Il pignoramento del diritto di superficie e del sovrastante impianto fotovoltaico: il caso all’esame del Tribunale di Bari

Relazioni tra diritto di superficie e il vincolo pignoratizio dell'impianto fotovoltaico realizzato sul lastrico solare nei pignoramenti immobiliari.
Il pignoramento del diritto di superficie e del sovrastante impianto fotovoltaico: il caso all’esame del Tribunale di Bari

Come ben noto, il settore delle liquidazioni coattive ha subito negli ultimi anni – e plausibilmente continuerà a subire - frequenti attenzioni da parte del nostro legislatore, il quale, spesso, è intervenuto con decretazione di urgenza, salvo poi rinviare alla legislazione secondaria l’effettiva attuazione degli interventi di restyling delle procedure esecutive collettive e individuali.

La ragione di tale riformismo compulsivo eterodiretto è da riscontrare nella necessità per il nostro paese di fronteggiare l’enorme mole di sofferenze bancarie (NPL) di cui circa la metà assistite da garanzie immobiliari; interventi che almeno in parte hanno sortito gli effetti sperati, visto l’attuale interesse degli investitori esteri per il mercato dei crediti non performanti italiani.

Ed allora, in questo scenario di fervore liquidatorio, animato sostanzialmente dalla c.d. offerta outlet al 75 % e dalle agevolazioni fiscali in vigore sino al giugno scorso, merita attenzione un recente provvedimento del Tribunale di Bari (Trib. Bari, 18.9.2017 in www.ilcaso.it).

  1. Il caso. Con ricorso ex artt. 615, 619 e 617 c.p.c. una società, quale terza pignorata, ha promosso opposizione – con istanza di sospensione - al fine di sentir dichiarare vuoi l’estraneità all’azione esecutiva avente ad oggetto l’impianto fotovoltaico dalla stessa realizzato sul lastrico solare di proprietà della debitrice esecutata, vuoi l’illegittimità della istanza formulata dal delegato al Gestore del Servizio Elettrico (G.S.E.), finalizzata ad acquisire alla procedura tutte le somme rinvenienti dal medesimo impianto fotovoltaico.

Al riguardo si ritiene opportuno esporre brevemente i fatti che hanno preceduto l’iniziativa oppositiva.

1.1 L’atto costitutivo del diritto di superficie. Innanzitutto, è da dire che la debitrice esecutata era proprietaria, tra l’altro, del lastrico solare sovrastante l’opificio anch’esso staggito.

Quindi, con atto notarile la obbligata aveva costituito a favore di altra società (terza pignorata) il diritto di superficie sul suddetto lastrico per un ventennio, dando atto delle esistenti ipoteche volontarie in favore di diversi istituti di credito.

Pertanto, alla stregua del medesimo atto di costituzione del diritto di superficie ultraventennale, la società cessionaria aveva realizzato sul lastrico solare de quo un impianto fotovoltaico al fine di acquisirne i proventi.

1.2. I pignoramenti trascritti sul lastrico solare oggetto di diritto di superficie. Successivamente, il creditore ipotecario di primo grado ha sottoposto a vincolo vuoi l’opificio industriale, vuoi il sovrastante lastrico solare sul quale è stato realizzato l’impianto fotovoltaico da parte della società non debitrice; tuttavia, a quest’ultima non sono stati notificati l’atto di precetto ed il pignoramento, come invece prescritto dall’art. 603 c.p.c.

Con successivo atto di pignoramento, altro creditore ipotecario ha sottoposto a vincolo gli stessi beni in precedenza staggiti, rispettando, questa volta, la disciplina dell’espropriazione contro il terzo titolare del diritto superficiario, al quale sono stati notifica precetto e pignoramento, il che ha determinato il sorgere di due procedure esecutive poi riunite.

Nella nota di trascrizione afferente il secondo pignoramento, al quadro D, è detto espressamente che il «pignoramento nei confronti della titolare del diritto di superficie colpisce, oltre il diritto reale minore, i relativi frutti, pertinenze, accessori e dipendenze».

Questi i fatti salienti che hanno preceduto l’iniziativa oppositiva.

  1. L’attività del delegato. Alla luce di quanto sopra esposto, il primo aspetto che il professionista delegato ha dovuto dipanare è quello afferente l’inclusione o meno dell’impianto fotovoltaico nel compendio staggito.

Le norme sostanziali compulsate al fine della definizione della questione sono state quelle di cui agli artt.  2811, 2812, III co., e 2912 del C.C., per le quali, come ben noto ed ai fini che qui rilevano, a) «l’ipoteca si estende ai miglioramenti, nonché alle costruzioni e alle altre accessioni dell'immobile ipotecato, salve le eccezioni stabilite dalla legge», b) «per coloro che hanno acquistato il diritto di superficie o il diritto d’enfiteusi sui beni soggetti all’ipoteca e hanno trascritto l’acquisto posteriormente all’iscrizione dell’ipoteca, si osservano le  disposizioni relative ai terzi acquirenti», c) «il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze e i frutti della cosa pignorata».

In considerazione di tali risultanze positive, è stato ritenuto che anche l’impianto fotovoltaico fosse sottoposto a vincolo pignoratizio e, conseguentemente, è stata trasmessa dal medesimo ausiliario del Giudice dell’esecuzione una nota mediante P.E.C. per chiedere al Gestore del Servizio Elettrico di accreditare tutte le somme, rinvenienti dallo stesso impianto, sul conto corrente intestato alla procedura.

