Reclamabilità della sospensione ex art. 615, comma 1, c.p.c. Ricorso nell’interesse della legge della Procura generale presso la Corte di cassazione

La Procura generale presso la Corte di cassazione ha presentato ricorso nell’interesse della legge, ex art. 363 c.p.c., chiedendo alla Suprema Corte l’affermazione del seguente principio di diritto:

l’ordinanza, prevista dall’art. 615, comma 1, secondo periodo, c.p.c., con la quale il giudice dell’opposizione all’esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata (opposizione pre-esecutiva od opposizione a precetto), sospende, su istanza di parte, l’efficacia esecutiva del titolo (o rigetta l’istanza di sospensione), è impugnabile con il rimedio del reclamo, ex art. 669-terdecies c.p.c., come previsto dall’art. 624, comma 2, c.p.c.   

Il ricorso è stato presentato avverso ordinanza del Tribunale di Latina con la quale veniva dichiarata l’inammissibilità del reclamo proposto contro il provvedimento di rigetto dell’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo; istanza proposta dal debitore nell’ambito di opposizione precedente l’inizio dell’esecuzione forzata (o opposizione a precetto).

La questione del rimedio proponibile avverso il provvedimento in questione è ben nota. In proposito si sono formati due indirizzi contrapposti, sia nell’ambito della giurisprudenza di merito che fra gli Autori. Un primo indirizzo, nel senso della reclamabilità, fatto proprio dalla Procura Generale con il ricorso in questione. Un secondo indirizzo, in senso opposto, adottato – fra gli altri - dal Tribunale di Latina con l’ordinanza che è stato oggetto del ricorso nell’interesse della legge.

Le ordinanze assunte in sede di reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. sono non impugnabili e, per costante giurisprudenza, non ricorribili per cassazione, stante il difetto di decisorietà e di definitività che le caratterizza.

Ciò ha permesso la proposizione del ricorso ex art. 363 c.p.c., che appare utile a dirimere definitivamente una questione tutt’ora dibattuta e che, altrimenti, mai sarebbe giunta al vaglio della Corte di cassazione.

L’iniziativa della Procura Generale si inscrive in una più generale rivitalizzazione dell’istituto del ricorso nell’interesse della legge, il quale consente di richiedere alla Corte una pronuncia di valore nomofilattico anche su problematiche che formano oggetto di decisioni non ricorribili per cassazione (quale, per l’appunto, quella in esame).

In particolare, nel settore dell’esecuzione forzata, l’intervento della Procura Generale trova un immediato punto di riferimento nel c.d. “Progetto Esecuzioni”, varato nell’anno 2018 dalla Terza Sezione Civile della Corte di cassazione. Progetto che prevede la fissazione mensile di udienze specificamente dedicate a problematiche particolarmente dibattute sul Libro III del codice di rito. Libro che è stato oggetto, negli ultimi anni (ed anche in tempi recentissimi), di numerosi interventi di riforma, non sempre fra loro coerenti, i quali pongono ai giudici di merito questioni nuove e delicate, di forte impatto economico e sociale, sulle quali appare quanto mai opportuna l’affermazione del c.d. ius constitutionis.

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