Giurisprudenza


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In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dal Concessionario comunale per la riscossione dei tributi per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.O. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare). Di conseguenza, l’opposizione all’esecuzione proposta per far valere la prescrizione maturata prima dell’avviso di mora è inammissibile.

Tribunale, Napoli Nord, 28 maggio 2019, n. 1536 - est. Auletta

È rilevante e non manifestamente infondata, e quindi va rimessa alla Corte Costituzionale, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 159, d.lgs. n. 267 del 2000 (Testo Unico degli Enti Locali) nella parte in cui non prevede che, per i creditori “protetti” dalla delibera di impignorabilità ivi disciplinata, il vincolo posto da tale delibera sia agli stessi inopponibile.  

Tribunale, Napoli Nord, 24 aprile 2019 - est. Auletta

Nella valutazione dell’opera dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c., ai fini della liquidazione dei compensi allo stesso spettanti, il giudice può applicare il criterio residuale delle vacazioni di cui all’art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319, allo scopo di tenere nel debito conto il tempo impiegato per adempiere all’incarico comprendente, ai sensi dell’art. 173- bis disp. att. c.p.c., compiti che esorbitano dalla mera stima dell’immobile, quali le verifiche urbanistico-edilizie o della congruità del canone di locazione.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Nel caso in cui l’espropriazione forzata non approdi, per qualsiasi ragione, alla vendita e alla distribuzione del ricavato, la liquidazione del compenso dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c. deve farsi in base al valore di stima dell’immobile, in applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 518, terzo comma, c.p.c. nel caso di espropriazioni mobiliari, non potendo trovare diretta applicazione il diverso criterio posto dall’art. 161, terzo comma, disp. att. c.p.c., che fa riferimento al ricavato della vendita.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 161, terzo comma, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile (aggiunto dall’art. 14, comma 1, lettera a-ter del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015, n. 132), sia nella parte in cui prevede che il compenso dell’esperto stimatore nominato ex art. 569 c.p.c. venga liquidato sulla scorta del ricavato della vendita, anziché in base al valore di stima, sia nella parte in cui dispone che, prima della vendita, non possano essere liquidati acconti in misura superiore al 50% del compenso calcolato sul valore di stima.

Corte Costituzionale, 17 aprile 2019, n. 90 - pres. G. Lattanzi, est. S. Sciarra

Il credito erariale per la riscossione della imposta a seguito di accertamento divenuto definitivo, è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto dall’articolo 2948vn. 4, c.c. <>, bensì all'ordinario termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2946 c.c., in quanto la prestazione tributaria, attesa l'autonomia dei singoli periodi d'imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi

Cassazione civile, 15 aprile 2019, n. 10549 - Pres. Greco, Rel. Dell’Orfano

La prognosi negativa circa la fruttuosità dell’esecuzione non può discendere, di per sé, dalla circostanza che il bene pignorato sia attinto, in epoca successiva all’inizio del procedimento, da un sequestro ex art. 321 c.p.p.. Difatti, il fatto che gli ultimi interventi del legislatore siano stati diretti a garantire efficienza e rapidità al processo esecutivo, anche rimettendo al giudice la possibilità di provvedere all’estinzione anticipata dell’esecuzione, nelle ipotesi in cui vi sia scarsa possibilità di conseguire un risultato utile, non esclude che tali interventi si muovono comunque nella logica del soddisfacimento delle pretese del creditore; tra l’altro la “antieconomicità” della procedura è invocabile solo a seguito dell’effettivo esperimento di un certo numero di tentativi di vendita andati deserti e non sulla scorta di aprioristiche prospettazioni sulla appetibilità dell’immobile sul mercato (perché riguardato da un sequestro penale).

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

La tipizzazione delle ipotesi di improseguibilità dell’esecuzione forzata solo per talune fattispecie di sequestro penale non ha riguardato quella del sequestro disposto ai sensi dell’art. 321 c.p.p., poiché, in mancanza di una norma che espressamente preveda tale conseguenza a fronte del sequestro, è solo con la confisca che si determina l’acquisto a titolo derivativo del bene da parte dello Stato, salvi (proprio in considerazione della natura derivativa della vicenda) i diritti reali acquistati dai terzi in epoca anteriore al sequestro. La funzione di tale sequestro è quella di sottrarre il bene alla disponibilità dell’indagato, che comunque non potrebbe partecipare all’asta in caso di vendita forzata; funzione non ostacolata dalla messa in vendita del bene.

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

 Laddove il bene pignorato sia attinto da un sequestro ex art. 321 c.p.p. il conflitto tra il sequestrante e il creditore procedente (o l’aggiudicatario) va risolto sulla scorta della regola dell’ ordo temporalis delle formalità pregiudizievoli, onde prevale chi ha trascritto (o iscritto) per primo. D’altronde, il potenziale acquirente – tramite la trascrizione del sequestro - è messo in condizioni di conoscere il vincolo che grava sul bene, con le seguenti implicazioni: il suo acquisto prevale data l’anteriorità del pignoramento; l’eventuale confisca realizza i suoi effetti sul ricavato della vendita.

