L’esecuzione civile nella più recente giurisprudenza di legittimità

Le linee di tendenza dell’ultimo anno della Corte di cassazione nella materia delle esecuzioni civili ed esattoriali
L’esecuzione civile nella più recente giurisprudenza di legittimità

SOMMARIO:

  1. Premessa.
  2. Gli interventi delle Sezioni Unite nel 2017.
  3. La giurisprudenza delle Sezioni Semplici nell’ultimo anno.
  4. Sulla via tracciata dalle riforme dal 2006.
  5. La riaffermazione e la productio ad consequentias di principi consolidati.
  6. La riaffermazione di principi consolidati già prima delle riforme.
  7. L’esecuzione esattoriale. 

    1. Premessa

Per mera comodità, possono qui ricordarsi gli estremi delle più importanti riforme in tema di esecuzione civile, successivi a quella sistematica – e di ampio respiro – del 2005/2006, limitatamente agli ultimi anni:

  • Riforma del 2013: legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, co. 20 e 21;
  • Riforma del 2014: d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162;
  • Riforma del 2015: d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2015, n. 132;
  • Riforma del 2016: d.l. 3 maggio 2016, n. 59 convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119[1].

Si può quindi procedere ad una disamina delle più rilevanti pronunzie di legittimità degli ultimi mesi (in sostanza, soprattutto del 2017, ma con richiami a quelle anteriori quando davvero significative), a cominciare da quelle delle Sezioni Unite, per poi passare alle sezioni semplici e per finire con un cenno alle problematiche specifiche proprie dell’esecuzione esattoriale.

         2. Gli interventi delle Sezioni Unite nel 2017.

Di grande impatto sistematico la pronunzia sulla natura delle opposizioni a cartelle per verbali di contravvenzione al codice della strada ed attesa, per la rilevanza statistica della questione, quella sulla competenza – per materia o meno – sulle opposizioni per contravvenzioni al medesimo codice: la prima, recentissima (Cass. Sez. U. 22/09/2017, n. 22080), ha statuito che «l’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada. Il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento».

Alcuni importanti principi generali sono stati ribaditi: come quello della coessenzialità alla giurisdizione esecutiva del potere di interpretare il titolo (anche in sede di giudizio di ottemperanza amministrativo: Cass. Sez. U. 29/03/2017, n. 8112); o quello della esclusiva spettanza al g.e. della giurisdizione sul processo esecutivo, con esclusione quindi di questioni di giurisdizione nel medesimo ed in ogni fase in cui esso si articola (Cass. Sez. U. 05/05/2017, nn. 10939, 10940, 10941 e 10942); oppure ancora quello della spettanza al giudice amministrativo delle controversie intentate per interessi legittimi (era il caso di associazione di proprietari contro provvedimenti prefettizi che incidevano, negando la forza pubblica, sulla esecuzione degli sfratti: Cass. Sez. U. 17620/17), alle quali sono ricondotte quelle sull’impugnazione dei provvedimenti che, in via generale, negano la concessione della forza pubblica per tutte le esecuzioni degli sfratti per un certo periodo dell’anno (che quindi spettano alla giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica soggettiva fatta valere è una situazione di interesse legittimo, attesa la finalizzazione della domanda all’accertamento dell’annullamento dei provvedimenti, impugnati in quanto lesivi dell’interesse generale di tutti i proprietari degli immobili all’esecuzione degli sfratti, e la circostanza che gli atti impugnati sono comunque volti al fine pubblico di prevenzione e controllo del territorio, costituendo espressione di attività pubblicistica provvedimentale: Cass. Sez. U. 17/07/2017, n. 17620).

Importante segnalare, sia pure formalmente nella materia disciplinare:

  • per quanto riguarda gli avvocati, il principio di Cass. Sez. U. 17/01/2017, n. 961, in base al quale integra illecito disciplinare il deposito, da parte dell’avvocato, di plurimi atti di intervento per gli stessi creditori che ben avrebbero potuto essere ricompresi in un unico atto;
  • per quanto riguarda i magistrati, l’affermazione della sussistenza di un illecito in caso di plurime liquidazioni a consulenti tecnici o periti stimatori in sede esecutiva, in violazione dei massimi previsti, anche in difetto di impugnative sul punto (Cass. Sez. U. 12/06/2017, n. 14550).

Gli altri interventi delle Sezioni Unite vertono soprattutto sulla giurisdizione e sul suo riparto, soprattutto in caso di cartelle esattoriali: sussistendo quella del giudice ordinario in caso di recupero somme da revoca di agevolazioni pubbliche (Cass. Sez. U. ord. 11989/17), come pure in ipotesi di contestazione della fruizione della procedura esattoriale per sanzioni dell’AGCOM (Cass. Sez. U. ord. 8116/17); si è ribadita l’ammissibilità delle opposizioni ad atti esecutivi, ma devolute al giudice tributario, per vizi del pignoramento per omessa o viziata notifica della previa cartella (Cass. Sez. U. n. 13913/17; per il caso di pignoramento presso terzi: Cass. Sez. U. n. 13916/17).

