I primi due anni del "progetto esecuzioni" della terza sezione civile della Cassazione

A cento sentenze dall'inizio, un bilancio dell'attività della nuova metodologia organizzativa del giudice di legittimità, applicata per la prima volta al settore dell'esecuzione civile
I primi due anni del "progetto esecuzioni" della terza sezione civile della Cassazione

Sommario:

1. La struttura del progetto.
2. I risultati.
3. Le prospettive

 

  1.  La struttura del progetto.

È stato varato nella primavera del 2018 – divenendo operativo con la prima udienza del 13/07/2018 – dalla Terza Sezione Civile, con l’insediamento del suo nuovo Presidente titolare ed il coinvolgimento di un Presidente di sezione e sei Consiglieri fissi, il “Progetto Esecuzioni”, inteso a recuperare al giudice di legittimità un suo istituzionale ruolo nomofilattico e definito dalla stampa «un esempio di best practice nel settore giustizia, per coniugare le ragioni del diritto con quelle dell’economia, rafforzando la funzione della Cassazione nell’assicurare un’uniforme interpretazione della legge» (Negri, Con il «Progetto esecuzioni» priorità alle cause più rilevanti, IlSole24Ore, 22/11/2018, 34).

Il Progetto, nel cui ambito è stata da poco pubblicata la centesima sentenza, mira a correggere gli effetti della tradizionale impostazione del giudizio di cassazione come “occasionale”, nel senso che la controversia tra privati costituisce per la Corte soltanto un’occasione per svolgere la sua funzione nomofilattica e dipende quindi dal caso la concreta articolazione del ruolo delle singole udienze; con la prassi applicativa del Progetto, invece, si attribuisce centralità alla programmazione, sia pure – beninteso – in relazione al concreto carico di lavoro pendente, poiché è lo stesso giudice di legittimità che, selezionate le questioni attualmente più rilevanti o dibattute, individua una controversia idonea a fornire l’opportunità di pronunciare una decisione idonea ad orientare le future determinazioni dei giudici di merito (e non solo a correggere le pronunce già emesse) e, così, di assicurare tempestivamente l’uniforme interpretazione del diritto nazionale.

La prassi tende a una razionale e mirata gestione delle pendenze nella materia dell’esecuzione civile (tabellarmente di competenza della Terza Sezione Civile della Corte) mediante l’individuazione, il più possibile compartecipata da tutti gli operatori del diritto (attraverso l’interazione con forum specializzati, convegni e riviste giuridiche), delle questioni di maggior rilievo o più controverse negli uffici di merito.

La ricerca – condotta dal gruppo di lavoro istituito in seno alla Sezione (composto dai magistrati dell’Ufficio del Massimario destinati alla collaborazione nell’attività di spoglio e classificazione dei processi, da sei Consiglieri  e da un Presidente di Sezione, esperti del settore) – individua le questioni che assumono rilievo nomofilattico in quanto:

- riguardano tematiche di sicura attualità e rilevanza, ma non ancora approfondite;

- patiscono divergenti interpretazioni dei giudici di merito oppure incertezze e dubbi indotti da giurisprudenza di legittimità oscillante o eccessivamente remota o la cui tenuta deve essere rimeditata in ragione di mutati contesti ordinamentali;

- hanno impatto sistematico e di ricaduta immediata sulle procedure pendenti, a causa delle conseguenze applicative nel quotidiano lavoro dei giudici dell’esecuzione forzata e dei loro ausiliari.

All’individuazione delle questioni seguono:

1) il reperimento preferibilmente con mezzo informatico, tra le cause pendenti in Sezione (in precedenza oggetto di attenta schedatura da parte dei magistrati destinati allo spoglio e alla classificazione), di quelle che siano portatrici di una o più di quelle stesse questioni;

2) l’accorpamento di quelle controversie in più udienze dedicate;

3) la divulgazione agli operatori del settore di un calendario di udienze che faccia esplicita menzione dei temi trattati, così che i giudici di merito possano, a loro volta, razionalmente gestire il proprio ruolo.

Parallelamente, il P.G. presso la Corte di Cassazione, dopo avere promosso una consultazione degli uffici di merito con invito a formulare segnalazioni, propone alla Corte i ricorsi nell’interesse della legge, ai sensi dei primi due commi dell’art. 363 cod. proc. civ.

  1. I risultati. 

Nel calendario della terza sezione civile è stata prevista, nel primo anno, per il “Progetto Esecuzioni” di norma un’udienza pubblica al mese, con assegnazione al Collegio di un limitato numero di ricorsi, in modo da consentire un adeguato approfondimento delle questioni; ognuna di queste udienze è preceduta da apposita “precamera” (inserita nel calendario delle udienze ed adunanze della terza sezione, onde evitare concomitanze), per un esame preliminare dei ricorsi da parte dei consiglieri del collegio decidente e dai componenti del gruppo di lavoro, sempre presieduta dal Presidente di Sezione, che così mantengono costante il loro aggiornamento sull’avanzamento del Progetto.

