Giurisprudenza


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In caso di esecuzione forzata intrapresa sulla base di un titolo giudiziale non definitivo, la sopravvenuta caducazione del titolo per effetto di una pronuncia del giudice della cognizione (nella specie: ordinanza di convalida di sfratto successivamente annullata in grado di appello) determina che il giudizio di opposizione all’esecuzione si debba concludere non con l’accoglimento dell’opposizione, bensì con una pronuncia di cessazione della materia del contendere, per cui il giudice di tale opposizione è tenuto a regolare le spese seguendo il criterio della soccombenza virtuale, da valutare in relazione ai soli motivi originari dell’opposizione.

Cassazione civile, sezioni unite, 21 settembre 2021, n. 25478 - pres. Spirito, est. Cirillo

L’istanza con la quale si chieda il risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 96, comma 2, c.p.c., per aver intrapreso o compiuto l’esecuzione forzata senza la normale prudenza, in forza di un titolo esecutivo di formazione giudiziale non definitivo, successivamente caducato, deve essere proposta, di regola, in sede di cognizione, ossia nel giudizio in cui si è formato o deve divenire definitivo il titolo esecutivo, ove quel giudizio sia ancora pendente e non vi siano preclusioni di natura processuale. Ricorrendo, invece, quest’ultima ipotesi, la domanda andrà posta al giudice dell’esecuzione; e, solamente quando sussista un’ipotesi di impossibilità di fatto o di diritto alla proposizione della domanda anche in sede di opposizione all’esecuzione, potrà esserne consentita la proposizione in un giudizio autonomo.

Cassazione civile, sezioni unite, 21 settembre 2021, n. 25478 - pres. Spirito, est. Cirillo

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 103, comma 6, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito nella L. 24 aprile 2020, n. 27; dell’art. 13, comma 13, del D.L. 31 dicembre 2020, n. 183, convertito nella L. 26 febbraio 2021 n. 21; dell’art. 40-quater del D.L. 22 marzo 2021, n. 41, convertito nella L. 21 maggio 2021, n. 69 in relazione agli articoli 3, 11, 24, 41, 42, 111, 117 Cost., Art. 6 CEDU, Art. 1 Protocollo Addizionale 1 CEDU, Art. 47 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nella parte in cui prevedono una sospensione automatica e generalizzata dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili locati e precludono al giudice ogni margine di prudente apprezzamento del caso concreto, sotto il profilo della valutazione comparativa delle condizioni economiche di conduttore e locatore e della meritevolezza dei contrapposti interessi.

Tribunale, Savona, 3 giugno 2021 - Giudice Unico Tagliasacchi

All’istituto di credito fondiario che sia intervenuto in una procedura espropriativa in cui sono stati riversati gli atti di accollo degli acquirenti delle particelle frazionate del fondo ipotecato si applica l’art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 (disposizione abrogata dall’art. 161 del d.lgs. n. 385 del 1993, ma applicabile, in forza della disciplina transitoria, ai procedimenti esecutivi in corso alla data della sua entrata in vigore), secondo la quale il creditore fondiario non può eseguire gli atti giudiziali, compresi quelli di rinnovazione delle ipoteche, nei confronti dell’originario debitore. Infatti, l’intervento nella procedura esecutiva dimostra la compiuta conoscenza dell’avvenuto subentro dei terzi successori a titolo particolare nel debito ipotecario, in modo direttamente equipollente a quanto avviene nell’ipotesi, espressamente considerata dalla norma, della notificazione “giudiziale” dell’atto di subentro.  

Cassazione civile, 31 maggio 2021, n. 15087 - pres. De Stefano, est. Porreca

Nei giudizi di opposizione esecutiva relativi a processi di espropriazione presso terzi, si configura sempre litisconsorzio necessario fra il creditore, il debitore diretto ed il terzo pignorato.

Cassazione civile, 18 maggio 2021, n. 13533

Il provvedimento del P.M. che dispone la sospensione dei termini di un processo esecutivo ai sensi dell’art. 20, comma 4, della Legge n. 44 del 1999 deve essere trasmesso al giudice dell’esecuzione, il quale, pur se sprovvisto del potere di sindacare la sussistenza dei presupposti per la sospensiva, può rilevare l’errore commesso dal P.M. riguardo all’attuale pendenza di una procedura – perché inesistente oppure già cessata – o al coinvolgimento del beneficiario nella qualità di esecutato. (Nella fattispecie, il G.E. ha ritenuto privo di effetti il provvedimento di sospensione del P.M. in ragione della mancanza di un processo esecutivo contro la persona fisica richiedente e destinataria del beneficio, posto che la procedura pendente riguardava, invece, una società a responsabilità limitata, dotata di propria soggettività giuridica ed autonomia patrimoniale perfetta, di cui il beneficiario era stato legale rappresentante).

