Spese straordinarie di mantenimento dei figli ed esecuzione forzata

Un'analisi, condotta alla luce del diritto vivente, del tema spinoso della ripetibilità nei confronti dell'altro genitore delle spese c.d. "straordinarie" sostenute dal collocatario o affidatario esclusivo del figlio minore. L'allargamento dei limiti di utilizzabilità a tal fine del titolo esecutivo originario nell'evoluzione recente della giurisprudenza di legittimità.
Spese straordinarie di mantenimento dei figli ed esecuzione forzata

Sommario:

1. Diritto al mantenimento e spese straordinarie
2. La tesi dell’ineseguibilità diretta
3. La tesi dell’esecuzione coattiva diretta
4. L’evoluzione della giurisprudenza di legittimità
5. L’ultimo approdo della Corte di Cassazione
6. Conclusioni

 

1.Diritto al mantenimento e spese straordinarie

Il diritto al mantenimento dei figli è garantito dall'art. 30, comma 1, Cost. in forza del quale “Dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”.

Nel codice civile il diritto trova espressione nell’art. 147 c.c., che rimanda all’art. 315-bis c.c., in forza del quale del quale “Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni” (comma 1).

Gli artt. 148 e 316-bis c.c. prevedono che i genitori adempiono i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

Le spese che riguardano esigenze attuali e prevedibili dei figli sono ricomprese nell'assegno mensile di mantenimento; tra queste, a titolo esemplificativo, rientrano quelle relative alla frequenza scolastica, quali acquisto dei libri di testo, del materiale di cancelleria, dell'abbigliamento per lo svolgimento dell'attività fisica a scuola, pagamento delle tasse scolastiche, essendo obbligatorio che un figlio frequenti la scuola.

L'assegno perequativo mensile, liquidato a conclusione del giudizio di famiglia per soddisfare i bisogni primari della prole, non è di per sé idoneo a fronteggiare tutte le necessità sopravvenute dei figli. La realtà quotidiana, infatti, fa venire in evidenza esigenze della prole imprevedibili ed eccezionali che comportano l'esborso di rilevanti somme di denaro rispetto alla misura del contributo di mantenimento.

Pertanto, si manifesta sovente la necessità di sostenere spese straordinarie, che si aggiungono agli importi versati a titolo di assegno di mantenimento versato dal genitore non collocatario ad appannaggio dei figli non autosufficienti economicamente. Dette spese accessorie sono determinate da circostanze occasionali e legate ad eventi non ricorrenti che trascendono le consuetudini di vita e i bisogni economici routinari.

Tra le spese straordinarie si collocano quelle legate ad esborsi medico-sanitari (per esempio quelli dentistici o oculistici) e quelle affrontate per soddisfare talune esigenze scolastiche (per esempio le ripetizioni private, i viaggi di studio, l’acquisto di alcuni libri in aggiunta a quelli in adozione o quelle per l'acquisto di un personal computer o per la frequentazione di un corso di musica).

In tutti questi casi l’elemento qualificante è l’impossibilità di prevedere ex ante gli eventi cui le stesse sono riferibili.

In definitiva, se le spese ordinarie sono quelle funzionali a soddisfare i bisogni quotidiani della prole, quelle straordinarie concernono esborsi mirati a far fronte ad eventi eccezionali della vita dei figli[1], ovvero a soddisfare le esigenze saltuarie, imprevedibili[2] ed imponderabili, che esulano dall'ordinario regime di vita della prole[3].

Le spese straordinarie sono imponderabili e imprevedibili sicché non possono essere ricomprese in modo forfettario e aprioristico all'interno della somma da corrispondersi con l'assegno periodico, ovvero come mantenimento diretto, in quanto, “oltre ad apparire in contrasto con il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere preventivamente quantificato”, si introdurrebbe “una sorta di alea nell'individuazione del contributo al minore, incompatibile con i principi che regolano la materia” e “in netto contrasto con il principio di proporzionalità e con quello dell'adeguatezza al mantenimento”, rischiandosi di recare pregiudizio al minore[4].

