Il procedimento di vendita nel codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza: quando la disciplina dell’esecuzione individuale diventa modello virtuoso

Analisi delle regole procedimentali che scandiscono la vendita concorsuale ridisegnata dal codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza: implicazioni della parziale trasposizione delle norme del codice di procedura civile, tra irrigidimento e razionalizzazione degli schemi
Il procedimento di vendita nel codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza: quando la disciplina dell’esecuzione individuale diventa modello virtuoso

Sommario:

1.Un lento risveglio.
2. Il nuovo triangolo giudice delegato, curatore, comitato dei creditori.
3. La rinnovata perizia di stima.
4. L’ordinanza del giudice delegato.
5. Gli “esperimenti” di vendita ed il sistema dei ribassi.
6. L’ordine di liberazione.
7. L’introduzione del modello telematico quale procedimento ordinario dell’attività liquidatoria.
8. Gli adempimenti pubblicitari.
9. La visita del bene.
10. La presentazione delle offerte di acquisto e la inconsapevole(?) abdicazione alla vendita sincrona mista.
11. Le ipotesi di inefficacia dell’offerta di acquisto.
12. Conclusioni. 

 

 

1. Un lento risveglio.

A differenza della vendita esecutiva individuale, vittima negli ultimi anni di una vera e propria alluvione normativa[1], nessuna specifica disposizione ha direttamente interessato il procedimento di vendita in ambito fallimentare, ad eccezion fatta di quanto previsto in tema di pubblicità dal d.l. 83/2015, che modificando l’art. 107, comma primo, l.fall., ha introdotto anche per le vendite concorsuali (sia quelle celebrate mediante procedure competitive che quelle disciplinate dal codice di rito) l’obbligo della loro pubblicazione sul pvp (analoga previsione si rinviene nell’art. 182, comma primo, a proposito delle vendite svolte in sede concordataria dal liquidatore).

La vendita fallimentare viene improvvisamente destata da questo torpore ad opera del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il quale determina, come si avrà modo di spiegare, un progressivo allineamento delle vendite concorsuali a quelle esecutive individuali (il che si traduce in una implicita ma inequivocabile attestazione di stima per quel modello[2]), con il risultato di provocarne sì una certa ingessatura (pervero meno soffocante di quanto prima facie si potrebbe essere indotti a ritenere), ma contribuendo senza dubbio a renderle più trasparenti.

 

 2. Il nuovo triangolo giudice delegato, curatore, comitato dei creditori. 

La mutata visione delle vendite concorsuali, ed il “debole” che esse malcelano per la disciplina codicistica, anche laddove non espressamente richiamata, si coglie innanzi tutto nel rinnovato rapporto che viene costruito in quest’ambito (e solo in quest’ambito, il che rende ancor più emblematico l’intervento normativo) tra giudice delegato, curatore e comitato dei creditori siccome delineato dall’art. 213 c.c.i..

Invero, il comma 7 prevede in prima battuta la trasmissione del programma di liquidazione al giudice delegato: sarà poi quest’ultimo ad autorizzare la sottoposizione del piano al comitato dei creditori, ai fini della sua approvazione, intervenuta la quale il giudice delegato sarà nuovamente chiamato ad autorizzare (come oggi accade) le vendite e gli altri atti liquidatori in quanto conformi al programma in parola.

È evidente che la novella incunea il giudice delegato nel rapporto tra curatore e comitato dei creditori dei creditori, chiamandolo ad uno scrutinio che diventa preliminare. Solo un programma di liquidazione che superi il vaglio del giudice delegato può essere sottoposto all’approvazione del comitato dei creditori. La ratio della “anticipazione” del sindacato giudiziale si coglie con buona evidenza nell’opportunità, avvertita dal riformatore, di assicurare un controllo non parcellizzato e atomistico sui singoli atti programmati, ma globale e onnicomprensivo sulla pianificazione delle vendite.

Il magistrato, cioè, a salvaguardia della molteplicità degli interessi attraversati dal fenomeno dell’insolvenza, deve poter operare un controllo di legittimità (probabilmente non di opportunità e di convenienza, riservati al comitato dei creditori[3]) sul piano di liquidazione globalmente inteso, tenuto conto del risultato complessivo che le singole operazioni liquidatorie sono in grado di determinare in ragione del loro interagire.

Al comitato giungerà dunque un piano già “filtrato” dal giudice, che ha passato indenne un controllo di legittimità formale e sostanziale. In seguito all’approvazione, l’autorizzazione ad eseguire i singoli atti del programma, resa da parte del magistrato, implicherà una mera verifica della conformità di essi ad al programma medesimo.

 

3. La rinnovata perizia di stima. 

Venendo alla operatività di dettaglio, il nuovo procedimento di vendita dovrà poter contare su una arricchita perizia di stima. Invero, ai sensi dell’art. 216, comma 1, C.C.I i beni acquisiti all’attivo della liquidazione giudiziale (sia mobili che immobili) saranno necessariamente stimati da esperti nominati dal curatore “ai sensi dell’articolo 129, comma 2”, ossia su autorizzazione del comitato dei creditori.

La relazione di stima: andrà depositata con modalità telematiche (il che significa che sarà depositata in cancelleria e non più consegnata al curatore) con l’avvertenza che il mancato rispetto degli oneri telematici anzidetti costituirà motivo di revoca dall’incarico; dovrà essere redatta sulla base di modelli informatici pubblicati sul portale delle vendite pubbliche; ove riguardi beni immobili, dovrà contenere le informazioni previste per la perizia propria delle esecuzioni forzate individuali, in virtù del rinvio testuale all’art. 173-bis disp. att. c.p.c.. 

