Gli NPE tra PCT, AI e l’opportunità del PNRR

Come la deficienza dei dati travolge l’intelligenza artificiale. 
Gli NPE tra PCT, AI e l’opportunità del PNRR

Sommario:

1. Il fenomeno dei crediti non performig fra normativa comunitaria, regolamentazione e vigilanza
2. Le più recenti misure per la gestione degli NPE post-Covid
3. Soluzioni innovative ed intelligenza artificiale nell’acquisizione e gestione dei dati
4. Intelligenza artificiale e processo civile telematico

 

1. Il fenomeno dei crediti non performig fra normativa comunitaria, regolamentazione e vigilanza

Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad un rinnovato interesse verso gli investimenti in opportunità legate al credito distressed, da parte di una platea sempre più ampia di operatori, investitori, guru e semplici curiosi. Tanto che oramai fanno parte del lessico comune parole come NPL, UTP o collettivamente NPE, acronimi che hanno soppiantato le vecchie e oramai desuete definizioni di sofferenza, incaglio e morosità.

Tra i principali fattori che hanno contribuito all’esplosione di questo fenomeno vi sono gli interventi normativi di derivazione comunitaria che hanno costretto le Banche a mettere in atto procedure più o meno articolate di cessione dei portafogli di NPE, finalizzate al deconsolidamento dei crediti deteriorati dai loro bilanci.

Primo fra tutti l’emanazione, tra il 2017 e il 2018, delle c.d. Linee guida per le Banche sui crediti deteriorati, che avevano l’obiettivo di  indirizzare le Banche verso un modello di gestione del rischio che consentisse di monitorare i prestiti in bonis e prevenire il decadimento della qualità del credito, introducendo la necessità di dotarsi di procedure e flussi informativi interni adeguati, così da individuare e gestire potenziali clienti con posizioni deteriorate in uno stadio molto precoce.

Successivamente, con l’adozione del c.d. calendar provisioning e l’introduzione degli NPL ratio (Reg. 2019/630 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 che modifica il Reg. n. 575/2013) [1], che prevedono livelli di copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate e che hanno stabilito un limite prudenziale di accumulo di NPE da parte di tutte le Banche dell’Unione Europea, sono stati introdotti i livelli di accantonamenti minimi per le esposizioni classificate come non-performing e appunto una “calendarizzazione” delle svalutazioni dei crediti deteriorati.

Parallelamente, ulteriore popolarità è stata generata dall’introduzione dello strumento, tutto italiano, della GACS (decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18 e successive proroghe), dedicato alla categoria di crediti esclusivamente non performing (NPL).

Si tratta di una garanzia (Garanzia della cartolarizzazione delle sofferenze) concessa dal Ministero del Tesoro, per stimolare lo smaltimento dei crediti in sofferenza presenti nei bilanci Bancari attraverso la cessione a veicoli di cartolarizzazione costituiti ad hoc. Comunemente un veicolo raccoglie i fondi necessari al pagamento del prezzo di acquisto emettendo obbligazioni sul mercato, tipicamente con una struttura in tranche senior, mezzanine e junior, che partecipano al rimborso con questo ordine di priorità.

In queste specifiche operazioni è lo Stato italiano che sottoscrive le tranche senior e beneficerà per primo del rimborso ovvero sopporterà per ultimo le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese[2].

La più recente novità è rappresentata dall’entrata in vigore, con decorrenza dal 1° gennaio 2021, della c.d. nuova DOD (Definizione di default), adottata dalla Banca d’Italia a seguito dell’emanazione della normativa europea data dalle “Linee guida sull'applicazione della definizione di default ai sensi dell'art. 178 del Regolamento (UE) n. 575/2013” (EBA/GL/2016/07) e dalle “Norme tecniche di regolamentazione relative alla soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato” e relativo Regolamento Delegato (UE) 171/2018 della Commissione Europea del 19 ottobre 2017 (EBA/RTS/2016/06). La nuova DOD declina le regole cui le Banche si dovranno attenere per la classificazione dello stato di inadempienza in cui si trova il Cliente nel momento in cui non è in grado di rimborsare i propri debiti nei confronti della Banca.

In questo contesto, ha preso forma nel corso degli anni una industria del credito deteriorato che si è dotata di moderni processi e strategie di gestione, di cui fanno parte i c.d.:

  • Originator (banche e SPV):
  • Buyer (investitori), per lo più veicoli di cartolarizzazione costituiti ad hoc per l’acquisto di uno o più portafogli di crediti;
  • Master servicer, banche o intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia e specializzati nella gestione delle attività amministrative e regolamentari dei veicoli di cartolarizzazione;
  • Special servicer, società specializzate, di solito in possesso di licenza ex 115 TULPS, che svolgono le attività di gestione e recupero dei crediti che compongono il portafoglio cartolarizzato.

