La proroga della sospensione delle procedure di rilascio degli immobili disposta dalla normativa anti-Covid non è incostituzionale

La Corte costituzionale, in data 20 ottobre 2021, esaminando le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali, di Trieste e di Savona in relazione alle norme che hanno prorogato, in alcuni casi, la sospensione dei provvedimenti di rilascio di immobili disposta a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, le ha ritenuto infondate. Tanto è stato comunicato dall’Ufficio stampa della medesima Corte con un comunicato pubblicato sul sito, in attesa del deposito della sentenza.

Le norme censurate dai giudici remittenti erano l’art. 13, comma 13, del decreto-legge n. 183 del 2020 e l’art. 40-quater del decreto-legge n. 41 del 2021, entrambi convertiti in legge.

Per effetto della riferita pronuncia resta quindi ferma la sospensione del rilascio degli immobili, comunque destinata a cessare il 31 dicembre 2021

Dalla lettura del comunicato sembra potersi evincere che la decisione sia in scia con i princìpi fissati dal Giudice delle leggi con la sentenza n. 128 del 2021. Con quella sentenza, infatti, venne dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, comma 14, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito con modificazioni nella legge 26 febbraio 2021, n. 21, che disponeva la proroga della sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto la casa di abitazione del debitore, senza aver modulato oggettivamente e soggettivamente l’ambito di applicazione dell’istituto all’andamento dell’epidemia e alla progressiva ripresa delle attività giudiziarie. Difatti, nel comunicato dell’Ufficio stampa si legge che, nel caso attuale, la Corte costituzionale è pervenuta a conclusioni opposte perché questa volta «il legislatore ha progressivamente ridotto, con l’attenuarsi della pandemia, l’ambito di applicazione della sospensione, destinata comunque a cessare il 31 dicembre 2021». Coerentemente con tale impostazione, è ragionevole immaginare che un’ulteriore proroga della sospensione, specialmente nell’auspicabile caso di un progressivo miglioramento nell’andamento dell’epidemia, potrebbe essere invece ritenuta non più proporzionata e ragionevole.