Le vendite forzate nel "Codice della crisi e dell’insolvenza"

Un'analisi normativa sull'impatto del "Codice della crisi e dell'insolvenza" sul sistema delle vendite coattive in ambito concorsuale. Una prima lettura della rotta di avvicinamento, segnata dal Riformatore, tra le alienazioni forzate della liquidazione concorsuale e le alienazioni esecutive individuali. Orizzonti, opportunità e criticità della scelta.
Le vendite forzate nel "Codice della crisi e dell’insolvenza"

Sommario:

1. Premesse.
2. La riarticolata dinamica dei rapporti fra gli organi concorsuali.
3. La nuova perizia di stima.
4. L’ordinanza del giudice delegato.
5. L’impiego del modello del codice processuale civile.
6. Il ruolo del portale delle vendite pubbliche.
7. Verso un’omologazione del sistema delle vendite coattive?

 

1.Premessa.

 Se la vendita forzata telematica in ambito esecutivo individuale è stata interessata negli ultimi anni da un’evoluzione normativa intensissima, nessuna specifica disposizione è stata introdotta al riguardo nella legge fallimentare.

Il "Codice della crisi e dell’insolvenza" inverte decisamente il trend imboccando la via di un progressivo riavvicinamento delle vendite endoconcorsuali a quelle esecutive individuali, sotto l’egida del portale delle vendite pubbliche.

Con gli orizzonti e le criticità di quest’ultimo, dunque, le prime verranno presto a misurarsi al pari delle seconde.

E se il contesto dell’insolvenza conserverà una fisionomia difficilmente comprimibile, in virtù di peculiarità e contingenze, entro lo schermo dettato da moduli di alienazione predeterminati, anelastici e non adattabili al caso di specie, è indubbio che la soluzione prescelta dal legislatore della riforma sia nel senso dell’omogeneizzazione tendenziale delle vendite pubbliche, quale che sia il contesto processuale entro il quale si compiano.

Allorchè si tratterà di alienare forzosamente beni immobili o mobili e non venga in rilievo un complesso produttivo da monetizzare in quanto tale, è ragionevole scorgere un epilogo in cui le alienazioni forzose endofallimentari – o della liquidazione giudiziale che dir si voglia – in nulla finiranno per divergere rispetto a quelle proprie dell’esecuzione singolare.  

 

2.La riarticolata dinamica dei rapporti fra gli organi concorsuali.

L’art. 7 dell’art. 213 C.C.I, rubricato programma di liquidazione, prevede la trasmissione di quest’ultimo al giudice delegato: sarà quest’ultimo, nel contesto riformato, ad autorizzare la sottoposizione del piano al comitato dei creditori, che seguiterà ad occuparsi di approvarlo. Successivamente all’approvazione creditoria, il giudice – al modo di quanto accade tutt’oggi nell’ambito della legge fallimentare in dismissione – continuerà ad autorizzare le vendite e gli altri atti liquidatori in quanto conformi al programma in parola.

Avuto riguardo alla disciplina in vigore, il rapporto fra curatore e comitato sarà mediato dal giudice delegato, chiamato ad effettuare un primo vaglio sulla liquidazione pianificata, autorizzando la presentazione del programma elaborato dal curatore al comitato dei creditori.

La ratio della “anticipazione” del vaglio giudiziale si coglie con buona evidenza nell’opportunità, avvertita dal riformatore, di assicurare un controllo, non parcellizzato e automistico sui singoli atti programmati, ma globale e onnicomprensivo sulla pianificazione delle vendite. Il magistrato, a salvaguardia della molteplicità degli interessi attraversati dal fenomeno dell’insolvenza, deve poter calare il proprio vaglio dentro una visione d’insieme, cogliendo le correlazioni e le implicazioni delle iniziative liquidatorie progettate dal curatore.

Il magistrato non svolgerà valutazioni di convenienza ed opportunità – rimesse, invero, ai creditori – ma riscontrerà la legittimità e la coerenza intrinseca delle operazioni che il curatore si prefigge di realizzare, la congruenza formale e sostanziale di ciascuna di esse rispetto alle altre; la ragionalità e la correttezza anche metodologica delle soluzioni profilate; l’effettività, infine, della tutela dei diritti e della tutela del credito.

