Le Linee guida del Ministero per fronteggiare il COVID-19 e l’impatto sulle procedure esecutive

Il 28 febbraio il Ministero della Giustizia e il Consiglio Nazionale Forense hanno rilasciato, a firma congiunta, un documento contenente le “Linee guida” per contribuire al corretto funzionamento degli uffici giudiziari in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Si tratta, per quanto di interesse, di una serie di raccomandazioni rivolte ai Capi degli Uffici giudiziari volte a sollecitare l’adozione degli accorgimenti necessari ad “evitare assembramenti nelle aule di udienza, negli spazi ad esse antistanti e negli altri locali che – di regola – sono destinati al transito e alla sosta degli avvocati, delle parti, dei testimoni e di ogni altro soggetto del processo, nel rispetto delle norme processuali vigenti” (art. 1, comma 1).

In particolare, il Capo dell’Ufficio giudiziario, nell’ambito delle proprie competenze organizzative, può autorizzare i giudici a tenere le udienze “limitando, per quanto possibile e senza pregiudizio per le parti, la presenza in udienza di soggetti diversi dall’avvocato” (art. 1, comma 2). Nell’ambito civile, il Ministero invita a valutare se l’udienza “possa essere tenuta anche con modalità da remoto” (art. 1, comma 3).

In realtà, si tratta di prescrizioni di difficile attuazione, in quanto il necessario rispetto delle norme processuali vigenti (espressamente fatto salvo dall’art. 1 delle Linee guida; del resto, non avrebbe potuto essere diversamente, stante l’evidente incapacità di un atto di indirizzo di derogare alla legge primaria) restringe considerevolmente la possibilità di utilizzare “modalità da remoto” per la partecipazione alle udienze. D’altro canto, la responsabilizzazione dei Capi degli Uffici, che potrebbero essere malauguratamente chiamati a giustificare le proprie scelte in caso di propagazione dei contagi avvenuta all’interno degli ambienti giudiziari, impone di verificare quali sia l’ambito di effettiva possibile adozione delle misure precauzionali raccomandate dal Ministero.

A ben vedere, l’unico contesto nel quale le Linee guida sembrano poter avere immediata e piena applicazione è rappresentato dalle aste giudiziarie immobiliari.

Com’è noto, infatti, l’art. 569, comma 4, c.p.c. pone la regola secondo cui il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e il pagamento del prezzo (nonché, nei casi previsti, l’incanto) siano effettuati con modalità telematiche, a meno che il giudice non ritenga ciò “pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura”. Nel contesto attuale, diviene difficile immaginare che l’assembramento dei partecipanti alla gara in un unico locale possa risultare più conveniente per i creditori o per l’efficienza dell’espropriazione, non foss’altro che per la ragione che la paura del contagio e, comunque, l’osservanza delle ordinarie raccomandazioni di igiene individuale sconsigliano la frequentazione di luoghi affollati.

Si può, quindi, affermare che qualsiasi eventuale remora finora residuata in alcuni Uffici giudiziari circa l’uso delle piattaforme telematiche per le aste immobiliari debba cedere di fronte alle raccomandazioni del Ministero della Giustizia e alla responsabilità gravante sul Capo dell’Ufficio di adottare tutte le misure idonee ad evitare l’accesso alle aule di “soggetti diversi dall’avvocato”.

Nello specifico, questo risultato non sarebbe raggiunto neppure se, fra le diverse modalità previste dal DM. Giustizia 26 febbraio 2015, n. 32, si optasse per la vendita “sincrona mista” (art. 22), che comunque prevede la comparizione innanzi al giudice (o al referente della procedura) di coloro che hanno formulato l’offerta o la domanda su supporto analogico. L’unica vera misura per ottemperare alle raccomandazioni del Ministero della Giustizia consiste, dunque, nel ricorrere alla vendita sincrona telematica (c.d. “telematica pura”) di cui all’art. 21 del citato D.M., oppure alla vendita asincrona regolata dall’art. 24, per le quali l’offerta è presentata esclusivamente in via telematica e la gara si svolge senza la presenza degli interessati in aula.

I termini della questione non mutano neppure considerando che, nella ordinarietà dei casi, le operazioni di vendita sono delegate ad un professionista. Deve infatti ritenersi che le raccomandazioni del Ministero riguardino anche le attività che si svolgono davanti a costui, tanto che – come appare più corretto – lo si consideri come delegato al compimento di un’attività di natura sostanzialmente giudiziaria, quanto lo che si ritenga incaricato di operazioni di carattere amministrativo. Infatti, anche per queste valgono le raccomandazioni di cui sopra, per effetto di quanto previsto dall’art. 4 delle Linee guida.

La responsabilità di assicurare l’adozione delle più opportune misure per la partecipazione da remoto alle vendite giudiziarie spetta al Capo dell’Ufficio, dato che – seguendo la delibera del CSM in materia di “Buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari” dell’11 ottobre 2017 e successive modificazioni – è a lui che compete l’adozione delle decisioni in materia.

Scarica il documento: COVID-19_Linee guida funzionamento uffici giudiziari.pdf