Giurisprudenza


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In sede di opposizione all’esecuzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione per il recupero di crediti di natura tributaria si deve ritenere che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, siano deducibili innanzi al G.E. i fatti estintivi dei suddetti crediti che non siano deducibili innanzi alle Commissioni tributarie. In particolare, quanto alla prescrizione, se è maturata dopo la notifica della cartella ma prima dell’avviso di mora, essa va dedotta in sede di impugnazione di tale atto (se conosciuto); se è maturata dopo l’avviso di mora, l’unica sede in cui tale fatto (estintivo del diritto di procedere in via esecutiva) potrà essere eccepito è l’opposizione all’esecuzione e l’inammissibilità di tale azione si tradurrebbe in un intollerabile vuoto di tutela (vuoto che, appunto, l’intervento manipolativo della Corte è diretto, evidentemente, a colmare).

Tribunale, Napoli Nord, 22 marzo 2019 - pres. Rabuano - est. Auletta

In materia di sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada, la c.d. opposizione a ruolo non è soggetta ad un termine di decadenza se il debitore intenda contestare non già la pretesa sanzionatoria, ma l’esistenza di un valido titolo esecutivo ovvero un fatto estintivo sopravvenuto. Ciò in quanto l’opposizione all’esecuzione (preventiva), ex art. 615, comma 1, c.p.c. non è sottoposta a termine di decadenza, sì che la notifica della cartella di pagamento se, per un verso, è certamente idonea ad interrompere il termine di prescrizione, per altro verso, non incide in alcun modo nel potere di reazione del debitore, il quale in ipotesi - fatte salve, ovviamente, le eventuali preclusioni derivanti dall’inosservanza del termine di cui all’art. 617 c.p.c. – potrebbe anche attendere l’esercizio dell’azione esecutiva per proporre opposizione.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

I principi affermati da Cass. S.U. n. 19704/2015, secondo cui il contribuente può impugnare nel termine di decadenza la cartella di cui sia venuto a conoscenza attraverso “estratto di ruolo” senza dover attendere la notifica dell’atto successivo, valgono solo in parte nel processo ordinario. Siccome quest’ultimo verte sul rapporto, per esso ben può ammettersi un’azione di accertamento negativo del credito volta alla rimozione di uno stato di incertezza oggettiva sull'esistenza del rapporto giuridico dedotto in causa. In altre parole, a differenza di quanto si verifica in sede tributaria, ciò che rileva nel processo ordinario, non è tanto la presenza di un atto, quanto lo stato di incertezza sull'esistenza del credito, che sia, però, suscettibile di arrecare concreto ed attuale pregiudizio.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

In materia di opposizione “a ruolo” l’opponente, il cui nominativo resta inserito nei ruoli esattoriali, ha interesse, tramite l’accertamento negativo del credito, ad impedire che la procedura di riscossione possa ulteriormente proseguire. Peraltro, dato che le condizioni dell’azione devono sussistere al momento della pronuncia (e non della domanda), con il che volendo intendere che ben sarà possibile la loro sopravvenienza in corso di giudizio, laddove l’Agente della Riscossione si costituisca contestando proprio il merito dell’intervenuta prescrizione, l’interesse ad agire in ipotesi mancante, si consolida in capo alla parte, non potendosi ignorare la sussistenza di un concreto interesse (di entrambe le parti) ad una pronuncia che faccia chiarezza sull’oggetto della lite.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

L’orientamento giurisprudenziale secondo cui “l'impugnazione diretta del ruolo esattoriale, da parte del debitore che chieda procedersi ad un accertamento negativo del credito dell'Amministrazione in esso risultante, è inammissibile per difetto di interesse, sempre che le cartelle esattoriali siano state regolarmente notificate, non prospettandosi tale accertamento come unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva della Amministrazione, alla quale, invece, il debitore può rivolgersi in via amministrativa, domandando l'eliminazione del credito in autotutela mediante il c.d. sgravio” (Cass. n. 22946/2016) non può essere seguito perché: a) presuppone un termine per proporre opposizione avverso la cartella (come, ad esempio nel processo tributario o in quello previdenziale) che, in realtà non è previsto dal legislatore per le infrazioni al codice della strada; b) non considera che la notifica della cartella si palesa del tutto irrilevante rispetto alla successiva inerzia dell’amministrazione e, quindi, rispetto all’eccezione di prescrizione sopravvenuta;  c) non si avvede che, laddove l’Agente della riscossione insista per l’accertamento giudiziale dell’esistenza del credito e, quindi, del proprio diritto di agire per la riscossione, si palesa del tutto inutile tentare la strada dell’annullamento d’ufficio; d) non considera il vuoto di tutela che si determinerebbe nel campo tributario, dove il legislatore (con una scelta che è stata ritenuta legittima da Corte Cost. n. 181/2017) non ha previsto né l'obbligo dell'Amministrazione finanziaria di adottare un provvedimento amministrativo espresso sull'istanza di sgravio proposta dal contribuente, né l'impugnabilità del silenzio tacito su tale istanza.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