Vanno segnalate pure quelle:

  • sulla piena pignorabilità (non equiparabili essendo a stipendi o assimilati) degli emolumenti di amministratori di società di capitali e mezzi (solo l’istanza di ricusazione) per fare valere l’incompatibilità del giudice della fase di merito delle opposizioni agli atti esecutivi (Cass. Sez. U. 20/01/2017, n. 1545);
  • sul ruolo del DURC (documento unico sulla regolarità contributiva) quale obbligo di legge sempre incombente sul terzo debitor debitoris (sia pure dall’angolo visuale del giudizio di ottemperanza: Cass. Sez. U. 16/02/2017, n. 4092);
  • sull’eccezionale riesame dell’IPE o ingiunzione europea di pagamento (assimilato all’opposizione tardiva ex 650 cpc: Cass. Sez. U. 20/03/2017, n. 7075);
  • sui rapporti tra giudice civile e pubblico ministero che agisce nelle indagini antiusura (art. 20 legge 44 del 1999), va segnalata Cass. Sez. U. 20/09/2017, n. 21854, che ha regolato i confini tra le rispettive potestà.

Solo un cenno, per la loro importanza sistematica, va qui fatto ad alcune delle pronunzie delle Sezioni Unite del 2016, meritando menzione quella per cui vi è sempre giurisdizione del giudice ordinario, una volta che vi è un titolo esecutivo da porre in esecuzione (Cass. Sez. U. 07/01/2016, n. 65), nonché l’altra, a mente della quale il regolamento preventivo di giurisdizione è precluso nel corso del processo esecutivo (Cass. Sez. U. ord. 19/05/2016, n. 10320).

Da segnalare la precisazione che, ai fini della legge c.d. Pinto, il processo esecutivo può essere considerato in modo unitario con il precedente giudizio di cognizione solo se iniziato entro i sei mesi dalla conclusione di questo (Cass. Sez. U. 06/05/2016, n. 9142): a questo proposito, peraltro, c’è una importante presa di posizione, che richiama per così dire all’ordine la Corte italiana, da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale, con sentenza della prima sezione del 14/09/2017 – e quindi ad oggi non ancora definitiva – in causa Bozza c/ Italia (ric. n. 17739/09), esige invece sempre una considerazione unitaria del processo di cognizione e di quello di esecuzione, ribadendo principi cardine in materia di necessaria essenzialità dell’effettività della tutela giurisdizionale esecutiva (celeberrima la sentenza pilota, Hornsby c/ Grecia del 19/03/1997, seguita da innumerevoli altre[2]).

E con il principio della non spettanza di tutela contro le violazioni della legge processuale che non comportino una violazione sostanziale del diritto di difesa (ribadito, tra le altre, da Cass. Sez. U. 08/05/17, n. 11141, sia pure in materia differente da quella esecutiva) occorrerà fare a breve i conti in materia di interesse ad agire ex art. 617 c.p.c., essendo in procinto di essere rimessa alla pubblica udienza della terza sezione la relativa questione (che supererebbe quindi pure l’altra, dell’automatica – o meno – sanabilità dei vizi formali in forza della proposizione dell’opposizione per farli valere).

         3. La giurisprudenza delle Sezioni Semplici nell’ultimo anno.

Per la giurisprudenza a sezioni semplici, il flusso di decisioni è leggermente diminuito in numeri assoluti rispetto ai primi anni del decennio, atteso il ripristino, fin dal 2009, dell’appellabilità delle sentenze conclusive di opposizione ad esecuzione e di terzo ad esecuzione; ma rimane importante e significativo.

In via preliminare, merita segnalazione la recente Cass. 10/10/2017, n. 23651, che ha analiticamente approfondito il diritto di accesso all’esecuzione forzata individuale alla stregua dell’art. 1 del primo Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (escludendone la violazione in rapporto alla disciplina di sostanziale concorsualizzazione delle esecuzioni per debiti del Comune di Roma non ancora accertati definitivamente).

Ciò posto, in primo luogo va poi rimarcata la rilevanza sistematica delle pronunzie della Seconda Sezione in tema di Legge Pinto ed esecuzione (Cass. 07/01/2016, n. 89, seguita da molte), che escludono la visione meccanicistica della spettanza automatica al debitore di un indennizzo per la durata del processo esecutivo oltre i limiti di ragionevolezza: l’esecutato rimasto inattivo non ha diritto ad alcun indennizzo per l’irragionevole durata del processo esecutivo (Cass. 09/07/2015, n. 14382; Cass. 28/07/2016, n. 15733; Cass. 10/01/2017, n. 347; Cass. 22/02/2017 n. 4634; Cass. 14/06/2017 n. 14840).

In secondo luogo, la giurisprudenza di legittimità, al netto di numerose pronunzie di inammissibilità per vizi propri dei ricorsi per Cassazione o comunque riconducibili alla peculiarità del relativo rito, si è mossa lungo due direttrici:

  • Una prima, di applicazione di alcune delle scelte ermeneutiche più innovative indotte dalle riforme susseguitesi dal 2006;
  • Una seconda, di elaborazione di conseguenze ulteriori dei relativi principi informatori;
  • Una terza, di conferma di orientamenti consolidati già da decenni.


