Giurisprudenza
di Merito
  • La riscossione mediante il ruolo è applicabile per il recupero dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia gestito da MCC

    Tribunale, di Matera , 8 giugno 2023 - est. Franco

    La riscossione mediante ruolo è utilizzabile anche per il recupero delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia di cui alla legge 662/1996 nei confronti tanto del beneficiario finale, quanto dei terzi prestatori di garanzie. Non è possibile, infatti, attribuirsi natura privata al credito vantato in surroga dal gestore del Fondo di Garanzia, dipendendo detto credito dall’escussione da parte dell’istituto finanziatore della garanzia prestata ex lege dal Fondo di Garanzia che ha natura pubblicistica essendo connessa, come tutti gli altri interventi previsti dal d.lgs. 123/1998, alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive (cfr. Cass. 6508/2020) (nel caso in esame il Tribunale ha, quindi, ritenuto legittima la riscossione sulla base dell’articolo 17 del d.lgs. n. 46 del 1999).

  • Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

  • Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

  • Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito.

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato. Il giudice investito sia dell’opposizione a precetto che dell’opposizione a decreto ingiuntivo (sia pure inammissibile perché proposta dopo il decorso del termine perentorio di quaranta giorni) deve, anche d’ufficio, valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore, rispetto alle quali alcun giudicato si è formato per non avere il giudice del provvedimento monitorio rappresentato nella motivazione di aver svolto il doveroso controllo sulla validità/invalidità delle clausole e, altresì, per non aver avvisato il debitore che aveva il termine perentorio di 40 giorni per evitare che la validità delle clausole contrattuali fosse coperta dal giudicato implicito. Se, infatti, il giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non si può pronunciare sull’esistenza di quei fatti modificativi o estintivi che sono certamente coperti dal giudicato civile, si deve pronunciare sull’eventuale esistenza di fatti impeditivi del credito (la nullità di una o più clausole negoziali per violazione degli artt. 33 e seguenti del codice del consumo), rispetto al quale il giudicato non è caduto in considerazione dell’insegnamento di cui alla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 9479/2023 e che possono essere sempre rilevati d’ufficio in forza della previsione di cui all’art. 1421 cod. civ. e 36, comma 3, cod. cons.  

  • Fondo patrimoniale costituito dal terzo acquirente soccombente in revocatoria: accertamento ad hoc del giudice della cognizione.

    Tribunale, di Verona, 24 marzo 2023 - est. Burti

    Nel caso di costituzione di vincolo di indisponibilità da parte del terzo acquirente del bene il cui atto d’acquisto sia stato dichiarato inefficace ex art. 2901 c.p.c. - assimilabile alla diversa ipotesi dell’ulteriore atto di trasferimento compiuto dallo stesso in favore del sub acquirente –  l’azione esecutiva ex art. 602 c.p.c. presuppone il preventivo accertamento da parte del giudice della cognizione della gratuità dell’ulteriore atto dispositivo compiuto dal terzo acquirente e la conseguenziale declaratoria di inefficacia dello stesso nei confronti del creditore del primo alienante, rivelandosi insufficiente (e comunque estraneo ai poteri del giudice dell’esecuzione) il semplice riscontro, sul piano cronologico, dell’anteriorità della trascrizione della domanda di revoca rispetto alla trascrizione dell’atto d’acquisto.   L’azione esecutiva per saltum (senza, cioè, il preliminare accertamento dell’inidoneità dell’atto dispositivo a produrre effetti in pregiudizio del creditore) è circoscritta alla peculiare ipotesi prevista dall’art. 2929-bis cod. civ., ancorata unicamente al presupposto della trascrizione del pignoramento entro l’anno dalla trascrizione dell’atto di alienazione o di costituzione del vincolo di indisponibilità a titolo gratuito, occorrendo negli altri casi il preventivo vittorioso esperimento del giudizio di cognizione (nella fattispecie, il Tribunale, chiamato a pronunciarsi sulla istanza cautelare ex art. 624 c.p.c. avanzata nel contesto della opposizione all’esecuzione per impignorabilità dei beni proposta dal beneficiario dell’atto costitutivo di fondo patrimoniale, ha ritenuto non applicabile, in sede di opposizione all’esecuzione l’art. 2901, quarto comma, cod. civ. con riferimento al vincolo di segregazione patrimoniale costituito dal terzo acquirente soccombente nell’ actio pauliana ed, accertata l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia in cui favore il vincolo era stato costituito, ha sospeso l’esecuzione).    

