Assegnazione del credito nell’espropriazione presso terzi e fallimento del debitore esecutato

Una disamina delle correlazioni e delle interferenze fra la disciplina dell'espropriazione presso terzi e la procedura fallimentare alla luce della natura dell'ordinanza di assegnazione e dell'incidenza della norma sull'inefficacia dei pagamenti di cui all'art. 44 l. fall.
Assegnazione del credito nell’espropriazione presso terzi e fallimento del debitore esecutato

SOMMARIO:

1. Concetto e scopo dell’assegnazione.
2. Il profilo della riscossione.
3. Le due ipotesi di assegnazione dell’art. 553 c.p.c.
4. L’efficacia esecutiva dell’ordinanza di assegnazione.
5. Il principio dell’insensibilità dell’assegnazione al fallimento del debitore esecutato.
6. Il principio dell’inefficacia del pagamento del debitor debitoris dopo il fallimento dell’esecutato.
7. Le conseguenze del pagamento coattivo inefficace.
8. Recenti puntualizzazioni giurisprudenziali.

 

1. Concetto e scopo dell’assegnazione.

Nell'espropriazione presso terzi il pignoramento assume ad oggetto beni o somme di denaro nella titolarità del debitore esecutato ma in possesso di un terzo.

Il pignoramento viene notificato proprio a quest’ultimo che è chiamato a rendere una dichiarazione tesa a precisare di quali cose o somme sia debitore o si trovi in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna al debitore esecutato.

L'esecuzione forzata di che trattasi si completa con la dichiarazione positiva del terzo ovvero con l'accertamento del relativo obbligo.

L'ordinanza di assegnazione è il provvedimento mediante il quale, nell'ipotesi di dichiarazione positiva del terzo, viene a compiersi il procedimento di espropriazione presso terzi con il trasferimento al creditore delle somme o dei crediti vantati dal proprio debitore nei confronti del terzo.

Pertanto, l'assegnazione del credito configura una datio in solutum, con effetto liberatorio condizionato all'effettiva riscossione, ossia pro solvendo.

L'art. 553 c.p.c. prevede, in linea con le disposizioni già proprie del testo del 1865, l'assegnazione ai creditori concorrenti delle somme delle quali il terzo pignorato si dichiari debitore[1].

L'assegnazione dei crediti perfeziona il trasferimento, ad appannaggio del creditore assegnatario, della titolarità di un diritto di credito facente capo al debitore esecutato. Proprio l'efficacia traslativa dell'ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. rappresenta aspetto largamente sedimentato nel dibattito tra gli studiosi[2].

La giurisprudenza di legittimità sottolinea da canto suo che l’assegnazione assurge ad atto di chiusura del procedimento di esecuzione[3]. L’ordinanza in parola fa calare il sipario sul processo esecutivo, comportando la consumazione del potere del giudice dell’esecuzione, il quale emanandola si spoglia definitivamente della propria competenza sulla procedura.

 

2. Il profilo della riscossione.

L’art. 2928 c.c. prevede che, qualora oggetto d'assegnazione sia un credito, il diritto dell'assegnatario nei confronti del debitore che subisce l'espropriazione si estingue soltanto con la riscossione del credito assegnato.

La norma configura, a ben guardare, l'assegnazione coattiva alla stregua di cessione pro solvendo, ad effetto immediatamente traslativo – come sopra s’è detto (§ 1) – in quanto idonea a realizzare fin da subito una successione a titolo particolare inter vivos nel diritto ablato[4].

Secondo l’impostazione ormai consolidata, l'assegnazione forzata del credito richiama la figura della cessione “salvo buon fine”, in cui il cedente garantisce la solvenza del debitore. La fattispecie è, in effetti, un’ipotesi di trasferimento coattivo contrassegnata dall'elemento caratteristico della liberazione del debitore solo in ragione del successivo pagamento del terzo assegnato.

La sopravvivenza dell'obbligazione originaria, che rimane – per così dire – quiescente sullo sfondo fino all’esazione del credito ceduto, pur non equivalendo a garanzia della solubilità del debitore assegnato, nondimeno assolve ad una funzione in tal senso atteggiata; a denotarlo è l’espresso richiamo che l'art. 1198, cpv., c.c. dedica al secondo comma dell’art. 1267 c.c.[5].

