Trascrizione del pignoramento e deposito della relativa nota: le questioni emerse in giurisprudenza (a margine di Trib. Nocera Inferiore, 23.3.2021) 

Riflessioni sull'inapplicabilità dell'art. 557, comma 3, c.p.c. e sulla esistenza di un termine per procedere alla trascrizione del pignoramento

Sommario:

1. Analisi di Trib. Nocera Inferiore, 23.3.2021.
2. Altri argomenti a sostegno della tesi secondo cui l’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c. è inapplicabile al caso di mancato o intempestivo deposito della nota di trascrizione del pignoramento. 
3. La trascrizione del pignoramento: entro quando va effettuata?.
4. Conclusioni.

 

  1. Analisi di Trib. Nocera Inferiore, 23.3.2021.

Il provvedimento in rassegna conferma il prevalente indirizzo della giurisprudenza di merito circa le conseguenze del “tardivo” deposito della nota di trascrizione del pignoramento. 

Più in dettaglio, a giudizio del Tribunale di Nocera Inferiore, il deposito di tale documento non è contemplato dall’art. 557, comma 3, c.p.c. e, quindi, non possono essere invocate, nel caso della sua mancanza o della sua tardività (avuto riguardo al termine ivi previsto), le conseguenze previste da tale disposizione (in specie, l’inefficacia del pignoramento). 

Concentrando l’attenzione su questo specifico aspetto (e quindi tralasciando l’esame delle altre questioni – pure interessanti – scrutinate dal Tribunale nocerino), il debitore esecutato aveva dedotto, per l’appunto, l’inefficacia del pignoramento per avere il creditore proceduto alla trascrizione del pignoramento ed al deposito della relativa nota in violazione del termine di quindici giorni indicato dalla disposizione di cui si tratta. 

Il Tribunale dà contezza di una pronuncia della Corte di Cassazione che, seppure in obiter dictum (dato che la controversia afferiva alla mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento dopo i vent’anni), ha affermato che “una evidente esigenza di coerenza impone di applicare anche al creditore procedente sempre il termine di quindici giorni” e che “per evitare una manifesta contraddizione con il disposto del secondo comma [dell’art. 557 c.p.c., n.d.s.], che accomuna al deposito di quanto previsto nel terzo anche quello della nota di trascrizione, anche il suo deposito, nonostante il silenzio del terzo comma debba avvenire e sia di norma sanzionato nello stesso modo. Si deve infatti pensare che tale silenzio sul deposito della nota di trascrizione concerna solo l’ipotesi eccezionale che, avendo proceduto l’Ufficiale giudiziario alla trascrizione a norma del secondo comma dell’art. 555, egli, a differenza di quanto prevede il primo comma dell’art. 557 c.p.c. abbia consegnato l’atto di pignoramento senza la nota di trascrizione perché ancora non restituitagli ed essa sia stata da lui consegnata successivamente” (Cass. 11.3.2016, n. 4751).

Tuttavia, il G.E. ha motivatamente disatteso tale (pur rilevante) precedente (come peraltro già avvenuto con precedenti pronunce di merito: vengono citate Trib. Napoli Nord, 31.5.2018/o. e Trib. Napoli, 3.2.2021; ma v. anche Trib. Napoli, 9.12.2020; Trib. Napoli, 31.10.2019; Tib. Bari, 1.7.2019; Trib. Avezzano, 13.3.2019; Trib. Lecce, 10.5.2019; Trib. Torre Annunziata. 15.1.2019), in quanto: 

