Rapporti tra sequestri e confische penali e procedimenti espropriativi alla luce di due recenti (e divergenti) arresti della Corte di Cassazione

Le perduranti incertezza a fronte dei recenti arresti della Suprema Corte
Rapporti tra sequestri e confische penali e procedimenti espropriativi alla luce di due recenti (e divergenti) arresti della Corte di Cassazione

Sommario:

1. Introduzione. 
2. Le diverse tipologie di sequestri e confische in sede penale e la loro interferenza con le procedure esecutive: analisi della normativa e criticità. 
3. A proposito di due recenti (e divergenti) arresti della giurisprudenza di legittimità: qualche riflessione.

 

  1. Introduzione 

    In tema di rapporti tra sequestri e confische penali e procedure esecutive immobiliari[1] vanno segnalate due recenti pronunce della Suprema Corte[2].

Dall’esame delle quali, peraltro, si evince un profilo giurisprudenziale ancora frastagliato, posto che le Sezioni civili e quelle penali risultano essersi attestate, in definitiva, su posizioni diametralmente opposte.

 

  1. Le diverse tipologie di sequestri e confische in sede penale e la loro interferenza con le procedure esecutive: analisi della normativa e criticità.

    È opportuna una breve digressione afferente – per così dire – al contesto di riferimento.

Tenuto conto dell’attuale assetto normativo, occorre distinguere tra:

  1. sequestri e confische disciplinati dal Codice antimafia;
  2. sequestri e confische diversi da quelli disciplinati dal Codice antimafia, cui si applica, in via di estensione (per esplicita scelta del legislatore), la disciplina dettata da tale Codice con riferimento ai rapporti tra la misura patrimoniale penale e la procedura esecutiva individuale riguardanti il medesimo bene;
  3. sequestri e confische diversi da quelli disciplinati dal Codice antimafia, per i quali non vi è, né in via diretta né in forza di un richiamo, una regolamentazione espressa quanto ai predetti rapporti.

Con riferimento ai sequestri e alle confische di cui al punto a), il contenuto della normativa conferente può essere così schematizzato:

  • il sequestro è misura strumentale alla confisca[3];
  • l’una e l’altra misura vengono adottate in seno ad un procedimento di prevenzione, “indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta della misura di prevenzione”[4];
  • la confisca ha natura di atto di acquisto a titolo originario[5];
  • malgrado ciò la confisca non pregiudica i diritti dei creditori, siano essi chirografari o muniti di ipoteca, se ricorrono le condizioni di cui all’art. 52, Codice antimafia[6];
  • quanto ai rapporti con i procedimenti espropriativi che interessano il medesimo bene:
  • a seguito del sequestro “non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive” e “i beni già oggetto di esecuzione sono presi in consegna dall’amministratore giudiziario”[7];
  • “le procedure già pendenti sono sospese fino al procedimento di prevenzione”, laddove in caso di dissequestro “la procedura esecutiva deve essere iniziata o riassunta entro il termine di un anno dalla irrevocabilità del provvedimento che ha disposto la restituzione del bene”[8];
  • quando invece interviene un provvedimento definitivo di confisca “le procedure esecutive si estinguono”[9].

Con riferimento ai sequestri e alle confische di cui al punto b), osservato preliminarmente che si tratta di misure, rispettivamente cautelari ed afflittive, di natura patrimoniale che presuppongono la esistenza di un procedimento diretto ad accertare la sussistenza della responsabilità di un imputato rispetto alla commissione di un fatto previsto e punito dalla legge come reato, rileva quanto disposto:

  • dall’art. 240-bisp.[10], secondo cui, con riferimento ad una serie di reati ricavabili dalla stessa disposizione, “è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica” (comma 1), mentre – nei medesimi casi – “quando non è possibile procedere alla confisca del denaro, dei beni e delle altre utilità di cui allo stesso comma, il giudice ordina la confisca di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore equivalente, delle quali il reo ha la disponibilità, anche per interposta persona” (corsivi nostri).