Così come l’art. 107 l.fall., anche l’art. 216 prevede che la stima “può essere omessa per i beni di modesto valore”. È chiaro che abdicare alla stima implica una valutazione ex ante non sempre praticabile, soprattutto con riferimento ai beni immobili. Più facile decidere con riferimento ai beni mobili, dove tuttavia il modesto valore potrebbe suggerire, a monte, una rinuncia all’acquisizione all’attivo, (su autorizzazione del comitato dei creditori), o alla liquidazione, ai sensi degli artt. 142 e 213, comma 2, c.c.i.. La prima norma, analogamente all’attuale art. 42 l.fall., consente la non acquisizione di quei beni i cui costi di conservazione (o di acquisizione) siano superiori al valore di realizzo, mentre la seconda prevede la possibilità che il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, di non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente.

Per la liquidazione del compenso dell’esperto viene richiamato, infine, il comma 3 dell’art. 161 disp. att. c.p.c., (introdotto dall'art. 14, comma 1, lettera a-ter), del decreto legge 27 giugno 2015, n. 83), il quale, con riferimento all’esperto nominato ex art. 568 c.p.c., prevede che il compenso sia “calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita”, e che “prima della vendita” non possano “essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima”.

È evidente che con questa previsione il legislatore delegato ha voluto prendere posizione rispetto alle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza di merito[4] che aveva dubitato della legittimità di questa norma, osservando che essa avrebbe comportato una disparità di trattamento tra gli stimatori nominati in sede di esecuzione individuale e quelli incaricati in ambito fallimentare, poiché i primi avrebbero ricevuto un trattamento deteriore rispetto ai secondi, dubbi che tuttavia la Consulta ha fugato con la sentenza n. 90 del 17 aprile 2019, osservando che l’art. 161 citato deve costituire parametro di determinazione del compenso dello stimatore anche nelle procedure concorsuali, indipendentemente dal fatto che il procedimento di vendita si svolga mediante procedure competitive o attraverso il rinvio alle regole del codice di rito[5].

 

4. L’ordinanza del giudice delegato. 

Il comma 2 dell’art. 216 C.C.I., se da una lato ribadisce la regola generale, identica a quella contenuta nell’attuale art. 107, comma primo, l.fall., secondo cui “le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal curatore o dal delegato alle vendite tramite procedure competitive, anche avvalendosi di soggetti specializzati”, dall’altro si caratterizza per l’introduzione di una assoluta novità, che testimonia il mutamento della filosofia di fondo che ha ispirato la rinnovata trama del subprocedimento di vendita, poiché:

  1. viene abbandonata la logica della degiurisdizionalizzazione e della deformalizzazione della liquidazione (attribuita al curatore con l’unico limite del rispetto della competitività)
  2. Si recupera un ruolo di centralità al giudice delegato; le vendite infatti, prosegue il comma, dovranno svolgersi “con le modalità stabilite con ordinanza dal giudice delegato”.

Anche la vendita competitiva, dunque, non sarà più svolta dal curatore in solipsistica autonomia decisionale attraverso l’attuazione di un programma di liquidazione da egli medesimo predisposto, ma costituirà il precipitato esecutivo dell’ordinanza del giudice delegato, assai similmente a quanto tradizionalmente avviene in sede esecutiva individuale a norma del combinato disposto degli art. 569 e 591-bis c.p.c[6].

Posto che questa ordinanza si aggiunge, stando alla lettera del codice, all’autorizzazione dei singoli atti di liquidazione prevista dal secondo capoverso del comma settimo dell’art. 213, è lecito chiedersi se essa sia sempre individuabile quale atto distino dall’ordinanza autorizzativa.

È da ritenere in proposito che, sul versante operativo, i due atti finiranno per coincidere, sicché il giudice delegato autorizzerà i singoli atti della liquidazione, a norma dell’art. 213 settimo comma, con l’ordinanza di vendita di cui all’art. 216, comma 2.

Correttamente, si è detto in dottrina[7] che detta ordinanza incentiverà l’uniformazione dei modelli liquidatori dei beni all’interno degli Uffici (anche se, va detto, da tempo le sezioni fallimentari hanno coltivato la formazione di prassi uniformi mediante un’opera se non altro di moral suasion dei curatori) il che contribuirà alla creazione di prassi uniformi; suo tramite, infatti, le singole vendite si inseriranno in una cornice strutturata ed univoca, ed è immaginabile che nei tribunali vengano a sedimentarsi, perlomeno con riferimento alle vendite degli immobili, provvedimenti “tipo”.

Inoltre, anche se non è previsto, è auspicabile che l’ordinanza di vendita sia comunicata ai creditori ed al debitore per evitare che eventuali reclami intervengano a valle del procedimento liquidatorio, oppure nel corso dello stesso come avvenuto nel caso deciso dalla prima sezione della Corte di Cassazione con la sentenza 22383 del 6 settembre 2019, nella la quale si è stabilito che la mancata impugnazione del programma di liquidazione o degli atti autorizzativi di esso da parte del giudice delegato non impedisce l’impugnazione degli atti di vendita successivi[8].

 

5. Gli “esperimenti” di vendita ed il sistema dei ribassi. 

Anche in relazione alle vendite competitive il nuovo art. 216 c.c.i. si caratterizza per il continuo ammiccamento alle regole della vendita esecutiva individuale fissate dal codice di procedura civile.

In primo luogo il secondo periodo del comma 2 dell’art. 216 precisa che per i beni immobili il curatore dovrà porre in essere “almeno tre esperimenti di vendita all’anno”. La norma riecheggia l’art. 532 comma secondo c.p.c., laddove con riferimento alla vendita di beni mobili è previsto che con l’ordinanza di vendita il giudice stabilisca il numero complessivo, non superiore a tre, di tentativi di vendita da compiersi nel termine di sei mesi.

