Giurisprudenza


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Il mancato pagamento del contributo dovuto (non a norma dell'art. 18 bis, t.u.s.g., ma) del corrispettivo per la pubblicità suppletiva – come qualsiasi altra inoperatività del creditore – dà luogo, ai sensi dell’art. 630, comma 1, c.p.c., all'estinzione del processo esecutivo, con conseguente reclamabilità secondo l’art. 630, comma 3, c.p.c. dell’ordinanza che abbia dichiarato l'improcedibilità della procedura esecutiva.

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 23 giugno 2020, n. 492 - pres. De Marco, est. Lo Presti

In tema di espropriazione immobiliare, qualunque inerzia delle parti da cui derivi l’improseguibilità del processo deve essere ricondotta sotto l’art. 630, comma 1, c.p.c., che – secondo un’interpretazione logica e di sistema – costituisce la norma di chiusura delle fattispecie estintive del processo esecutivo, offrendo perciò copertura normativa anche alle cause di estinzione c.d. “atipica”. Ne consegue che l’ordinanza con cui è stata dichiarata l’estinzione “atipica” del processo esecutivo deve essere sempre reclamata ai sensi dell’art. 630, comma 3, c.p.c., secondo lo strumento di reazione processuale all’uopo previsto dal codice di rito avverso i provvedimenti estintivi – comunque denominati – del giudice dell’esecuzione.

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 23 giugno 2020, n. 492 - pres. De Marco, est. Lo Presti

In tema di espropriazione di crediti in danno delle pubbliche amministrazioni, per il combinato disposto degli artt. 26-bis e 413 c.p.c., che assegna all'art. 1 bis l. n. 720 del 1984, in quanto norma speciale, la portata di regola esclusiva d’individuazione della competenza per territorio, quest’ultima si radica in capo al giudice del luogo in cui il rapporto da dichiarare è localizzato poichè compiutamente gestito per il servizio di tesoreria a beneficio della debitrice esecutata. (Nella specie, il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Bergamo si è dichiarato territorialmente incompetente in favore di quello del Tribunale di Napoli, città ove l'agente della riscossione debitore disponeva in concreto, a fini di tesoreria, di un conto corrente presso l'istituto di credito terzo pignorato).

Tribunale, Bergamo, 18 giugno 2020 - est. Rossi Paolo

In base ad un'intepretazione logico-sistematica e per la prioritaria tutela della posizione dell'aggiudicatario, la sospensione dell'esecuzione prevista dall'art. 54-ter d.l. n. 18/2020 non trova applicazione ove sia già avvenuta l’aggiudicazione del bene.

Tribunale, Santa Maria Capua Vetere , 15 giugno 2020 - est. Mercurio

Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poiché una diminuzione delle garanzie è in sé causativa di un danno patrimoniale immediato ed attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito.

Cassazione civile, civile, sez. III, 15 giugno 2020, n. 11583 - pres. Travaglino, est. D'Arrigo

La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l’importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell’ipoteca mancante.

Cassazione civile, civile, sez. III, 15 giugno 2020 - pres. Travaglino, est. D'Arrigo

  L’art. 54- ter d.l. n. 18/2020 non trova applicazione ove sia già avvenuta l’aggiudicazione del bene, sicché l’adozione del decreto di trasferimento costituisce in questa evenienza atto dovuto. Difatti, per quanto l’interpretazione letterale di tale disposizione potrebbe condurre ad opposta conclusione, la stessa deve pur sempre essere letta nel contesto della disciplina codicistica dell’esecuzione forzata e dei principi generali che tale disciplina informano. In particolare, deve trovare applicazione l’art. 187- bis d.a. c.p.c.: se è vero che tale disposizione preserva l’aggiudicatario dalla eventuale estinzione (tipica o atipica) del processo esecutivo, a maggior ragione il suo acquisto è fatto salvo se la procedura è semplicemente sospesa, anche tenuto conto della dimensione pubblicistica degli interessi tutelati.

