Giurisprudenza


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Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami sul medesimo (tra cui i pignoramenti e le ipoteche), determina il trasferimento del diritto oggetto della procedura espropriativa libero da quei pesi e quindi la contestuale estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio – Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione immediatamente, in ogni caso indipendentemente dal decorso del termine di proponibilità delle opposizioni esecutive a norma dell’art. 617 c.p.c.

Cassazione civile, sezioni unite, 14 dicembre 2020, n. 28387 - pres. Di Iasi, est. De Stefano

La confisca penale prevale sull’espropriazione forzata civile solamente nei casi regolati dal d.lgs. 159 del 2011 o di ipotesi che ad esso esplicitamente rinviano (come l’art. 104-bis disp. att. cod. proc. pen.): in tal caso i terzi di buona fede potranno ottenere tutela delle loro ragioni solo nell’ambito del procedimento di prevenzione o di esecuzione penale. Nelle restanti ipotesi i rapporti tra le varie tipologie di confisca (diverse da quelle del d.lgs. 159/11 o ad esse espressamente equiparate) e le procedure esecutive civili sono regolati dal principio generale della successione temporale delle formalità nei pubblici registri. Consegue che, ai sensi dell’art. 2915 cod. civ., l’opponibilità del vincolo penale al terzo aggiudicatario dipende dall’anteriorità della trascrizione del sequestro, ai sensi dell’art. 104 disp. att. cod. proc. pen., rispetto al pignoramento immobiliare. Se la trascrizione del sequestro è successiva, il bene deve ritenersi acquisito dal terzo pleno iure , con conseguente impossibilità della posteriore confisca.

Cassazione civile, 10 dicembre 2020, n. 28242 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

In tema di costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, la facoltà di derogare al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, per avvalersi dell'opera di liberi professionisti, è subordinata all'adozione di una specifica e motivata deliberazione dell'ente, la cui mancanza determina la nullità del mandato alle liti, non rilevando che esso sia stato conferito con le modalità prescritte dal regolamento o dallo statuto dell'ente, fonti di rango secondario insuscettibili di derogare alla legislazione primaria, come interpretata dalle Sezioni unite con la sentenza n. 30008 del 2019.

Cassazione civile, 20 novembre 2020, n. 26531 - pres. De Stefano, est. Olivieri

Il ruolo e la cartella assumono la duplice funzione di titolo esecutivo e di precetto unicamente per le entrate c.d. “di diritto pubblico”, mentre per le entrate di natura privatistica l’ente è onerato di munirsi di un autonomo titolo esecutivo ( ex art. 21 D.Lgs. n. 46 del 1999), rispetto al quale il ruolo e la cartella di pagamento, successivamente formati, sono equipollenti dell’atto di precetto.

Tribunale, Torre Annunziata, 7 novembre 2020 - est. Musi

La procedura di riscossione coattiva può essere legittimamente svolta nei confronti del garante del debitore principale, purché sia fondata, ex art. 474 c.p.c., su un autonomo titolo esecutivo, che non può essere costituito dal negozio di fideiussione, salva l’ipotesi in cui lo stessa assuma la forma di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata.

Tribunale, Torre Annunziata, 7 novembre 2020 - est. Musi

Il recupero dei crediti nascenti da finanziamenti erogati ai sensi del d.lgs 123/1998 avviene mediante iscrizione a ruolo, tanto nei confronti del debitore principale quanto nei confronti del garante, sicché anche al fideiussore è applicabile lo speciale procedimento di riscossione, purché sussista nei suoi confronti l’indispensabile presupposto del titolo esecutivo.

Tribunale, Torre Annunziata, 7 novembre 2020 - est. Musi

È inammissibile per carenza di interesse ex art. 100 c.p.c. la domanda proposta per vedere dichiarata la prescrizione di un credito della cui esistenza l’attore assuma di esser venuto a conoscenza a seguito di “estratto di ruolo”, laddove, essendo emersa in giudizio la rituale notifica della cartella di pagamento, non sia stata frattanto posta in essere alcuna ulteriore attività da parte dell’Agente della riscossione; si ammetterebbe, altrimenti opinando, una azione di accertamento “pura”, svincolata dal vanto dell’altrui pretesa.

