Covid, nuovi NPLs e ruolo della giurisdizione

 
Un'analisi sulle possibili ripercussioni della pandemia sul fronte dei crediti deteriorati e sulle prospettive e le urgenze dei tribunali in un settore cruciale per l'economia.
Covid, nuovi NPLs e ruolo della giurisdizione

SOMMARIO:

  1. I crediti deteriorati nel panorama ante-Covid;
  2. Covid e nuovi NPLs;
  3. Il probabile riassetto del sistema;
  4. Verso un consolidamento del settore?
  5. Il ruolo della giurisdizione;
  6. La facilitazione della GACS nel c.d. “Decreto rilancio”;
  7. Rilievi conclusivi.

 1.I crediti deteriorati nel panorama ante-Covid.

Il trend di crescita dei NPLs nei bilanci bancari registrato in Italia a seguito della crisi innescatasi dal secondo semestre del 2008 è stato impetuoso, giungendo a toccare la vetta dei 342 miliardi di euro sul finire del 2015[1].

I dati recenti di Banca d’Italia mostrano, tuttavia, l’avvenuto assorbimento di gran parte dello stock delle sofferenze[2]. A marzo di quest’anno, il complesso di esse assommava a “soli” 131 miliardi di euro, con una contrazione del 22,2% su base annua e il compiuto ridimensionamento a poco più di un terzo rispetto all’apice toccato appena un lustro fa[3].

Un impulso sensibile al restringimento del contingente dei crediti guasti è stato impresso, nel corso del 2019, dall’abbassamento dei tassi di deterioramento delle società non finanziarie, passati al 2,9% rispetto 3,2% dell’anno precedente. La riduzione ha intercettato tutte le classi dimensionali, con diminuzioni più nette per le micro imprese (dal 3,5% al 3,2%), ma non meno indicative per le piccole realtà produttive (dal 2,4% al 2,1%), che hanno fatto registrare il differenziale più alto rispetto ai valori pre-crisi finanziaria (3,1% nel 2006 ).

Il calo dei crediti avariati ha riguardato diffusivamente tutti i settori, ancorchè la flessione più nitida – nonstante il comparto continui ad esporre i tassi più elevati – abbia riguardato le costruzioni, con una pecentuale che dal 4,7% è scesa al 4%. Anche i servizi esibiscono una vistosa riduzione percentualistica dal 3,2% al 2,8%[4].

 

2.Covid e nuovi NPLs.

Se storicamente la questione dei crediti deteriorati è il prodotto della fase recessiva eccezionale che ha travolto l'economia italiana dalla seconda parte del 2008 in poi, l’atteso, nuovo incremento di sofferenze bancarie negli Stati dell’Unione s’atteggerà a strascico della pandemia.

L’emergenza epidemiologica ha determinato effetti tangibili su sistemi industriali e filiere produttive, generando un impatto di disruption nelle catene di approvvigionamento, in uno con la protratta assenza di ricavi e la contrazione degli ordini.

Dobbiamo prepararci a un periodo complesso, che ostenterà effetti rilevanti pure sul fronte delle sofferenze bancarie.

È assai probabile che i tempi di recupero per i portafogli in essere si allunghino. A tanto condurrà la strozzatura dei processi in corso determinata dal congelamento delle procedure liquidatorie all’interno dei tribunali, prima e dopo il lockdown.

Pur con tempistiche diversificate verrà in essere un aumento degli NPLs, soprattutto nei settori caratterizzati che maggiormente all’urto strutturale della crisi.

Il peggioramento della qualità degli attivi è un corollario inesorabile del Covid: troppe tra le imprese che hanno ottenuto soldi in prestito saranno impossibilitate a ripristinare l’equilibrio economico-finanziario in un torno ristretto quanto incerto di mesi, quindi impingeranno nella difficoltà di ridare indietro il tantundem ricevuto.

La pandemia ha travolto trasversalmente le realtà produttive, trovatesi tutte grosso modo a a fronteggiare situazioni improvvise e impronosticabili. L’arresto d’esercizio di attività industriali, commerciali e professionali, e il rallentamento che plurimi e variegati rami produttivi stanno scontando nonostante la formale cessazione dell’isolamento emergenziale faranno ragionevolmente erompere un flusso di nuovi NPLs.

Le rate di rimborso dei finanziamenti accordati da istituti di credito o società di leasing, pur sospese sino al 30 settembre 2020 sulla scia dei decreti emergenziali[5], in molti casi non si presteranno ad essere onorate, dacchè la liquidità in circolo seguita a rivelarsi assai scarsa, mentre quella distribuita in foggia di incentivi appare presumibile non possa bastare. 

Peraltro, con il d.l. 8 aprile 2020, n. 23, c.d. “Decreto liquidità” (conv. con l. 5 giugno 2000, n. 40) il Governo ha puntato forte su uno schema operativo in apparenza agile: quello dei crediti concessi dalla banche con garanzie offerte dallo Stato.

Si tratta di un modello scevro da filtri intransigenti, dacchè i sostegni finanziari di base sono stati distribuiti tendenzialmente “a pioggia”, per il tramite di istruttorie di fido semplificate e senza uno screening preventivo teso ad appurare natura della crisi e attualità e prospettive del soggetto richiedente.

L’obiettivo è coinciso col trasferimento celere di un minimo di risorse monetarie vitali a imprese prosciugate dalla quarantena; si è scelto di perseguirlo attraverso la via di una “compartecipazione” imposta al settore bancario, chiamato a gestire, assieme allo Stato, un coacervo di incombenze e di rischi finalizzati alla ripresa del “Sistema Paese”.

Se di primo acchito l’universo degli istituti di credito potrà agevolarsi dei riverberi proficui correlati al robusto aumento degli impieghi a tassi ridotti, in un secondo momento finirà per constatare il verosimile elevarsi del monte delle sofferenze, che sarà costretto a cedere secondo canali e modalità già sperimentati in anni recenti.

Secondo il recente Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati[6], gli effetti prodotti dallo shock economico germinato dal Covid-19 segneranno un’inversione di tendenza, dischiudendo una rinnovata crescita del tasso di default dei nuovi prestiti concessi alle imprese. L’innalzamento della “rischiosità” dei crediti riguarderà ogni settore del sistema produttivo italiano, sia pur differenziandosi per aree geografiche.