Normalmente il provvedimento giudiziario che definisce la separazione, il divorzio o la cessazione della convivenza tra genitori non coniugati ora di competenza del tribunale ordinario, precisa la misura in cui ogni genitore partecipa alle spese straordinarie (in misura paritaria tra i genitori, ovvero sulla base di una percentuale superiore al 50%, od anche per intero se vi è forte sperequazione patrimoniale tra i genitori).

La giurisprudenza ha anche chiarito che il principio di bi-genitorialità non può comportare la effettuabilità e la rimborsabilità delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori escludendo così anche quelle spese che si dimostrino non voluttuarie e corrispondenti all'interesse del figlio beneficiario del diritto al mantenimento (quali quelle conseguenti alla scelta dell'università più adatta agli studi universitari del figlio) sempre che le stesse non siano compatibili con le condizioni economiche dei genitori[5].

Quanto manca la preventiva concertazione della spesa straordinaria o vi è rifiuto da parte del coniuge che l’ha effettuata di rimborsare la quota di propria spettanza, occorre verificare in sede giudiziale la rispondenza dell’esborso all'interesse del minore mediante la valutazione, riservata al giudice del merito, della commisurazione dell'entità della spesa rispetto all'utilità per il minore e della sostenibilità dell’esborso stesso rapportato alle condizioni economiche dei genitori[6].

Se le spese ordinarie implicano un esborso costante e predeterminato dal giudice attraverso la liquidazione dell'assegno di mantenimento, le spese straordinarie sovente sono fonte di attrito fra i genitori proprio in quanto non sono suscettibili di preventiva stima, sfuggono ad una tassativa elencazione e vengono in rilievo in relazione alla contingenza. Proprio l’urgenza del caso concreto impone quasi sempre al genitore collocatario di anticiparle per poi in part ripeterle (si pensi all’effettuazione di una visita specialistica), a meno che non si tratti di spese relative a scelte di maggior interesse (un intervento chirurgico, la scuola da frequentare) occorrendo in tal caso ex art. 337-ter c.c., la previa consultazione e l'accordo con l'altro genitore.

 

2.La tesi dell’ineseguibilità diretta

Nell’esperienza pratica rappresenta un problema particolarmente avvertito quello del recupero delle spese straordinarie sostenute da uno dei genitori in favore del figlio minore di età, qualora il provvedimento giudiziale regolatorio dei rapporti economici tra i coniugi separati prevedesse il concorso al 50% di ciascuno agli esborsi anzidetti.

Il dubbio concerne la possibilità ai fini dell’esecuzione forzata di agire mediante precetto fondato sul titolo originario o, per contro, la necessità prima di agire in executivis di munirsi di un distinto ed autonomo accertamento giudiziale.

La questione porta a interrogarsi se, in ipotesi di inadempimento del genitore tenuto al rimborso, occorra rivolgersi nuovamente all'autorità giudiziaria per conseguire un titolo esecutivo che accerti l'an ed il quantum dell’esborso e della quota di spettanza del non collocatario oppure possa portarsi immediatamente ad esecuzione il provvedimento giudiziale relativo alle spese straordinarie senza affrontare un ulteriore giudizio di cognizione, ma limitandosi a notificare il titolo esecutivo e il precetto, dando successivamente inizio ad un processo di espropriazione forzata.

Manca una regolazione normativa pertanto all’interrogativo ha dato risposta la giurisprudenza, che in prevalenza ha ritenuto la statuizione interna provvedimento giudiziale che pone il rimborso delle spese in percentuale o per intero a carico di uno dei genitori inidonea a sorreggere l’immediata esecuzione forzata in caso di inadempimento, dovendo il creditore ricorrere ad un nuovo procedimento di cognizione anche di tipo monitorio al fine di procurarsi un titolo sul quale fondare la procedura espropriativa[7].

In buona sostanza, il genitore che ha anticipato la spesa deve ripercorrere la via giurisdizionale per fare accertare l’esborso sostenuto.