Al comitato giungerà un piano già “filtrato” dal giudice e, pertanto, legittimo sul piano formale e sostanziale. In seguito all’approvazione, l’autorizzazione, resa da parte del medesimo magistrato ad eseguire i singoli atti del programma, postulerà una mera riprova della conformità di essi ad un programma tendenzialmente privo di discordanze e antinomie, in quanto costruito sotto l’“occhio” vigile del giudice.

 

3.La nuova perizia di stima.

Ai sensi dell’art. 216, comma 1, C.C.I i beni acquisiti all’attivo della liquidazione giudiziale saranno necessariamente stimati da esperti nominati dal curatore “ai sensi dell’articolo 129, comma 2”, ossia su autorizzazione del comitato dei creditori.

La relazione di stima andrà depositata con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare riguardante la sottoscrizione, trasmissione e ricezione dei documenti informatici, nonché le specifiche tecniche del responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia. Il mancato rispetto degli oneri telematici anzidetti costituirà motivo di revoca dall’incarico di curatore.

I modelli informatici delle relazioni di stima saranno, poi, pubblicati sul portale delle vendite pubbliche.

È fortemente significativo che, la stima avente ad oggetto beni immobili, conterrà immancabilmente le informazioni previste per la perizia propria delle esecuzioni forzate individuali, in virtù del rinvio testuale all’art. 173-bis disp. att. c.p.c..

Diversamente da quanto accade oggi, nel contesto riformato, la perizia assumerà una declinazione minuziosa ed analitica, venendo a perdere l’essenzialità, pur metodologicamente corretta, di contenuto che oggi la contrassegna in ambito fallimentare.

Utile giunge la previsione del comma 1 dell’art. 216, secondo cui “la stima può essere omessa per i beni di modesto valore”.

Per la liquidazione del compenso dell’esperto viene, infine, richiamato il comma 3 dell’art. 161 disp. att. c.p.c., il quale, con riferimento all’esperto nominato ex art. 568 c.p.c., prevede che il compenso sia “calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita” e che “prima della vendita” non possano “essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima”.

 

4.L’ordinanza del giudice delegato.

Il comma 2 dell’art. 216 C.C.I., in punto di modalità della liquidazione, mutua l’attuale incipit dell’art. 107, comma 1, l.fall., in virtù del quale “le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal curatore o dal delegato alle vendite tramite procedure competitive, anche avvalendosi di soggetti specializzati, con le modalità stabilite con ordinanza dal giudice delegato”.

Diversamente da quanto avviene sotto la legge fallimentare vigente, le modalità della liquidazione non saranno attuate in appartata autonomia dal curatore, susseguentemente all’approvazione del piano, ma saranno, per converso, previamente tradotte in un’ordinanza del giudice delegato.

Quest’ultimo, dopo aver autorizzato ai sensi del comma 6 dell’art. 213, la sottoposizione al comitato del piano di liquidazione e l’esecuzione dei singoli atti dopo l’approvazione di esso, emetterà un’ordinanza funzionale a delineare in concreto i tempi e le modalità della vendita.

Detta ordinanza implicherà, nel medio periodo, una uniformazione dei modelli liquidatori dei beni all’interno degli Uffici; suo tramite le singole vendite si inseriranno in una cornice strutturata ed univoca ed è immaginabile che nei tribunali vengano a sedimentarsi, perlomeno con riferimento alle vendite degli immobili, provvedimenti “tipo”.

Nel quadro descritto al magistrato sarà reso possibile, proprio al momento dell’emissione dell’ordinanza, un ulteriore esame preliminare sulla legittimità e liceità delle alienazioni progettate, onde scongiurarne qualsivoglia irregolarità in rapporto alla normativa vigente.

La sussistenza di un provvedimento giudiziale di governo della vendita delineerà opportunamente un unico atto suscettibile d’essere impugnato, concentrando su di esso gli eventuali reclami.