 

2. Le più recenti misure per la gestione degli NPE post-Covid

Il contesto è ancora in evoluzione e l’interesse sembrerebbe destinato a rimanere alto per almeno qualche altro anno, anche in considerazione dell’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto e continua ad avere sull’economia mondiale. Tanto è vero che la Commissione europea ha previsto un NPL action plan per gestire l’inevitabile nuova massa – stimata tra i 70 e i 100 miliardi di euro – che si sta creando nei bilanci delle banche e che per ora non viene pienamente percepita solo per effetto delle moratorie in corso, ma in scadenza nei prossimi mesi.

Le misure da adottare dovranno contribuire a rendere ancora più competitivo ed efficiente il mercato degli NPE, mirando:

- al miglioramento della qualità dei dati della loro comparabilità;

- alla raccolta e conservazione dei dati anonimizzati sulle operazioni NPL, da utilizzarsi potenzialmente come benchmark di mercato;

- allo sfruttamento delle Banche dati esistenti;

- allo sviluppo di best practice sull’esecuzione dei processi di vendita per le operazioni sui mercati secondari.

L’obiettivo sottinteso, ma non troppo, è quello di rendere irrinunciabile la qualità e la “ufficialità” del dato nelle operazioni di cessione, che dovranno lasciare sempre meno spazio ad asimmetrie informative, acuite magari da posizioni di mercato dominanti.

 

3. Soluzioni innovative ed intelligenza artificiale nell’acquisizione e gestione dei dati

Esistono già delle soluzioni innovative, sviluppate da alcuni operatori specializzati, rivolte a banche e servicer, che consentono di migliorare la qualità e la completezza dei dati. Si tratta in alcuni casi di servizi ancillari di c.d. data remediation e data enrichment.

Nel primo caso, si tratta di verificare la consistenza dei dati, come ad es. la correttezza del formato di data, numero, testo, ecc., la loro coerenza logica e la loro corretta rappresentazione.

Nel secondo caso l’obiettivo è quello di verificare ed integrare i dati di partenza con maggiori informazioni, appunto arricchendo il set di partenza. I dati aggiuntivi che possono essere acquisiti in tre modalità diverse:

  1. mediante l’acquisizione delle informazioni contenute nei documenti, attraverso sofisticati strumenti di lettura intelligente e riconoscimento del testo – non necessariamente di documenti nativi digitali – e la loro indicizzazione per parole chiave;
  2. tramite l’accesso a banche dati pubbliche o private, libere o a pagamento, a volte integrandole tra loro;
  3. utilizzando dati di proprietà e quindi caratteristici del fornitore, conseguiti ad es. attraverso svolgimento nel tempo di specifici servizi.

All’interno di quest’ultima tipologia si collocano i servizi rivolti al mondo delle aste immobiliari, che si propongono di offrire la possibilità di ricostruire il track record delle vendite coattive unito, a volte, all’ulteriore servizio c.d. di action support per le aste future.

È forse questo il gruppo più affollato di fornitori, pur se tra essi spiccano differenze non trascurabili, tra chi detiene un patrimonio di dati proprietario, per averlo costruito nel tempo, operando con continuità nel settore delle vendite giudiziarie e chi ha ricostruito il trend delle aste solo di recente, magari attingendo a varie fonti ed utilizzando, a sua volta, gli stessi servizi di arricchimento ed integrazione dei dati citati in precedenza.

Sarà interessante valutare se ci sarà un impatto positivo a seguito della riforma catastale prevista dalla legge delega approvata il 5 ottobre 2021 dal Consiglio dei Ministri n. 39 per la riforma del sistema fiscale.

Sarebbe a dir poco auspicabile che la riforma vada nella direzione di revisionare il catasto non solo nell’ottica di una più equa imposizione fiscale, ma pure puntando a mantenere aggiornati i database relativi agli immobili, rendendoli tracciabili nella loro evoluzione e quindi univoci. In tal modo verrebbe offerto un contributo dirompente nella valutazione e gestione degli NPL secured.

Questi strumenti vengono spesso associati all’adozione di meccanismi di intelligenza artificiale che non sempre raggiungono il massimo livello di aspirazione del legislatore europeo, ma forse neanche del mercato.

Proprio dal mercato emergono, infatti, le nuove esigenze che spingono gli operatori alla ricerca di soluzioni sempre più sofisticate ed innovative. Quotidianamente appaiono proposte di soluzioni e strumenti evoluti che invocano l’intelligenza artificiale applicata ai dati a quindi alla gestione di crediti.

Ma il fulcro della questione rimane sempre lo stesso: la qualità, l’univocità e l’attendibilità del dato.

