Giurisprudenza


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Il provvedimento con il quale il giudice dell’opposizione all’esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata ed ai sensi del primo comma dell'art. 615 c.p.c., decide sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell'art. 669- terdecies c.p.c. al Collegio del tribunale cui appartiene il giudice monocratico - o nel cui circondario ha sede il giudice di pace - che ha emesso il provvedimento

Cassazione civile, sezioni unite, 23 luglio 2019, n. 19889 - pres. Mammone, est. De Stefano

Il procedimento di accertamento di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, disciplinato dall’art. 549 c.p.c. come modificato da ultimo dal d.l. n. 83 del 2015, si conclude con un’ordinanza, che, ai sensi dell’art. 134 c.p.c., deve essere, sia pur succintamente, motivata. Detta ordinanza è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c., senza tuttavia alcuna limitazione delle ragioni impugnatorie a soli vizi formali. La sentenza che decide l’opposizione è soggetta al ricorso straordinario per cassazione. Poiché l’ordinanza in questione produce effetti ai soli fini del procedimento in corso e non dà luogo alla formazione di un giudicato sull’ an o sul quantum del debito del terzo nei confronti dell’esecutato, resta in facoltà del terzo pignorato anche il successivo esercizio di un’azione di ripetizione per indebito oggettivo  

Corte Costituzionale, 10 luglio 2019, n. 172 - pres. G. Lattanzi, est. M.R. Morelli

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 549 c.p.c., come modificato dall’art. 1, comma 20, numero 3), della legge n. 228 del 2012, e come successivamente riformulato dall’art. 13, comma 1, lettera m-ter), del d.l. n. 83 del 2015, convertito, con modificazioni, nella legge n. 132 del 2015, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, commi primo e secondo, 81 e 111, commi primo, secondo, sesto e settimo, Cost. Infatti, la scelta del legislatore di fare ricorso ad una istruttoria deformalizzata risponde all’obiettivo, di rilievo costituzionale, di assicurare, nel rispetto dei principi fondamentali che governano il processo, la celerità e con ciò la “ragionevole durata” dello stesso. Del resto, gli accertamenti istruttori reputati necessari dal giudice dell’esecuzione devono essere compiuti nel contraddittorio tra le parti e con il terzo e le parti possono farsi rappresentare dai difensori già costituiti per la procedura esecutiva o possono nominarne di nuovi.  

Corte Costituzionale, 10 luglio 2019, n. 172 - pres. G. Lattanzi, est. M.R. Morelli

Anche nel nuovo procedimento deformalizzato di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, disciplinato dall’art. 549 c.p.c. come modificato da ultimo dal d.l. n. 83 del 2015, è l’indispensabile l’impulso della parte interessata, da identificarsi nel creditore procedente o in quelli eventualmente intervenuti, muniti di titolo esecutivo. Tale impulso pur non avendo le caratteristiche di una domanda giudiziale, deve comunque necessariamente enunciare le ragioni dell’istanza, in modo da garantire il diritto di difesa dei convenuti attraverso l’individuazione del rapporto assunto come esistente tra il debitore e il terzo, oltre che del quantum dell’obbligo, almeno nel suo massimo.

Corte Costituzionale, 10 luglio 2019, n. 172 - pres. G. Lattanzi, est. M.R. Morelli

ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE – SEQUESTRO EX ART. 321 C.P.P. INTERVENUTO SUCCESSIVAMENTE AL PIGNORAMENTO – AUTORIZZAZIONE DELLA VENDITA – È POSSIBILE – ACCORGIMENTI PRATICI PER RENDERE EDOTTI TUTTI GLI INTERESSATI DELLA ESISTENZA DEL SEQUESTRO E DELLE SUE POSSIBILI CONSEGUENZE. Nella procedura esecutiva immobiliare che riguardi un bene sul quale intervenga, medio tempore , un sequestro ex comb. disp. artt. 240 c.p. e 321, comma 2, c.p.p., può essere autorizzata la vendita, a ciò non ostando la adozione (e la trascrizione, purché successiva alla trascrizione del pignoramento o all’iscrizione dell’ipoteca) del sequestro di cui si è detto. Nell’ottica di una completa informazione del mercato tale vendita andrà autorizzata con alcune “cautele”, relative alla opportunità di una esplicita richiesta del creditore di procedere malgrado la riscontrata criticità, alla necessità monitorare lo sviluppo del parallelo procedimento penale ed a quella di informare adeguatamente il pubblico dei potenziali interessati della relativa pendenza, allorché si proceda perciò alla formazione degli avvisi di vendita.

