Giurisprudenza


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Nel regime dell'art. 560, sesto comma, c.p.c., come novellato dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, è tardiva e non può essere accolta l'istanza dell'aggiudicatario di emissione di ordine di liberazione del bene acquistato formulata dopo l'emissione del decreto di trasferimento.

Tribunale, Santa Maria Capua Vetere , 13 ottobre 2020 - est. Mercurio

Nel caso in cui sia presentata istanza di rinegoziazione del contratto di mutuo ex art 41-bis, l. n. 157/2019, la sospensione della procedura esecutiva non è un effetto automatico che scaturisce dalla mera presentazione dell’istanza, ma occorre il consenso del creditore procedente sia qualora l’istanza sia rivolta alla banca che ha intrapreso l’esecuzione forzata quale creditore procedente sia qualora il debitore faccia ricorso al finanziamento presso una banca terza.

Tribunale, Torre Annunziata, 29 settembre 2020 - est. Diana

Dalla definitività della sentenza di scioglimento della comunione – che, statuendo sulle attribuzioni ai condividenti, compone il complessivo assetto degli interessi delle parti – discende l’esigibilità dell’obbligazione di pagamento del conguaglio, senza che assuma rilievo, al fine di paralizzare la pretesa creditoria azionata dal creditore del conguaglio, l’erronea identificazione catastale dei beni componenti le porzioni assegnate.

Tribunale, Torre Annunziata, 23 settembre 2020 - est. Musi

Nel caso di impugnazione ai sensi dell’art. 617 c.p.c. del provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiara la chiusura anticipata del processo, il rigetto della domanda volta ad ottenere i provvedimenti ex art. 618 c.p.c., all’esito della fase sommaria, con ordinanza non reclamata, non preclude la cancellazione della trascrizione del pignoramento pur quando penda la fase di merito, non potendosi applicare per analogia il disposto dell’art. 624, comma 3, c.p.c.  

Tribunale, Foggia, 16 settembre 2020 - pres. Modarelli, est. Palagano

Il termine per il versamento del saldo prezzo non è soggetto a sospensione feriale. Militano in questo senso i seguenti argomenti: a) il versamento del saldo prezzo costituisce attività essenzialmente rimessa ad un terzo, onde non si ravvisa la necessità di assicurare a tale soggetto un periodo di sospensione previsto dalla legge ad altri fini; b) il termine in questione non ha natura processuale, dato che i termini processuali sono quelli che disciplinano gli atti del processo al fine del regolare e corretto esercizio dell’attività giurisdizionale, laddove, nel caso di specie, viene in rilievo un’attività materiale compiuta da un terzo. Se l’ordinanza di vendita prevede che il termine non sia soggetto a sospensione feriale, la suddetta conclusione appare a maggior ragione necessitata, atteso che va garantita la parità delle condizioni tra gli interessati alla vendita e la loro immutabilità, avuto riguardo alle previsioni della lex specialis del procedimento liquidatorio.

Tribunale, Torre Annunziata, 24 luglio 2020 - est. Diana

L’aggiudicatario che intenda ottenere una riforma del provvedimento del giudice dell’esecuzione può avvalersi della richiesta di revoca di cui all’art. 487 c.p.c. e/o dell’opposizione ex art. 617 c.p.c., mezzo di impugnazione che compete anche a tale soggetto sebbene non propriamente “parte” del processo esecutivo e che deve essere impiegato entro il termine decadenziale prescritto dalla norma; ne consegue che – una volta che il giudice abbia respinto una prima richiesta di revoca o modifica di un proprio provvedimento senza che l’aggiudicatario abbia proposto opposizione agli atti esecutivi – è inammissibile la reiterazione della medesima istanza ai sensi dell’art. 487 c.p.c., poiché la situazione processuale determinata dal provvedimento, la cui revoca è stata rifiutata, si è già consolidata per effetto della mancata opposizione.

Tribunale, Bari, 24 luglio 2020 - est. Cutolo

L’art. 103, comma 6, d.l. n. 18 del 2020, come modificato dall’art. 17 bis , comma 1, d.l. n. 34 del 2020, n. 34, convertito dalla l. n. 77 del 2020, secondo cui « l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 31 dicembre 2020 », non si applica all’attuazione dell'ordine di liberazione emesso ex art. 560 c.p.c., sia perché la rubrica del sopravvenuto art. 17 bis cit. fa espresso riferimento alla « proroga della sospensione dell’esecuzione degli sfratti di immobili ad uso abitativo e non abitativo », con formulazione più tecnica rispetto alla dizione originaria, riguardante la “ Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza ” e – genericamente – il « rilascio » degli immobili, sia perché la lettura costituzionalmente orientata della disposizione impone di evitare un irragionevole squilibrio tra l’interesse dell’esecutato e quello dell’aggiudicatario (preminente, anche ex art. 187 bis disp. att. c.p.c.), il quale sarebbe fortemente ed eccessivamente pregiudicato da un rinvio della liberazione a data successiva al 31 dicembre 2020.  