Al riguardo si valorizza il dettato normativo dell'art. 474, comma 1, c.p.c., che prevede per l'esecuzione forzata la sussistenza di un titolo esecutivo suscettibile di contemplare un diritto certo, liquido, esigibile. Il provvedimento giudiziario originario non fornisce alcuna certezza in ordine all'esatta determinazione della prestazione dovuta, tanto che solo attraverso un successivo intervento cognitivo si possono consolidare i requisiti di certezza, liquidità, esigibilità contemplati dall’art. 474 c.p.c. alla stregua di presupposti imprescindibili per dare luogo al procedimento di espropriazione forzata. Il nuovo intervento del giudice tende a valutare l'effettiva utilità della spesa sostenuta e le ragioni del rifiuto opposto dall'altro genitore. Il sorgere del diritto al rimborso e l'ammontare della spesa accessoria sostenuta non possono ricavarsi dal provvedimento pronunciato dal giudice in materia di famiglia essendo correlate al verificarsi di un evento futuro ed incerto, cioè proprio la necessità inattesa che rende indispensabile la spesa straordinaria.

Il creditore deve pertanto ricorrere al giudice di pace o al tribunale per far accertare l'entità della somma da rimborsare e riprendere la via del processo a cognizione piena o del procedimento sommario di cognizione o, ancora, quella del ricorso monitorio, fornendo prova del giustificativo della spesa sostenuta (scontrino, fattura, ricevuta) e il provvedimento giurisdizionale che ripartisce la percentuale di partecipazione alle spese straordinarie.

 

3.La tesi dell’esecuzione coattiva diretta

Un’impostazione meno rigida è consente al coniuge che ha anticipato la spesa straordinaria per intero di procedere all'esecuzione forzata contro il debitore sulla scorta del solo provvedimento formato a conclusione di un giudizio di separazione, divorzio o di tutela dei figli nati non in costanza di matrimonio[8]. Il creditore quindi non dovrebbe ripresentarsi dinanzi al giudice ordinario per conquistare un titolo esecutivo, potendo avvalersi dell'originario ed unico provvedimento esecutivo già pronunciato, intimando mediante notifica dell'atto di precetto e del titolo, l'adempimento dell'obbligazione assunta.

La sussistenza dei presupposti di certezza, liquidità ed esigibilità viene corroborata dall’interpretazione del titolo esecutivo anche attraverso elementi esterni.

La Corte a Sezioni Unite ha fornito una risposta positiva in tal senso[9]. Per consentire al creditore di impiegare come valido titolo esecutivo una sentenza che non contiene una condanna precisamente quantificata, ha ammesso l'integrazione delle lacune documentali del titolo con un rinvio a quanto risulta dal materiale di causa nel processo (per es. atti e documenti) con l'intento, quindi, di precisare l'oggetto dell'accertamento; tale attività di integrazione, dovrà essere svolta dal creditore nell'atto di precetto e sarà suscettibile di contestazione dall'esecutato attraverso l'esperimento del rimedio dell'opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c.

Quello che è necessario non è la compiutezza del documento giudiziario, ma la possibilità di assoggettarlo ad integrazione sulla base del materiale che il giudice ha impiegato, o avrebbe dovuto impiegare, per giungere alla decisione.

La soluzione risponde ad esigenze di economia processuale che consentono di sgravare il creditore da un secondo ricorso al giudice.

Si tende anche a raggiungere una contrazione del contenzioso in una materia particolarmente sensibile, in cui sullo sfondo si staglia sempre l'interesse esclusivo della prole, che non ammette ritardi di tutela.

Nel caso delle spese straordinarie sostenute dal collocatario non manca la liquidità qualora si consideri che la quantificazione del credito può avvenire, ed in effetti avviene, sulla base di criteri precisati nel titolo[10] e che il titolo può essere integrato anche da dati extratestuali acquisibili implicitamente dal giudizio originario e non contestati dalle parti o verificati giudizialmente[11].

Non manca la certezza, posto che secondo la giurisprudenza il diritto è certo non soltanto se precisamente determinato all'interno del titolo esecutivo, bensì quando risulti facilmente determinabile sulla base degli elementi indicati nel provvedimento stesso[12].