La necessità di non trascurare la massa dei ricorsi ordinari ha comportato un diradamento delle udienze nomofilattiche e la concentrazione in adunanze camerali delle questioni così avviate a soluzione o comunque adeguatamente definibili in base ad orientamenti più o meno consolidati; tale momentaneo rallentamento è stato aggravato dalla nota emergenza sanitaria, con il suo sconvolgimento dell’attività giudiziaria anche della Corte Suprema, unita all’esorbitante incremento del carico di lavoro indotto dal contenzioso in tema di immigrazione.

Al momento del compimento dei due anni dalla prima delle udienze del Progetto, cioè al  12/07/2020, risultano pubblicate centoquattro sentenze della terza sezione civile, in dieci delle quali la soluzione della questione è stata individuata con l’enunciazione del principio di diritto nell’interesse della legge, ai sensi del terzo comma dell’art. 363 cod. proc. civ.; inoltre, in ventuno altre occasioni è stato impossibile, per i vizi del ricorso o altre ragioni di rito, attivare anche tale ultima modalità e la Corte non ha potuto quindi in alcun modo interloquire sulla relativa questione, pure individuata come di sicuro rilievo nomofilattico.

Finora unico caso di interazione diretta con l’Accademia si è avuto con l’organizzazione, nel maggio 2018 ed in vista proprio della pubblica udienza dedicata alla questione, di uno specifico evento formativo, consistente in uno dei “Dialogòi” tra Università ed Avvocatura e Magistratura, cogestiti dall’Università di Roma Tre e dalla Formazione decentrata della Corte di cassazione, sul tema della liquidazione delle spese nel processo esecutivo (di cui all’art. 95 cod. proc. civ.): al riguardo, la posizione prevalente espressa dai relatori non è stata recepita dalla pronuncia intervenuta (Cass. 24571/18), ma molti degli argomenti sono stati presi in esplicita considerazione, a conferma dell’utilità del dialogo e del confronto, quand’anche non confortato da una conclusione concorde.

È stato poi in un’occasione dato seguito dalla Procura Generale all’impostazione di proporre un ricorso nell’interesse della legge: ed in particolare sulla questione della reclamabilità dell’ordinanza sulle istanze di sospensione nelle opposizioni preesecutive, cui è seguita la sentenza delle Sezioni Unite n. 19889 del 2019, severamente criticata da una parte della dottrina, ma rispondente alla prassi maggioritaria applicata dai giudici del merito e, soprattutto, agli approfondimenti di una corrente ermeneutica sensibile alla funzionalità del processo ed alla tutela dei diritti di tutte le parti.

Si rinvengono in diverse pronunce della Corte espliciti riconoscimenti della nuova «metodologia organizzativa ... volta alla rilevazione e concentrazione delle questioni nuove o che presentano specifiche “criticità” in apposite udienze dedicate» (così Cass. n. 26049/2018, oppure Cass. n. 33647/2018); sia per la natura delle questioni esaminate, sia – soprattutto – per i meccanismi di selezione e decisione delle controversie, le sentenze del “Progetto Esecuzioni” rivestono un «espresso valore nomofilattico» (Cass. n. 28848/2018; Cass. n. 04964/2019); infatti, ai principî di diritto in esse enunciati (anche a norma dell’art. 363, comma 3, c.p.c.) si richiamano numerose successive statuizioni di legittimità in materia di esecuzione forzata, talvolta in recepimento integrale e quindi con sensibili effetti positivi sulla tempistica della definizione del contenzioso.

L’altra modalità, di segnalazione delle tematiche da parte di operatori specializzati (e, soprattutto, con il recepimento delle questioni individuate da un’apposita sessione del consueto incontro annuale tra giudici dell’esecuzione organizzato dal Centro studi sulle procedure esecutive e concorsuali – CeSPEC a Napoli nell’ottobre 2018), non ha ancora avuto modo di produrre utili frutti, perché le specifiche problematiche indicate come di particolare interesse non sono ancora state rinvenute nel pur vasto coacervo dei molti ricorsi, qualche centinaio, ancora pendenti in materia esecutiva davanti alla terza sezione civile della Corte.

