La Cassazione ribadisce il termine di prescrizione decennale in materia di tributi

Cass. VI Sez civ. T. , 15 aprile 2019, n. 10549 – Pres. Greco, Rel. Dell’Orfano

Cass. VI Sez civ. T. , 15 aprile 2019, n. 10549

Cassazione civile, 15 aprile 2019, n. 10549 - Pres. Greco, Rel. Dell’Orfano


Le Sezioni Unite

La pronuncia in commento presenta degli aspetti di sostanziale interesse, in quanto pone una interpretazione sotto certi punti di vista divergente, da quanto espresso in tema di prescrizione dalla medesima Corte a SSUU, con la nota sentenza n. 23397 del 2016.

In tale pronuncia, le Sezioni Unite avevano affermato il principio in forza del quale la mancata o tardiva impugnazione di una cartella esattoriale, non determina da sola l'effetto della c.d. conversione del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello lungo decennale, in quanto tale conversione opera solo in presenza dì un titolo derivante da sentenza passata in giudicato. La sentenza aveva preso atto del contrasto insorto al suo interno circa il decorso del termine di prescrizione e, più precisamente, della possibilità che con la notifica della cartella di pagamento, muti anche l’originario termine di prescrizione legato al credito dalla stessa portato, aderendo alla tesi in forza della quale la conversione della prescrizione da breve a decennale possa avvenire soltanto per effetto di sentenza passata in giudicato, oppure di Decreto ingiuntivo che abbia acquisito efficacia di giudicato formale e sostanziale.

 

La impostazione maggioritaria

Secondo tale impostazione, in particolare  per la riscossione coattiva dei crediti, l’art. 2953 c.c. sarebbe applicabile esclusivamente quando il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione non sia più l’atto amministrativo – privo di attitudine ad acquistare l’efficacia di giudicato -  ma un provvedimento giurisdizionale divenuto definitivo. Da ciò ne discenderebbe che l’inutile decorso del termine perentorio per proporre l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produrrebbe effetti di ordine processuale ma solo quello sostanziale dell’irretrattabilità del credito.

 

La impostazione minoritaria

La interpretazione precedente era stata in parte criticata poiché, a prescindere dalla impugnazione o meno del provvedimento e dal valore di cosa giudicata, si era ritenuto più aderente al dettato normativo la interpretazione assunta dalla cassazione minoritaria, la quale aveva individuato una nuova categoria di titoli esecutivi, definiti “titoli esecutivi paragiudiziali”, aventi l’attitudine a diventare, in caso di mancata opposizione o di opposizione proposta fuori termine, definitivi ed incontrovertibili.

 

La pronuncia in esame

La decisione delle Sezioni Unite, aveva aperto la strada ad un pericoloso fenomeno estensivo della interpretazione dalla stessa assunta sul tema, in forza della quale l’applicazione del termine quinquennale di prescrizione, sarebbe applicabile ad ogni fattispecie, anche in ambito tributario.

Nella pronuncia in oggetto, i Giudici di legittimità sposano l’orientamento minoritario in precedenza richiamato, ponendo in rilievo la circostanza che il credito erariale per la riscossione dell’imposta - a seguito di accertamento divenuto definitivo - è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto all'art. 2948, n. 4, c.c. “per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”, bensì all'ordinario termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2946 c.c., in quanto la prestazione tributaria, attesa l'autonomia dei singoli periodi d'imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi.

Tale pronuncia appare condivisibile in considerazione del fatto che la prestazione tributaria non può considerarsi una prestazione periodica, essendo necessario, per ogni singolo periodo di imposta, un riesame dell'esistenza dei presupposti impositivi; si tratta, infatti, di titoli nuovi e diversi per ogni periodo d'imposta, dipendenti dalle operazioni imponibili effettuate nel corso dell’anno. Ciò differisce da quanto avviene per ciò che deve pagarsi periodicamente, essendo, tale fattispecie, strutturata con connotati di autonomia nell'ambito di una causa debendi di tipo continuativo; in tale ipotesi, il contribuente è tenuto al pagamento in relazione al prolungarsi, sul piano temporale, della prestazione erogata dall'ente impositore o del beneficio da esso concesso, senza che sia necessario, per ogni singolo periodo contributivo, un riesame dell'esistenza dei presupposti impositivi, che permangono fino alla verificazione di un mutamento obbiettivo della situazione di fatto giustificante il servizio. In tal caso, la somma  dovuta, costituisce corrispettivo di un servizio allo stesso reso, richiesto o imposto che si giustifica in quanto, anno per anno, il corrispondente servizio venga erogato. Essi, quindi, vanno considerati come obbligazioni periodiche o di durata, con la conseguenza che, solo per gli stessi, valga l’assoggettamento al termine di prescrizione quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4 cod. civ.

 

Riferimenti giurisprudenziali

Cass., 24 marzo 2006, n. 6628; Id., 27 gennaio 2014, n. 1650; Id., 29 febbraio 2016, n. 3987.

Cass., 25 maggio 2007, n. 12263; Id., 16 novembre 2006, n. 24449; Id., 26 maggio 2003, n. 8335.

  1. Fronticelli Baldelli in “Termine di cinque anni per la prescrizione della notifica della cartella di pagamento” Il Fisco 03/2017.

Cass., 24 settembre 1991, n. 9944; Id., 2 ottobre 1991, n. 10269; Id., 26 ottobre 1991, n. 11421.

Cass. nn. 16713/2016, 24322/2014, 22977/2010, 2941/2007..

Cass 2613/2014.

Cass. n. 4283 del 2010.