Giurisprudenza

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Trovati 417 risultati

Le Sezioni Unite escludono che in sede esecutiva possa integrarsi il titolo esecutivo carente quanto al regime degli interessi legali

L’esigenza di cognizione dei presupposti applicativi della misura degli interessi previsti dal quarto comma dell’art. 1284 c.c. comporta che il titolo esecutivo giudiziale contenga l’accertamento di spettanza degli interessi legali nella misura indicata. Dal punto di vista del giudice dell’esecuzione, la mera previsione, nel dispositivo e/o nella motivazione del titolo esecutivo, degli “interessi legali” è inidonea ad integrare il detto accertamento, in ragione della evidenziata autonomia relativa della fattispecie produttiva degli interessi maggiorati rispetto alla ordinaria produzione degli interessi legali. Si tratta, come si è ormai più volte detto, di una fattispecie (relativamente) autonoma, che cade nella controversia da risolvere e rispetto alla quale l’accertamento, suscettibile di diventare cosa giudicata, deve essere specificatamente svolto. Se il titolo esecutivo è silente, il creditore non può conseguire in sede di esecuzione forzata il pagamento degli interessi maggiorati, stante il divieto per il giudice dell’esecuzione di integrare il titolo, ma deve affidarsi al rimedio impugnatorio. Il titolo esecutivo giudiziale, nel dispositivo e/o nella motivazione, alla luce del principio di necessaria integrazione di dispositivo e motivazione ai fini dell’interpretazione della portata del titolo, deve così contenere la previsione della spettanza degli interessi maggiorati  

Cassazione civile, SEZ. I, 7 maggio 2024, n. 12449 - pres. D’Ascola, est. Scoditti

Titolo esecutivo e interessi legali: la parola alle Sezioni Unite

Cassazione civile, Sez. un., 7 maggio 2024, n. 12449 – pres. D’Ascola, est. Scoditti   Se il titolo esecutivo giudiziale – nella sua portata precettiva individuata sulla base del dispositivo e della motivazione – dispone il pagamento di “interessi legali”, senza alcuna specificazione e in mancanza di uno specifico accertamento del giudice della cognizione sulla spettanza di interessi, per il periodo successivo alla proposizione della domanda giudiziale, secondo il saggio previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali ( ex art. 1284, comma 4, c.c.), la misura degli interessi maturati dopo la domanda corrisponde al saggio previsto dall’art. 1284, comma 1, c.c., stante il divieto per il giudice dell’esecuzione di integrare il titolo.

Cassazione civile, SEZ. I, 7 maggio 2024 - pres. D’Ascola, est. Scoditti

Indicizzazione dei tassi con clausola EURIBOR e indeterminabilità dell’oggetto

Cassazione civile, Sez. III, 3 maggio 2024, n. 12007 – pres. De Stefano, est. Tatangelo   I contratti di mutuo contenenti clausole che, al fine di determinare la misura di un tasso d’interesse, fanno riferimento all’Euribor, stipulati da parti estranee ad eventuali intese o pratiche illecite restrittive della concorrenza dirette alla manipola-zione dei tassi sulla scorta dei quali viene determinato il predetto indice, non possono, in mancanza della prova della conoscenza di tali intese e/o pratiche da parte di almeno uno dei contraenti (anche a prescindere dalla consapevolezza della loro illiceità) e dell’intento di conformare oggettivamente il regola-mento contrattuale al risultato delle medesime intese o prati-che, considerarsi contratti stipulati in “applicazione” delle sud-dette pratiche o intese; pertanto, va esclusa la sussistenza della nullità delle specifiche clausole di tali contratti contenenti il riferimento all’Euribor, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990 e/o dell’art. 101 TFUE. Le clausole dei contratti di mutuo che, al fine di determinare la misura di un tasso d’interesse, fanno riferimento all’Euribor, possono ritenersi viziate da parziale nullità (originaria o sopravvenuta), per l’impossibilità anche solo temporanea di determinazione del loro oggetto, laddove sia provato che la determina-zione dell’Euribor sia stata oggetto, per un certo periodo, di in-tese o pratiche illecite restrittive della concorrenza poste in es-sere da terzi e volte a manipolare detto indice; a tal fine è necessario che sia fornita la prova che quel parametro, almeno per un determinato periodo, sia stato oggettivamente, effettivamente e significativamente alterato in concreto, rispetto al meccanismo ordinario di determinazione presupposto dal contratto, in virtù delle condotte illecite dei terzi, al punto da non potere svolgere la funzione obbiettiva ad esso assegnata, nel regolamento contrattuale dei rispettivi interessi delle parti, di efficace determinazione dell’oggetto della clausola sul tasso di interesse. In tale ultimo caso (ferme, ricorrendone tutti i presupposti, le eventuali azioni risarcitorie nei confronti dei responsabili del danno, da parte del contraente in concreto danneggiato), le conseguenze della parziale nullità della clausola che richiama l’Euribor per impossibilità di determinazione del suo oggetto (limitatamente al periodo in cui sia accertata l’alterazione con-creta di quel parametro) e, prima fra quelle, la possibilità di una sua sostituzione in via normativa, laddove non sia possibile ricostruirne il valore “genuino”, cioè depurato dell’abusiva alterazione, andranno valutate secondo i principi generali dell’ordinamento.

