L'autogestione virtuosa del processo esecutivo

I protocolli sulla gestione del processo esecutivo e le circolari operative dei giudici dell'esecuzione in materia di vendite telematiche
L'autogestione virtuosa del processo esecutivo

Sommario:

Premessa: l’efficienza della giustizia e l’economia

1. I protocolli in materia di esecuzione civile
2. Le circolari operative dei giudici dell’esecuzione sul sistema del PVP e sull’obbligatorietà delle vendite telematiche
3. Le linee guida del CSM del 2017
4. Conclusioni

 

Premessa: l’efficienza della giustizia e l’economia

Dal rapporto Doing Business 2018 elaborato dal World Bank Group[1]si evince che l’Italia, quanto a tempi e costi per la risoluzione delle controversie, occupa un posto molto basso, di gran lunga inferiore a quello ricoperto da altri Paesi europei con un sistema processuale civile e dimensioni simili[2].

Invero, non può negarsi che il progresso economico di un Paese dipenda anche da una giustizia efficiente, ovvero dalla durata dei processi. In effetti, l’efficienza della giustizia è direttamente proporzionale alla crescita dell’economia di uno stato[3]: gli investimenti aumentano progressivamente in un Paese che non sia carente di sistemi giurisdizionali che definiscano le controversie in tempi celeri.

In altre parole, l’efficienza e la trasparenza dei tribunali incoraggiano la propensione ad investire degli imprenditori[4].

Del resto, una giustizia lenta non pregiudica esclusivamente il progresso economico di uno Stato.

Invero, se si volge lo sguardo verso i diritti fondamentali del singolo, è evidente come l’irragionevole durata di un processo renda la giustizia ingiusta, in quanto viola l’interesse della persona ad ottenere quanto le è dovuto in tempi celeri[5].

Pertanto, gli articoli 111 Cost. e 6 Cedu - che prevedono il principio della ragionevole durata del processo -  sono ineludibili in un sistema giudiziario che vanta pretese di efficienza.

In buona sostanza, il suddetto principio opera su diversi livelli: su quello legislativo (in quanto il processo deve avere come parametro implicito quello della ragionevole durata); su quello dell’organizzazione del processo (devono essere utilizzati modelli organizzativi che prediligano il dato temporale); su quello giudiziario in senso stretto (l’organo giurisdizionale deve adottare soluzioni adeguate alle esigenze del caso concreto)[6].

Ebbene, accanto alla consapevolezza del legislatore di dover fronteggiare la crisi nella quale i sistemi giudiziari versano[7], si sono diffusi negli uffici giudiziari dei fenomeni endogeni mossi dal convincimento che le inefficienze possano essere aggredite anche mediante interventi di carattere organizzativo – strutturale.

Peraltro, sul piano dell’offerta di giustizia, gli interventi legislativi si rivelano insufficienti se non sono seguiti dalla capacità di magistrati, avvocati  e personale ausiliario di collaborare e di organizzare nel modo più efficiente lo svolgimento del processo, mitigando la disciplina processuale e non esasperandone i difetti[8].

 

 1. I protocolli in materia di esecuzione civile

Si è visto che la crisi della giustizia civile, sub specie di ritardi dei procedimenti giurisdizionali, ha forti ripercussioni sull’economia dello stato e sull’effettività dei diritti.

È chiaro, dunque, che il settore delle esecuzioni (e, in modo particolare, quello delle espropriazioni immobiliari), strettamente connesso allo sviluppo economico di un Paese, se non funziona in modo efficiente, penalizza profondamente sia il nostro Stato in termini di credibilità sul mercato internazionale[9], sia il creditore, il quale, per veder soddisfatto un proprio diritto, attende anni[10]. Del resto, il principio della ragionevole durata del processo non può riguardare esclusivamente la fase della cognizione, ma deve necessariamente estendersi anche alla fase esecutiva, ove la lunghezza processuale cagiona un pregiudizio ancora più grande[11].

Più in particolare, un processo espropriativo può definirsi giusto ai sensi dell’art. 111 Cost., laddove venga prevista una liquidazione del bene ad un prezzo di mercato - evenienza idonea a soddisfare tanto l’interesse creditorio, quanto quello del debitore –  si svolga in tempi ragionevoli e il debitore venga adeguatamente informato delle modalità di svolgimento della procedura e dei mezzi che ha a disposizione per difendersi[12].

D’altronde, quello dell’esecuzione immobiliare è l’ambito più dinamico dell’intera giurisdizione civile[13] in quanto vede una pluralità di soggetti coinvolti e richiede, pertanto, una proficua collaborazione. Ciononostante, per lungo tempo, al processo esecutivo non è stata data la medesima attenzione prestata per gli altri settori della giurisdizione[14], con un’inevitabile autoreferenzialità da parte dei giudici dell’esecuzione, i quali, trincerandosi dietro il principio di indipendenza della magistratura, ritenevano che il loro compito si esaurisse nell’applicazione delle norme.

Gli ultimi interventi legislativi, mossi dalla finalità di accelerare il processo esecutivo e renderlo più competitivo, hanno in realtà evidenziato le criticità del funzionamento dei tribunali in relazione alle procedure di esecuzione immobiliare, sia dal lato dello svolgimento delle operazioni materiali di vendita, sia dal lato del coordinamento tra gli ausiliari del giudice dell’esecuzione[15].

Ebbene, dinanzi ad una situazione di crisi dell’economia che ha comportato un aumento dei pignoramenti, una riduzione delle vendite degli immobili pignorati, con un consequenziale incremento del ruolo dei magistrati e degli adempimenti delle cancellerie, anche il giudice dell’esecuzione ha dovuto necessariamente farsi carico dei problemi legati all’efficienza dei procedimenti giurisdizionali[16].

Può citarsi, a tal riguardo, l’esperienza del Tribunale di Bologna ove, a causa dell’eccessiva lunghezza dei procedimenti esecutivi (che sovente oltrepassavano i 6 anni), si è pensato di adottare delle prassi che valorizzassero al massimo la vendita senza incanto, in quanto si riteneva che la vendita con incanto fosse la causa principale delle lungaggini processuali[17].

