione individuale (ovviamente, computando anche i crediti che devono essere preferiti a quello ipotecario) – di assegnare al creditore fondiario soltanto “la quota che in sede di riparto [fallimentare] risulta spettante alla banca” e di attribuire l’eccedenza al fallimento.

 

  • ACCOGLIMENTO DELL’OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE – EFFETTI RESTITUTORI

Nella giurisprudenza della Suprema Corte si rinvengono precedenti riguardanti gli effetti restitutori conseguenti all’accoglimento dell’impugnazione di una sentenza (ad esempio, Cass. n. 8639 del 2016).

Altri precedenti escludono l’ammissibilità della domanda di ripetizione di indebito successiva alla conclusione del processo esecutivo, i cui esiti sono caratterizzati da stabilità (Cass. n. 17371 del 2011; Cass. Sez. Un. n. 21110 del 2012).

La Terza Sezione sarà chiamata a stabilire se – dopo la chiusura del processo esecutivo (conclusosi con l’assegnazione dei beni al creditore) – l’accoglimento dell’opposizione all’esecuzione possa determinare effetti restitutori in favore dell’opponente e se gli stessi possano essere fatti valere con un’autonoma azione ex art. 2033 c.c..

 

  • SPESE DEL PROCESSO ESECUTIVO

Nella prassi (soprattutto delle espropriazioni mobiliari e presso terzi) è frequente l’emissione di un’ordinanza di liquidazione delle spese dell’esecuzione in favore del creditore che, secondo la giurisprudenza, non costituisce titolo esecutivo (Cass. n. 30457 del 2011).

Ma occorre domandarsi se sia consentita l’emissione stessa di un siffatto provvedimento e, inoltre, se il creditore rimasto parzialmente insoddisfatto possa agire per ottenere un’ingiunzione al pagamento del residuo delle spese.

La questione riguarda l’art. 95 c.p.c. che pone le spese sostenute dai creditori a carico dell’esecutato, ma nei limiti in cui essi partecipano utilmente alla distribuzione del ricavato.

E se il ricavato è incapiente?