Giurisprudenza


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L’adozione di una confisca, ancorché non definitiva, ex art. 44, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) può esser rilevata officiosamente dal G.E., trattandosi di accertamento inerente all’appartenenza del bene al debitore esecutato e all’assenza di cause di improcedibilità o temporanea improseguibilità dell’esecuzione, in quanto – data la natura e la funzione della confisca - viene in rilievo la tutela di interessi non particolari, ma generali.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Il criterio risolutivo dei conflitti tra una confisca non definitiva disposta ai sensi dell’art. 44, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) ed una procedura esecutiva riguardante il medesimo bene va individuato nell’ordine di priorità della iscrizione o trascrizione delle formalità pregiudizievoli.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Va esclusa la possibilità di applicare in via analogica le norme del Codice antimafia per difetto dell’eadem ratio con riguardo alle confische ex art. 44, d.p.r. n. 380 del 2001; piuttosto, il conflitto tra terzi creditori e pretesta statuale, determinato dall’insistenza sul medesimo bene di un sequestro penale ex art. 321 c.p.p. o di una confisca, ma non definitiva, e di un pignoramento, deve essere risolto qualificando l’acquisto in capo allo Stato come a titolo derivativo e non originario, con correlata salvezza dei diritti reali di garanzia vantati dai terzi e anteriori rispetto alla misura reale penale, in base al principio dell’ordo temporalis delle formalità pregiudizievoli, con l’importante temperamento della imprescindibile verifica della buona fede del terzo creditore in sede penale, accertamento da compiersi a ogni modo solo a seguito del provvedimento ablativo definitivo e che comunque interessa il profilo distributivo e non anche quello della vendibilità del bene.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Anche a voler sostenere la natura di acquisto a titolo originario della confisca ex art. 44, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) – il che va escluso perché la finalità di tale misura si esaurisce puramente e semplicemente nella sottrazione della res alla disponibilità dell’autore del reato (finalità che ben può essere realizzata autorizzando la vendita forzata del bene stesso) -, va comunque fatta una distinzione tra confisca definitiva e non definitiva: in primo luogo, perché quest’ultima è per sua natura provvisoria, e quindi non determina l’acquisto del bene in capo allo Stato fino al passaggio in giudicato del provvedimento che la dispone; in secondo luogo, e per altro verso, perché, ai sensi del combinato disposto degli artt. 44, comma 2, cit. e 650 c.p.p., solo la sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva costituisce titolo per la trascrizione nei Registri immobiliari.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Salva la predisposizione di adeguate cautele di ordine pubblicitario (circa la pendenza di una misura penale sul compendio substato), il rischio della scarsa appetibilità del bene sul mercato - a fronte della insussistenza di un motivo che, in astratto, osti alla vendita dello stesso - deve essere oggetto di valutazione da parte del creditore; di talché in vicende siffatte acquista rilievo fondamentale e prioritario la verifica del suo interesse al prosieguo dell’esecuzione; nel caso specifico, dunque, non esistono ex ante le condizioni per disporre la chiusura anticipata della procedura per infruttuosità, dato che l’applicazione dell’art. 164-bis d.a. c.p.c. presuppone il vano esperimento di tentativi di vendita diretti a verificare la sussistenza o meno di un interesse del mercato per il bene in questione.