 

3. Le due ipotesi di assegnazione dell’art. 553 c.p.c.

L’art. 553 c.p.c. differenzia l’assegnazione a seconda che le pretese creditorie che ne costituiscono l’oggetto siano esigibili immediatamente o, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni (comma primo), ovvero in termini maggiori, in quanto crediti “a lunga scadenza” (comma secondo).

Al verificarsi della prima ipotesi, il giudice assegna di diritto, sempre “salvo esazione”, le somme indicate, attuando una vera e propria modalità espropriativa contemplata dalla legge; al concretizzarsi della seconda evenienza, per converso, procede all'assegnazione sull'accordo tra i creditori concorrenti, diversamente dovendo disporre la vendita del credito, nel rispetto della disciplina dettata per i beni mobili.

La prima ipotesi di cessione riproduce – come si è esplicitato appena sopra (§ 2) – l’archetipo della cessione pro solvendo, rimanendo l’estinzione del credito assegnato (con l’affrancazione dal vincolo obbligatorio del debitore esecutato) condizionata all'effettivo pagamento da parte del debitor debitoris assegnato[6].

L'assegnazione prevista dalla seconda ipotesi realizza lo schema del trasferimento pro soluto, garantendo all'assegnatario il solo nomen verum del credito, ma gravandolo del rischio di insolvenza del debitore.

Con riferimento all’ipotesi acclusa nel primo comma dell’art. 553 c.p.c., la circostanza che l’ordinanza venga emanata “salvo esazione”, ancorchè implichi una “cessio pro solvendo” coattiva del credito pignorato imperniata sull’estinzione dell’obbligazione principale soltanto al momento dell’effettivo pagamento da parte del terzo, non vale a procrastinare il momento conclusivo della procedura esecutiva, finendo per investire il profilo strettamente sostanziale dell’adempimento, senza interferire col piano processuale.

In altri termini, il versante dell’estinzione del debito, che avviene esclusivamente in virtù del pagamento del terzo, rimane scisso ed appartato rispetto al fronte del processo esecutivo, la cui conclusione combacia con l’emissione dell’ordinanza di assegnazione.

 

4. L’efficacia esecutiva dell’ordinanza di assegnazione.

In ossequio alla portata generale dell’art. 487 c.p.c., il provvedimento di assegnazione è reso sempre in forma di ordinanza.

Ad esso è immanente un’efficacia esecutiva tale da assicurare la soddisfazione del diritto attribuito all’assegnatario nei confronti dell’assegnato. D’altronde, sebbene detto attributo non sia stato storicamente oggetto di esplicita menzione, non è ragionevole immaginare d’imporre al creditore l’intrapresa di un separato giudizio di cognizione volto ad ottenere un titolo esecutivo nei riguardi del debitor debitoris. Una lettura che tanto ipotizzasse condannerebbe l’assegnazione ad una dimensione fragile e leggera, riducendola a simulacro di quella tutela che a livello sistematico intende accordare[7].

L’assegnatario, piuttosto, un titolo esecutivo lo possiede già ed è rappresentato dall’ordinanza di assegnazione. Egli può pertanto promuovere un’autonoma espropriazione nei confronti del terzo debitore, senza cimentarsi nell’esercizio di una preventiva azione cognitiva.

L’ordinanza di assegnazione ha, del resto, un contenuto solido e strutturato. In funzione della sua pronuncia, il giudice dell'esecuzione non si limita a prendere atto, sulla base dell’eventuale dichiarazione positiva resa dal terzo, dell’esistenza e dell’importo del credito, per addivenire meccanicamente al "passivo" trasferimento di esso; egli deve, piuttosto, fare uso anche officioso di poteri sia pur lato sensu cognitivi e valutativi, che raccolgono nel proprio perimetro anche la verifica dell'idoneità del titolo esecutivo e della quantificazione del credito, nonché l'interpretazione della dichiarazione del terzo sotto i profili dell'attualità, dell'esigibilità e dell'entità del credito assegnando[8]. È prerogativa conseguente del giudice finanche il ridimensionare la misura dell’assegnazione rispetto all’ammontare invocato[9].