La ragguardevole flessione negli ultimi sette anni (dal 7,5% del 2012 al 2,9% del 2019) patirà una inevitabile battuta d’arresto. Segnatamente, se nel 2019 i tassi di deterioramento dei crediti delle società non finanziarie sono approdati ai livelli più bassi dalla crisi finanziaria apparsa nel 2008, nel biennio 2020-21 essi saranno destinati ad ascendere, per il riflesso dei flussi di nuovi prestiti in default sul complesso dei prestiti in bonis. Essi potrebbero raggiungere la cima del 4% nel 2021, per poi decrescere al 3,3% nel 2022, consolidandosi su livelli in ogni caso più cospicui rispetto ai valori pre-Covid, benchè inferiori a quelli annoverati nel 2012[7].

Gli incrementi più eclatanti interesseranno le PMI (da tassi del 2,1% del 2019 si arriverà per le piccole realtà al 3,5% del 2021), più contenuta sarà la crescita in relazione alle medie (con un passaggio dall’1,7% al 3,1%).

A livello settoriale, i comparti più colpiti saranno l’industria (dal 2,3% del 2019 al 3,5% del 2021) e le costruzioni (dal 4% al 5,1%) nello scenario base[8], mentre in quello pessimistico (che ipotizza un improbabile nuovo lockdown delle attività) il ramo maggiormente colpito sarebbe quello dei servizi (dal 2,8% del 2019 al 4,5% del 2021)[9].

 

3.Il probabile riassetto del sistema.

Quel che sin d’ora appare assodato è che i tassi di deterioramento dei prestiti tenderanno ad alzarsi nei prossimi due anni, pur senza raggiungere le vette del 2012, anche nel caso sfortunato di una nuova ondata di contagi autunnali.

Per tracciare un quadro più accurato sull’impatto quantitativo e qualitativo che la crisi da pandemia comporterà nel breve-medio periodo sarà necessario aspettare alcuni mesi, nelle more che maturino gli elementi di contesto.

La crisi in cui siamo ex abrupto rotolati ha una potenza di fuoco maggiore rispetto a quella della grande depressione propagatasi dal secondo semestre del 2008 in poi, anche in termini di caduta del Pil[10].

Tuttavia, i contorni del sistema ne marcano all’evidenza una maggiore prontezza e solidità. Il sistema è meglio attrezzato a governare gli effetti del crollo economico nel plesso dei crediti avariati.

Nel 2008 le politiche erano condotte sotto le insegne dell’austerità. Oggi, per converso, sono confezionate in misure di sostegno davvero senza precedenti.

Le iniziative straordinarie assunte a livello nazionale ed europeo dovrebbero mitigare il pericolo che la persistente frenata di produzioni e servizi abbia a trasmodare nella decozione di imprese altrimenti solvibili.

Certo, i provvedimenti del Governo italiano da soli non si rivelerebbero astrattamente idonei a tamponare l’escalation dei nuovi NPLs. Il loro baricentro è infatti insidioso, essendo rappresentato, come sì è veduto (v. 2.) da prestiti bancari garantiti dallo Stato e concessi dalle banche per far fronte ad altri prestiti.

Né a temperare l’intensità della crescita delle sofferenze varrebbero le moratorie generalizzate, inclini a spostare in avanti le lancette dell’orologio dei rapporti obbligatori, semplicemente aggiornando all’anno che verrà la stima delle inadempienze, ma nel contempo inabili a ridefinire, men che meno riempire, il bacino finanziario delle imprese.

Piuttosto, la sfida del rilancio economico e del contenimento dei crediti marci si giocherà, per un verso, sul complessivo allentamento delle regole prudenziali, per altro verso, sulla amministrazione in concreto, in termini di selezione delle priorità, dei contenuti dell’accordo trovato tra i ventisette paesi dell’Unione sul fondo di ripresa europeo[11].

È indubbio, del resto, che le politiche creditizie, e quindi la nuova finanza strumentale a rimettere in moto l’economia reale e a sterilizzare l’incognita del deterioramento massivo dei crediti, postulino, in esito alla trascorsa prima fase di somministrazione indifferenziata di risorse alle aziende, l’approdo ad un secondo stadio incentrato su criteri individualizzati e calibrati per l’allocazione della liquidità.

Occorre coniare un “filtro” poggiato su parametri orientati a guardare alla sostenibilità del business delle imprese, anche sulla scorta di analisi settoriali in grado di misurare l’influsso specifico della pandemia, a livello socio-economico, sui singoli comparti di attività.

L’individuazione delle priorità e la costruzione del “filtro” suscettibili di condurre alla erogazione razionale delle risorse non costituiscono operazioni piane o semplici, men che meno in un orizzonte complessivo così nebuloso e imperscrutabile.

Nel mercato recintato dall’epidemia, le perfomances nel loro complesso stanno sopportando una situazione di formidabile disagio. È pertanto scomodo indovinare le evoluzioni a medio termine, tantomeno è compiutamente ipotizzabile il modo in cui le transazioni attuali o le nuove emissioni sul fronte dei crediti in sofferenza possano essere ulteriormente influenzate dalla situazione odierna.

Ignoriamo allo stato le sembianze che assumeranno gli interventi governativi a supporto del sistema finanziario. Siamo all’oscuro delle politiche monetarie di prossima adozione e dei loro riflessi. Sconosciamo, inoltre, l’assetto che assumeranno le dinamiche degli organi di vigilanza (BCE; EBA; Banca d’Italia). Rimangono impenetrabili le reazioni a medio termine del mercato dei capitali. L’economia reale assumerà percorsi di ripresa difficilmente preconizzabili nella loro esatta consistenza.

 

4.Verso un consolidamento del settore?

Gli NPLS (e gli UTP, Unlikely-to-pay[12]) saranno ovviamente il tema scottante dei prossimi mesi per i bilanci delle Banche. Il relativo mercato rivestirà nel biennio venturo una posizione cruciale.