La tesi per cui la prescrizione può essere dedotta solo in via di eccezione, con conseguente esclusione della possibilità di farla valere in via di azione, va disattesa, in quanto l’agire per eccezione altro non è se non un diverso modo di esercizio del medesimo diritto che il singolo ben può far valere per via di azione, sempre che sia accertata la reale sussistenza di un interesse ad agire. A questa ricostruzione non osta il disposto di cui all’art. 2938 c.c. secondo cui “il giudice non può rilevare d’ufficio la prescrizione non opposta”, in quanto la non rilevabilità d’ufficio da parte del Giudice della prescrizione non implica l’inammissibilità di un’azione in giudizio volta ad accertare il medesimo effetto, laddove l’art. 2939 c.c. nel prevedere che “la prescrizione può essere opposta dai creditori e da chiunque vi ha interesse, qualora la parte non la faccia valere” sembra ribadire che comunque non vi è alcun ostacolo a far valere la suddetta causa di estinzione del diritto, da chiunque abbia un interesse concreto ed attuale. In altre parole, ciò che rileva non è l’astratta ammissibilità di far valere in via d’azione l’eccezione di prescrizione, ma l’esistenza di un concreto ed attuale interesse ad agire da parte del debitore; per il che deve così concludersi: il fatto che l’estratto di ruolo attesti la permanente volontà dell’agente della riscossione di considerare quella cartella utile premessa per la futura azione esecutiva, legittima un’azione di accertamento negativo, basata su fatti estintivi successivi, quali l’intervenuta prescrizione del credito.

Tribunale, Napoli, 22 marzo 2019 - est. Di Lonardo

Anche in tema di vendita immobiliare telematica, la legittimazione a valutare l’ammissibilità delle offerte di acquisto compete al giudice dell’esecuzione, o eventualmente al professionista delegato per le operazioni di vendita, ai sensi del combinato disposto degli artt. 572, comma primo, e 591-bis commi scondo e terzo c.p.c., con la conseguenza che competenze individuate sia in capo al gestore della vendita telematica di cui all'art. 2, comma uno, lett. d) del D.M. 26 febbraio 2015, n. 32  che in capo al responsabile dei servzi automatizzati del Ministero, o si aggiungono ad esse, oppure abbracciano versanti diversi da quelli riservati al Giudice dell'esecuzione, sicchè è illegittima l’esclusione di una offerta di acquisto telematica da parte del DGSIA per non conformità della estensione del relativo file a quello prescritto dalle specifiche tecniche di cui all’art. 26 del predetto D.M.

Tribunale, Larino, 8 marzo 2019 - est. D'Alonzo

 In tema di rappresentanza tecnica in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione ai sensi dell’art. 1, comma 8, del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225, la facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro ivi contemplata ha natura speciale rispetto alla disposizione dell’art. 43 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, in ragione sia della previsione del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato “comunque su base convenzionale”, sia del tenore letterale e dell’origine storico-sistematica della disposizione di legge, con la conseguenza che la costituzione in giudizio di Agenzia delle Entrate Riscossione a mezzo di avvocato del libero foro deve essere esaminata esclusivamente alla luce delle condizioni contemplate dalla norma speciale, tra le quali non figura la necessità – prescritta dall’art. 43, comma 4, del R.D. n. 1611 del 1933 – di una delibera specifica da inviare agli organi di controllo contenente l’indicazione delle ragioni per la deroga al patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato.