Tribunale, Napoli Nord, 2 giugno 2019 - est. Auletta

ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE – SEQUESTRO EX ART. 321 C.P.P. INTERVENUTO SUCCESSIVAMENTE AL PIGNORAMENTO – NON COMPORTA L'IMPROSEGUIBILITA' DELL' ESECUZIONE – RAGIONI  In relazione al sequestro ex art. 240 c.p., letto in combinato disposto con l’art. 321, comma 2, c.p.p., che interessi un bene già oggetto di pignoramento, vanno affermati i seguenti principi: non può trovare applicazione in via analogica l’art. 55, d.lgs. n. 159 del 2011, atteso che – al di fuori di una scelta legislativa esplicita nel senso della equiparazione alla stessa di altre fattispecie - la ratio della norma si connette a doppio filo con la esigenza – che è specifica della c.d. lotta alla criminalità organizzata e quindi settoriale – di estromettere un bene o un complesso di beni dalla circolazione giuridica (il che trova conferma nella prevista possibilità di colpire con tale misura anche fenomeni di intestazione fittizia: v. art. 26, Codice antimafia). Si tratta di una esigenza preventiva più intesa di quella (propria delle confische “ordinarie” e quindi dei sequestri alle stesse strumentali) di privare puramente e semplicemente il reo della disponibilità del bene e la cui esportazione al di fuori del contesto di riferimento (salva sempre restando una diversa scelta del legislatore) costituirebbe una operazione interpretativa errata; non può trovare applicazione l’art. 623 c.p.c., che presuppone una disposizione che determini l’effetto sospensivo di cui il Giudice debba prendere atto.  

Tribunale, Napoli Nord, 2 giugno 2019 - est. Auletta

In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dal Concessionario comunale per la riscossione dei tributi per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.O. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare). Di conseguenza, l’opposizione all’esecuzione proposta per far valere la prescrizione maturata prima dell’avviso di mora è inammissibile.

Tribunale, Napoli Nord, 28 maggio 2019, n. 1536 - est. Auletta

Il mero beneficiano di prelazione ipotecaria non è un creditore concorsuale e, pertanto, i suoi diritti non possono essere accertati nelle forme ordinarie di cui al capo V della legge fallimentare.

Cassazione civile, Cass. Civile, sez. I, 14 maggio 2019, n. 12816 - Pres. Di Virgioio, est. Campese

In tema di prescrizione, l'effetto interruttivo permanente determinato dall'atto di pignoramento si protrae, agli effetti dell'art. 2945, comma 2, c.c., fino al momento in cui il processo esecutivo abbia fatto conseguire al creditore procedente, in tutto o in parte, l'attuazione coattiva del suo diritto ovvero, alternativamente, fino alla chiusura anticipata del procedimento determinata da una causa non ascrivibile al creditore medesimo, mentre, in caso contrario, all'interruzione deve riconoscersi effetto istantaneo, a norma dell'art. 2945, comma 3, c.c.

Cassazione civile, 9 maggio 2019, n. 12239 - pres. Vivaldi, est. Porreca

È rilevante e non manifestamente infondata, e quindi va rimessa alla Corte Costituzionale, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 159, d.lgs. n. 267 del 2000 (Testo Unico degli Enti Locali) nella parte in cui non prevede che, per i creditori “protetti” dalla delibera di impignorabilità ivi disciplinata, il vincolo posto da tale delibera sia agli stessi inopponibile.  

Tribunale, Napoli Nord, 24 aprile 2019 - est. Auletta

Nella valutazione dell’opera dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c., ai fini della liquidazione dei compensi allo stesso spettanti, il giudice può applicare il criterio residuale delle vacazioni di cui all’art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319, allo scopo di tenere nel debito conto il tempo impiegato per adempiere all’incarico comprendente, ai sensi dell’art. 173- bis disp. att. c.p.c., compiti che esorbitano dalla mera stima dell’immobile, quali le verifiche urbanistico-edilizie o della congruità del canone di locazione.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Nel caso in cui l’espropriazione forzata non approdi, per qualsiasi ragione, alla vendita e alla distribuzione del ricavato, la liquidazione del compenso dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c. deve farsi in base al valore di stima dell’immobile, in applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 518, terzo comma, c.p.c. nel caso di espropriazioni mobiliari, non potendo trovare diretta applicazione il diverso criterio posto dall’art. 161, terzo comma, disp. att. c.p.c., che fa riferimento al ricavato della vendita.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 161, terzo comma, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile (aggiunto dall’art. 14, comma 1, lettera a-ter del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015, n. 132), sia nella parte in cui prevede che il compenso dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c. venga liquidato sulla scorta del ricavato della vendita, anziché in base al valore di stima, sia nella parte in cui dispone che, prima della vendita, non possano essere liquidati acconti in misura superiore al 50% del compenso calcolato sul valore di stima.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Il credito erariale per la riscossione della imposta a seguito di accertamento divenuto definitivo, è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto dall’articolo 2948vn. 4, c.c. <>, bensì all'ordinario termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2946 c.c., in quanto la prestazione tributaria, attesa l'autonomia dei singoli periodi d'imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi

