Esecuzione forzata e fondo patrimoniale

Un'analisi di alcune tra le principali criticità sottese all'esecuzione sui beni oggetto del fondo patrimoniale condotta alla luce del diritto vivente.
Esecuzione forzata e fondo patrimoniale

Sommario:

Nozione e caratteristiche del fondo patrimoniale
La famiglia e i suoi bisogni
La revocabilità della costituzione del fondo
L’inespropriabilità dei beni del fondo
Lo strumento dell’opposizione ex art. 615, co. 2, c.p.c.
Gli approdi giurisprudenziali più recenti 

 

Nozione e caratteristiche del fondo patrimoniale.

Il fondo patrimoniale è una convenzione matrimoniale con la quale, in deroga al principio di cui all’art. 2740 c.c., alcuni beni vengono segregati e destinati alla specifica tutela dei bisogni della famiglia.

Introdotto nel contesto della Riforma del diritto di famiglia del 1975, lo strumento permette di “isolare” talune “risorse” per riservarle alla fruizione dei componenti del sodalizio familiare[1].

L’istituto si iscrive nel catalogo dei c.d. patrimoni di destinazione[2], è infatti una massa di beni separata dal patrimonio “generale” del soggetto intestatario, alla quale viene impresso un vincolo di scopo, con connessi limiti sia di disponibilità, sia di espropriabilità[3].

Il fondo può essere costituito con atto inter vivos dei coniugi o del terzo e mortis causa del terzo, tramite testamento.

È privo di soggettività giuridica. L'art. 168, 1° co., c.c. enuncia la regola generale per cui la proprietà dei beni che lo compongono spetta ad entrambi i coniugi, salvo quanto diversamente stabilito nell'atto di costituzione.

Possibile oggetto del patrimonio sono immobili, mobili iscritti in pubblici registri e titoli di credito. L’elenco dell’art. 167, comma 1, c.c. fa riferimento a beni il cui vincolo è suscettibile di adeguata pubblicizzazione.

Ai fini dell’opponibilità ai terzi a rilevare, tuttavia, è l'avvenuta annotazione del vincolo relativo al fondo a margine dell'atto di matrimonio. La costituzione del fondo è, infatti, soggetta alle disposizioni dell'art. 162 c.c. sulle forme delle convenzioni matrimoniali, ivi compresa quella del quarto comma, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio. La trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 c.c., resta degradata a pubblicità-notizia e non colma il difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, rimanendo irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo[4].

 

La famiglia e i suoi bisogni.

In tema di fondo patrimoniale, la famiglia rileva in una accezione ristretta, che comprende coniugi e figli minori legittimi, legittimati o adottivi o in affidamento preadottivo, maggiorenni conviventi con i genitori[5]. Anche i figli naturali di uno dei due coniugi beneficiano delle utilità del fondo se introdotti nella famiglia legittima di uno dei due genitori naturali, in quanto ad assumere rilievo pregnante è la costanza della vita comune.

Costantemente al centro dell’attenzione degli studiosi[6], la nozione di bisogni invalsa nella giurisprudenza è molto ampia e include, non solo quanto necessario ad assicurare il sostentamento del nucleo familiare, ma, altresì, le più varie esigenze socialmente apprezzabili e dirette al pieno mantenimento e all'armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento delle sue capacità lavorative, con esclusione delle sole esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi[7].

I bisogni non sono, dunque, circoscritti all'obbligo alimentare di cui all’art. 438 c.c., ma includono le varie esigenze morali e materiali suscettibili di essere soddisfatte in relazione alla condizione economico e sociale di ciascuna famiglia. Hanno rilievo, non sono solo quelle che accomunano tutti i membri della famiglia, ma pure quelle personali tese a realizzare un interesse comune o in senso lato l'indirizzo di vita prescelto dai coniugi.

 

La revocabilità della costituzione del fondo.

La costituzione del fondo patrimoniale comporta una diminuzione della garanzia generica offerta ex art. 2740 c.c. dai costituenti ai propri creditori, pertanto il relativo atto è assoggettabile all'azione revocatoria, sul duplice presupposto della esistenza del credito – a prescindere, quindi, dalla sua esigibilità[8] – e della sussistenza delle condizioni di cui all’art. 2901 c.c.

La giurisprudenza è consolidata nel ritenere la costituzione del fondo revocabile secondo il regime degli atti a titolo gratuito, non ravvisandosi un'attribuzione patrimoniale in favore dei disponenti[9].