Ancorchè l’attuale congiuntura da Coronavirus suggerisca un approccio prudente all’andamento di breve periodo, per via della limitata visibilità del contesto, è inequivocabile che il Sistema creditizio italiano, per raggiungere i target ratio gross Npl/Impieghi indicati dagli Organi di Vigilanza europei, non potrà che proseguire sulla scia delle operazioni di dismissione, facendole crescere in modo più che proporzionale all’incremento imminente degli stocks di sofferenze.

Nonostante la problematicità di cimentarsi con le previsioni, se la curva della crescita degli NPLs dovesse riprodurre anche solo in parte l’archetipo della crisi finanziaria del decennio appena trascorso, il perimetro in cui ci si troverà a gestire le sofferenze si presenterà meglio equipaggiato.

Prima della crisi da Covid, il mercato degli npl si era dimostrato efficace. E sebbene l’Italia seguiti ad essere il paese dell’Area Euro con il maggior volume (in termini nominali) di NPLs, rivelando a tutt’oggi un’esposizione nominale di circa 168 miliardi di euro (corrispondenti al 9% del totale dei prestiti bancari nel nostro Paese), rispetto alla grande crisi iniziata nel 2008 si ravvisano elementi se non di disinvolto ottimismo, di cauta fiducia.

Le banche sono più capitalizzate e posseggono portafogli migliori rispetto alla recessione precedente. È un elemento incoraggiante.

Innegabilmente le misure di prevenzione e gestione dell’emergenza, accluse nei Decreti governativi e rese dalle Autorità sanitarie, hanno causato l’interruzione di importanti servizi necessari allo svolgimento delle attività di servicing di crediti e asset real estate. Tuttavia, proprio l’industria del servicing è assai meglio strutturata rispetto quadriennio 2008-2012 e v’è da confidare abbia modo di riprendersi più agevolmente che in quel passato convulso.

Il mercato immobiliare anche endoprocessuale, dal canto suo, è più dinamico, telematico e trasparente.

Il coronavirus ha accelerato l’adozione, da parte delle aziende, delle misure di “lavoro agile” e di conseguenza ha ispirato un cambiamento strutturale che potrà permettere di riprogettare funditus il futuro del settore.

Esiste, ormai, un mercato collaudato degli npl e un'industria che può gestire i crediti deteriorati in più che ci aspettiamo da qui agli anni a venire[13]. La cartolarizzazione dei prestiti non performanti da prodotto pressochè di nicchia è assurta a soluzione pienamente rodata, mentre gli investimenti c.d. "distress" sono divenuti pratica diffusa. In tal senso il settore delle sofferenze bancarie è un asset class stabile che può favorire i mercati finanziari in un ventaglio di crisi.

Nel paesaggio giuridico ed economico italiano, le operazioni di cartolarizzazione di crediti deteriorati, effettuate ai sensi della l. 30 aprile 1999, n. 130, si annotano in numero considerevole ancor prima della diffusione della crisi finanziaria. Nell’anno d’esordio della rammentata disciplina si registrano sei operazioni; già nel 2001 se ne individuano ben cinquantanove. Il trend è rimasto più o meno stabile fino al 2009, anno in cui gli effetti della crisi hanno cominciato a diventare palesi e imponenti.

La cifra lampante è, ad ogni buon conto, nel ruolo chiave riconosciuto alle operazioni di cartolarizzazione, quale strumento di affronto e smaltimento del corposo volume di crediti in avaria accumulati dalle banche italiane. Proprio alla luce di ciò, negli anni immediatamente successivi alla crisi, il modello italiano ha avuto una valenza pionieristica nel marketplace dei crediti deteriorati [14] e sembra in grado di confermare la propria sostanziale affidabilità.

Peraltro, il testo della l. n. 130 disciplina la cartolarizzazione nei suoi lineamenti essenziali, rappresentando una struttura finanziaria particolarmente flessibile[15], sia in termini di duttilità delle funzioni svolte dai soggetti coinvolti, sia in termini di oggetto della cartolarizzazione[16].

In funzione agevolativa delle dismissioni degli NPLs sono state apportate alla disciplina della l. n. 130 successive modifiche con il d.l. 24 aprile 2017, n. 50 (conv. in l. 21 giugno 2017, n. 96), che hanno ulteriormente semplificato le procedure per la cessione, derogando agli obblighi di notifica al debitore ceduto e favorendo le prospettive di recovery  per le banche.

Proprio nell’ambito degli NPLs si scorge un processo di progressiva marginalizzazione dell’intermediazione creditizia, sulla quale fa premio la ricerca, da parte degli investitori, di opportunità finanziarie eterogenee, ubicate in sedi diverse da quelle tradizionalmente bancarie. Il periodo divene propizio per il settore assicurativo e i fondi di investimento[17]. Tra questi ultimi finiscono a venire in apice sono proprio i fondi di non performing loans[18], strumenti che, per quanto ancora solo embrionalmente disciplinati, rappresentano una formula operativa idonea a consentire agli enti creditizi cedenti di liberare capitale, quindi di procurarsi la condizione indispensabile per poter erogare maggior credito all'economia.

Se questo è l’“ambiente” complessivo, appare plausibile che il corollario dell’incidenza del Covid sul sistema produttivo italiano possa esser rappresentato da un consolidamento del settore degli NPLs. La crisi scatenata dalla pandemia sarà ragionevolmente suscettibile provocare una sorta di selezione naturale degli operatori già in campo, sospingendo in avanti quelli meglio attrezzati, già allo stato, a gestire masse in portafoglio ingenti.

 

5.Il ruolo della giurisdizione.

In un recentissimo “Studio dei tempi delle esecuzioni italiane”, l’Osservatorio T6 fotografa per il primo semestre del 2020 un calo delle esecuzioni di circa il 40% rispetto all’anno precedente, fornendo un primo focus di quello in corso[19].

Numeri che si spiegano in parte con l’emergenza sanitaria, in parte con le norme del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, c.d. “Decreto Cura Italia” (conv. con l. 24 aprile 2020, n. 27), che bloccano le esecuzioni immobiliari al 31 ottobre prossimo per quanto riguarda le abitazioni principali[20]. L’intera filiera dei crediti non performanti è stata, in buona sostanza, fermata, con ripercussioni importanti sulle migliaia di addetti del settore e sui professionisti[21].

