L' esperto risponde

Uno staff di esperti risponde ai quesiti posti dai professionisti del settore. Il servizio è riservato a professionisti che operano nell'ambito del processo esecutivo. La redazione si riserva di filtrare i quesiti in relazione alla natura e alla originalità delle questioni dedotte.


In una procedura esecutiva immobiliare condotta da procedente che sia creditore fondiario con intervento del curatore fallimentare, la distribuzione delle somme al fondiario è a titolo provvisorio o definitivo?

L’immobile (di proprietà della procedura fallimentare) è stato venduto nella procedura esecutiva.

Il fallimento, al momento della distribuzione del ricavato dalla vendita, non precisa il credito e non ha i provvedimenti del Giudice Delegato di cui all’art 26 L.F. relativamente alle spese maturate nella procedura fallimentare; inoltre, il curatore non si oppone al progetto di distribuzione.

Solo successivamente il curatore richiede le spese della procedura fallimentare al creditore fondiario, il quale sostiene che nulla spetta al curatore in quanto il progetto di distribuzione è ormai definitivo.

Il fallimento è in fase di chiusura; quindi, la curatela ha la liquidazione delle spese di procedura (compreso il compenso del curatore e le spese generali) di pertinenza del creditore fondiario.

È possibile per la curatela ottenere dal fondiario la restituzione delle somme in considerazione del fatto che l’assegnazione al creditore è comunque da ritenere provvisoria in quanto i conti finali si fanno nella procedura fallimentare? Oppure è condivisibile la posizione del fondiario?

Distribuzione del ricavato – Rapporti tra creditore fondiario procedente e fallimento – Assegnazione del ricavato al fondiario – Natura provvisoria dell’assegnazione – Recupero delle somme eccedenti versate al creditore fondiario

 

Le questioni poste dal quesito sono state oggetto di una recente decisione di legittimità – Cass., Sez. 3, Sentenza n. 23482 del 28/9/2018 – che, con esplicito intento nomofilattico, ha così statuito:

“In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell’esecutato, la provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata deve essere eseguita in base ai provvedimenti (anche non definitivi) di accertamento, determinazione e graduazione del credito fondiario emessi in sede fallimentare, sicché il creditore fondiario, per ottenere la provvisoria assegnazione del ricavato, è in ogni caso onerato di dimostrare la propria ammissione al passivo del fallimento; il curatore fallimentare, qualora richieda l’attribuzione di somme relative ad eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare, preferiti al credito fondiario, e la conseguente decurtazione dell’importo da assegnare all’istituto procedente, è tenuto a costituirsi nel processo esecutivo e a provare l’emissione di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell’art. 26 l.fall.) che - direttamente o indirettamente, ma inequivocabilmente - dispongano la suddetta graduazione.”.

“In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell’esecutato, la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata da parte del giudice dell’esecuzione ha carattere provvisorio e può divenire definitiva soltanto in esito al riparto in sede fallimentare, sicché il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva.”.

In base alla succitata decisione, la regola (dettata dall’art. 41 TULB) è l’assegnazione del ricavato al creditore fondiario, a condizione che questi dimostri la propria ammissione al passivo (e nei limiti dell’avvenuta collocazione per rango ed entità del credito).

Per ostacolare la predetta assegnazione, il curatore intervenuto nel processo esecutivo è onerato di far valere i crediti “fallimentari” preferiti al creditore fondiario documentando l’emissione di provvedimenti (emessi nella procedura concorsuale) che li abbiano accertati, determinati e collocati.

Ad ogni buon conto, l’inerzia del creditore non comporta la definitività dell’assegnazione al creditore fondiario (il cd. effetto “pro iudicato” del progetto di distribuzione, derivante dalla sua irretrattabilità): infatti, la natura dell’assegnazione (integrale o decurtata di eventuali crediti fallimentari preferiti) non cambia e resta pur sempre provvisoria, posto che la definitiva ripartizione deve essere compiuta nell’ambito della procedura concorsuale.

Icasticamente, “i conti si fanno in sede fallimentare”.

Nel progetto di ripartizione, ai sensi dell’art. 110, comma 1, secondo periodo, L.F., dovranno essere “collocati anche i crediti per i quali non si applica il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’articolo 51”, il che significa che anche il credito fondiario deve essere inserito nei riparti fallimentari (realizzandosi così il “concorso sostanziale”), nei quali trova applicazione l’art. 111 L.F. riguardante la collocazione dei crediti prededucibili con preferenza rispetto al credito ipotecario.

Solo con l’esecutività del progetto di ripartizione in sede fallimentare (contro il quale il creditore fondiario potrà promuovere l’eventuale rimedio di cui all’art. 110 L.F. in caso di dissenso) l’assegnazione compiuta nel processo esecutivo conseguirà la sua definitiva cristallizzazione.

Se dal riparto fallimentare risulta che il creditore fondiario ha transitoriamente ottenuto più di quanto riconosciutogli, il curatore fallimentare è legittimato ad agire per ottenere la restituzione dell’indebito percepito e trattenuto dal creditore fondiario.

Per il recupero della somma risultante dal progetto di ripartizione approvato il curatore fallimentare può agire in via ordinaria (o sommaria ex art. 702-bis c.p.c.) e anche col procedimento monitorio, fornendo quale prova scritta del credito le risultanze del piano di riparto fallimentare. È controverso (e prevalentemente escluso) il ricorso al decreto del giudice delegato ex art. 25 n. 2 L.F., che consente di emettere o provocare “dalle competenti autorità i provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio, ad esclusione di quelli che incidono su diritti di terzi che rivendichino un proprio diritto incompatibile con l’acquisizione” (sebbene la definitiva esecutività del progetto di ripartizione escluda in re ipsa una contestazione del creditore fondiario che detiene somme di spettanza della procedura).

 


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