Il credito fondiario e le conseguenze del superamento del limite di finanziabilità

Analisi della giurisprudenza e ricerca di possibili soluzioni condivise
Il credito fondiario e le conseguenze del superamento del limite di finanziabilità

Sommario:

1. Premessa: la nozione di credito fondiario.
2. L’art. 38 d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia).
3. Il superamento del limite di finanziabilità e le sorti del contratto. La tesi tradizionale della irrilevanza ai fini della validità del contratto.
4. La tesi della nullità virtuale ed il révirement operato da Cass. 13 luglio 2017, n. 17352.
5. La "terza via" e le resistenze della giurisprudenza di merito.
6 Conclusioni. 

 

  1. - Premessa: la nozione di credito fondiario.

 

La nozione di credito fondiario, e conseguentemente l’ambito di applicazione delle norme che lo riguardano, sostanzialmente di tutela del mutuante, è radicalmente mutata nel corso dell’evoluzione normativa.

In via di estrema sintesi, è qui sufficiente ricordare che il T.U. delle leggi sul credito fondiario, approvato con r.d. n. 646 del 1905, riservava la disciplina del credito fondiario agli istituti esercenti, in via esclusiva, il credito fondiario. Individuava, al fine di circoscrivere la portata delle sue disposizioni, due profili: uno soggettivo, concernente la qualifica dell'istituto erogatore del finanziamento, ed uno oggettivo, riferito al contenuto del contratto.

Successivamente, l’art. 2 del d.P.R. del 21 gennaio 1976, n. 7 introdusse la previsione secondo la quale il credito fondiario doveva avere ad oggetto la concessione di mutui e di anticipazioni di durata superiore a 18 mesi, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili il cui valore cauzionale fosse almeno pari al doppio delle somme mutuate, rimborsabili ratealmente in un arco temporale compreso tra i 10 ed i 25 anni.

In termini analoghi si esprimeva l’art. 4 della legge n. 175 del 1991, il quale statuiva che rientrava nella disciplina del credito fondiario la concessione di mutui, di durata non inferiore a cinque anni, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, fino al 75 per cento del loro valore o la concessione di anticipazioni di durata superiore ai 18 mesi garantite da ipoteca alle stesse condizioni dei mutui.

Come acutamente osservato[1], nel Testo Unico del 1905 la disciplina di favore riservata dal legislatore al creditore fondiario trovava giustificazione nella funzione pubblicistica da questi esercitata, che si sostanziava in una intermediazione –pressoché gratuita- tra mutuatari e portatori di cartelle fondiarie, basata sull’emissione di cartelle fondiarie a fronte di ciascun mutuo concesso. In questo sistema veniva privilegiato l’interesse del portatore delle cartelle, privilegio che si realizzava attraverso l’imposizione dell’obbligo, a carico dell’istituto emittente, di pagare al portatore della cartella il relativo importo e gli interessi con i propri mezzi, qualora il mutuatario fosse rimasto inadempiente.

Di contro, il sistema accordava all’istituto mutuante una particolare posizione di preminenza rispetto agli altri creditori, posizione che lo rendeva privilegiato anche rispetto alla massa dei creditori del mutuatario fallito[2].

 

  1. - L’art. 38 d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia).

 

Oggi, ai sensi dell’art. 38, comma 1, d.lgs. 385/1993, “Il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”; è dunque scomparso nella previsione legislativa il riferimento ai preesistenti enti di credito fondiario.

Come si vede, è stato espunto dall'ordito normativo il carattere ancillare del credito fondiario all’incremento del patrimonio immobiliare, cosa che ha posto il problema della legittimità costituzionale della norma, problema che la Corte Costituzionale ha affrontato e superato nella sentenza n. 175 del 10 giugno 2004[3].

Il secondo comma della disposizione stabilisce poi che la Banca d’Italia, sulla base delle deliberazioni del CICR, stabilisce l’importo massimo dei finanziamenti, importo da individuarsi in rapporto al valore dei beni ipotecati e al costo delle opere da eseguire, nonché le condizioni alle quali, in presenza di precedenti iscrizioni ipotecarie, è comunque consentita la concessione dei finanziamenti, da qualificarsi anch’essi come fondiari.

A fronte di questa previsione la delibera CICR del 22.4.1995 ha quindi stabilito quale, “limite di finanziabilità”, quello dell’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi, elevabile al 100% in presenza di garanzie integrative, aggiungendo che nei casi di finanziamenti concessi su immobili già gravati da precedenti iscrizioni ipotecarie, l’importo finanziabile deve essere determinato sommando al nuovo finanziamento il capitale residuo di quello precedente.