Rispetto alla confisca disciplinata dall’art. 240 c.p. quella in esame:

  • ha in ogni caso carattere obbligatorio;
  • colpisce beni che non presentano prima facie un rapporto di strumentalità con il reato (nel senso che non si tratta di cose che furono utilizzate per commettere il reato o che ne costituiscono il prodotto o il profitto);
  • dall’art. 104-bis, comma 1-quater, disp. att. c.p.p.[11], secondo cui “le disposizioni in materia di amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati nonché quelle in materia di tutela dei terzi e di esecuzione del sequestro previste dal codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, si applicano ai casi di sequestro e confisca in casi particolari previsti dall'articolo 240-bisdel codice penale o dalle altre disposizioni di legge che a questo articolo rinviano”.

Detto altrimenti, malgrado la profonda diversità ontologica tra queste misure patrimoniali e quelle disciplinate dal Codice antimafia, il legislatore – risolvendo un dubbio interpretativo che aveva diviso la giurisprudenza di legittimità – ha previsto una equiparazione quo ad effectum, rispetto alle interferenze con le procedure esecutive in corso[12].

Con riferimento ai sequestri e alle confische di cui al punto c), invece, la dottrina e la giurisprudenza hanno percorso – come vedremo - itinerari interpretativi diversificati.

Si tratta dei casi di confisca disciplinati dagli artt. 240 e 322-ter c.p.

A mente della prima disposizione:

  • in caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto (confisca c.d. facoltativa);
  • il comma 2 prevede i casi di confisca obbligatoria.

A mente dell’art. 322-ter c.p., in relazione ai reati ivi richiamati:

  • “è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto” (comma 1);
  • “è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del denaro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio” (comma 2) [corsivi nostri].

Rileva notare, peraltro:

  • che l’art. 321 c.p.p. prevede, al secondo comma, che “il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca”;
  • che la medesima norma prevede, al terzo comma, che “l’interessato” posso proporre istanza di revoca del sequestro.

La giurisprudenza di legittimità è consolidata nel senso di escludere che il creditore che abbia iscritto ipoteca sul bene sequestrato (anche anteriormente alla trascrizione del sequestro stesso) abbia legittimazione a chiedere la revoca del sequestro: ciò in quanto  “la sua posizione giuridica non è assimilabile a quella del titolare del diritto di proprietà e il suo diritto di sequela non esclude l'assoggettabilità del bene al vincolo, essendo destinato a trovare la sua soddisfazione solo nella successiva fase della confisca e non attraverso l'immediata restituzione del bene, come nel caso del proprietario dello stesso”[13].

In definitiva, senza alcuna pretesa di esaustività quanto alle questioni squisitamente penalistiche (ad esempio in tema di onere della prova), appare evidente che le confische di cui al punto c) presentano, per ciò che attiene al loro oggetto, un più marcato collegamento con il reato, dacché la misura colpisce il profitto o il prezzo del reato ovvero (e subordinatamente) un bene di valore equivalente, laddove la confisca di cui all’art. 240-bis c.p. (olim: art. 12-sexies, d.l.  8 giugno 1992, n. 306, conv.  conv. in l. 7 agosto 1992, n. 356) ha la funzione di “colpire” patrimoni di provenienza presumibilmente illecita, al di là di uno stretto nesso di pertinenzialità con il reato commesso.

La individuazione delle diverse rationes potrebbe è utile, in mancanza di una esplicita scelta del legislatore in senso contrario, al fine di escludere che l’art. 104-bis, comma 1-quater, disp. att. c.p.p. possa trovare applicazione con riferimento ai sequestri ed alle confische di cui si è da ultimo trattato, con la conseguenza che, per queste, non vi sarebbe la possibilità di estendere, in via analogica, la disciplina dettata dal Codice antimafia, ed in specie quella contenuta nell’art. 55, prima richiamato[14].

In questi casi, pertanto, la disciplina delle interferenze tra il sequestro e la confisca e le procedure esecutive interessanti il medesimo bene deve essere ricavata dal sistema, mancando una regolamentazione che, in via diretta o in forza di un richiamo, si occupi della questione ed essendo preclusa – a noi pare – l’integrazione in via analogica di tale lacuna, stante la insussistenza della eadem ratio tra il caso espressamente disciplinato e quello non contemplato dalla norma.

