Giurisprudenza
di Merito
  • Poteri del G.E. in tema di autorizzazione all’assunzione ex art 508 c.p.c

    Tribunale, di Torre Annunziata, 12 settembre 2022 - est. Musi

    Nell’ambito della vendita coattiva, l’art. 508 c.p.c. disciplina una fattispecie complessa, composta da un momento privatistico – accollo intercorso tra aggiudicatario/assegnatario e creditore privilegiato – ed uno marcatamente pubblicistico, ovvero l’autorizzazione del G.E., il quale, chiamato a verificare la compatibilità dell’accordo privato con gli interessi della procedura, potrà consentire l’assunzione per un importo non superiore al credito che il creditore pignoratizio o ipotecario ha diritto a vedere soddisfatto con preferenza rispetto agli altri creditori, ovverosia per la quota parte di esso che può essere collocata, in fase distributiva, prima di ogni altra pretesa creditoria  (nella fattispecie in esame, il G.E., al fine di determinare in concreto l’ammontare del credito suscettibile di assunzione, ha onerato la creditrice procedente del deposito dei conteggi da effettuarsi nel rispetto dei criteri di cui all’art. 2855 c.c.).

  • Intervento sine titulo e fissazione dell’udienza ex art. 499 c.p.c.

    Tribunale, di Torre Annunziata, 12 settembre 2022 - est. Musi

    Qualora il G.E., con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione, non fissi l’udienza di comparizione ex art. 499 co. 5 e 6 c.p.c. per la verifica dei crediti degli interventori sine titulo , è onere di questi ultimi, rimasti precedentemente inerti, proporre tempestiva istanza di fissazione o di rimessione in termini ovvero opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso l’ordinanza di vendita, consumandosi, nel passaggio alla fase liquidatoria, il diritto del creditore all’udienza di verifica e, al contempo, il potere del giudice di fissarla (nella fattispecie, il giudice, in linea col principio affermato da Cass. civ. 18/05/2022, n. 15996, ha ritenuto tardiva l’istanza formulata in seguito all’aggiudicazione del bene pignorato dal creditore chirografario intervenuto senza titolo).

  • Ai fini dell'applicazione dell'art. 2929 bis c.c., l'accertamento giudiziale circa la gratuità del negozio deve essere compiuto secondo il prisma della causa in concreto, anche in sede di opposizione all'esecuzione, dovendo pertanto ritenersi inefficace ai sensi dell’art. 2929 bis, in quanto gratuito, il conferimento di quote sociali in una holding detenuta dallo stesso conferente in misura del 99 %

    Tribunale, di Savona, 7 settembre 2022 - Giudice unico Tagliasacchi

    Ai fini dell’applicazione dell’art. 2929 bis c.c., la valutazione circa la gratuità od onerosità di un negozio va compiuta, anche in sede di opposizione all’esecuzione, con esclusivo riguardo alla causa concreta, costituita dalla sintesi degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare, al di là del modello astratto utilizzato, e non può quindi fondarsi sull'esistenza, o meno, di un rapporto sinallagmatico e corrispettivo tra le prestazioni sul piano tipico ed astratto, ma dipende necessariamente dall'apprezzamento dell'interesse sotteso all'intera operazione da parte del solvens, quale emerge dall'entità dell'attribuzione, dalla qualità dei soggetti, dal contesto anche cronologico in cui si colloca l’operazione negoziale e, soprattutto, dalla prospettiva di subire un depauperamento, collegato o meno ad un sia pur indiretto guadagno ovvero ad un risparmio di spesa. Pertanto, in applicazione di tali principi, nell'ipotesi di conferimento di quote sociali in una holding detenuta dallo stesso conferente in misura del 99%, l'atto negoziale deve ritenersi gratuito sul piano della causa in concreto, avendo come unico scopo la sottrazione ai creditori del patrimonio del conferente medesimo, vieppiù nei casi in cui, come quello di specie, sussistano pregressi e rilevanti debiti di quest’ultimo nei confronti dei terzi e il conferimento, riguardante la totalità delle quote sociali  dallo stesso detenute, avvenga, sul piano cronologico, in epoca immediatamente successiva alla notifica del precetto”.    

