Declaratoria di incostituzionalità della proroga della sospensione ex art 54-ter. Circolari e riassunzione dei processi sospesi

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Declaratoria di incostituzionalità della proroga della sospensione ex art 54-ter. Circolari e riassunzione dei processi sospesi

Da subito l'articolo 54-ter del d.l. 18/2020 ha destato grandi perplessità tra gli operatori del settore delle esecuzioni immobiliari per il suo impatto nel processo esecutivo.
La norma, che nasce da comprensibili scelte politiche, tuttavia per la sua atecnicità e genericità costituisce un grave vulnus per il processo esecutivo.
Le varie proroghe che si sono susseguite e la recente sentenza n. 128 del 22.6 u.s. della Corte Costituzionale ne hanno evidenziato ancora di più i limiti.
La Corte ha infatti dichiarato l’incostituzionalità della seconda proroga (dal 1° gennaio al 30 giugno 2021) della sospensione di ogni attività nelle esecuzioni aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore, pronunciandosi sulle questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Barcellona Pozzo di Gotto e di Rovigo relative all’articolo 13, comma 14, del d.l. 31 dicembre 2020, n. 183 (cosiddetto “milleproroghe”).
La norma prevede(va) la sospensione non di tutti i processi esecutivi ma soltanto di quelli in cui il bene staggito sia adibito ad abitazione principale.  Per individuare la nozione di abitazione principale può essere utile fare riferimento all'articolo 10 comma 3 bis d.p.r. n 917/1986 (“… per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente. Non si tiene conto della variazione della dimora abituale se dipendente da ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari, a condizione che l'unità immobiliare non risulti locata”) e all'articolo 13 d.l. numero 201/2011 (… per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente).
Si tratta di una sospensione del tutto nuova nel nostro ordinamento, atipica ed anomala in quanto condizionata nella sua operatività alla sussistenza di un requisito di fatto, che oggi può sussistere e domani no (o viceversa). Basti qui considerare la profonda differenza da tutti gli altri casi di sospensione ex lege: art. 601, 549, 549, 483, 495, 496 c.p.c. che, diversamente da quella ex art. 54-ter collegata all’accertamento di una circostanza di fatto, sono tutti collegati ad un preciso atto o evento del processo.
La sospensione di cui all'articolo 54-ter è da considerarsi per il legislatore una sospensione ex lege che opera, rectius, dovrebbe operare solo e quando tale presupposto sia in qualche modo accertato all’interno del processo non potendo, a nostro avviso, operare automaticamente.
La suddetta norma, nonostante comporti l’unico effetto di sospendere ex lege soltanto le procedure in corso riguardanti l’«abitazione principale» del debitore esecutato ha sollevato numerosi dubbi interpretativi acuiti dalle tante circolari, linee guida e protocolli formatisi in quest’ultimo anno nei vari uffici giudiziari.
Scorrendo le varie circolari emanate dai Presidenti di Sezione emerge che tali provvedimenti, anche se di mero carattere organizzativo, sono andati ad incidere sensibilmente nel processo che dovrebbe essere governato esclusivamente dalle norme processuali.
E’ interessante riportare un breve e non esaustivo excursus dei provvedimenti organizzativi: il Tribunale di Catanzaro non pone alcun onere espresso a carico delle parti (vedi circolare), cosi anche il Tribunale di Bari (vedi circolare), di Foggia (vedi circolare), di Cagliari (vedi circolare). Nulla sembrano dire circa la riassunzione il Tribunale di Milano (vedi circolare),  il Tribunale di Bologna (vedi circolare) ed il Tribunale di Napoli (vedi circolare). Il Tribunale di Roma prevede invece l’onere per il creditore titolato più diligente di depositare ricorso in riassunzione (vedi circolare), peraltro in data 24.6.2021 (vedi provvedimento) la Presidente e i GG.EE. della Sezione Esecuzioni Immobiliari hanno emanato un provvedimento inserito nelle esecuzioni già delegate ai professionisti nel quale vengono richiamati i precedenti provvedimenti che “prevedono il deposito di ricorso in riassunzione”.
Dette circolari parlando di sospensione automatica e prevedendo talvolta la riattivazione del processo a seguito di istanza delle parti e non ad opera del G.E sono in qualche modo provvedimenti non strettamente giurisdizionali che incidono in modo generalizzato in tutte le procedure esecutive.
La prospettata necessità di un ricorso in riassunzione, caldeggiato da alcune circolari emanate durante la pandemia, appare più come uno strumento pratico per riattivare i processi scaricando sulle parti l’onere di far ripartire i processi esecutivi fermati dall’emergenza pandemica.  Si susseguono in questi giorni circolari/chiarimenti di diversi Tribunali nei quali si prevede la “riassunzione d’ufficio e/o la riattivazione di tutte le procedure esecutive e di tutti i giudizio divisionali sospesi … anche in mancanza di una apposita istanza di riassunzione” (in tal senso il Tribunale di Velletri in data 28.6, il Tribunale di Cassino e il Tribunale di Civitavecchia). Anche per il Tribunale di Milano sembrerebbe non necessaria (“non è opportuno depositare”) un’istanza di riassunzione. Assai interessante sarebbe una verifica dei vari provvedimenti dei Tribunali di tutta Italia, che ci ripromettiamo in un prossimo articolo.
Analizzando oggi la norma, a bocce ferme o quasi, risulta evidente che la stessa sia semplicemente diretta ad evitare che venissero compiuti atti esecutivi nei procedimenti sospesi in quanto aventi ad oggetto l’abitazione principale.