Si tratta di una rovesciamento di rotta rispetto agli dati lusinghieri del 2019, che evidenziavano una accresciuta produttività dei tribunali: gli uffici giudiziari hanno chiuso nell’anno antecente all’irruzione della pandemia ben 89.913 procedure esecutive, con un saldo positivo del 104% rispetto ai 43.434 fascicoli iscritti ex novo nel medesimo torno di mesi.

Chiaramente la “normalità” delle esecuzioni immobiliari è quella del 2019, non quella del 2020, condannato all’immobilismo o quasi.

La perfomance della porzione preponderante delle transazioni di NPLs non può che essersi alterata durante la “quarantena” del Paese, dal momento che, tra le giurisdizioni europee, la nostra è stata quella cui sono state saggiamente imposte le più a massicce restrizioni. Il ribassarsi delle transazioni è culminato in un deperimento dei recuperi lordi assoluti.

Le manovre sugli NPLs necessitano, del resto, di una expertise specifica, non potendosi indulgere operazioni “al buio”.

Sbloccare il settore della giurisdizione esecutiva e monitorarlo da vicino, accompagnandolo ad una ripresa fisiologica, appare – all’attualità – fondamentale e indefettibile.

Oggi più di sempre, ciò vale a dar fiato ad un’area della giurisdizione influenzata più di ogni altra dalle oscillazioni dell’economia e – del pari – suscettibile, senza omologhi, di incidere sul mercato e di condizionarne a sua volta la somma degli sviluppi.

La pandemia mette sul banco un interrogativo inquientante sull’effettivo valore dei portafogli acquisiti in precedenza come di quelli di prossima cessione. Non è peregrino rappresentarsi una riduzione anche significativa di detto valore, quindi dei prezzi degli portafogli. Perché varie ragioni convergono in tal senso.

Intanto, vi è un generalizzato peggioramento “medio” delle condizioni reddituali di consumatori e imprese.

In secondo luogo, verrà in rilievo un più ridotto margine di recupero del credito a cagione del ridimensionarsi del ricavo d'insieme delle vendite coattive immobiliari, attesa la stagnazione del settore e l’ampiezza dell’offerta.

Inoltre, tornerà al pettine il nodo dei maggiorati tempi di recupero connessi al rallentamento dei procedimenti giudiziali, con la connessa difficoltà di valorizzazione dei beni staggiti sul mercato degli acquisti coattivi.

Peraltro, pur in presenza di prezzi appetibili e convenienti degli immobili venduti all’asta verrà in auge una scarsa propensione alla partecipazione ed all’acquisto; larghi settori della popolazione non saranno in grado di guadagnare o di mantenere il proprio reddito, il timore del futuro le indurrà a spendere di meno e a risparmiare di più.

Ed ancora, in un panorama confuso ci si può attendere che l’impulso nel senso della riduzione dei prezzi delle cessioni dei crediti deteriorati rispetto agli attuali valori di mercato sia incentivato dalla comparsa estemporanea di nuovi operatori finanziari non specializzati e meno trasparenti, oppure dall’intervento di fondi stranieri che, forti della loro liquidità, cercheranno di spuntare sui nuovi NPLs prezzi di saldo.

A fronte di uno sfondo così sfrangiato, si mostra di assoluto rilievo il ruolo potenziale di direzione e controllo della giurisdizione.

Le attività dei tribunali in ambito esecutivo e concorsuale viaggiano al tempo del Covid a giri ridotti e il recupero della maggior parte dei crediti finirà per slittare al 2021. Considerati i tempi medi della durata delle esecuzioni immobiliari, che era di circa 4 anni e 3 mesi, l’attuale “quiescenza” determinerà un dilatazione delle procedure di circa 9 mesi, portandone a 5 anni la durata media.

I termini processuali sono stati, d’altronde, sospesi e gli uffici hanno dovuto inertizzare l’attività liquidatoria e soprassedere in vario modo dal celebrare esperimenti di vendita già calendarizzati. Ciò ha fissato una conseguenza immediata, traducendosi in un allungamento dei tempi di incasso delle somme di un segmento ulteriore e tendendialmente coincidente con l’anno in corso. Il 2020 delle liquidazioni coattive è pressochè già concluso, il che mette un segno “meno” nei bilanci dei creditori e ne sconvolge i business plan, aggiorna la pratica al 2021.

Nelle more, almeno tre argomenti spiegano la centralità dei tribunali, giocoforza indotti a tramutarsi rapidamente in modelli di tecnologia oltre che di efficienza, vieppiù nella prospettiva di una coabitazione con il virus che si preannuncia lunga e sfibrante.

Muoviamo dal primo. Vi è una correlazione indissolubile fra transazioni di NPLs e procedure giudiziarie di recupero dei crediti deteriorati. Un credito pure non performante è profittabile qualora sia prevedibilmente comunque almeno in parte conseguibile. La visione e la strategia sulla qualità delle sofferenze e sulla quantità preconizzabile di recupero rappresentano una precondizione essenziale, che vale a proteggere il sistema dalle turbolenze del mercato. Ergo poter apprezzare e ponderare i fattori mulstiformi che entrano in scena diventa nel contesto di riferimento un presupposto di tenuta del suo assetto. Poter prefigurare, in altri termini, i tempi della giurisdizione esecutiva significa disporre di un cruscotto indispensabile di informazioni, idoneo a consentire di misurare in anticipo i percorsi giudiziari per decidere se imboccarli oppure scegliere tempestivamente di allocare risorse su corsie di recupero extra giudiziali, facendo economie di scala su altri settori interni all’organizzazione aziendale o ridisegnandola di conseguenza.

Veniamo al secondo argomento. Gli NPLs sottendono un’insolvenza manifesta, cui fa da pendant la necessità di attivare rimedi finalizzati al recupero. Una volta che il credito passa in sofferenza il suo ottenimento sovente implica il ricorso alla via giudiziale e – segnatamente – all’esecuzione immobiliare presso il luogo ove si trovano i beni del debitore e, in specie, quello coperto dalla garanzia ipotecaria. Detta via dev’essere un presidio di tutela del credito, non un tragitto disseminato di pietre d’inciampo nel realizzo del credito stesso.

