Il difetto di legittimazione del debitore all’opposizione all’esecuzione su di un bene acquisito al fallimento

L'opposizione all'esecuzione in pendenza di fallimento

In caso di prosecuzione dell’espropriazione da parte del creditore fondiario ai sensi dell’art. 41 TULB, la legittimazione all’opposizione ex art. 615 c.p.c. è (esclusiva) del curatore.

 Sommario

 

  1. Il caso.
  2. La decisione.
  3. Gli artt. 42 s. l. fall. e la legittimazione (esclusiva) del curatore a proporre l’opposizione ex 615 c.p.c.
  4. . Brevissime considerazioni finali.

 

  1. Il caso.

Il debitore, dichiarato fallito, ha  proposto opposizione all’esecuzione – intrapresa dal creditore fondiario - deducendo l’usurarietà del contratto di mutuo per superamento del tasso soglia; a conferma di tale assunto l’opponente ha prodotto una perizia di parte in base alla quale il creditore – stante la nullità degli interessi - dovrebbe restituire al debitore gli interessi corrisposti in eccedenza (pari ad euro 8.128,92). Anche per tale ragione il debitore (fallito) ha chiesto al giudice dell’esecuzione di disporre la sospensione dell’esecuzione.

Dal proprio canto il creditore ha dedotto che il credito in linea capitale portato dal titolo esecutivo ammontava a 93.824,45 euro e che al fine del computo dell’usurarietà degli interessi il debitore ha sommato gli interessi corrispettivi e quelli moratori.

 

  1. La decisione.

Il giudice dell’esecuzione, movendo dal difetto di legittimazione in capo al fallito a proporre l’opposizione ex art. 615 c.p.c. su di un bene acquisito al fallimento, ha: i) respinto l’istanza di sospensione; ii) assegnato alla parte interessata termine di giorni 60 per l’introduzione del giudizio di merito ex art. 616 e.p.c.; iii) condannato l’opponente alla rifusione delle spese di giudizio. Anche a voler ritenere condivisibile la tesi dell’opponente, secondo cui il creditore gli avrebbe illegittimamente addebitato interessi per euro 8.128,92, la sospensione della procedura esecutiva in corso non avrebbe potuto comunque essere disposta: il credito del procedente, considerato solo per la parte capitale, era, difatti, superiore a 93.000,00 euro. La decisione - che ci sembra condivisibile - si fonda sulle argomentazioni di seguito esaminate.

 

  1. Gli artt. 42 s. l. fall. e la legittimazione (esclusiva) del curatore a proporre l’opposizione ex art. 615 c.p.c.

 

A norma dell'art. 42, comma primo, l. fall., nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito sta in giudizio il curatore. È proprio da tale disposizione che si desume come la privazione dei poteri processuali in capo al fallito rappresenti un effetto dello spossessamento, fenomeno da intendersi come incapacità del fallito di amministrare e disporre i beni che compongono il patrimonio responsabile. Da qui l’ulteriore precisazione che la privazione della legittimazione processuale del fallito patisce la sola eccezione di cui all’art. 43, comma 2°, l. fall., in forza del quale il debitore ha facoltà di partecipare al giudizio limitatamente alle questioni dalle quali può dipendere un’imputazione di bancarotta a suo carico; e non si estende alle controversie sui beni e sui rapporti strettamente personali.

In definitiva, la dichiarazione di fallimento trasferisce la legittimazione processuale a proporre qualsiasi tipologia di contestazione sull’esecuzione pendente dal debitore all’organo gestorio della procedura concorsuale.

La correttezza di questa impostazione non viene scalfita nemmeno laddove l’esecuzione sia intrapresa o proseguita dal (presunto) creditore fondiario ex art. 41 TULB, poiché il curatore, quale organo pubblico dell’esecuzione collettiva, rappresenta l’unico soggetto legittimato all’opposizione all’esecuzione per contestare l’azione esecutiva promossa dal creditore fondiario[1].

In altre e più semplici parole, si può concludere che la legittimazione processuale del fallito è espressamente esclusa dalle norme surrichiamate (salvo casi di inerzia dell'amministrazione fallimentare)[2]. Pertanto è sufficiente la mera prospettazione che i beni vadano a confluire  nella massa attiva fallimentare perché origini la capacità processuale esclusiva del curatore. Ora nel caso di specie il bene aggredito – recte la quota del 50 % dello stesso (appartenendo la restante quota al debitore non fallito) – rientra nella massa fallimentare, anche se la liquidazione del bene è affidata al giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 41 TULB.