La Suprema Corte ritiene che l'eventus damni sia integrato dal mero pericolo di un'eventuale infruttuosa azione esecutiva e che, avvenendo di regola la costituzione del fondo a titolo gratuito, è sufficiente che ricorra il consilium fraudis, consistente nella previsione, da parte del debitore, della attitudine lesiva, rispetto alla garanzia del creditore, dell'atto di segregazione[10].

Secondo l’orientamento affermatosi è preclusa la possibilità di applicare l’art. 2901, comma 3, c.c., che esclude l'esperimento dell'azione revocatoria nel caso in cui l'atto oggetto dell'azione costituisca adempimento di un debito scaduto[11].

La costituzione del fondo patrimoniale rientra, tra l’altro, nell'ambito applicativo dell’art. 2929 bis c.c., che si riferisce ai vincoli di indisponibilità aventi ad oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri. La norma richiamata consente di pignorare il bene incluso nel patrimonio "destinato" quand’anche il creditore non abbia ancora ottenuto una sentenza di accoglimento della domanda revocatoria, purché il pignoramento sia trascritto prima che sia decorso un anno dall'avvenuta trascrizione della costituzione del vincolo di indisponibilità.

 

L’inespropriabilità dei beni del fondo.

In ipotesi di debiti finalizzati al soddisfacimento diretto dei bisogni della famiglia, è fisiologico che qualora il debitore non adempia alle obbligazioni contratte a tale scopo, i beni facenti parte del fondo patrimoniale siano aggredibili da parte dei creditori. Si pensi esemplificativamente all'acquisto ed alla conservazione della casa adibita a residenza familiare; al sostenimento delle spese condominiali; al pagamento degli oneri fiscali in genere connessi all’abitazione familiare; all'acquisto di cibo e vestiario; all'acquisto e alla manutenzione di autovetture[12].

In astratto, dal vincolo di destinazione impresso sui cespiti conferiti nel fondo deriva una limitazione della responsabilità. Ai sensi dell’art. 170 c.c. "l'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia". In altri termini, i cespiti del fondo si espongono all’azione esecutiva nei soli limiti in cui il creditore sia in buona fede, ignorando che i debiti sono stati contratti per esigenze avulse dai bisogni familiari.

L’art. 170 c.c. non fissa il principio generale della sottrazione dei beni conferiti all'aggressione dei creditori, ma delinea alcuni limiti di aggredibilità nell’ottica di un bilanciamento degli opposti interessi. Il regime è quello di una inespropriabilità attenuata, posto che, a tutela dell'affidamento dei creditori, l’impignorabilità dei beni ricadenti nel fondo sconta un limite, in quanto opera esclusivamente nei confronti dei creditori consapevoli della circostanza che l'obbligazione non era stata contratta per i bisogni della famiglia.

In definitiva, l'esecuzione sui beni del fondo non è ammessa al ricorrere di due presupposti. L'uno, di carattere oggettivo, riguardante la causa del credito e costituito dall'estraneità del debito per il quale si procede al novero di quelli contratti per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia; l'altro, soggettivo, rappresentato dalla consapevolezza, in capo al creditore procedente, di detta estraneità.

Dalla norma emergono, a ben guardare, tre regole.

La prima è quella che consente al creditore di aggredire liberamente ciascun bene tra quelli del debitore. La seconda regola è quella grava quest’ultimo dell'onere di rendere evidente la distinzione tra debiti contratti per il soddisfacimento di interessi familiari e debiti contratti per finalità egoistiche.

La terza regola è un corollario della seconda, in quanto onera il debitore di dimostrare la sussistenza di entrambi i requisiti per affermare l'impignorabilità relativa del bene[13].

La giurisprudenza interpreta molto restrittivamente il presupposto oggettivo dell'estraneità, di fatto finendo per presumere l’inerenza, anche in virtù del disposto dell’art. 143, comma 3 c.c. dei debiti contratti dai coniugi ai bisogni della famiglia[14].

Nella locuzione "bisogni della famiglia" si include, in effetti, ogni vincolo obbligatorio idoneo a determinare un arricchimento anche indiretto del nucleo familiare, tanto che dai bisogni in questione esulano soltanto le ipotesi di obbligazioni contratte per il soddisfacimento di esigenze speculative, voluttuarie e non meritevoli di tutela[15]. Per il resto, è sufficiente che l’obbligazione contratta sia idonea a determinare l'incremento della capacità lavorativa, del reddito e del complessivo tenore di vita della famiglia perché anche i debiti contratti nell'esercizio dell'attività imprenditoriale valgano a “legittimare” il creditore a procedere esecutivamente sui beni del fondo, in quanto idonei a soddisfare indirettamente i bisogni della famiglia.