  • il suesposto principio viene affermato in via incidentale “tanto che la Corte di Cassazione, dopo essersi espressa in termini condizionali (‘parrebbe’), conclude che la questione del raccordo tra secondo e terzo comma dell’art. 557 c.p.c. e la spiegazione dell’apparentemente misterioso silenzio del terzo sul deposito della nota di trascrizione, tuttavia, non deve essere ulteriormente approfondita in questa sede” (in corsivo la citazione testuale della motivazione della pronuncia di legittimità, spec. pag. 18); 
  • si perviene, a seguire il ragionamento della S.C., alla introduzione, in via pretoria, di un termine perentorio non previsto dal legislatore;
  • è la stessa Corte di Cassazione ad aver affermato un principio differente allorché, in altra occasione, ha ritenuto che “il pignoramento, pur componendosi di due momenti processuali, cui corrispondono i due diversi adempimenti della notifica dell'atto al debitore esecutato e della sua trascrizione nei registri immobiliari, è strutturato come fattispecie a formazione progressiva, nella quale, mentre la notificazione dell'ingiunzione al debitore segna l'inizio del processo esecutivo (e produce, tra gli altri effetti, quello dell'indisponibilità del bene pignorato), la trascrizione ha la funzione di completare il pignoramento, non solo consentendo la produzione dei suoi effetti sostanziali nei confronti dei terzi e di pubblicità notizia nei confronti dei creditori concorrenti, ma ponendosi anche come presupposto indispensabile perché il giudice dia seguito all'istanza di vendita del bene” (Cass. 20.4.2015, n. 7998). 

 

  1. Altri argomenti a sostegno della tesi secondo cui l’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c. è inapplicabile al caso di mancato o intempestivo deposito della nota di trascrizione del pignoramento.

La decisione in commento è condivisibile. 

Oltre agli argomenti posti in luce supra, occorre evidenziare che la soluzione offerta dalla Corte di Cassazione, nel precedente del 2016 sopra menzionato, è apparsa criticabile anche per altri versi. 

Vi è motivo di ritenere, in particolare, che tale tesi, nel tentativo di cogliere un supposto difetto di coordinamento tra il secondo ed il terzo comma dell’art. 557 c.p.c., non tenga in adeguata considerazione il nesso sussistente tra tale disposizione (considerata nel suo complesso) ed il precedente art. 555 c.p.c.

Occorre ricordare che l’art. 555 c.p.c., al secondo comma, prevede che “immediatamente dopo la notificazione l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell’atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascrive l’atto e gli restituisce una delle note”; il terzo comma della menzionata disposizione, però, prevede che “le attività previste dal comma precedente possono essere compiute anche dal creditore procedente, al quale l’ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra”. 

Malgrado la successione dei commi sopra esaminati suggerisca un diverso rapporto tra la regola e l’eccezione, l’evenienza che si presenta nella gran parte dei casi è che il creditore procedente provveda lui stesso alla trascrizione del pignoramento in luogo dell’Ufficiale giudiziario. 

Se è vero (come è vero) quanto sopra, occorre considerare che l’art. 557, comma 1, c.p.c., nel punto in cui prevede che “eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’atto di pignoramento e la nota di trascrizione restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari”, faccia esclusivo riferimento al caso (come si è detto molto meno frequente) in cui l’incombente della trascrizione sia stato curato dall’Ufficiale giudiziario. 

Va da sé, in questa prospettiva, che la prima parte dell’art. 557, comma 2, c.p.c. allude al caso in cui – all’atto della iscrizione a ruolo, il creditore procedente già disponga del duplo della nota di trascrizione (consegnatogli, insieme alla copia del pignoramento notificata, dall’Ufficiale giudiziario), tant’è vero che ci si riferisce al deposito di copie conformi “del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento e della nota di trascrizione entro quindici giorni dalla consegna del pignoramento”.

Al contrario, nel diverso caso previsto dall’art. 555, comma 3, c.p.c. (trascrizione curata dal creditore procedente), l’ultima parte dell’art. 557, comma 2, c.p.c. opportunamente prevede, in deroga alla previsione sopra riportata, che “il creditore deve depositare la nota di trascrizione appena restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari”. 