Cassazione civile, 15 aprile 2019, n. 10549 - Pres. Greco, Rel. Dell’Orfano

La prognosi negativa circa la fruttuosità dell’esecuzione non può discendere, di per sé, dalla circostanza che il bene pignorato sia attinto, in epoca successiva all’inizio del procedimento, da un sequestro ex art. 321 c.p.p.. Difatti, il fatto che gli ultimi interventi del legislatore siano stati diretti a garantire efficienza e rapidità al processo esecutivo, anche rimettendo al giudice la possibilità di provvedere all’estinzione anticipata dell’esecuzione, nelle ipotesi in cui vi sia scarsa possibilità di conseguire un risultato utile, non esclude che tali interventi si muovono comunque nella logica del soddisfacimento delle pretese del creditore; tra l’altro la “antieconomicità” della procedura è invocabile solo a seguito dell’effettivo esperimento di un certo numero di tentativi di vendita andati deserti e non sulla scorta di aprioristiche prospettazioni sulla appetibilità dell’immobile sul mercato (perché riguardato da un sequestro penale).

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

La tipizzazione delle ipotesi di improseguibilità dell’esecuzione forzata solo per talune fattispecie di sequestro penale non ha riguardato quella del sequestro disposto ai sensi dell’art. 321 c.p.p., poiché, in mancanza di una norma che espressamente preveda tale conseguenza a fronte del sequestro, è solo con la confisca che si determina l’acquisto a titolo derivativo del bene da parte dello Stato, salvi (proprio in considerazione della natura derivativa della vicenda) i diritti reali acquistati dai terzi in epoca anteriore al sequestro. La funzione di tale sequestro è quella di sottrarre il bene alla disponibilità dell’indagato, che comunque non potrebbe partecipare all’asta in caso di vendita forzata; funzione non ostacolata dalla messa in vendita del bene.

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

 Laddove il bene pignorato sia attinto da un sequestro ex art. 321 c.p.p. il conflitto tra il sequestrante e il creditore procedente (o l’aggiudicatario) va risolto sulla scorta della regola dell’ ordo temporalis delle formalità pregiudizievoli, onde prevale chi ha trascritto (o iscritto) per primo. D’altronde, il potenziale acquirente – tramite la trascrizione del sequestro - è messo in condizioni di conoscere il vincolo che grava sul bene, con le seguenti implicazioni: il suo acquisto prevale data l’anteriorità del pignoramento; l’eventuale confisca realizza i suoi effetti sul ricavato della vendita.

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.E. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare).

Tribunale, Napoli Nord, 22 marzo 2019 - pres. Rabuano - est. Auletta

In materia di sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada, la c.d. opposizione a ruolo non è soggetta ad un termine di decadenza se il debitore intenda contestare non già la pretesa sanzionatoria, ma l’esistenza di un valido titolo esecutivo ovvero un fatto estintivo sopravvenuto. Ciò in quanto l’opposizione all’esecuzione (preventiva), ex art. 615, comma 1, c.p.c. non è sottoposta a termine di decadenza, sì che la notifica della cartella di pagamento se, per un verso, è certamente idonea ad interrompere il termine di prescrizione, per altro verso, non incide in alcun modo nel potere di reazione del debitore, il quale in ipotesi - fatte salve, ovviamente, le eventuali preclusioni derivanti dall’inosservanza del termine di cui all’art. 617 c.p.c. – potrebbe anche attendere l’esercizio dell’azione esecutiva per proporre opposizione.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

I principi affermati da Cass. S.U. n. 19704/2015, secondo cui il contribuente può impugnare nel termine di decadenza la cartella di cui sia venuto a conoscenza attraverso “estratto di ruolo” senza dover attendere la notifica dell’atto successivo, valgono solo in parte nel processo ordinario. Siccome quest’ultimo verte sul rapporto, per esso ben può ammettersi un’azione di accertamento negativo del credito volta alla rimozione di uno stato di incertezza oggettiva sull'esistenza del rapporto giuridico dedotto in causa. In altre parole, a differenza di quanto si verifica in sede tributaria, ciò che rileva nel processo ordinario, non è tanto la presenza di un atto, quanto lo stato di incertezza sull'esistenza del credito, che sia, però, suscettibile di arrecare concreto ed attuale pregiudizio.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

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