    4. Sulla via tracciata dalle riforme dal 2006.

In linea di principio, le sezioni semplici hanno consolidato il principio per il quale il giudice dell’esecuzione non pronunzia mai e poi mai sentenze, quando si trova in fase esecutiva (e quindi al di fuori dei casi, soli rimasti, di vere e proprie parentesi cognitive, identificabili oggi nelle opposizioni esecutive e nelle divisioni endoesecutive): e così è stata ribadita la non configurabilità neppure di pronunzie sulla competenza, nemmeno in caso di ordinanza ex art. 616 c.p.c. (Cass. ord. 11/10/2016, n. 20486), la quale non può fondare quindi neppure il potere del giudice indicatovi come competente a sollevare conflitto di ufficio.

Nonostante abbia suscitato grande scandalo in dottrina, ma abbia rappresentato un tentativo di limitazione dell’abuso del processo esecutivo ed al contempo di contenimento del dispendio di risorse ad esso collegato, la questione della non eseguibilità per crediti di importo modesto od esiguo, di cui a Cass. 4228/15, è stata ribadita una sola volta, da Cass. 25224/15 e non risulta che il problema sia stato nuovamente posto.

Il principio di sostanziale oggettivizzazione dell’azione esecutiva, inaugurato da Cass. Sez. U. n. 61/14, risulta applicato saltuariamente (Cass. 30/09/2016, n. 19396), ma inizia a farsi strada soprattutto tra i giudici di merito, a dimostrazione della sua valenza razionalizzatrice delle risorse e valorizzatrice degli atti di impulso del processo.

Alcune pronunzie costituiscono l’applicazione di principi generali delle riforme a partire dal 2006, come quelle in tema di rigoroso rispetto dei termini di conversione (Cass. 21/06/2017, n. 15362, che esclude la reiterazione ogniqualvolta sia stata dichiarata inammissibile la prima istanza, per qualsiasi ragione o motivo) e quelle tese a precisare le condizioni di ammissibilità degli interventi: in generale, per l’individuazione del termine (nell’espropriazione immobiliare, se avvenuto prima dell’ordinanza di vendita: Cass. 18/08/2017, n. 20168) e l’esclusione – anche ufficiosa – dell’ammissibilità in tutti i casi in cui manchino i presupposti stabiliti dalla riforma (Cass. 18/08/2017, n. 20171); se privilegiati, anche tardivamente, ma con precisi oneri del creditore, sebbene non formalmente previsti dal testo della novellata norma codicistica (Cass. 19/01/2016, n. 774); in punto di onere di deposito del titolo esecutivo (Cass. 25/05/2017, n. 13163); sull’onere, comunque sussistente, di indicazione degli elementi richiesti dall’art. 499 c.p.c. (Cass. 29/02/2016, n. 3966).

Vanno segnalate, nel solco dell’applicazione dei principi generali del 2006, quelle che ribadiscono la necessità che il processo esecutivo sia ed appaia credibile dinanzi al potenziale pubblico degli estranei sollecitati a prendervi parte (“non si cambiano le regole del gioco dopo il suo inizio” quale ratio delle ultime riforme); sul punto, si segnalano i principi per i quali:

  • non si possono violare le condizioni di pubblicità specificamente previste (Cass. 08/03/2016, n. 4542, che segue Cass. 07/02/2015, n. 9255);
  • non si può sospendere la vendita – ex art. 586 c.p.c. – se non in presenza di presupposti rigorosi e originariamente non prevedibili (dopo Cass., 21/09/2015, n. 18451: Cass. 23/6/2016, n. 13014; Cass. 12/12/2016, n. 25324; Cass. 10/01/2017, n. 267; Cass. 14/02/2017, n. 3791);
  • non dà luogo a rimborso, nemmeno quale ingiustificato arricchimento, la spontanea effettuazione di incrementi al bene pignorato da parte del debitore dopo il pignoramento (Cass. ord. 14/06/2016, n. 12242);
  • non è sanabile ex tunc un vizio dell’atto di pignoramento (Cass. 08/03/2017, n. 5780);
  • la rinunzia dei creditori dopo l’aggiudicazione provvisoria non impedisce il decreto di trasferimento in favore dell’aggiudicatario provvisorio (Cass. 07/03/2017, n. 5604);
  • il decreto di trasferimento non si impugna per vizi delle fasi precedenti (Cass. 14/11/2016, n. 23193; Cass. 12/12/2016, n. 25324);
  • e soprattutto l’inerzia del creditore nella rinnovazione del pignoramento dopo venti anni comporta la caducazione del processo (Cass. 11/03/2016, n. 4751; con parallela riaffermazione della sopravvenienza dell’inefficacia dell’ipoteca se non rinnovata anche in pendenza del processo esecutivo: Cass. ord. 08/02/2017, n. 3401);
  • al contempo, l’aggiudicatario non può lucrare sugli eventuali errori del delegato nella fissazione del prezzo di vendita (Cass. 09/02/2016, n. 2511).