Tribunale, Napoli, 20 febbraio 2019 - est. Colandrea

La individuazione del prezzo di vendita è rimessa unicamente al giudice dell’esecuzione (art. 568 c.p.c.), il quale non è vincolato al prezzo di stima individuato dall’esperto stimatore, potendo, per converso, determinarlo valorizzando altri ed ulteriori circostanze di fatto (per esempio, la occupazione dell’immobile, anche temporanea, la più rapida allocazione del bene nel mercato, la ragionevole durata del processo esecutivo, la riduzione del valore di mercato per l’assenza della garanzia per vizi, lo stato d’uso e di manutenzione, lo stato di possesso).

Tribunale, Palermo, 25 gennaio 2019, n. 14728 - pres. Di Marco, est. Imperiale

Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione ha natura perentoria. Tale conclusione si giustifica in considerazione delle recente riforme riguardanti l’istituto. In particolare, pur in mancanza della espressa qualificazione del termine in questione come perentorio, l’interpretazione sistematica dell’impianto codicistico ove l’assegnazione si inserisce e la eterogeneità della stessa rispetto all’offerta di acquisto (mancanza di cauzione e irrevocabilità) portano a ritenere che il deposito anticipato (entro il termine a ritroso di dieci giorni prima della data dell'udienza fissata per la vendita) sia preordinato alla scopo di renderla conoscibile alla platea dei possibili offerenti, al duplice fine di evitare, da un canto, la lesione del diritto dell’offerente, altrimenti escluso, che voglia presentare una offerta c.d. minima e, dall’altro, di consentire allo stesso di valutare – con indubbi vantaggi per la procedura esecutiva – anche la presentazione di un’offerta pari o superiore al prezzo base in ragione della già depositata istanza di assegnazione.  

Tribunale, Palermo, 25 gennaio 2019, n. 14728 - pres. Di Marco, est. Imperiale

In tema di vendita telematica, ove l'offerente dimostri di aver ritualmente inviato l'offerta di acquisto producendo in giudizio la ricevuta completa di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia, ai sensi dell'art. 14, comma primo, D.M. 26 febbraio 2015, n. 32, ma essa non risulti visibile al professionista delegato sul portale del gestore della vendita telematica, il giudice dell'esecuzione può disporre (ai sensi dell'art. 213 c.p.c.) che il Ministero della Giustizia, Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati trasmetta al Tribunale i dati ed il contenuto del messaggio inviato dall'offerente, unitamente agli allegati in esso presenti ed al documento testuale di cui all'art. 14, comma terzo, dm 32/2015 .      

Tribunale, Larino, 19 dicembre 2018 - est. D'Alonzo

L'esecuzione forzata intrapresa sulla base di una ordinanza- ingiunzione per la riscossione di sanzioni amministrative, benché si svolga secondo le norme previste per l'esazione delle imposte dirette (in ragione del rinvio ad esse contenuto nell'art. 27, comma 1, della legge n. 689 del 1981), non è soggetta alla decadenza stabilita dall'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, per l'iscrizione a ruolo dei crediti tributari, ma soltanto alla prescrizione quinquennale dettata dall'art. 28 della citata legge n. 689 del 1981.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28529 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

La domanda di risarcimento del danno derivato dall'incauta trascrizione d'un pignoramento, ai sensi dell'art. 96, comma secondo, c.p.c., può essere proposta in via autonoma solo: (a) quando non sia stata proposta opposizione all'esecuzione, né poteva esserlo; (b) ovvero quando, proposta opposizione all'esecuzione, il danno patito dall'esecutato sia insorto successivamente alla definizione di tale giudizio, e sempre che si tratti di un danno nuovo ed autonomo, e non d'un mero aggravamento del pregiudizio già insorto prima della definizione del giudizio di opposizione all'esecuzione.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28527 - pres. Vivaldi, est. Rossetti

Nelle opposizioni relative ad espropriazioni immobiliari contro il terzo proprietario ex artt. 602 ss. c.p.c., sussiste litisconsorzio necessario fra il debitore principale o diretto, il terzo proprietario esecutato e i creditori, essendo tutti interessati all'esatta determinazione del credito e perfino anche soltanto delle garanzie invocate.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28526 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

L'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo previsto dall'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, avendo natura di ordinaria azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione, con la conseguenza che ad essa è applicabile la previsione di cui al combinato disposto dell'art. 144, primo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933, in forza del quale l'atto introduttivo del giudizio nei confronti di un'amministrazione dello Stato deve essere notificato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria competente, con esclusione della deroga prevista dagli artt. 6, comma 9, e 7, comma 8, del d.lgs. n. 150 del 2011, valevole solamente per í giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada.