 

  1. A proposito di due recenti (e divergenti) arresti della giurisprudenza di legittimità: qualche riflessione.

    Sennonché, anche risalendo al sistema, persistono – a nostro avviso - delle incertezze, se è vero che è dato riscontrare, rispetto alla preliminare (e assorbente) questione della natura dell’acquisto che si compie con la confisca, una duplice prospettiva esegetica.

Secondo una prima impostazione, si tratta di acquisto a titolo originario[15].

Per altro filone, si tratta di acquisto a titolo derivativo[16].

Come è stato altrove osservato[17], quindi, per i sequestri e le confische di cui al punto c) si ripropongono le medesime questioni che, prima del Codice antimafia, si erano poste con riferimento alla confisca di prevenzione ex art. 2­­-ter, comma 3, l. n. 575 del 1965[18].

Proprio mentre una accorta dottrina sembrava propendere per la tesi secondo cui “le argomentazioni spese dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento alle ‘vecchie’ confische di prevenzione possono adattarsi anche alla confisca penale ex art. 240 c.p.”[19], con la doverosa aggiunta che – anche in relazione alla confisca di cui all’art. 240 c.p. – la S.C. ha subordinato la tutela del terzo alla verifica della condizione di buona fede di quest’ultimo[20], la giurisprudenza di legittimità, specie in sede penale, aveva risolto diversamente la questione, negando, in definitiva, che il creditore ipotecario potesse esercitare in concreto il proprio ius distrahendi portando a compimento l’azione esecutiva intrapresa laddove, nel frattempo, il bene sia stato confiscato[21].

A nostro avviso, va salutato con favore l’orientamento inaugurato, nell’ambito della giurisprudenza penale, da Cass. pen., 9.11.2018, n. 51043.

La pronuncia ha riguardato una vicenda così sintetizzabile.

Il Giudice dell’esecuzione (penale) aveva respinto le istanze formulate dai ricorrenti accogliendo, all’inverso, quella del Pubblico ministero diretta ad ottenere la cancellazione delle formalità pregiudizievoli da parte del Conservatore dei Registri immobiliari con riferimento ad immobili confiscati, con provvedimento definitivo, nell’ambito di un procedimento penale teso all’accertamento di reati tributari, falso e ricettazione in capo al medesimo soggetto che, nel contesto dell’esecuzione forzata innanzi al Giudice civile, era stato espropriato di tali beni ad iniziativa di creditori che avevano trascritto il pignoramento in data anteriore alla trascrizione del sequestro.

I motivi di ricorso toccavano i seguenti profili:

  • natura eccezionale delle norme contenute nel Codice antimafia e, quindi, loro inapplicabilità alle ipotesi di confisca ex artt. 240 e 322-terp., relativamente alle quali – pertanto – si ammetterebbe la contemporanea pendenza “di vincoli di indisponibilità civili e penali”, il cui eventuale contrasto andrebbe risolto secondo le regole dettate dall’art. 2644 c.c.;
  • rilievo della buona fede dell’aggiudicatario dell’immobile nell’ipotesi in cui la procedura esecutiva immobiliare abbia avuto seguito e quando il decreto di trasferimento sia trascritto (in epoca successiva al sequestro, ma) prima della definitività della confisca.

Secondo la S.C., “in tema di rapporto tra sequestro e confisca in sede penale e procedimento immobiliare in sede civile con riferimento alla posizione dei terzi acquirenti, difettando specifiche disposizioni di legge che lo disciplinino, deve ritenersi che il legislatore abbia considerato ed ammesso la possibilità di una contemporanea pendenza di due procedimenti, cui consegue la possibilità di rinvenire un punto di coordinamento nel principio secondo il quale la confisca diretta del profitto, che nel caso di specie è individuato negli immobili, non può attingere beni appartenenti a persone estranee al reato”.