Vero che l’art. 474 c.p.c., che costituisce la norma d’esordio del Titolo I del Libro III destinato alla disciplina del processo di esecuzione, fornisce un catalogo tassativo dei titoli esecutivi, nel quale non annovera espressamente l’assegnazione dei crediti. Nondimeno, l’efficacia esecutiva del provvedimento in parola è una qualità che non può disconoscersi, non solo perché a suggerirla è il background fortemente strutturato di cui s’è appena detto, né soltanto perché si costringerebbe altrimenti i debitori all’evocato paradosso pratico di un giudizio di cognizione a valle dell’assegnazione ottenuta; a monte viene in evidenza la decisiva riconducibilità dell’assegnazione alla categoria formale degli atti pubblici, di cui al n. 3 della norma or ora rammentata[10].

Né può trascurarsi che il provvedimento abbia una connotazione saliente: quale ordine di disporre a favore dell'assegnatario è esigibile alla stregua d’ogni altro ordine che sia emesso nell’ambito del processo esecutivo.

Non va, infine, trascurato che l’art. 1, comma 20, l. 24 dicembre 2012, n. 228, ha sensibilmente modificato l’art. 549 c.p.c., che ora chiama il giudice dell'esecuzione a risolvere le contestazioni insorte intorno alla dichiarazione del terzo, con lo strumento dell'ordinanza. Quest’ultima è riconosciuta idonea a generare effetti ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione basata sul provvedimento di assegnazione[11].

A sterilizzare – al lordo delle altre argomentazioni esposte – ogni utile disputa sulla questione dell’efficacia esecutiva del provvedimento ex art. 553 c.p.c. è intervenuta, ad ogni buon conto, la Corte di Cassazione, la quale ha reiteratamente rilevato che l’ordinanza ex art. 553 c.p.c. – non idonea al giudicato – ha natura di titolo esecutivo, nonostante la non menzione nell'art. 474 c.p.c. e l'assenza di norme ad hoc che le attribuiscano tale natura[12].

 

5. Il principio dell’insensibilità dell’assegnazione al fallimento del debitore esecutato.

L'assegnazione del credito disposta in sede esecutiva per il sostrato coattivo che la permea si connota quale strumento sostitutivo di un pagamento normale, mancato per difetto di cooperazione del debitore.

Al pari che per la cessione volontaria, in base all’art. 2914, n. 2, c.c. non hanno effetto nei confronti del creditore pignorante e dei creditori intervenuti le cessioni di crediti che siano state notificate al (o accettate dal) debitore ceduto successivamente al pignoramento.

Si tratta di un principio che influisce in maniera diversa a seconda che la cessione abbia ad oggetto un credito già esistente, ovvero una pretesa futura o non ancora esigibile.

In detti ultimi casi, infatti, la cessione ha carattere soltanto obbligatorio e l'effetto traslativo si verifica allorché il credito viene ad esistenza o diventa esigibile.

La giurisprudenza di legittimità ha chiarito da tempo che per poter opporre al fallimento la cessione di crediti futuri è necessario, non solo che questi ultimi, sorti dopo il perfezionamento della cessione, siano comunque anteriori al fallimento, ma anche che prima di tale data essi siano divenuti esigibili e siano stati singolarmente notificati o accettati dal debitore con atto avente data certa[13].

L’art. 2914, n. 2, testè richiamato è senz'altro applicabile al fallimento, che integra un pignoramento generale dei beni del fallito. Viene in rilievo l’assunto nomofilattico a tenore del quale “al fallimento del cedente possono essere opposte soltanto le cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto, o siano state dal medesimo accettate, con atto avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, atteso che il disposto dell'art. 2914, primo comma, numero 2), c.c. - secondo il quale sono inefficaci, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione, le cessioni di credito che, sebbene anteriori al pignoramento, siano state notificate al debitore o da lui accettate dopo il pignoramento - opera anche in caso di fallimento del creditore cedente; fermo restando che, ai fini dell'opponibilità delle cessioni di credito al fallimento del cedente, non è necessario che la notifica al debitore ceduto venga eseguita a mezzo di ufficiale giudiziario, costituendo quest'ultima una semplice species del più ampio genus costituito dalla notificazione intesa come attività diretta a produrre la conoscenza di un atto in capo al destinatario, con la conseguenza che la notificazione della cessione, non identificandosi con quella effettuata ai sensi dell'ordinamento processuale, costituisce un atto a forma libera, non soggetto a particolari discipline o formalità[14].