Sul principio dell’eterointegrabilità dei titoli esecutivi giudiziali (o di interpretazione extratestuale di quelli, inaugurato dalla celeberrima Cass. Sez. U. 02/07/2012, n. 11066), ma con la cautela che tanto possa avvenire in base agli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui esso si è formato (Cass. 01/10/2015, n. 19641; in termini più ampi, Cass. ord. 21/12/2016, n. 26567, ovvero Cass. 08/06/2017, n. 14267), quale espressione del principio di economia processuale: in materia familiare, è alla fine ribadita (dopo la criticata Cass. 11316/11) la sufficienza di un titolo che faccia riferimento ad una documentazione successiva, quando si tratta di spese straordinarie (Cass. ord. 02/03/2016, n. 4182; Cass. 20/10/2016, n. 21241); tuttavia, in materia di lavoro, una mera declaratoria del diritto di ottenere una pensione di invalidità con condanna generica al pagamento dei relativi ratei è stata ritenuta ineseguibile (Cass. 14/07/2016, n. 14374).

Ancora, gli effetti del revirement del 2008 sulla natura parziaria delle obbligazioni del singolo condomino per i debiti condominiali comportano la necessità della previa notifica di titolo e precetto al primo per eseguire il titolo formato nei confronti del condominio (Cass. ord. 29/03/2017, n. 8150), comunque potendosi agire nei confronti del condomino esclusivamente pro quota (Cass. ord. 26/05/2017, n. 13413; ma non occorrendo una specificazione della stessa fin dal precetto: Cass. 29/09/2017, n. 22856).

         5. La riaffermazione e la productio ad consequentias di principi consolidati.

Non sono mancate pronunzie di spiccata – e, in certa misura, innovativa – puntualizzazione di principi generali, come quelle sui poteri del g.e. di verifica anche ufficiosa di alcune delle condizioni dell’azione esecutiva (Cass. 27/01/2017, n. 2043, che ha confermato l’ufficiosamente dichiarata improseguibilità di una procedura esecutiva intrapresa contro un trust in proprio, anziché nei confronti del trustee); è ribadito il potere-dovere del giudice di riscontrare la persistenza del titolo esecutivo (Cass. 07/03/2016, n. 4432) e si è infine ricostruito, anche alla stregua di principi generali di efficienza del processo e di leale collaborazione tra le parti e il giudice, il potere di questi di fissazione di termini, anche non formalmente perentori, alle parti con loro onere di rispettarlo (ai fini, ad es., della formazione del progetto di distribuzione e dell’inserimento della propria ragione di credito: Cass. 27/01/2017, n. 2044; ma non anche con imposizione di impropri oneri di comunicazione poi non rispettati: Cass. 09/03/2017, n. 6015, relativa alla riassunzione dopo la sospensione concordata ex art. 624-bis c.p.c.).

Sono stati affrontati temi generali per una delimitazione dell’ambito di principi consolidati, come nel caso:

  • del contenimento temporale della rilevanza dei vizi più gravi degli atti procedimentali (Cass. 14449/16), ormai non idonei a sopravvivere alla fase nella quale si sono verificati;
  • del preciso momento conclusivo dei processi di esecuzione in forma specifica (Cass. 20/10/2016, n. 21243);
  • dei mezzi di reazione avverso ordinanze del g.e. impropriamente decisorie: in caso di esecuzione di obblighi di fare (riconducendole nell’ambito delle opposizioni esecutive: Cass. 03/05/2016, n. 8640; Cass. 15015/16, anche se contraddetta da altra successiva in contrasto probabilmente inconsapevole, vista la riconferma di cui a 7402/17; e confermata anche quanto all’ordinanza ex art. 610 c.p.c. da Cass. ord. 06/02/2017, n. 3082);
  • per l’ipotesi di definizione del processo esecutivo con liberazione dei beni pignorati (Cass. ord. 22/06/2017, n. 15605; in termini almeno in parte analoghi, in precedenza, Cass. ord. 24/05/2017, n. 13108), con principio che si inserisce, precisandone i contorni, nel solco di Cass. 22033/11 (sulle modalità di transito dalla fase sommaria a quella di merito delle opposizioni, ribadito incessantemente e, tra le ultime, da Cass. ord. 13/04/2017, n. 9652).

    6. La riaffermazione di principi consolidati già prima delle riforme.

Costituiscono applicazione, quale loro sviluppo, di principi già affermati negli ultimi anni:

