Giurisprudenza


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L'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo previsto dall'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, avendo natura di ordinaria azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione, con la conseguenza che ad essa è applicabile la previsione di cui al combinato disposto dell'art. 144, primo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933, in forza del quale l'atto introduttivo del giudizio nei confronti di un'amministrazione dello Stato deve essere notificato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria competente, con esclusione della deroga prevista dagli artt. 6, comma 9, e 7, comma 8, del d.lgs. n. 150 del 2011, valevole solamente per í giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28528 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

Nelle opposizioni relative ad espropriazioni immobiliari contro il terzo proprietario ex artt. 602 ss. c.p.c., sussiste litisconsorzio necessario fra il debitore principale o diretto, il terzo proprietario esecutato e i creditori, essendo tutti interessati all'esatta determinazione del credito e perfino anche soltanto delle garanzie invocate.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28526 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

L'esecuzione forzata intrapresa sulla base di una ordinanza- ingiunzione per la riscossione di sanzioni amministrative, benché si svolga secondo le norme previste per l'esazione delle imposte dirette (in ragione del rinvio ad esse contenuto nell'art. 27, comma 1, della legge n. 689 del 1981), non è soggetta alla decadenza stabilita dall'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, per l'iscrizione a ruolo dei crediti tributari, ma soltanto alla prescrizione quinquennale dettata dall'art. 28 della citata legge n. 689 del 1981.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28529 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

La domanda di risarcimento del danno derivato dall'incauta trascrizione d'un pignoramento, ai sensi dell'art. 96, comma secondo, c.p.c., può essere proposta in via autonoma solo: (a) quando non sia stata proposta opposizione all'esecuzione, né poteva esserlo; (b) ovvero quando, proposta opposizione all'esecuzione, il danno patito dall'esecutato sia insorto successivamente alla definizione di tale giudizio, e sempre che si tratti di un danno nuovo ed autonomo, e non d'un mero aggravamento del pregiudizio già insorto prima della definizione del giudizio di opposizione all'esecuzione.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28527 - pres. Vivaldi, est. Rossetti

La sentenza con cui il giudice dell’opposizione agli atti esecutivi, oltre a confermare l’ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa della propria incompetenza per territorio, espressamente neghi l’applicabilità al processo esecutivo dell’istituto della translatio iudicii di cui all’art. 50 c.p.c., non deve essere impugnata col regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c., in quanto non è una sentenza che statuisca solo sulla competenza. Essa quindi può essere impugnata col regolamento facoltativo di competenza o col ricorso ordinario per cassazione.

Cassazione civile, sez. III, 24 ottobre 2018, n. 26935 - pres. De Stefano, est. Rossetti

L’atto introduttivo dell’opposizione esecutiva successiva all’inizio dell’esecuzione ( ex   artt. 615, comma 2, 617, comma 2, e 618, nonché 619, c.p.c.) che eventualmente si discosti dal modello legale (il quale richiede un ricorso direttamente rivolto al giudice dell’esecuzione, da depositarsi quindi nel fascicolo dell’esecuzione già pendente e non da iscriversi nel ruolo contenzioso civile) è nullo; la nullità resta sanata per raggiungimento dello scopo se l’atto sia depositato nel fascicolo dell’esecuzione e/o comunque pervenga nella sfera di conoscibilità del giudice dell’esecuzione, anche su disposizione del giudice, diverso da quello dell’esecuzione, che ne rilevi la suddetta nullità, o su richiesta della parte opponente; in tal caso, la sanatoria per raggiungimento dello scopo opera con effetto dalla data in cui sia emesso il provvedimento che dispone l’inserimento dell’atto nel fascicolo dell’esecuzione ovvero dalla data, se anteriore, in cui l’opponente richieda di procedersi in tal senso. Resta fermo peraltro che laddove il mancato tempestivo inserimento dell’atto nel fascicolo dell’esecuzione non sia imputabile alla parte opponente ma ad un errore della cancelleria, gli effetti della proposizione della domanda resteranno quelli del deposito dell’atto presso l’ufficio giudiziario, e dell’esecuzione tutti gli atti che siano oggettivamente interpretabili come diretti al giudice dell’esecuzione, indipendentemente dalla loro forma o dalla loro iscrizione a ruolo.

Cassazione civile, sez. III, 11 ottobre 2018, n. 25170 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

La preliminare fase sommaria delle opposizioni esecutive (successive all’inizio dell’esecuzione) davanti al giudice dell’esecuzione (ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617, comma 2, e 618, nonché 619, c.p.c.) è necessaria ed inderogabile, in quanto prevista non solo per la tutela degli interessi delle parti del giudizio di opposizione ma anche di tutte le parti del processo esecutivo e, soprattutto, in funzione di esigenze pubblicistiche, di economia processuale, di efficienza e regolarità del processo esecutivo e di deflazione del contenzioso ordinario; la sua omissione, come il suo irregolare svolgimento, laddove abbia impedito la regolare instaurazione del contraddittorio nell’ambito del processo esecutivo ed il preventivo esame dell’opposizione da parte del giudice dell’esecuzione – non solo in vista di eventuali richieste cautelari di parte, ma anche dell’eventuale esercizio dei suoi poteri officiosi diretti a regolare il corso dell’esecuzione – determina l’improponibilità della domanda di merito e l’improcedibilità del giudizio di opposizione a cognizione piena.