Sulla scia dell’esperienza bolognese anche altri Tribunali hanno adottato delle pratiche idonee a scardinare i vizi che inficiavano il processo esecutivo.

Si considerino le esperienze virtuose del Tribunale di Monza, presso il quale è stata, tra l’altro, valorizzata una maggiore partecipazione dei cittadini, per evitare che la vendita fosse appannaggio di pochi speculatori e si è progressivamente pensato di abolire la vendita con incanto, causa delle turbative d’asta[18].

Si inseriscono nell’ottica del generale miglioramento del servizio giustizia gli interventi protocollari provenienti da alcuni Osservatori sulla giustizia civile che hanno fornito istruzioni operative da applicare al processo esecutivo, che vanno dall’esplicazione di determinate norme del codice di rito, sino alla scansione di passaggi procedurali indispensabili per soddisfare nel minor tempo possibile il creditore.

Per quanto concerne il primo aspetto possono citarsi, a titolo esemplificativo,  le indicazioni del protocollo delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Verona, sottoscritto il 16 giugno 2009, ove, all’art. 1, è specificato, in relazione al concetto di titolo esecutivo delineato dall’art. 474 c.p.c., che «le scritture private autenticate vanno integralmente trascritte nell’atto di precetto» e che «l’Ufficiale Giudiziario che riceve la scrittura limita la propria verifica alla sussistenza di un obbligo di pagamento e di un termine (trascorso)».

L’Osservatorio della giustizia civile di Reggio Calabria, nel 2008, si è soffermato, invece, sulla disciplina della fase della vendita dell’immobile e sugli incombenti del custode[19].

Più nello specifico, in relazione all’articolo 591 bis c.p.c. («Delega delle operazioni di vendita»), introdotto nel 2005, le linee guida calabresi specificano che il professionista delegato deve preliminarmente verificare se sussistono ipotesi di incompatibilità con l’incarico ricevuto (per esempio, l’esistenza di pregressi rapporti con il debitore esecutato) e, in caso positivo, rinunciare ad esso.

In relazione alle attività gestorie le linee guida dell’Osservatorio citato, premettendo innanzitutto che «Il Custode, ove possibile, deve curare la gestione del patrimonio immobiliare, essenzialmente finalizzata a percepirne i frutti», elencano in modo piuttosto dettagliato quali dovranno essere i comportamenti del professionista a seconda dello stato di occupazione dell’immobile.

Più in particolare, è evidenziato che qualora l’immobile pignorato sia occupato dal debitore e dalla sua famiglia quale residenza e dimora abituale «Anche se viene autorizzato l’utilizzo dell’abitazione il custode deve sempre promuovere e attivarsi per la vendita del bene». Laddove, invece, l’immobile sia occupato da terzi estranei alla procedura esecutiva privi di un titolo legittimante l’occupazione (o con un titolo inopponibile, in quanto privo di data certa o redatto in epoca successiva al pignoramento), il custode avrà l’alternativa di rivolgersi al G.E. per l’emissione di un’ordinanza che è titolo esecutivo per il rilascio ex art. 608 c.p.c., o di stipulare egli stesso con gli occupanti un contratto di locazione dell’immobile; se, al contrario, gli occupanti sono in possesso di un titolo esecutivo opponibile, «l’eventuale corrispettivo dell’occupazione dovrà essere obbligatoriamente corrisposto al custode subentrante al debitore nel relativo titolo originario». Infine, nel caso in cui l’immobile pignorato non sia occupato, «il custode dovrà procedere, ove possibile, alla locazione a terzi con la sottoscrizione del contratto di natura transitoria ovvero di natura commerciale».

Per quanto attiene, poi, alla necessità di realizzare celermente l’interesse creditorio, l’Osservatorio veronese si è soffermato anche sulla disciplina della conversione del pignoramento, di cui all’art. 495 c.p.c., e ha scandito in vari step la prassi da seguire[20].

Inoltre, la preferenza accordata dal legislatore alla “digitalizzazione” è stata recepita dagli operatori del processo esecutivo.

A tal riguardo, possono citarsi, in primo luogo, tutte le prassi adottate dagli uffici giudiziari con la deliberata finalità di adeguare anche il processo esecutivo alla telematicità del processo civile, di cui alla l. 162/2014. Basti pensare al Tribunale di Bologna, ove, di concerto con il Consiglio dell’ordine degli avvocati, l’U.N.E.P., l’ I.V.G., la dirigenza del Tribunale e il consiglio notarile, è stato redatto, in data 3 dicembre 2015, un protocollo finalizzato a fornire informazioni circa il deposito dei principali atti del processo esecutivo[21]. Nell’intesa menzionata può rinvenirsi una parte generale, destinata a disciplinare tutti i tipi di espropriazione, e tre parti speciali, che riguardano esclusivamente l’esecuzione mobiliare e presso terzi, l’esecuzione immobiliare e l’esecuzione per il rilascio di immobili.

Più specificamente, accanto alla previsione di un generale obbligo di deposito telematico di tutti gli atti e documenti, l’intesa sopra menzionata ha, tra l’altro, previsto che:

  • Per l’espropriazione dei beni indivisi, qualora il Giudice dell’esecuzione abbia disposto la divisione ai sensi dell’art. 600 comma 2 c.p.c., l’iscrizione a ruolo dovrà avvenire anche in via cartacea, utilizzando il registro SICID;
  • Per le esecuzioni per consegna o rilascio il difensore dovrà depositare esclusivamente in via telematica, nell’ambito del fascicolo formato dalla Cancelleria, la nota di iscrizione della causa al ruolo, allegando l’attestazione dell’avvenuto pagamento del contributo unificato e della marca forfettaria;
  • Per i procedimenti di esecuzione degli obblighi di facere e non facere, l’obbligo del deposito telematico sorgerà solo in seguito al deposito del ricorso di cui all’art. 612, comma 1 c.p.c., il quale dovrà essere effettuato necessariamente in via cartacea, fino a quando non sarà predisposto uno specifico sistema di deposito telematico;
  • La relazione notarile di cui all’art 567 comma 2 c.p.c. dovrà essere depositata necessariamente in via telematica;
  • La costituzione, nonché le memorie contenenti opposizione, potranno essere effettuate in via cartacea, ferma restando la preferenza per il deposito telematico di tali atti;
  • Il deposito degli atti del sequestro conservativo potrà essere effettuato dal difensore facoltativamente in via telematica.