Al debitore che si opponga all'esecuzione promossa dal creditore sui beni del fondo è offerta la possibilità di dimostrare, anche per presunzioni, la sussistenza del requisito soggettivo, che in sostanza coincide con la malafede del creditore[16]. Più nello specifico, l'opponente è chiamato a dimostrare la conoscenza effettiva, non bastando la prova della conoscibilità, con l'ordinaria diligenza, dell'estraneità dello scopo dell'obbligazione al soddisfacimento dei bisogni familiari.

I "debiti contratti" in relazione al fondo che vengono in rilievo, non sono solo quelli di origine contrattuale, poiché quel che conta è la riconducibilità della fonte del rapporto obbligatorio al soddisfacimento di bisogni della famiglia. Il criterio per individuare i crediti che legittimano l'esecuzione sui beni del fondo si rinviene nella relazione tra il fatto generatore dell'obbligazione ed i bisogni della famiglia o dell'unione[17]. Ove la fonte e la ragioni del rapporto obbligatorio abbiano inerenza con le esigenze familiari deve ritenersi operante la regola della piena responsabilità del fondo[18].

Vanno reputate estranee ai bisogni le obbligazioni contratte per soddisfare esigenze di vita non proporzionate al reddito disponibile[19].

Sul piano processuale, l’inerenza del debito ai bisogni della famiglia implica un accertamento di fatto rimesso in esclusiva al giudice di merito, e incensurabile in sede di legittimità salvo che nei ristretti confini del vizio di motivazione.

È il coniuge che intenda far valere la segregazione patrimoniale ad essere onerato della prova, anche per presunzioni, dell'estraneità del debito ai bisogni della famiglia e della circostanza che il creditore ne era a conoscenza[20]. Non è sufficiente provare la mera conoscibilità astratta da parte del creditore o l’opportunità del creditore di conoscere l’estraneità con l'ordinaria diligenza.

 

Lo strumento dell’opposizione ex art. 615, co. 2, c.p.c.

La tutela giurisdizionale a disposizione del debitore esecutato titolare di beni confluiti in un fondo patrimoniale è affidata all'opposizione ex art. 615.

Quando è aggredito un bene costituito in fondo patrimoniale, l’esigenza di tutela sembra sorgere all’atto del pignoramento del bene, non prima.

Il rimedio con quale far constare l’inespropriabilità relativa del cespite, identificandosi nell'opposizione ex art. 615, 2° co., c.p.c., apre la via ad un ordinario processo di cognizione.

Se, viceversa, il vincolo non è fatto valere dal debitore nei confronti del creditore esecutante, si consolidano gli effetti della procedura esecutiva[21].

Attraverso il richiamato strumento oppositivo, il debitore può sostenere che il creditore procedente non ha il diritto di procedere ad esecuzione forzata sul bene pignorato insiste il vincolo del fondo patrimoniale.

L’esecutato dovrà dar prova dell'avvenuta stipulazione dell'atto pubblico che istituisce il fondo ai sensi dell’art. 167 c.c. e della eseguita annotazione a margine dell'atto di matrimonio ex art. 34-bis disp. att. c.c., dalla quale scaturisce l’opponibilità ai terzi estranei.

Graverà sul debitore che propone l'opposizione ex art. 615 anche l'onere della dimostrazione della consapevolezza creditoria dell’estraneità ai bisogni della famiglia, il che rende abbastanza fragile la posizione dell’esecutato. Per contestare il diritto del creditore ad agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare, non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest'ultimo venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, a tal fine occorrendo che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura della stessa.

 

Gli approdi giurisprudenziali più recenti.

La giurisprudenza mostra ormai alcuni profili consolidati.

Innanzitutto, il recinto dei “bisogni della famiglia” viene allargato fino a ricomprendere i debiti che solo indirettamente sono strumentali al perseguimento delle finalità familiari.