  • quella sulla non impugnabilità autonoma degli atti dell’ausiliario del giudice (come nel caso del verbale di immissione in possesso da parte dell’ufficiale giudiziario: Cass. 12/12/2016, n. 25319), la cui piena responsabilità (si trattava di un ufficiale giudiziario che si era arrogato poteri non suoi, rifiutando il pignoramento) è stata ribadita, riconoscendosi la conseguente responsabilità ex art. 28 Cost. del Ministero (Cass. 20/06/2017, n. 15166);
  • quella che ha ribadito l’obbligo di cancellazione del pignoramento in tutte le ipotesi di estinzione c.d. atipica o chiusura anticipata del processo, di cui si è tentata una definizione (Cass. ord. 10/05/2016, n. 9501), pure puntualizzandosi (Cass. 12/04/2017, n. 9362) che tutte le declaratorie di estinzione tipica vanno impugnate con reclamo ed ogni altro provvedimento di chiusura anticipata con l’opposizione agli atti esecutivi;
  • quella che ha generalizzato l’istituto (ex art. 624, co. 3, c.p.c.) dell’estinzione del processo esecutivo in caso di sospensione conseguita dal debitore (estesa all’ipotesi in cui il giudizio di opposizione si estingua per qualunque causa: Cass. 20/03/2017, n. 7043);
  • quella che ha puntualizzato l’onere del creditore di anticipare le spese necessarie per la conservazione materiale del bene pignorato (Cass. 22/06/2016, n. 12877);
  • quelle che confermano la necessità della partecipazione del debitore diretto all’espropriazione ai sensi degli artt. 602 ss. c.p.c. (Cass. 10/11/2016, n. 22915; anche se fallito: Cass. 28/1/2016, n. 1620) e del previo esperimento della revocatoria per potervi dare corso (Cass. ord. 16/03/2017, n. 6836);
  • quella che identifica il dies a quo del termine per presentare l’istanza di vendita (nella espropriazione immobiliare, con decorrenza dalla notifica del pignoramento e non dalla sua trascrizione: Cass. 28/07/2017, n. 18758);
  • quella che ammette il creditore ad agire per il risarcimento del danno contro l’avvocato che abbia azionato un titolo esecutivo inidoneo, determinando il mancato soddisfacimento del credito (Cass. 29/09/2017, n. 22848).

Da segnalare, se non altro per la loro probabile rilevanza pratica, la riaffermazione: 

  • della non impugnabilità diretta – né ex art. 617 cod. proc. civ., né in Cassazione, dovendosi dar corso esclusivamente alla fase di merito dell’opposizione, se del caso previa correzione per integrazione – dei provvedimenti conclusivi delle fasi sommarie delle opposizioni esecutive, che devono pronunziare sulle spese di lite (giurisprudenza inaugurata dalla nota Cass. 22033/11; di recente: Cass. ord. 05/10/2017, n. 23289; Cass. ord. 10/10/2017, nn. 23729 e 23734); ma con la sola eccezione di quei provvedimenti che impropriamente definiscano pure il processo esecutivo e liberino il pignorato (che sono allora impugnabili ex art. 617 cod. proc. civ.: Cass. ord. 22/06/2017, n. 15605; quando invece l’opposizione è sviluppata e risolta con commistione delle due fasi, articolazione su più udienze e violazione delle scansioni del giudizio di merito, la relativa sentenza è comunque nulla: Cass. 28/09/2017, n. 22751);
  • delle modalità di aggressione dei beni ricadenti nella comunione legale dei coniugi (occorrendo aggredire il bene per l’intero, salvo il diritto del coniuge non debitore a percepire la metà del ricavato lordo della sua vendita, secondo un sistema in linea con la Costituzione, la Carta europea dei diritti fondamentali e la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo: Cass. 31/03/2016, n. 6230; in precedenza, ancora senza specifico approfondimento del tema di tale piena compatibilità, già: Cass. 29/05/2015, n. 11175; Cass. 10/11/2015, n. 22870);
  • dell’indirizzo sul c.d. aliud pro alio (su cui, ancora più di recente, v. Cass. 25/10/2016, n. 21480, che lo esclude quando la descrizione del bene è esaustiva, nonché ord. 11/05/2017, n. 11729), secondo Cass. 29/01/2016, n. 1669, che evidenzia però l’estrema cautela da riversare nelle perizie di stima e l’opportunità comunque di avvalersi del potere di revoca degli atti quando è evidente la difformità sostanziale del bene anche se già aggiudicato rispetto a quello offerto in vendita;
  • della valenza meramente interruttiva della prescrizione da riconoscersi al precetto, a differenza del pignoramento (fruttuoso), che comporta anche la sospensione del termine prescrizionale (Cass. 13/02/2017, n. 3741). 

Possono ricordarsi pure, se non altro perché denotano forse una scarsa attenzione degli operatori pratici, nonostante le conseguenze negative cui vanno inesorabilmente incontro: 

