La pace fiscale ed esecuzione forzata

Note a prima lettura dell'art. 3 del d.l. 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, l. 17 dicembre 2018, n. 136.
La pace fiscale ed esecuzione forzata

La così detta pace fiscale interviene anche in materia di esecuzione forzata.

La disposizione di riferimento, ai fini che qui interessano, è quella di cui all'art. 3, dedicato alla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Questa norma prevede che dette obbligazioni tributarie possano essere estinte, senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora di cui all'articolo 30, comma 1, del d.P.R. n. 602/1973 ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (trattasi, rispettivamente, degli interessi di mora che decorrono dalla data di notifica della cartella, in materia fiscale e previdenziale) versando integralmente i soli importi affidati all'agente della riscossione a titolo di capitale e interessi, e corrispondendo in favore del concessionario medesimo le somme maturate a titolo di aggio, nonché il rimborso delle spese da questi sostenute per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.

Detto pagamento, ai sensi del successivo comma 2, può essere effettuato:

  1. a) in unica soluzione, entro il 31 luglio 2019;
  2. b) nel numero massimo di diciotto rate consecutive, la prima e la seconda delle quali, ciascuna di importo pari al 10 per cento delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione, scadenti rispettivamente il 31 luglio e il 30 novembre 2019; le restanti, di pari ammontare, scadenti il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020.

Sul versante procedurale i commi quinto e sesto dispongono che il debitore manifesti all'agente della riscossione la sua volontà di usufruire di questa possibilità rendendo, entro il 30 aprile 2019, apposita dichiarazione (con le modalità ed in conformità alla modulistica che lo stesso agente pubblica sul proprio sito internet) ed impegnandosi a rinunciare ad eventuali giudizi pendenti (si tratta di una dichiarazione di impegno, che come tra un attimo si vedrà, è del tutto inutile, poiché la definizione del procedimento estingue i giudizi ipso iure); detti giudizi, previo deposito di copia della predetta dichiarazione e nelle more del pagamento delle somme dovute, sono sospesi dal giudice e si estinguono con l'effettivo perfezionamento della definizione e la produzione in giudizio della documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso contrario, il giudice revoca il provvedimento di sospensione "su istanza di una delle parti". Tenuto conto del numero massimo complessivo di rate in cui il pagamento può essere dilazionato, la sospensione del processo può arrivare sino al 30 novembre 2023.

È da ritenersi che questa disposizione si riferisca esclusivamente ai giudizi di cognizione, poiché gli effetti dell'istanza di definizione agevolata sulle procedure esecutive sono disciplinati dal successivo comma 10, let. e).

Ed infatti, questo comma prevede che a seguito della presentazione della dichiarazione, e relativamente ai carichi definibili che ne costituiscono oggetto:

  1. a) sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
  2. b) sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di presentazione;
  3. c) non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e ipoteche;
  4. d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive;
  5. e) non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, "salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo".

Il tenore letterale di quest'ultimo inciso presta il financo a diversi rilievi critici, che vanno al di là dell'improprio riferimento al termine incanto (da intendersi, ça va sans dire, quale sinonimo di "tentativo di vendita").

In primo luogo va detto che, pur evocando il concetto di improseguibilità, il quale tradizionalmente indica un fenomeno di arresto della procedura (si pensi, a tacer d'altro, all'art. 168 l.fall.) non pare revocabile in dubbio che con questa previsione il legislatore abbia inteso introdurre una ipotesi di sospensione dell'esecuzione. Lo si ricava agevolmente dal contenuto del successivo comma 13 let. b), (norma sulla quale sarà necessario tornare nel corso di questa disamina) il quale prevede che "il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l'estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo".

Non è poi del tutto chiaro cosa il legislatore abbia ritenuto di dire quando ha statuito che l'effetto sospensivo si produce "salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo". Trattasi, invero, di espressione anfibologica, che ove asetticamente intesa potrebbe riferirsi tanto all'aggiudicazione, quanto all'intervenuto versamento del saldo prezzo o al deposito del decreto di trasferimento.

