Il professionista delegato può sollecitare il creditore “pigro” e far punire la sua inerzia

Commento a Trib. Barcellona Pozzo di Gotto, sentenza del 25 maggio 2020, n. 401

Il termine per il pagamento del contributo per la pubblicazione sul PVP può essere stabilito anche dal professionista delegato

Tribunale, Barcellona Pozzo di Gotto, 25 maggio 2020, n. 401 - pres. De Marco, est. Lo Presti

ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE - DELEGA; ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE - VENDITA - PUBBLICITÀ; ESTINZIONE DEL PROCEDIMENTO - CHIUSURA ANTICIPATA;

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  1. Il caso e l’ordinanza del Tribunale di Barcellona P.G.

Il provvedimento in commento conferma l’estinzione del processo esecutivo pronunciata dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 631-bis c.p.c.

In una procedura intrapresa nel 1993, con p.e.c. del 26 novembre 2018 il professionista destinatario della delega delle operazioni di vendita richiedeva al creditore procedente di versare le somme necessarie per il pagamento del contributo per la pubblicazione dell’avviso di vendita sul Portale delle Vendite Pubbliche; con la medesima missiva veniva fissato il termine di dieci giorni per provvedere.

Con grave ritardo rispetto al termine assegnato dal delegato, in data 13 marzo 2019 il creditore versava l’importo richiesto tramite bonifico bancario.

Ciononostante, il giudice dell’esecuzione dichiarava l’estinzione dell’espropriazione forzata con ordinanza del 26 settembre 2019, avverso la quale il creditore proponeva reclamo ex art. 630 c.p.c., obiettando che il provvedimento estintivo ex art. 631-bis c.p.c. può discendere soltanto dal mancato rispetto del termine fissato dal giudice (e non già dal delegato) e che, in ogni caso, il versamento richiesto era stato eseguito, in ritardo rispetto al termine concesso ma comunque prima del provvedimento di chiusura della procedura.

La sentenza n. 401 del 21-25 maggio 2020 del Tribunale di Barcellona P.G., che respinge il reclamo del creditore, ha questo sviluppo logico-giuridico:

  • al professionista delegato, sostituto del giudice e dominus della liquidazione, sono attribuiti poteri giurisdizionali;
  • tra i poteri del delegato rientra la facoltà di fissare termini nell’ambito delle attività delegate, incluso il termine de quo;
  • l’inottemperanza del creditore all’obbligo di versare le somme necessarie alla pubblicazione sul P.V.P. entro il termine così stabilito giustifica il provvedimento estintivo adottato dal giudice dell’esecuzione a norma dell’art. 631-bisp.c.;
  • il versamento tardivo non inficia l’ordinanza di estinzione, che è provvedimento meramente dichiarativo di un effetto già realizzatosi.

Il provvedimento del Collegio siciliano fornisce l’occasione per esaminare non soltanto la natura e i poteri del delegato, ma anche alcuni aspetti dell’estinzione ex art. 631-bis c.p.c. rimasti “in ombra” nella decisione in commento.

 

  1. Le funzioni “giurisdizionali” del professionista delegato

La motivazione è assai convincente nella parte in cui, attraverso la ricostruzione sistematica della delega e della figura del delegato, addiviene a riconoscere al professionista una funzione direttiva dell’espropriazione, assimilabile sotto molti profili a quella che l’art. 484 c.p.c. attribuisce al giudice dell’esecuzione, il quale ha «un potere di direzione del processo esecutivo, che si concreta nel compimento della serie successiva e coordinata degli atti che lo costituiscono, e cioè nel compimento diretto di atti esecutivi e nell’ordine, ad altri impartito, di compimento di atti esecutivi, nonché nel successivo controllo della legittimità ed opportunità degli atti compiuti, con il conseguente esercizio del potere soppressivo e sostitutivo, contenuto nell’ambito e nei limiti segnati dalle norme di rito che disciplinano il processo esecutivo» (così Cass. n. 5697 del 1977).

L’affermazione secondo la quale il professionista delegato «non è un mero ausiliario del giudice dell’esecuzione, operando piuttosto come un sostituto» (ovviamente, nei limiti della delega e sotto il rigoroso controllo del giudice delegante) è corroborata dalla più recente giurisprudenza di legittimità e sono numerosi i provvedimenti di contenuto giurisdizionale che possono essere demandati a notai, commercialisti e avvocati ai sensi dell’art. 591-bis c.p.c. (per convincersene basti pensare, a titolo di esempio, al rifiuto dell’unica offerta disposto, ex art. 572 c.p.c., in base alla previsione di un miglior esito di un successivo tentativo di vendita, provvedimento che riveste un’importanza cruciale per gli interessi dei creditori, del debitore, dell’offerente e anche per la durata della procedura espropriativa).