Un esempio è utile a chiarire il meccanismo. Se il valore del bene è pari a 100, l’importo finanziabile è di 80. Quindi, se con un primo finanziamento ho ottenuto 70 ed ho restituito già 50, restando da restituire 20, l’importo del secondo finanziamento potrà essere pari all’importo finanziabile (80), meno il capitale ancora da restituire in base al primo finanziamento (cioè 20) e quindi 60.

Sulla base dei predetti richiami normativi possono allora tratteggiarsi in via esemplificativa gli elementi costitutivi del credito fondiario:

  • deve trattarsi di finanziamento concesso da un istituto di credito;
  • il finanziamento deve essere a medio e lungo termine;
  • deve essere garantito da ipoteca di primo grado;
  • il suo importo non può superare l’80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi;
  • il suo importo può essere uguale 100% del valore del bene ipotecato in presenza di garanzie integrative;
  • l’ipoteca può essere di grado successivo al primo se il capitale residuo dei finanziamenti concessi precedentemente, unito a quello successivo, non supera l’80% del valore dell’immobile, elevabile al 100% in caso di garanzie aggiuntive.

 

  1. - Il superamento del limite di finanziabilità e le sorti del contratto. La tesi tradizionale della irrilevanza ai fini della validità del contratto.

 

Assai discussa in dottrina ed in giurisprudenza è la questione della individuazione degli effetti che sul contratto di mutuo produce il superamento del tetto di finanziabilità imposto dal combinato disposto dell'art. 38 TUB e delle disposizioni della Banca d'Italia.

Il tema, segnatamente, è quello di stabilire quali siano le sorti di un contratto di mutuo in cui l'istituto di credito abbia erogato una somma superiore all'80% del valore dell'immobile, dubbio essendo il fatto che la prescrizione normativa del limite incida sulla validità del contratto o rilevi esclusivamente sul piano della diligenza dell'istituto di credito, e dunque sul versante di una sua eventuale responsabilità amministrativa e civile.

Nella giurisprudenza di legittimità si registrano due opposti orientamenti, ai quali se ne affianca un terzo cha ha trovato collocazione in alcune pronunce di merito.

A giudizio di un primo filone interpretativo, inaugurato da Cass., Sez. I, 28/11/2013, n. 26672 (e poi seguito da Cass., Sez. I, 6/12/2013 n. 27380, Cass., Sez. 6 - 1, ordinanza 4/11/2015 n. 22446, Cass., Sez. I, 7/03/2016 n. 4471, e da Cass., Sez. I, 2/03/2016, n. 13164.) la violazione del limite di finanziabilità non integrerebbe una ipotesi di nullità del contratto.

In particolare, Cass. 26672/2013, (cui la giurisprudenza successiva si è adeguata recependone gli approdi) ha in primo luogo escluso che la delibera del Cicr 22 aprile 1995 (che in attuazione dell'art. 38 TUB ha sancito che l'ammontare massimo dei finanziamenti di credito fondiario è pari all'80% del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi, elevabile fino al 100% in presenza di garanzie integrative) costituisca applicazione dell'art. 117, comma 8 TUB (a mente del quale "La Banca d'Italia può prescrivere che determinati contratti o titoli, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti e i titoli difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell'intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d'Italia").

Ritenuto dunque che non ricorresse una ipotesi di nullità testuale, la Corte ha altresì negato che la fattispecie potesse essere sussunta nel perimetro della nullità virtuale.

In proposito, dopo aver richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale per cui, in subiecta materia, in difetto di una espressa previsione di legge, "solo la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità e non già la violazione di norme, anch'esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere eventualmente fonte di responsabilità, ovvero quando la legge assicura l'effettività della norma imperativa con la previsione di rimedi diversi"[4], i giudici di legittimità hanno osservato che l'art. 38 TUB pur essendo norma imperativa "non incide però sul sinallagma contrattuale ma investe esclusivamente il comportamento della Banca tenuta ad attenersi al limite prudenziale stabilito dall'art. 38, comma 2, del TUB e dalla circolare del Cicr del 1995".

Ciò per due ordini di ragioni.