Parallelamente, l’estraneità viene relegata all’ambito della voluttuarietà e della speculazione. In quest’ottica è fatto rientrare tra le esigenze del nucleo familiare il credito dell'istituto bancario verso l'imprenditore commerciale il cui coniuge sia del tutto estraneo alla gestione dell'impresa, in base all'argomentazione per cui il potenziamento dell'impresa, attuato mediante l'apertura di un finanziamento, non è fine a sé stesso, ma è funzionale a far fronte ai bisogni familiari[22]. Del pari, è “bisogno familiare” il credito dell'istituto previdenziale verso l'imprenditore commerciale il cui coniuge non sia coinvolto nell’impresa, in quanto assolvere detto debito è indispensabile per l'esistenza dell'impresa i cui proventi serviranno a far fronte ai bisogni familiari “diretti”[23]. Ed ancora, fa parte dei “bisogni” il credito erariale scaturente da evasione fiscale, in base all'argomentazione per cui tutto ciò che è stato occultato al fisco di fatto verrà impiegato per far fronte ai bisogni familiari[24].

Solo pochi mesi fa, la Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova dei presupposti di applicabilità dell'art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, sicchè, ove sia proposta opposizione, ex art. 615 c.p.c., per contestare il diritto del creditore ad agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest'ultimo venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, a tal fine occorrendo che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura della stessa: pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari[25].

In un recente provvedimento di legittimità è stato evidenziato che Il debitore che contesti il diritto del creditore di agire esecutivamente sui beni costituiti in fondo patrimoniale deve dimostrare, anche a mezzo di presunzioni semplici, che il medesimo creditore era consapevole, al momento del perfezionamento dell'atto dal quale deriva l'obbligazione, che questa era contratta per scopi estranei ai bisogni della famiglia ancorché intesi in senso lato ovvero volti non soltanto al soddisfacimento delle necessità cd. essenziali o indispensabili della famiglia ma anche ad esigenze volte al pieno mantenimento ed all'armonico sviluppo della medesima, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa ed al miglioramento del suo benessere economico, restando escluse ragioni voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi. In relazione ai debiti assunti nell'esercizio dell'attività d'impresa o a quella professionale, essi non assolvono di norma a tali bisogni, ma può essere fornita la prova che siano eccezionalmente destinati a soddisfarli in via diretta ed immediata, avuto riguardo alle specificità del caso concreto. Nella specie, la Suprema Corte ha cassato la decisione di appello la quale aveva presunto, in assenza di prova di una diversa fonte di sostentamento della famiglia, che i mezzi per il soddisfacimento dei bisogni di questa derivassero dall'attività d'impresa dell'opponente[26].

Un accento di maggior rigore nell’approccio alla nozione di “bisogni della famiglia” sembra potersi scorgere in altra recentissima pronuncia nel cui quadro la Corte di Cassazione ha puntualizzato che se il credito per cui si procede è solo indirettamente destinato alla soddisfazione delle esigenze familiari del debitore, rientrando nell'attività professionale da cui quest'ultimo ricava il reddito occorrente per il mantenimento della famiglia, non è consentita, ai sensi dell'art. 170 c.c., la sua soddisfazione sui beni costituiti in fondo patrimoniale[27].

 

 

[1] In tema di fondo patrimoniale la letteratura è molto ampia: v ex multis Cian - Casarotto, Fondo patrimoniale della famiglia, in Noviss. Dig. it., App. III, Torino, 1982, 825 ss.; Corsi, Il regime patrimoniale della famiglia, in Tratt. dir. civ. e comm., a cura di Cicu - Messineo, VI, II, Milano, 1984, 83 ss.; Auletta, Il fondo patrimoniale, Artt. 167 - 171, in Cod. civ. Commentario diretto da Schlesinger, Milano, 1992, passim; La Porta, Destinazione di beni allo scopo e causa negoziale, Napoli, 1994, passim; Gabrielli, Regime patrimoniale della famiglia, in Dig. disc. priv. sez. civ., XVI, Torino, 1997, 387 ss.

[2] In tema v. Di Sabato, Sui patrimoni "destinati", in Profili patrimoniali e finanziari della riforma, a cura di Montagnani, Milano, 2014, 53 ss.

[3] Grasso, Il fondo patrimoniale, in Tratt. dir. priv., diretto da Rescigno, III, II, Torino, 1996, 421; Dogliotti - Figone, Il fondo patrimoniale, in Tratt. dir. priv., diretto da Bessone, IV, II, Torino, 1999, 575; Cenni, Il fondo patrimoniale, in Trattato di diritto di famiglia a cura di Zatti, III, Regime patrimoniale della famiglia a cura di Anelli - Sesta, Milano, 2002, 554.

