I rischi dell'attività creditizia e le strategie per la loro riduzione

 
Il mercato dei crediti e la prospettiva di crescita dell'economia nazionale. Intervento al convegno "Le direttive BCE in tema di NPL" (Monza 24-25 novembre 2017)
I rischi dell'attività creditizia e le strategie per la loro riduzione

L‘amministratore delegato di una banca inglese mi disse: “una banca è come una partita di tennis in cui hai dieci palle da giocare. Solo che in questo gioco, se sbagli una palla hai perso la partita.” Questa è la realtà del business del credito. Con il 10% di capitale basta che un prestito su dieci vada male per azzerare il patrimonio.

Ridurre i rischi insiti nell’attività creditizia ed evitare la ripetizioni di crisi bancarie nel normale evoluzione dei cicli economici sono gli obiettivi fondamentali dei soggetti preposti al controllo ed alla regolamentazione del sistema bancario. Ma non è possibile ottenere questo risultato solo con le regole e i controlli, senza fare affidamento ai meccanismi e i processi di mercato che permettono e possono favorire questa riduzione del rischio. In particolare tre strategie sono disponibili per mitigare i rischi delle banche.

La prima strategia per ridurre i rischi è la diversificazione. Ovviamente è necessario partire da una diversificazione dei crediti stessi come dimensione e come tipologia. Ma questo non basta a ridurre il rischio. E’ necessario per le banche diversificare i business, aggiungendo al credito business di servizi con cash flow stabili come per esempio l’asset management o il securities services. E’ importante anche una diversificazione geografica del business evitando di essere troppo legati a paesi con problemi strutturali. Questa strategia però è possibile solo per le banche più grandi in quanto i business di servizi sono ormai business globali. Pertanto la necessità di ridurre i rischi provoca un forte trend di mercato al consolidamento del settore in pochi grossi operatori globali, trend che continuerà negli anni futuri.

La seconda strategia è ridurre l’uso dei bilanci e fare credito fuori bilancio. Anche qui il ruolo del mercato è essenziale. Lo sviluppo di un mercato di credito non bancario, anche sotto forma di obbligazioni high yield, fondi di credito etc dovrebbe essere una priorità anche per le banche stesse. La crisi degli NPL è anche figlia dell’eccesivo peso del credito bancario rispetto ad altri strumenti di mercato che invece in mercati più evoluto come gli Stati Uniti ha un peso preponderante.

La terza strategia è di usare il mercato per vendere i rischi cedendo sul mercato sia i crediti in bonis, incagli e sofferenze riducendo l’impatto sul bilancio. Il mercato è il miglior meccanismo per prezzare ed allocare i rischi e quindi anche per assorbirli.

A tal fine è necessario avere un mercato funzionante che significa: che sia capace di assorbire grandi volumi, il che implica avere numerosi compratori e venditori e quindi che sia efficiente nella funzione di price discovery. Quali sono gli elementi fondamentali per arrivare a questo risultato? Va ricordato che il mercato è come un ecosistema o un organismo vivente, non può essere creato con le regole, ma ha bisogno di regole per crescere e funzionare.

In particolare è fondamentale la trasparenza sui prezzi e sui dati del sottostante e qui si ripete quello che è stato detto più volte sull’importanza dei dati e delle informazioni che non è necessario ripetere.

Poi è importante un quadro regolamentare, legale e fiscale certo. In questo caos italiano noi siamo abituati a navigare ma per un’acquirente estero è un grosso problema a cui farà fronte con una richiesta di ritorni superiore o prezzi di acquisto più bassi.

Infine come ho detto il mercato è un ecosistema in cui devono essere presenti ed interagire diversi attori fondamentali, professionisti, consulenti avvocati ed intermediari.

Su questi in particolare mi soffermo dato che mi annovero tra questi. Il ruolo fondamentale in mercato dei capitali è di fare da tramite tra il risparmio istituzionale e le esigenza di finanza e di crescita in un’economia. Se l’economia italiana non cresce è anche perché abbiamo mercati non efficienti. I risparmi di cui l’Italia è ricca non vanno a finanziare l’economia reale ma vanno prevalentemente all’estero tramite intermediari esteri che operano in Italia. Nei crediti degli Italiani invece investono quasi esclusivamente operatori stranieri, in un mercato non efficiente. In un mercato in cui i venditori sono obbligati a vendere il prezzo è determinato dai compratori. Il prezzo è dato non dal valore effettivo del bene come in un mercato efficiente ma dagli obbiettivi di rendimento degli investitori in hedge funds esteri.

Pertanto ritengo che favorire questo mercato degli NPLs sia una priorità strategica per la crescita dell’economia italiana.