Infine il terzo profilo. La velocità e l’efficienza dei tribunali italiani si riverberano sull’attività di esazione dei crediti. La lentezza nel recupero condiziona il valore delle sofferenze nei bilanci delle banche italiane. L’ampia variabilità che tutt’oggi si constata nelle tempistiche dei tribunali si ripercuote quindi sul valore dei crediti deteriorati giacchè un portafoglio di NPLs produce un flusso di cassa direttamente proporzionale al grado di efficienza del tribunale deputato a gestirne la procedura di riscossione forzata.

La riforma del codice di procedura civile del 2015 e la diffusione delle buone prassi nel settore delle esecuzioni forzate[22] hanno accorciato i tempi del processo. Negli ultimi anni, peraltro, si sono aperte meno procedure di quante, nella medesima finestra temporale, non se ne siano chiuse.

Pur tuttavia, il persistente, ragguardevole ammontare di procedure pendenti, cui andrà ad affiancarsi la somma uteriore correlata ai nuovi “npl-Covid” da recuperare, implica la necessità di ottimizzare la capacity della leva giudiziale.

Lo smobilizzo del Cash in Court, ossia delle enormi somme giacenti nelle procedure esecutive e concorsuali italiane (circa 10 miliardi di euro in prima approssimazione), è stato al centro di un recente intervento del CSM[23]. L’iniezione di liquidità per il mercato è stata conseguita attraverso lo snellimento, sul piano delle prassi adombrate, degli adempimenti processuali funzionali a ripartire il ricavato delle liquidazioni fra i creditori.

Oggi più che mai il nostro sistema giudiziario esecutivo necessita di essere costantemente osservato e controllato, per essere razionalizzato. L’organizzazione, la sua omogeneità e prevedibilità, si connotano come l’anello di congiunzione irrinunziabile fra un sistema giudiziario che aspira a rivelarsi maturo e un Paese che ambisce a ritornare normale. L’eterogeneità delle prassi e il divario di velocità della risposta giudiziaria fra aree geografiche finisce per togliere certezza ai traffici dell'economia disincentivando quegli investitori che scorgono nella stabilità delle regole anche empiriche un valore irrinunciabile. Occorre uno sforzo di sintesi che superi la tendenza dell’organizzazione giudiziaria a connotare sé stessa a “macchia di leopardo”, pur quando non vi siano peculiarità che giustifichino declinazioni eccentriche.

Per questo è vitale disporre di benchmarks puntuali su procedure e tribunali. Ciò vale a supportare gli uffici nel governo efficace dei processi; e di rimbalzo, serve a consentire al sistema creditizio di gestire in modo adeguato gli NPLs e al sistema-Paese di amministrare in senso virtuoso le proprie risorse.

L’autunno della pandemia dovrà necessariamente condurre alla ripresa delle liquidazioni connesse alle procedure esecutive in corso.

Il salto di qualità del sistema delle aste implica, verosimilmente l’opportunità di cogliere nella contingenza attuale l’occasione favorevole per diffondere strutturalmente il paradigma della vendita telematica sincrona pura.

Parimenti, fondamentale sembra il rafforzamento, anche per via di prassi, dell’impiego di sistemi tecnologicamente avanzati per l’ostensione/pubblicizzazione dei beni in vendita: nella prospettiva ormai indefettibile del social distancing, il ricorso a servizi fotografici e virtual tour professionali è utile a rendere accessibile la prima visione dei beni in vendita da parte degli interessati più refrattari alle visite in praesentia.

Il custode-delegato alla vendita va orientato a svolgere un ruolo consulenziale e di customer care tecnicamente sempre più oculato, attento, competente, tale da consentire al mercato delle aste di approssimarsi, dal punto di vista dell’appeal verso l’utenza e della percezione da parte di questa in ordine alla facilità e alla sicurezza degli acquisti coattivi, al real estate privato.

L’attenzione va concentrata pure sulla messa a punto dello smart working, con l’implementazione delle incombenze di cancelleria governabili da remoto e dell’uso degli strumenti di videocomunicazione a distanza.

Il cambiamento e l’apertura alla tecnologia nella gestione delle attività (esperimenti di vendita, udienze per la declaratoria di esecutività dei piani di riparto, pagamenti digitalizzati) e il parallelo, costante investimento di risorse e di energie sull’innovazione nei processi di censimento, lavorazione, pulizia ed elaborazione dei dati sono direttrici di marcia necessarie, le sole in grado di assicurare l’adempimento congruo e sollecito dei compiti della giustizia e ad aumentare la produttività negli uffici.

Sovente le informazioni disponibili non sono suscettibili di essere adeguatamente processate ed estrapolate. Esse sono disponibili esclusivamente su supporti inadatti a tal fine, documenti cartacei o scannerizzati, ma non sistematizzati. Si tratta di una questione da mettere a registro.

 

6.La facilitazione della GACS nel c.d. “Decreto rilancio”.

Tra le principali misure inserite nel telaio delle operazioni di cartolarizzazione figura l'introduzione delle GACS con il d.l. 14 febbraio 2016, n. 18 (conv. con l. 8 aprile 2016, n. 49). Detta garanzia statale è contrassegnata da una disciplina sintomaticamente assai più dettagliata di quella destinata delle operazioni di cartolarizzazione ai sensi della l. n. 130[24] e risponde, nel contesto delle operazioni in parola, all’obiettivo di agevolare le banche e gli intermediari finanziari con sede in Italia nelle attività di smobilizzo dei crediti deteriorati e di facilitare lo sviluppo di un mercato italiano per gli NPLs[25]. Le regole che governano l’istituto in questione sono state delineate in guisa da escludere l'applicabilità della normativa in materia di aiuti di Stato[26].