Per quanto il coordinamento tra le esaminate disposizioni non sia agevolato dalla inversione, alla stregua della costruzione sintattica delle stesse, dell’ipotesi più frequente (trascrizione a cura del creditore) e di quella – quanto meno nella prassi - eccezionale (trascrizione a cura dell’U.G.), appare chiaro che: 

  1. quando all’incombente della trascrizione procede il c.p. la nota di trascrizione non va depositata nel termine di quindici giorni, ma non appena sia restituita dal Conservatore dei R.I. (il che normalmente avviene in tempi sensibilmente superiori rispetto al detto termine, specie ove il Conservatore non si accontenti, ai fini della trascrizione, della “velina”; sulla esistenza di un termine entro cui procedere alla trascrizione, v. invece quanto osservato al paragrafo seguente);
  2. quando – ma si ripete, trattasi di ipotesi non ricorrente nella prassi – all’incombente della trascrizione procede l’U.G. la nota di trascrizione va depositata nel termine di quindici giorni. 

Se è così, si può sostenere che un problema di coordinamento, nel senso ipotizzato dalla Corte di Cassazione, nella pronuncia del 2016, tra il secondo ed il terzo comma dell’art. 557 c.p.c., si pone esclusivamente con riferimento al caso sub b), poiché – al contrario – la disposizione che commina la inefficacia del pignoramento ha riguardo ad uno scenario (quello più ricorrente nella prassi) in cui il creditore materialmente non dispone immediatamente della nota di trascrizione e dove quindi la mancata inclusione di tale atto tra quelli da depositare entro il termine di quindici giorni, a pena di inefficacia, si mostra, a nostro avviso, frutto di una scelta consapevole del legislatore (per quanto di non immediata percepibilità). 

Per il caso sub a), invece, possono ribadirsi le considerazioni svolte (anche) dal Tribunale di Nocera Inferiore sulla necessità di interpretare l’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c. in senso letterale, tenuto conto della radicalità delle conseguenze che discendono dalla violazione del termine ivi previsto e, quindi, della insuscettibilità di applicare le stesse al di fuori dei casi testualmente previsti (mancato deposito del titolo esecutivo, del precetto e del pignoramento). 

 

  1. La trascrizione del pignoramento: entro quando va effettuata?

Connessa alla questione se il mancato deposito della nota di trascrizione sia “sanzionabile” ai sensi dell’art. 557, comma 3, c.p.c., si mostra quella relativa al se esista un termine per procedere alla trascrizione del pignoramento e, in caso affermativo, in quale momento della sequenza procedimentale lo stesso vada individuato (questione anch’essa trattata, seppur in un breve inciso, dalla pronuncia in commento).  

Con riferimento a siffatta problematica, deve darsi atto della esistenza di soluzioni eterogenee. 

Anzitutto, dev’essere ricordata una remota pronuncia della Corte di Cassazione, relativa ad una vicenda controversa affatto peculiare, ove è stato chiarito che “la trascrizione del pignoramento immobiliare nei registri immobiliari è elemento necessario perché tale atto produca i suoi effetti, sicché la sua cancellazione, indipendentemente dalla validità o meno del titolo in base al quale essa è stata effettuata, impedisce di dare seguito all'istanza di vendita del bene immobile pignorato, giacché la cancellazione medesima opera come autonoma causa di estinzione della pubblicità, che ne fa venir meno gli effetti rispetto ad ogni interessato” (Cass. 18.8.2011, n. 17367).

Posto quanto anzidetto, sembra potersi desumere, a contrario, che ciò che rileva è che la trascrizione intervenga prima dell’udienza in cui il G.E., delibando sull’istanza di vendita, emetta l’ordinanza ex art. 569 c.p.c. 

Nell’ambito della giurisprudenza di merito, va segnalata la pronuncia del Tribunale di Cosenza, secondo cui la trascrizione andrebbe effettuata prima (o comunque non oltre) il deposito dell’istanza di vendita. 