Tribunale, Torre Annunziata, 18 maggio 2021 - est. Musi

Deve ritenersi inesigibile da parte del custode di un immobile pignorato un controllo  costante, esercitato attraverso la sua ininterrotta presenza in loco, giorno e notte, senza interruzioni, per impedire che il debitore, anteriormente all’esecuzione dell’ordine di liberazione, possa attuare condotte di doloso danneggiamento dell’immobile da lui occupato; per contro, difetta il requisito della causalità della colpa in relazione alle condotte concretamente esigibili da parte del custode medesimo, consistenti in una sorveglianza discontinua, per l'intrinseca inidoneità ad evitare eventi del tipo di quello verificatosi.  

Tribunale, Savona, 23 aprile 2021 - Giudice Unico Tagliasacchi

Nel caso in cui il capitale erogato in forza del contratto di mutuo fondiario ecceda l’80% del valore dell’immobile concesso in ipoteca, la conseguenza della violazione della norma imperativa che disciplina il contenuto della prestazione dedotta in contratto non è la nullità dell’operazione negoziale, ma l’impossibilità di ricondurre la fattispecie – a dispetto del nomen iuris assegnato dalle parti – nell’ambito del mutuo fondiario e il disconoscimento dei privilegi sostanziali e processuali collegati alla fondiarietà del mutuo per l’insussistenza del presupposto di fatto previsto dall’art. 38, secondo comma, T.U.B. e dalla disposizione di rango regolamentare richiamata.

Tribunale, Verona, 15 aprile 2021 - est. Burti

La nullità del mutuo fondiario in cui il capitale erogato ecceda l’80% del valore dell’immobile concesso in ipoteca, è una conseguenza del tutto irragionevole rispetto all’interesse pubblico di ordine economico tutelato dalla norma imperativa violata e, cioè, la stabilità del sistema creditizio nazionale da perseguire attraverso la solidità finanziaria dei singoli istituti di credito, in quanto la nullità avrebbe come effetto quello di negare all’istituto di credito erogante il diritto di domandare alla parte mutuataria la corresponsione degli interessi convenzionali pattuiti (permanendo il credito alla restituzione del solo capitale a titolo di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c.), nonché, in sede di distribuzione concorsuale del ricavato della vendita, il diritto di sodisfarsi con preferenza rispetto ai chirografari ed agli ipotecari postergati.

Tribunale, Verona, 15 aprile 2021 - est. Burti

Nella sua attuale configurazione normativa il mutuo fondiario non è un mutuo di scopo e, cioè, un contratto di finanziamento in cui la destinazione del capitale erogato penetra nella causa del contratto e concorre ad individuare la giustificazione causale per entrambe le parti dell’operazione economica e, pertanto, è possibile che la somma mutuata venga impiegata per estinguere un debito pregresso immediatamente esigibile della parte mutuataria verso la parte mutante. Questa circostanza non rende l’operazione negoziale né simulata – in quanto gli effetti giuridici prodotti sono realmente voluti dalle parti e rispondono a loro interessi effettivi – né nulla per carenza o immeritevolezza della causa, perché, al di là dei distinti profili attinenti alla eventuale revocabilità delle nuove garanzie concesse, è senz’altro meritevole d’interesse il consolidamento in termini economicamente sostenibili di una pregressa esposizione debitoria.

Tribunale, Verona, 15 aprile 2021 - est. Burti

Le cessioni di crediti di amministrazioni pubbliche (deducibili in via di eccezione dal debitore a condizione che siano successive alla formazione del titolo), laddove si tratti di “cessioni effettuate nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione”, non si applicano gli articoli 69 e 70 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440 nonché le altre disposizioni che richiedano formalità diverse o ulteriori rispetto a quelle di cui alla presente legge (4, comma 4- bis , l. n. 130 del 1999).