Tribunale, Bari, 24 luglio 2020 - est. Cutolo

L’art. 632, comma 2, c.p.c., secondo cui in caso di estinzione del processo esecutivo dopo l’aggiudicazione o l’assegnazione le somme ricavate dall’esecuzione vanno restituite al debitore, pur essendo dettato con specifico riferimento alla c.d. estinzione tipica del processo esecutivo, può ritenersi applicabile anche alle ipotesi di chiusura anticipata del processo esecutivo, atteso che, sotto tale profilo, in entrambi i casi di verifica un analogo effetto di caducazione di tutta la procedura esecutiva, che travolge, con effetti retroattivi, l’atto di pignoramento e tutti i suoi effetti. Tale conclusione vale anche laddove l’improseguibilità consegua alla mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento: in questo caso, il venir meno della procedura nella sua interezza ha come conseguenza quella per cui il creditore – che ha perso la qualità di creditore pignorante per via della caducazione del processo esecutivo e degli effetti del pignoramento – non ha alcun titolo per chiedere la distribuzione delle somme realizzate attraverso la procedura medesima (nella specie le somme incamerate a titolo di cauzione a fronte dell’intervenuta decadenza dell’aggiudicatario, ascrivibili al ricavato dell’esecuzione ex art. 509 c.p.c.).  

Tribunale, Verona, 17 luglio 2020 - est. Burti

In caso di declaratoria di improseguibilità dell’esecuzione, la cauzione trattenuta a fronte della intervenuta decadenza dell’aggiudicatario va restituita al debitore esecutato. Difatti, la disposizione che prevede l’incameramento della cauzione a titolo di multa, in caso di decadenza dell’aggiudicatario, ha una chiara funzione sanzionatoria; funzione che sarebbe frustrata ove le somme in questione fossero, in caso di improseguibilità dell’esecuzione, restituite all’aggiudicatario stesso. D’altro canto, ai sensi dell’art. 632, comma 2, c.p.c., in caso di estinzione del processo avvenuta dopo l’aggiudicazione (o l’assegnazione), le somme ricavate dalla vendita coattiva (o l’assegnazione) del bene pignorato devono essere restituite al debitore.

Tribunale, Verona, 17 luglio 2020 - est. Burti

L’art. 83, d.l. n. 18/2020 (conv. con modifiche in l. n. 27/2020), nel prevedere la possibilità di svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante lo scambio e il deposito telematico di note scritte (c.d. trattazione cartolare), non condiziona l’utilizzabilità di tale modello alla complessità delle questioni giuridiche da trattare. La necessità (rectius opportunità) di prevedere una integrazione di contraddittorio (in forma scritta o anche mediante rinvio ad udienza fisica) si potrebbe ipotizzare ove una questione dirimente - ai fini del provvedimento del giudice da emettersi all’esito dell’udienza cartolare – emerga dallo scritto di una delle parti, su cui l’altra non abbia potuto contraddire, oppure ove il giudice ritenga opportuno chiedere chiarimenti su qualche punto (emerso dagli scritti) ad uno o più dei difensori delle parti (o addirittura alle parti stesse).

Tribunale, Napoli, 13 luglio 2020 - est. Russo

L'art. 117, comma 4, d.l. n. 34/2020, data la natura temporanea dei suoi effetti, esprime un ragionevole bilanciamento di interessi tra l'esigenza di assicurare la disponibilità di risorse liquide in capo agli enti del Servizio sanitario nazionale e quella di tutelare i creditori che vantino, nei riguardi di tali enti, un diritto certo, liquido ed esigibile

Tribunale, Napoli, 13 luglio 2020 - est. Russo

L’art. 117, comma 4, d.l. n. 34/2020 (conv. in l. n. 77/2020) individua una vera e propria condizione di procedibilità (o proseguibilità), la cui mancanza inibisce tout court ed in via definitiva l’inizio o la prosecuzione delle procedure esecutive intraprese nei confronti di enti del Servizio sanitario nazionale instaurate dopo l’entrata in vigore della norma o a quella data pendenti. Depongono in questo senso sia argomenti letterali (non essendo prevista alcuna possibilità di riattivazione della procedura) sia la ratio della disposizione, come indicata nel relativo incipit (“al fine di far fronte alle  esigenze  straordinarie  ed  urgenti derivanti dalla diffusione del COVID-19  nonché  per  assicurare  al Servizio  sanitario   nazionale   la   liquidità  necessaria   allo svolgimento delle attività legate alla citata emergenza […]”): appare chiaro, infatti, che tale finalità possa essere realizzata solo attraverso la liberazione definitiva delle somme vincolate, somme che, diversamente opinando, comunque - sebbene non assegnate -  resterebbero vincolate alla soddisfazione dei crediti per cui sono stati compiuti pignoramenti presso il tesoriere dell’ente sanitario.