Il genitore obbligato alla restituzione parziale dell’esborso dall’altro sostenuto non è pretermesso né leso nella tutela posto che è legittimato a contestare già l'imminente avvio dell'esecuzione forzata proponendo opposizione ex art. 615 c.p.c. contro il precetto. Risparmio di mezzi processuali, deflazione del contenzioso e massimizzazione della tutela dei minori vengono raggiunti semplicemente ponendo a carico del debitore l'onere di instaurare un giudizio oppositivo per contestare l’esigibilità del credito.

 

4.L’evoluzione della giurisprudenza di legittimità

L'assegno di mantenimento è comprensivo delle sole voci di spesa connotate dalla frequenza e dalla prevedibilità. Al di fuori di queste vi sono le spese straordinarie, cosiddette non soltanto perché oggettivamente imprevedibili nell'an, ma altresì perché, anche quando relative ad attività prevedibili sono comunque indeterminabili nel quantum ovvero attengono ad esigenze episodiche e saltuarie[13].

Sulla distinzione fra spese ordinarie e spese straordinarie la giurisprudenza ha ormai delineato un quadro chiaro. Sono ordinarie solo quelle spese destinate a soddisfare i bisogni e le normali esigenze di vita quotidiana della prole (ad esempio l'acquisto dei libri scolastici o dei medicinali da banco; il vitto, il parrucchiere, le visite di controllo routinarie;la ricarica del cellulare, il trasporto urbano,  l'abbigliamento)[14]. Sono da considerarsi straordinarie tutte quelle tese a far fronte ad eventi imprevedibili o addirittura eccezionali, ad esigenze non rientranti nelle normali consuetudini di vita dei figli o comunque non ricorrenti, non quantificabili e determinabili in anticipo, ovvero di apprezzabile importo rispetto al tenore di vita della famiglia e alle capacità economiche dei genitori (rette di scuole private, le ripetizioni, i viaggi di istruzione organizzati dalla scuola; i  centri estivi, i viaggi di istruzione o le  vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, l'acquisto della macchina o del motorino, le  spese per l'attività sportiva, quelle per interventi chirurgici, per l'oculista o il dentista, per  visite specialistiche)[15].

In tema di spese straordinarie prevale sempre l'interesse del minore rispetto all'obbligo di concertazione sicché il genitore che non le abbia previamente concertate non perde il diritto al rimborso[16].

Devono essere comunque rimborsate tutte quelle spese che non siano superflue e che corrispondano ad un interesse del figlio beneficiario del diritto di mantenimento, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori[17].

D’altronde, l’art. 337-ter c.c. prevede che solo le “decisioni di maggior interesse per i figli” debbano essere assunte di comune accordo. Nel quadro di queste rientrano soltanto quelle fondamentali per la vita della prole, concernenti l'istruzione, l'educazione, la salute, in relazione alle quali la compartecipazione di entrambi i genitori è essenziale e irrinunciabile, anche indipendentemente dal tipo di affidamento.

Il tema delle modalità di rimborso delle spese straordinarie di mantenimento dei figli è rimasto al centro della scena, poiché sovente fonte di contrasto tra i genitori[18]. Sulle c.d. spese “extra assegno”, il legislatore non è, infatti, intervenuto né per identificarle. La circostanza che la legge non distingua tra spese ordinarie e spese straordinarie per i figli, ma preveda solo l'obbligo di mantenimento che grava in capo ai genitori spiega l’evoluzione della giurisprudenza di legittimità chiamata a sopperire alle lacune normative trovando risposte adeguate ai casi concreti.

Fino a qualche anno fa la Cassazione riteneva che in materia di separazione personale dei coniugi, il provvedimento in base al quale il giudice stabilisce, ai sensi dell'art. 155, comma 2, c.c., che il genitore non affidatario paghi pro quota le spese straordinarie relative ai figli, richiede, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, ex art. 474 c.p.c., un ulteriore intervento del giudice; è necessario, infatti, accertare l'avveramento dell'evento futuro e incerto cui è subordinata l'efficacia del predetto obbligo, ossia l'effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla sola base degli elementi di fatto contenuti nel primo provvedimento[19].