D’altro canto, “tenuto anche conto del disposto dell’art. 2915 c.c., (…) l’opponibilità del vincolo penale al terzo acquirente dipende dalla trascrizione del sequestro (ex art. 104, disp. att. c.p.p.), che deve essere antecedente al pignoramento immobiliare venendo così a rappresentare il presupposto per la confisca anche successivamente all’acquisto”.

In definitiva:

  • se la trascrizione del pignoramento è anteriore alla trascrizione del sequestro, l’azione esecutiva intrapresa in sede civile dal creditore può proseguire (stesse considerazioni devono valere, mutatis mutandis, laddove il sequestro sia anteriore al pignoramento ma l’iscrizione ipotecaria a favore del creditore pignorante sia, a sua volta, avvenuta in precedenza);
  • l’acquisto compiuto da terzi di buona fede nell’ambito di tale procedimento è destinato a prevalere;
  • la buona fede non è esclusa dalla circostanza che, nell’avviso di vendita, sia indicata l’esistenza del vincolo penale, poiché l’estraneità al reato e, quindi, la stessa buona fede vanno valutate rispetto al reato e non alle vicende del processo.

La soluzione cui giunge la III Sezione penale appare per molti versi condivisibile, in quanto consente – a nostro parere – un ragionevole contemperamento tra le esigenze di tutela penale e quelle (da non sottovalutare, anche nell’ottica del loro rilievo costituzionale) di tutela del diritto di credito e, se ne ricorrono i presupposti, di protezione del legittimo affidamento di chi acquista un bene nell’ambito di un procedimento di esecuzione immobiliare.

La Cassazione civile, invece, è di recente giunta a conclusioni diametralmente opposte.

La pronuncia 30.11.2018, n. 30990 (emessa nell’ambito del c.d. progetto esecuzioni) ha riguardato una vicenda così sintetizzabile.

L’Agenzia del demanio e l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata proponevano opposizione di terzo all’esecuzione, ai sensi dell’art. 619 c.p.c., assumendo che il bene oggetto di espropriazione davanti al Giudice civile era stato oggetto di un provvedimento definitivo di confisca (emesso con riferimento all’immobile acquistato dal debitore esecutato con i proventi del reato – per cui vi era stata condanna – di appropriazione indebita).

Il Tribunale aveva rigettato l’opposizione, mentre la Corte d’appello aveva integralmente riformato la pronuncia emessa dal Giudice di prime cure.

Il ricorso era proposto dall’Istituto di credito che aveva fatto valere, essenzialmente, la inopponibilità del provvedimento di confisca in quanto non trascritto, mentre alcun rilievo avrebbe potuto essere annesso alla eventuale trascrizione del sequestro trattandosi di mero sequestro probatorio, non strumentale alla confisca.

La premessa da cui muove la III Sezione civile per rigettare i motivi di ricorso (trattati congiuntamente) è netta: “non può ritenersi fondato il presupposto di diritto alla base della complessiva prospettazione di parte ricorrente, secondo il quale la confisca (facoltativa) disposta ai sensi dell’art. 240 c.p. in sede penale, laddove non preceduta da sequestro ad essa strumentale, prevale agli effetti civili su quest’ultimo solo laddove venga a sua volta trascritta prima della trascrizione del pignoramento”.

Ha infatti natura di “principio generale dell’ordinamento” quello della “prevalenza delle esigenze pubblicistiche penali sulle ragioni del creditore del soggetto colpito dalle misure di sicurezza patrimoniali, anche se il primo sia assistito da garanzia reale sul bene”.

Questo comporta alcuni corollari:

  • lo Stato prevale senz’altro sul creditore indipendentemente dalla data di trascrizione della confisca, laddove la tutela dei creditori è possibile soltanto in sede di incidente di esecuzione ex artt. 665 e ss. c.p.p.;
  • non trova quindi applicazione, per dirimere l’eventuale conflitto tra i creditori del condannato e lo Stato, il principio dell’ordo temporalis delle iscrizioni/trascrizioni, bastando soltanto che – al momento della adozione del provvedimento ablatorio – l’immobile sia di proprietà del condannato;
  • per questo stesso motivo, va fatto salvo l’acquisto compiuto dall’aggiudicatario, dato che “in questo senso, e solo in questo senso, può affermarsi la natura ‘derivativa’ del relativo acquisto in favore dello Stato”.