Da una lato la disciplina del credito fondiario ha lo scopo di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare ampliando la possibilità di far ricorso a finanziamenti potenzialmente idonei a assicurare il superamento di situazioni di crisi, mirando al contempo a meglio garantire e tenere indenni le banche che effettuano siffatte operazioni finanziarie con una serie di norme, nel cui contesto si inserisce il limite di finanziamento dei mutui fondiari come norma volta ad impedire che le banche si espongano oltre un limite di ragionevolezza, sicché esso non inciderebbe sulla validità del contratto ma rileverebbe sul piano della buona condotta cui è tenuta la banca, e la sua violazione sarebbe causa di irrogazione delle sanzioni previste dall'ordinamento bancario, nonché di eventuale responsabilità.

Dall'altro, "essendo il limite di erogabilità del mutuo ipotecario stabilito anche e soprattutto in funzione della stabilità patrimoniale della banca erogante, far discendere dalla violazione di quel limite la conseguenza della nullità del mutuo ormai erogato ed il venire meno della connessa garanzia ipotecaria condurrebbe al paradossale risultato di pregiudicare ancor più proprio quel valore della stabilità patrimoniale della banca che la norma intendeva proteggere"[5].

 

  1. - La tesi della nullità virtuale ed il révirement operato da Cass. 13 luglio 2017, n. 17352.

 

In consapevole disaccordo rispetto alla soluzione appena illustrata si è espressa altra e più recente giurisprudenza di legittimità, il cui pensiero è stato inaugurato, sempre dalla Prima Sezione, con la sentenza del 13 luglio 2017, n. 17352.

In questa pronuncia gli ermellini affermano di condividere il pregresso orientamento solo laddove esso esclude la riconducibilità della fattispecie alla nullità testualmente stabilita dall'art. 117, ottavo comma, del TUB, perché l'indicazione dell'importo massimo finanziabile non fa parte del contenuto del contratto di credito fondiario che può considerarsi tipico secondo il disposto di quella norma, mentre ritengono di disattendere l'altro enunciato, - quello in forza del quale la violazione del limite di finanziabilità, non rientrerebbe neppure nella generale nullità virtuale ex art. 1418 - "perché la prescrizione dei limiti di finanziabilità … si inserisce in ogni caso tra gli elementi essenziali perché un contratto di mutuo possa dirsi "fondiario".

Per giungere a questa conclusione la citata pronuncia muove dalla premessa per cui vi sarebbe stata, da parte della pregressa giurisprudenza, una erronea interpretazione del principio della distinzione tra norme di validità del contratto e norme contenenti prescrizioni di comportamento in capo ai contraenti (l'assunto non viene esplicitamente affermato ma non pare revocabile in dubbio che questo si intenda dire) poiché detta distinzione, nella declinazione che le sezioni unite hanno inteso far propria "si incentra sull'essere determinative di nullità, e non di mera responsabilità, le violazioni attinenti a elementi intrinseci del negozio, relativi alla sua struttura (il contenuto). In questo specifico senso la nullità non può discendere da condotte illegittime tenute nella fase prenegoziale o esecutiva del contratto".

Ciò posto, prosegue la Corte, la fissazione di un limite di finanziabilità "non è confinabile nell'area del comportamento in fase prenegoziale: l'area cioè della contrattazione tra banca e cliente. Né è correlabile, ovviamente, alla fase attuativa. … Il punto è che tutte le regole giuridiche sono regole di condotta, con la conseguenza che, se è indubbio che l'art. 38, secondo comma, del T.u.b. incide su un contegno della banca, è altrettanto indubbio che la soglia stabilita per il finanziamento ha la funzione di regolare il quantum della prestazione creditizia, per modo da incidere direttamente sulla fattispecie", con l'inevitabile precipitato che il superamento del limite di finanziabilità determina la violazione del precetto di cui all'art. 38, secondo comma, del T.u.b. "non solo (e non tanto) sul versante del comportamento, quanto e soprattutto sul versante dell'oggetto del finanziamento fondiario eccessivo".

Una diversa soluzione, prosegue la sentenza, sarebbe del resto distonica con quanto affermato dalle Sezioni unite nelle sentenze n. 26724/2007 e n. 26725/2007, ove si è detto che non può escludersi la nullità del contratto se, dinanzi a infrazioni di norme imperative, non sia disponibile un rimedio che possa concretamente servire l'interesse sotteso alla disposizione violata.