Tribunale, Napoli Nord, 20 ottobre 2020 - est. Auletta

In sede di “impugnazione” dell’estratto di ruolo per crediti extratributari, la circostanza che vi sia stata la rituale notifica della cartella di pagamento può emergere, anche a seguito di rilievo officioso del giudice, in ogni stato e grado del procedimento: pertanto, se l’Agente della riscossione produce la relata di notifica per la prima volta in appello non viene in rilievo il divieto di nova di cui all’art. 345 c.p.c., trattandosi, piuttosto, della verifica della sussistenza di una condizione dell’azione.  

Tribunale, Napoli Nord, 20 ottobre 2020 - est. Auletta

Nel regime dell'art. 560, sesto comma, c.p.c., come novellato dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, è tardiva e non può essere accolta l'istanza dell'aggiudicatario di emissione di ordine di liberazione del bene acquistato formulata dopo l'emissione del decreto di trasferimento.

Tribunale, Santa Maria Capua Vetere , 13 ottobre 2020 - est. Mercurio

La sospensione della procedura esecutiva pendente, disposta ai sensi dell’art. 10, comma, legge n. 3 del 2012, va ricondotta al genus delle sospensioni necessarie o previste dalla legge, sicché, una volta fissata l’udienza prevista dalla citata norma con decreto (divenuto definitivo) del giudice delegato, il giudice dell’esecuzione deve dichiarare, ex art. 623 c.p.c., la temporanea improseguibilità del processo, senza che gli spetti alcuna valutazione discrezionale, dovendo anzi limitarsi ad una mera presa d’atto dell’evento esterno incidente sull’esecuzione.

Tribunale, Torre Annunziata, 30 settembre 2020 - est. Musi

Nel caso in cui sia presentata istanza di rinegoziazione del contratto di mutuo ex art 41-bis, l. n. 157/2019, la sospensione della procedura esecutiva non è un effetto automatico che scaturisce dalla mera presentazione dell’istanza, ma occorre il consenso del creditore procedente sia qualora l’istanza sia rivolta alla banca che ha intrapreso l’esecuzione forzata quale creditore procedente sia qualora il debitore faccia ricorso al finanziamento presso una banca terza.

Tribunale, Torre Annunziata, 29 settembre 2020 - est. Diana

Dalla definitività della sentenza di scioglimento della comunione – che, statuendo sulle attribuzioni ai condividenti, compone il complessivo assetto degli interessi delle parti – discende l’esigibilità dell’obbligazione di pagamento del conguaglio, senza che assuma rilievo, al fine di paralizzare la pretesa creditoria azionata dal creditore del conguaglio, l’erronea identificazione catastale dei beni componenti le porzioni assegnate.

Tribunale, Torre Annunziata, 23 settembre 2020 - est. Musi

Nelle controversie relative alla spettanza e alla misura degli interessi moratori, l'onere della prova, ai sensi dell'art. 2697 c.c., si atteggia nel senso che il debitore che intenda dimostrare l'entità usuraria degli stessi è tenuto a dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale relativa agli interessi moratori e quelli applicati in concreto, l'eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato e gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento, mentre la controparte dovrà allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell'altrui diritto.

Cassazione civile, sezioni unite, 18 settembre 2020, n. 19597 - pres. Mammone, est. Nazzicone

La disciplina antiusura, essendo volta a sanzionare la promessa di qualsivoglia somma usuraria dovuta in relazione al contratto, si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell'ambito del Tasso effettivo globale medio (T.e.g.m.) non preclude l'applicazione dei decreti ministeriali di cui all'art. 2, comma 1, della l. n. 108 del 1996, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali; ne consegue che, in quest'ultimo caso, il tasso-soglia sarà dato dal T.e.g.m., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l'aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dal quarto comma dell'art. 2 sopra citato, mentre invece, laddove i decreti ministeriali non rechino l'indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il Tasso effettivo globale (T.e.g.) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il T.e.g.m. così come rilevato nei suddetti decreti. Dall'accertamento dell'usurarietà discende l'applicazione dell'art. 1815, comma 2, c.c., di modo che gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell'art. 1224, comma 1, c.c.; nei contratti conclusi con i consumatori è altresì applicabile la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f, e 36, comma 1, del d.lgs. n. 206 del 2005 (codice del consumo), essendo rimessa all'interessato la scelta di far valere l'uno o l'altro rimedio.

Cassazione civile, sezioni unite, 18 settembre 2020, n. 19597 - pres. Mammone, est. Nazzicone

Nel caso di impugnazione ai sensi dell’art. 617 c.p.c. del provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiara la chiusura anticipata del processo, il rigetto della domanda volta ad ottenere i provvedimenti ex art. 618 c.p.c., all’esito della fase sommaria, con ordinanza non reclamata, non preclude la cancellazione della trascrizione del pignoramento pur quando penda la fase di merito, non potendosi applicare per analogia il disposto dell’art. 624, comma 3, c.p.c.  