Nella decisione di Cass. n. 4149 del 2019 la Suprema Corte ravvisa nelle funzioni demandate al professionista (il che costituisce la regola ai sensi dell’art. 591-bis, comma 2, c.p.c., essendo eccezionale lo svolgimento delle operazioni di vendita da parte del giudice) il trasferimento di «funzioni lato sensu di c.d. giurisdizione esecutiva», tali da giustificare la sua qualificazione di «ausiliario sui generis», se non addirittura di «un quasi alter ego dell’ufficio del giudice dell’esecuzione» (dato che l’art. 591-bis c.p.c. assegna al delegato anche le mansioni del cancelliere).

La definizione di «ausiliario sui generis» è ripresa più volte in un’altra sentenza di legittimità: secondo Cass. n. 12238 del 2019 il professionista delegato «espleta funzioni in tutto equiparate a quelle giurisdizionali del delegante» ed è munito di una potestà giurisdizionale che gli deriva dal conferimento della delega e che è limitata agli ambiti di questa.

Ancor più esplicita sulla natura del professionista delegato è Cass. n. 724 del 2019 che lo definisce «longa manus del Tribunale», dotato dalla delega della «legittimazione all’esercizio di poteri e funzioni spettanti al giudice»; proprio perché si verifica «un’autentica sostituzione nell’attività del giudice dell’esecuzione giuridicamente qualificabile in termini di “delega sostitutiva”», il delegato è abilitato «al compimento di atti i quali, se la delega non fosse intervenuta, spetterebbero al giudice dell’esecuzione», sicché il professionista «concorre oggettivamente all’esercizio della funzione giudiziaria nella fase della vendita immobiliare».

L’excursus giurisprudenziale – dal quale il Collegio del reclamo trae conferma dei poteri giurisdizionali (circoscritti, ma pur sempre sussistenti) del delegato – costituisce la base per riconoscere anche al professionista delegato poteri direttivi equivalenti a quelli del giudice dell’esecuzione, seppur limitatamente alle attività delegate.

 

  1. Il potere di fissare termini ex art. 484 c.p.c.

È forse eccessivo affermare, come fa la sentenza in commento, che al professionista è attribuito «il potere generale di direzione del processo relativamente alla fase successiva all’udienza ex art. 569 c.p.c., fino alla formazione del progetto di distribuzione ed, anzi, anche successivamente ad esso», poiché il potere direttivo ex art. 484 c.p.c. permane in capo al giudice dell’esecuzione, il quale, oltre al potere di sostituire ad nutum il delegato (che, a differenza del curatore fallimentare, non ha strumenti processuali per dolersene), mantiene il ruolo di dominus della delega (a cui il professionista deve rigorosamente attenersi; v. Cass. n. 24570 del 2018), nonché, ex art. 591-ter c.p.c., la potestà di indirizzo del delegato “in difficoltà” e di decisione dei reclami avverso i suoi atti. Non a caso, infatti, Cass. n. 12238 del 2019 – che ravvisa un «perimetro applicativo» della procedura ex art. 591-ter c.p.c. «limitato ai dubbi sollevati, alle incertezze incontrate od agli errori commessi dal professionista delegato» – afferma chiaramente che la citata disposizione «serve a dirigere le operazioni delegate e qualsiasi attività endoprocessuale di impulso, coordinamento o controllo sugli atti delle parti o dell’ausiliario da parte del giudice».

Tuttavia, la sicura permanenza del potere generale di direzione in capo al giudice dell’esecuzione non esclude, proprio per la natura delle funzioni giurisdizionali trasferite all’ausiliario sui generis, che un limitato potere direttivo competa anche al professionista delegato.

A conferma di tale assunto – che costituisce il fulcro della motivazione della sentenza del Tribunale di Barcellona P.G. – si rinviene un autorevole precedente giurisprudenziale, puntualmente citato dal Collegio del reclamo.

Difatti, nella pronuncia di Cass. n. 2044 del 2017 si legge che «la complessità di tale attività di predisposizione [del riparto, oggetto di delega] esige, per intuitive minimali esigenze di funzionalità del processo esecutivo e di razionale impiego delle già scarse risorse a disposizione, che essa proceda in modo ordinato e coerente; e tanto implica due importanti serie di conseguenze. Da un lato, deriva la piena legittimità dell’esercizio di poteri organizzatori in capo a chi quella attività pone in essere, quali l’indicazione del tempo massimo entro il quale fornire tutti i documenti non solo utili, ma indispensabili alla verifica delle ragioni di credito di cui si chiede la considerazione ai fini della partecipazione alla distribuzione, prima di potersi accingere poi alle attività vere e proprie».