Tribunale, Bari, 12 marzo 2020 - est. Cutolo

Considerato che la estensione ai reati tributari di cui agli artt. 2 e 3, d.lgs. n. 74 del 2000 (Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) dell’art. 240- bis c.p. e, quindi, per quanto concerne i rapporti con le procedure esecutive pendenti, dell’art. 55, d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice antimafia) opera, ai sensi dell’art. 39, comma 1-bis, d.l. n. 124 del 2019, conv. con modifiche in l. n. 157 del 2019, solo relativamente alle condotte poste in essere dopo l’entrata in vigore della  menzionata legge di conversione (25.12.2019), per le condotte antecedenti a tale data, il conflitto tra il sequestro (disposto in relazione a tali reati) ed il pignoramento insistenti sul medesimo bene va risolto alla stregua dei principi generali e, quindi, in base all’ordo temporalis delle trascrizioni ed iscrizioni pregiudizievoli. Pertanto, se l’iscrizione ipotecaria in favore del creditore procedente è anteriore alla trascrizione del provvedimento di sequestro la procedura esecutiva può avere ulteriore corso, con l’accorgimento della adeguata pubblicizzazione della pendenza di misure penali reali in relazione agli immobili staggiti.

Tribunale, Torre Annunziata, 9 marzo 2020 - est. Di Martino

Premesso che il legislatore ha dettato una disciplina espressa volta a regolare la concorrenza tra sequestri penali e procedure esecutive insistenti sul medesimo bene con esclusivo riguardo ai sequestri funzionali alla confisca antimafia ed a quelli cui si applica in via di estensione la disciplina per quelli dettata (v. art. 240-bis c.p., olim art. 12-sexies, d.l. n. 306 del 1992), ossia l’art. 55, d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice antimafia), va rilevato che il d.l. n. 124 del 2019, conv. con modifiche in l. n. 157 del 2019, ha inasprito il trattamento previsto per i reati di cui agli artt. 2 e 3, comma 1, d.lgs. n. 74 del 2000 (Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici), prevedendo che, anche per questi ultimi, trovi applicazione il citato art. 55, Codice antimafia. Tuttavia, l’art. 39, comma 1-bis, del citato d.l. n. 124/2019, conv. con modifiche in l. n. 157 del 2019, prevede che la confisca allargata ex art. 240-bis c.p. (e quindi l’art. 55, Codice antimafia) non trova applicazione con riferimento alle condotte criminose ex art. 2 e 3, d.lgs. n. 74 del 2000 poste in essere successivamente alla data di entrata in vigore della suddetta legge di conversione (25.12.2019).

Tribunale, Torre Annunziata, 9 marzo 2020 - est. Di Martino

Innanzi al G.E. (adito ex ex comb. disp. artt. 615 c.p.c. e 57, d.p.r. n. 602 del 1973 come risultante all’esito di Corte Cost. 31.5.2018, n. 114) possono essere dedotti unicamente i fatti estintivi (o modificativi) del diritto del creditore che il debitore non potrebbe far valere, attraverso lo strumento impugnatorio, innanzi al giudice tributario. Tale conclusione non è smentita dalla pronuncia Cass. S.U. 24.12.2019, n. 34447 in quanto la fattispecie trattata dalla S.C. (peraltro in tema di ammissione del credito al passivo fallimentare) non contemplava l’esistenza di un avviso di mora ex art 50 D.P.R. 602/73 impugnabile innanzi alla Commissione tributaria.

Tribunale, Catania, 26 febbraio 2020 - est. Messina

Non può essere dedotta innanzi al G.E. (adito ex comb. disp. artt. 615 c.p.c. e 57, d.p.r. n. 602 del 1973 come risultante all’esito di Corte Cost. 31.5.2018, n. 114) la prescrizione maturata nel periodo intercorrente fra la notifica della cartella ed il successivo avviso di mora, notificato all’opponente. Tale eccezione, infatti, va proposta innanzi alla Commissione tributaria attraverso l’impugnazione della cartella di pagamento ed è solo in detta sede che il debitore può chiedere ed ottenere un provvedimento di sospensione.