È impossibile un’adeguata disamina anche solo delle più importanti tra le pronunce del progetto, visto che si sono occupate di svariate questioni, tutte caratterizzate dall’immediatezza delle ricadute anche sul piano organizzativo del lavoro non solo dei giudici dell’esecuzione, ma anche di tutti gli operatori. Ed ampiamente differenziati sono stati gli oggetti delle pronunce, benché la persistente occasionalità del giudizio di Cassazione indotta dalla casualità delle impugnazioni concretamente proposte abbia condotto ad una maggiore attenzione a bene identificate tematiche: ai principi generali in tema di esecuzione forzata (tra cui l’indefettibilità dell’intervento della forza pubblica a rendere effettiva l’esecuzione, di cui a Cass. 24198/18); al titolo esecutivo; all’espropriazione presso terzi (tra cui la tendenziale irrevocabilità della dichiarazione del terzo, di cui a Cass. 5489/19); all’espropriazione mobiliare; all’espropriazione immobiliare (con particolare attenzione alla distribuzione del ricavato, ma, di recente, anche alla novella di cui all’art. 164bis disp. att. cod. proc. civ., che ha consentito – con Cass. 11116/20 – utili puntualizzazioni sul ruolo del giudice dell’esecuzione e sulla funzione del processo); all’espropriazione di beni indivisi; alle spese dell’espropriazione forzata; all’esecuzione in forma specifica; alle opposizioni esecutive, in molti loro aspetti, alcuni dei quali di grandissima rilevanza pratica (come la c.d. bifasicità necessaria, di cui a Cass. 25170/18; o l’intersezione tra poteri sospensivi di giudici delle opposizioni preventive e successive, di cui a Cass. 26285/19); alla riscossione coattiva o esattoriale (che ha visto un incremento esponenziale del contenzioso, verosimilmente in concomitanza con l’intensificazione dei tentativi di razionalizzazione delle attività di recupero dei crediti oggetto di tale speciale forma di esecuzione).

  1. Le prospettive

Nell’immediato, la situazione eccezionale di congestione dei ruoli e la preferenza accordata dalla Corte di legittimità alle adunanze camerali non partecipate, imposte dalla cosiddetta fase tre dell’emergenza sanitaria, porta a prevedere soltanto un’altra udienza nomofilattica, dopo quella del febbraio ultimo scorso, nel corrente anno 2020. Ad un primo spoglio sono state individuate almeno una trentina di questioni che potrebbero necessitare di un intervento nomofilattico; tra le altre, possono segnalarsi il contraddittorio nelle opposizioni esattoriali, oppure il subprocedimento deformalizzato di accertamento dell’obbligo del terzo, oppure ancora l’ambito di operatività dell’art. 2929bis cod. civ.; contemporaneamente, alle Sezioni Unite è devoluto un paio di questioni importanti in materia esecutiva: una prima, sui tempi di trascrivibilità del decreto di trasferimento (oggetto di divergenti prassi applicative in non poche Conservatorie dei Registri Immobiliari); ed altra, sulle conseguenze sulle opposizioni ad esecuzione della caducazione del titolo esecutivo per motivi diversi da quelli fatti ritualmente valere.

Il progetto dovrà affrontare, forte dell’esperienza maturata da una squadra coesa ed affiatata, una fase di progettualità rinnovata, se non altro per le esigenze imposte dalla già richiamata emergenza sanitaria, che ha imposto la rivisitazione dei calendari e dei programmi di gestione dell’arretrato.

Ma si esige una riflessione sui temi di più immediato impatto, alla luce delle incognite che il mutato contesto economico e sociale ha posto a tutti gli operatori giuridici: ed è plausibile che l’attenzione sia rivolta, con l’occasione della disamina dei diversi aspetti processuali via via portati all’attenzione della Corte a seconda del contenuto dei ricorsi, alle ricadute delle disfunzioni non solo del processo esecutivo, ma soprattutto di quelle del sistema economico nel suo complesso, investito brutalmente dal repentino sconvolgimento delle abitudini di vita e soprattutto della concatenazione dei cicli di produzione e scambio di beni e servizi e, quindi, dei traffici giuridici in generale.

La declinazione del diritto dell’emergenza e la sua applicazione al processo civile in generale ed esecutivo in particolare saranno assai delicate, perché occorrerà continuare a garantire la piena effettività del diritto, che costituisce l’intima essenza di ogni ordinamento giuridico e fonda l’indefettibilità della tutela esecutiva, in un contesto che ha dovuto sperimentare forme di difficoltà completamente prive di precedenti nella Storia, vicine a trasmodare in autentiche imprevedibili impossibilità sopravvenute.

Al diritto, al processo ed al processo esecutivo si prospetta un tempo difficile e si richiederà una prova di straordinaria maturità e di peculiare sensibilità: ma ci sono tutti gli elementi per pensare che l’una e l’altra il progetto esecuzioni della terza sezione civile sarà in grado di mettere in campo.