  • Le sorti dell’intervento nella procedura esecutiva dell’Agente della Riscossione a seguito dell’ammissione del contribuente esecutato alla rateizzazione o alla procedura di definizione agevolata del debito tributario

    Tribunale, di Salerno, 19 luglio 2022 - est. Faracchio

    Gli artt. 19, comma 1 quater , del d.P.R.. n. 602 del 1973, in materia di rateizzazione esattoriale, e 3, comma 10, del d.l. n. 119 del 2018, in materia di “rottamazione” esattoriale, nel prevedere l’estinzione e l’improseguibilità dell’azione esecutiva, integrano una ipotesi di sospensione esterna e temporanea dell’efficacia esecutiva del titolo esattoriale (condizione è del tutto sovrapponibile alla sospensione esterna dell’efficacia esecutiva del titolo esecutivo disposta in sede di cognizione), che determina uno stato di “quiescenza” dello stesso. Tali disposizioni, avendo carattere eccezionale, vanno interpretate in maniera restrittiva e, quindi, non possono essere ritenute applicabili anche all’intervento del creditore nella procedura esecutiva. Inoltre, l’improseguibilità e l’estinzione richiamate dalle citate norme non si attagliano alla situazione processuale dell’intervento e alle facoltà e ai poteri allo stesso legati, salvo che per le ipotesi della eventuale surroga del creditore intervenuto nella posizione del creditore procedente.

  • Definizione agevolata e conversione del pignoramento

    Tribunale, di Torre Annunziata, 16 luglio 2022 - est. Musi

    L’adesione del debitore alla definizione agevolata dei carichi sospesi prevista dall’art. 3 del d.l. 119/2018  preclude la prosecuzione delle azioni esecutive avviate dall’Agente, ma non influisce, paralizzandolo, sul diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato derivante dall’atto di intervento spiegato dal medesimo Agente in procedure avviate da altri, cosicché Il credito portato dall’atto di intervento promosso da ADER  nella procedura espropriativa avviata da altro creditore va computato ai fini della presentazione della istanza di conversione, per quantificare la cauzione dovuta a pena di inammissibilità, nonché la somma da sostituire al pignorato. Il pagamento della prima rata, in ogni caso, determina un fenomeno di sospensione “esterna” del processo esecutivo, laddove ADER debba dare impulso alla procedura, per il venir meno del creditore pignorante.  

  • Riduzione del pignoramento e tutela degli interessi abitativi

    Tribunale, di Napoli Nord, 22 luglio 2022 - est. Auletta

    Va escluso che la circostanza che uno degli immobili pignorati sia adibito ad abitazione principale del debitore possa rilevare in sede di valutazione di una istanza di riduzione concernente il medesimo immobile. Difatti, il legislatore – salvo che per far fronte a contesti emergenziali – ha rinvenuto il punto di equilibrio tra i diversi interessi contrapposti nell’assicurazione, al debitore esecutato, del diritto di permanere nell’immobile fino alla conclusione del procedimento liquidatorio, salvo che non siano sposti in essere comportamenti ostativi rispetto a tale finalità (v. art. 560 c.p.c.)  

  • Riduzione del pignoramento e rilievo, nella relativa valutazione, della fase processuale nel cui ambito è presentata l’istanza

