Giurisprudenza


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Dal principio della tara del ricavato e da quella di inerenza si può desumere la conseguenza che i crediti maturati in relazione alla gestione del bene possono essere soddisfatti in prededuzione con l’utilizzo di (ipotetici) fondi a disposizione della procedura (nella specie ricollegabili ai frutti civili prodotti dal bene pignorato), senza che la sopravvenuta improcedibilità dell’esecuzione (nella specie dovuta alla caducazione del titolo esecutivo) pregiudichi la stabilità di dette attribuzioni patrimoniali

Tribunale, Napoli Nord, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

La categoria della prededuzione si fonda sul principio di inerenza, in forza del quale le spese collegate alla custodia ed alla gestione del bene, della distribuzione del ricavato, vengono soddisfatte a preferenza dell’interesse alla cui realizzazione sono funzionali: a prescindere da un espresso riconoscimento normativo, se ne può affermare la rilevanza nel processo esecutivo in virtù del detto principio di inerenza, nonché della considerazione del compendio pignorato di un (seppure embrionale) patrimonio separato. Ne consegue che i costi prededuttivi sfuggono alla regola di cui all’art. 2916, n. 3, c.c. secondo cui, salvo espresse disposizioni di legge, i privilegi non riguardano mai i crediti sorti dopo il pignoramento; nel caso specifico, piuttosto che in virtù di una deroga a tale principio generale, la soddisfazione prioritaria di tali crediti avviene in considerazione del rilievo “procedurale” e non “sostanziale” di tali crediti.

Tribunale, Napoli Nord, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

Nel processo esecutivo il regime delle spese è governato non già dal principio della soccombenza ma dal principio c.d. della tara del ricavato; in base a tale principio, se il G.E. liquida somme dovute a titolo di spese, queste ultime vanno a gravare, in definitiva, sul ricavato dell’esecuzione; ricavato che può considerarsi composto, giusta la disposizione dell’art. 509 c.p.c., anche dalle rendite o proventi della cosa pignorata.

Tribunale, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

L’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui prevede che l’imposta sul valore aggiunto (i.v.a.) possa essere solamente dilazionata. Pertanto, in un quadro di generale falcidiabilità dei crediti tributari, chirografari e privilegiati, anche nell’ambito dell’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento è possibile prevedere una soddisfazione parziale, oltre che dilazionata, dell’i.v.a.  

Corte Costituzionale, 29 novembre 2019, n. 245 - presa. Lattanzi, est. Barbera

  L’esecutato non può essere ammesso, in via anticipata e provvisoria, al patrocinio a spese dello Stato nelle procedure esecutive, se non, oltre che per le opposizioni esecutive, in quei casi in cui la sua costituzione in giudizio si renda necessaria per avanzare un’istanza che possa essere preventivamente vagliata da parte dell’Ordine degli avvocati al fine di svolgere l’imprescindibile controllo-filtro di cui all’art. 126 d.P.R. 115/2002.

Tribunale, Verona, 27 novembre 2019 - est. A. Burti

In tema di difesa dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, quando la scelta tra il patrocinio dell’Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla Convenzione tra l’Agenzia e l’Avvocatura o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell’Agenzia a mezzo dell’una o dell’altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità.

Cassazione civile, sezioni unite, 19 novembre 2019, n. 30008 - pres. Mammone, est. De Stefano

Impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale ed al giudice di pace, per la rappresentanza e la difesa in giudizio, l’Agenzia delle Entrate - Riscossione si avvale: - dell’Avvocatura dello Stato nei casi previsti, come ad essa riservati dalla convenzione con questa intervenuta (fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi dell’art. 43, comma 4, r.d. 30 ottobre 1933, n. 1933, di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all’organo di vigilanza), oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici; ovvero, in alternativa e senza bisogno di formalità, né della delibera prevista dal richiamato art. 43, comma 4, r.d. cit., - di avvocati del libero foro – nel rispetto degli articoli 4 e 17 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi del comma 5 dell’art. 1 d.l. 22 ottobre 2016, n. 193 – in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all’Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio.

Cassazione civile, sezioni unite, 19 novembre 2019, n. 30008 - pres. Mammone, est. De Stefano

Il creditore garantito da ipoteca iscritta nei registri immobiliari anteriormente alla trascrizione della domanda giudiziale di usucapione del medesimo immobile è litisconsorte necessario nel giudizio di usucapione, con la conseguenza che la sentenza pronunciata all'esito di un giudizio al quale non sia stato posto nelle condizioni di partecipare è a lui inopponibile e potrà, semmai, essere prudentemente apprezzata quale mero elemento di prova dal giudice dell'opposizione di terzo ex art. 619 cod. proc. civ. promossa dall'usucapiente avverso l'espropriazione immobiliare del bene usucapito.