Il concetto di esperimento di vendita viene già evocato dal codice nell’art. 213, comma secondo, laddove, dopo la previsione per cui il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni quante volte l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente, viene specificato che “si presume manifestamente non conveniente la prosecuzione dell'attività di liquidazione dopo sei esperimenti di vendita cui non ha fatto seguito l'aggiudicazione[9]. Poiché sia questa disposizione che quella di cui al secondo comma dell’art. 216 si applicano indifferentemente alle vendite competitive e a quelle modellate sul codice di procedura civile (ove tuttavia il concetto di esperimento di vendita costituisce da sempre il paradigma del modus procedendi) il sistema delle vendite competitive ne risulta certamente irrigidito.

La spiccata funzione acceleratoria della previsione, che fa il paio con quella propria del comma 5 dell’art. 213 c.c.i., (che esige lo svolgimento del primo tentativo di vendita entro dodici mesi dall’apertura della liquidazione giudiziale, salvo rinvio concesso dal giudice per giustificato motivo) porta a chiedersi come mai la scelta non sia stata compiuta in via generale per tutti i beni, sia mobili che immobili.

La risposta, proprio in funzione acceleratoria, può forse annidarsi nella riflessione per cui la liquidazione di taluni di beni mobili (in ragione della particolare natura degli stessi o del loro modesto valore) potrebbe rendere non necessaria la celebrazione di tre tentativi di vendita, poiché il mercato potrebbe ritenersi sufficientemente compulsato anche al secondo esperimento.

Il fatto, poi, che la disposizione sia inserita nel comma relativo alle vendite competitive deve far ritenere che essa non si applichi alle vendite regolate dal codice di procedura civile, il che non sembra del tutto comprensibile, anche se comunque nulla osta a che il giudice delegato, nel disporre che la vendita si svolga secondo le norme del codice di rito, disponga in tal senso.

Conferma poi del fatto che questa disciplina è stata coniata guardando al c.p.c. si ricava dal successivo capoverso, secondo il quale «dopo il terzo esperimento andato deserto il prezzo può essere ribassato fino al limite della metà rispetto a quello dell’ultimo esperimento”. Anche in questo caso, il rinvio all’art. 569, comma quarto c.p.c., emerge ictu oculi.

Come si vede, pertanto, l’art. 216, comma secondo c.c.i. contiene una prima forma di procedimentalizzazione delle vendite competitive.

Esse, infatti:

  • devono svolgersi conformemente alle prescrizioni impartite con ordinanza di vendita pronunciata dal giudice delegato;
  • quando hanno ad oggetto beni immobili devono celebrarsi con il sistema degli “esperimenti di vendita” (almeno 3 all’anno);
  • devono prevedere la fissazione di un prezzo base;
  • devono contemplare meccanismi di ribasso[10] di questo prezzo ad ogni tentativo, e che solo al quarto esperimento (e dunque non prima), possono prevedere una dimidiazione della metà del prezzo base rispetto a quello dell’ultimo tentativo espletato.

A proposito della misura della riduzione contenuta nel terzo capoverso, si pone l’interrogativo di verificare se essa riguardi tutti beni o, come quella di cui al capoverso precedente (relativa al numero degli esperimenti), i soli beni immobili. La distinzione ha un certo rilievo, poiché se riguardasse anche i beni mobili il dimezzamento del prezzo base potrebbe essere praticato non prima del quarto tentativo di vendita.

Una interpretazione sistematica dei due capoversi (nonché dei capoversi quarto e quinto, anch’essi dedicati ai beni immobili, ed in cui in cui si sancisce la possibilità di adottare anche nelle vendite concorsuali l’ordine di liberazione dell’immobile) sembra suggerirne una lettura congiunta, sicché non solo il sistema degli esperimenti di vendita, ma anche la disciplina dei ribassi, riguarda i soli beni immobili.

 

6. L’ordine di liberazione. 

Sempre nel comma secondo (e dunque sempre a proposito delle vendite competitive) è previsto che il giudice delegato ordinerà la liberazione dei beni immobili occupati dal debitore o da terzi muniti di titolo non opponibile al curatore. a norma dell’art. 560, commi terzo e quarto, c.p.c..

Qui chiaramente il legislatore ha preso esplicita posizione intorno al risalente dibattito relativo alla possibilità che anche nelle vendite concorsuali, ed in particolar modo in quelle competitive, il giudice delegato potesse adottare l’ordine di liberazione per conseguire la materiale disponibilità del cespite acquisito all’attivo[11].

Il riferimento ai commi terzo e quarto dell’art. 560 testimonia il fatto che il c.c.i. allude all’art. 560 nel testo previgente alle modifiche introdotte nel 2019[12], ma la cosa singolare è che 2 giorni prima della pubblicazione in gazzetta ufficiale del c.c.i., avvenuta il 14 febbraio 2019, è stata pubblicata la l. 11 febbraio 2019, n. 12, di conversione del d.l. 14 dicembre 2018, n. 135, la quale ha completamente riscritto l’art. 560, in guisa che il riferimento agli attuali terzo e quarto comma dell’art. 560 non avrebbe più alcun senso, non solo perché oggi essi si incastonano nel testo della norma del c.p.c. per completarne il contenuto, senza esaurirlo, ma anche perché la salvezza del possesso dell’abitazione del debitore, prevista dall’attuale terzo comma dell’art. 560 c.p.c., è in qualche misura già contenuta nell’art. 216 (che nell’affermare l’applicabilità dell’ordine di liberazione fa salva l’abitazione del debitore, secondo la disciplina dell’art. 147, comma secondo c.c.i.), sicché il riferimento all’attuale terzo comma dell’art. 560 sarebbe una inutile ripetizione.

Infatti, questi due commi oggi dispongono quanto segue: “Il debitore ed i familiari che con lui convivono, non perdono il possesso dell'immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di trasferimento, salvo quanto previsto dal sesto comma. Il debitore, deve consentire, in accordo con il custode, che l'immobile sia visitato da potenziali acquirenti.

