La ristrutturazione dei debiti del consumatore sovraindebitato tra conferme e novità

Cosa cambia e cosa resta della ristrutturazione dei debiti consumeristici del sovraindeibato con il "Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza"
La ristrutturazione dei debiti del consumatore sovraindebitato tra conferme e novità

 Sommario:

1. Aspetti generali.
2. Legittimazione attiva.
3. Il socio illimitatamente responsabile.
4. L’assenza del voto dei creditori.
5. Il contenuto della domanda.
6. Il problema specifico della cessione del quinto.
7. La comparazione rispetto all’ipotesi liquidatoria.
8. Il profilo delle rate a scadere del mutuo ipotecario.
9. Il quomodo di presentazione della domanda.
10. La relazione allegata dell’OCC.
11. La novità del merito creditizio.
12. La novità del debito tributario.
13. Il corso degli interessi.
14. La meritevolezza.
15. Il creditore sanzionato.
16. Omologazione e impugnazioni.
17. Rigetto e apertura della liquidazione controllata.
18. L’esecuzione controllata e il rendiconto.
19. Conversione.

 

  1. Aspetti generali.

L’inclusione del sovraindebitamento nel più generale sistema del diritto concorsuale rappresenta, con riferimento alla materia in parola, il dato maggiormente significativo offertoci dal “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”. A detta acquisizione si è affiancato lo scioglimento di alcuni nodi critici che avevano avvinto le procedure tratteggiate dalla l. n. 3 del 2012, in punto di presupposti di accesso, trattamento di talune categorie di credito, esdebitazione.

Una disposizione di tenore generale delinea, nel quadro codicistico, il recinto applicativo delle procedure da sovraindebitamento: è l’art. 65, laddove è previsto che le tre procedure, ribattezzate nei nomi, invariate nella sostanza, soccorrano i debitori di cui all’art. 2, comma 1, lett. c., c.c.i., ossia coloro che versano in condizione di crisi od insolvenza e non sono assoggettabili a liquidazione giudiziale, liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie accluse nel codice civile o in altre leggi speciali.

Il successivo art. 66 c.c.i., sempre su un quadro globale, positivizza l’opportunità, già riconosciuta da taluna giurisprudenza, di intraprendere procedure “familiari”. La norma consegue lo scopo, fortemente avvertito, della risoluzione complessiva dell’indebitamento del nucleo familiare, nel cui ambito, invero, le esposizioni passive dei singoli finiscono per sovrapporsi e influenzarsi, tanto da condizionarsi in modo reciproco.

La ristrutturazione dei debiti del consumatore è declinata, nelle sue linee essenziali, dal successivo art. 67 c.c.i., norma che apre la Sezione II del Capo II, dedicato alle “Procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, del Titolo IV, che ospita gli “Strumenti di regolazione della crisi”.

Gli obiettivi dell’istituto convergono sull’esigenza di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento consumeristico non soggette né assoggettabili alle vigenti procedure concorsuali. La crisi economica, il ruolo crescente del consumo finanziato a credito, il graduale assottigliamento del welfare hanno comportato per il consumatore una cospicua e tendenzialmente esiziale esposizione passiva, il che ha reso inevitabile il conio di strumenti di recupero del debitore fragile, cui occorre concedere, a certe condizioni, una seconda opportunità.

La ristrutturazione si atteggia a procedimento concorsuale, che l’ultimo comma della citata norma d’esordio assegna alla competenza del tribunale monocratico, diversamente da quanto avviene per le altre procedure di regolazione della crisi ex art. 40, comma 1, c.c.i..

 

  1. Legittimazione attiva.

In punto di legittimazione attiva, risalta l’essenza del piano di ristrutturazione dei debiti, che è quella di “corsia procedimentale” di composizione della crisi riservata dal comma 1 dell’art. 67 al “consumatore sovraindebitato”.

Quest’ultimo viene “ridefinito” dall’art. 2, comma 1, lett. e), in assoluta coerenza con la definizione che del consumatore fornisce il Codice del consumo, il che implica non è privo di conseguenze. Perché il soggetto sia legittimato ad accedere agli istituti di legge rimane imprescindibile verificare lo scopo per cui è stato contratto il debito, dovendo quest’ultimo palesarsi estraneo all’attività imprenditoriale, commerciale o professionale.