Tribunale, Napoli, 13 luglio 2020 - est. Russo

La conversione del pignoramento, se da un lato rappresenta uno strumento a vantaggio del debitore, al quale è consentito di liberare i beni staggiti sostituendovi una somma di denaro, dall'altro deve assicurare il soddisfacimento dell'intero credito per cui si procede (nonché degli eventuali interventori) ed il recupero delle spese sostenute, senza esporre il ceto creditorio al rischio che il ricavato della vendita possa risultare insufficiente a coprire integralmente le rispettive pretese. Dunque, qualora il terzo pignorato - anche debitore esecutato - parametri l'istanza di conversione alla somma corrispondete al proprio debito, e non, invece, all'intero importo del credito per cui si procede, l'istanza ex art. 495 c.p.c. si palesa inammissibile, in quanto destinata, per scelta del soggetto passivo dell'esecuzione, a non soddisfare l'intero credito.

Tribunale, Torre Annunziata, 26 giugno 2020 - est. Musi

Il mancato pagamento del contributo dovuto (non a norma dell'art. 18 bis, t.u.s.g., ma) del corrispettivo per la pubblicità suppletiva – come qualsiasi altra inoperatività del creditore – dà luogo, ai sensi dell’art. 630, comma 1, c.p.c., all'estinzione del processo esecutivo, con conseguente reclamabilità secondo l’art. 630, comma 3, c.p.c. dell’ordinanza che abbia dichiarato l'improcedibilità della procedura esecutiva.

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 23 giugno 2020, n. 492 - pres. De Marco, est. Lo Presti

In tema di espropriazione immobiliare, qualunque inerzia delle parti da cui derivi l’improseguibilità del processo deve essere ricondotta sotto l’art. 630, comma 1, c.p.c., che – secondo un’interpretazione logica e di sistema – costituisce la norma di chiusura delle fattispecie estintive del processo esecutivo, offrendo perciò copertura normativa anche alle cause di estinzione c.d. “atipica”. Ne consegue che l’ordinanza con cui è stata dichiarata l’estinzione “atipica” del processo esecutivo deve essere sempre reclamata ai sensi dell’art. 630, comma 3, c.p.c., secondo lo strumento di reazione processuale all’uopo previsto dal codice di rito avverso i provvedimenti estintivi – comunque denominati – del giudice dell’esecuzione.

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 23 giugno 2020, n. 492 - pres. De Marco, est. Lo Presti

L’opposizione preventiva e quella successiva all’esecuzione fondate sui medesimi motivi hanno lo stesso petitum , che va identificato con l’accertamento negativo del diritto di procedere in via esecutiva così come “preannunciato”, in concreto, nell’atto di precetto. Ne consegue che l’istanza di sospensione rivolta al G.E. e fondata sui medesimi motivi su cui si basa l’opposizione “a precetto” già pendente, nel cui ambito sia stata chiesta la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, va dichiarata inammissibile; inoltre, non devono essere assegnati i termini per l’introduzione del giudizio di merito. Il provvedimento del G.E. che statuisca, nel merito, sulla predetta istanza di sospensione non può essere reclamato, dovendo essere impugnato con il predetto rimedio il provvedimento con cui il giudice dell’opposizione preventiva si sia pronunciato sulla richiesta ex art. 615, comma 1, c.p.c.  

Tribunale, Napoli Nord, 22 giugno 2020 - pres. Cirma, est. Auletta

In tema di espropriazione di crediti in danno delle pubbliche amministrazioni, per il combinato disposto degli artt. 26-bis e 413 c.p.c., che assegna all'art. 1 bis l. n. 720 del 1984, in quanto norma speciale, la portata di regola esclusiva d’individuazione della competenza per territorio, quest’ultima si radica in capo al giudice del luogo in cui il rapporto da dichiarare è localizzato poichè compiutamente gestito per il servizio di tesoreria a beneficio della debitrice esecutata. (Nella specie, il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Bergamo si è dichiarato territorialmente incompetente in favore di quello del Tribunale di Napoli, città ove l'agente della riscossione debitore disponeva in concreto, a fini di tesoreria, di un conto corrente presso l'istituto di credito terzo pignorato).

Tribunale, Bergamo, 18 giugno 2020 - est. Rossi Paolo

In base ad un'intepretazione logico-sistematica e per la prioritaria tutela della posizione dell'aggiudicatario, la sospensione dell'esecuzione prevista dall'art. 54-ter d.l. n. 18/2020 non trova applicazione ove sia già avvenuta l’aggiudicazione del bene.

Tribunale, Santa Maria Capua Vetere , 15 giugno 2020 - est. Mercurio

Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poiché una diminuzione delle garanzie è in sé causativa di un danno patrimoniale immediato ed attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito.

Cassazione civile, civile, sez. III, 15 giugno 2020, n. 11583 - pres. Travaglino, est. D'Arrigo

La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l’importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell’ipoteca mancante.

Cassazione civile, civile, sez. III, 15 giugno 2020 - pres. Travaglino, est. D'Arrigo

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