Tribunale, Napoli Nord, 5 giugno 2020 - est. Auletta

L’attuazione dei provvedimenti del G.E. può essere realizzata con l’ausilio della forza pubblica, secondo quanto previsto: 1) in via generale, dall’art. 68 c.p.c.; 2) in modo più specifico, dall’art. 14 del r.d. 30.1.1941, n. 12 (“Ordinamento giudiziario”), secondo cui “ogni giudice, nell’esercizio delle sue funzioni, può richiedere, quando occorre, l’intervento della forza pubblica e può prescrivere tutto ciò che è necessario per il sicuro e ordinato compimento degli atti ai quali procede”. L’assistenza della forza pubblica è doverosa tenuto conto, oltre che delle menzionate disposizioni, dei principi affermati dalla giurisprudenza in tema di effettività della tutela esecutiva. 

Tribunale, Napoli Nord, 4 giugno 2020 - est. Auletta

Laddove ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 54- ter , d.l. n. 18/2020, la sospensione non preclude il compimento degli atti conservativi, quali l’accesso da parte degli ausiliari, ed in specie del custode, purché compiuto con modalità idonee a tutelare la propria e l’altrui salute, tenuto conto della conferente disciplina nazionale e regionale. Tale affermazione ­è coerente con la ratio della norma in esame, che non è – specie nel corso della c.d. fase 2 dell’emergenza sanitaria – quella di consentire al debitore di isolarsi dal mondo esterno, quanto piuttosto quella di evitare che la progressione del processo esecutivo comporti l’espletamento di attività (quali la ricerca di una nuova sistemazione) che potrebbero concorrere alla diffusione del contagio; essa trova ulteriore conferma nell’art. 560 c.p.c., come novellato, che impone al G.E. di adottare anticipatamente l’ordine di liberazione dell’immobile oggetto di espropriazione, quantunque sia abitato dal debitore esecutato, a fronte della violazione, da parte di quest’ultimo, degli obblighi che la legge pone a suo carico; obblighi sul cui adempimento il custode è chiamato a vigilare. 

Tribunale, Napoli Nord, 4 giugno 2020 - est. Auletta

L’ordinanza ex art. 591- bis c.p.c. attribuisce al professionista delegato tutti i poteri di direzione – che già competono al Giudice dell’esecuzione – necessari al completo e sollecito svolgimento della porzione di attività giudiziaria delegata, a prescindere da una esplicita previsione, per preservare l’effettività e la funzione deflattiva della delega. Ne consegue che il professionista delegato, al quale sia stato devoluto il compito di curare gli adempimenti di cui agli artt. 570 e 576 c.p.c. (art. 591-bis, comma 3, n. 2, c.p.c.), dovendo procedere alla pubblicazione dell’avviso di vendita anche sul portale delle vendite telematiche ai sensi dell’art. 490 c.p.c., ha il potere di assegnare al creditore procedente e ai creditori eventualmente intervenuti un termine per il pagamento del contributo di cui all’art. 18-bis del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, la cui violazione integra la fattispecie estintiva di cui all’art. 631- bis c.p.c.

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 25 maggio 2020, n. 401 - pres. De Marco, est. Lo Presti

In materia di sospensione del processo esecutivo ai sensi dell’art. 54-ter d.l. n. 18/2020, conv. in l. n. 27/2020, la situazione abitativa presa in considerazione dalla disposizione deve esser venuta ad esistenza in data anteriore al pignoramento; depongono in questo senso: a) il tenore letterale della disposizione; b) la circostanza che è con il pignoramento che sorge il vincolo di devoluzione effettiva del patrimonio del debitore al soddisfacimento del creditore, essendo, quindi, inopponibili le situazioni cristallizzatesi dopo tale momento; c) l’interpretazione fornita riguardo all’art. 560 c.p.c., nella formulazione introdotta dal d.l. n. 135/2018, conv. in l. n. 12/2019.

Tribunale, Napoli Nord, 25 maggio 2020 - est. Auletta

I termini previsti dagli artt. 10 e 11 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, per l’adempimento da parte dell’OCC dell’onere di comunicazione della proposta di accordo e quello concesso ai creditori per il voto non hanno natura processuale né procedimentale e non sono soggetti alla sospensione straordinaria disposta dal d.l. 18/2020 e dal d.l. 23/2020.  

Tribunale, Catania, 21 maggio 2020 - est. Messina

L’art. 103, comma 6, d.l. n. 18/2020, conv. in l. n. 27/2020, che prevede la sospensione fino al 30.6.2020 (termine prorogato all’1.9.2020) dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili non trova applicazione con riferimento all’attuazione di ordini di liberazione a cura del custode ex art. 560 c.p.c.: si tratta infatti di norma di carattere eccezionale, insuscettibile di applicazione analogica.