 

  1. Il socio illimitatamente responsabile.

Nella categoria dei legittimati attivi, secondo le indicazioni contenute nella legge delega, vengono ricomprese le persone fisiche che siano soci delle società di persone, con esclusivo riguardo ai debiti diversi da quelli sociali, di cui essi rispondono in ossequio al principio della responsabilità illimitata.

Si tratta di un chiarimento apprezzabile, posto che al consumatore tout court si affianca il socio illimitatamente esposto di uno dei tipi societari anzidetti, il che consente a tali persone di dare governo, con il piano di ristrutturazione, all’indebitamento derivante da passività estranee a quelle “d’impresa” (anche qualora la società non sia assoggettata, dal canto suo, ad alcuna procedura concorsuale).

 

  1. L’assenza del voto dei creditori.

Sul piano strutturale, la ristrutturazione del consumatore sovraindebitato è di particolare favore connotandosi alla stregua di procedura “senza voto”: essa consente al debitore di sottrarsi al giudizio e all’approvazione dei creditori, giacchè ad influenzare il favore o il disfavore di questi ultimi possono concorrere motivi che originano dal “microcosmo” dei rapporti di natura personale e che esulano dalla convenienza in sé della proposta.

I creditori, d’altronde, sono privi di un particolare interesse traducibile in un'attiva partecipazione. In tal senso, è più confacente sostituire al loro voto, un penetrante vaglio del tribunale afferente, per un verso, la meritevolezza del consumatore, per altro verso, la praticabilità del piano. Il procedimento permette, in definitiva, al legittimato attivo di sottoporsi unicamente alla valutazione, senz’altro più neutra e obiettiva, del giudice.

Il Codice del consumo assurge a chiave di approccio interpretativo, nel mentre il rapporto di funzionalità fra la massa dei debiti maturati e il privato consumo va inteso in senso stretto e rigoroso. Se così non fosse, infatti, non troverebbero giustificazione i benefici procedimentali riconosciuti alla procedura del piano del consumatore. La qualifica di consumatore è, pertanto, esclusiva derivazione della funzione delle obbligazioni che hanno prodotto la condizione di sovraindebitamento. Non rileva la natura dell’attività esplicata dal soggetto, bensì quella dei debiti che egli ha contratto. L’accesso allo strumento ristrutturatorio è ancorato alla finalità perseguita dal debitore attraverso le proprie condotte nel contesto dei rapporti obbligatori.

Qualora la proposta di piano provenga da un soggetto il cui indebitamento vada ricondotto, in ipotesi, al rilascio di fideiussioni o alla concessione di ipoteche strumentali all’ottenimento di finanziamenti bancari alla società di sia socio o legale rappresentante, il rapporto di esclusiva funzionalità dell’indebitamento al consumo privato del debitore e della sua famiglia non può, con ogni evidenza, essere riscontrato. Del resto, in siffatte ipotesi a rilevare è il consolidato avviso giurisprudenziale secondo cui il garante assume la veste di professionista/imprenditore a cagione dell’omologa posizione che sia rivestita dal debitore principale nel rapporto garantito, stante la natura accessoria del rapporto di garanzia rispetto a quest’ultimo (c.d. teoria dell’imprenditore o professionista “di riflesso”: v. Cass. civ., n. 314/2001; Cass. civ., n. 19484/2010).

 

  1. Il contenuto della domanda.

Molta attenzione è dedicata, dal comma 2 dell’art. 67, al contenuto della domanda.

Essa deve contemplare, oltre al piano:

  1. a) l’elenco dei creditori;
  2. b) l’elenco dei dati sulla consistenza del patrimonio;
  3. c) l’indicazione degli atti di straordinaria amministrazione, e quindi sostanzialmente degli atti di disposizione del patrimonio, compiuti negli ultimi cinque anni, coerentemente con il termine di prescrizione stabilito dal codice civile per la revocatoria ordinaria;
  4. d) la dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni,
  5. e) l’indicazione delle entrate del debitore da attività lavorativa o da altra fonte, con la precisazione di quanto occorre per il mantenimento della famiglia; trattasi in quest’ultimo caso di profilo finalizzato a valutare la disponibilità economica effettivamente utilizzabile per il pagamento dei debiti.