Si pone allora il problema di stabilire se il rinvio debba riguardare gli attuali commi terzo e quarto, appena citati (vigenti al momento della pubblicazione del c.c.i.), oppure se ci si debba riferire alla versione precedente delle disposizioni in parola.

Rispondere all’interrogativo non è semplice, perché per affermare che il riferimento è all’art. 560 vecchia formulazione occorrerebbe dire che il legislatore ha coniato una norma contenente il rinvio ad un testo normativo non più vigente al momento della pubblicazione della stessa, il che è oggettivamente arduo.

Di contro, il rimando agli attuali commi terzo e quarto dell’art. 560 rende la norma impossibile da applicare.

Probabilmente, e nell’auspicio che dall’aporia si esca per via normativa, la soluzione più lineare è quella di ritenere che il legislatore, nel modificare l’art. 560 c.p.c., abbia semplicemente “dimenticato” di compiere i conseguenti necessari adattamenti dell’art. 216 (che a quel punto avrebbe dovuto prevedere un rinvio a tutte le prescrizioni del novellato art. 560, e non solo ai commi terzo e quarto eliminando il rinvio al secondo comma dell’art. 147 c.c.i.), dimenticanza emendabile in via interpretativa intendendo il rinvio all’art. 560 c.p.c. non limitato ai soli commi e terzo e quarto, ma all’intera sua disciplina, in quanto compatibile.

 

7. L’introduzione del modello telematico quale procedimento ordinario dell’attività liquidatoria. 

Dopo aver previsto al comma 3 che il giudice delegato (e dunque non più il curatore nel programma di liquidazione) può disporre che le vendite dei beni mobili, immobili e mobili registrati vengano effettuate secondo le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili, l’art. 216 c.c.i. aggiunge al comma 4 che “Le vendite di cui ai commi 2 e 3 sono effettuate con modalità telematiche tramite il portale delle vendite pubbliche, salvo che tali modalità siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura.

Anche in questo caso è chiaro il richiamo all’art. 569, quarto comma c.p.c.[13] con riferimento, anche per le vendite concorsuali, alla modalità telematica quale modello «normale» di svolgimento della vendita, per abdicare al quale sarà quindi necessaria una specifica motivazione.

Come per le vendite esecutive individuali, anche in sede concorsuale, ed a differenza di quanto si riteneva con riferimento alla legge fallimentare,[14] la scelta per il modello telematico piuttosto che per quello tradizionale è rimessa all’apprezzamento discrezionale del giudice delegato, che la eserciterà nell’ordinanza pronunciata a noma del secondo comma dell’art. 216.

Brumosa appare l’espressione per cui le vendite telematiche devono svolgersi “tramite il portale delle vendite pubbliche”. Posto che il codice già prevede espressamente, come si vedrà, che la pubblicità della vendite sia eseguita almeno sul portale, e che tramite portale devono presentarsi le offerte di acquisto e si prenoterà la visita del bene, l’unico senso che ad essa può attribuirsi è quello per cui la vendita telematica deve articolarsi secondo le regole operative stabilite con il d.m. 26 febbraio 2015, n. 32, emanato a norma dell’art. 161 ter disp. att. c.p.c., e le specifiche tecniche di cui all’art. 26 del citato d.m..

Il rinvio al modello costruito dal d.m. 32/2015 anche per le vendite competitive potrebbe inaspettatamente disvelare anche possibilità di notevole (e forse eccessiva) semplificazione. Invero, essendo previsto che le vendite debbano svolgersi mediante procedure competitive, senza ulteriori precisazioni, non è impedita la possibilità che anche la vendita immobiliare si celebri secondo gli schemi semplificati previsti dall’art. 25 del citato d.m. per i beni mobili, i quali si caratterizzano certamente per un livello di minore articolazione rispetto a quelli della vendita immobiliare, e proprio per questo potrebbero appagare quelle esigenze di fluidità nelle quali normalmente rampolla la scelta di preferire il modello competitivo rispetto a quello del codice di rito.

A norma dell’art. 25, comma 1, d.m. 32/2015, infatti, l'interessato a partecipare alla procedura si deve registrare sul portale del gestore della vendita telematica, fornendo una serie di dati (dati identificativi, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica anche ordinaria per le comunicazioni del gestore, luogo in cui intende ricevere le comunicazioni di cancelleria, recapito di telefonia mobile).

All'esito della registrazione il sistema genera le credenziali per la partecipazione dell'interessato alla vendita per la quale la registrazione è stata effettuata e gli assegna uno pseudonimo (o altri elementi distintivi in grado di assicurare l'anonimato).

Da questa previsione si comprende che:

  • la domanda di partecipazione alla gara non è rivolta al Giudice (né tanto meno al professionista delegato) ma al gestore;
  • l’ammissione alla procedura di vendita non viene decisa dal Giudice o dal delegato, ma dal gestore, che fornisce le credenziali di accesso;
  • non è prevista alcuna verifica relativa alla legittimazione negoziale dell’offerente;
  • non è previsto alcun controllo sui dati identificativi trasmessi, né l’invio della copia informatica, per immagine, del documento analogico di identità;
  • la registrazione al portale del gestore è una registrazione “per la vendita”, il che impone, almeno sul piano normativo, che ci si debba registrare per ogni vendita cui si intende partecipare.

Rispetto alla vendita immobiliare, gli elementi dell’offerta per la vendita mobiliare sono solo due: prezzo offerto e cauzione versata. Non è necessario inserire nemmeno i dati dell’offerente poiché l’utente è già registrato.

Il sistema consente poi di registrarsi, versare la cauzione ed offrire, contestualmente.