Né vale obiettare, aggiunge la Corte che "predicare la nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità significherebbe travolgere la connessa garanzia ipotecaria, con il paradossale risultato di pregiudicare il valore della stabilità patrimoniale della banca che la norma intende invece proteggere", in quanto "la norma non è volta a tutelare la stabilità patrimoniale della singola banca, ma persegue interessi economici nazionali (pubblici)".

Ferma restando la nullità del contratto di mutuo, la sentenza conclude ritenendo che può essere chiamato ad operare l'istituto della conversione, applicando il quale il contratto di finanziamento fondiario produce gli effetti di un mutuo ordinario.

Questo nuovo indirizzo[6] ha trovato successiva conferma nella giurisprudenza della Prima Sezione della Suprema Corte, con la sentenza n. 19016 del 31 luglio 2017 (pronunciata dal medesimo collegio ed a firma dello stesso estensore), con la sentenza 16 marzo 2018, n. 6586 (in questo caso vi era una parziale diversità nella composizione del collegio, cambiando anche l'estensore), ove si è precisato, a proposito della conversione, che "non è necessario l'accertamento della volontà concreta delle parti di accettare il contratto trasformato per effetto della conversione, poiché ciò comporterebbe la coscienza della nullità dell'atto compiuto, esclusa per definizione dall'art. 1424 cod. civ., occorrendo, invece, la considerazione dell'intento pratico perseguito, cosicché il contratto nullo può convertirsi in un altro contratto i cui effetti realizzino in tutto o in parte quell'intento", e da ultimo con la ordinanza n. 13286 del 28 maggio 2018, in cui si legge che ridurre la soglia di finanziabilità a mera indicazione comportamentale, eccentrica rispetto alla fattispecie negoziale, vorrebbe dire considerare "fondiario", con tutta la disciplina che ne consegue, il mutuo che la banca si limitasse ad allegare come tale o, quanto meno, quello provvisto di una perizia purchessia.

 

  1. - La "terza via" e le resistenze della giurisprudenza di merito.

 

Come si anticipava, accanto agli orientamenti espressi dalla giurisprudenza di legittimità si colloca una terza posizione che si rinviene nella giurisprudenza di merito[7], la quale risolve la questione sul piano della qualificazione giuridica del contratto, ritenendo che, al di là del nomen iuris utilizzato dalle parti, il mutuo pur qualificato come "fondiario", ove non rispettoso della prescrizione di cui all'art. 38 TUB per intervenuto superamento dei limiti di finanziabilità, altro non sarebbe che un ordinario mutuo "ipotecario".

Superato il limite di finanziabilità, secondo questa ricostruzione, non si avrebbe nullità del sinallagma, con conversione in altro tipo di contratto, ma solo la disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario, con conservazione della garanzia ipotecaria[8].

Quest'ultima tesi, a ben vedere, si colloca in una posizione mediana rispetto alle due opinioni espresse dalla Corte di Cassazione.

Infatti, la sua affermazione impone da un lato di ritenere che il limite di finanziabilità posto dall'art. 38 sia elemento intrinseco al sinallagma, e non regola di condotta della banca (poiché viceversa esso non potrebbe orientare l'interprete nella qualificazione giuridica del contratto, come invece l'orientamento qui richiamato intende fare); dall'altro postula che la violazione di quel limite non incide sulla validità del contratto (diversamente da quanto argomenta la più recente giurisprudenza della Cassazione) assurgendo piuttosto ad elemento rilevante sul piano della qualificazione del negozio, e dunque sulla conseguente produzione degli effetti.

Da ultimo occorre dare conto del fatto che anche dopo il révirement inaugurato dalla Cassazione con la citata sentenza n. 17352/2017 si segnalano nella giurisprudenza di merito pronunce che con indubbia pertinacia hanno dichiaratamente disatteso il più recente indirizzo, mantenendo fede al previgente orientamento, affermando che la sanzione della nullità non può essere desunta dalla violazione di una norma che prescriva un requisito e che tuttavia non rechi seco elementi utili per definirlo ogni volta che esso non sia di "palmare ed intuibile comprensione soprattutto in casi, come quello in esame, dove tale elemento è di tipo valutativo, così che lo stesso non può nemmeno essere ricostruito dal Giudice attraverso l'attività interpretativa"[9].

 

  1. Conclusioni.

 

Volendo provare a trarre le fila del dibattito giurisprudenziale di cui si è appena dato cenno, ad avviso di chi scrive non pare revocabile in dubbio che entrambe le soluzioni interpretative espresse nella giurisprudenza di legittimità presentano, ad un tempo, punti di forza e di debolezza.