Con il d.l. 19 maggio 2020, n. 34, c.d. “Decreto Rilancio” (conv. con l. 17 luglio 2020, n. 77) si è innestata una trama di deroghe alle regole sulle GACS. Segnatamente l’art. 32 del decreto d’emergenza contempla la possibilità per il Ministero dell’economia e delle finanze di modificare il regolamento dei titoli e dei contratti dell’operazione di smobilizzo del NPLs, con la previsione della sospensione delle condizionalità previste per il pagamento dei compensi dal d.l. 25 marzo 2019, n. 22. In sostanza, il pagamento dei compensi dovuti al soggetto incaricato della riscossione (c.d. servicer) viene subordinato al raggiungimento di obiettivi di performance prestabiliti. Il mancato raggiungimento può comportare il rinvio del pagamento dei compensi o anche la sostituzione del servicer. La richiesta di modifica per l’esclusione delle condizioni esige un’istanza documentata da parte della società cessionaria, che è tenuta a motivarla in punto di rallentamento dei recuperi causato dalle misure introdotte per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19.

 

7.Rilievi conclusivi.

Benchè gli operatori di settore si attendano per i prossimi mesi una profluvie di NPLs da Coronavirus, la prospettiva a cui andiamo incontro sembra essere divaricata da quella del 2008-2012, sia a livello di cifre complessive delle sofferenze, che di contesto che le accoglierà.

Se sul primo aspetto si è sono snocciolati alcuni numeri ipotetici (v. 1. e 2.), sotto il secondo profilo pare di poter dire che l’universo dei crediti in sofferenza è molto più preparato a sostenere la morsa attesa dei crediti deteriorati di nuova generazione.

Le banche italiane che si scontreranno con i contraccolpi finanziari dalla pandemia godranno, rispetto alla crisi pregressa, di strutture interne maggiormente adeguate e prassi gestionali più efficaci, potranno fare affidamento su un mercato degli NPLs molto sviluppato e articolato e su credit servicer oramai di lungo corso.

La questione si sposta, allora, su un altro versante.

Con le grandi operazioni di smobilizzo degli ultimi gli istituti bancari hanno messo in ordine i propri bilanci, rimane il fatto che i crediti sono solo passati di mano.

Pertanto è rimesso agli operatori del settore il compito di entrare nelle pieghe delle sofferenze bancarie, ora prospettando ai debitori soluzioni a saldo e stralcio sostenibili a medio-lungo termine, ora avviando o coltivando percorsi giudiziari di recupero.

Alle banche viene oggi richiesto di adottare un approccio “di calendario”, in base al quale gli NPLs devono essere “svalutati” gradualmente nel corso del tempo, fino a raggiungere la svalutazione integrale alla fine di un determinato periodo. I tempi sono relativamente brevi per le esposizioni non garantite, più lunghi per quelle garantite[27].

Da qui una interazione addirittura endemica fra gestione degli NPLs e tempi della giustizia.

I tempi e la complessità del processo di recupero giudiziale rappresentano in convergenza uno dei principali fattori ostativi alla diminuzione dello stock dei crediti deteriorati nonchè una delle basilari cause depressive della valutazione dei crediti[28].

La lunghezza delle procedure di recupero crediti determina importanti costi per le banche e rappresenta una delle ragioni di rallentamento nelle attività tese a smaltire le sofferenze. Inoltre, il tasso di recupero di queste ultime diminuisce proporzionalmente all’aumentare della durata della procedura[29].

Ex latere creditoris appare, dunque, imprescindibile poter monitorare all’interno dei processi esecutivi, individuali e concorsuali, l’effettività della tutela del credito in rapporto alla sua “durata”, da cui dipende pure il “costo” finale del giudizio.

L’attuazione coattiva del credito comporta per il suo titolare esborsi eterogenei (compensi dei difensori, adempimenti fiscali, esborsi per gli ausiliari del giudice). Tali spese s’incrementano in misura proporzionale all’allungamento del processo e sono condizionate al rialzo dalle inefficienze connesse a quest’ultimo.

Qualora i costi di recupero siano esorbitanti rispetto alla misura originaria del credito e al ricavato ottenibile all’esito del processo, quest’ultimo diventa un itinerario defatigante e tendenzialmente recessivo rispetto alla ricerca, da parte del creditore bancario, di gestioni alternative (e transattive) delle proprie ragioni.

Inoltre, l’eccessività del “costo” processuale da pagare suggerisce al creditore in parola di attrezzarsi in funzione selettiva dei correttivi di sistema utili a ridurre – anche sul piano delle economie di scala, della distribuzione interna delle risorse e degli assetti organizzativi adeguati – la forbice fra misura del credito e livello finale di soddisfo.

Ora, sia lecita una ovvietà: non esiste in rerum natura un’efficienza buona per tutte le stagioni, né possono ravvisarsi regole, men che meno best practices che giovino a governare una volta e per sempre fenomeni economici che inevitabilmente corrono più velocemente degli involucri giuridici nei quali si ambisce per contingenza a impacchettarli. 

Dal punto di vista della giurisdizione esecutiva e concorsuale, il problema non alligna oggi solo (o tanto) nelle norme che regolano i processi[30], quanto nell’organizzazione e nel funzionamento degli uffici giudiziari, che devono saper tenere il passo delle dinamiche economico finanzarie sotto l’egida dell’omogeneità, della trasparenza, della leggibilità.

È competitivo un sistema che si lascia “leggere” da parte dei suoi attori e dei suoi utenti, in quanto non ha timore di mostrarsi loro nella totalità degli eventi che ne scandiscono i procedimenti giudiziari. È competitivo un sistema che sa adeguarsi alle novità e agli imprevisti e si attrezza strutturalmente per farlo.

Il ruolo dei tribunali presuppone, allora, una raccolta capillare ed un’elaborazione incessante dei dati utili a scrutare le fasi processuali e a costruire una cerniera fra il processo e il fenomeno economico che vi è (volubilmente) sotteso, una cinghia di trasmissione fra il sistema giudiziario e il mercato che ne influenza dinamiche, redditività, epiloghi[31].

Le statistiche dei tribunali sono essenziali per la stima dei tempi di recupero e l’enucleazione di modelli di valutazione qualitativa e quantitativa delle sofferenze. Solo una mappatura di tutti i profili del singolo procedimento giudiziale permette di orientare gli uffici verso la rimozione dei vincoli, l’abbassamento dei costi, la correzione dei retaggi d’inefficienza. Ciò nella consapevolezza, che trovare una soluzione alla problematica di crediti deteriorati vecchi e nuovi non significa solo salvare le banche italiane più fragili, ma proteggere sul piano delle garanzie i debitori e concedere loro un’altra opportunità, allentando il freno della ripresa economica nella difficile stagione del nuovo inizio.