 

  1. Il problema specifico della cessione del quinto.

Di particolare rilievo è la disposizione del comma 3 dell’art. 67, attuativa di uno specifico principio della legge delega, che consente di prevedere, con il piano, anche la falcidia o la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione nonché di quelli derivanti da operazioni di prestito su pegno.

In tal guisa, si agevola la liberazione di risorse a vantaggio di tutti i creditori, con conseguente possibilità di soddisfare i crediti derivanti dai crediti di cui sopra nell’ambito della complessiva sistemazione dei debiti.

Il caso di riferimento è quello ormai classico in cui la messa a disposizione di utilità, da parte del debitore, comprenda la retribuzione da lavoro e la stessa sia stata addirittura vincolata nei limiti anzidetti.

Un’espressione limitrofa, se non omologa, della questione è quella in cui il quinto dello stipendio sia stato attinto da un pignoramento.

In ambedue le ipotesi esposte, si realizza una modificazione soggettiva del destinatario finale (o assegnatario) della somma attraverso una cessione pro solvendo di una parte del credito (Cass. 8 febbraio 2007, n. 2745; Cass 14 febbraio 2000, n. 1611).

La nuova norma sancisce perspicuamente che la cessione “preventiva” non è opponibile alla procedura da sovraindebitamento.

Il contrasto fra il debitore che si ponga nella carreggiata della procedura concorsuale ristrutturatoria e il creditore cessionario (o assegnatario) del quinto è risolto ab ovo in via normativa a vantaggio del primo.

Nel sovraindebitamento la norma di nuovo conio sembra echeggiare, a grandi linee, uno schema di principio analogo a quello dell’art. 44 l.fall. sull’inopponibilità ai creditori in concorso dei pagamenti successivi all’accertamento dell’insolvenza.

I pagamenti posteriori all’ammissione alla procedura da sovraindebitamento si risolverebbero in preferenziali e confliggenti con il principio della "par condicio".

Ci muoviamo in ambiente concorsuale, non nel corpo del diritto civile classico. La ristrutturazione è procedura che in tanto esiste in quanto assicura il concorso  tendenzialmente paritetico fra i creditori.

La cessione del credito, al pari dell’assegnazione da parte del giudice dell’esecuzione, ha sicuramente effetto definitivo. Tuttavia, il dato sensibile è quello per cui si tratta della cessione – ma lo stesso vale per l’ipotesi dell’assegnazione – di una parte di reddito che maturerà soltanto nelle mensilità future. Pertanto, gli effetti in corso all’atto dell’apertura della procedura da sovraindebitamento non possono che proseguire nel rispetto della par condicio.

Il cessionario del quinto non beneficia di un effetto conclusivo ed immutabile, come nella cessione del credito tout court, ma soltanto di una modalità di riscossione, che esige successivi pagamenti periodici e che diviene incompatibile con la procedura concorsuale, e con la par condicio, avuto riguardo a ciò che residua alla data di apertura del concorso.

Proprio dalla concorsualità della procedura consegue inevitabilmente il principio in base al quale i debiti debbono intendersi interamente scaduti al momento dell’apertura del concorso dei creditori, con l’effetto che la prosecuzione di un mutuo o finanziamento erogato dietro cessione del quinto dello stipendio, sarebbe inammissibile risolvendosi in una lesione della richiamata par condicio.

Non a caso il comma 5 dell’art. 68 prevede la sospensione del corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della procedura.

I vincoli imposti o volontariamente assunti dal debitore valgono fino a quando costui non patisce l’effetto straordinario della procedura da sovraindebitamento, che, in virtù della richiamata universalità, travolge  tutte le obbligazioni precedenti piegandole all’unico ambito deputato a dare ordine ai pagamenti sulle basi nuove della parità di trattamento e della graduazione delle cause di prelazione.