In una direzione analoga si è mosso il Tribunale di Roma, il quale, con protocollo sottoscritto con il Consiglio dell’ordine degli Avvocati e con la Cancelleria in data 21 aprile 2015[22], preso atto delle problematiche scaturenti dall’obbligatorietà dei depositi telematici degli atti di parte, ha fornito delle istruzioni operative prevedendo un obbligo generalizzato di deposito telematico per tutti gli atti delle esecuzioni immobiliari (dall’iscrizione al ruolo a tutti gli atti successivi, inclusi quelli degli ausiliari del giudice).

Precise informazioni sono state altresì suggerite dal Tribunale di Firenze, ove il gruppo esecuzioni ha divulgato un vademecum contenente sia regole generali in materia di PCT, sia istruzioni concernenti il deposito telematico di ogni singolo atto nelle procedure esecutive[23], con particolare attenzione alle esecuzioni immobiliari, alle esecuzioni mobiliari presso il debitore e alle esecuzioni mobiliari presso terzi.

 

2. Le circolari operative dei giudici dell’esecuzione sul sistema del PVP e sull’obbligatorietà delle vendite telematiche

Per chiarire i dubbi interpretativi scaturenti dalle novelle legislative in materia di vendite immobiliari - concernenti sia il sistema del PVP, sia le modalità telematiche delle vendite - i giudici dell’esecuzione hanno divulgato in diversi uffici giudiziari delle istruzioni operative.

Si pensi, ad esempio, alla circolare del Tribunale di Reggio Emilia del 21 febbraio 2018, con la quale, al fine di orientare al meglio i professionisti di fronte alle novelle legislative, sono state diffuse delle linee interpretative riguardanti, in modo particolare, il sistema della pubblicità delle vendite immobiliari, in seguito alla nuova formulazione dell’art. 490, comma 1 c.p.c.

A tal fine, giova ricordare che il portale delle vendite pubbliche - istituito dall’art. 13, comma 1, lett. b, n.1 del d.l. 27 giugno 2015, n.83, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2015, n. 132, e obbligatorio dal 19 febbraio 2018 - destinato a raccogliere tutti gli avvisi di vendita relativi alle procedure esecutive e concorsuali nonché agli altri procedimenti per i quali la pubblicazione è prevista dalla legge -  ha costituito una forte novità per il sistema della pubblicità del procedimento esecutivo[24].

Ebbene, la circolare da ultimo menzionata ha previsto in primo luogo che «la pubblicità sul portale delle vendite sostituisce esclusivamente l’affissione dell’avviso per tre giorni consecutivi nell’Albo dell’ufficio giudiziario» e, in secondo luogo e con specifico riguardo all’ambito di applicazione, che «sarà obbligatoria sia per le procedure incardinate successivamente al 19 febbraio 2018, che per quelle in cui, incardinate anteriormente rispetto a tale date, venga dal giudice successivamente disposta la vendita».

Inoltre, il Tribunale emiliano ha precisato che, in mancanza di una disposizione legislativa, nel caso in cui la vendita sia stata disposta dal giudice anteriormente al 20 febbraio e la pubblicità venga effettuata successivamente, debba applicarsi il principio del tempus regit actum, con conseguente validità degli avvisi di vendita adottati entro il 19 febbraio pubblicati esclusivamente sull’albo del tribunale.

Criteri interpretativi parzialmente differenti sono stati forniti dal Tribunale di Messina, ove, l’ufficio esecuzioni immobiliari, in data 3 aprile 2018, ha emanato delle istruzioni in tema di Portale delle vendite immobiliari telematiche nelle procedure esecutive e nei fallimenti[25]. Più in particolare, nel provvedimento citato è previsto un automatismo nell’applicazione della nuova disciplina sulla pubblicità anche con riguardo alle ordinanze di vendita o di delega di vendita emanate in data anteriore al 19 febbraio 2018 e, di conseguenza, gli avvisi di vendita dovranno essere pubblicizzati sul Portale delle vendite «anche se nel provvedimento giudiziale non ne sia stata fatta espressa menzione».

Inoltre, la circolare ha precisato che, in mancanza di un termine legale per la pubblicazione sul Portale delle vendite, debba ritenersi che essa venga eseguita, per esigenze cautelative, 45 - 60 giorni prima. La pubblicazione sul PVP dovrà contenere, secondo le indicazioni fornite dal Tribunale siciliano:«a) un avviso contenente la descrizione del bene posto in vendita, il prezzo base e l’offerta minima; il termine e le modalità per la presentazione delle offerte, la data fissata per la vendita; b) l’ordinanza di vendita ovvero quella di delega delle operazioni di vendita; c) la perizia di stima con planimetria e fotografie del bene; d) l’indicazione del custode al quale rivolgersi per visitare il bene o avere informazioni; e) l’indicazione di ogni altro dato utile, anche mediante rinvio a siti internet».

Analogo contenuto è richiesto, per la pubblicazione sul PVP, dal Tribunale di Bolzano che, con circolare del 19 febbraio 2018[26], precisando in primo luogo che «in assenza di specifiche norme intertemporali, la pubblicazione sul portale, previo pagamento del contributo, dovrà effettuarsi per tutti gli avvisi di vendita emessi dai delegati, curatori e commissionari a partire dal 20 febbraio 2018 (compreso), indipendentemente dall’epoca in cui è stata delegata o autorizzata l’attività di vendita, ed anche quando si tratti di tentativi ulteriori», ha altresì fornito delle indicazioni di tipo operativo concernenti i profili soggettivi della pubblicazione sul PVP.