 

[1] Sia consentito, per un’analisi complessiva, rimandare a Leuzzi, Considerazioni sui non performing loans, in In Executivis, 23 marzo 2018.

[2] Per un’analisi del fenomeno v. Non performing loans-Npl, a cura di Fondazione Nazionale dei Commercialisti, 2019; Panetta, Seminario istituzionale sulle tematiche legate ai non performing loans, consultabile in https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2017/Panetta-150517.pdf, 2017, 2-8. Ciavoliello, Ciocchetta, Conti, Guida, Rendina e Santini, Quanto valgono i crediti deteriorati, in Note di stabilità finanziaria e vigilanza di Banca d' Italia, 2016, 3, 2.

[3] La flessione del contingente di passività avariate ha interessato precipuamente le sofferenze lorde, attestatesi a quota 68 miliardi (-23,7%), mentre il resto dei crediti deteriorati ammonta a 63 miliardi di euro (-20,4%), di cui la porzione più cospicua è costituita da inadempienze probabili (59 miliardi), quella più esigua ad esposizioni scadute.

[4] La percentuale si pone al di sotto del 3,6% del 2007, ossia del periodo pre-crisi.

[5] Sia il d.l. 2 marzo 2020, n. 9, contenente “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, che il d.l. 17 marzo 2020, n. 18, c.d. “Cura Italia”, si sono incaricati di affrontare la spinosa tematica dei mutui in corso.

[6] Il documento è disponibile al seguente link: ttps://www.abi.it/Pagine/Mercati/Analisi/Scenario-e-previsioni/Outlook-ABI-Cerved-su-sofferenze-imprese.aspx.

[7] Più in dettaglio, al termine del periodo di previsione, i tassi di deterioramento delle piccole (2,1%) e delle grandi imprese (1,3%) si riporteranno sui livelli pre-Covid, mentre quelli di micro e medie imprese rimarranno su livelli più alti del 2019 (rispettivamente 3,6% e 2,1% contro 3,2% e 1,7% del 2019) sia pure inferiori rispetto al 2007 (rispettivamente 3,8% e 2,2% nel 2007). Per effetto di queste tendenze, il divario tra i tassi di deterioramento delle diverse classi dimensionali tenderà ad aumentare, portandosi al termine del periodo di previsione a un differenziale di oltre due punti percentuali (3,6% per le microimprese e 1,3% per le grandi).

[8] L’edilizia risulterà il comparto più danneggiato dallo shock generato dal Covid-19, con tassi di deterioramento che si cristallizzeranno all’evidenza su valori nettamente superiori al 4% del 2019 e ai livelli del 2007 (3,9%). Nel comparto industriale il peggioramento dei tassi di deterioramento risulterà più circoscritto, con una lieve inversione di tendenza riscontrabile già a partire dal 2021 (3,4%) e la chiusura del periodo di previsione al 2,4%, un valore molto vicino ai livelli pre-Covid e inferiore al 2007. Nel settore dei servizi i tassi di deterioramento toccheranno il 3,9% nel 2021 per poi calare al 3,2% nel 2022, a livelli superiori rispetto ai tassi del 2019 (2,8%) ma più bassi rispetto alla fase precedente alla crisi finanziaria (3,6% nel 2007). Nel 2022 il divario tra i diversi settori aumenterà per effetto del netto peggioramento nelle costruzioni e della sostanziale tenuta dei tassi nell’industria.

[9] Assumendo uno scenario pessimistico, le previsioni sui tassi di deterioramento subiscono per il prossimo biennio un ulteriore peggioramento. In particolare,  i nuovi crediti in default salgono al 4,5% nel 2020 (contro il 3,8% dello scenario base), al 4,6% nel 2021 (contro il 4%) per poi calare e chiudere al 3,8% nel 2022 (contro il 3,3%), un valore più alto di nove decimi di punto percentuale rispetto al pre-Covid. A livello dimensionale questo ridonderebbe in un ulteriore rialzo dei tassi soprattutto per le piccole (+1% di differenziale rispetto allo scenario baseline nel 2020 e +0,7% nel 2021) e le medie imprese (+0,7% rispetto allo scenario baseline nel 2020-21). A livello settoriale, lo scenario “a tinte fosche” inciderebbe sul peggioramento dei tassi di deterioramento soprattutto nel settore dei servizi (+0,9% rispetto a baseline nel 2020 e +0,6% nel 2021) e nell’industria (+0,4% nel 2020 e +0,5% nel 2021). Relativamente meno pronunciato l’impatto dello scenario pessimistico nel comparto edilizio, già caratterizzato da tassi di deterioramento molto alti (+0,5% nel 2020 e +0,4% nel 2021).

[10] Secondo le stime divulgate dall’OCSE il Covid ha determinato nel secondo semestre del 2020 la più grande caduta mai registrata nell’area di riferimento dei paesi maggiormente industrializzati, con una percentuale peggiorativa del -9.8%, che in Italia si attesta addirittura al -12.4%.

[11] Il c.d. Recovery Fund, o Next Generation Eu è della risposta dell’Europa all’emergenza causata dalla pandemia da Coronavirus. Consiste in un fondo di ripresa associato al bilancio a lungo termine dell’Unione Europea, dal 2021 al 2027. A finanziarlo sarà una raccolta di liquidità da parte dell’Europa con l’emissione di particolari Recovery Bond.

[12] La traduzione italiana è quella di “inadempienze probabili”, che ne evidenzia la natura di crediti molto difficili da gestire.

[13] In tema v. PWC, The Italian NPL market, 16, dicembre 2016, reperibile in http://www.pwc.com/it/npl.

[14] Damilano, La securitisation dei crediti, Torino, 2000, 124 ss.; Forestieri, I nuovi canali di finanziamento delle imprese. Mini bond, cartolarizzazioni, capitale di rischio, Loan securitization and Minibonds, new channels for Smes financing, consultabile in http://www.bancaria.it/assets/PDF/2014-06.pdf, 2014, 3 ss.

[15] Cosentino e Previtali, Modalità di gestione del credito deteriorato e sviluppo del mercato NPL in Italia, in Banche e banchieri, No. 2, 2016, 153.