Quando il versamento della cauzione è anticipato (perché ad esempio avviene con bonifico) è il gestore stesso che abilita gli offerenti a partecipare, e che entro due giorni dallo svolgimento della gara:

  • trasmette al referente della procedura l'elenco delle offerte e i dati identificativi di coloro che le hanno effettuate;
  • comunica e documenta gli estremi dei conti bancari o postali sui quali sono state addebitate le cauzioni accreditate sul conto vincolato;
  • comunica di aver accreditato sul conto corrente bancario o postale vincolato al referente della procedura la cauzione versata da colui che ha formulato l'offerta più alta;
  • comunica di aver svincolato le cauzioni prestate dagli altri offerenti;
  • comunica di aver restituito le cauzioni dagli stessi versate mediante accredito sui conti bancari o postali di provenienza.

Come si vede, si tratta di un modello assai semplificato, che probabilmente potrebbe essere adattato anche alla vendita immobiliare, a patto che si garantisca, quanto meno a gara terminata (e prima del decorso del termine per il versamento del saldo prezzo[15]), un procedimento (che ben potrebbe svolgersi dinanzi al curatore) di identificazione dell’offerente.

 

8. Gli adempimenti pubblicitari. 

Il comma quinto dell’art. 216 prevede che il giudice delegato dispone la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche dell’ordinanza di vendita e di ogni altro atto o documento ritenuto utile (si tratterà, verosimilmente, della perizia di stima) e può disporre anche ulteriori forme di pubblicità idonee ad assicurare la massima informazione e partecipazione degli interessati, da effettuarsi almeno trenta giorni prima della vendita.

La norma è più esigente dell’art. 490, comma 1, c.p.c. (che pure prevede la pubblicità obbligatoria per le vendite esecutive individuali) poiché non richiede la pubblicazione dell’avviso di vendita ma dell’ordinanza[16]. Questo, chiaramente, non vuol dire che un avviso non sarà pubblicato su portale, poiché esso altro non è che l’insieme dei dati della vendita che vengono immessi all’atto di caricamento della inserzione.

Si introduce la novità per cui questo termine può essere ridotto esclusivamente nei casi di assoluta urgenza.

Atteso che in questo comma manca il riferimento alla vendite di cui ai commi 2 e 3 ci si deve chiedere se tale disposizione (così come quelle contenute nei commi 6, 7 e 8) valga solo per le vendite competitive o anche per quelle disciplinate dal codice di rito. Coerenza sistematica indurrebbe a ritenere, anche sulla scorta delle indicazioni che pare possano trarsi dalla lettura della relazione ministeriale, che la previsione si applichi ad entrambi i modelli procedimentali, con l’ulteriore avvertenza che nel caso di vendite celebrate ai sensi del codice di procedura civile, queste ultime svolgerebbero una funzione integrativa, sicché ad esempio gli adempimenti pubblicitari di cui al comma quinto dell’art. 216, dovrebbero essere arricchiti da quelli di cui all’art. 490 c.p.c..

Il rischio che questa sovrapposizione sia foriera di incertezze operative e contestazioni è, all’evidenza, di non poco momento, sicché v’è da interrogarsi sulla opportunità di percorrere una diversa via interpretativa, forse meno rigorosa (e probabilmente anche meno rispettosa del tessuto normativo, globalmente inteso), ma che tuttavia consenta di recuperare una certa linearità procedurale, nel senso che la scelta per il modello del codice di procedura civile determina l’abbandono del marcato sentiero oggi tracciato dall’art. 216.

 

9. La visita del bene. 

La malcelata ispirazione al codice di rito continua a trasudare nelle ulteriori regole della vendita concorsuale.

E così, anche nella previsione di cui al comma sesto, secondo la quale gli interessati a presentare l'offerta di acquisto formulano tramite il portale delle vendite pubbliche la richiesta di esaminare i beni in vendita, riecheggia l’ultimo comma dell’art. 560 c.p.c., prima delle modifiche apportate dalla citata legge 11 febbraio 2019, n. 12, il che conferma quanto sopra detto, a proposito dell’ordine di liberazione, e cioè che nel coniare la norma i conditores del codice avevano lo sguardo rivolto all’art. 560 ante novella del 2019.

Il tutto crea, non v’è dubbio, una certa distonia, poiché il risultato di questo disordinato avvicendamento normativo fa sì che mentre nelle vendite concorsuali la visita del bene si prenoti tramite portale (anche quando essa si celebra mediante rinvio al codice di procedura civile, se si opta per l’affermazione della sovrapponibilità dei modelli) altrettanto non può dirsi per le vendite esecutive, a meno che nell’ordinanza di vendita pronunciata ex art. 569 c.p.c. il giudice dell’esecuzione non disponga in tal senso.

 

10. La presentazione delle offerte di acquisto e la inconsapevole(?) abdicazione alla vendita sincrona mista. 

Stesse considerazioni vanno svolte a proposito delle modalità di presentazione delle offerte di acquisto.

Qui occorre sottolineare che, probabilmente in modo inconsapevole, la scelta compiuta dal legislatore produce effetti dirompenti rispetto alle prassi invalse in molti uffici.

La previsione contenuta nel secondo capoverso del comma sette, in forza della quale le offerte “sono presentate tramite il portale delle vendite pubbliche” è apparentemente anodina, mero corollario della tipizzazione della vendita come vendita telematica.

In realtà non è affatto così.

È noto che il d.m. 32/2015 contempla tre distinte modalità di vendita: sincrona, sincrona mista, asincrona. Con particolare riguardo alla vendita sincrona mista l’art. 22 comma primo dispone che “l'offerta di acquisto e la domanda di partecipazione all'incanto possono essere presentate a norma degli articoli 12 e 13 o su supporto analogico mediante deposito in cancelleria”. La possibilità di presentazione offerte cartacee ha costituito certamente la ragione dell’apprezzamento che la vendita mista ha incontrato nei tribunali, soprattutto in sede di prima applicazione della vendita telematica.