Ed allora, la cessione o l’assegnazione del quinto dello stipendio operano il trasferimento di un credito futuro, che esplica un’efficacia eminentemente obbligatoria, secondo il sostanziale avviso della giurisprudenza di legittimità (Cass. 17 gennaio 2012, n. 551, in dejure).

Finchè il credito non diviene esigibile, cessione e assegnazione concretizzano una semplice garanzia della restituzione dell’importo dovuto. Prima della maturazione del diritto alla retribuzione, la titolarità della somma rimane in capo al dipendente, che ne può dunque disporre nella procedura concorsuale intrapresa.

Se quest’ultima è idonea ad impattare in senso sospensivo sulle esecuzioni forzate nei limiti in cui il giudice del sovraindebitamento ne disponga (art. 70, comma 4, c.c.i.), il medesimo effetto di blocco non può che aversi sulla quota di cessioni e di assegnazioni che non sia stata anteriormente all’apertura del sovraindebitamento ancora riscossa.

 

  1. La comparazione rispetto all’ipotesi liquidatoria.

Il comma 4 dell’art. 67 contiene una previsione, comune ad altri istituti, relativa al trattamento dei creditori privilegiati o con garanzia reale, che possono essere destinatari di una previsione di soddisfacimento anche non integrale solo se non inferiore al valore realizzabile nell’alternativa ipotesi di liquidazione, tenuto conto del valore di mercato come attestato dall’OCC.

 

  1. Il profilo delle rate a scadere del mutuo ipotecario.

Il comma 5 dell’art. 67, introdotto in accoglimento di un’osservazione della Commissione Giustizia della Camera, consente il rimborso, alle date pattuite, delle rate a scadere del contratto di mutuo garantito da ipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore se, alla data del deposito della domanda, questi ha adempiuto le proprie obbligazioni o se il giudice lo autorizza al pagamento del debito scaduto.

La modifica è volta a favorire l’accesso del consumatore alla procedura di sovraindebitamento e chiarisce, considerata l’esistenza in materia di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, come il debito per il rimborso del mutuo ipotecario contratto per l’acquisto della c.d. “prima casa”, sia sottratto alle regole del concorso.

La norma consente al debitore che non sia stato rispetto al mutuo un “cattivo pagatore”, ma che sia in regola con i ratei scaduti precedentemente al deposito della domanda, di tenere una categoria di debito al di fuori della proposta.

Analoga opportunità è assegnata al debitore che, sebbene in ritardo con i pagamenti, sia autorizzato dal giudice a pagare il pregresso per capitale e interessi al giorno della domanda.

Ove la ristrutturazione includesse la categoria del debito “prima casa” finirebbe per trovarse un angusto spazio applicativo.

Ma – è da chiedersi – cosa accadrebbe qualora il debitore, guadagnata l’omologazione del piano, in seguito non dovesse pagare le rate?

Se il debitore è adempiente al piano di ristrutturazione, il creditore ipotecario potrebbe certamente promuovere l’esecuzione individuale, nella quale gli altri creditori non potrebbero intervenire, nemmeno al fine di conseguire il sopravanzo sul ricavato della vendita.

Qualora, invece, la ristrutturazione fosse revocata e venisse aperta la liquidazione controllata ex art. 73 c.c.i., l’immobile sarebbe appreso alla massa.

Il creditore ipotecario sarà, a monte, facoltizzato ad insorgere con le osservazioni ai sensi dell’art. 70, comma 3.

Il piano che preveda l’esclusione del mutuo soggiace fisiologicamente anch’esso al giudizio di cram down di cui all’art. 70, comma 9, facendo difetto specifici distinguo.

Quello correlato al mutuo sembra rivelarsi a contrario come l’unico bene suscettibile di smarcarsi dalla universalità tendenziale delle procedura di ristrutturazione.

 

  1. Il quomodo di presentazione della domanda.

L’art. 68 disciplina la “Presentazione della domanda e attività dell’OCC”.