Dunque, ha stabilito che i soggetti che potranno procedere alla pubblicazione sono:

  • per le procedure concorsuali il curatore, il liquidatore nonché il commissionario , ove la nomina sia stata comunicata e quindi inserita in SIECIC come ausiliario;
  • per le procedure esecutive, oltre al delegato alla vendita e al commissionario, anche il custode, inserito come tale in SIECIC;
  • per i giudizi di divisione il delegato che sia stato iscritto in SICID dalla cancelleria come ausiliario.

Anche l’ufficio giudiziario di Torre Annunziata, con la circolare del 21 febbraio 2018[27], ha divulgato delle prescrizioni operative del PVP, prevedendo, in primo luogo, che «Il soggetto che cura l'adempimento pubblicitario dovrà versare, in via preliminare, il contributo di cui all'art. 18 bis T.U. 115/2002 e che saranno i delegati,  in previsione dell'emissione dell'avviso di vendita, a dover richiedere ai creditori l'anticipazione delle somme necessarie al pagamento del contributo» e, in secondo luogo, che «il professionista incaricato della pubblicità dovrà procedere alla pubblicazione sul PVP almeno settanta giorni prima della data fissata per la vendita» e contestualmente avrà cura di inoltrare la richiesta di pubblicità sui siti privati previsti nell'ordinanza di delega.

Con specifico riguardo, poi, alle vendite immobiliari telematiche, appare opportuno, in primis, richiamare il testo dell’art 569 comma 4, come novellato dal d.l. 59/2016, che così dispone:«con la stessa ordinanza, il giudice stabilisce, salvo che sia pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura, che il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e, nei casi previsti, l'incanto, nonché il pagamento del prezzo, siano effettuati con modalità telematiche, nel rispetto della normativa regolamentare di cui all’articolo 161-ter delle disposizioni per l’attuazione del presente codice»[28].

Ebbene, vari uffici giudiziari hanno divulgato prassi interpretative della riforma con lo specifico intento di precisare al meglio il regime transitorio da applicare alle vendite immobiliari, valorizzando al massimo la clausola di salvaguardia di cui all’art. 569 comma 4, c.p.c.

Invero, secondo quanto disposto dalla norma transitoria contenuta nella l. 119/2016 (legge di conversione del d.l. 59/2016) l’obbligatorietà delle vendite telematiche riguarda esclusivamente quelle oggetto di ordinanza di delega delle vendite depositate dopo il 10 aprile 2018.

Tuttavia, il Tribune di Messina, nella circolare sopra menzionata, ha diffuso delle linee interpretative valide sino al 30 settembre 2018 che estendono il nuovo regime delle vendite telematiche esclusivamente a quei casi in cui «il Giudice dell’esecuzione riterrà che le stesse siano coerenti con la tipologia del bene da vendere (es. immobili a destinazione industriale, alberghiera, turistica, ovvero di particolare pregio e valore) e/o della presumibile platea degli interessati (es. aventi natura settoriale o perché rinvenibili anche al di là del ristretto ambito territoriale di Messina e provincia)», conferendo al giudice il libero potere di scegliere il gestore della piattaforma telematica. Al di fuori dei casi sopra menzionati e, dunque, qualora non sussistano immobili di valore rilevante, oppure si tratti di immobili localizzati in zone periferiche, la clausola «salvo che sia pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura» di cui all’art. 569 comma 4 c.p.c. consentirà al giudice dell’esecuzione di motivare l’esclusione della procedura telematica, ritenendo essenzialmente che «la vendita con modalità non telematiche sia più idonea a consentire a un maggior numero di potenziali partecipanti a presentare offerte e, quindi, a garantire una più veloce e proficua liquidazione» .

In senso analogo si è mosso il Tribunale di Sassari, che, con circolare n. 2 del 2018, sebbene abbia premesso che la disciplina relativa all’obbligatorietà delle vendite telematiche debba trovare applicazione esclusivamente per quelle vendite disposte dopo il 10 aprile 2018, ha comunque ritenuto di dover derogare alla disciplina di cui all’art. 569 comma 4 c.p.c.

Più in particolare, ha previsto che le vendite disposte anche in seguito al 10 aprile 2018 debbano proseguire con le modalità tradizionali, poiché ha ritenuto poco opportuno rimettere la scelta del Gestore delle vendite telematiche ai singoli delegati, in quanto ciò determinerebbe un’inevitabile diversità di costi per ciascuna procedura, in dipendenza della scelta del delegato. Ha, pertanto, ravvisato la necessità di omogeneizzare la procedure attraverso una preventiva individuazione di un unico Gestore per tutto il distretto o, comunque,  di parametri anche economici condivisi per scegliere i soggetti gestori.

Il Tribunale di Bergamo, con circolare del 10 aprile 2018, ha comunicato ai delegati di procedere alla vendita di beni immobili il cui prezzo base d’asta sia pari o inferiore a 50.000 euro con modalità non telematiche, poiché, considerato il modesto valore del bene e tenuto conto delle caratteristiche dei soggetti possibili offerenti, la vendita telematica potrebbe risultare pregiudizievole sia per l’interesse dei creditori che per il sollecito svolgimento della procedura.

Con la circolare del 10 aprile 2018 il Tribunale di Prato[29] ha inteso stabilire l’obbligatorietà delle vendite telematiche esclusivamente per le vendite oggetto di ordinanze di delega depositate dopo il 10 aprile 2018, «a meno che il giudice non disponga espressamente in maniera diversa, in base alla specificità del caso concreto».

Conseguentemente, ha ritenuto di mantenere ferme le modalità ordinarie di vendita per quei casi in cui le ordinanze di delega siano state emesse prima del 10 aprile 2018, pur dovendosi svolgere le vendite successivamente a tale data.