Le suesposte conclusioni – prosegue la III Sezione civile - trovano una significativa sponda nella giurisprudenza dalla Corte sia in relazione ad ambiti settoriali[22] che al di fuori degli stessi[23].

Sennonché, va osservato:

  • che le affermazioni formulate con riferimento ai procedimenti di prevenzione antimafia ovvero a quelli agli stessi equiparati quanto alla incidenza su procedure esecutive pendenti si sviluppano in un ambito ove vi sono espresse disposizioni di legge che:
  • qualificano la confisca come acquisto a titolo originario;
  • individuano la sede ove – ciò nondimeno – i creditori del “proposto” possono trovare tutela;
  • che invece, al di fuori di tale contesto settoriale, alle pronunce che affermano la necessaria prevalenza delle esigenze penalistiche su quelle dei creditori se ne contrappongono altre che giungono a soluzioni opposte, evidentemente partendo dalla premessa della natura eccezionale delle disposizioni in materia antimafia (basti pensare al recente arresto della Cassazione penale, sopra ricordato[24]).

Epperò, assumendo che con la pronuncia da ultimo esaminata, la Cassazione abbia voluto definitivamente seguire la linea interpretativa già espressa in precedenza (ancorché – a noi pare - non univocamente), enunciando un principio generale dell’ordinamento, si pongono questioni applicative di non agevole soluzione.

Ci si riferisce in particolare alla questione della “sorte” del processo esecutivo pendente prima che sia adottato un provvedimento definitivo di confisca (perché da tale momento i creditori potranno trovare soddisfazione solo nel contesto dell’incidente di esecuzione penale, mentre l’esecuzione civile andrà dichiarata improcedibile).

Manca, infatti, al di fuori dei casi prima esaminati sub a) e sub b), una disposizione generale che annetta al sequestro penale l’effetto di procurare la sospensione del procedimento esecutivo in corso.

Dal punto di vista del Giudice dell’esecuzione, se è indubbio, a voler seguire la giurisprudenza della III Sezione civile, che dal momento della confisca l’esecuzione in sede civile debba essere chiusa anticipatamente, restano ancora da individuare gli strumenti operativi per far sì che, a fronte della trascrizione di un sequestro (in ipotesi anche successivo al pignoramento), l’espropriazione non proceda oltre, in quanto l’intervento del provvedimento ablatorio prima dell’aggiudicazione renderebbe sostanzialmente inutile il compimento di ulteriori atti esecutivi.

Non sembra che, in mancanza di una disposizione esplicita come l’art. 55, Codice antimafia, si possa utilmente invocare l’art. 623 c.p.c.; piuttosto occorrerà – verosimilmente – valorizzare l’esercizio dei poteri di direzione del processo esecutivo (art. 487 c.p.c.)[25], avuto anche riguardo allo stato di avanzamento della procedura, nel mentre l’affermata irrilevanza della trascrizione della confisca rende di fatto difficilmente conoscibile, da parte degli organi della procedura, la verificazione del presupposto della sua improseguibilità.  

D’altro canto, anche l’affermazione secondo cui la prevalenza della confisca è esclusa in caso di aggiudicazione del bene è foriera di qualche dubbio, se si parte (come a noi pare si parta) dalla premessa che la confisca costituisca sempre un acquisto a titolo originario.

Ed infatti, la stessa Cassazione ha in più di una occasione affermato che il conflitto fra l’acquirente a titolo derivativo e quello a titolo originario (nella specie per usucapione) è risolto, nel regime ordinario del Codice civile, a favore del secondo, “indipendentemente dalla trascrizione della sentenza che accerta l’usucapione e dall'anteriorità della trascrizione di essa o della relativa domanda rispetto alla trascrizione dell'acquisto a titolo derivativo, atteso che il principio della continuità delle trascrizioni, dettato dall’art. 2644 c.c., con riferimento agli atti indicati nell'art. 2643 c.c., non risolve il conflitto tra acquisto a titolo derivativo ed acquisto a titolo originario, ma unicamente fra più acquisti a titolo derivativo dal medesimo dante causa”[26].