Il grado di attendibilità e di legalità che il suggello provvedimentale del giudice delegato imprime alla vendita è, inoltre, idoneo a rassicurare i potenziali interessati all’acquisto.

Il secondo periodo del comma 2 dell’art. 216 C.C.I. precisa che per i beni immobili il curatore dovrà porre in essere “almeno tre esperimenti di vendita all’anno”. La norma ha una funzione acceleratoria, spiccatamente correlata a quella propria del comma 5 dell’art. 213 C.C.I., che esige lo svolgimento del primo tentativo di vendita entro dodici mesi dall’apertura della liquidazione giudiziale, salvo rinvio concesso dal giudice per giustificato motivo.

La fruttuosità della vendita è incentivata, peraltro, dall’opportunità, dopo il terzo esperimento andato deserto, di ribassare il prezzo di vendita “fino al limite della metà rispetto a quello dell’ultimo esperimento”.

Ai sensi del comma 2 dell’art. 216, il giudice delegato ordinerà la liberazione dei beni immobili occupati dal debitore o da terzi muniti di titolo non opponibile al curatore. La disposizione richiama l’art. 560, commi terzo e quarto, c.p.c. in tema di ordine di liberazione nell’esecuzione forzata immobiliare.

Merita rilevare che, con la recente l. n. 12 del 2019, è stato rifissato il momento nel quale la liberazione è suscettibile d’essere disposta, qualora nell’immobile abiti il debitore esecutato.

Il comma 3 dell’art. 560 c.p.c., nella formulazione precedente alla novella, prevedeva che il giudice dell'esecuzione disponesse, con provvedimento non impugnabile, la liberazione dell'immobile pignorato, qualora non ritenesse di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso. La liberazione veniva, inoltre disposta, in ipotesi di revoca, da parte dello stesso giudice, dell’autorizzazione in precedenza rilasciata e, in ogni caso, nel frangente dell'aggiudicazione o assegnazione dell'immobile.

In esito alla sua riformulazione, la norma in parola delinea un meccanismo differente che pospone la liquidazione al trasferimento della proprieta: se il debitore non pone in essere una delle condotte contrarie agli interessi della procedura descritte nel comma 6 dello stesso art. 560 c.p.c., a seguito del pignoramento e sino all’emanazione del decreto di trasferimento (che segna il passaggio della proprietà dell’immobile oggetto dell’esecuzione all’aggiudicatario o all’assegnatario), l’esecutato non perde il possesso del bene e può continuare a dimorarvi ove il medesimo costituisca la propria casa di abitazione. In altri termini, il debitore e i familiari che con lui convivono non perdono il possesso dell'immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di trasferimento, salvo non assumano un contegno ostruzionistico rispetto alle esigenze ed incombenze connesse alla liquidazione del bene.

È da dire che la norma richiamata dell’art. 560 c.p.c. va, peraltro, letta in correlazione con la previsione di cui all’art. 147, comma 2, C.C.I., in ragione del quale “la casa della quale il debitore è proprietario o può godere in quanto titolare di altro diritto reale, nei limiti in cui è necessaria all’abitarione di lui e della famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla sua liquidazione”.

Ciò detto, il comma 2, dell’art. 216 C.C.I. prevede, infine, l’onere, in capo al debitore, di notificare il compimento delle operazioni di vendita ai creditori ipotecari e privilegiati. La spiegazione sembra risiedere, non soltanto nella necessità di coinvolgere i prelatizi in una procedura della quale hanno già avuto notizia al pari degli altri, ma nell’opportunità – che proprio la norma in questione sembrerebbe, in qualche modo, adombrare – di chiedere l’assegnazione del bene.

 

5.L’impiego del modello del codice processuale civile.

Il modulo operativo dell’esecuzione forzata individuale è adoperabile, ove il giudice ne disponga in ordinanza l’impiego, nei limiti della “compatibilità”.

Il comma 3 dell’art. 216 C.C.I. riprende, infatti, l’odierno comma 2 dell’art. 107 l.fall., che rende utilizzabili in ambito concorsuale le norme del codice di rito civile solo “in quanto compatibili”.