Cassazione civile, sez. III, 11 ottobre 2018, n. 25170 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Il creditore fondiario che agisca, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, nei confronti del debitore fallito, per ottenere l’attribuzione delle somme ricavate dalla vendita, deve – anche a prescindere dall’avvenuta costituzione del curatore nel processo esecutivo – documentare al giudice dell’esecuzione di avere proposto l’istanza di ammissione al passivo del fallimento e di avere ottenuto un provvedimento favorevole dagli organi della procedura. Qualora tale provvedimento non sia definitivo, gli effetti dell’attribuzione delle somme sono provvisori e potranno perdere efficacia in esito ai definitivi accertamenti operati nel prosieguo della procedura fallimentare.

Cassazione civile, Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Nell’ambito di procedura esecutiva individuale immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, il giudice dell’esecuzione deve effettuare la distribuzione provvisoria delle somme ricavate dalla vendita sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell’accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. La distribuzione così operata dal giudice dell’esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all’esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.

Cassazione civile, Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Nell’ambito di procedura esecutiva individuale immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, il giudice dell’esecuzione deve effettuare la distribuzione provvisoria delle somme ricavate dalla vendita sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell’accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. La distribuzione così operata dal giudice dell’esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all’esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.

Cassazione civile, Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Poiché normale epilogo del processo di espropriazione di beni indivisi è il giudizio di divisione endoesecutiva, la notificazione dell’ordinanza che dispone quest’ultimo o di altro atto ad essa equipollente – ivi incluso l’atto di citazione in giudizio, se dello stesso è stata onerata dal g.e. la parte interessata – è legittimamente eseguita al procuratore di uno dei litisconsorti del giudizio che si sia già costituito nel processo esecutivo, in quanto il relativo mandato, purché non lo abbia in concreto escluso in modo espresso ed univoco, deve reputarsi validamente conferito anche ai fini dell’espletamento della difesa del conferente nel corso di quel normale sviluppo.

Cassazione civile, Sez. III, 20 agosto 2018, n. 20817 - pres. ed est. De Stefano

La divisione endoesecutiva, in quanto esito normale del processo di espropriazione di beni indivisi, è ritualmente introdotta con la sola pronuncia dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione che la dispone, in esito all’udienza di cui all’art. 600 c.p.c., salva la necessità della notificazione della stessa agli interessati assenti. Ai fini della valida introduzione del giudizio di divisione endoesecutiva, dunque, non sono necessarie la separata notifica e l’iscrizione a ruolo di un distinto atto di citazione. Tuttavia, se il giudice dell’esecuzione onera una parte di provvedere alla notifica e alla iscrizione a ruolo di un apposito atto di citazione, qualora l’ordinanza non sia stata opposta dimostrandone la lesività di diritti di difesa, alla stessa va prestata ottemperanza.

Cassazione civile, Sez. III, 20 agosto 2018, n. 20817 - pres. ed est. De Stefano

Il giudizio di divisione endoesecutiva può essere ritualmente instaurato con la sola notificazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione che dispone procedersi alla divisione, a condizione che questa contenga tutti gli elementi – anche solo integrativi rispetto al pignoramento, che può essere richiamato per relationem – indispensabili per l’introduzione della domanda giudiziale, ossia: a) l’identificazione dell’oggetto, cioè del bene o dei beni immobili da dividere; b) i dati occorrenti per la trascrizione dell’ordinanza; c) l’indicazione dell’udienza di prima comparizione innanzi al giudice dell’esecuzione, funzionalmente competente quale giudice istruttore civile dell’ordinario giudizio di divisione; d) l’ordine di contestuale sospensione del processo esecutivo, come previsto dall’art. 601 c.p.c.; e) la fissazione del termine a comparire in sessanta giorni, secondo quanto previsto dall’art. 181 disp. att. c.p.c., norma speciale prevalente su quella generale di cui all’art. 163-bis c.p.c. Nel giudizio che segue, i termini a ritroso per le attività difensive di cui all’art. 167, comma 2, c.p.c. vanno conteggiati dalla data indicata in ordinanza e, qualora si ravvisi l’incompletezza dell’atto introduttivo del giudizio, se ne può disporre l’integrazione ai sensi dell’art. 164 c.p.c. All’iscrizione a ruolo della causa, costituente un adempimento meramente amministrativo, dovrà provvedere la parte più diligente in tempo utile per la celebrazione della prima udienza, anche in base alla sola ordinanza, ma senza che un’eventuale omissione possa condizionare  l’avvio del giudizio e salva ogni attività ufficiosa di recupero di quanto dovuto, anche a titolo di contributo unificato, nei confronti degli obbligati inadempienti.