    Tribunale, di Napoli Nord, 22 luglio 2022 - est. Auletta

    La riduzione del pignoramento si fonda su una valutazione di opportunità condotta dal G.E. tenendo conto di elementi quali (a titolo esemplificativo): l’importo del credito azionato; la circostanza che potrebbero intervenire ulteriori creditori; la possibilità che i beni non siano venduti al prezzo di stima ma a seguito di ribassi; la circostanza che, in caso di vendita di più lotti, la legge prevede già un meccanismo “protettivo” del patrimonio del debitore, senza pregiudizio dei diritti del creditore, disciplinato dall’art. 504 c.p.c. La suddetta valutazione, peraltro, assume una diversa fisionomia a seconda che l’istanza di riduzione sia proposta prima o dopo l’apertura del procedimento liquidatorio: in specie, laddove l’istanza sia presentata dopo l’inizio della fase della vendita, pur non essendo individuabile – secondo la tesi prevalente - alcuna preclusione processuale in tal senso, il G.E. deve tenere conto, oltre che dei profili sopra menzionati, di elementi quali la maturazione di ulteriori spese, connesse alla mera apertura del procedimento liquidatorio (compensi del professionista delegato; costituzione di un fondo spese per la pubblicità e/o versamento del contributo per la pubblicazione dell’avviso di vendita sul PVP, ecc.). 

  • Conseguenze del mancato versamento del contributo per la pubblicazione dell’avviso di vendita sul PVP nell’ambito del giudizio divisorio endoesecutivo

    Tribunale, di Verona, 28 luglio 2022 - est. Burti

    In tema di giudizio divisorio endoesecutivo la mancata anticipazione del contributo per la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche non importa l’applicazione dell’art. 631- bis c.p.c. – trattandosi di norma che concerne, specificamente, l’estinzione del processo esecutivo; ha luogo, piuttosto, la chiusura di tale giudizio divisionale per ragioni di rito: difatti, la violazione dell’obbligo di anticipare le spese per gli atti necessari del processo quando la spesa è posta a carico della parte dalla legge non può che comportare l’improcedibilità della domanda tutte le volte che tale violazione determina una situazione di stasi del processo e, quindi, l’impossibilità di giungere ad una pronuncia di merito in ordine al bene della vita.

  • Giudizio divisionale endoesecutivo e norme disciplinanti la pubblicità

    Tribunale, di Verona, 28 luglio 2022 - est. Burti

    Le norme che disciplinano la pubblicità dell’avviso di vendita sul portale delle vendite pubbliche si applicano alla divisione endoesecutiva. Militano in questo senso: a) ragioni testuali, dato dal rinvio “sistematico” contenuto nell’art. 788 c.c. alle norme del Codice di rito relative alla vendita dell’immobile, posto che la finalità della vendita dei beni non è diversa nel giudizio divisorio o nel processo esecutivo; b) ragioni di coerenza sistematica, poiché sarebbe contraddittorio prevedere forme di pubblicità distinte a seconda che la vendita avvenga in ambiente esecutivo o divisionale, anche in quanto, in tale ultimo caso, si liquida anche il diritto colpito dal pignoramento, e cioè si pone in essere un’attività che, in mancanza di uno strumento processuale ad hoc , si sarebbe dovuta svolgere in sede di esecuzione forzata; c) ragioni legate alle finalità perseguite attraverso la istituzione del portale delle vendite pubbliche, coincidenti, per quanto di interesse, con la massimizzazione, in termini di visibilità, delle vendite giudiziarie. In tema di giudizio divisorio endoesecutivo la mancata anticipazione del contributo per la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche non importa l’applicazione dell’art. 631- bis c.p.c. – trattandosi di norma che concerne, specificamente, l’estinzione del processo esecutivo; ha luogo, piuttosto, la chiusura di tale giudizio divisionale per ragioni di rito: difatti, la violazione dell’obbligo di anticipare le spese per gli atti necessari del processo quando la spesa è posta a carico della parte dalla legge non può che comportare l’improcedibilità della domanda tutte le volte che tale violazione determina una situazione di stasi del processo e, quindi, l’impossibilità di giungere ad una pronuncia di merito in ordine al bene della vita.

Giurisprudenza
di Legittimità
  • La Cassazione ribadisce il principio di intangibilità degli acquisti in executivis al di fuori del processo esecutivo

    Cassazione civile, 21 settembre 2022, n. 27677 - pres. De Stefano, est. Fanticini

    Le parti del processo esecutivo hanno l’onere di denunciare con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. l’erroneo trasferimento all’aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un’azione (nella specie di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell’esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell’esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli.