L’avvio della procedura necessita dell’intervento dell’organismo di composizione della crisi costituito presso il tribunale competente e quindi quello nel cui circondario ha la residenza il debitore. Spetta all’organismo la presentazione della domanda in esito all’incarico ricevuto dal debitore e all’individuazione concordata della scelta maggiormente opportuna.

Si è previsto, recependo le osservazioni espresse sul punto dalle competenti Commissioni parlamentari, che, nel caso in cui nel circondario del tribunale competente non vi sia un OCC, i compiti e le funzioni attribuiti all’OCC possano essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti in possesso dei requisiti di cui all’art. 358 nominati dal presidente del tribunale competente o da un giudice da lui delegato. Questo allo scopo di consentire la piena funzionalità dell’istituto anche nei casi in cui nel circondario del tribunale compentente non sia stato costituito un OCC.

 

  1. La relazione allegata dell’OCC.

La presentazione della domanda comporta una valutazione della condotta del debitore e del presumibile sviluppo della procedura.

È a tal fine, che l’OCC deve allegare alla domanda, ai sensi dell’art. 68, comma 2, c.c.i. una relazione contenente:

l’indicazione delle cause dell'indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell'assumere le obbligazioni;

l’esposizione delle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;

la valutazione sulla completezza ed attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda;

l’indicazione presunta dei costi della procedura.

La relazione è tesa ad indicare gli elementi utili a stimare la meritevolezza (indicazione delle cause dell’indebitamento ed esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte), l’affidabilità dei dati sui quali il piano è fondato (attendibilità della documentazione), i tempi e i costi della procedura.

 

  1. La novità del merito creditizio.

Ai fini della valutazione del piano da parte del giudice, sotto il profilo del trattamento di determinati creditori, è anche previsto, in conformità con la legge delega, che l’OCC debba indicare se il finanziatore abbia valutato, nell’accordare il finanziamento, il merito creditizio del finanziato, tenuto conto del suo reddito e dell’incidenza sullo stesso delle spese necessarie a mantenere un dignitoso tenore di vita, quantificando tale importo in misura non inferiore al doppio dell’indice ISEE.

 

  1. La novità del debito tributario.

L’OCC, entro tre giorni dal conferimento dell’incarico da parte del debitore, deve darne notizia all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti in base all’ultimo domicilio fiscale del debitore. La disposizione è volta a consentire agli uffici di comunicare il debito tributario all’OCC, in modo che ne possa tener conto nella redazione della relazione e nella predisposizione della proposta.

 

  1. Il corso degli interessi.

Come avviene in analoghe procedure, il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi 2 e 3, c.c..

 

  1. La meritevolezza.

Sempre sul piano dell’accessibilità soggettiva, l’art. 69 c.c. fissa alcune Condizioni soggettive ostative.

Il particolare regime di favore accordato al consumatore trova, infatti, il suo contrappeso nella necessaria ricorrenza del requisito della meritevolezza, che deve qualificare la sua condotta; quest’ultima deve connotarsi per l’assenza di colpa in relazione alla situazione di sovraindebitamento nella quale il debitore si è venuto a trovare.

Ne consegue che non solo è ostativo all’accesso alla procedura l’avere già ottenuto l’esdebitazione nei cinque anni precedenti o comunque per due volte – palesandosi detta circostanza come di per sé indicativa di una condotta imprudente – ma anche l’avere determinato con grave colpa il sovraindebitamento e quindi – essenzialmente – l’aver assunto obbligazioni sproporzionate alla capacità di adempimento oppure aver omesso di svolgere una possibile attività lavorativa idonea all’adempimento degli obblighi assunti.

A maggior ragione, sono impeditive all’accesso allo strumento le condotte improntate alla frode dei creditori o comunque contrassegnate dalla malafede.

Tali condotte, come previsto dall’art. 282, impediscono, altresì, l’esdebitazione di diritto in caso di liquidazione controllata.

L’esclusione del meccanismo del voto è rimpiazzata da un approfondito giudizio del tribunale sulla meritevolezza che, nel contesto del "Codice della crisi e dell’insolvenza", disvela la dimensione di assenza di colpa nella determinazione del sovraindebitamento.