Cassazione civile, Sez. III, 8 novembre 2018, n. 28528 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

La sentenza con cui il giudice dell’opposizione agli atti esecutivi, oltre a confermare l’ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa della propria incompetenza per territorio, espressamente neghi l’applicabilità al processo esecutivo dell’istituto della translatio iudicii di cui all’art. 50 c.p.c., non deve essere impugnata col regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c., in quanto non è una sentenza che statuisca solo sulla competenza. Essa quindi può essere impugnata col regolamento facoltativo di competenza o col ricorso ordinario per cassazione.

Cassazione civile, sez. III, 24 ottobre 2018, n. 26935 - pres. De Stefano, est. Rossetti

L’atto introduttivo dell’opposizione esecutiva successiva all’inizio dell’esecuzione ( ex   artt. 615, comma 2, 617, comma 2, e 618, nonché 619, c.p.c.) che eventualmente si discosti dal modello legale (il quale richiede un ricorso direttamente rivolto al giudice dell’esecuzione, da depositarsi quindi nel fascicolo dell’esecuzione già pendente e non da iscriversi nel ruolo contenzioso civile) è nullo; la nullità resta sanata per raggiungimento dello scopo se l’atto sia depositato nel fascicolo dell’esecuzione e/o comunque pervenga nella sfera di conoscibilità del giudice dell’esecuzione, anche su disposizione del giudice, diverso da quello dell’esecuzione, che ne rilevi la suddetta nullità, o su richiesta della parte opponente; in tal caso, la sanatoria per raggiungimento dello scopo opera con effetto dalla data in cui sia emesso il provvedimento che dispone l’inserimento dell’atto nel fascicolo dell’esecuzione ovvero dalla data, se anteriore, in cui l’opponente richieda di procedersi in tal senso. Resta fermo peraltro che laddove il mancato tempestivo inserimento dell’atto nel fascicolo dell’esecuzione non sia imputabile alla parte opponente ma ad un errore della cancelleria, gli effetti della proposizione della domanda resteranno quelli del deposito dell’atto presso l’ufficio giudiziario, e dell’esecuzione tutti gli atti che siano oggettivamente interpretabili come diretti al giudice dell’esecuzione, indipendentemente dalla loro forma o dalla loro iscrizione a ruolo.

Cassazione civile, sez. III, 11 ottobre 2018, n. 25170 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

La preliminare fase sommaria delle opposizioni esecutive (successive all’inizio dell’esecuzione) davanti al giudice dell’esecuzione (ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617, comma 2, e 618, nonché 619, c.p.c.) è necessaria ed inderogabile, in quanto prevista non solo per la tutela degli interessi delle parti del giudizio di opposizione ma anche di tutte le parti del processo esecutivo e, soprattutto, in funzione di esigenze pubblicistiche, di economia processuale, di efficienza e regolarità del processo esecutivo e di deflazione del contenzioso ordinario; la sua omissione, come il suo irregolare svolgimento, laddove abbia impedito la regolare instaurazione del contraddittorio nell’ambito del processo esecutivo ed il preventivo esame dell’opposizione da parte del giudice dell’esecuzione – non solo in vista di eventuali richieste cautelari di parte, ma anche dell’eventuale esercizio dei suoi poteri officiosi diretti a regolare il corso dell’esecuzione – determina l’improponibilità della domanda di merito e l’improcedibilità del giudizio di opposizione a cognizione piena.

Cassazione civile, sez. III, 11 ottobre 2018, n. 25170 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Nell’ambito di procedura esecutiva individuale immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, il giudice dell’esecuzione deve effettuare la distribuzione provvisoria delle somme ricavate dalla vendita sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell’accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. La distribuzione così operata dal giudice dell’esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all’esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.

Cassazione civile, Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Nell’ambito di procedura esecutiva individuale immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, il giudice dell’esecuzione deve effettuare la distribuzione provvisoria delle somme ricavate dalla vendita sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell’accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. La distribuzione così operata dal giudice dell’esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all’esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.

Cassazione civile, Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

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