In questo quadro, la notifica della citazione di cui all’art. 543 c.p.c. giova a costituire il terzo pignorato quale custode delle somme dovute (art. 546, primo comma, c.p.c.), con un effetto del tutto equivalente a quello dell’art. 1264, primo comma, c.c., conformemente al quale non consente più al destinatario dell'atto di eseguire efficacemente la prestazione in favore del debitore esecutato[15].

Quanto all'epoca della cessione, non v'è dubbio che l'ordinanza di assegnazione, essendo atto del processo esecutivo, è per sua stessa natura munita di data certa idonea a costituire adeguato riferimento.

Tra assegnazione e cessione del credito pro solvendo non è dato ravvisare divaricazioni di tipo strutturale. Pertanto, la prima è opponibile alla massa se emessa prima del fallimento, ovvero, quando abbia ad oggetto un credito futuro o non esigibile, se prima dell'apertura della procedura concorsuale questo venga ad esistenza o diventi esigibile, così da determinare il consolidamento dell'assegnazione medesima.

Specularmente, l'eventuale provvedimento di assegnazione che intervenga in un momento successivo al fallimento è inopponibile a quest'ultimo dal punto di vista sostanziale, nonché inefficace sul crinale processuale perché suscettibile di impingere nell’art. 51 l. fall..

L'insensibilità del provvedimento di assegnazione del credito al fallimento si ritrova nel rettilineo tragitto della nostra giurisprudenza, che non casualmente sofferma la propria attenzione sul diverso (e posteriore) aspetto del pagamento da parte del debitore assegnato[16] onde stabilire l'esperibilità dei rimedi conservativi di cui agli artt. 67, secondo comma, e 44 , primo comma, l. fall.

 

6. Il principio dell’inefficacia del pagamento del debitor debitoris dopo il fallimento dell’esecutato.

La questione rappresentata dalla sorte del pagamento effettuato dal debitore assegnato a vantaggio del creditore assegnatario, in virtù di un'ordinanza di assegnazione dei crediti del debitore assegnante emessa anteriormente alla dichiarazione di fallimento di quest'ultima, è stata più volte vagliata dalla nostra giurisprudenza di legittimità.

Quest’ultima ha icasticamente evidenziato l’inefficacia, a mente dell’art. 44 l. fall, del pagamento eseguito dal debitore assegnato in favore del creditore assegnatario dopo la dichiarazione di fallimento del debitore esecutato.

Rimane irrilevante, in quest’ottica, che l'ordinanza di assegnazione sia stata pronunciata prima della dichiarazione di fallimento[17].

L’art. 44 l. fall. sancisce l'inefficacia rispetto ai creditori di tutti gli atti compiuti dal fallito e dei pagamenti da lui eseguiti o ricevuti dopo la dichiarazione di fallimento e, nel contempo, stabilisce che tutte le utilità conseguite dal fallito in costanza di procedura per effetto degli atti dei quali è predicata l'inefficacia sono acquisite al fallimento.

L’essenza della disposizione si coglie nel c.d. “spossessamento” sostanziale e processuale tratteggiato dagli artt. 42 e 43 l. fall., che immediatamente la precedono. Il fallimento postula, infatti, la cristallizzazione, alla data del fallimento, dei rapporti facenti capo al fallito, sia dal lato attivo, sia dal lato passivo.

L'ordinanza di assegnazione, non implicando la corresponsione della somma al creditore assegnatario fintantoché non ne sia stato effettuato materialmente il pagamento, preclude la facoltà di pretenderne la consegna onde soddisfare il proprio credito al di fuori della cornice processuale fallimentare. L'eventuale pagamento è inefficace, a prescindere dall'esperimento dell'azione revocatoria (che colpisce gli atti compiuti prima della dichiarazione di fallimento), a seguito della perdita – contemporanea al fallimento – del diritto di disporre delle proprie cose da parte del debitore fallito sancita dall'art. 44 l. fall.[18].

La ratio dell’inefficacia alligna nella tutela della par condicio creditorum e trova nella c.d. efficacia liberatoria condizionata all'adempimento del terzo il suo precipuo fondamento.