Orbene, questa tipologia di vendita non sarà più praticabile in sede concorsuale poiché, come anticipato, il c.c.i. prevede che le offerte siano presentate tramite il portale delle vendite pubbliche; ergo, la vendita telematica sincrona mista viene clamorosamente espunta dal ventaglio delle opzioni disponibili.

Si potrebbe obiettare rispetto a questa conclusione che essa vale solo per le vendite competitive, e non già per quelle in cui il giudice abbia disposto il rinvio al codice di procedura civile. Ma si tratta di osservazione che presuppone a monte la necessità di ritenere che le regole fissate ai commi 5 (pubblicità) 6 (prenotazione della visita dell’immobile) 7 (modalità di presentazione e causa di inefficacia dell’offerta) ed 8 (versamento rateale del prezzo, fissazione del termine per il versamento del saldo, possibilità di subentro nel contratto di finanziamento del debitore e versamento con erogazione di finanziamento) si applichino alle sole vendite competitive e che le norme del codice di procedura civile, ove scelto il relativo modello, non le integrano ma si sostituiscono ad esse.

Questo però:

da una lato presuppone una scelta di campo, tutt’altro che semplice (e di cui sopra si è detto), in ordine all’ambito di applicazione dell’art. 216, in cui le regole della vendita sembrerebbero trasversalmente concepite per tutte le tipologie di vendita (competitive e non);

dall’altro, a bene riflettere, potrebbe non risolvere il problema poiché anche a voler patrocinare la via della sostituzione (e non della integrazione) delle regole del codice di procedura civile a quelle del nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, questa deve contenersi nei binari della compatibilità prevista dal comma terzo (in forza del quale il giudice delegato può disporre che le vendite vengano effettuate secondo le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili”), con la conseguenza che, dovrebbe concludersi, la vendita sincrona mista non è compatibile con le norme del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza poiché questo richiede che le offerte di acquisto siano presentate tramite il portale delle vendite pubbliche, laddove invece la vendita sincrona mista contempla la possibilità del deposito cartaceo.

 

11. Le ipotesi di inefficacia dell’offerta di acquisto. 

L’art. 216 prevede, al comma sette che l’offerta di acquisto è inefficace:

  1. se perviene oltre il termine stabilito nell'ordinanza di vendita;
  2. se l'offerente non presta cauzione nella misura indicata nell’ordinanza di vendita;

Anche qui l’eco dell’art. 571 è abbastanza evidente.

Almeno tre considerazioni devono comunque svolgersi.

La prima è che a differenza di quanto stabilito dall’art. 571 non è causa di inefficacia dell’offerta la presentazione di una cauzione con modalità diverse da quelle stabilite dall’ordinanza di vendita. La scelta è certamente condivisibile, anche tenuto conto della rigidità con si era espressa sull’argomento Cass., Sez. III, 24/07/2012, n. 12880, secondo cui “Nell'esecuzione per espropriazione immobiliare, quando sia disposta la vendita senza incanto, è inefficace l'offerta presentata con modalità difformi da quelle stabilite nell'ordinanza che dispone la vendita, a nulla rilevando che la difformità riguardi prescrizioni dell'ordinanza di vendita stabilite dal giudice di sua iniziativa, ed in assenza di una previsione di legge in tal senso”.

La seconda è che il c.c.i. non si esprime, a differenza dell’art. 571, sulla natura revocabile o meno dell’offerta. Questo probabilmente deve indurre a ritenere che l’offerta di acquisto vada ritenuta revocabile fino a quando non intervenga l’aggiudicazione, ai sensi dell’art. 1328 c.c., e che per evitare possibili inconvenienti è bene che l’ordinanza di vendita, in quanto lex specialis[17] del procedimento liquidatorio, ne stabilisca la irrevocabilità per un determinato periodo di tempo (che l’art. 571 dal canto suo stabilisce in 120 giorni).

La terza è rappresentata dall’innesto, anche nel sistema delle vendite concorsuali, dell’istituto dell’offerta minima. Sulla opportunità di questa scelta è lecito nutrire qualche perplessità.

L’istituto dell’offerta minima è stato introdotto in seno al codice di procedura civile dal d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con l. 6 agosto 2015, n. 132, il quale ha previsto in sede esecutiva la possibilità di presentare offerte di acquisto per un importo pari al prezzo base, ridotto di ¼.

Orbene, se si esamina la disciplina dell’offerta minima, quale essa si ricava dagli artt. 569 (a mente del quale il Giudice dell’esecuzione stabilisce il prezzo base e l’offerta minima), 571 (l’offerta è inefficace se è inferiore di oltre ¼ rispetto all’offerta minima), 572 (in presenza di una sola offerta per un prezzo inferiore al prezzo base il Giudice non aggiudica se vi sono istanze di assegnazione o se ritiene di vendere ad un prezzo superiore con un nuovo tentativo di vendita) e 573 c.p.c. (se all’esito delle gara tra gli offerenti, o in assenza di gara, il prezzo più alto è inferiore al prezzo base, il Giudice assegna, se vi sono istanze di assegnazione, altrimenti aggiudica), emerge il dato per cui essa è inestricabilmente legata all’istituto dell’assegnazione, poiché nel proporre di acquistare ad un prezzo inferiore a quello base, l’offerente si espone al rischio che prevalga il diritto potestativo del creditore che abbia tempestivamente formulato istanza di assegnazione.

Se così è, ammettere offerte di acquisto di importo inferiore al prezzo base anche nelle vendite competitive, si risolve esclusivamente nel fatto che nessuno mai offrirà al prezzo base, ma solo a quello minimo, poiché da questa scelta non subisce alcun pregiudizio reale o potenziale. In sostanza, ammettere l’offerta minima significa semplicemente abbassare il prezzo base.

