L' esperto risponde

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In seguito ad estinzione della procedura per rinuncia ex art. 629 può il custode ritardare di rendere il conto allegando che ancora non gli è stato liquidato il compenso da parte del G.E.? In caso negativo, quali sono i rimedi per il “non più esecutato” che intenda vedersi restituiti prontamente i frutti dell'immobile incamerati dal custode e giacenti su libretto intestato alla procedura?

Estinzione della procedura – Rendiconto – Subordinazione alla liquidazione del compenso – Esclusione

Nel corso della procedura, l’obbligo di rendere il conto è imposto, dall’art. 560 c.p.c., sia al debitore (custode ex lege), sia al custode nominato dal giudice dell’esecuzione.

In caso di estinzione del processo esecutivo il dovere di rendiconto è prescritto al solo custode giudiziario dall’art. 632, comma 3, c.p.c. (“Avvenuta l'estinzione del processo, il custode rende al debitore il conto, che è discusso e chiuso davanti al giudice dell'esecuzione.”).

In assenza di una regolamentazione specifica, si ritiene applicabile analogicamente al rendiconto ex art. 632 c.p.c. la disciplina dell’art. 593 c.p.c., secondo cui il rendiconto del processo esecutivo ha natura non contenziosa (a differenza del rendiconto contenzioso previsto dagli artt. 263 ss. c.p.c.), poiché l’amministrazione è affidata ad un soggetto che assume il ruolo di ausiliario lato sensu del giudice ed è esercitata sotto il controllo giudiziale.

Il giudizio sul rendiconto si sostanzia, perciò, in un controllo del giudice sull’operato dell’ausiliario: ove non siano insorte contestazioni il giudice approverà il conto; altrimenti, provvederà a risolvere le contestazioni insorte tra custode e debitore “con ordinanza non impugnabile” (nemmeno con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., dato che il predetto provvedimento ha natura meramente ordinatoria ed endoprocedimentale).

La norma codicistica non esplicita le caratteristiche che debbono rivestire i conti resi dal custode: il deposito delle rendite disponibili è l’unico punto su cui tutte le interpretazioni concordano; si discute, invece, sulle modalità del rendiconto e, cioè, se debbano consistere nella mera indicazione delle entrate derivanti dalla gestione dei beni e delle uscite corrispondenti alle spese occorse per la loro conservazione/amministrazione ed eventualmente delle attività e delle passività residue (come avviene nelle prassi prevalenti) oppure se debbano comprendere anche una vera e propria relazione dettagliata sulle modalità di espletamento dell’incarico, sulle ragioni delle scelte operate, sui risultati sperati ed ottenuti, ecc.

Il rendiconto del custode deve necessariamente precedere la liquidazione del compenso del custode giudiziario.

Infatti, il D.M. Giustizia 15 maggio 2009, n. 80 (Regolamento in materia di determinazione dei compensi spettanti ai custodi dei beni pignorati) stabilisce – all’art. 2, comma 3 – che il compenso, parametrato al valore del bene indicato nell’ordinanza di vendita (o, in mancanza, nella stima), sia ridotto “in proporzione all’attività effettivamente svolta” e – all’art. 3, comma 1 – un compenso per la riscossione di canoni di locazione da calcolare in percentuale sull’ammontare delle somme incassate.

Proprio da tali disposizioni si evince che il rendiconto deve precedere la liquidazione del compenso, posto che la quantificazione di quest’ultimo si fonda su elementi desumibili dalla rendicontazione finale.

Rispondendo al primo quesito, dunque, il custode non può subordinare la presentazione del rendiconto all’esecutato ex art. 632 c.p.c. alla liquidazione del proprio compenso.

Riguardo ai rimedi a disposizione dell’esecutato (in realtà “ex-esecutato”), questo può avanzare istanza ex art. 486 c.p.c. al giudice dell’esecuzione al fine di sollecitare la fissazione dell’udienza per il rendiconto del custode e per domandare l’attribuzione dei frutti civili dell’immobile maturati nel corso del processo esecutivo.

 


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