Per vero, poiché le somme pignorate sono assegnate al creditore pignorante “salvo esazione”, e, come previsto dall’art. 2298 c.c. “il diritto dell'assegnatario verso il debitore che ha subito l'espropriazione non si estingue che con la riscossione del credito assegnato”, il soddisfacimento del credito fatto valere in executivis, con la conseguente liberazione del debitore esecutato, non può che aver luogo solo al momento del pagamento effettuato dal terzo debitore, e non prima con l'assegnazione del credito[19].

Il pagamento effettuato dal terzo debitore in favore del creditore pignorante rientra, pertanto, nell'impianto applicativo dell'art. 44 l.fall. in quanto atto estintivo di un debito riferibile al debitore esecutato dichiarato fallito, che viene effettuato dal terzo debitore in suo luogo, e che diviene inefficace se successivo alla dichiarazione di fallimento, in quanto lesivo della par condicio creditorum.

Dopo la dichiarazione di fallimento, per effetto della perdita della disponibilità del proprio patrimonio, il debitore non può effettuare pagamenti volontari, ma neanche pagamenti coattivi, categoria nella quale rientra qualunque forma di soddisfazione del creditore che si realizzi all'esito di una procedura espropriativa instaurata contro il debitore fallito.

L'art. 44 l. fall. delinea un recinto di incidenza dilatato per l’inefficacia, proprio al fine di apprendere nel proprio ambito ogni pagamento, volontario o coattivo, che a prescindere dal proprio oggetto finisca per estinguere un debito del fallito al di fuori dell’alveo del concorso sostanziale e formale fra i creditori che l’apertura della procedura fallimentare ha già inaugurato.

Pertanto, il pagamento che sia il frutto dell'assegnazione coattiva di un credito ai sensi dell'art. 553 c.p.c. ricade nel perimetro dell’art. 44 l. fall., configurandosi come esazione satisfattiva preferenziale di un creditore in luogo degli altri.

Nell'espropriazione presso terzi un pagamento giustappunto coattivo si realizza, non al momento della pronuncia del provvedimento di assegnazione, ma nel diverso frangente in cui il terzo debitore assegnato effettua il pagamento in favore del creditore assegnatario.

Ad incappare nell’inefficacia di “sbarramento” dell’art. 44 l. fall. è sul piano sistematico ogni atto satisfattivo comunque, ed anche indirettamente, sia riferibile al debitore fallito, o perché eseguito con suo denaro o per incarico di lui, ovvero anche in luogo di costui, come avviene in ipotesi di pagamento del terzo debitore del fallito, assegnato coattivamente ex art. 553 c.p.c. al creditore che ha promosso l'azione esecutiva presso quel terzo.

 

7. Le conseguenze del pagamento coattivo inefficace.

Nel caso di assegnazione di credito futuro, l'ordinanza ex art. 553 c.p.c. comporta l'esclusiva applicabilità dell'art. 44 l. fall. con riferimento ai pagamenti successivi al fallimento, posto che la par condicio creditorum viene ad essere concretamente pregiudicata non al momento dell'assegnazione, ma al momento, che è fisiologicamente ed inevitabilmente successivo, in cui il terzo pignorato esegue il pagamento precedentemente “assegnato”, giacchè è solo in questo momento che il patrimonio del debitore subisce una deminutio che pregiudica gli interessi della massa, con conseguente inapplicabilità dell'art. 67 l. fall..

In definitiva, il fallimento del debitore, che abbia in precedenza subito un pignoramento presso terzi, con conseguente assegnazione in favore del creditore, comporta l'inefficacia, ex art. 44 l. fall. dell'eventuale pagamento che il terzo pignorato abbia eseguito in epoca posteriore al momento in cui il debitore principale sia stato dichiarato fallito, anche nel caso in cui l'assegnazione del credito in favore del creditore pignorante sia avvenuta anteriormente alla dichiarazione di fallimento, inefficacia conseguente al fatto che l'eventuale assegnazione, pur se anteriore al fallimento, non è idonea a far immediatamente estinguere il debito del debitore principale, poiché tale effetto è prodotto solo dal pagamento del terzo pignorato, che tuttavia è idoneo ad estinguere il debito del soggetto inadempiente solo se interviene prima del fallimento. 