 

12. Conclusioni. 

In definitiva, e volendo schematicamente riassumere, il codice ci consegna una procedura competitiva in cui:

  1. la stima che riguarda i bene immobili, deve contenere le informazioni previste dall'articolo 173-bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile.
  2. le modalità delle vendite sono stabilite con ordinanza dal giudice delegato;
  3. per i beni immobili devono compiersi almeno tre esperimenti di vendita all'anno;
  4. la vendita deve prevedere un sistema di esperimenti che contempli il meccanismo dei ribassi, che dopo il terzo esperimento andato può essere fissato fino al limite della metà rispetto a quello dell'ultimo esperimento;
  5. si applica la disciplina della liberazione di cui all’art. 560 c.p.c.;
  6. le vendite sono effettuate con modalità telematiche tramite il portale delle vendite pubbliche, salvo che tali modalità siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura;
  7. la pubblicità si attua obbligatoriamente sul portale, mentre sono facoltative ulteriori modalità;
  8. la pubblicità deve effettuarsi almeno trenta giorni prima della vendita, salvi i casi di assoluta urgenza;
  9. tramite il portale delle vendite pubbliche deve formularsi la richiesta di esaminare i beni in vendita;
  10. la partecipazione degli interessati deve svolgersi tramite il meccanismo dell’offerta;
  11. l’offerta deve essere accompagnata dal versamento di una cauzione e deve essere formulata entro il termine previsto dall’ordinanza di vendita, a pena di inammissibilità;
  12. deve essere fissato un prezzo base, rispetto al quale è possibile presentare una offerta minima;
  13. deve essere fissato un termine (perentorio) per il versamento del saldo;
  14. il versamento del saldo prezzo può avvenire ratealmente, ed anche mediante erogazione di finanziamento.

Resta da chiedersi se questo irrigidimento sia disfunzionale rispetto alle esigenze liquidatorie, o se invece vada salutato con favore.

Ad avviso di chi scrive la scelta compiuta dal legislatore, pur con le criticità di cui si è dato conto, va condivisa in quanto utile rispetto al fine della migliore collocazione dei cespiti acquisiti all’attivo sul mercato, poiché contribuisce a rendere la procedura di vendita, e segnatamente quella competitiva, più trasparente.

Invero, a ben vedere, il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza richiede che i ben immobili siano in primo luogo meglio stimati, e ciò attraverso il richiamo ad elementi contenutistici della perizia (quelli di cui all’art. 173 bis disp. att. c.p.c.) che certamente sono capaci di indirizzare fortemente gli offerenti.

La vendita immobiliare deve contemplare almeno 3 esperimenti all’anno (la qualcosa non può destare alcuna irritazione) e deve prevedere meccanismi di ribasso del prezzo, quando i tentativi precedenti abbiano avuto esito infruttuoso, il che sembra del tutto fisiologico nel divenire del procedimento liquidatorio.

Nel solco della telematicizzazione delle vendita, si prevede anche per quelle concorsuali la vendita telematica, con correlativa prenotazione del diritto di visita e presentazione dell’offerta tramite il PVP. Il nuovo sistema, evitando indebite interferenze e liberando curatore (che in tutta tranquillità potrà svolgere la vendita all’interno del suo studio davanti al pc) e potenziali offerenti dall’imbarazzo del contratto tra di loro e con il debitore, porterà certamente i suoi frutti.

Ingessa certamente il procedimento il fatto che l’offerta di acquisto debba essere accompagnata dal versamento di una cauzione (di cui non si indica la misura, che quindi potrà essere discrezionalmente individuata dal giudice delegato nell’ordinanza di vendita), ma il valore aggiunto della modifica va colta quale strumento attraverso il quale sondare la serietà dell’interesse di potenziali acquirenti.

Ulteriore rigidità è inoltre rappresentata dalla previsione per cui l’offerta tardiva rispetto ad un termine prefissato è inammissibile, e quindi non vi sono margini per un suo ripescaggio (quante volte, ad esempio, si constata che non vi sono altri interessati rispetto all'offerente tardivo), così come inammissibile è un tardivo versamento del saldo prezzo.

Non sembra tuttavia che questi schemi possano pregiudicare oltremodo i vantaggi, in termini di malleabilità degli snodi procedimentali, tipici della vendita competitiva. Si osservi infatti che, ed a monte del procedimento di vendita strictu sensu inteso, nulla esclude che il curatore possa sondare il mercato invitando potenziali offerenti a formulare una manifestazione di interesse all’acquisto non vincolante, manifestazioni di interesse che ben potrebbero fornire il paniere informativo attraverso la quale confezionare una vendita competitiva, certamente oggi più trasparente che in passato.

Alcune ombre, dunque, ma tanta luce.

 

1] Il riferimento corre veloce al d.l. 59/2016, che ha modificato l’art. 560 c.p.c. in materia di liberazione del compendio pignorato, e soprattutto ha individuato nella vendita telematica il modello “normale” di liquidazione nell’esecuzione individuale, al d.l. 83/2015 che oltre ad abbreviare una serie di termini processuali ha introdotto il famoso – o famigerato – PVP, nonché la così detta offerta outlet; il d.l. 132/2014,che ha di fatto abrogato la vendita con incanto ed ha introdotto una nuova causa di estinzione della procedura.

[2] Cosa impensabile fino a quindici anni fa, quando con il d.lgs 9 gennaio 2006, n. 5 il legislatore, nel riformare la legge fallimentare, era letteralmente “fuggito” dalle regole del codice di rito, cui il legislatore del ’42 rinviava puramente e semplicemente con il vecchio art. 105 l.fall..

[3] È questa la condivisibile opinione di Leuzzi, L'esercizio dell’impresa e la liquidazione dell’attivo nel Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, www. Il Fallimentarista.it, 28.2.2019.

[4] Trib. Vicenza, ordinanza 18/02/2016, n. 111.