Tribunale, Catania, 26 febbraio 2020 - est. Messina

La deduzione – in sede di opposizione all’esecuzione – della intervenuta prescrizione del credito di natura tributaria ai sensi dell’art. 57, d.p.r. n. 602 del 1973, come risultante a seguito della sentenza Corte Cost. 31.5.2018, n. 114, è inammissibile in quanto come è possibile ricavare dall’ampia motivazione della decisione – che la cognizione affidata al G.E. è relativa ai soli atti e fatti successivi alla notifica della cartella di pagamento e dell’avviso di mora, ove previsto.  A sostegno di tale conclusione sta la stessa ratio decidendi della menzionata pronuncia della Corte Costituzionale, laddove l’estensione della tutela ex art 57, cit. si giustifica in quanto (e nella misura in cui) si tratti di fatti non deducibili innanzi alle Commissioni tributarie.

Tribunale, Catania, 26 febbraio 2020 - est. Messina

Il giudizio di opposizione all'esecuzione è sottratto alla sospensione feriale dei termini, a nulla rilevando che l'esecuzione sia iniziata in base ad un titolo esecutivo stragiudiziale del quale l'opponente abbia chiesto accertarsi l'invalidità.  

Cassazione civile, civile, sez. VI-3, 13 febbraio 2020, n. 3542 - pres. Frasca, est. Rossetti

Siccome le rimesse confluite sul conto intestato all’Ente, in quanto dirette in via prioritaria a ripristinare la disponibilità goduta dall’Ente stesso presso il proprio cassiere hanno natura ripristinatoria, non trova applicazione l’art. 2917 c.c. secondo cui se oggetto del pignoramento è un credito l’estinzione di esso per cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante.

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

Alla luce dell’art. 4, d.m. 4.8.2009 - secondo cui “le anticipazioni effettuate agli enti ed organismi pubblici dai tesorieri, nei limiti previsti dalla normativa in vigore, in mancanza di disponibilità non vincolate nelle contabilità speciali in essere presso la Tesoreria dello Stato, devono essere estinte, a cura dei tesorieri, non appena siano acquisiti introiti non soggetti a vincolo di destinazione sul conto corrente bancario intestato agli enti e organismi pubblici” – deve ritenersi che le rimesse confluite sul conto intestato all’Ente, in quanto dirette in via prioritaria a ripristinare la disponibilità goduta dall’Ente stesso presso il proprio cassiere (e cioè a far tornare a coincidere saldo disponibile e saldo contabile), non sono pignorabili, le stesse non avendo natura solutoria ma ripristinatoria.

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

Va esclusa una qualificazione privatistica del rapporto di tesoreria gestito in regime di anticipazione di cassa, atteso che si tratta di un istituto di diritto pubblico che trova, nell’ambito del TUEL (art. 222) e di altre fonti (art. 4, d.m. 4.8.2009), una propria disciplina speciale tendenzialmente compiuta, onde l’accostamento alle norme in materia di conto corrente (in specie all’art. 1830 c.c.) o alle norme in materia di aperture di credito (artt. 1842 e ss. c.c.) è, prima ancora che problematico, del tutto inutile. Ne discende che la questione relativa alla pignorabilità delle somme di cui l’Ente locale dispone presso il proprio tesoriere in regime di anticipazione di cassa va risolta tenendo principalmente conto di quanto emerge da tale disciplina speciale.

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

Va esclusa la pignorabilità delle somme di cui l’Ente locale dispone in regime di anticipazione di cassa e, quindi, data l’infruttuosità della promossa esecuzione (accertata all’esito di una parentesi di cognizione ex art. 549 c.p.c.), la medesima va dichiarata improcedibile.

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

In sede di accertamento ex art. 549 c.p.c. circa la esistenza, consistenza ed opponibilità di un vincolo di indisponibilità ex art. 159 TUEL, possono venire in rilievo questioni più articolate della mera impignorabilità del credito, quali: a)  l’accertamento della esistenza (e semmai) dell’entità di somme che, al netto di quelle indisponibili, possano essere assegnate al creditore (onde si discute dell’entità dell’importo da assegnare e, pertanto, dell’identificazione dell’oggetto dell’azione esecutiva); b) l’accertamento della esistenza di particolari modalità del rapporto di tesoreria che potrebbero incidere sulla concretizzazione dell’importo da assegnare (come quando vi sia stata un’anticipazione di cassa); c) l’accertamento della esistenza di fatti impeditivi all’efficacia della delibera di impignorabilità.