Ma cosa succede a seguito del pagamento inefficace? A fallimento dichiarato il terzo non può che effettuare la dazione delle somme al curatore del fallimento, il quale potrà agire nei confronti dell'accipiens (ossia del creditore assegnatario che abbia ricevuto il pagamento dal debitore del fallito) per conseguire la ripetizione di quanto eventualmente ricevuto in violazione dell'art. 44 l. fall.[20]; per converso, il destinatario di tale azione avrà facoltà di insinuarsi al passivo per il corrispondente importo, onde ottenere il soddisfacimento del proprio credito in moneta fallimentare.

In altri termini, il creditore assegnatario è tenuto a restituire al fallimento le somme ricevute dal debitore assegnato in esecuzione dell'ordinanza di assegnazione e a sottostare alle regole del concorso. Egli si imbatte in una situazione affine a quella in cui si trovava prima dell'assegnazione del credito: è come se – in sintesi – l'ordinanza di assegnazione non fosse mai stata pronunciata in suo favore.

La giurisprudenza ha anche precisato che, ad onta dell’obbligo dell’assegnatario di versare al fallimento le somme che nel frattempo gli siano state corrisposte in forza del provvedimento di assegnazione, è esclusa la sussistenza in capo al debitore assegnato dell’obbligo di corrispondere le medesime al fallimento[21]. Il creditore in parola, dopo aver attribuito al fallimento tali somme, è onerato di insinuarsi al passivo del fallimento per trovare nel concorso coi creditori la soddisfazione della propria pretesa.

 

8. Recenti puntualizzazioni giurisprudenziali.

Sia con riguardo all'art. 44 l. fall. (e quindi tema di inefficacia di atti dispositivi, segnatamente di pagamenti nel caso in esame) sia con riguardo all'art. 67 l. fall. (e quindi in tema di revocatoria fallimentare) ai fini dell'applicazione dell'una o dell'altra norma, e quindi dei relativi e diversi rimedi dalle stesse approntati, deve guardarsi unicamente all'atto satisfattivo del creditore, ossia al pagamento[22]; atto che al tempo stesso è estintivo di un debito del fallito ed a quest'ultimo riferibile in quanto posto in essere in sua vece e con l'utilizzo di denaro appartenente al medesimo[23].

Il pagamento del terzo che intervenga successivamente alla pronuncia del provvedimento di assegnazione costituisce atto negoziale successivo ed esterno a essa, quindi inidoneo ad influire sulla stabilità e sull'efficacia dell'ordinanza di assegnazione, ma certamente suscettibile di travolgere i pagamenti coattivamente eseguiti in forza di essa.

Se l’assegnazione è provvedimento che non può risentire del fallimento, in quanto ricompreso nel processo di cui formalmente scandisce il finale; viceversa, ogni pagamento che essa a posteriori veicoli non può che risentire della dichiarazione di fallimento e del concorso dei creditori che essa dischiude.

Il fallimento – si potrebbe dire – è lo spartiacque tra l'opponibilità, nel caso di pagamento anteriore, e l'inefficacia, nel caso di pagamento a valle di esso.

All’apertura della procedura concorsuale dell'ordinanza di assegnazione al più dovrà avvalersi il curatore, dal momento che è a costui che il debitor debitoris dovrà effettuare il pagamento dovuto in forza essa.

Si tratta di concetti che descrivono la trama del sistema dei rapporti fra assegnazione del credito e procedura fallimentare e che si colgono in parte in un recente efficace arrêt della Corte di Cassazione che reputa eccentrico il richiamo dell’art. 44 l. fall. in rapporto ad un processo esecutivo già conclusosi con l’assegnazione: “Nell’espropriazione presso terzi di crediti il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. e nelle more del giudizio di opposizione agli atti esecutivi contro di essa proposto dal terzo pignorato, non comporta né la caducazione dell’ordinanza di assegnazione, né la cessazione ipso iure della materia del contendere nel detto giudizio di opposizione, dal cui oggetto, peraltro, esula la valutazione dell’efficacia, ai sensi dell’art. 44 l. fall., in considerazione del momento nel quale vennero posti in essere, degli eventuali pagamenti compiuti dal terzo pignorato in esecuzione dell’ordinanza di assegnazione”[24].