Tribunale, Reggio Calabria, 15 maggio 2020 - est. Drago

L’art. 2923, comma 3, c.c. considera la locazione a canone vile automaticamente inopponibile ai terzi (aggiudicatario e creditori) senza necessità di esperire un giudizio di cognizione ordinario nell’ambito del quale dimostrare la sussistenza degli altri e più gravosi presupposti per la pronuncia ex art. 2901 c.c. La pattuizione di un canone incongruo comporta, infatti, di per sé la valutazione che le parti abbiano concluso un contratto pregiudizievole nella consapevolezza di arrecare un danno ai creditori del locatore: non occorre la statuizione del giudice di cognizione né la dimostrazione di quale fosse in concreto lo stato soggettivo dei contraenti. Stante la ratio della norma, la valutazione di congruità del canone va fatta risalire al momento in cui si manifesta quella volontà contrattuale che dà vita al rapporto negoziale pregiudizievole per gli interessi dei creditori e, quindi, in caso di successione di contratti di locazione, deve aversi riguardo al momento della rinnovazione del vincolo negoziale.

Tribunale, Verona, 13 maggio 2020 - est. Burti

L’art. 103, comma 6, d.l. n. 18/2020 non trova applicazione con riferimento all’attuazione dell’ordine di liberazione emesso ex art. 560 c.p.c. In tal senso depongono diversi argomenti: 1) il dato letterale, giacché l’art. 103, comma 6, c.p.c. fa riferimento alla “esecuzione” dei “provvedimenti di rilascio”, mentre l’ordine di liberazione viene attuato secondo una forma diversa da quella disciplinata dagli artt. 605 e ss. c.p.c.; 2) l’ordine di liberazione non viene necessariamente pronunciato dal G.E. come forma di anticipazione della tutela esecutiva spettante all’aggiudicatario, essendo diretto a realizzare interessi che pertengono a tutti i soggetti coinvolti nel processo esecutiva. Appare sotto questo profilo evidente la differenza rispetto ai procedimenti per consegna o rilascio: in quest’ultimo caso, vi è un rapporto processuale bilaterale tra creditore esecutante, che vanta il diritto alla consegna o al rilascio del bene, e la parte esecutata, soggetta al corrispondente obbligo; l’ordine di liberazione instaura invece un rapporto processuale multipolare tra colui che occupa il bene, i creditori, l’aggiudicatario (se vi è stata aggiudicazione) ed il custode, che deve attuarlo secondo le direttive impartite dal G.E.; 3) il legislatore dell’emergenza con una specifica disposizione collocata nell’art. 54- ter (inserito in sedei di conversione del d.l. n. 18/2020) si è occupato delle espropriazioni immobiliari prevedendone la sospensione per un periodo di sei mesi, ma ha al contempo limitato la sospensione alle sole procedure di espropriazione forzata aventi ad oggetto l’abitazione principale. Stante la diversa collocazione topografica delle norme è, quindi, coerente ritenere che l’art. 103, comma 6, sia previsto per le esecuzioni per rilascio e ad esse sole trovi applicazione, mentre la disciplina dell’espropriazione forzata avente ad oggetto immobili sia solo quella preveduta dall’art. 54- ter .