La Cassazione si è gradualmente allontanata dall'orientamento più rigoroso, in un primo tempo limitatamente alle spese mediche e scolastiche, affermando che la decisione con la quale si dispone l'obbligo di contribuire pro-quota al pagamento di tali esborsi, costituisce direttamente titolo esecutivo[20].

Le spese mediche e scolastiche rappresentano evenienze frequenti e prevedibili, tanto da rivelarsi certe nell'an ed indeterminate solo nel quantum e nell’esatta collocazione temporale. La specifica determinazione richiede un mero calcolo matematico attraverso elementi documentali provvisti di spiccata attendibilità poiché rilasciati da strutture affidabili e accreditate.

In un eventuale giudizio di opposizione il debitore potrà contestare il diritto dell’altro genitore di procedere all'esecuzione forzata e dedurre l’inutilità o superfluità o incongruità della spesa straordinaria.

Nel giudizio di opposizione sarà onere dell'opposto dar prova che la spesa sostenuta non era eccessiva e si palesava necessaria a soddisfare un'esigenza del minore. Al genitore onerato è lasciata sempre aperta la via dell'opposizione al precetto o all'esecuzione (od anche sollecitare eventualmente il rilievo officioso da parte del giudice dell'esecuzione della carenza di titolo esecutivo) nella quale potrà spendere le proprie buone ragioni volte a contestare l'idoneità del titolo a sorreggere l'esecuzione confidando in un'inibitoria dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione già avviata.

Il contenuto della statuizione giudiziale viene integrato mediante il rinvio a documenti formati successivamente, che dovranno essere dettagliatamente trascritti nel precetto e che assolvono alla funzione di specificare l’obbligo accertato dall'organo giurisdizionale e culminato nel titolo.

Gli alcuni elementi esterni al titolo possono essere utilizzati per completarlo in quanto fondati su fatti allegati nella domanda giudiziale introduttiva del processo, resi oggetto di discussione esplicita o implicita nel giudizio che ha prodotto il titolo e da quest’ultimo affermati come esistenti sebbene non minuziosamente determinati, ma chiaramente determinabili.

Agevolare l'avvio dell'esecuzione forzata è imprescindibile in molti casi a neutralizzare il rischio di compromissione dei diritti del minore.

Quand’anche la cifra da attuare forzatamente non sia immediatamente ricavabile dal titolo, ma possa essere determinata attraverso un calcolo aritmetico e sulla scorta di elementi documentali certi, l’espropriazione forzata non esige ulteriori passaggi cognitivi giurisdizionali. Le spese, infatti, pur straordinarie risultano costanti e prevedibili, dovendosi tener conto caso per caso delle esigenze del figlio e delle sue attitudini.

La Corte di Cassazione ha anche evidenziato che non esiste duplicazione del contributo nel caso sia stabilito un assegno di mantenimento omnicomprensivo con chiaro riferimento a tutti i bisogni ordinari e, contemporaneamente, si predisponga la misura della partecipazione del genitore alle spese straordinarie, in quanto non tutte le esigenze sportive, educative e di svago rientrano tra le spese straordinarie[21].

 

5.L’ultimo approdo della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha di recente sancito che “In tema di esecuzione del provvedimento contenente l’obbligo contributivo nei confronti del figlio, relativo alle spese cosiddette straordinarie, gli esborsi che sono destinati ai bisogni ordinari del figlio (quali spese di istruzione e mediche) e che, certi nel loro costante e prevedibile ripetersi hanno l’effetto di integrare l’assegno di mantenimento, non richiedono un autonomo accertamento giudiziale e possono essere azionati in forza del titolo originario di condanna”[22].

Il giudice di legittimità ha ritenuto che il provvedimento regolatorio dei rapporti economici tra i genitori rappresenti titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 c.p.c. e che l’inadempimento del singolo genitore nella compartecipazione alle spese straordinarie faccia nascere in capo a quello chiamato suo malgrado a sostenerle per l’intero un credito certo liquido ed esigibile.