Tribunale, Foggia, 16 settembre 2020 - pres. Modarelli, est. Palagano

In tema di espropriazione forzata nei confronti degli enti locali avente ad oggetto somme giacenti presso il tesoriere, il creditore procedente che intenda far valere l'inefficacia del vincolo di destinazione ha l'onere di allegare gli specifici pagamenti per debiti estranei eseguiti successivamente alla delibera, mentre, in base al principio della vicinanza della prova, spetta all'ente locale provare che tali pagamenti sono stati eseguiti in base a mandati emessi nel rispetto del dovuto ordine cronologico. (Principio ribadito dalla S.C. la quale ha cassato con rinvio la decisione di merito che, nel rigettare l'pposizione agli atti esecutivi proposta dal creditore procedente per carenza di prova, lo aveva erroneamente gravato dell'onere probatorio in ordine al rispetto dell'ordine cronologico dei mandati di pagamento gravante sull'ente).

Cassazione civile, 15 settembre 2020, n. 19103 - pres. Amendola, est. D'Arrigo

  In tema di pignoramento immobiliare, l'erronea indicazione dei dati catastali dell'immobile pignorato non dà luogo a nullità dell'atto nella misura in cui tale errore non determina incertezza assoluta circa l'identificazione dell'oggetto della vendita forzata, essendo stato tempestivamente rilevato dal giudice dell'esecuzione o dai suoi ausiliari e corretto nella perizia di stima ovvero nell'avviso di vendita.

Cassazione civile, 15 settembre 2020, n. 19123 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

Ai sensi dell'art. 512 c.p.c., tutte le controversie distributive vanno introdotte e trattate nelle forme di cui all'art. 617 c.p.c., a prescindere dalla circostanza che la "causa petendi" sia costituita dalla denuncia di vizi formali del titolo esecutivo di uno dei creditori partecipanti alla distribuzione ovvero da qualsiasi altra questione - anche relativa ai rapporti sostanziali - che possa dedursi in tale sede. Pertanto, il giudizio introdotto ex art. 512 c.p.c. (con l'impugnazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione) è destinato a concludersi in ogni caso con sentenza non appellabile.

Cassazione civile, 15 settembre 2020, n. 19122 - pres. De Stefano, est. D'Arrigo

Il termine per il versamento del saldo prezzo non è soggetto a sospensione feriale. Militano in questo senso i seguenti argomenti: a) il versamento del saldo prezzo costituisce attività essenzialmente rimessa ad un terzo, onde non si ravvisa la necessità di assicurare a tale soggetto un periodo di sospensione previsto dalla legge ad altri fini; b) il termine in questione non ha natura processuale, dato che i termini processuali sono quelli che disciplinano gli atti del processo al fine del regolare e corretto esercizio dell’attività giurisdizionale, laddove, nel caso di specie, viene in rilievo un’attività materiale compiuta da un terzo. Se l’ordinanza di vendita prevede che il termine non sia soggetto a sospensione feriale, la suddetta conclusione appare a maggior ragione necessitata, atteso che va garantita la parità delle condizioni tra gli interessati alla vendita e la loro immutabilità, avuto riguardo alle previsioni della lex specialis del procedimento liquidatorio.

Tribunale, Torre Annunziata, 24 luglio 2020 - est. Diana

L’aggiudicatario che intenda ottenere una riforma del provvedimento del giudice dell’esecuzione può avvalersi della richiesta di revoca di cui all’art. 487 c.p.c. e/o dell’opposizione ex art. 617 c.p.c., mezzo di impugnazione che compete anche a tale soggetto sebbene non propriamente “parte” del processo esecutivo e che deve essere impiegato entro il termine decadenziale prescritto dalla norma; ne consegue che – una volta che il giudice abbia respinto una prima richiesta di revoca o modifica di un proprio provvedimento senza che l’aggiudicatario abbia proposto opposizione agli atti esecutivi – è inammissibile la reiterazione della medesima istanza ai sensi dell’art. 487 c.p.c., poiché la situazione processuale determinata dal provvedimento, la cui revoca è stata rifiutata, si è già consolidata per effetto della mancata opposizione.

Tribunale, Bari, 24 luglio 2020 - est. Cutolo

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