Tribunale, Napoli Nord, 14 aprile 2021 - est. Auletta

Laddove il titolo sia costituito da un d.i., ove si faccia questione della nullità della notifica del medesimo (e non della relativa inesistenza), il mezzo di tutela offerto dall’ordinamento è quello dell’opposizione tardiva a d.i. e non dell’opposizione all’esecuzione. In specie, la notifica fatta a mezzo PEC ad un indirizzo diverso da quello risultante nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) è nulla e non inesistente, quindi tale profilo va dedotto in sede di opposizione ex art. 650 c.p.c.

Tribunale, Napoli Nord, 14 aprile 2021 - est. Auletta

Con l’opposizione all’esecuzione possono essere dedotti i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto del creditore che siano maturati successivamente alla formazione del titolo (laddove, beninteso, questo abbia – come nel caso di specie – natura giudiziale).  

Tribunale, Napoli Nord, 14 aprile 2021 - est. Auletta

L'eccezione di tardività dell'opposizione proposta ex art. 617 c.p.c. per omessa allegazione, da parte dell'opponente, del momento in cui ha avuto effettiva conoscenza della procedura esecutiva, ove non decisa dal giudice del merito e dunque non coperta da giudicato interno, può e deve essere delibata in sede di legittimità, ancorché non dedotta come motivo di ricorso, trattandosi di eccezione relativa ad un termine di decadenza processuale la cui inosservanza è rilevabile d'ufficio e che comporta la cassazione senza rinvio della sentenza ex art. 382, comma 3, c.p.c., in quanto l'azione non poteva proporsi.

Cassazione civile, 25 marzo 2021, n. 8501 - pres. Di Iasi, est. Scoditti

Il mancato deposito della nota di trascrizione nel termine previsto dall’art. 557, comma 3, c.p.c. non determina l’inefficacia del pignoramento.

Tribunale, Nocera Inferiore, 23 marzo 2021 - est. Velleca

Atteso che la trascrizione ha la funzione di completare il pignoramento ponendosi come presupposto indispensabile perché il giudice dia seguito all’istanza di vendita del bene, è necessario ma anche sufficiente che al deposito della relativa nota si proceda entro il termine perentorio per il deposito della documentazione ipotecastale previsto dall’art. 567, comma 2, c.p.c.

Tribunale, Nocera Inferiore, 23 marzo 2021 - est. Velleca

In sede di opposizione all’esecuzione possono essere dedotti, se il titolo esecutivo ha natura giudiziale, solo i fatti impeditivi o estintivi successivi alla relativa formazione, che non implichino un riesame, da parte del giudice dell’opposizione, della legittimità della formazione del titolo, l’accertamento di tali profili essendo rimesso al giudice dell’impugnazione del titolo medesimo; in questa logica, è preclusa al giudice dell’opposizione all’esecuzione la possibilità di ridiscutere in sede esecutiva un provvedimento passato in giudicato allorché un consumatore, avuta contezza del proprio status solo successivamente alla formazione del giudicato, richieda in quella sede di effettuare un simile sindacato.

Tribunale, Nocera Inferiore, 23 marzo 2021 - est. Velleca

L’istituto di credito che vanti un credito garantito da fideiussione può, nella normalità dei casi, scegliere quale sia il debitore da escutere, in quanto maggiormente solvibile, e dunque non è tenuto ad insinuarsi al passivo del fallimento del debitore principale prima di esercitare l’azione esecutiva nei riguardi del garante

Tribunale, Nocera Inferiore, 23 marzo 2021 - est. Velleca

Il cessionario del credito ipotecario, divenuto tale dopo la vendita del bene ipotecato, partecipa alla distribuzione della somma ricavata nel processo esecutivo con la prelazione spettante all'originario creditore ipotecario, qualora la cessazione sia stata idoneamente e tempestivamente manifestata al giudice dell'esecuzione, ai creditori concorrenti e all'esecutato, senza necessità di annotazione della vicenda traslativa ai senzi dell'art. 2843 c.c., dato che, ai fini della distribuzione, la formalità non assume funsione costitutiva, bensì latamente dichiarativa. 

Cassazione civile, 26 febbraio 2021, n. 5508 - pres. Vivaldi, est. Porreca

I trasferimenti degli immobili destinati all’edilizia residenziale pubblica di cui alla l. 24 dicembre 1993, n. 560 che avvengono in seno alla procedura esecutiva non sono soggetti all’esercizio del diritto di prelazione previsto in favore degli Istituti autonomi case popolari dall’art. 20 della medesima legge.

Tribunale, Foggia, 20 febbraio 2021 - est. Palagano

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