La S.C. riconosce al giudice dell’esecuzione la potestà di fissare termini, anche se non prescritti da una specifica disposizione, per il compimento di atti del processo esecutivo come esercizio dei «poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento» (art. 484 c.p.c., al quale già la risalente decisione di Cass. n. 1168 del 1967 connetteva il potere ordinatorio del giudice dell’esecuzione, «attribuitogli … per un più sollecito svolgimento del procedimento») e rileva altresì che «se una tale potestà è intuitivamente riferibile al giudice che procede direttamente a predisporre il progetto in quanto connaturata alle relative complesse attività, essa deve riconoscersi pure – a meno di specifiche espresse diverse o contrarie disposizioni nel provvedimento di delega formulato ai sensi dell’art. 591-bis cod. proc. civ. nel testo via via vigente – come normalmente inerente all’oggetto della delega».

In altre parole, è certamente in facoltà del giudice delegante limitare la potestà del delegato di dettare termini, ma, in assenza di una simile restrizione (che non risulta nemmeno nella fattispecie esaminata dal Tribunale di Barcellona P.G.), il professionista ha, di norma, il potere direttivo di fissarli per l’ordinato, regolare e celere svolgimento delle operazioni di vendita.

Se, sulla scorta della menzionata decisione di legittimità, la regola vale per i termini non previsti dal codice di rito (come quello concesso ai creditori per fornire supporto documentale del proprio credito in vista del riparto), a maggior ragione deve valere per i termini espressamente dettati dalla legge, senza che rilevi la natura ordinatoria o perentoria dei medesimi.

 

  1. L’estinzione (tipica) ex art. 631-bis c.p.c.

L’art. 631-bis c.p.c. (introdotto dal D.L. n. 83 del 2015, convertito dalla Legge n. 132 del 2015, e applicabile dall’inizio del 2018, cioè dopo la pubblicazione sulla G.U. del 10 gennaio 2018 del decreto del 5 dicembre 2017 con cui è stata accertata la piena funzionalità del Portale) sanziona con l’estinzione (tipica, in virtù dell’esplicito rinvio alle previsioni dell’art. 630, commi 2 e 3, c.p.c.) della procedura esecutiva il mancato (o il tardivo) espletamento della pubblicazione dell’avviso di vendita sul Portale delle Vendite Pubbliche (P.V.P.), se addebitabile alla parte creditrice: «se la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche non è effettuata nel termine stabilito dal giudice, per causa imputabile al creditore pignorante o al creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, il giudice dichiara con ordinanza l'estinzione del processo esecutivo».

L’estinzione, perciò, è conseguenza tipizzata dell’inadempimento, colpevole, dell’onere di dare pubblicità all’avviso entro un termine individuato e presuppone, perciò, che:

1) un termine per la pubblicazione sul P.V.P. sia stato determinato dal giudice dell’esecuzione (o, per quanto già esposto, dal professionista delegato) in modo esplicito in un provvedimento (che, ad esempio, ordini al creditore di effettuare tale pubblicità prima di una certa data) o, secondo alcuni interpreti, anche implicitamente, desumendo dall’art. 490, comma 3, c.p.c. (che, invero, non riguarda propriamente la pubblicità obbligatoria sul P.V.P. ai sensi del comma 1) il termine di «almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte»;

2) il predetto termine sia spirato invano;

3) l’omessa pubblicazione sia dovuta all’inerzia del creditore.

Su questi presupposti (e, in particolare, su quelli sub 1) e 2)) il Tribunale di Barcellona P.G., non investito da specifiche censure (che si sono concentrate sui poteri direttivi del professionista delegato), “glissa”.

Infatti, dal testo della sentenza non emerge l’avvenuta fissazione di un termine per la pubblicazione sul Portale delle Vendite Pubbliche, bensì la concessione di un termine di 10 giorni per versare il contributo prescritto dall’art. 18-bis d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 («Per la pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche di ciascun atto esecutivo per il quale la legge dispone che sia data pubblica notizia e che riguarda beni immobili o mobili registrati, è dovuto un contributo per la pubblicazione dell'importo di euro 100 a carico del creditore procedente.»).