Nella specie, un Comune terzo pignorato in una esecuzione mobiliare aveva invocato con opposizione agli atti esecutivi l’annullamento di un’ordinanza di assegnazione. In seguito all’introduzione della fase di merito, la società esecutata veniva dichiarata fallita. Successivamente alla riassunzione del giudizio oppositivo interrotto da parte della curatela fallimentare il tribunale dichiarava la cessazione della materia del contendere, assumendo che l’esecuzione mobiliare presso terzi non può considerarsi definita finchè non si compia la distribuzione delle somme ai creditori. Dal che conseguirebbe l’improcedibilità dell’espropriazione mobiliare, ai sensi dell’art. 51 l. fall. l’improcedibilità dell’espropriazione in corso e la caducazione di tutti gli atti di essa, compresa l’ordinanza di assegnazione eventualmente pronunciata.

Ad avviso della Suprema Corte, di contro, la procedura esecutiva di espropriazione di crediti si esaurisce proprio con la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione e, dunque, il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo detta pronuncia, non può rendere improcedibile una procedura esecutiva che ha già vissuto il suo epilogo.

La procedura esecutiva di espropriazione di crediti presso terzi ha la funzione di soddisfare il creditore trasferendogli, per effetto dell’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., la titolarità del credito vantato dal debitore nei confronti del terzo. Allorchè il trasferimento avviene, il processo assolve al suo obiettivo. Ergo, l’ordinanza di assegnazione definisce la procedura coattiva intrapresa e l’opposizione ex art. 617 c.p.c. agli atti esecutivi che se del caso l’attinga non segna la reviviscenza di ciò che è concluso, ma spiega il circoscritto effetto di introdurre un ordinario giudizio di cognizione su un atto del processo esecutivo terminato[25].

  

[1] In tema v. in luogo di molti Travi, voce Espropriazione presso terzi, NN.D.I., VI, Torino, 1960, 965; Bonsignori, Assegnazione forzata e distribuzione del ricavato, Milano, 1962, 101

[2] Per la dottrina v. Bove, Sub. art. 2928 c.c., in Della tutela dei diritti (artt. 2907-2969), a cura di G. Bonilini e A. Chizzini, Milano 2016, 360 s.; Colesanti, Il terzo debitore nel pignoramento di crediti, II, Milano 1967, 421; Saletti, Processo esecutivo e prescrizione. Contributo alla teoria della domanda esecutiva, Milano 1992, 202; Tedoldi, voce Vendita e assegnazione forzata, in Dig. it., disc. priv., sez. civ.,vol. XIX, Torino 1999, 676; Tiscini, Considerazioni intorno a natura, effetti e regime dell'ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 c.p.c., in REF 2012, 2; Vaccarella, voce Espropriazione presso terzi, in Dig. it., disc. priv., sez. civ, vol. VIII, Torino 1992, 123.

[3] Ex multis, Cass., 11 dicembre 2007, n. 25946 e Cass., 26 gennaio 2006, n. 1544, Cass. 26 febbraio 2019, n. 5489, entrambe in Italgiure.

[4] Cass. 28 marzo 2001, n. 4494, in Italgiure.

[5] A tenore dell’art. 1198 c.c. “Quando in luogo dell'adempimento è ceduto un credito l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito, se non risulta una diversa volontà delle parti”, ma – in base al secondo comma della norma – “è salvo quanto è disposto dal secondo comma dell'articolo 1267”, in forza del quale “Quando il cedente ha garantito la solvenza del debitore, la garanzia cessa, se la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore è dipesa da negligenza del cessionario nell'iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore stesso”.

[6] Cass., 31 marzo 2011, n. 7508; Cass., 11 dicembre 2007, n. 25946, entrambe in Italgiure.

[7] Qualora si escludesse nell’ordinanza di assegnazione il valore di titolo esecutivo, si finirebbe per esigere un giudizio di cognizione da parte del creditore assegnatario condannandolo ad un’appendice defatigante e finanche velleitaria, per via della verosimile maturazione dei crediti assegnati in anticipo rispetto alla pronunzia giurisdizionale idonea ad assurgere a titolo esecutivo nei confronti del terzo.

[8] Cass., 20 novembre 2012, n. 20310 e Cass., 9 marzo 2011, n. 5529, in Italgiure.

[9] Cass., 8 aprile 2003, n. 5510; Cass. 16 febbraio 2000, n. 1728; Cass. 10 ottobre 1996, n. 8215, tutte in Italgiure.