Cassazione civile, Sez. III, 20 agosto 2018, n. 20817 - pres. ed est. De Stefano

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 57, comma 1, lett. a), del d.P.R. n. 602 del 1973 limitatamente alla parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c.

Corte Costituzionale, 31 maggio 2018, n. 114 - pres. Lattanzi, est. Amoroso

Nell’ambito della divisione endoesecutiva non è applicabile la sospensione del giudizio ad istanza di parte, ai sensi dell’art. 624-bis c.p.c., non essendo tale disposizione, propria del processo esecutivo, compatibile con il giudizio divisorio, il quale, pur essendo funzionalmente correlato al processo esecutivo, mantiene comunque la propria autonomia soggettiva ed oggettiva di giudizio di cognizione, in particolare sotto il profilo della disciplina processuale; nel caso di specie deve invece trovare applicazione la sospensione ex art. 296 c.p.c., propria del processo di cognizione.

Tribunale, Oristano, 15 maggio 2018 - est. G. Savona

Nell’ambito della conversione del pignoramento ex art. 495 c.p.c., ai fini della determinazione della durata della dilazione, deve tenersi conto dei seguenti elementi: a) l’entità del credito per il quale è incardinata l’esecuzione, da valutarsi sia in termini assoluti che in relazione alla capacità di pagamento dei debitori, desumibile dalle condizioni economiche e personali dei debitori; b) l’esistenza di specifiche esigenze di celere rientro del creditore, ove allegate. La genesi del credito – e nello specifico la circostanza che esso derivi anche da condanna della debitrice, all’esito di due gradi di giudizio, ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. – non può essere presa in considerazione ai fini della determinazione della durata della rateizzazione.

Tribunale, Oristano, 10 maggio 2018 - est. Savona

In caso di ricorso in opposizione avverso un atto di espropriazione posto in essere dall’agente di riscossione che attenga tanto a crediti tributari quanto a crediti non tributari, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari. Nelle restanti ipotesi, con particolare riferimento al dedotto vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti preesecutivi relativi a crediti tribuari, sussiste invece la giurisdizione del giudice tributario. Pertanto, qualora l’opposizione abbia contenuto misto, il giudice ordinario dovrà scindere i vari motivi di ricorso e modulare di conseguenza i suoi poteri di cognizione.

Cassazione civile, Sez. III, 20 aprile 2018, n. 9833 - pres. Vivaldi, est. Tatangelo

L'estinzione del processo esecutivo si determina esclusivamente nelle fattispecie tipiche indicate dalla legge, che configurano ipotesi di anticipata conclusione della procedura, per rinunzia o qualificata inattività delle parti, senza il raggiungimento del suo scopo tipico, che è la soddisfazione del creditore procedente per effetto dell'attribuzione dei beni pignorati o degli importi ricavati dall'attività finalizzata alla loro liquidazione. L'eventuale dichiarazione di "estinzione" pronunciata dal giudice dell'esecuzione contestualmente alla distribuzione finale del ricavato della vendita, oltre ad essere un provvedimento non necessario, in quanto non previsto espressamente dalla legge, costituisce quindi una improprietà terminologica, ma non è tale da mutare la sostanza del provvedimento che effettivamente chiude il processo esecutivo. Dunque, non risoccendo una fattispecie tipica di estinzione del processo esecutivo, non è applicabile il regime impugnatorio di cui all'art. 630 c.p.c., e l’eventuale provvedimento del giudice dell'esecuzione può essere impugnato esclusivamente ai sensi dell'art. 617 c.p.c

Cassazione civile, Sez. VI, 12 aprile 2018, n. 9175 - pres. Amendola, est. Tatangelo

Nel corso del giudizio di opposizione, il soddisfacimento del credito del procedente da parte di un terzo (sebbene esecutato), in presenza di creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo e in mancanza della dichiarazione di estinzione del processo esecutivo, non può far ritenere cessata la materia del contendere, in quanto permane l’interesse dell’opponente a conseguire l’eventuale dichiarazione di illegittimità degli atti esecutivi e la loro consequenziale caducazione.

Cassazione civile, Sez. III, 12 aprile 2018, n. 9060 - pres. Chiarini, est. Tatangelo

In sede di esecuzione di un’ordinanza di convalida di sfratto per morosità, la presenza di un soggetto ristretto in detenzione domiciliare presso l’immobile oggetto di rilascio non può costituire una circostanza ostativa all’esecuzione del titolo esecutivo. Nella fattispecie, il conflitto deve essere risolto mediante l’adozione da parte del giudice dell’esecuzione dei provvedimenti temporanei, disponendo che l’ufficiale giudiziario investa della questione il Pubblico Ministero, affinché questi formuli istanza al Tribunale di Sorveglianza per la revoca o la modifica della detenzione domiciliare.

Tribunale, Napoli, 30 marzo 2018 - est. Giugliano

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