Pur in mancanza di specifici precedenti di legittimità (Cass. n. 12877 del 2016, con principio solo parzialmente assimilabile alla fattispecie de qua, conferma la legittimità del provvedimento del giudice dell’esecuzione che, ai sensi dell'art. 8 del d.P.R. n. 115 del 2002, aveva ordinato al creditore procedente l’anticipazione al custode di «spese necessarie alla conservazione dell'immobile pignorato, cioè indissolubilmente finalizzate al mantenimento dello stesso in fisica e giuridica esistenza»), le prassi prevalenti negli uffici di merito sono orientate a ritenere che il giudice (e pure il professionista delegato) possa ordinare, ex artt. 8 d.P.R. n. 115 del 2002 e 95 c.p.c., alla parte creditrice l’esborso di somme necessarie al compimento di atti indispensabili per la prosecuzione dell’espropriazione forzata, anche fissando un termine (necessariamente ordinatorio) per adempiere.

Occorre allora chiarire che il termine per la pubblicazione sul P.V.P. – esplicitamente previsto dalla legge e avente natura perentoria in ragione delle conseguenze che l’art. 631-bis c.p.c. fa derivare dal suo vano spirare (sulla possibilità di individuare la natura del termine dalla sua funzione anche in assenza di una sua esplicita qualificazione in tal senso, v. Cass., Sez. Un., n. 262 del 2010) – è cosa ben diversa dal termine – necessariamente ordinatorio (art. 152 c.p.c.; Cass. n. 1168 del 1997) – fissato per il deposito di somme necessarie allo svolgimento di attività processuali.

L’inerzia del creditore oltre il primo dei termini suindicati (perentorio) comporta decadenza e dà luogo ad un’estinzione (tipica) dell’esecuzione forzata (accertata dal giudice con pronuncia dichiarativa), mentre l’inutile spirare del secondo – ordinatorio ma, in assenza di proroga (eventualmente anche ex officio), avente «gli stessi effetti preclusivi della scadenza dei termini perentori» (Cass. n. 1064 del 2005) – comporta l’impossibilità per la parte di compiere l’atto richiesto (e reputato indispensabile per la prosecuzione) e può condurre ad una pronuncia (costitutiva) di improseguibilità del processo.

Per quanto sinora esposto, l’estinzione della procedura esecutiva ex art. 631-bis c.p.c. non può fondarsi sul mero inadempimento (o tardivo adempimento) dell’onere di versare al delegato il contributo prescritto per la pubblicazione, posto che non è questo il termine a cui la citata disposizione àncora la sanzione: la suddetta fattispecie estintiva non è, infatti, integrata dal solo mancato versamento del contributo da parte del creditore (pignorante o intervenuto munito di titolo esecutivo), essendo comunque decisiva ed imprescindibile l’omessa (o tardiva) pubblicazione sul P.V.P.

 

  1. Conclusioni.

Muovendo dallo spunto offerto dalla sentenza in commento, ma anche in una prospettiva più ampia rispetto alla fattispecie esaminata, si può conclusivamente (e schematicamente) ritenere che:

  • la delega attribuisce al professionista delegato poteri giurisdizionali, limitati all’ambito delle operazioni di vendita, che lo rendono un ausiliario sui generis;
  • nell’esercizio delle funzioni assegnategli e salvo specifiche limitazioni nel provvedimento di delega, il professionista delegato ha la potestà di dirigere le operazioni di vendita, inclusa quella di fissare termini per l’ordinato, regolare e celere svolgimento della procedura, seppure sotto il controllo e secondo le direttive del giudice dell’esecuzione;
  • l’estinzione ex 631-bis c.p.c. è correttamente dichiarata se il creditore (procedente o intervenuto munito di titolo esecutivo) incaricato di procedere alla pubblicazione sul P.V.P. (a norma dell’art. 161-quater disp. att. c.p.c.) omette di provvedere a tale adempimento o vi provvede oltre il termine fissato per causa imputabile allo stesso creditore (inerzia “diretta”);
  • l’estinzione ex 631-bis c.p.c. è pure correttamente dichiarata qualora il professionista delegato ometta la pubblicazione sul P.V.P. o la compia oltre il termine fissato per causa imputabile al creditore; quest’ultima ben può essere rinvenuta anche nell’inottemperanza all’ordine di fornire all’ausiliario la provvista necessaria per il pagamento del contributo ex art. 18-bis d.P.R. n. 115 del 2002 (inerzia “indiretta”);
  • al contrario, poiché la fattispecie estintiva ex 631-bis c.p.c. esige, quale presupposto, il vano decorso del termine stabilito per effettuare la pubblicità sul P.V.P., la violazione del termine fissato al creditore per eseguire il pagamento del contributo non determina automaticamente l’estinzione (“tipica”) del processo esecutivo, ma potrebbe condurre – casomai – alla pronuncia di improseguibilità (estinzione cd. “atipica”) della procedura.