[10] Tra gli altri, Tatangelo, L'efficacia di titolo esecutivo dell'ordinanza di assegnazione di crediti nell'espropriazione presso terzi e gli effetti delle vicende successive alla sua emissione (caducazione o sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo), REF, 2005, 821; Arieta-De Santis, L'esecuzione forzata, in Montesano-Arieta, Trattato di diritto processuale civile, III, 1, Padova, 2007, 985.

[11] In tema v. Vincre, Brevi note sulle novità introdotte dalla l. 228/2012 nell'espropriazione presso terzi: la mancata dichiarazione del terzo (art. 548 c.p.c.) e la contestazione della dichiarazione, REF, 2013, 64.

[12] Cass. 12 aprile 2018, n. 9173; Cass. 10 agosto 2017, n. 19986; Cass. 10 maggio 2016, n. 9390, tutte in Italgiure; Luiso, Diritto processuale civile, III, Milano, 2013, 148 Mandrioli-Carratta, Diritto processuale civile, IV, Torino, 2017, 150-151.

[13] Cass. 14 novembre 1996, n. 9997, in REF, 1997, 787, con nota di Badini Confalonieri.

[14] Cass. 14 marzo 2006, n. 5516, in Italgiure.

[15] L’art. 1264, primo comma, dispone: “La cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l'ha accettata o quando gli è stata notificata”.

[16] Ben chiara sulla distinzione dei due momenti è Cass. 28 marzo 2001, n. 4494, cit. secondo cui l'ordine del giudice produce una modificazione giuridica che incide sul diritto di credito coattivamente ceduto, il quale è trasferito all'assegnatario simultaneamente al provvedimento di assegnazione, con la conseguenza che l'apprensione delle somme attiene al pagamento o all'adempimento dell'obbligazione di consegna ed è estranea all'ordinanza di assegnazione, che per tale profilo non può essere sospesa.

[17] Cass. 13 agosto 2015, n. 16838; Cass. 20 dicembre 2012, n. 23652; Cass. 14 marzo 2011, tutte in Italgiure.

[18] Cass. 30 marzzo 2005, n. 6737, in Italgiure.

[19] Cass. 22 gennaio 2016, n. 1227; Cass. 10 agosto 2017, n. 19947, ambedue in Italgiure. L'orientamento della giurisprudenza di legittimità in tema di inefficacia ex art. 44 l. fall. del pagamento effettuato dal debitore assegnato è condivisa dagli studiosi v. in tal senso Giordano, L'espropriazione presso terzi, in La nuova espropriazione forzata dopo la l. 30 giugno 2016, n. 119, diretto da Delle Donne, Bologna 2017, 505; Guglielmucci, Gli effetti del fallimento per il fallito, in Trattato di diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali, diretto da Vassalli, Luiso, Gabrielli, vol. III, Torino 2014, 14 s.; Rosapepe, Effetti nei confronti del fallito, in Trattato di diritto fallimentare, diretto da Buoncuore e Bassi, vol. II, Padova 2010, 262.

[20] Cass. 14 marzo 2011, n. 5994, in Italgiure.

[21] Cass. 17 dicembre 2015, n. 25421, in Italgiure.

[22] Si agirà per dichiarare inefficace il pagamento ai sensi dell'art. 44 l. fall., se posto in essere in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento, ovvero per revocarlo, ex art. 67, comma 2, l. fall., se posto in essere entro il termine previsto da detta norma per tale tipologia di atti

[23] Cass. 19 luglio 2016, n. 14779, in Italgiure.

[24] Cass. 5 giugno 2020, n. 10820, in Italgiure.

[25] Da questo punto di vista, i giudici di legittimità hanno ritenuto di dovere prendere le distanze dal precedente di Cass. civ., sez. I, 6 luglio 1999, n. 6968, in Italgiure, che aveva prestato adesione alla tesi secondo cui la dichiarazione di fallimento intervenuta nelle more dell'opposizione agli atti esecutivi avverso l'ordinanza di assegnazione determina l'improcedibilità dell'esecuzione, fondamentalmente facendo leva sul disposto dell'art. 44 l.fall., che sanziona con l'inefficacia tutti i pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, non potendosi discriminare – ai fini dell'applicazione di tale norma – tra i pagamenti effettuati direttamente dal fallito o, in sua vece, dal terzo pignorato in forza dell'ordinanza di assegnazione.