Cassazione civile, 13 novembre 2019, n. 29325 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

In tema di rapporti bancari, l’inserimento di una clausola “di salvaguardia”, in forza della quale l’eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. “tasso soglia” antiusura previsto dall’art. 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell’oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell’impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge. Conseguentemente, in caso di contestazione, spetterà alla banca, secondo le regole della responsabilità ex contractu, l’onere della prova di aver regolarmente adempiuto all’impegno assunto.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26286 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Per gli interessi convenzionali di mora, che hanno natura di clausola penale in quanto consistono nella liquidazione preventiva e forfettaria del danno da ritardato pagamento, trovano contemporanea applicazione l’art. 1815, secondo comma, cod. civ., che prevede la nullità della pattuizione che oltrepassi il “tasso soglia” che determina la presunzione assoluta di usurarietà, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996, e l’art. 1384 cod. civ., secondo cui il giudice può ridurre ad equità la penale il cui ammontare sia manifestamente eccessivo. Sono infatti diversi i presupposti e gli effetti, giacché nel secondo caso la valutazione di eccessività è rimessa all’apprezzamento del giudice (che solo in via indiretta ed eventuale può prendere a parametro di riferimento il T.E.G.M.) e, comunque, l’obbligazione di corrispondere gli interessi permane, sia pur nella minor misura ritenuta equa.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26286 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Nei rapporti bancari, anche gli interessi convenzionali di mora, al pari di quelli corrispettivi, sono soggetti all’applicazione della normativa antiusura, con la conseguenza che, laddove la loro misura oltrepassi il c.d. “tasso soglia” previsto dall’art. 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, si configura la cosiddetta usura c.d. “oggettiva” che determina la nullità della clausola ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, cod. civ. Non è di ostacolo la circostanza che le istruzioni della Banca d’Italia non prevedano l’inclusione degli interessi di mora nella rilevazione del T.E.G.M. (tasso effettivo globale medio), che costituisce la base sulla quale determinare il “tasso soglia”. Infatti, poiché la Banca d’Italia provvede comunque alla rilevazione della media dei tassi convenzionali di mora (solitamente costituiti da alcuni punti percentuali da aggiungere al tasso corrispettivo), è possibile individuare il “tasso soglia di mora” del semestre di riferimento, applicando a tale valore la maggiorazione prevista dall’art. 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996. Tuttavia, resta fermo che, dovendosi procedere ad una valutazione unitaria del saggio di interessi concretamente applicato – senza poter più distinguere, una volta che il cliente è stato costituito in mora, la “parte” corrispettiva da quella moratoria –, al fine di stabilire la misura oltre la quale si configura l’usura oggettiva, il “tasso soglia di mora” deve essere sommato al “tasso soglia” ordinario (analogamente a quanto previsto dalla sentenza delle Sezioni unite n. 16303 del 2018, in tema di commissione di massimo scoperto)”

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26286 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Nei rapporti bancari, gli interessi corrispettivi e quelli moratori contrattualmente previsti vengono percepiti ricorrendo presupposti diversi ed antitetici, giacché i primi costituiscono la controprestazione del mutuante e i secondi hanno natura di clausola penale, in quanto costituiscono una determinazione convenzionale preventiva del danno da inadempimento. Essi, pertanto, non si possono fra loro cumulare. Tuttavia, qualora il contratto preveda che il tasso degli interessi moratori sia determinato sommando al saggio degli interessi corrispettivi previsti dal rapporto un certo numero di punti percentuale, è al valore complessivo risultante da tale somma, non ai soli punti percentuali aggiuntivi, che occorre aver riguardo al fine di individuare il tasso degli interessi moratori effettivamente applicati.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26286 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Qualora il giudice dell’esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all’art. 616 cod. proc. civ. per l’introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 cod. proc. civ., chiedendo che in quella sede sia accertata l’insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l’opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., né il regolamento di competenza.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell’esecuzione – o il collegio adito in sede di reclamo ex artt. 624, secondo comma, e 669-terdecies cod. proc. civ. – sospenda l’esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell’opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all’art. 616 cod. proc. civ. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall’art. 624, terzo comma, cod. proc. civ., in quanto l’unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all’esecuzione già iniziata, il giudice dell’esecuzione, all’esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. civ., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacché un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell’art. 39, primo comma, cod. proc. civ. Il giudizio che le parti hanno l’onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l’opposizione a precetto.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Qualora siano contemporaneamente pendenti l’opposizione a precetto (art. 615, primo comma, cod. proc. civ.) e l’opposizione all’esecuzione già iniziata (art. 615, secondo comma, cod. proc. civ.) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente  esclusiva quanto all’adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l’opponente possa in astratto rivolgersi all’uno o all’altro giudice, una volta presentata l’istanza innanzi a quello con il potere “maggiore” (il giudice dell’opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell’esecuzione, neppure se l’altro non sia ancora pronunciato.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell’opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell’esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata, anche d’ufficio, dal giudice dell’esecuzione.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Il giudice dell’opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell’art. 615, primo comma, cod. proc. civ. (così come modificato dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull’istanza per effetto dell’attuazione del pignoramento o, comunque, dell’avvio dell’azione esecutiva, sicché l’ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 cod. proc. civ. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

L’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d’ufficio, ai sensi dell’art. 273 cod. proc. civ., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Sussiste litispendenza fra l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, quando le due azioni sono fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata, e sempreché le cause pendano innanzi a giudici diversi. Invece, nell’ipotesi – più probabile – in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, delle stesse se ne dovrà disporre la riunione, ai sensi dell’art. 273 cod. proc. civ.; ovvero, qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, bisognerà sospendere pregiudizialmente la seconda causa, ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ.

Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

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