Il credito per spese mediche e scolastiche rivela, nella ricostruzione dei giudici di legittimità, una natura intimamente “routinaria”, tanto da mostrarsi azionabile in sede forzata col supporto dell’originario titolo di condanna, che ne disciplinava la ripartizione fra i coniugi.

La necessità di continui esborsi per l’istruzione e per prestazioni mediche, generiche o specialistiche non rientra nella nozione di straordinarietà in senso stretto, in quanto la variabilità investe soltanto la misura e l’entità.

Gli esborsi destinati ai bisogni ordinari del figlio sono sicuri e necessari in quanto costanti e prevedibili. Essi integrano l’assegno di mantenimento forfettizzato dal giudice o concordato dai genitori, tanto da poter essere azionati in forza del titolo originario di condanna, previa un’allegazione che permetta, con mera operazione aritmetica, di salvaguardare i caratteri della certezza, liquidità ed esigibilità del titolo stesso.

Il precetto farà riferimento al titolo originario ed esporrà la sommatoria degli esborsi eseguiti.

Il destinatario del precetto potrà dal canto suo contestare gli importi pretesi nelle forme dell’opposizione a precetto censurando anche i profili della proporzionalità e dell’adeguatezza.

Del resto, la regola generale è quella secondo cui il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore esaurisce il proprio diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere ex novo un altro titolo contro il medesimo debitore per un eguale oggetto e per le stesse causali.

 

6.Conclusioni

Nel nuovo corso inaugurato dalla Corte di Cassazione solo le spese del tutto imprevedibili sono suscettibili di troncare ogni legame con l’assegno di mantenimento, tanto da richiedere per la loro eseguibilità coattiva l’esperimento utile di un’autonoma azione di accertamento tesa a far venire in rilievo l’adeguatezza della spesa rispetto alle esigenze del figlio e la proporzione del contributo rispetto alle condizioni economico-patrimoniali del genitore obbligato.

La Corte di Cassazione sembra essersi, infatti, decisamente orientata nel senso di ritenere che anche in relazione alle spese che solitamente sono indicate come "straordinarie", ma che appaiono costanti e prevedibili nella vita del minore, l’affidatario o collocatario sia legittimato a promuovere l'azione esecutiva sulla base del solo provvedimento di condanna emesso in sede di separazione o divorzio.

L'idoneità di titolo esecutivo costituito dal provvedimento di condanna anche con riferimento alle spese "straordinarie" è controbilanciato, infatti, dalla possibilità riconosciuta all’altro genitore di invocare la sospensione sia dell'esecuzione, sia dell'efficacia esecutiva del titolo in sede di opposizione promossa ai sensi del collaudato art. 615 c.p.c.

Il credito è certo fin dall’origine in quanto oggettivamente determinabile e liquidabile sulla base di criteri assodati. Se vi è una sia pur limitata "incertezza" in ordine al verificarsi dell'evento-esborso, vi è "certezza" sulla astratta titolarità e sussistenza del diritto e tanto basta.

È quindi sufficiente che il genitore affidatario alleghi e documenti la sussistenza gli esborsi affrontati, ove, in sede di opposizione all'esecuzione promossa dall'obbligato, essi vengano contestati.

Tutto ciò concilia il complesso degli interessi in gioco, ossia l'interesse del creditore, l'interesse dell'obbligato, l'economia dei mezzi processuali, l’interesse del minore a ricevere una risposta immediata alle proprie esigenze e inclinazioni.

Gli esiti del tragitto evolutivo della giurisprudenza sono chiaramente ispirati proprio al criterio guida del prevalente interesse del minore, tenuto conto che una spesa non consueta, spesso diviene immediatamente necessaria e per di più urgente tanto da imporre al genitore collocatario di sostenerla subito.

 

[1] Cass. 19 luglio 1999, n. 7662, in Italgiure.

[2] Cass. 13 marzo 2009, n. 6201, in Italgiure.

[3] Cass. 22 febbraio 2012, n. 9307, in Italgiure.

[4] Cass. 22 febbraio 2012, n. 9307 cit.

[5] Cass. 10 giugno 2016, n. 12013, in Italgiure.