Ma l’accertamento di tale presupposto (definito giustamente da alcune circolari “accertamento di una circostanza fattuale”) è da effettuarsi all'interno del processo esecutivo e non di provvedimenti organizzativi ovvero al di fuori del campo da gioco della “giurisdizione”.
La sospensione che stiamo esaminando, per la quale il legislatore non ha previsto un vero e proprio provvedimento del G.E. di sospensione del singolo processo esecutivo, poteva considerarsi in qualche modo una facoltà in capo al debitore per bloccare (finché durava la sospensione) l’eventuale impulso del creditore procedente o degli ausiliari del Giudice, in spregio al diritto alla sospensione.
Nell’immediatezza, la corretta e condivisibile sentenza della Corte Costituzionale n.128 del 22 giugno 2021, unita al contenuto di alcune delle suddette circolari, ha creato una certa apprensione nell’avvocatura che in pochi giorni si è trovata a dover esaminare gli atti del fascicolo telematico (relazioni del Custode, perizie di stima, acquisizione di informazioni e certificazioni anagrafiche, etc.)  e a decidere se provvedere al deposito dell’istanza entro il 30 giugno u.s. ovvero in una data successiva.
La questione ha inciso fortemente sull’organizzazione e la vita dello studio legale, si pensi agli Studi che gestiscono centinaia di posizioni.
Infatti, “eliminata” dal nostro ordinamento la proroga della sospensione al 30.6.2021, in mancanza di un termine fissato dal giudice dell’esecuzione, il termine semestrale ex art. 627 c.p.c. decorrerebbe dal 31 dicembre 2020 (e, cioè, dalla proroga fissata dall’art. 4, comma 1, primo periodo, del d.l. 28/10/2020, n. 137) e, pertanto, potrebbe in ipotesi ritenersi che l’istanza di riassunzione andasse presentata entro il 30 giugno e non più il 31 dicembre 2021, come scadenzato nelle agende e nei gestionali degli studi legali.
In tal senso sono state le indicazioni date agli avvocati dai Team Leader delle società del settore NPL.
Sotto la spada di Damocle di un Giudice dell’Esecuzione, in ipotesi, eccessivamente “garantista” e di un debitore sempre attento e pronto a proporre eccezioni, ha prevalso il “tuziorismo” facendo optare per la via prudenziale e cautelativa del deposito entro il 30 giugno per scongiurare la “mannaia” dell'estinzione del processo con pericolose conseguenze di carattere risarcitorio e di responsabilità nei confronti del creditore assistito.
Tuttavia, ragionando in termini di logica giuridica, di  tenuta dell'impianto processuale,  di coerenza e affidamento - poiché la riassunzione del processo (se sospeso ex lege) può avvenire solo nel momento in cui cessa il periodo di sospensione e poiché fino alla pronuncia della sentenza della Corte Costituzionale il termine era individuato (salvo eventuali ulteriori proroghe)  nel 31 dicembre 2021 e  giacché solo un attimo dopo la pubblicazione in G.U. della sentenza di incostituzionalità della proroga è cessata la sospensione -  è ragionevole nonché giuridicamente corretto  giungere alla conclusione che il termine per la riassunzione debba decorrere dalla pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale.
Ciò peraltro è assolutamente conforme alla ratio dell’art. 54-ter il quale mirava soltanto a garantire il diritto del debitore che dimora nell’immobile pignorato a vivervi serenamente durante la pandemia e non certo ad incidere nel processo esecutivo, generando pericolose anomalie procedurali tali da inficiare tutta l’attività esecutiva posta in essere, frustrando il diritto dei creditori, sottoponendoli al rischio di ulteriori costi per avviare una nuova esecuzione e ponendo nel nulla l’attività svolta dal custode e dal professionista delegato.
Alcune brevi osservazioni conclusive.
La sospensione opera ex lege e, in mancanza di un espresso provvedimento del G.E., non sarebbe necessaria, a nostro avviso, alcuna riassunzione operando soltanto, durante il periodo della “accertanda” sospensione, il divieto per le parti, per il Giudice e per gli ausiliari di compiere atti esecutivi, il cui compimento, in violazione di tale divieto, legittimerebbe il debitore a proporre opposizione nella quale, accertata la sussistenza  o meno dei presupposti per la sospensione, venga dichiarata la nullità dell’atto esecutivo eventualmente posto in essere, poiché, ai sensi dell’art. 298 c.p.c. durante la sospensione non è consentito compiere atti del processo.
Solo se dichiarata (ma nel processo e nell’esercizio della giurisdizione e non nella organizzazione dell’Ufficio) dovrà procedersi alla riassunzione del processo esecutivo ma, come ha specificato la Corte Costituzionale - con una decisione che seppure resa con riferimento all’art. 297 c.p.c. deve considerarsi avente portata generale - il termine per la riassunzione dovrà decorrere non dalla cessazione della causa di sospensione, ma dalla conoscenza che ne abbiano le parti, conoscenza che deve essere quella acquisita con la notificazione o comunicazione della cessazione della causa di sospensione (Corte Cost., 4.3.1970, n. 34).
E nel nostro caso la conoscenza (o, comunque, la conoscibilità) non può che essere individuata nella data di pubblicazione in G.U. della pronuncia di incostituzionalità della proroga della sospensione ex art. 54-ter.
Sono da apprezzare quindi le varie comunicazioni che stanno pervenendo dalle Sezioni Esecuzioni Immobiliari della riassunzione d’ufficio e/o la riattivazione di tutte le procedure esecutive e di tutti i giudizi divisionali sospesi anche in mancanza di una apposita istanza di riassunzione. 
Una soluzione che appare la più logica e più conforme al dettato legislativo e che riconduce la questione nell’alveo della procedura civile.