Pur volendo riconoscere il grande contributo della tecnologia che di certo non manca ai fornitori di servizi specialistici, non si può avere piena soddisfazione se non viene fornita e certificata la fonte del dato, che sia essa una banca-dati pubblica o privata ovvero il know how specialistico del fornitore, magari acquisito in un tempo ragionevolmente ampio.

 

4. Intelligenza artificiale e processo civile telematico

Ciò che continua a mancare, il più delle volte, è la dote di informazioni contenute nel fascicolo del PCT (processo civile telematico).

Se è infatti vero che già da qualche anno la telematica è approdata nelle sedi dei tribunali civili italiani, dando vita ad uno dei sistemi più avanzati d’Europa, è altrettanto vero che quel sistema al momento non consente l’acquisizione diretta dei dati, in formato strutturato.

In particolare:

  • eventi hanno spesso descrizioni non parlanti, cioè generiche e inidonee all’individuazione dell’evento cui si riferiscono;
  • gli atti depositati non sono classificati, se non a grandi linee;
  • le anagrafiche dei soggetti processuali sono incomplete.

Inoltre, non tutte le fasi processuali sono censite. Specificatamente, le attività di vendita delle procedure esecutive immobiliari delegate a professionisti esterni non sono gestite. Negli archivi del PCT vi è un “buco” per tutto il tempo il cui il fascicolo è gestito dal professionista delegato, ossia dal momento dell’adozione dell’ordinanza di vendita delegata all’approvazione del progetto di distribuzione.

Per non parlare del vuoto assoluto presente nel registro concorsuale, nella migliore delle ipotesi gestito su piattaforme private. Ma anch’esse non consentono l’acquisizione strutturata dei dati, ma solo la consultazione dei documenti.

Eppure proprio nel registro delle procedure concorsuali ci sarebbe una miniera sterminata di informazioni. Si pensi alla quantità di dati, anche in formato di tabella, contenuti nei fascicoli dei concordati preventivi e ai loro piani, piuttosto che alle relazioni ex art. 33 legge fall.

In questo contesto, l’adozione delle misure e degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sembrano l’imperdibile occasione per rendere il mercato del credito distressed più attraente e più competitivo.

Infatti, il Piano prevede, tra l’altro, importanti riforme anche in materia di giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.

Questa è quindi l’imperdibile occasione per soddisfare in un colpo solo esigenze convergenti, peraltro, singolarmente previste dal Piano: una vera digitalizzazione del processo civile telematico (PCT), che non si limiti alla gestione dell’agenda del processo, ma che includa la digitalizzazione degli atti dei fascicoli giudiziari – non la mera scansione – e l’adozione di strumenti avanzati di analisi dei dati del processo, la rappresentazione codificata del suo svolgimento e la rappresentazione sintetica ma completa dei dati salienti.

Non dobbiamo infatti dimenticare che i crediti possono essere deconsolidati dai bilanci, ma i diritti connessi, ove azionati giudizialmente, non si spostano dai ruoli dei Tribunali e che al trasferimento della titolarità di grandi masse di crediti, da un soggetto ad un altro, consegue la necessità di operare la sostituzione processuale del dante causa con il nuovo titolare del credito.

Nondimeno entro breve tempo potrebbe essere lo Stato a doversi surrogare massivamente in alcune procedure ove dovessero essere escusse le garanzie erogate dal Fondo di garanzia.

È di immediata percezione il beneficio che avrebbe il creditore “parte processuale ricorrente” a detenere e quindi potenzialmente trasferire a terzi, dati “ufficiali” e “certificati” come reali, con un incalcolabile vantaggio per tutti gli operatori del settore sia in termini di intrinseco valore che di efficienza gestionale.

Altrimenti l’intelligenza artificiale continuerà a sopperire ad alcune carenze, ma lavorerà pur sempre su un dato rimediato e arricchito e quindi per definizione non “ufficiale”. In altre parole, anche l’AI opererà con dei bias cognitivi derivanti dalla qualità delle informazioni di partenza non avendo a disposizione informazioni con struttura e classificazione omogenea de condivisa dal e al mercato del credito distressed.

 

[1] L’NPE ratio corrisponde al rapporto tra crediti deteriorati (non performing exposure) e il totale dei crediti erogati, dove per deteriorati si intende la somma di tutti i crediti “malati”: sofferenze, inadampienze probabili (unlikely to pay) e scaduti (past due). L’indicatore rappresenta uno dei parametri di riferimento seguiti dalla Vigilanza per monitorare il rischio di credito delle Banche.

[2] Per quanto inizialmente fosse sembrata remota la possibilità di attivare la garanzia statale, recentemente stanno destando qualche preoccupazione le performance di recupero di alcune operazioni, in ritardo rispetto al business plan iniziale (cfr. Il Sole 24Ore del 14/10/2021, Scoppia la bolla Npl? Thriller per le garanzie statali, recupero crediti in crisi, di Morya Longo).