  • L’efficacia esecutiva del titolo messo in esecuzione nei confronti dell’avente causa del debitore: la prova della qualità di erede nella opposizione all’esecuzione

    Tribunale, di Torre Annunziata, 20 giugno 2023 - est. Musi

    L’efficacia esecutiva del titolo, già formatosi contro il defunto, sussiste esclusivamente nei confronti dei soggetti chiamati all’eredità che, avendola accettata espressamente o tacitamente, si trovino, al momento della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, nella posizione di titolari, in tutto o pro quota, del debito ereditario da lato passivo e, conseguentemente, di legittimati a subirne l’adempimento in via coattiva. Sotto questo profilo, l’accettazione dell’eredità rappresenta un elemento costitutivo del diritto ad agire in executivis nei confronti del soggetto indicato come debitore per la sua qualità di erede e, pertanto, nell’opposizione preventiva all’avvio dell’esecuzione forzata è onere della parte opposta fornire la prova della qualità di erede del soggetto destinatario della pretesa di pagamento individuata nell’atto di precetto con cui si voglia far valere l’efficacia ultra partes ex art. 477 c.p.c. del titolo esecutivo.

  • La competenza "cautelare" del giudice dell'opposizione a precetto discende dalla mera "pendenza" del giudizio a cognizione piena (e non dalla competenza del giudice per il merito): applicazione dell'art. 669 quater c.p.c all'inibitoria ex art. 615, comma 1, c.p.c.

    Tribunale, di Bari, 13 luglio 2023 - Pres. Ruffino, est. Cutolo

    Alla luce di Cass., Sez. Un., sent. n. 19889/2019 e della natura cautelare sui generis della misura della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, co. 1, c.p.c., la previsione del rito cautelare uniforme di cui all’art. 669 quater , co. 1, c.p.c. (“ Quando vi è causa pendente per il merito la domanda deve essere proposta al giudice della stessa ”), a fronte di istanza in corso di causa, è da ritenersi applicabile anche alla sede dell’opposizione a precetto. Il giudice dell’opposizione esecutiva preventiva che riceva un’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ha, pertanto, il potere-dovere di pronunciarsi sulla stessa in forza della mera “pendenza” della lite, a prescindere dalla propria competenza per il merito. In nome del principio di effettività della tutela giurisdizionale (semplificando, artt. 24 e 111 Cost.; art. 6 CEDU), deve invero evitarsi una mera absolutio ab instantia , di ostacolo alla sollecita definizione dell’istanza cautelare (ciò, attesa la matrice ontologicamente urgente del meccanismo di cautela, proteso a scongiurare il rischio che la durata fisiologica del processo a cognizione piena possa andare a detrimento della parte successivamente vittoriosa nel merito).

  • Impugnazione dell’estratto di ruolo laddove si eccepisca la prescrizione di crediti tributari

    Tribunale, di Napoli Nord, 20 giugno 2023 - est. Alessandro Auletta

    Laddove la c.d. impugnazione dell’estratto di ruolo – basata sul presupposto che sia omessa o invalida la notificazione della cartella di pagamento - sia diretta ad ottenere la declaratoria della intervenuta prescrizione di un credito di natura tributaria, la giurisdizione spetta al Giudice tributario siccome la insussistenza di una situazione di “definitività” della pretesa tributaria (sottesa alla mancanza o invalidità della relativa notifica) impedisce di qualificare la controversia come “meramente esecutiva” e quindi attratta alla giurisdizione del G.O.