Il Tribunale calabrese, con sentenza del 3.4.2019, ha rigettato il reclamo proposto avverso il provvedimento con cui il G.E. aveva dichiarato estinto il processo esecutivo perché la trascrizione del pignoramento era avvenuta dopo la proposizione dell’istanza di vendita

Nel richiamarsi alla giurisprudenza secondo cui il pignoramento immobiliare integra una fattispecie complessa, ove la trascrizione ha il suo specifico rilievo come elemento costitutivo, il Collegio calabrese giunge alla conclusione che “anche ove non si voglia condividere la configurabilità di un termine perentorio per il deposito della nota di trascrizione (ossia del documento comprovante l’avvenuta trascrizione), il creditore procedente non possa presentare istanza di vendita qualora il pignoramento non sia stato ancora trascritto” (corsivo nostro). 

Deporrebbe in questo senso peraltro la (già citata) sentenza n. 7998 del 2015 laddove si osserva che “mentre la notificazione dell'ingiunzione al debitore segna l'inizio del processo esecutivo (e produce, tra gli altri effetti, quello dell'indisponibilità del bene pignorato), la trascrizione ha la funzione di completare il pignoramento, non solo consentendo la produzione dei suoi effetti sostanziali nei confronti dei terzi e di pubblicità notizia nei confronti dei creditori concorrenti, ma ponendosi anche come presupposto indispensabile perché il giudice dia seguito all'istanza di vendita del bene”. 

Secondo altro orientamento, seguito anche dalla pronuncia in commento ed originariamente riferibile al Tribunale di Lamezia Terme (v. ord. 15.1.2019), la sentenza di legittimità appena richiamata si riferisce ai due “momenti” della fattispecie complessa in esame sotto un profilo funzionale e non già temporale, con la conseguenza che il richiamo al “presupposto indispensabile perché il giudice dia seguito all'istanza di vendita del bene” deve essere interpretato tenuto conto dello scopo che, nell’incedere del procedimento esecutivo, acquisisce la verifica dell’avvenuta trascrizione del pignoramento (e quindi il deposito del documento che attesta l’espletamento di tale attività): in tale prospettiva, “l’esistenza della trascrizione assume rilievo quando il giudice dell’esecuzione è chiamato a provvedere sulla vendita dei beni, ossia quando sia stata depositata l’istanza di vendita con la documentazione ventennale”. 

L’orientamento appena esaminato, quindi, si pone in antitesi con quello richiamato in precedenza. 

Difatti, a fronte della prospettazione, fatta dal reclamante innanzi al Tribunale di Cosenza, che fino all’udienza di cui all’art. 569 c.p.c. il G.E. non avrebbe potuto, in ogni caso, decidere sulla vendita, così come prima del deposito della documentazione di cui all’art. 567 c.p.c. non avrebbe potuto prendere in esame l’istanza di vendita, il Collegio ha osservato che “lo stesso art. 567 c.p.c. impone al creditore di depositare la documentazione ipocatastale riguardante l’immobile pignorato con riferimento al ventennio antecedente la ‘trascrizione del pignoramento’, lasciando intendere, quindi, che la trascrizione deve aver avuto già luogo nel momento in cui quella documentazione si va a richiedere. Ragioni di coerenza sistematica e funzionale impongono, pertanto, di individuare nella scadenza del termine per il deposito dell’istanza di vendita il momento ultimo per la trascrizione del pignoramento”. 

Tale ultima affermazione non è del tutto persuasiva.

A sommesso avviso di chi scrive, non ha rilievo decisivo la circostanza alla trascrizione si proceda normalmente prima della “richiesta” della documentazione ipocatastale; piuttosto, occorre mettere in luce la funzione cui l’espletamento dell’incombente della trascrizione assolve in sede di esame dell’istanza di vendita e della allegata documentazione, vale a dire la verifica della opponibilità del vincolo e (unitamente alla certificazione ipocatastale o alla certificazione notarile sostitutiva) della continuità delle trascrizioni (anche nell’ottica di garantire la stabilità del trasferimento del bene pignorato all’aggiudicatario, individuato all’esito della fase liquidatoria). 