  • quale applicazione di principi generali, l’affermazione dell’inapplicabilità della sospensione feriale al procedimento di opposizione allo speciale decreto ingiuntivo previsto dall’art. 614 c.p.c. per il recupero delle spese nelle esecuzioni di obblighi di fare o di non fare, siccome funzionale alla procedura esecutiva (Cass. ord. 20/7/2016, n. 14961);
  • per le ricadute concrete, Cass. ord. 27/02/2017, n. 4950 (che segue 25/10/2016, n. 21475), sull’impugnazione solo con il procedimento ex art. 170 t.u. 115/2002 (come sost. dal d.lgs. 150/11) del provvedimento di liquidazione del compenso del custode dell’esecuzione immobiliare, quale ausiliario del giudice (provvedimento di liquidazione che, in generale per l’ausiliario, è stato ritenuto adottabile con la stessa ordinanza conclusiva – ex art. 510 c.p.c. – del procedimento: Cass. 11/07/2017, n. 17055);
  • altri interventi sul rito delle opposizioni esecutive (di cui è confermata la ricostruzione come giudizio unico a struttura bifasica: Cass. 12/04/2017, n. 9352): escludendosi l’interesse a dolersi dell’estraneità al proprio patrimonio del bene staggito (Cass. 04/04/2017, n. 8684); imponendosi – Cass. 06/04/2017, n. 8874; Cass. ord. 18/01/2017, n. 1218 – a pena di inammissibilità dell’opposizione agli atti esecutivi – l’osservanza del termine fissato per la sua instaurazione (riferito però alla notificazione, restando irrilevante la mera iscrizione a ruolo: Cass. 02/02/2017, n. 2725); ribadendosi - Cass. ord. 25/01/2017, n. 1919; Cass. ord. 26/09/2017, n. 22414 - anche dopo le riforme del 2006 e successive - l’obbligo per il giudice dell’opposizione di acquisire anche di ufficio il fascicolo dell’esecuzione; dovendosi applicare il principio della sanatoria degli atti nulli anche alle ipotesi oggetto di opposizione agli atti esecutivi (Cass. ord. 15/12/2016, n. 25900; ribadendosi il principio della conservazione dell’atto in caso di proposizione con citazione anziché con ricorso (ma alla consueta condizione che la prima sia depositata nei termini (Cass. 08/02/2016, n. 2490; per casi analoghi, vedi pure Cass. ord. 04/11/2016, nn. 22373 a 22384); ribadendosi la decorrenza del termine di riassunzione ex art. 627 c.p.c. coordinato con la riforma del 1990 dell’art. 282 c.p.c. (Cass. 04/04/2017, n. 8683); affermandosi la conformità anche alle regole CEDU e sovranazionali del rilievo ufficioso e senza previa sollecitazione del contraddittorio dell’inammissibilità (Cass. 21/07/2016, n. 15019); negandosi la possibilità di una definizione uno actu in fase sommaria con sentenza (Cass. 21/10/2016, n. 21258), ma pure evitandosi formalismi eccessivi, come la necessità di una nuova concessione dei termini ex art. 190 c.p.c. dopo la rimessione sul ruolo per motivi formali (Cass. 11/03/2016, n. 4770);
  • le numerosissime pronunzie sull’inapplicabilità della sospensione feriale alle opposizioni esecutive (la cui violazione è valsa talvolta anche una condanna per responsabilità aggravata: Cass. 03/10/2016, n. 19662), sulla non impugnabilità in Cassazione dei provvedimenti conclusivi della fase sommaria delle opposizioni esecutivi e qualche conferma (Cass. ord. 28/09/2016, n. 19051) del principio tradizionale sulla competenza esclusiva del tribunale sulle opposizioni agli atti esecutivi, come pure di quello dell’inammissibilità radicale di contestazioni relative al titolo esecutivo giudiziale per fatti anteriori alla sua formazione ed alla conclusione del giudizio in cui quello si è formato (motivi “di merito”: Cass. ord. 15/03/2017, n. 6798; Cass. 27/04/2017, n. 10395);
  • le conferme della non configurabilità di un’esecuzione e dell’inoperatività dei relativi rimedi ed istituti processuali in caso di attuazione di misura cautelare (anche quando vi sia stato un precetto: Cass. 19/10/2016, n. 21062);
  • la conferma della prevalenza degli interessi pubblicistici su quelli dell’espropriante, con la riaffermazione dell’estinzione del processo esecutivo in caso di acquisizione, a titolo originario, dei beni pignorati, se urbanisticamente illegittimi (Cass. 06/10/2017, n. 23453);
  • ancora, quasi uno strascico della sventurata disciplina di inappellabilità delle opposizioni ad esecuzione (anche a precetto e pure di terzo ex art. 619 c.p.c.), numerose pronunzie di inammissibilità dell’appello per sentenze di primo grado rese tra il 1° marzo 2006 ed il 4 luglio 2009 (con la sola eccezione di un giudicato interno esplicito sul punto; e talvolta anche con rilievo ufficioso e conseguente cassazione senza rinvio della sentenza di appello, ovvero con possibilità – Cass. ord. 30/11/2016, n. 24475 – di condanna per responsabilità aggravata).

Partecipano della natura di elaborazione evolutiva dei principi e di mera riaffermazione dei medesimi, poi: 