  • L’Istituto Mediocredito centrale può realizzare i crediti da mancata restituzione di sovvenzioni pubbliche revocate o per cui è stata pronunciata la “decadenza” nelle forme di cui al d.p.r. n. 602 del 1973

    Tribunale, 17 febbraio 2023 - pres. Petruzziello, est. Auletta

    Va affermata la natura pubblicistica del rapporto di garanzia (della restituzione di finanziamenti pubblici) facenti capo all’Istituto Mediocredito centrale e ciò giustifica la surroga legale di quest’ultimo per il recupero delle somme non restituite e, in ultima analisi, l’iscrizione a ruolo delle medesime, con affidamento dell’incarico di recuperarle all’Agente della riscossione. Difatti, i fondi vengono erogati a condizioni di favore rispetto a quelle praticate sul mercato del credito “ordinario” (fosse anche solo per la previsione di una garanzia statale) in quanto attraverso la provvidenza il soggetto pubblico si prefissa il raggiungimento di un interesse di natura pubblicistica (incoraggiare determinate produzioni o lo stabilimento in determinate zone o, ancora, l’assunzione di lavoratori attinti da peculiari categorie). Per questo motivo la “revoca” del finanziamento avviene per ragioni strettamente afferenti all’ agere pubblicistico del soggetto che sovvenziona o garantisce (ad es. sopravvenuta carenza di fondi), mentre la “decadenza” trova la sua ragion d’essere in “comportamenti” del soggetto sovvenuto, da inscrivere sì in una logica lato sensu sinallagmatica ma non per questo di natura squisitamente privatistica atteso che la decadenza può aver luogo anche laddove il sovvenzionato non rispetti gli obblighi impostigli dalla legge nella destinazione funzionale del beneficio.

  • Nell'accollo cumulativo la solidarietà non comporta automaticamente sussidiarietà.

    Tribunale, di Foggia, 18 maggio 2023 - est. Palagano

    In caso di accollo cumulativo ai sensi dell’art. 1273 c.c., il vincolo di solidarietà sussistente tra accollante e accollato non comporta automaticamente il beneficio d’ordine a favore del secondo, non essendo possibile estrarre, dagli indici normativi somministrati dal Codice civile, una categoria dommatica di obbligazioni solidali ad interesse unisoggettivo in cui la solidarietà degrada sempre in sussidiarietà e ciò in quanto a differenza di quanto previsto in altre ipotesi in cui il Legislatore espressamente ha previsto la previa richiesta (art. 1268 co. II c.c.) o la previa escussione (art. 1944 c.c.), nulla è stabilito nella disciplina dell’accollo senza che detta omissione debba essere colmata in via analogica. Ne conseguirà che il creditore potrà chiedere indifferentemente il pagamento all’accollato o all’accollante.

Giurisprudenza
di Legittimità

Archivio Approfondimenti

15 novembre '22

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del “blocco delle azioni esecutive” previsto con riferimento alle procedure intraprese contro Enti del servizio sanitario della Regione Calabria

Alessandro Auletta
Giudice del Tribunale di Napoli Nord

Note a prima lettura sulla incostituzionalità della disposizione in materia di improcedibilità delle azioni esecutive promosse contro gli enti sanitari della Regione Calabria

08 novembre '22 Aggiornato

L’acquisto in executivis a titolo derivativo e l’inammissibilità dell’azione di rivendica di chi è parte nel processo

Biagio Giusta
Ufficio per il Processo presso la Corte Suprema di Cassazione

Le parti del processo esecutivo hanno l'onere di denunciare, con l'opposizione ex art. 617 c.p.c., l'erroneo trasferimento all'aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un'azione (nella specie, di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell'esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell'esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli

24 giugno '22 Aggiornato

Le interferenze tra l’esecuzione forzata ed i procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento nel Codice della crisi d’impresa

Rinaldo D'Alonzo
Giudice del Tribunale di Larino

Uno sguardo ai regimi delle improseguibilità dell’esecuzione individuale previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in occasione dell’accesso ad uno dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento

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