In analoga direzione si è mosso il Tribunale di Bolzano che, con circolare del 31 maggio 2018[30], ha comunicato ai professionisti delegati l’obbligatorietà della vendita telematica «solamente per le procedure, le cui ordinanze di vendita siano state emesse dopo il 10 aprile 2018», precisando che, per le procedure precedenti, «l’obbligatorietà scatterà solamente nel caso in cui il giudice dovesse, per qualsiasi motivo, modificare l’originaria ordinanza di vendita».

In relazione, poi, alla disciplina delle offerte da effettuare in via telematica, il Tribunale di Taranto, con la «circolare operativa sull’obbligo di pubblicazione degli avvisi sul portale delle vendite pubbliche e sulla vendita con modalità telematica»[31], ha fornito delle indicazioni precise, prevedendo preliminarmente che:

«ciascun delegato: a) dovrà comunicare alla cancelleria delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Taranto tutte le procedure per le quali li è stata conferita delega (limitatamente alle deleghe ancora in corso e per le quali l’ordinanza non prevede la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche né la vendita con modalità telematica), per consentire alla cancelleria di censire la società Aste giudiziarie Inlinea S.p.A. quale referente (o delegato) alla pubblicità»; «b) dovrà aprire un conto corrente presso di tipo dispositivo presso un istituto di credito a scelta del delegato, intestato allo stesso in veste di “professionista delegato della procedura esecutiva n…… presso il Tribunale di Taranto»; «c) dovrà comunicare a mezzo pec ai creditori, l’obbligo di versare sul conto corrente di cui sopra un fondo spese pari a € 260,00 (da versare indipendentemente dal numero di lotti da porre in vendita) + € 100,00 da corrispondere per ogni singolo lotto per consentire il pagamento delle spese relative alla pubblicazione dell’avviso di vendita (pagamento che sarà effettuato a cura del delegato salva la fatturazione a carico del creditore che ha effettuato il deposito), specificando che tali importi dovranno essere versati entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione e che in mancanza, non potendo darsi corso alla pubblicità prevista dall’art. 490 c.p.c., il fascicolo sarà rimesso al Giudice dell’Esecuzione, che senza ulteriori avvisi dichiarerà l’estinzione della procedura esecutiva.»

 In relazione alle modalità di vendita, mostrando preferenza per la vendita asincrona, ha suggerito le seguenti istruzioni: «

  • Le offerte di acquisto potranno essere formulate esclusivamente in via telematica, personalmente dall’offerente o dal legale rappresentante della società o di altro ente, tramite il portale astetelematiche.it; 
  • L’offerta dovrà essere depositata entro le ore 12,00 del giorno antecedente a quello fissato nell’avviso per l’udienza di vendita telematica;
  • L’offerta di acquisto è irrevocabile e dovrà riportare i dati identificativi del soggetto offerente;
  • Se l’offerente è minorenne, l’offerta dovrà essere sottoscritta dai genitori, previa autorizzazione del giudice tutelare; se l’offerente è un interdetto, inabilitato o un soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno, l’offerta dovrà essere sottoscritta dal tutore o dall’amministratore di sostegno, previa autorizzazione del giudice tutelare. Se l’offerente agisce quale legale rappresentante di altro soggetto (persona fisica), deve allegare certificato del registro delle imprese o visura camerale da cui risultino i poteri oppure la procura o la delibera che giustifichi i poteri».

In ordine all’esame delle offerte, la circolare ha previsto che esso «sarà effettuato tramite il portale www.astetelematiche.it e ha precisato che anche lo svolgimento della gara sarà telematico in quanto «le buste telematiche contenenti le offerte verranno aperte dal professionista delegato solo nella data e nell’ora indicati nell’avviso di vendita con riferimento all’udienza di vendita telematica», alla quale potranno partecipare gli acquirenti «tramite l’area riservata del sito, www.astetelematiche.it.

Per quanto concerne poi la deliberazione delle offerte, il tribunale tarantino con il provvedimento da ultimo citato ha stabilito che essa varia a seconda del numero di offerte valide.

Se l’offerta valida è unica, il delegato aggiudicherà il bene all’offerente qualora «l'offerta sia pari o superiore al prezzo base indicato nell'avviso di vendita»; nel caso in cui, invece, l’unica offerta sia inferiore al "prezzo base" ma pari all'offerta minima (pari al 75% del prezzo base), il bene sarà aggiudicato all’offerente salvo che il delegato «ritenga che vi sia seria possibilità di conseguire un prezzo superiore con una nuova vendita in ragione dell'esistenza di circostanze specifiche e concrete (da indicarsi in ogni caso espressamente nel verbale) » - e, dunque, il professionista lo comunicherà al giudice dell’esecuzione e chiederà procedersi alla pubblicazione di un nuovo avviso di vendita - oppure se «siano state presentate istanze di assegnazione ai sensi degli artt. 588 e 589 c.p.c.» e, quindi, «il professionista procederà alla delibazione dell'istanza di assegnazione ed agli adempimenti consequenziali» .

Qualora, invece, siano state presentate più offerte valide, «il professionista delegato aprirà la gara telematica tra gli offerenti con la modalità asincrona sul prezzo offerto più alto (tanto, anche in presenza di due o più offerte di identico importo); la gara, quindi, avrà inizio subito dopo l'apertura delle offerte telematiche ed il vaglio di ammissibilità di tutte le offerte da parte del professionista delegato» e avrà una durata di 6 giorni.

Il delegato procederà poi all’aggiudicazione il giorno della scadenza della gara e, nel caso in cui non vi siano state offerte in aumento, in fase di gara, l'aggiudicazione dovrà tenere conto dei seguenti elementi: «maggior importo del prezzo offerto; a parità di prezzo offerto, maggior importo della cauzione versata;  a parità altresì di cauzione prestata, minor termine indicato per il versamento del prezzo;  a parità altresì di termine per il versamento del prezzo, priorità temporale nel deposito dell'offerta».