Quello processual condicistico resterà un paradigma opzionabile, ma non obbligato. Nondimeno, le vendite endoconcorsuali convergeranno, alla medesima stregua di quelle espropriative singolari, nell’architettura del portale vendite pubbliche.

In ciò è da cogliersi un indirizzo politico di base che condizionerà gli assetti futuri in tema, nel senso di una complessiva omogeneizzazione del mercato delle vendite pubbliche e del relativo funzionamento quale che sia il processo esecutivo, individuale o concorsuale nel cui ambito verranno esperite.

 

6.Il ruolo del portale delle vendite pubbliche.

Il comma 4 dell’art. 216 C.C.I. trasfonde, nell’ambito della liquidazione giudiziale, le modalità telematiche proprie del portale delle vendite pubbliche. Dette modalità saranno passibili di disapplicazione soltanto in ipotesi in cui siano “pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura”.

Il portale diventa prospetticamente il fulcro delle vendite endoconcorsuali. Il giudice delegato dovrà, infatti, disporre ex comma 5 dell’art. 216, l’effettuazione in esso della pubblicità, sia dell’ordinanza di vendita, che “di ogni altro atto o documento ritenuto utile”.

Le forme di pubblicità complementare sono utilizzabili in quanto “idonee ad assicurare la massima informazione e partecipazione degli interessati” ed è previsto che esse debbano “effettuarsi almeno trenta giorni prima della vendita”, con possibilità di riduzione del termine “esclusivamente nei casi di assoluta urgenza”.

Con l’ausilio del portale delle vendite saranno gestite, sia le “visite” agli immobili, dovendo gli interessati formulare attraverso di esso la richiesta di esaminarli (comma 6, art. 216), sia la presentazione delle offerte (comma 7, art. 216).

Le offerte, a pena di inefficacia, dovranno pervenire entro il termine stabilito nell’ordinanza di vendita ed essere corredate da una cauzione nella misura ivi indicata; esse potranno anche essere inferiori di non oltre un quarto rispetto al prezzo stabilito nell’ordinanza in parola. In tal senso, si estendono all’ambito concorsuale regole già proprie dell’esecuzione forzata individuale, imponendo, per un verso, di ritenere l’inefficacia dell’offerta presentata oltre il termine stabilito dall’ordinanza dei vendita oppure non accompagnata da cauzione, per altro verso, l’accettazione e la valutazione, da parte del giudice, anche di offerte inferiori al 25% rispetto alla base d’asta.

Rimane, ai sensi del comma 8 dell’art. 215, la possibilità di rateizzare il prezzo di vendita (come previsto oggi dal secondo periodo del primo comma dell’art. 107 l.fall.)  atteso che la norma di nuovo conio fa salve “in quanto compatibili”, le disposizioni di cui agli articoli 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma, secondo periodo, 585 e 587, primo comma, secondo periodo, c.p.c..

È poi indicativo della rotta di avvicinamento del sistema delle vendite della liquidazione giudiziale a quelle esecutive individuali, la soppressione della facoltà oggi provista dall’art. 107, comma 4, in capo al curatore, di sospensione della vendita in ipotesi di offerta migliorativa del 10%. L’organo in parola perde ogni potere decisionale in merito di convenienza della vendita, potere che viene concentrato sul giudice delegato, il quale, a norma dell’art. 217 C.C.I. potrà sospendere l’assegnazione ove sussista un “grave e giustificato motivo”.

Viene trapiantato nel “Codice della crisi e dell’insolvenza” anche l’attuale comma 5 dell’art. 107 l.fall., che contempla l’adempimento informativo sugli esiti della vendita cui il curatore è tenuto nei confronti degli altri organi concorsuali. Tale incombente andrà assolto nel termine – prima imprecisato, ora scandito – di cinque giorni dal trasferimento di ciascun bene ed essere eseguita “mediante deposito nel fascicolo informatico”.

 

7.Verso un’omologazione del sistema delle vendite coattive?.