Il primo e meno recente indirizzo può essere forse criticabile nella misura in cui relega la previsione di cui al secondo comma dell'art. 38 al rango di mera norma comportamentale, non incidente sul sinallagma, posto che al contrario, come osservato nella sentenza n. 17352/2017, l'ammontare del finanziamento grava in maniera diretta ed immediata sul suo contenuto, determinandone l'oggetto. Esso, tuttavia, deve essere apprezzato nella misura in cui acutamente obietta come "essendo il limite di erogabilità del mutuo ipotecario stabilito anche e soprattutto in funzione della stabilità patrimoniale della banca erogante, far discendere dalla violazione di quel limite la conseguenza della nullità del mutuo ormai erogato ed il venire meno della connessa garanzia ipotecaria condurrebbe al paradossale risultato di pregiudicare ancor più proprio quel valore della stabilità patrimoniale della banca che la norma intendeva proteggere", obiezione cui la sentenza n. 17352/2017 non sembra opporre argomenti irresistibili, laddove osserva che "la norma non è volta a tutelare la stabilità patrimoniale della singola banca, ma persegue interessi economici nazionali (pubblici)"; al contrario, l'obiettivo della stabilità del sistema finanziario viene perseguito proprio attraverso la protezione degli istituti di credito, imponendo loro di non sovraesporsi nella erogazione del credito.

Né può dirsi, come ha suggerito chi ha voluto risolvere il problema sul piano della qualificazione giuridica, che la previsione di cui all'art. 38 sia norma che si colloca sul piano descrittivo della fattispecie "mutuo fondiario". Invero, proprio la sua ratio, e la funzione di tutela di interessi generali che le viene universalmente riconosciuta, la impregnano di un innegabile connotato precettivo; diversamente opinando dovrebbe dirsi che la banca ha la facoltà erogare finanziamenti che eccedono il limite di cui all'art. 38 comma 2, con l'avvertenza che in quel caso la disciplina del credito fondiario non trova applicazione, il che all'evidenza non è, posto che il proposito della norma è, al contrario, proprio quella di imporre all'istituto di credito il rispetto di quella soglia.

Ed allora, probabilmente, dall'aporia può uscirsi affermando, come ha ritenuto Cass. 17352/2017, che la norma non è (meramente) comportamentale ma determinativa del contenuto del contratto, e che tuttavia la sua violazione non può collocarsi sul piano della invalidità negoziale (sub specie di nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418, comma 1, c.c.) poiché altrimenti il rimedio sarebbe peggiore del male.

Se infatti la sanzione della nullità costituisce l'espressione della reazione dell'ordinamento ai negozi giuridici che siano lesivi di un interesse generale ritenuto prevalente rispetto a quelli particolari regolati nel contratto, ad essa non può ricorrersi quante volte il rimedio annullatorio pregiudicherebbe quegli stessi interessi pubblici in modo ancor più cruento di quanto il contratto che si ritiene di invalidare non abbia fatto. Il che è proprio quanto accadrebbe se venisse dichiarata la nullità del mutuo fondiario, poiché anche a voler aprire il paracadute della conversione (con conseguente applicazione della disciplina del mutuo "ordinario") verrebbe comunque meno tutta la regolamentazione di vantaggio che al mutuo fondiario il TUB dedica.

Questa ricostruzione, del resto, non sarebbe dissonante rispetto all'impianto complessivo del testo unico bancario, laddove si osservi che quando il legislatore del 1993 ha inteso sanzionare con la nullità la violazione di talune prescrizioni lo ha fatto espressamente, come avviene nel citato art. 117.

Ora, proprio il fatto che l'art. 117 non richiami in alcun modo il secondo comma dell'art. 38, in uno con la circostanza per cui la previsione del limite di finanziabilità non sia accompagnata dalla sanzione della nullità quale conseguenza della sua violazione, inducono a ritenere che verosimilmente il legislatore ha scientemente inteso escludere questo esito, esito che del resto, come si è detto (e come non ha mancato di osservare Cass. n. 26672/2013) avrebbe determinato l'implosione del sistema, poiché la declaratoria di nullità sarebbe stata il brodo di pascenza di conseguenze ben più gravi di quelle che per suo tramite si intendevano scongiurare.

 

[1] Tarzia, “Espropriazione per credito fondiario e procedimenti concorsuali, Banca, borsa e tit. cred., 1957, 426

[2] Lodolini, L’esecuzione individuale per credito fondiario, cit., 551 ss.; Bozza, il credito fondiario nel nuovo t.u. bancario, Padova, 1996, 53-54.