[16] La l. n. 96 del 2017 ha inserito un nuovo articolo 7.1 nella l. n. 130, le cui disposizioni si applicano solamente alle operazioni di cartolarizzazione che contemplino la cessione di crediti qualificati come deteriorati ("non-performing") da parte di banche ed intermediari finanziari iscritti nell'albo di cui all'art. 106 del Testo Unico Bancario (TUB) e aventi sede in Italia.

[17] Ferri jr, Patrimonio e gestione. Spunti per una ricostruzione sistematica dei fondi comuni d'investimento, in Riv. dir. comm., 1992, I, p. 67 ss.; Lener, Sub art. 3, in Legge 23 marzo 1983, n. 77, Istituzione e disciplina dei fondi comuni di investimento, in N. leggi civ., 1984, 405; Boggio, Fondi comuni di investimento, separazione patrimoniale, interessi protetti e intestazione di beni immobili, in Giur. It., 2011, 333 ss.; Picardi, Il "Fondo comune di crediti" nel sistema della separazione patrimoniale, in Banca, borsa, tit. cred., 2008, I, 76 ss.

[18] Capriglione, Nuova finanza e sistema italiano, Milano Assago, 2016, 11 ss..

[19] In molti casi, si va ben oltre, come a Roma (- 47%), Milano (- 46,84%), Napoli (-51%%) o nelle realtà stremate dal Covid, come Piacenza (-76,6%) e Lodi (-60,42%). Così i dati del Tavolo di studio sulle esecuzioni italiane esposti in comunicato stampa da Osservatorio T6 ed elaborati in un documento di prossima pubblicazione.

[20] In tema sia consentito rimandare a Leuzzi e Rossi, Procedure esecutive e prima casa nel diritto emergenziale anti-Covid, in www.ilcaso.it, 1 maggio 2020 e a Fanticini, Leuzzi, Rossi e Saija, L’art. 54-ter d.l. n. 18 del 2020 nel sistema dell’esecuzione forzata, in corso di pubblicazione su Rivista dell’esecuzione forzata.

[21] In tema v. Boccardelli e D’Arrigo, Npl e ruolo della magistratura nel rilancio dell’economia, in https://www.milanofinanza.it/news/npl-e-ruolo-della-magistratura-nel-rilancio-dell-economia-202005042053129005

[22] Si allude soprattutto alla Delibera del Plenum dell’11 ottobre 2017, denominata “Buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari-Linee guida” consultabile all’indirizzo https://www.csm.it/wen/csm.internet/norme-e-documenti/dettaglio/-/asset_publisher/YoFfLzL3vKc1/conten/linee-guida-in-materia-di-buone-prassi-nel-settore-delle-esecuzioni-immobiliari.

[23] L’intervento si è tradotto in una Delibera del Plenum, datata 4 giugno 2020, che, riprendendo il lavoro dell’Osservatorio per l’efficienza delle procedure esecutive e la diffusione delle buone prassi, ha approvato il documento denominato “L’organizzazione del settore delle procedure esecutive e concorsuali nella “fase 2” dell’emergenza COVID-19”, consultabile all’indirizzo https://www.csm.it/wen/csm.internet/norme-e-documenti/dettaglio/-/asset_publisher/YoFfLzL3vKc1/conten/linee-guida-in-materia-di-buone-prassi-nel-settore-delle-esecuzioni-immobiliari.

[24] Messina, Gacs: lo strumento pioniere in europa per lo smaltimento dei crediti deteriorati. riflessioni critiche sui principali aspetti, in Contratto e Impr., 2019, 4, 1494.

[25] In tema v. Domenegotti, NPLs: disciplina, oneri e rischi delle operazioni di cessione del credito, in Riv. dir. banc., 2016, 5, 1.

[26] Inzitari, Crediti deteriorati (NPL), aiuti di stato nella BRRD e nella comunicazione sul settore bancario del 30.7.2013 della Commissione Europea, in Banca, borsa tit. cred., 2016, I, 641.

[27] In tema v. Angelini, La nuova regolamentazione sugli NPLs e il nuovo Codice delle crisi d’impresa, in https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2019/Angelini_21112019.pdf

[28] Fondo Monetario Internazionale, A strategy for resolving Europe’s problem loans, settemnre 2015.

[29] Nel 2017 sulle sofferenze “chiuse” dopo un anno si è registrato un tasso direcupero medio del 61 per cento, contro il 34 per cento per le posizioni chiuse dopo 6 o più anni: v. Fischetto, Guida, Rendina, Santini, Scotto di Carlo (2018), I tassi di recupero delle sofferenze nel 2017, Banca d’Italia, Note di stabilità finanziaria e vigilanza, n. 13.

 

[30] Indubbiamente

[31] Un’organizzazione giudiziaria moderna dovrebbe consentire agli attori del processo esecutivo e concorsuale di disporre un panel informativo idoneo, tra l’altro, all’individuazione: dell’importo precettato dal creditore bancario pignorante e/o insinuato e del grado di privilegio del credito; del valore di stima assegnato ai beni staaggiti dal perito rispettivamente nominato dal giudice dell’esecuzione e/o dal giudice delegato al fallimento; del valore di aggiudicazione dei beni oggetto delle vendite coattive interne al procedimento esecutivo e/o concorsuale; degli importi netti conseguiti dal creditore procedente o intervenuto e/o ammesso al passivo del fallimento, a seguito di riparto; dei costi medi sostenuti in costanza di processo di esecuzione e/o di procedura fallimentare, dato dalla sommatoria tra i compensi corrisposti (o da corrispondere in cifra eventualmente prestabilita) al legale della banca e/o dagli esborsi tributari e/o dalle spese funzionali a dar corso all’esecuzione forzata individuale o concorsuale; della percentuale di soddisfacimento del credito, data dal rapporto fra importo vantato dal creditore (precettato e/o insinuato o oggetto di intervento nel processo esecutivo) e importo incassato a seguito di riparto al netto dei costi sostenuti; della percentuale espressiva del divario fra valore di stima del bene e valore di aggiudicazione come elemento di identificazione delle criticità endemiche al sistema rispetto alla variabili connesse all’andamento del mercato.