Su questa linea interpretativa è assestata anche l’interpretazione della Suprema Corte, secondo la quale la legittimazione ad opporsi ex art. 615 c.p.c. all’esecuzione promossa dal creditore fondiario spetta al solo curatore;
è, dunque, quest’ultimo che ha l’onere di promuovere l’opposizione all’esecuzione per affermare che – in mancanza dei presupposti dell’art. 41 suddetto - il bene va liquidato in sede concorsuale[3].

 

  1. Brevissime considerazioni finali.

 

Sullo sfondo rimane la considerazione che la partecipazione al giudizio esecutivo di un ulteriore creditore titolato non interferisce in alcun modo con la ricostruzione sopra prospettata. A ben guardare tale circostanza sarebbe solo astrattamente idonea ad escludere la fondatezza della domanda di sospensione, posto che le vicende relative al titolo esecutivo del creditore procedente (quali sospensione, sopravvenuta inefficacia, ecc.) non ostacolano la prosecuzione dell’esecuzione sull’impulso del creditore intervenuto il cui titolo abbia conservato la sua forza esecutiva[4]. Tuttavia, nel caso di specie, l’esecuzione presuppone il solo impulso del creditore fondiario ai sensi dell’art. 41, senza che possa in alcun modo rilevare l’intervento di altro creditore munito di titolo.

  

 

[1] Si tratta di un orientamento condiviso da Cass. n. 12115 del 19 agosto 2003. In base ad un risalente indirizzo la SC aveva ritenuto che la legittimazione all’opposizione all’esecuzione spettasse al debitore ancorché fallito (cfr. Cass. 2532/1987; a quest’ultimo riguardo va tuttavia precisato che la decisione aveva ad oggetto una fattispecie completamente diversa non ricorrendo i presupposti di cui all’art. 41 TULB )

[2] Cass., 26 settembre 1997, n. 9456 ha riconosciuto una eccezionale legittimazione processuale «suppletiva» del fallito; coerentemente con tali premesse Cass., Sez. Un., 24 dicembre 2009, n. 27346 e Cass., 22 luglio 2005, n. 15369, hanno invece escluso tale legittimazione ogni volta che l’inerzia della curatela sia dovuta dalla valutazione negativa sulla convenienza della coltivazione della controversia. Per Cass. 9 marzo 2011, n. 5571, il difetto di legittimazione processuale del fallito assume carattere assoluto ed è opponibile da chiunque e rilevabile d’ufficio sempre che la curatela abbia dimostrato interesse per il rapporto dedotto in lite. Nel senso della rilevabilità d’ufficio della incapacità processuale del fallito che abbia personalmente assunto la veste di attore o di con convenuto: V. Andrioli, Fallimento (diritto privato e processuale), in Enc. dir., XVI, Milano, 1967, 380, ove si precisa che il fallito è privato anche dell’uso materiale dei beni, spettando la custodia di essi al curatore.

Più di recente Cass. 15 luglio 2016, n. 14449, ha tuttavia affermato il principio che la contestazione – da parte del debitore - della possibilità per il creditore (non fondiario) di iniziare o proseguire l’esecuzione singolare per violazione dell’art. 51 l. fall., configura una vera e propria contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata e non attiene alla mera regolarità di uno o più atti d’esecuzione ovvero alle modalità di esercizio dell’azione esecutiva. Di conseguenza essa va qualificata come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. e non può dirsi assoggettata al regime di decadenza di cui all’art. 617 c.p.c.

[3] in dottrina, v. gli studi condotti da Bongiorno, Sulla «conversione» dell’azione esecutiva individuale nella procedura concorsuale, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2004, p. 547 ss.; Buoncristiani, Effetti conservativi del pignoramento e procedura concorsuale, con particolare riferimento al concordato preventivo, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1996, p. 944 ss.; Nigro-Vattermoli, Diritto della crisi delle imprese4, Bologna 2017, p. 96 s. e 132 s.; Picardi, La successione del curatore nell’esecuzione immobiliare, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1965, pp. 522 ss.; Santini, in Le impugnazioni civile, a cura di F.P. Luiso e R. Vaccarella, Torino 2013, 33 ss. Giuseppe Tarzia, Espropriazione per credito fondiario e procedimenti concorsuali, in Banca, borsa, e tit. credito, 1957, I, p. 238 ss.


[4] Cass. Sez. Un., 7 gennaio 2014, n. 61