3.- Circa le domande formulate dall’opponente. Tale condotta del professionista delegato è stata censurata dinanzi al Tribunale di Bari, nella sua funzione di giudice dell'esecuzione, dal terzo proprietario dell’impianto fotovoltaico, il quale, evidentemente, non ha più incassato le somme erogate dal G.S.E. proponendo l'opposizione di cui si è detto.

In primo luogo, è stata chiesta ai sensi dell’art. 617 c.p.c. la declaratoria di illegittimità della nota trasmessa al Gestore. Il Giudice investito dell’opposizione ha dichiarato la inammissibilità della domanda, posto che lo strumento processuale per contestare gli atti del delegato è quello di cui all’art. 591 ter c.p.c., e non l’opposizione exart. 617 c.p.c.

3.1.- In secondo luogo, è stata esaminata la domanda volta ad escludere l’impianto fotovoltaico dal pignoramento, «poiché lo stesso non risulta stabilmente incorporato al lastrico solare».

A tal proposito, è stato preliminarmente accertato che l’azione esecutiva ha attinto sicuramente il lastrico solare oggetto di diritto di superficie, come emerge dalle note di trascrizione dei due pignoramenti, dai quali sono scaturite le procedure esecutive successivamente riunite.

Tale vincolo, considerate le ipoteche iscritte, è opponibile all’acquirente del diritto di superficie ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 2812, III co., e 2858 C.C. Come già detto, la prima disposizione prevede che «per coloro che hanno acquistato il diritto di superficie o il diritto d’enfiteusi sui beni soggetti all’ipoteca e hanno trascritto l’acquisto posteriormente all’iscrizione dell’ipoteca, si osservano le disposizioni relative ai terzi acquirenti», la seconda che «il terzo acquirente dei beni ipotecati che ha trascritto il suo titolo di acquisto e non è personalmente obbligato, se non preferisce pagare i creditori iscritti, può rilasciare i beni stessi ovvero liberarli dalle ipoteche, osservando le norme contenute nella sezione XII di questo capo. In mancanza, l'espropriazione segue contro di lui secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile».

Pertanto, il Tribunale ha concluso nel senso che non possa essere revocata in dubbio la legittimità dell’azione esecutiva promossa nei confronti della società terza non debitrice, titolare del diritto di superficie sul lastrico solare.

Successivamente, il Tribunale barese ha verificato se l’impianto fotovoltaico insistente sul suddetto lastrico debba essere qualificato come pertinenza, costruzione, miglioria – nel qual caso troverebbero applicazione le disposizioni di cui agli artt. 2811 e 2912 C.C., con conseguente inclusione dell’impianto fotovoltaico tra i beni staggiti - o al contrario, come ha proposto l’opponente, debba considerarsi un bene autonomo del tutto distinto dalla superficie sulla quale insiste e, pertanto, non oggetto di esecuzione.

La problematica afferente alla qualificazione dell’impianto fotovoltaico è stata già affrontata inizialmente in sede tributaria per la determinazione della rendita catastale e, a tali fini, si riconosce pacificamente la natura degli impianti fotovoltaici quali vere e proprie unità immobiliari, facendoli rientrare nella categoria catastale D/1-opifici.

Questa soluzione è stata condivisa dal Giudice della nomofilachia, con la precisazione che «non rileva il mezzo di "unione" tra "mobile" ed "immobile" per considerare il primo incorporato al secondo, sia perché quel che davvero conta è l’impossibilità di separare l’uno dall’altro senza la sostanziale alterazione del bene complesso (che non sarebbe più, nel caso di specie, una centrale elettrica)» (cfr. Cass. 21.7.2006 n. 16824 e nello stesso senso Cass. 20.2.2015 n. 3500, Cass. 12.4.2013 n. 8952).

In altre parole, la Corte di legittimità ha evidenziato come per la stima di un opificio – ai fini della attribuzione della rendita catastale – deve tenersi conto anche di ciò che è in stretta connessione strutturale con l’edificio, sì realizzando un unico bene complesso, prescindendo dalla transitorietà di detta connessione, nonché dei mezzi di unione a tal fine utilizzati.

Ebbene, nel caso di specie il Giudice dell’esecuzione ha fatto applicazione dei profili sopra rilevati, in quanto ha ritenuto che i pannelli fotovoltaici sono in stretta connessione con la superficie cui accedono.

Va aggiunto che a tale impostazione metodologica si era attenuto anche il perito stimatore, il quale, dopo aver dato atto nel proprio elaborato dell’attribuzione di una considerevole rendita catastale al lastrico solare, dovuta proprio all’impianto fotovoltaico - mentre normalmente il lastrico non ha alcuna rendita – quantificava in qualche centinaia di migliaia di euro il valore unitario del bene, evidentemente includendo il medesimo impianto.

Quindi, alla luce di tali considerazioni, aggravate dal fatto che «il terzo proprietario del diritto di superfice era ben consapevole, all’atto della costituzione del diritto, della presenza dell’ipoteca e dell’eventualità di subire a sua volta l’espropriazione» il Giudice barese ha ritenuto mancate il presupposto del fumus boni iuris dell’opposizione e, per l’effetto, ha rigettato la domanda di sospensione dell’esecuzione, assegnando il termine per l’introduzione del giudizio di merito, con condanna dell’opponente alle spese.