  • alcuni interventi in materia di espropriazione presso terzi, non essendo ancora pervenuta in Cassazione alcuna questione specificamente legata alla riforma del 2013 (tranne l’esclusione dei regolamenti di competenza o di giurisdizione – anche per essere il debitore straniero e non residente in Italia – in merito alla competenza del g.e. ai sensi del nuovo art. 26bis c.p.c.; rispettivamente: Cass. ordd. 13/09/2017 nn. 21185 e 21186, ovvero Cass. ord. 12/10/2017, n. 24045; Cass. Sez. U. ord. 20/09/2017, n. 21855), ribadendosi: in generale, l’espropriabilità pure di crediti non esigibili, condizionati e perfino eventuali (Cass. ord. 22/06/2017, n. 15607); quanto all’ordinanza di assegnazione, la natura di titolo esecutivo nei confronti del terzo assegnato (Cass. ord. 24/05/2017, n. 13112; con legittimità dell’apposizione di un termine dilatorio per l’esecutività riguardo al terzo: Cass. 16/12/2016, n. 26013; Cass. 02/02/2017, n. 2724, con conseguente inesigibilità di spese intermedie; Cass. ord. 24/05/2017, n. 13112) e la sua impugnabilità esclusivamente con opposizione agli atti esecutivi (Cass. ord. 24/03/2017, n. 7706; Cass. 05/05/2017, n. 10912), nonché, nonostante la sua non satisfattività (Cass. ord. 27/07/2017, n. 18719), la sua revocabilità ex art. 44 l.fall. (ma solo nei confronti del creditore assegnatario: Cass. ord. 03/11/2016, n. 22160); quanto ai limiti, assai ristretti, di revocabilità anche solo per errore della dichiarazione resa dal terzo (Cass. 05/05/2017, n. 10912); quanto al contenuto, soggettivo ed oggettivo, di quest’ultima e sulla connessa responsabilità del terzo dichiarante (Cass. 28/02/2017, n. 5037); sul litisconsorzio necessario col terzo in caso di opposizione agli atti preesecutivi ed esecutivi (Cass. 31/01/2017, n. 2333);
  • alcuni interventi in materia di esecuzione per rilascio, ribadendosi che il relativo titolo – la cui interpretazione è sempre rimessa al g.e. (Cass. ord. 07/02/2017, n. 3159; analogo principio è stato affermato per quelle di obblighi di fare: Cass. ord. 27/03/2017, n. 7806) – è opponibile a qualunque terzo materiale detentore, il quale potrà tutelare i suoi diritti (in applicazione di Cass. Sez. U. 1238/15) con opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c. (Cass. 02/12/2016, n. 24637). 

Indiretta l’incidenza, in quanto operante sul piano della responsabilità professionale del difensore, di Cass. 18/08/2017, n. 20159, che la ha ritenuta in caso di malaccorta assistenza del creditore procedente in una procedura esecutiva immobiliare per intempestivo deposito della sua rinunzia, che aveva consentito l’intervento di altri creditori, esposto il debitore alla prosecuzione della procedura ed il creditore al risarcimento del relativo danno.

          7. L’esecuzione esattoriale.

Un cenno a parte merita la materia dell’esecuzione esattoriale.

La Suprema Corte è stata investita di una massa notevolissima di ricorsi in tema di esecuzione esattoriale (e, in generale, di impugnativa degli atti di questa e di quelli, infine qualificati meramente afflittivi, quali il fermo amministrativo di veicoli e l’ipoteca esattoriale), verosimilmente legata all’arrivo in Cassazione del flusso di reazioni al rinnovato attivismo degli esattori nell’impegno alla lotta all’evasione fiscale, sanzionatoria e previdenziale.

V’è da dire che le Sezioni Unite avevano già, a fine 2016, stroncato i conati degli enti creditori e sia pure in sostanziale sanzione di una lungamente protratta loro inattività, ribadendo che la prescrizione del credito poi iscritto a ruolo e reso oggetto di cartella non opposta rimane quella originariamente prevista e non si tramuta in quella decennale ex iudicato (Cass. Sez. U. 17/11/2016, n. 23397; seguita già da Cass. 21/06/2017, n. 15366); e dei numerosi interventi in materia di riparto della giurisdizione si è già detto più sopra.

Basti qui aggiungere che le stesse SS.UU. hanno pure, da un lato, applicato il consolidato principio del riparto di giurisdizione anche in punto di contestazione dell’iscrizione di ipoteca esattoriale (stabilendo – con Cass. Sez. U. 11/07/2017, n. 17111, che anche per le opposizioni ad iscrizione di ipoteca esattoriale il giudice ordinario ha giurisdizione solo sulle pretese non tributarie, mentre per le pretese tributarie la giurisdizione è del giudice tributario) e, dall’altro, ma solo per incidens e quindi non pregiudicando l’incombente decisione ex professo sulla questione ad esse rimessa, statuito che (Cass. Sez. U. 11/07/2017, n. 17114) nelle opposizioni ai fermi amministrativi il giudizio spetta al giudice ordinariamente competente per materia e per valore, individuandolo, in caso di violazioni al codice della Strada, nel giudice di pace.

Di rilievo generale l’affermazione dell’insussistenza di un interesse ad agire in caso di esecuzione neppure minacciata (mera iscrizione a ruolo, non seguita da alcun atto concreto: Cass. 13/10/2016, n. 20618, confermata da Cass. 10/11/2016, n. 22946, nonché da Cass. 09/03/2017, n. 6034; per i titoli non esattoriali, dopo la sola notifica del titolo ma prima di quella del precetto: Cass. 04/08/2016, n. 16281).