Tribunale, Matera, 27 marzo 2019 - Pres. ed est. Disabato

In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.E. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare).

Tribunale, Napoli Nord, 22 marzo 2019 - pres. Rabuano - est. Auletta

In materia di sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada, la c.d. opposizione a ruolo non è soggetta ad un termine di decadenza se il debitore intenda contestare non già la pretesa sanzionatoria, ma l’esistenza di un valido titolo esecutivo ovvero un fatto estintivo sopravvenuto. Ciò in quanto l’opposizione all’esecuzione (preventiva), ex art. 615, comma 1, c.p.c. non è sottoposta a termine di decadenza, sì che la notifica della cartella di pagamento se, per un verso, è certamente idonea ad interrompere il termine di prescrizione, per altro verso, non incide in alcun modo nel potere di reazione del debitore, il quale in ipotesi - fatte salve, ovviamente, le eventuali preclusioni derivanti dall’inosservanza del termine di cui all’art. 617 c.p.c. – potrebbe anche attendere l’esercizio dell’azione esecutiva per proporre opposizione.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

I principi affermati da Cass. S.U. n. 19704/2015, secondo cui il contribuente può impugnare nel termine di decadenza la cartella di cui sia venuto a conoscenza attraverso “estratto di ruolo” senza dover attendere la notifica dell’atto successivo, valgono solo in parte nel processo ordinario. Siccome quest’ultimo verte sul rapporto, per esso ben può ammettersi un’azione di accertamento negativo del credito volta alla rimozione di uno stato di incertezza oggettiva sull'esistenza del rapporto giuridico dedotto in causa. In altre parole, a differenza di quanto si verifica in sede tributaria, ciò che rileva nel processo ordinario, non è tanto la presenza di un atto, quanto lo stato di incertezza sull'esistenza del credito, che sia, però, suscettibile di arrecare concreto ed attuale pregiudizio.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

In materia di opposizione “a ruolo” l’opponente, il cui nominativo resta inserito nei ruoli esattoriali, ha interesse, tramite l’accertamento negativo del credito, ad impedire che la procedura di riscossione possa ulteriormente proseguire. Peraltro, dato che le condizioni dell’azione devono sussistere al momento della pronuncia (e non della domanda), con il che volendo intendere che ben sarà possibile la loro sopravvenienza in corso di giudizio, laddove l’Agente della Riscossione si costituisca contestando proprio il merito dell’intervenuta prescrizione, l’interesse ad agire in ipotesi mancante, si consolida in capo alla parte, non potendosi ignorare la sussistenza di un concreto interesse (di entrambe le parti) ad una pronuncia che faccia chiarezza sull’oggetto della lite.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

L’orientamento giurisprudenziale secondo cui “l'impugnazione diretta del ruolo esattoriale, da parte del debitore che chieda procedersi ad un accertamento negativo del credito dell'Amministrazione in esso risultante, è inammissibile per difetto di interesse, sempre che le cartelle esattoriali siano state regolarmente notificate, non prospettandosi tale accertamento come unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva della Amministrazione, alla quale, invece, il debitore può rivolgersi in via amministrativa, domandando l'eliminazione del credito in autotutela mediante il c.d. sgravio” (Cass. n. 22946/2016) non può essere seguito perché: a) presuppone un termine per proporre opposizione avverso la cartella (come, ad esempio nel processo tributario o in quello previdenziale) che, in realtà non è previsto dal legislatore per le infrazioni al codice della strada; b) non considera che la notifica della cartella si palesa del tutto irrilevante rispetto alla successiva inerzia dell’amministrazione e, quindi, rispetto all’eccezione di prescrizione sopravvenuta;  c) non si avvede che, laddove l’Agente della riscossione insista per l’accertamento giudiziale dell’esistenza del credito e, quindi, del proprio diritto di agire per la riscossione, si palesa del tutto inutile tentare la strada dell’annullamento d’ufficio; d) non considera il vuoto di tutela che si determinerebbe nel campo tributario, dove il legislatore (con una scelta che è stata ritenuta legittima da Corte Cost. n. 181/2017) non ha previsto né l'obbligo dell'Amministrazione finanziaria di adottare un provvedimento amministrativo espresso sull'istanza di sgravio proposta dal contribuente, né l'impugnabilità del silenzio tacito su tale istanza.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