[6] Cass. 26 settembre 2011, n. 19607, in Italgiure.

[7] Cass. 28 gennaio 2008, n. 1758, in Italgiure; Trib. Reggio Calabria 7 febbraio 2011, in Fam. min., 2011, 6, 60; Trib. Piacenza 2 febbraio 2010, in Giur. merito, 2011, 992, con nota adesiva di Giusti, Le spese straordinarie per il mantenimento dei figli non autosufficienti ed esecutività dell'ordinanza emessa in sede di separazione o divorzio; Giudice di Pace Bari 31 gennaio 2009, in Dir. fam., 2009, 1798, con nota di Zingales, Obbligazioni pecuniarie e titoli esecutivi nella separazione consensuale dei coniugi. In dottrina v. Nardi, Sull'inidoneità del provvedimento di separazione a valere come titolo esecutivo in ordine alle spese straordinarie per il mantenimento della prole, in Giust. civ., 2010, 1003; De Marzo, Provvedimenti sul mantenimento della prole: considerazioni pratiche in tema di spese c.d. straordinarie, in Foro it., 2011, I, 3051 ss.; Ferramosca, Spese straordinarie nella crisi della famiglia ed esecuzione forzata, in Riv. Aiaf, 44 ss., 52; Risolo, Il titolo esecutivo per spese straordinarie dei figli affidati ad un genitore a seguito di separazione (o divorzio), in Il civilista, 2011, 7 ss. 

[8] Trib. Roma 15 gennaio 2009, in Giust. civ., 2010, 1002 ss., con nota contraria di Nardi. In dottrina v. Dalfino, Spese "ordinarie" e "straordinarie" in favore della prole ed esecutività del provvedimento di condanna emesso in sede di separazione dei coniugi, in Riv. esec. forz., 2012, 630 ss.; Vaccaro, Il genitore obbligato può sempre contestare la legittimità degli esborsi, in Fam. min., 2011, 58-59.

[9] Cass., s.u., 2 luglio 2012, n. 11067, in Foro it., 2012, I, 1283, con nota di E. Fabiani, C'era una volta il titolo esecutivo, ivi, 2012, I, 1284; ivi, I, 3024, con nota di Gentile, L'esecuzione forzata del titolo giudiziale non numerario; in www.judicium.it con nota di Sassani, Da "normativa autosufficiente" a "titolo aperto". Il titolo esecutivo, tra corsi, ricorsi e nomofilachia

[10] Cass. 5 febbraio 2011, n. 2816; Cass. 30 novembre 2010, n. 24242; Cass. 28 aprile 2010, n. 10164, tutte in Italgiure.

[11] Cass. 17 aprile 2009, n. 9245; Cass. 29 novembre 2004, n. 22427, entrambe in Italgiure.

[12] Cass. 23 aprile 2009, n. 9693; Cass. 28 gennaio 2008, n. 1758; Cass. 18 luglio 1997, n. 6611.

[13] Cass. 17 gennaio 2018, n. 1070, in Italgiure.

[14] Cass. 19 luglio 1999, n. 7672; Cass. 4 novembre 2009, n. 23411, entrambe in Italgiure.

[15] Cass. 8 giugno 2012, n. 9372, in Italgiure

[16] Cass. 15 febbraio 2017, n. 4060, in Italgiure.

[17] Cass. 10 giugno 2016, n. 12013, in Italgiure.

[18] In tema v. Nascosi, L'esecutività del capo sulle spese straordinarie nei provvedimenti in materia di famiglia, in Famiglia e Diritto, 2014, 7, 737.

[19] Cass. 28 gennaio 2008, n. 1758, in Italgiure.

[20] Cass. 23 maggio 2011, n. 11316, commentata da vari Autori: Poliseno, Sull'efficacia esecutiva del provvedimento di separazione dei coniugi in ordine alle spese ordinarie sostenute in favore della prole, in Foro it., 2011, I, 3048

[21] Cass. 18 settembre 2013, n. 21273, in Italgiure.

[22] Cass. 13 gennaio 2021, n. 379, in Italgiure.