  • Il precetto è valido ed efficace anche se manca l’avvertenza al debitore della facoltà di ricorrere ad una delle procedure previste dagli artt. 6 ss. della legge 27 gennaio 2012, n. 3  

    Cassazione civile, 26 luglio 2022, n. 23343 - pres. De Stefano, est. Saija

    Non dà luogo a nullità del precetto la mancanza dell’avvertimento al debitore della possibilità di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice (introdotto nell’art. 480, comma 2, c.p.c. dall’art. 13, comma 1, lett. a) del d.l. n. 83/2015, conv. in legge n. 132/2015), trattandosi di mera irregolarità formale non assistita dalla sanzione dell’invalidità.  

  • Non sono pignorabili le singole rimesse sul conto di tesoreria di un ente locale in anticipazione di cassa

    Cassazione civile, 25 luglio 2022, n. 23068 - pres. Rubino, est. Porreca

    Nell’espropriazione presso terzi eseguita ai danni di un ente locale presso il suo tesoriere in regime di anticipazione di cassa, assimilabile all'apertura di credito ex art. 1842 c.c., le rimesse non individuano un'obbligazione cui corrisponde un diritto di credito pignorabile ed assegnabile, tale potendo costituire solo il saldo positivo in ragione dell'unitarietà del rapporto che non permette di scindere, per utilità creditorie distinte come qui quella del creditore pignorante, né prelievi né rimesse né diritti di erogazione corrispondenti, questi ultimi, ad affidamenti.

  • Il “fido” del conto corrente non è pignorabile

    Cassazione civile, 23 novembre 2021, n. 36066 - pres. Vivaldi, est. Tatangelo

    Nel rapporto cui dà luogo l’apertura di credito bancario (conto corrente c.d. “affidato”), in cui la banca si impegna a tenere a disposizione del correntista una determinata somma, che però il correntista è obbligato a restituire (sia pure potendola utilizzare in più volte e potendo ripristinare l’originaria disponibilità), quest’ultimo non può ritenersi titolare, prima che abbia utilizzato la provvista, di un bene assoggettabile ad espropriazione nelle forme del pignoramento presso terzi, perché si tratta di un rapporto negoziale in cui è la banca a concedere credito e quindi la posizione del correntista è quella di debitore, non di creditore della banca.

  • Il saldo negativo del conto corrente resta tale anche se sopravvengono rimesse a favore del correntista, qualora non siano sufficienti a riportare il saldo in attivo

    Cassazione civile, 23 novembre 2021, n. 36066 - pres. Vivaldi, est. Tatangelo

    In caso espropriazione forzata ex artt. 543 ss. c.p.c. avente ad oggetto il saldo di un rapporto di conto corrente bancario, se quest'ultimo al momento della notificazione è negativo e, nonostante intervengano rimesse anche di importo complessivamente superiore all’originaria scopertura, resta comunque negativo in ogni momento del rapporto per effetto di ulteriori utilizzazioni fatte nel frattempo dal correntista (debitore esecutato), non può ritenersi che sia mai venuto in essere un credito assoggettabile al vincolo del pignoramento. Viceversa, se le successive rimesse a favore del correntista rendono il saldo positivo, tale saldo sarà automaticamente assoggettato al pignoramento e vincolato in favore del creditore procedente. Tali princìpi trovano applicazione anche in caso di conto corrente affidato.

  • L’udienza di verifica dei crediti nel caso di intervento di creditore non titolato munito di garanzia ipotecaria prestato dall’esecutato a favore di un terzo

    Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

      In caso di intervento nell’espropriazione immobiliare di un creditore privo di titolo esecutivo, ma titolare di garanzia ipotecaria prestata dall’esecutato per il debito di un soggetto estraneo al processo esecutivo, all’udienza di verifica dei crediti ex art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., devono essere convocati sia l’esecutato, sia il debitore principale, il quale è legittimato a dichiarare quali dei crediti per i quali hanno avuto luogo gli interventi sine titulo intenda riconoscere (in tutto o in parte) ovvero disconoscere.