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

L’accertamento relativo alla esistenza, consistenza ed opponibilità di un vincolo di indisponibilità ex art. 159 TUEL deve avvenire nell’ambito della parentesi di cognizione ex art. 549 c.p.c. la cui funzione è – in caso di mancanza della dichiarazione o di sua contestazione - quella di consentire l’individuazione dell’oggetto dell’esecuzione forzata per espropriazione di crediti. Difatti, diversamente dai casi in cui venga tout court in rilievo la impignorabilità dei beni, ciò di cui si discute non è tanto la sussistenza o meno della causa di impignorabilità quanto piuttosto la esistenza delle condizioni perché la delibera ex art. 159 TUEL sia ritenuta efficace nei riguardi del creditore procedente. D’altro canto, l’attivazione di un contraddittorio endo-esecutivo, nelle forme di cui all’art. 549 c.p.c., consente all’interessato più ampie (ancorché non sproporzionate, avuto riguardo all’esigenza di definire il procedimento in tempi rapidi) garanzie difensive (salva sempre la possibilità di instaurare un giudizio a cognizione piena in sede di opposizione agli atti esecutivi proposta avverso l’ordinanza che definisce l’accertamento endo-esecutivo); oltre al fatto – non meno importante – che in questa sede il G.E. godrebbe di poteri istruttori di cui, al di fuori dell’accertamento endoesecutivo, sarebbe senz’altro precluso l’esercizio (si pensi in primo luogo alla possibilità di disporre una CTU contabile ove necessario per appurare l’ordine cronologico dei pagamenti “in violazione).

Tribunale, Napoli Nord, 5 febbraio 2020 - est. Auletta

Dal principio della tara del ricavato e da quella di inerenza si può desumere la conseguenza che i crediti maturati in relazione alla gestione del bene possono essere soddisfatti in prededuzione con l’utilizzo di (ipotetici) fondi a disposizione della procedura (nella specie ricollegabili ai frutti civili prodotti dal bene pignorato), senza che la sopravvenuta improcedibilità dell’esecuzione (nella specie dovuta alla caducazione del titolo esecutivo) pregiudichi la stabilità di dette attribuzioni patrimoniali

Tribunale, Napoli Nord, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

La categoria della prededuzione si fonda sul principio di inerenza, in forza del quale le spese collegate alla custodia ed alla gestione del bene, della distribuzione del ricavato, vengono soddisfatte a preferenza dell’interesse alla cui realizzazione sono funzionali: a prescindere da un espresso riconoscimento normativo, se ne può affermare la rilevanza nel processo esecutivo in virtù del detto principio di inerenza, nonché della considerazione del compendio pignorato di un (seppure embrionale) patrimonio separato. Ne consegue che i costi prededuttivi sfuggono alla regola di cui all’art. 2916, n. 3, c.c. secondo cui, salvo espresse disposizioni di legge, i privilegi non riguardano mai i crediti sorti dopo il pignoramento; nel caso specifico, piuttosto che in virtù di una deroga a tale principio generale, la soddisfazione prioritaria di tali crediti avviene in considerazione del rilievo “procedurale” e non “sostanziale” di tali crediti.

Tribunale, Napoli Nord, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

Nel processo esecutivo il regime delle spese è governato non già dal principio della soccombenza ma dal principio c.d. della tara del ricavato; in base a tale principio, se il G.E. liquida somme dovute a titolo di spese, queste ultime vanno a gravare, in definitiva, sul ricavato dell’esecuzione; ricavato che può considerarsi composto, giusta la disposizione dell’art. 509 c.p.c., anche dalle rendite o proventi della cosa pignorata.

Tribunale, Napoli Nord, 9 dicembre 2019 - est. Auletta

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