È in questa prospettiva che occorre allegare alla proposta di piano la relazione dettagliata sulle cause dell'indebitamento, sulla diligenza adoperata dal consumatore nell'assumere le obbligazioni, e sulle ragioni della sua incapacità di adempiervi.

Benchè ora targata dall’attributo della gravità, la colpa sembra con certezza rendere meritevole solo il debitore attinto da eventi imprevedibili. Esemplificativamente, il soggetto vittima dell’usura, la persona licenziata, la vittima di una ludopatìa certificata.

 

  1. Il creditore sanzionato.

Innovativa è la previsione del comma 2 dell’art. 69 che, coerentemente con la legge delega, commina sanzioni processuali al creditore che ha colpevolmente determinato o aggravato la situazione di sovraindebitamento anche omettendo, quale finanziatore, di verificare adeguatamente il merito creditizio del finanziato; tale creditore, infatti, non può presentare osservazioni al piano né reclamo avverso l’omologazione né far valere cause di inammissibilità che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.

 

  1. Omologazione e impugnazioni.

L’Omologazione del piano è disciplinata dall’art. 70 c.c.i..

Lì vi è la cifra più importante del procedimento in esame. Essa sta in ciò, che non necessita della preventiva approvazione da parte dei creditori, così come già avviene anche in altre procedure (ad esempio, nel concordato dell’amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999) con finalità ulteriori rispetto alla sola tutela dei creditori, che in questo caso consistono nella volontà di fronteggiare un rilevante problema sociale, acuito dalla crisi economica successiva al 2008 che ha reso evidente l’urgenza di istituire strumenti diretti a consentire la liberazione dai debiti civili.

Il comma 1 dell’art. 70 prescrive che, superato il vaglio dell’ammissibilità, il piano e la proposta sono pubblicati in apposita area del sito web del Ministero della giustizia, per decreto del giudice, comunicato entro trenta giorni a tutti i creditori, i quali potranno presentare, ai sensi del comma 3 dell’art. 70 medesimo, osservazioni nei venti giorni successivi inviandole all’indirizzo dell’OCC.

Ai sensi del comma 4 dell’art. 70, con lo stesso decreto, su istanza del debitore, il giudice può accordare le misure protettive dirette a porre il patrimonio del debitore al riparo dalle iniziative individuali dei creditori, tali da pregiudicare l’attuazione del piano.

L’ammissione non dispiega, dunque, effetti protettivi del patrimonio del consumatore, salva la facoltà discrezionale del giudice – in linea con la previsione dell'art. 12-bis, comma 2, l. n. 3 del 2012 – di disporre la sospensione di specifici procedimenti esecutivi, la cui prosecuzione possa minare l’ipotesi ristrutturatoria. L’inibitoria si palesa quale esercizio di una facoltà discrezionale del magistrato.

In caso di atti di frode, tali misure possono essere, ai sensi del comma 5, revocate, anche d’ufficio, previa instaurazione del contraddittorio.

Ai sensi del comma 6, l’OCC può proporre modifiche al piano, alla luce delle osservazioni ricevute dai creditori, riferendone al giudice.

Ai sensi del comma 7, il giudice, se ritiene ammissibile e fattibile (economicamente) il piano, lo omologa con sentenza impugnabile ex art. 51 (impugnazioni in generale).

In base al comma 9, se un creditore o un qualunque interessato contesta la convenienza della proposta, il giudice procede all’omologazione se comunque ritiene che essa consenta un soddisfacimento per il creditore in misura non inferiore a quello che questi potrebbe conseguire con la liquidazione controllata.

Sotto questo profilo la ristrutturazione dei debiti del consumatore rivela una connotazione non negoziale, prescindendo per definizione dal consenso dei creditori e mostrando, anzi, una peculiare fisionomia di "concordato coattivo", sul modello di quello previsto dall’art. 78 l. n. 270 del 99 sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, o di quello delineato dall’art. 214, commi 2, l.fall. nel quadro delle procedure di liquidazione coatta amministrativa.     