La riforma della legge fallimentare, attuata negli anni 2005 – 2007, avveniva nel segno di una spiccata "privatizzazione" delle forme liquidatorie. Dalla predefinizione di esse sulla base dell’archetipo processualcodicistico delle esecuzioni forzate individuali, si passava, infatti, alla rimessione al curatore, secondo le particolarità descritte dal caso concreto, della scelta del modello di vendita.

L’art. 107 l.fall. è orchestrato come norma di principio più che di precetto: è legittimamente sufficiente per il curatore ipotizzare ed attuare uno schema di alienazione forzata contrassegnato dalla competitività della procedura di selezione dell'acquirente, dalla congruità dei valori espressi da una previa stima del bene liquidabile e dalla pubblicità e trasparenza dell’esperimento di vendita.

 Nel quadro del “Codice della crisi e dell’insolvenza” non sarà più così: occorreranno stime elaborate ed analitiche secondo il modello già vigente in materia di esecuzione forzata individuale; sarà necessario ricorrere al portale delle vendite pubbliche per la gestione delle visite e delle offerte; bisognerà pubblicare gli avvisi di vendita sul portale e sui siti di pubblicità integrativa per almeno trenta giorni, salvi i casi di “assoluta urgenza”; infine sarà imprescindibile eseguire le vendite mediante modalità telematiche, ancora una volta tramite il portale.

Appare perspicuo che la svolga del riformatore sia quella della progressiva assimilazione fra vendite endoconcorsuali e vendite forzate individuali, assimilazione che fa premio sulla discrezionalità del curatore nella strutturazione delle forme di alienazione. Le vendite disciplinate dal C.C.I. non si appagheranno più dei principi di competitività, previa stima e trasparenza, variamente declinati dal curatore secondo le emergenze del caso di specie, anche con il ricorso a moduli scarni e semplificati. Esse dovranno misurarsi, al pari delle alienazioni espropriative individuali, con il portale, che assurgerà a strumento di governo del mercato delle vendite pubbliche.

È indubbio, in questa architettura, che la vendita a trattativa privata – secondo lo schema in base al quale ad una o più manifestazioni di interesse (sollecitate o meno dalla curatela), faccia da pendant lo svolgimento necessario di una gara – si mostra, pure in astratto, nella cornice tratteggiata dal “Codice della crisi e dell’insolvenza”, ancor più recessivo, perché difficilmente percorribile avuto riguardo alle incombenze correlate all’uso del portale.

Non può ignorarsi la difficoltà per il portale di gareggiare “a costo zero” con i siti privati, che, contrariamente ad esso, impegnano risorse considerevoli sulla propria diffusione, sul proprio standard di efficienza, sul proprio know how.

È pronosticabile che la clausola di salvezza, che esonererà dal rispetto delle modalità telematiche, le quante volte in cui le stesse siano “pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura”, diventerà valvola di sicurezza nel periodo medio-lungo. Il che vuol dire che se molto muterà sin da subito sulla carta, poco e per gradi cambierà immantinente nell’esperienza concreta. Il livello empirico necessiterà di una fase di adattamento, cui non sarà avulsa la capacità di ripensare entro gli schemi rassicuranti ma rigidi del portale, un ambito peculiare come quello delle liquidazioni dei beni delle imprese insolventi.

Non può obliterarsi che il portale delle vendite pubbliche non è attualmente idoneo a gestire in via esclusiva le procedure di liquidazione dei beni fallimentari, in uno a tutte le attività correlate alla liquidazione degli stessi.

Nondimeno se dall’opzione del legislatore concorsuale per il portale quale perno del sistema, un dato è d’uopo cogliere, esso sta in ciò, che le procedure di vendita dei beni della liquidazione giudiziale dovranno indefettibilmente assumere un carattere telematico, quali che siano gli adattamenti implicati dalle intrinseche diversità dell’ambito concorsuale rispetto a quello esecutivo individuale. Lo svolgimento della gara su una piattaforma telematica che assicuri le medesime garanzie di segretezza ed efficienza del settore espropriativo individuale, non costituirà, in tal senso, una mera evenienza, ma assurgerà ad esigenza, rispetto alla cui gestione gli uffici saranno chiamati ineludibilmente ad attrezzarsi.