 

3. Le linee guida del CSM del 2017

Gli interventi di auto organizzazione in materia esecutiva degli uffici giudiziari hanno, poi,  indotto il CSM, con delibera adottata l’11 ottobre 2017, ad approvare le linee guida in materia di buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari.

Più in particolare, per quanto concerne l’aspetto cosiddetto informativo, è stato predisposto un modello di atto avente ad oggetto l’informativa al debitore che, sebbene non prevista dalla legge, consiste in una prassi virtuosa presente in alcuni Tribunali[32].

Si tratta di un atto dal contenuto composito che  viene consegnato, nel momento del primo accesso nell’immobile, dal custode al debitore, sia al fine di rendere edotto quest’ultimo dello svolgimento della procedura, dei diritti che possiede[33], del ruolo del custode con i conseguenti doveri dell’occupante l’immobile, sia di informare gli eventuali comproprietari dell’immobile pignorato delle conseguenze dell’espropriazione.

In relazione, poi, al profilo organizzativo, si segnalano, di seguito, alcune delle prassi più virtuose recepite dalla delibera consiliare sopra menzionata, finalizzate principalmente a costruire un processo esecutivo rapido ed efficiente.

  • Si è cercato di accelerare la procedura esecutiva immobiliare attraverso un preliminare controllo completo ed approfondito – da affidare all’Ufficio del processo o, comunque, al perito e/ o al custode - sull’esistenza della documentazione necessaria da depositare ai sensi dell’art. 567, comma 2, c.p.c.[34].  A tal fine, è stato predisposto un modello di file, in formato excel, denominato smartcheck list nel quale inserire i dati reperiti nel fascicolo, cosicché il magistrato possa effettuare un controllo più rapido[35].
  • È stato proposto un modello di decreto di fissazione dell’udienza per la vendita del bene pignorato di cui all’art. 569 c.p.c., nell’ambito del quale è stata prevista la possibilità per il giudice di nominare anticipatamente, al momento di designazione dell’esperto (e, dunque, prima dell’udienza in cui è autorizzata la vendita), il custode giudiziario, con la deliberata finalità di rendere maggiormente fluido il procedimento esecutivo e assicurare una proficua collaborazione tra questi soggetti[36].
  • È stato altresì proposto un modello di ordinanza di delega delle operazioni vendita, atto complesso, con un duplice contenuto: dispositivo e programmatico, in quanto fornisce le indicazioni operative che il giudice dell’esecuzione fornisce al delegato[37].
  • È stata suggerita l’emissione dell’ordine di liberazione dell’immobile al momento in cui è disposta la vendita, senza attendere l’aggiudicazione. In tal modo la vendita forzata è resa maggiormente competitiva dal momento che l’occupazione dell’immobile da parte del debitore esecutato o comunque da parte di terzi privi di un titolo disincentiva i potenziali acquirenti nel partecipare alla gara[38]. Inoltre, la ratio sottesa alla predetta prassi è quella di offrire una tutela maggiore all’aggiudicatario, per evitare che debba sopportare i tempi necessari per la disponibilità del bene[39].
  • È stato proposto un modello di decreto di trasferimento del bene, atto che dovrà presentare specifici elementi volti ad operare il corretto passaggio della proprietà in capo all’aggiudicatario con la cancellazione di tutte le iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli[40].
  • Infine, è stato suggerito un modello di verbale d’udienza di approvazione del progetto di distribuzione, ove è stato precisato che «per ridurre i tempi di predisposizione del verbale, è opportuno che il progetto di distribuzione contenga l’indicazione dell’Iban di ciascun creditore; le coordinate Iban dovranno quindi essere indicate dal creditore nella nota di precisazione del credito»[41].

 

4. Conclusioni

La disamina di alcune delle forme di autogestione del processo esecutivo consente di porre all’attenzione del lettore una duplice considerazione.

In primis, si può constatare che le inefficienze del sistema giustizia vadano combattute con  una pluralità di strumenti. Invero, accanto agli interventi del legislatore sono altrettanto necessarie misure interne al singolo ufficio giudiziario basate su un coordinamento tra i soggetti coinvolti che tenga conto delle realtà locali e che incida su quei momenti dell’esecuzione che rallentano l’intero procedimento.

In secondo luogo, appare opportuno soffermarsi sull’efficacia delle intese protocollari e delle circolari.

In buona sostanza, i protocolli sono privi di cogenza poiché contengono esclusivamente regole di buona condotta, di buon senso e di utilità comune[42], il cui rispetto è rimesso al reciproco affidamento delle parti.

L’assenza di cogenza implica, dunque, che gli articolati dei protocolli non rappresentano affatto dei vincoli idonei a regolamentare le azioni degli individui[43].

Ciononostante, non può negarsi la validità delle intese protocollari dal momento che esse costituiscono l’estrinsecazione delle pratiche virtuose condivise in un determinato ufficio giudiziario, con la finalità di ottenere un processo esecutivo che sia quanto più giusto, ai sensi dell’art.111 Cost.

Pertanto, la diffusione e la propulsione delle pratiche virtuose sono senza dubbio un passaggio imprescindibile per superare il divario di qualità e celerità della giustizia tra i vari tribunali italiani. Del resto, poiché la giustizia civile in Italia funziona a macchie di leopardo, appare necessario trasportare quelle esperienze virtuose che hanno reso alcuni uffici giudiziari come isole felici in quei distretti ove le garanzie del giusto processo restano solo un’illusione.

Per quanto concerne, poi, l’efficacia delle circolari, va rilevato che esse non si limitano a prospettare dei rimedi organizzativi, ma suggeriscono delle soluzioni interpretative dal carattere vincolante per tutti coloro che operano nel Tribunale in cui il provvedimento proveniente dai giudici dell’esecuzione è stato adottato.