[3] I dubbi di legittimità costituzionale della previsione per violazione dell’art. 3 della Costituzione sono stati insinuati dal Giudice a quo attraverso l’osservazione che la disciplina del credito fondiario di cui al regio decreto 16 luglio 1905, n. 646 era stata radicalmente modificata dal decreto legislativo n. 385 del 1993 mercé, in particolare, il riconoscimento ad ogni banca, e non più soltanto ad appositi istituti di credito, dell’esercizio del credito fondiario, la scomparsa della precedente distinzione fra credito fondiario e credito edilizio, ed infine l’eliminazione della necessità che la somma mutuata sia destinata a opere fondiarie o edilizie.
In siffatto mutato quadro normativo, osservava il remittente, “era venuta meno la ratio che giustificava, nel precedente regime, il trattamento preferenziale fatto, in sede fallimentare, agli istituti di credito fondiario rispetto agli altri creditori, ratio consistente in ciò che, essendo il finanziamento destinato a incrementare il valore dell’immobile ipotecato, il mutuante poteva recuperare il maggior valore dell’immobile da esso stesso finanziato. Nel momento in cui, invece, qualunque mutuo ipotecario può essere qualificato come “fondiario”, anche quando ad esso non corrisponde un incremento di valore dell’immobile, si dà adito a un ingiusto vantaggio per la banca, poiché essa, in violazione della par condicio creditorum, a) può sottoporre a espropriazione forzata il bene ipotecato, nonostante il fallimento del debitore, al di fuori della gestione fallimentare «e quindi in prededuzione»; b) si sottrae alla regola (di cui all’art. 67, co. 2, della legge fall.) della revocabilità dell’ipoteca costituita nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, grazie alla disposizione dell’art. 67, co. 3, della legge fall.
L’eccezione di illegittimità costituzionale è stata respinta dalla Corte, che ha dichiarato inammissibile la questione sollevata.
Segnatamente, la Consulta ha osservato che il Giudice a quoomette del tutto di chiedersi se l’evidente intento di favorire la “mobilizzazione” della proprietà immobiliare - e, in tal modo, l’accesso a finanziamenti potenzialmente idonei (anche) a consentire il superamento di situazioni di crisi dell’imprenditore - costituisca una scelta di politica economica del legislatore, come tale sindacabile da questa Corte solo se ed in quanto manifestamente irrazionale”.

[4] Cass., SS. UU., 19 dicembre 2007, n. 26724.

[5] In questi termini, in dottrina, tra gli altri, Baralis - Mariconda, La disciplina del credito fondiario nel nuovo t.u.b., in Studio n. 778/3, approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 14 dicembre 1994, in www.notariato.it; Piazza, Sul superamento dei limiti di finanziabilità nel mutuo fondiario, in Corr. giur., 2014, VII, 926 ss. Contra, Pagliantini, La logica (illogica) dell'art. 38 tub ed il canone (mobile) della Cassazione, Contratti, 2014, V, 437 ss., che ritiene invece le sanzioni amministrative un rimedio blando se non inesistente; Farina, Superamento del limite di finanziabilità e (nullità del) credito fondiario,  Banca, borsa, tit. cred., 2015, IV, 560 s.

[6] Che era già stato patrocinato anche in dottrina. In questi termini Tronci, Mutuo fondiario: superamento dei limiti di finanziabilità e violazione dell'art. 2741 cod. civ., in www.ilcaso.it, 11.12.2013; Balestra, Il superamento dei limiti di finanziabilità nel mutuo fondiario tra regole di validità e regole di comportamento: a proposito di un (clamoroso) equivoco da parte della Cassazione, Fallimento, 2014, IV, 419; Martino, Sulla sorte del mutuo fondiario che viola i limiti di finanziabilità: un recente, criticabile arresto della Cassazione, Corr. giur., 2014, VII, 943.

[7] Tribunale Udine 29/05/2014, in Banca, borsa, tit. cred., 2015, II, 463 ss.

[8] In dottrina, in questi termini, D'Amico, Sull'ambito di applicazione della disciplina del credito fondiario, in Contratti, 2014, V, 454

[9] Cfr. Tribunale Vicenza, 25/10/2017, in www.ilcaso.it; Tribunale Taranto, 4/06/2018; Tribunale Treviso, 18/10/2017.