Tribunale, Verona, 13 maggio 2020 - est. Burti

Nel sistema del combinato disposto dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 e degli artt. 49 e ss. del d.P.R. n. 602 del 1973 ed in particolare dell'art. 57 di quest'ultimo, come emendato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, il discrimine fra giurisdizione tributaria e giurisdizione ordinaria in ordine all'attuazione della pretesa tributaria che si sia manifestata con un atto esecutivo va fissato nei termini seguenti: a) alla giurisdizione tributaria spetta la cognizione di ogni questione con cui si reagisce di fronte all'atto esecutivo adducendo fatti incidenti sulla pretesa tributaria che si assumano verificati e, dunque, rilevanti sul piano normativo, fino alla notificazione della cartella esattoriale o dell'intimazione di pagamento, se validamente avvenute, o fino al momento dell'atto esecutivo, qualora la notificazione sia mancata, sia avvenuta in modo inesistente o sia avvenuta in modo nullo, e ciò, tanto se si tratti di fatti inerenti ai profili di forma e di contenuto degli atti in cui è espressa la pretesa, quanto se si tratti di fatti inerenti all'esistenza ed al modo di essere di tale pretesa in senso sostanziale, cioè di fatti costitutivi, modificativi od impeditivi di essa (con l'avvertenza, in questo secondo caso, che, se dedotta una situazione di nullità, mancanza, inesistenza di detta notifica, essa non si assuma rilevante ai fini della verificazione del fatto dedotto); b) alla giurisdizione ordinaria spetta la cognizione delle questioni inerenti alla forma e dunque alla legittimità formale dell'atto esecutivo come tale, sia se esso fosse conseguito ad una valida notifica della cartella o dell'intimazione, non contestate come tali, sia se fosse conseguito in situazione di mancanza, inesistenza o nullità della notificazione di tali atti (non deducendosi come vizio dell'atto esecutivo tale situazione), nonché dei fatti incidenti sulla pretesa sostanziale tributaria azionata in excutivis successivi al momento della valida notifica della cartella o dell'intimazione, o successivi - nell'ipotesi di nullità, mancanza o inesistenza della detta notifica - all'atto esecutivo che avesse assunto la funzione di mezzo di conoscenza della cartella o dell'intimazione (e dunque avesse legittimato ad impugnarli davanti alla giurisdizione tributaria)  

Cassazione civile, sezioni unite, SS.UU., 14 aprile 2020, n. 7822 - pres. Mammone, est. Frasca

Nel caso di successione ereditaria oggetto di accettazione con beneficio d’inventario a cura di una pluralità di eredi, qualora uno degli eredi rinunci successivamente al suddetto beneficio, è legittima – pur in pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell’eredità beneficiata ai sensi dell’art. 503 cod. civ. – l’azione esecutiva promossa dal creditore particolare dell’erede rinunciante al beneficio, atteso che, da un lato, con siffatta rinuncia si determina la confusione dei patrimoni in relazione alla posizione del debitore-erede, nonché, dall’altro lato, i creditori dell’eredità beneficiata conservano una pluralità di strumenti a tutela delle proprie ragioni (e, segnatamente, la domanda per la separazione ex art. 512 cod. civ.; la facoltà di intervento nell’esecuzione promossa nei confronti dell’erede rinunciante al beneficio; l’azione revocatoria avverso la dichiarazione di rinuncia al beneficio).

Tribunale, Napoli, 24 marzo 2020 - est. Colandrea

L’adozione di una confisca, ancorché non definitiva, ex art. 44, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) può esser rilevata officiosamente dal G.E., trattandosi di accertamento inerente all’appartenenza del bene al debitore esecutato e all’assenza di cause di improcedibilità o temporanea improseguibilità dell’esecuzione, in quanto – data la natura e la funzione della confisca - viene in rilievo la tutela di interessi non particolari, ma generali.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Il criterio risolutivo dei conflitti tra una confisca non definitiva disposta ai sensi dell’art. 44, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) ed una procedura esecutiva riguardante il medesimo bene va individuato nell’ordine di priorità della iscrizione o trascrizione delle formalità pregiudizievoli.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Va esclusa la possibilità di applicare in via analogica le norme del Codice antimafia per difetto dell’eadem ratio con riguardo alle confische ex art. 44, d.p.r. n. 380 del 2001; piuttosto, il conflitto tra terzi creditori e pretesta statuale, determinato dall’insistenza sul medesimo bene di un sequestro penale ex art. 321 c.p.p. o di una confisca, ma non definitiva, e di un pignoramento, deve essere risolto qualificando l’acquisto in capo allo Stato come a titolo derivativo e non originario, con correlata salvezza dei diritti reali di garanzia vantati dai terzi e anteriori rispetto alla misura reale penale, in base al principio dell’ordo temporalis delle formalità pregiudizievoli, con l’importante temperamento della imprescindibile verifica della buona fede del terzo creditore in sede penale, accertamento da compiersi a ogni modo solo a seguito del provvedimento ablativo definitivo e che comunque interessa il profilo distributivo e non anche quello della vendibilità del bene.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

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