Coerenza sistematica vuole tuttavia che il punto di non ritorno sia individuato nell'aggiudicazione, tale essendo, anche nell'impianto del codice di procedura civile, il momento in cui i fenomeni estintivi della procedura non riverberano i loro effetti sulla posizione dell'aggiudicatario. A questa logica, infatti, sono ispirati l'art. 629, comma primo, c.p.c., (a mente del quale la procedura si estingue se "prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione" il creditore pignorante ed i creditori intervenuti titolati rinunciano all'esecuzione) l'art. 632, comma secondo, c.p.c. il quale fa salvi, rispetto all'aggiudicatario, gli effetti dell'estinzione della procedura, ed infine l'art. 187 bis disp. att. c.p.c. il quale sancisce il principio della refrattarietà dell'aggiudicazione rispetto ai fenomeni estintivi della procedura, comunque denominati.

La norma tace rispetto alle sorti della procedura allorquando invece che all'aggiudicazione occorra provvedere all'assegnazione del bene pignorato, richiesta dal creditore a norma dell'art. 588 e 589 c.p.c.

Certamente la sospensione deve operare quando l'istanza di assegnazione provenga dall'amministrazione finanziaria che sia anche creditrice procedente, poiché si tratta del soggetto il cui credito si estingue con la conclusione del procedimento.

Dubbi si pongono invece laddove l'istanza di cui all'art. 588 c.p.c. provenga da un creditore intervenuto, il quale non ricaverebbe alcuna posizione di vantaggio dalla definizione agevolata introdotta dal legislatore.

Pervero, questo interrogativo costituisce il precipitato di una questione di carattere interpretativo più ampia, che attiene alla individuazione dell'ambito di applicazione della norma. V'è da chiedersi cioè se la sospensione dell'esecuzione: operi tout court per tutte le procedure esecutive; sia limitata a quelle in cui l'agente della riscossione sia anche solo creditore intervenuto; dispieghi i suoi effetti esclusivamente quando costui l'unico creditore e non vi siano intervenuti.

In proposito, la conclusione che sembra ricavarsi, ad avviso di chi scrive, dal comma 10 è quella più restrittiva, laddove si osservi che, secondo questa norma, "A seguito della presentazione della dichiarazione, relativamente ai carichi definibili che ne costituiscono oggetto … d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive; e) non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo" , il che lascia intendere che la sospensione opera soltanto in quelle procedure che abbiano ad oggetto crediti "pacificabili".

Del resto, questa previsione è sintonica rispetto al principio generale per cui la sopravvenuta estinzione dell'obbligazione vantata dal creditore procedente non estingue la procedura in presenza di creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo o il cui credito sia stato riconosciuto dal debitore[1].

Così circoscritta la portata della disposizione, deve ritenersi l'effetto sospensivo non operi nelle procedure esecutive in cui siano intervenuti altri creditori, per cui viene meno in radice il problema di comprendere se l'istanza di assegnazione depositata da un creditore intervenuto impedisca o meno la sospensione, poiché a monte è la stessa presenza di un intervento ad impedire l'effetto sospensivo.

Sul versante procedimentale, ai fini della sospensione dell'esecuzione è necessario che il debitore dimostri:

di aver tempestivamente (e cioè entro il 30 aprile 2019) presentato all'agente della riscossione la dichiarazione di cui al comma 5 (poiché ad essa la norma ricollega la sospensione della procedura);

che i carichi per i quali l'agente della riscossione ha agito sono diversi da quelli di cui al comma 16.

Intervenuto l'effetto sospensivo, il comma 13, let. b) prevede che "il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l'estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo".

Come si vede, non è necessario che l'esecutato esegua il pagamento integrale di quanto dovuto, essendo sufficiente il versamento della sola prima rata scadente, ai sensi del citato comma 2, il 30 luglio.

Il comma 15 dispone infine che possono essere ricompresi nella definizione agevolata anche i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione che rientrano nei procedimenti instaurati a seguito di istanza presentazione di una domanda di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi del capo II, sezione prima, della legge 27 gennaio 2012, n. 3. È bene sottolineare a questo proposito che il legislatore, nel riferirsi alla sezione prima della legge, ha escluso che il procedimento di definizione agevolata operi quando il debito nei confronti dell'amministrazione finanziaria sia stato inserito in un programma di liquidazione presentato ai sensi dell'art. 14-ter.

Infine, il comma 16 elenca una serie di carichi esclusi dalla definizione prevista dal citato articolo.

Si tratta:

  1. a) delle le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ex art. 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015;
  2. b) dei crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  3. c) delle multe, delle ammende e delle sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  4. d) delle sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

 

[1] Sui rapporti tra fenomeni estintivi del titolo esecutivo in titolarità del creditore procedente e sorti della procedura in cui siano presente creditori intervenuti si veda Cass. SU, 7/01/2014, n. 61

 

 

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