Il principio – sempre secondo la Cassazione – “trova applicazione anche in relazione all'acquisto di un bene per aggiudicazione in sede di esecuzione forzata, essendo quest'ultimo un acquisto non a titolo originario, ma a titolo derivativo, in quanto trasmissione dello stesso diritto del debitore esecutato da quest'ultimo all'acquirente”[27].

In definitiva, se si ragiona in termini di acquisto a titolo originario, allora – e per quanto indesiderata, perché contraria alle esigenze di tutela del legittimo affidamento – la conseguenza del travolgimento dell’acquisto dell’aggiudicatario sembra ineluttabile; nel mentre non sembrano ricorrere le condizioni per applicare, in via analogica, il comma 195 dell’art. 1, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha dettato la disciplina dei rapporti tra misure di prevenzione antimafia e procedimenti espropriativi in sede civile con riferimento ai procedimenti non ricadenti ratione temporis sotto il vigore del Codice antimafia - dato il carattere estemporaneo di tale disciplina.

 

 

[1] Sul tema dei rapporti tra misure penali (in specie in materia antimafia) e procedure espropriative immobiliari, quanto ai contributi anteriori alla riforma, v., quanto meno: Aiello, La tutela civilistica dei terzi nel sistema della prevenzione patrimoniale antimafia, Milano, 2005; Balsamo-Maltese, Il codice antimafia, Milano, 2012, 15; Bongiorno, La giustizia civile tra nuovissime riforme e diritto vivente – Gli attuali contrasti giurisprudenziali in materia di vendite forzate dei beni confiscati, in Giur. It., 2009, 6; Cassano, Impresa illecita ed impresa mafiosa. La sospensione temporanea dei beni prevista dagli artt. 3 quater e 3 quinquies della legge n. 565/1965, in Quaderni del C.S.M., 1998, fasc. 104, p. 402 ss.; Cassano, Improseguibilità del processo esecutivo in caso di confisca o sequestro antimafia sul bene pignorato, in Fallimento, 2002, 6, 659;Farina, Sulla tutela dei creditori ipotecari e dell’aggiudicatario nell’espropriazione di beni confiscati, in Fallimento, 2008, 6, 493 e ss.; Giuffrè-Piazza, Il difficile contemperamento fra confisca, ipoteca ed altri pesi ed oneri gravanti sui beni, in questa Corr. giur., 2013, 10, 1203 ss.; Gorgoni, Confisca antimafia e terzi creditori e titolari di diritti reali parziari, in www.ilcaso.it, doc. n. 276/2011; Guardigli, Le misure preventive patrimoniali antimafia al cospetto dei diritti vantati dai terzi di buona fede, in Corr. giur., 2016, 1, 32; Laganà, La morte del prevenuto e le antinomie del sistema della confisca, in Mazzarese-Aiello (a cura di), Le misure patrimoniali antimafia, Milano, 2010; Mazzamuto, Gli aspetti civilistici della confisca dei beni alla criminalità organizzata, in Contr. e impr., 2012, 6, 1387; Menditto, Le luci e le (molte) ombre del c.d. codice antimafia, in Cass. pen., 2012, 799 e ss.; Id., Le misure di prevenzione personali e patrimoniali. La confisca ex art. 12-sexies, l. n. 356/92, Milano, 2012;  Id., Le Sezioni Unite civili sulla tutela dei diritti dei terzi nella confisca di prevenzione dop la legge n. 228/12: l’ambito di applicabilità della nuova disciplina, in www.dirittopenalecontemporaneo.it; sulle prospettive di riforma, v. ancora e da ultimo Menditto, Presente e futuro delle misure di prevenzione (personali e patrimoniali): da misure di polizia a prevenzione della criminalità da profitto;  Minutoli-Campagna, La confisca in tema di prevenzione antimafia prevale sull’ipoteca – La tutela dei terzi tra sequestro e confisca penali alla luce delle Sezioni Unite civili, in Fallimento, 2014, 1, 49; Monteleone, Effetti “ultra partes” delle misure patrimoniali antimafia, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1988, 576; Ziino, Le Sezioni Unite tra nomofilachia e monocraticità: note critiche ad una recente decisione in materia di espropriazione forzata di beni oggetto di misure di prevenzione patrimoniali, in Dir. Fall., 2013, 5, 2041; per ciò che attiene ai contributi successivi alla riforma, si v. Forte, Il “nuovo” codice antimafia e la tutela dei terzi, in www.dirittopenalecontemporaneo.it; Cardino, Sequestri, confische ed espropriazione forzata, in Cardino-Romeo, Processo di esecuzione forzata. Profili sostanziali e strategici alla luce delle riforme e delle risposte giurisprudenziali, Padova, 2018, 1508 e ss.. Sia consentito inoltre il rinvio al mio Sequestro e confisca antimafia: la tutela dei terzi alla luce della l. n. 161 del 2017, in questa Rivista.