[5] In particolare, secondo la Consulta, il richiamo contenuto, nell’art. 107, comma secondo, l.fall. alle disposizioni del codice di procedura civile “è inequivocabile e onnicomprensivo e non può non includere le disposizioni in tema di liquidazione del compenso, che si rivelano compatibili con la speciale disciplina fallimentare”, aggiungendo che “alle medesime conclusioni si giunge anche per la fattispecie delineata dall'art. 107, primo comma, del R.D. n. 267 del 1942, che riguarda le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere … tramite procedure competitive”, poiché “la normativa codicistica rappresenta pur sempre il modello generale, al quale anche la disciplina fallimentare in linea di massima si conforma”.

[6] Osserva Paluchowski, La liquidazione dell’attivo nella liquidazione giudiziale, Fallimento, 2019, 10, 1220, che, il legislatore non ha inteso privare della direzione della gestione il curatore, affidandogli piuttosto la responsabilità della redazione dell'ordinanza di vendita, cioè dell'atto definitivo, contenente tutte le modalità e condizioni di vendita chiaramente enunciate e conoscibili, tra cui principalmente la scelta se la vendita debba essere competitiva ai sensi del comma 2 o con adozione diretta delle formalità del c.p.c. ai sensi del comma, che sarà il risultato della collaborazione costante tra curatore e giudice delegato

[7] Leuzzi, Le vendite forzate nel “codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza e dell’insolvenza”, www.inexecutivis.it, 18/2/2019.

[8] La comunicazione dell’ordinanza di vendita ai potenziali offerenti, infatti, consentirà che cominci a decorrere il termine di cui all’art. 124 c.c.i., a mente del quale il curatore (unitamente al debitore, al comitato dei creditori e ad ogni altro interessato) è legittimato a proporre reclamo avverso i decreti del giudice delegato nel termine perentorio di 10 giorni (e comunque entro 90 giorni dal deposito del provvedimento) decorrenti:

  • dalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento, per il curatore, per il debitore, per il comitato dei creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento;
  • negli altri casi dall'esecuzione delle formalità pubblicitarie previste dalla legge o disposte dal giudice delegato.

 

[9] Secondo la relazione di accompagnamento dello schema di Decreto: “è infatti evidente che, nella generalità dei casi, il prolungato disinteresse del mercato rispetto al bene è sintomatico del suo scarso valore, sicché la prosecuzione dell’attività liquidatoria aggrava inutilmente il passivo ed incide negativamente sulla durata della procedura”.

[10] Ribasso di cui non viene indicata (a differenza di quanto previsto dal codice di procedura civile) la misura, che conseguentemente dovrà essere stabilità nell’ordinanza del giudice delegato.

[11]Macagno, L’ordine di liberazione dell’immobile del fallito, Fallimento, 2014, 3, 290; Penta, L’ordine di liberazione nell’espropriazione individuale e collettiva, Fallimento, 2017, 2, 208. La prevalente giurisprudenza era nettamente orientata nel ritenere applicabile lo strumento dell’ordine di liberazione anche alle procedure concorsuali. Cfr, con riferimento alle vendite celebrate ex art. 107 comma secondo l.fall. Trib. Reggio Emilia 26/10/2013, mentre per l’applicabilità dell’istituto alle vendite competitive si era espresso Trib. Mantova 13/10/2016.

[12] Per comodità espositiva si riporta il testo dei previgenti terzo e quarto comma del c.p.c.: “Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento impugnabile per opposizione ai sensi dell’art. 617, la liberazione dell'immobile pignorato senza oneri per l’aggiudicatario o l’assegnatario o l’acquirente, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso, ovvero quando revoca l’autorizzazione, se concessa in precedenza, ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione dell'immobile. Per il terzo che vanta la titolarità di un diritto di godimento di un bene opponibile alla procedura il termine per l’opposizione decorre dal giorno in cui si è perfezionata nei confronti del terzo la notificazione del provvedimento”.

Il provvedimento è attuato dal custode secondo le disposizioni del giudice dell'esecuzione immobiliare, senza l'osservanza delle formalità di cui agli articoli 605 e seguenti, anche successivamente alla pronuncia del decreto di trasferimento nell'interesse dell'aggiudicatario o dell'assegnatario se questi non lo esentano. Per l'attuazione dell'ordine il giudice può avvalersi della forza pubblica e nominare ausiliari ai sensi dell'articolo 68. Quando nell'immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati ovvero documenti inerenti lo svolgimento di attività imprenditoriale o professionale, il custode intima alla parte tenuta al rilascio ovvero al soggetto al quale gli stessi risultano appartenere di asportarli, assegnandogli il relativo termine, non inferiore a trenta giorni, salvi i casi di urgenza. Dell'intimazione si da’ atto a verbale ovvero, se il soggetto intimato non è presente, mediante atto notificato dal custode. Qualora l'asporto non sia eseguito entro il termine assegnato, i beni o i documenti sono considerati abbandonati e il custode, salvo diversa disposizione del giudice dell'esecuzione, ne dispone lo smaltimento o la distruzione”.

[13] Come modificato dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, con l. 30 giugno 2016 n. 119

[14] In argomento cfr Rossetti, La pubblicità e la vendita telematica, www.inexecutivis.it, 10.3.2018; Leuzzi, Vendite telematiche e procedure concorsuali, in www.inexecutivis.it, 8.3.2018, e, si vis, dAlonzo, La vendita immobiliare telematica, www.inexecutivis.it 1.2.2018.

[15] Ciò al fine di evitare tattiche dilatorie.

[16] Anche se poi allorquando si carica una inserzione sul portale il sistema richiede l’allegazione di un file pdf al quale attribuire necessariamente il nome “ordinanza”.

[17] In questi termini Cass., sez. III, 7/5/2015, n. 9255; Sez. III, 5/10/2018, n. 24570.