La tesi per cui la prescrizione può essere dedotta solo in via di eccezione, con conseguente esclusione della possibilità di farla valere in via di azione, va disattesa, in quanto l’agire per eccezione altro non è se non un diverso modo di esercizio del medesimo diritto che il singolo ben può far valere per via di azione, sempre che sia accertata la reale sussistenza di un interesse ad agire. A questa ricostruzione non osta il disposto di cui all’art. 2938 c.c. secondo cui “il giudice non può rilevare d’ufficio la prescrizione non opposta”, in quanto la non rilevabilità d’ufficio da parte del Giudice della prescrizione non implica l’inammissibilità di un’azione in giudizio volta ad accertare il medesimo effetto, laddove l’art. 2939 c.c. nel prevedere che “la prescrizione può essere opposta dai creditori e da chiunque vi ha interesse, qualora la parte non la faccia valere” sembra ribadire che comunque non vi è alcun ostacolo a far valere la suddetta causa di estinzione del diritto, da chiunque abbia un interesse concreto ed attuale. In altre parole, ciò che rileva non è l’astratta ammissibilità di far valere in via d’azione l’eccezione di prescrizione, ma l’esistenza di un concreto ed attuale interesse ad agire da parte del debitore; per il che deve così concludersi: il fatto che l’estratto di ruolo attesti la permanente volontà dell’agente della riscossione di considerare quella cartella utile premessa per la futura azione esecutiva, legittima un’azione di accertamento negativo, basata su fatti estintivi successivi, quali l’intervenuta prescrizione del credito.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

Anche in tema di vendita immobiliare telematica, la legittimazione a valutare l’ammissibilità delle offerte di acquisto compete al giudice dell’esecuzione, o eventualmente al professionista delegato per le operazioni di vendita, ai sensi del combinato disposto degli artt. 572, comma primo, e 591-bis commi scondo e terzo c.p.c., con la conseguenza che competenze individuate sia in capo al gestore della vendita telematica di cui all'art. 2, comma uno, lett. d) del D.M. 26 febbraio 2015, n. 32  che in capo al responsabile dei servzi automatizzati del Ministero, o si aggiungono ad esse, oppure abbracciano versanti diversi da quelli riservati al Giudice dell'esecuzione, sicchè è illegittima l’esclusione di una offerta di acquisto telematica da parte del DGSIA per non conformità della estensione del relativo file a quello prescritto dalle specifiche tecniche di cui all’art. 26 del predetto D.M.

Tribunale, Larino, 8 marzo 2019 - est. D'Alonzo

 In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225, la facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro ivi contemplata ha natura speciale rispetto alla disposizione dell’art. 43 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, in ragione sia della previsione del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato “comunque su base convenzionale”, sia del tenore letterale e dell’origine storico-sistematica della disposizione di legge, con la conseguenza che la costituzione in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione a mezzo di avvocato del libero foro deve essere esaminata esclusivamente alla luce delle condizioni contemplate dalla norma speciale, tra le quali non figura la necessità – prescritta dall’art. 43, comma 4, del R.D. n. 1611 del 1933 – di una delibera specifica da inviare agli organi di controllo contenente l’indicazione delle ragioni per la deroga al patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato.

Tribunale, Napoli, 20 febbraio 2019 - est. Colandrea

A seguito della chiusura del procedimento di esecuzione forzata, è da escludere la possibilità di ottenere una modifica della distribuzione del ricavato della vendita mediante l' esperimento dell'azione di ripetizione di indebito da parte di un creditore nei confronti degli altri, in quanto la definizione di quel procedimento con l'approvazione del progetto di distribuzione senza contestazioni da parte dei creditori determina l'intangibilità della concreta ed effettiva distribuzione delle somme ricavate dalla vendita.

Cassazione civile, sez. VI, 13 febbraio 2019, n. 4263 - pres. Frasca, est. Tatangelo

La individuazione del prezzo di vendita è rimessa unicamente al giudice dell’esecuzione (art. 568 c.p.c.), il quale non è vincolato al prezzo di stima individuato dall’esperto stimatore, potendo, per converso, determinarlo valorizzando altri ed ulteriori circostanze di fatto (per esempio, la occupazione dell’immobile, anche temporanea, la più rapida allocazione del bene nel mercato, la ragionevole durata del processo esecutivo, la riduzione del valore di mercato per l’assenza della garanzia per vizi, lo stato d’uso e di manutenzione, lo stato di possesso).

Tribunale, Palermo, 25 gennaio 2019, n. 14728 - pres. Di Marco, est. Imperiale

Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione ha natura perentoria. Tale conclusione si giustifica in considerazione delle recente riforme riguardanti l’istituto. In particolare, pur in mancanza della espressa qualificazione del termine in questione come perentorio, l’interpretazione sistematica dell’impianto codicistico ove l’assegnazione si inserisce e la eterogeneità della stessa rispetto all’offerta di acquisto (mancanza di cauzione e irrevocabilità) portano a ritenere che il deposito anticipato (entro il termine a ritroso di dieci giorni prima della data dell'udienza fissata per la vendita) sia preordinato alla scopo di renderla conoscibile alla platea dei possibili offerenti, al duplice fine di evitare, da un canto, la lesione del diritto dell’offerente, altrimenti escluso, che voglia presentare una offerta c.d. minima e, dall’altro, di consentire allo stesso di valutare – con indubbi vantaggi per la procedura esecutiva – anche la presentazione di un’offerta pari o superiore al prezzo base in ragione della già depositata istanza di assegnazione.  

Tribunale, Palermo, 25 gennaio 2019, n. 14728 - pres. Di Marco, est. Imperiale

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