[2] Si tratta, come si dirà anche in prosieguo, di Cass. pen., 9.11.2018, n. 51043 e Cass. civ., 30.11.2018, n. 30990.

[3] Cfr. art. 20, Codice antimafia.

[4] Art. 18, Codice antimafia.

[5] Arg. ex art. 45, Codice antimafia, secondo cui “a seguito della confisca definitiva di prevenzione i beni sono acquisiti al patrimonio dello Stato liberi da oneri e pesi”.

[6]  Per l’analisi delle condizioni cui è subordinata la tutela dei creditori, anche alla luce delle novità introdotte dalla l. 17 ottobre 2017, n. 161, si rinvia a Cardino, op. cit..

[7]  Art. 55, comma 1, Codice antimafia.

[8]  Art. 55, comma 2, Codice antimafia.

[9]  Ibidem.

[10] Articolo inserito dal d.lgs. 1° marzo 2018, n. 21 e che riprende, quanto ad ambito applicativo, l’art. 12-sexies, d.l.  8 giugno 1992, n. 306, conv.  conv. in l. 7 agosto 1992, n. 356.

[11]  Norma modificata per effetto della l. 17 ottobre 2017, n. 161.

[12]  In precedenza, siccome il comma 4-bis dell’art. 12-sexies, cit., prevedeva che “le disposizioni in materia di amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati previste dal decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e successive modificazioni, si applicano ai casi di sequestro e confisca previsti dai commi da 1 a 4 del presente articolo, nonché agli altri casi di sequestro e confisca di beni adottati nei procedimenti relativi ai delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale”, si era posta la questione se il richiamo a tali disposizioni andasse inteso in senso letterale ovvero se fosse possibile una interpretazione analogica idonea a consentire l’applicazione dell’art. 55, Codice antimafia anche ai sequestri funzionali alla confisca allargata.

La giurisprudenza si era divisa: a) secondo un primo orientamento, la disciplina del Codice antimafia era applicabile integralmente relativamente al profilo che qui interessa, in quanto, pur essendo diversa la “base cognitiva” degli accertamenti sottesi ai procedimenti di prevenzione ed a quelli penali (nel cui ambito viene disposta la confisca allargata), era ritenuto identico il profilo funzionale, con conseguente applicabilità del Codice antimafia in via analogica (Cass. pen., 20 maggio 2014, n. 26527; Cass. pen., 13.12.2016, n. 9757; Cass. pen., 13.12.2016, n. 9758); b) altro orientamento, invece, escludeva la praticabilità di tale operazione interpretativa (Cass. pen.,  12 febbraio 2014, n. 10471; Cass. pen., 20 gennaio 2016, n. 8935; Cass. pen.,  6.7.2017, n. 36092).