In tal senso, va richiamata una pronuncia di merito, secondo cui “la mera posteriorità della data della domanda di trascrizione rispetto al deposito dell’istanza di vendita non determina di per se stessa alcuna sanzione in termini di procedibilità della procedura esecutiva; difatti, “nessuna norma ancora la trascrizione del pignoramento ad un momento per forza anteriore all’istanza di vendita, la quale appunto sconta il rispetto del termine decorrente dalla notifica dell’atto di pignoramento e non dalla nota stessa; ciò perché la volontà del creditore va sondata proprio dal rispetto di quello spazio temporale, mentre prima del deposito della documentazione di cui all’art. 567 c. 2 c.p.c. (cui è prodromica la trascrizione del pignoramento) nessun impulso potrà essere dato alla procedura esecutiva a cura del GE” (v. Trib. Napoli, 9.12.2020). 

Sulla scorta di tanto il Tribunale di Napoli ha rigettato l’istanza di improcedibilità dell’esecuzione proposta dal debitore.

Come si diceva (e per quanto la relativa eccezione non fosse stata specificamente sollevata nel caso in esame), anche il Tribunale di Nocera Inferiore, nella pronuncia in commento, chiarisce che “è necessario ma anche sufficiente che al deposito della nota di trascrizione si proceda entro il termine perentorio per il deposito della documentazione ipocatastale previsto dall’art. 567, comma 2, c.p.c.”; ciò in quanto “la trascrizione del pignoramento è coessenziale alla delibazione sull’istanza di vendita”.

Ad ogni modo è bene rimarcare che l’assunto per cui non è necessario che si proceda alla trascrizione prima o al massimo contestualmente alla proposizione dell’istanza di vendita – rilevando al contrario il momento, necessariamente posteriore, in cui il G.E. esamina tutta la documentazione allegata alla suddetta istanza e che presuppone, da un punto di vista logico, l’intervenuta trascrizione del pignoramento - interessa solo indirettamente il discorso relativo alle conseguenze del deposito della nota di trascrizione. 

Intanto, anche sostenendo quanto sopra (cioè che alla trascrizione debba procedersi, al fine della positiva delibazione dell’istanza di vendita, entro il termine per il deposito della documentazione da allegare all’istanza di vendita medesima), si può (e secondo noi si deve) continuare ad affermare che la “sanzione” di cui all’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c. non attiene alla produzione documentale di cui qui si discute (in ragione di quanto diffusamente osservato).

Inoltre, può ritenersi che, laddove la certificazione notarile versata in atti faccia richiamo, tra i gravami pregiudizievoli insistenti sul bene pignorato, al pignoramento, indicando i riferimenti della relativa trascrizione, e non si sia proceduto al deposito del duplo della nota di tale trascrizione, l’omissione non provochi conseguenze di sorta, salvo il potere del G.E. di ordinare il deposito a meri fini di completezza documentale e senza che, in caso di mancata ottemperanza a tale ordine, possa applicarsi l’ultimo comma dell’art. 567 c.p.c (in questo senso v.: Cass. 8.3.2016, n. 4543).

 

  1. Conclusioni.

Tirando le fila del discorso fin qui compiuto: 

  • il mancato deposito della nota di trascrizione nel termine di cui all’art. 557 c.p.c. non importa le conseguenze previste dall’ultimo comma di tale disposizione (inefficacia del pignoramento). 

In questo senso depone la giurisprudenza di merito prevalente che ha disatteso l’obiter dictum contenuto nella pronuncia n. 4751 del 2016 (richiamata al par. 1), dando al contrario risalto alla pregressa giurisprudenza della Corte (Cass. 20.4.2015, n. 7998); 

  • la diversa (ma connessa) questione della individuazione del momento entro il quale va effettuata la trascrizione del pignoramento, a fronte di un profilo giurisprudenziale frastagliato, va preferibilmente risolta nel senso che tale momento debba essere fatto coincidere con quello entro cui, ai sensi dell’art. 567, comma 2, c.p.c., va depositata la documentazione ipocatastale o la relazione notarile sostitutiva.