Ebbene,  malgrado manchi nelle circolari quella dialetticità tipica dei protocolli – che costituiscono il frutto di un dialogo tra tutti i soggetti coinvolti nelle procedure esecutive -  non può negarsi che esse risultino meritorie proprio laddove sia necessaria un’interpretazione degli interventi legislativi che modelli la ratio legis alle esigenze del singolo ufficio giudiziario.

 

[1] Il rapporto Doing Business 2018 è consultabile all’url

http://www.doingbusiness.org/reports/global-reports/doing-business-2018.

[2] Nel rapporto Doing Business  l’indicatore Enforcingcontracts misura i tempi e i costi per risolvere una controversia commerciale, valutando, a tal fine, anche la qualità della giustizia. Nell’ultimo rapporto elaborato dal World Bank Group, il nostro Paese, su un totale di 190 Stati presi in considerazione, occupa il posto n. 108, distanziandosi, di gran lunga, da Francia e Germania che si collocano, rispettivamente, alla 15esima e alla 22esima posizione.  Analogamente, dai dati offerti dalla Commissione Europea con il Quadro di valutazione del 2017 (EU JusticeScoreboard) -  ove la tempestività della definizione dei procedimenti giurisdizionali è considerata un parametro dell’efficienza della giustizia - emerge che l’Italia, in relazione al 2015, è il Paese peggiore in Europa: impiega  circa un anno e mezzo per chiudere un contenzioso civile, a fronte della durata minima dei procedimenti giurisdizionali di I grado di altri Paesi dell’UE (il Lussemburgo, il Belgio e la Lituania, quanto a tempi di risoluzione di un contenzioso civile,  sono i primi tre Paesi dell’UE, impiegando meno di 100 giorni).

[3] D’altronde,  uno spicchio rilevante dei procedimenti civili appartiene alle cause di lavoro e alle procedure fallimentari, il cui legame con il sistema produttivo è diretto. Sul punto v. STRAMAGLIA, Inefficienze della giustizia civile: profili economici, in AA. VV., La situazione della giustizia in Italia. Analisi e prospettive, a cura di C. Crocetta, Franco Angeli, Milano, 2014, 65 e ss.

[4]JANNOTTA, Tempi della giustizia , nonostante gli sforzi l’Italia resta in coda, in Guida al dir.  n. 24/2016,12; CANZIO, Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’ano 2016, inwww.cortedicassazione.it, 49.

[5]LANTIERI, Per una giustizia a servizio del paese, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 2017, 49.  Dall’indagine Istat riferita al 2015 su “Cittadini e giustizia” emergono dei dati disarmanti: il 52% dei cittadini, che hanno avuto a che fare in modo diretto con la giustizia, dichiara di essere poco soddisfatto a causa dei lunghi tempi di definizione del contenzioso. Sul punto v.CLARICH, Istat su giustizia civile: un malato da curare con terapie più radicali, in Guida al dir., n. 41/2016, 10.

[6]MICCOLI, SCIACCA,Managerialità giudiziaria e programmi di gestione dei procedimenti civili, in Riv.dir.proc., 2015,  175.

[7]FUZIO, Intervento del Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione nell’Assemblea Generale della Corte sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2017, in www.cortedicassazione.it,  74. Sul punto v. anche BREGGIA, Dalle prassi esistenti alle prassi migliori condivise: il Protocollo per le udienze civili dell’Osservatorio sulla giustizia di Firenze, in Giur. it.,  n. 12/2004, 2435; più in particolare, l’Autrice evidenzia che se è vero che leggi idonee servono per migliorare l’efficienza del processo, è altrettanto vero che serve l’adozione di comportamenti virtuosi da parte dei singoli. Del resto le sole modifiche legislative si sono rivelate deludenti, in tal senso v. CATALDI, Giust.civ., proposte di riforma e protocolli per la gestione delle udienze, in Quest.giust., n. 3/2006, p. 445, CLARICH, FONDERICO, Giudizio di Cassazione: misure di  autoriforma in attesa del legislatore, in Guida al dir., n. 8/2016, p. 11, GUARNIERI, La giustizia in Italia, cit., 107.

[8] CAPONI, Il principio di proporzionalità nella giustizia civile: prime note sistematiche, inRiv. trim.,2011, 395.

[9] DE STEFANO, Osservatori ed esecuzione civile: i lavori del« gruppo esecuzioni» alle assemblee nazionali degli osservatori e i protocolli delle esecuzioni, in AA.VV., Gli Osservatori sulla giustizia civile e i protocolli d’udienza, a cura di BERTI ARNOALDI VELI, il Mulino, Bologna, 2011,  376.

[10] Sul punto v. DE STEFANO e ALARI, Il primo Forum mondiale sull’esecuzione (Strasburgo, 10 dicembre 2014), in Riv.esec.forz., 2015, 193 ss, ove viene evidenziata l’attenzione mostrata dalla CEPEJ per il settore dell’esecuzione civile, considerato essenziale per l’effettività della tutela giurisdizionale.

[11] MIELE, RODA, FONTANA, La prassi delle vendite immobiliari nel Tribunale di Monzaivi, 2001, 501.

[12] CSM, Buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari – linee guida (Delibera 11 ottobre 2017), in www.csm.it, §5.

[13] VIGORITO, L’osservatorio sulla giustizia civile di Roma e le esecuzioni immobiliari, in AA. VV. Gli osservatori, cit., 568.

[14] Sugli effetti delle riforme in materia di esecuzione v., ex multis,  VIGORITO, Le procedure esecutive dopo le riforme. Analisi e prospettive, in Quest. giust., n.4/2015, 135, SALETTI, VANZ, VINCRE, Le nuove riforme dell’esecuzione forzata, Giappichelli Editore,  Torino, 2016.

[15] DESIATO, Prassi applicative nella gestione delle esecuzioni civili: gli esiti del primo esperimento di riunione ex art. 47  - quater ord. giud. allargata a giudici di Uffici diversi, in Riv.esec.forz, 2016, 222.

[16] FONTANA, Organizzazione ed efficienza: esperienze innovative nel distretto di Milano, in AA. VV.,Processo e organizzazione. Le riforme possibili della giustizia civile, a cura di GILARDI, Franco Angeli, Milano, 2004, 246 e ss.