Sempre di rilievo generale, per la cospicua rilevanza statistica, le pronunzie in tema di condanna alle spese anche dell’agente di riscossione, pure quando le opposizioni fossero accolte per vizi imputabili all’ente creditore (una volta comunemente detto impositore), essendosi affermato il principio della piena legittimità (salve eventuali ragioni di compensazione, fondate però su circostanze diverse dalla imputabilità del vizio al creditore) della sua condanna alle spese di lite in favore dell’opponente vittorioso (avallato ora anche da Cass. Sez. U. 22/09/2017, n. 22080; in precedenza: Cass. ord. 22/03/2017, n. 7371; Cass. ord. 07/02/2017, n. 3154; Cass. ord. 18/01/2017, n. 1070; dal canto suo Cass. 19/05/2017, n. 12612, regola i rapporti diretti tra agente della riscossione ed ente creditore).

Ribaditi alcuni principi generali: 

  • equiparabilità della cartella al precetto: Cass. 10/01/2017, n. 299;
  • validità della notifica della cartella ai sensi dell’art. 26 d.P.R. n. 602/73: Cass. 15/06/2016, n. 12351; Cass. ord. 21/02/2017, n. 4376; Cass. ord. 22/05/2017, n. 12839; Cass. ord. 05/10/2017, n. 23291; con specificazione sulla sufficienza della produzione delle copie dei relativi atti: Cass. ord. 11/10/2017, n. 23902;
  • legittimazione passiva dell’agente di riscossione in caso di contestazione per vizi formali – Cass. 15/01/2016, n. 594 – e con mero suo onere di chiamare in causa il creditore: Cass. 25/02/2016 n. 3707;
  • competenza del tribunale in caso di contemporanea pendenza di domande di competenza anche del giudice di pace: Cass. ord. 06/11/2015, n. 22782);
  • definitiva affermazione (v. ad es. Cass. 27/11/2015, n. 24234; Cass., ord. 10/10/2016, n. 20316; Cass. Sez. U. ord. 17/01/2017, n. 959) del principio (affermato fin da Cass. Sez. U. ord. 22/07/2015, n. 15354) per il quale le contestazioni ai soli fermi amministrativi ed ipoteche esattoriali integrano ordinarie cause di cognizione (anche se devolute al giudice competente per materia).

Si attendono ora le ricadute della recentissima decisione delle Sezioni Unite in tema di natura recuperatoria dell’opposizione a verbali di contravvenzione al codice della strada (Cass. Sez. U. n. 22080/17, cit.[3]) e di quella, ancora attesa a seguito della rimessione della questione appunto alle Sezioni Unite, sulla competenza per materia o meno del giudice di pace sulle cartelle per pagamento di sanzioni da infrazioni al codice della strada.

Sporadici, per concludere, gli interventi sull’art. 72bis d.P.R. 602/73 (la cui contestazione dà luogo ad un’opposizione esecutiva, da trattarsi, nella fase di merito, nel rispetto delle relative cadenze procedimentali e a pena di nullità: Cass. 20/10/2016, n. 21258, ovvero Cass. 27/01/2017, n. 2045; con principio riaffermato in generale da Cass. 02/12/2016, n. 24636, o da Cass. ord. 31/07/2017, n. 19061).

[1] N.B. L’ulteriore riforma al codice di rito di cui al d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla l. 25 ottobre 2016, n. 197, non riguarda la materia esecutiva. Andrà in vigore solo il 31/10/2021 la ri-forma di cui al d.lgs. 13 luglio 2017, n. 116.

[2] Tra le più recenti: CEDU, 7 aprile 2014, Fondation Foyers des élèves de l’Eglise réformée e Stanomirescu c/ Roumanie, ric. n. 43597/07; CEDU, 31 marzo 2016, Dimitar Yanakiev v. Bulgaria, n. 50346/07. Si ribadisce che il diritto ad un tribunale previsto dall’art. 6 § 1 della Convenzione sarebbe illusorio se il sistema legale interno di uno Stato contraente consentisse che una decisione giudiziale finale ed esecutiva rimanesse inoperativa a danno di una delle parti. L’esecuzione di una sentenza resa da un tribunale deve essere perciò riguardata come parte integrante del processo per gli scopi dell’art. 6 della Convenzione. Il diritto di accesso ad un tribunale include il diritto di avere eseguita, senza un indebito ritardo, la decisione da quello resa (v. CEDU [GC], Immobiliare Saffi c/ Italia, ric. n. 22774/93, § 66, EHCR 1999-V). Mentre i ritardi nell’esecuzione possono essere giustificati in circostanze eccezionali, soltanto i periodi strettamente necessari per mettere in grado le autorità a trovare una soluzione soddisfacente sono ammessi (v. Immobiliare Saffi, cit., § 69; CEDU, 26 aprile 2005, Sokur c/ Ucraina, ric. n. 29439/02, 30).

Sulla stessa linea di pensiero v. pure Cass., 26 marzo 2012, n. 4820, con espresso richiamo a: CEDU, 12 marzo 2009, Voskoboynyk c/ Ucraina, ric. n. 39874/05; CEDU, 27 novembre 2008, Stadnyuk v. Ukraine, ric. n. 30922/05; CEDU 29 marzo 2007, Pobegaylo c/ Ucraina, ric. n. 18368/03.

[3] Per il principio di diritto v. sopra, 1.