[13]  Da ultimo v. Cass. pen., 10.5.2018, n.  26273; ma v. anche: Cass. pen., 12.1.2017, n. 1390; Cass. pen., 12.2.2014, n. 22176; Cass. pen., 7.3.2013, n. 26145

[14] In questi termini, v. da ultimo, esplicitamente Cass. pen., 15.11.2018, n. 51603, secondo cui “è manifestamente infondata in diritto la tesi del pubblico ministero ricorrente per la quale il richiamo dell’art. 104-bis, disp. att. c.p.p. alle norme di cui al libro I, titolo III, del d.lgs. 159/2011 si estenderebbe anche all’art. 20 del d.lgs. 150/2011 per il riferimento contenuto nell’art. 41”, in quanto “confisca di prevenzione, confisca del profitto e confisca per equivalente hanno tre distinte rationes e tre distinte nature giuridiche”.

[15] Cass. civ., 8.5.1984, n. 4174. Più di recente, nel medesimo senso, v. Cass. civ., 5.10.2010, n. 20664, dove si sottolinea che l’ipoteca si estingue solo per le cause indicate nell’art. 2828 c.c.; nell’ambito della giurisprudenza di merito v. Trib. Roma, 21.7.2008, n. 15768; Trib. Lucca, 6.3.1992; Trib. Palermo, 24.7.1985.

[16]  Cass. civ., 3.7.1997, n. 5988, che giunge alla predetta qualificazione sul rilievo che l’acquisto “non prescinde dal rapporto già esistente fra quel bene ed il precedente titolare, ma anzi un tale rapporto presuppone ed è volto a far venir meno, per ragioni di prevenzione e/o di politica criminale, con l’attuare il trasferimento del diritto dal privato (condannato o indiziato di appartenenza ad associazioni mafiose) allo Stato”.

[17]  Sia consentito ancora il riferimento al mio Sequestro e confisca antimafia, cit..

[18]  Tra le quali vi è anche quella della individuazione del Giudice funzionalmente competente ad occuparsi di risolvere il conflitto tra creditori del condannato e Stato: a) nel senso che debba trattarsi del Giudice penale in sede di incidente di esecuzione penale, v. Cass. civ. 30.3.2005, n. 6661; Cass. pen., 29.10.2003, n. 16227; b) nel senso della competenza esclusiva del Giudice civile v. Cass. civ. 16.1.2007, n. 845.

[19]  Cardino, op. cit..

[20] Cass. pen., 14.6.2017, n. 29586. Si segnala che il requisito della buona fede è espressamente richiesto da altre specifiche disposizioni di legge: v. ad esempio art. 301, comma 3, d.p.r. 23 gennaio 1973, n. 43 del 1973 in materia di contrabbando; art. 19, d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, sulla responsabilità degli enti. Ulteriori riferimenti in Cardino, op. cit..

[21]  Da ultimo v. Cass. pen., 12.1.2017, n. 1390. Per una lettura critica di tale pronuncia, sia consentito, ancora una volta, rinviare al mio Sequestro e confisca, cit..

[22] Si richiamano Cass. civ., 7.10.2013, n. 22814; Cass. S.U., 7.5.2013, nn. 10532, 10533 e 10534.

[23] Qui si richiamano Cass. pen., 21.11.2007, n. 45572; Cass. pen., 1.12.2009, n. 301; Cass. pen., 30.5.2013, n. 27201; Cass. pen., 12.2.2014, n. 22176.

[24]  Ma vedi ancora, anche, Cass. pen., 15.11.2018, n. 51603, richiamata supra in nota 14.

[25] Poteri valorizzati, con riferimento alla questione dei rapporti tra esecuzione da parte del creditore fondiario e fallimento da Cass. civ., 28.9.2018, n. 23482, su cui sia consentito il richiamo al mio La Corte di Cassazione e il decalogo dei rapporti tra esecuzione individuale da parte del creditore fondiario e fallimento, in questa Rivista.

[26]  Cass. civ., 3.2.2005, n. 2161; Cass. civ., 10.7.2008, n. 18888.

[27]  Cass. civ., 6.12.2000, n. 15503.