[4] Cass. 12 dicembre 2013, n. 27854, in Dejure e Cass., Sez. Un., 13 ottobre 2009, n. 21658, in Italgiure.

[5] Mandes, Il fondo patrimoniale, in Riv. not., 1990, 643.

[6] De Pamphilis, I bisogni “insaziabili” della famiglia: presupposti per l'esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e ripartizione dell'onere probatorio, in Famiglia e diritto, 2017, 6, 516; Mattioni, Fondo patrimoniale e bisogni della famiglia, in Nuova Giur. Civ. Comm., 2015, 1, 7-8, 664; Paganini, Esecuzione sui beni conferiti nel fondo patrimoniale e bisogni della famiglia, in Studium Iuris, 2018, 12, 1460; Trapani, Il fondo patrimoniale come strumento di soddisfazione dei bisogni della famiglia, in Notariato, 2007, 6, 669.

[7] Cass. 7 gennaio 1984, n. 134, in Giust. civ., 1984, I, 663.

[8] Cass. 9 ottobre 2015, n. 20376, in Dejure

[9] In tal senso, v. Cass. 27 gennaio 2012, n. 1242, in Dejure; Cass. 18 ottobre 2011, n. 21494, in Dejure; Cass. 7 ottobre 2008, n. 24757, in Guida dir., 2008, 43, 24, con nota di Corea; Cass. 19 gennaio 2007, n. 1210, in Giur. it., 2008, 1, 91.

[10] Cass. 30 giugno 2015, n. 13343, in Dejure

[11] Cass. 12 dicembre 2014, n. 26223, in Dejure.

[12] De Marchi, Fondo Patrimoniale, Milano, Giuffrè, 2005, 287.

[13] Cass. 7 febbraio 2013, n. 2970, in Dejure, www.iusexplorer.it.

[14] Cass. 22 febbraio 2017, n. 4593, in D&G, 2017, 38, 17, con nota di Buscema. Cenni, Il fondo patrimoniale, in Trattato di diritto di famiglia, diretto da Zatti, III, II ed., Milano, 2012, 781.

[15] Cass. 11 febbraio 1999, n. 1150, GI, 1999, I, 1, 2253, che esclude l'utilizzabilità dell'opposizione agli atti contro l'ordinanza di assegnazione ex art. 553, 1° co., c.p.c. per far valere l'impignorabilità del credito.

[16] V. Cass. 24 febbraio 2016, n. 3600, in Dejure.

[17] Cass. 24 febbraio 2015, n. 3738, in D&G, 2015, 100, con nota di Terlizzi, È legittima l'ipoteca dell'Agente della riscossione sull'azienda conferita in un fondo patrimoniale; Cass. 26 agosto 2014, n. 18248, in Riv. not., 2014, II, 979.

[18] Cass. 3 marzo 2003, n. 11230, in Dejure, 2004, 351; Cass. 18 settembre 2001, n. 11683, in Vita not., 2001, n. 1314 ed in Giust. civ., 2002, 1950.

[19] Santoro - Passarelli, Poteri e responsabilità patrimoniali dei coniugi, in Diritto di famiglia. Raccolta di scritti di colleghi della facoltà giuridica di Roma e allievi. In onore di Rosario Nicolò, Milano, 1982, 425 ss.; Auciello - Badiali - Iodice - Mazzeo, La volontaria giurisdizione e il regime patrimoniale della famiglia, Manuale e applicazioni pratiche dalle lezioni di Guido Capozzi, Milano, 2000, 355-356.

[20] V. ex multis, Cass. 15 marzo 2006, n. 5684, in Riv. not., 2007, 161; Cass. 30 maggio 2007, n. 12730, in Dejure.

[21] Così Trib. Pordenone, 9 febbraio 2004, Familia, 2005, 623 (con nota di Grassi, In assenza di opposizione dei coniugi è possibile l'esecuzione sui beni destinati a fondo patrimoniale).

[22] Cass. 19 febbraio 2013, n. 4011, in Dejure.

[23] Cass. 28 ottobre 2016, n. 21800, in Dejure.

[24] Cass. 22 febbraio 2017, n. 4593, in Dejure.

[25] Cass. 31 agosto 2020, n. 18118, in Dejure.

[26] Cass. 8 febbraio 2021, n. 2904, in Dejure.

[27] Cass. 27 aprile 2020, n. 8201, in Dejure.