È evidente come il controllo giudiziale, comprendendo la convenienza, assuma una latitudine estremamente estesa, finendo per contemplare l’esame della fattibilità del piano, l'idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili e di quelli fiscali; l’accertamento della mancata assunzione, da parte del debitore, di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere e dell’assenza di una gravemente colposa determinazione del sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

 

  1. Rigetto e apertura della liquidazione controllata.

Ai sensi del comma 10, se invece l’omologazione è negata, il giudice pronuncia decreto di rigetto – impugnabile – e revoca le misure protettive concesse. Il decreto è reclamabile ai sensi dell’art. 50 (norma che contempla il mezzo in questione con riferimento alla liquidazione giudiziale).

Ai sensi del comma 11, se vi è istanza del debitore o, in casi di inadempimento o frode, di un creditore o del pubblico ministero, il tribunale provvede con sentenza all’apertura della liquidazione controllata.

 

  1. L’esecuzione controllata e il rendiconto.

L’Esecuzione del piano è disciplinata dall’art. 71.

Poiché l’omologazione non comporta lo spossessamento del debitore né la perdita della capacità d’agire, la norma prevede che questi provveda all’esecuzione del piano sotto il controllo dell’organismo.

A tenore del comma 1, spetta all’organismo anche la risoluzione di eventuali difficoltà insorte nella fase attuativa, eventualmente ricorrendo al giudice laddove ciò sia necessario.

La vigilanza del giudice sulla procedura è assicurata attraverso le relazioni che l’OCC deve semestralmente depositare, sempre in base al comma 1.

In forza del comma 2, una volta terminata l’esecuzione del piano, l’OCC presenta al giudice il rendiconto; se il rendiconto è approvato, il giudice liquida il compenso e ne autorizza il pagamento.

Diversamente, il giudice individua, ai sensi del comma 3, gli atti necessari per l’esatto adempimento del piano omologato e il termine entro il quale detti atti devono essere posti in essere. Scaduto inutilmente tale termine l’omologazione è revocata.

La norma precisa al comma 4 che nella liquidazione del compenso il giudice tiene conto della diligenza dimostrata, riducendo o anche escludendo il compenso.

 

  1. Conversione.

L’art. 73 contempla la Conversione in procedura liquidatoria, che attiene ai casi di revoca dell’omologazione: il giudice può, infatti, disporre la conversione della procedura in liquidazione controllata A) sempre se lo richiede il debitore; B) solo se la revoca consegue ad atti di frode o inadempimento, su istanza di un creditore o del pubblico ministero.

Il giudice, quando dispone la conversione, deve concedere al debitore un termine per integrare la documentazione e provvedere alla nomina del giudice delegato e del liquidatore.

La disciplina dell’accordo e del piano si differenzia, in alcuni passaggi, nella parte procedimentale, per poi tornare ad essere comune quanto alla fase di esecuzione successiva all'omologazione. Il debitore deve provvedere ad adempiere le obbligazioni contenute nella proposta di accordo, la cui esecuzione è regolata nell'art. 13. La disciplina dell'esecuzione del piano del consumatore è la stessa prevista per l'accordo. Qualora sia necessario, avuto riguardo alla tipologia e al contenuto specifico del rimedio prescelto, si potrà procedere alla nomina di un liquidatore, mentre all’Organismo di composizione della crisi è demandato un ruolo di risolutore delle eventuali difficoltà attuative del piano.

Sono fissate, poi, regole essenziali in punto di inefficacia dei pagamenti e degli atti dispositivi dei beni posti in essere in violazione dell'accordo o del piano; di sospensione per gravi e giustificati motivi; di prededuzione dei crediti sorti in occasione o in funzione di una delle procedure contemplate dalla legge in commento; di modificabilità, con l’ausilio dell’Organismo di composizione della crisi, della proposta omologata, in ipotesi di impossibilità, per ragioni non imputabili al debitore, di eseguibilità di quella omologata.

Solo una volta eseguite le obbligazioni medesime in conformità all’accordo si determina la vera e propria esdebitazione, con l’effetto liberatorio del debitore dal residuo delle stesse. È il debitore che, non subendo spossessamento alcuno, deve provvedere personalmente ai pagamenti e agli altri atti previsti nell'accordo e nel piano.