  • Contestazione dell’intervento da parte del creditore concorrente

    Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

    La contestazione della ritualità dell’intervento per credito carente di qualsiasi titolo e per mancanza anche dei presupposti surrogatori dell’art. 499 c.p.c. integra una controversia distributiva, che può essere proposta dal creditore concorrente quando, ai fini della distribuzione della somma ricavata, sia stato considerato pure l’intervento non titolato od equiparato, in quanto solo al momento della distribuzione del ricavato sorge, in capo al suddetto creditore, il relativo interesse, non subendo egli, in precedenza, alcun concreto pregiudizio dall’intervento non titolato.

  • Il procedimento di verifica dei crediti dei creditori non intervenuti: poteri officiosi e oneri delle parti

    Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

    Il sub-procedimento di verifica dei crediti dei creditori intervenuti senza titolo esecutivo, previsto dall’art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., costituisce requisito per l’accesso degli stessi alla distribuzione del ricavato e presidia un interesse pubblico processuale alla regolarità e celerità della ripartizione, sicché compete ex officio al giudice, con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione, fissare un’apposita udienza per la comparizione del debitore e dei suddetti creditori, disponendone la notifica a cura di una delle parti; in difetto, è onere dello stesso creditore interessato avanzare tempestiva istanza affinché l’udienza si svolga durante la fase liquidativa del processo esecutivo, con la conseguenza che, una volta iniziata la fase distributiva, non possono essere accolte né la richiesta volta alla fissazione dell’udienza di verifica del credito, né quella volta alla rimessione in termini del creditore rimasto inerte.  

  • La Corte di giustizia attribuisce al giudice dell’esecuzione il potere-dovere di verificare il carattere abusivo delle clausole del contratto posto alla base di un decreto ingiuntivo non opposto

    Corte di giustizia UE, 17 maggio 2022

    Corte giustizia Unione Europea, Grande Sez., Sent., 17/05/2022, cause riunite C-693/19, C-831/19  L’articolo 6, paragrafo 1, e l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13 devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale la quale prevede che, qualora un decreto ingiuntivo emesso da un giudice su domanda di un creditore non sia stato oggetto di opposizione proposta dal debitore, il giudice dell’esecuzione non possa – per il motivo che l’autorità di cosa giudicata di tale decreto ingiuntivo copre implicitamente la validità delle clausole del contratto che ne è alla base, escludendo qualsiasi esame della loro validità – successivamente controllare l’eventuale carattere abusivo di tali clausole. La circostanza che, alla data in cui il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo, il debitore ignorava di poter essere qualificato come “consumatore” ai sensi di tale direttiva è irrilevante a tale riguardo.  

  • Il potere-dovere della Cassazione di interpretare il titolo esecutivo

    Cassazione civile, sezioni unite, 21 febbraio 2022, n. 5633 - pres. Curzio, est. Scoditti

    In tema di giudizi di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, ove risulti denunciata la violazione dell’art. 2909 c.c., con riferimento alla cosa giudicata corrispondente al titolo esecutivo giudiziale, la Corte di cassazione ha il potere/dovere di interpretare il titolo esecutivo se il giudicato somministra il diritto sostanziale applicabile per l’accertamento del diritto della parte istante a procedere a esecuzione forzata o per l’accertamento della legittimità degli atti esecutivi.

Archivio Approfondimenti

31 maggio '21 Aggiornato

Spese straordinarie di mantenimento dei figli ed esecuzione forzata

Lucia Conigliaro Cancelliere
Avvocato del foro di Siracusa

Un'analisi, condotta alla luce del diritto vivente, del tema spinoso della ripetibilità nei confronti dell'altro genitore delle spese c.d. "straordinarie" sostenute dal collocatario o affidatario esclusivo del figlio minore. L'allargamento dei limiti di utilizzabilità a tal fine del titolo esecutivo originario nell'evoluzione recente della giurisprudenza di legittimità.

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