[17] Il riferimento è al «Progetto Vito Resta» intrapreso a Bologna alla fine degli anni ’90, ancor prima dell’intervento legislativo del 1998. Sul punto v. BERTI ARNOALDI VELI, Prassi e giurisprudenza del Tribunale di Bologna nelle espropriazioni immobiliari; in particolare, il custode giudiziario e le azioni del legale della custodia finalizzate alla liberazione del compendio, in Riv.esec.forz.,2003, 59 ss. Sulle prassi virtuose del Tribunale di Bologna v. anche LICCARDO,La ragionevole durata del processo esecutivo, l'esperienza del Tribunale di Bologna negli anni 1996-2001 ed ipotesi di intervento, ivi,2001, 566 ss.

[18] MIELE, RODA, FONTANA,, La prassi delle vendite, cit., 502, ove è evidenziato che la vendita all’incanto, lungi dall’essere una garanzia di trasparenza, si era rivelata un meccanismo utile ad aggirare le condizioni generali della vendita. Più in particolare, la revocabilità dell’offerta consentiva agli speculatori di partecipare alla gara esclusivamente con la finalità di richiedere ai potenziali acquirenti interessati all’acquisto il pagamento di una tangente, minacciando in caso contrario di far salire il prezzo. Per tali ragioni il Tribunale di Monza ha valorizzato la vendita senza incanto, prevedendo che le offerte debbano essere presentate in busta chiusa, cosicché viene garantita la riservatezza dell’offerente e viene meno la possibilità di conoscere l’esistenza di offerte per una determinata procedura. In relazione, poi, alla maggiore informazione dei cittadini, è stato predisposto un meccanismo di pubblicità che consenta a tutti di venire a conoscenza  della vendita e delle relative condizioni.

[19]Linee guida dell’Osservatorio di Reggio Calabria per le attività del delegato alla vendita nelle esecuzioni immobiliari del 29.01.2008, Linee guida dell’Osservatorio di Reggio Calabria per le attività del custode nelle esecuzioni immobiliari del 29.01.2008, in www.osservatorigiustiziacivile.it.

[20] In particolare, prevede che:

«il debitore versa il quinto sul libretto di deposito bancario intestato alla procedura e acceso presso BNL - Tribunale di Verona;

 il creditore deposita (unitamente alla nota spese e alla precisazione del credito) una nota contenente tutti i dati necessari per effettuare i bonifici su conto corrente intestato al creditore;

all’udienza di discussione il G.E. si riserva;

successivamente la Cancelleria estingue il libretto di deposito giudiziario e fa contestualmente emettere dalla banca un assegno circolare intestato al creditore procedente (quinto versato + interessi maturati);

con l’ordinanza ex art. 495 c.p.c. il G.E. dispone che le rate siano versate direttamente sul conto corrente del creditore, onerando il legale del medesimo di attestare mensilmente gli eseguiti versamenti mediante  deposito di nota o invio di fax in Cancelleria, con allegata copia della ricevuta del bonifico;

qualora il debitore decada dalla conversione, i versamenti già effettuati vanno posti a deconto dell’originario maggior credito;

all’esito della declaratoria di decadenza dalla conversione, il creditore provvederà sollecitamente a depositare una nota analitica di precisazione del credito residuo».

[21] Il protocollo è consultabile in www.ordineavvocatibologna.net.

[22] Il protocollo è consultabile in www.ordineavvocatiroma.it.

[23] Il vademecum è consultabile in www.ordineavvocatifirenze.eu.

[24] Per una esaustiva analisi del quadro normativo, può leggersi DE SIMONE, Vademecum per la presentazione dell’offerta d’acquisto con modalità telematiche nelle vendite coattive, in www.inexecutivis.it.

[25] La circolare è consultabile in www.ordineavvocatimessina.it.

[26] La circolare è consultabile in www. tribunale.bolzano.it.

[27] La circolare è consultabile in www. tribunaletorreannunziata.it.

[28] Per una esaustiva analisi della disciplina delle vendite telematiche, può leggersi AULETTA, Vendite telematiche: appunti per un primo (non incoraggiante) bilancio, in ww.inexecutivis.it.

[29] La circolare è consultabile in www.tribubnale.prato.it.

[30] La circolare è consultabile in www.tribunale.bolzano.it.

[31] La circolare è consultabile in www.tribunale.taranto.giustizia.it.

[32]All. 1 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[33]Per esempio, viene informato della possibilità di concludere con tutti i creditori un accordo di composizione della crisi, oppure di  avvalersi della conversione del pignoramento.

[34] Ovvero l’estratto del catasto, i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato effettuate nei 20 anni anteriori al pignoramento. Tale documentazione può essere sostituita da un certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari.

[35]All. 2 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[36]All. 3 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[37] All. 4 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[38]All. 5 della Delibera del CSM del 11.10.2017. Con la riforma del 2005 l’ordine di liberazione dell’immobile veniva emesso dal giudice al momento dell’aggiudicazione o dell’assegnazione.

[39] Quest’ultima best practice, già diffusa nei tribunali di Monza e di Bologna, è stata altresì recepita dal legislatore, il quale, con la riforme del 2014 e del 2016 ha previsto la possibilità per il Giudice dell’esecuzione di ordinare anticipatamente (rectius, nel momento in cui dispone la vendita dell’immobile) la liberazione dell’immobile pignorato allorquando ritenga di non autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, ovvero quando revochi l’autorizzazione già concessa.

[40] All. 6 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[41] All. 7 della Delibera del CSM del 11.10.2017.

[42] VERZELLONI,Gli Osservatori sulla giustizia civile e i protocolli d’udienza: una lettura organizzativa, in AA.VV. Gli Osservatori, cit., 131. 

[43] CAPONI, Autonomia privata  e processo civile: gli accordi processuali, in Riv.trim.,2008, 99 ss.