Cassazione civile, Sez III, 3 maggio 2024 - pres. De Stefano, est. Tatangelo

Causa cavendi e causa solvendi del pagamento da parte dell'assicurazione dell'indennità per l'incendio del bene ipotecato

In caso di contratto di mutuo ipotecario cui sia collegata l’assicurazione per il rischio incendi degli immobili ipotecati finalizzata a indennizzare l’eventuale perdita di valore della garanzia reale, la riscossione del pagamento da parte dell’istituto mutuante, in seguito al verificarsi del rischio, comporterà anche la riduzione della complessiva esposizione debitoria del mutuatario, in quanto diversamente opinando quel pagamento non avrebbe un’idonea giustificazione causale ai sensi dell’art. 2033 c.c., portando a un’indebita locupletazione nel caso in cui poi il bene venga venduto all’asta. Ciò a meno che la meritevolezza dello schema contrattuale non preveda, in caso di riscossione dell’indennità, la corrispettiva riduzione ipotecaria.

Tribunale, di Foggia, 2 aprile 2024 - est. Michele Palagano

Inadempimento della transazione conservativa ed effetti sulla procedura esecutiva

"Nell'ipotesi in cui un rapporto venga fatto oggetto di una transazione e questa non abbia carattere novativo, dalla mancata estinzione del rapporto originario discendente dal carattere conservativo della transazione deriva non già che la posizione delle parti sia regolata contemporaneamente dall'accordo originario e da quello transattivo, bensì soltanto che l'eventuale venir meno di quest'ultimo fa rivivere l'accordo originario, al contrario di quanto invece accade qualora le parti espressamente od oggettivamente abbiano stipulato un accordo transattivo novativo, cioè implicante il venir meno in via definitiva dell'accordo originario, nel qual caso l'art. 1976 c.c. sancisce con evidente coerenza rispetto allo scopo perseguito dalle parti, l'irresolubilità della transazione.  Laddove l'accordo concluso tra le parti del processo esecutivo debba qualificarsi come transazione conservativa  non  si verifica l’estinzione dei titoli esecutivi posti alla base della procedura esecutiva con conseguente infondatezza dell’istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione fondata sull'inadempimento della transazione novativa". (Nella specie il G.E.  ha rigettato l'istanza di sospensione della procedura esecutiva ex art 615 c.p.c..avanzata sul presupposto della estinzione dei titoli esecutivi su cui si fonda l’esecuzione, per effetto dell’accordo novativo concluso tra le parti, che invece è stato qualificato dal G.E. quale transazione conservativa,  come tale, non implicante l’estinzione dei titoli esecutivi posti alla base della presente procedura esecutiva (il cui contenuto è stato meramente modificato soltanto in ordine alla quantità e modalità di pagamento) non emergendo, dal dato letterale dell’accordo in questione, la volontà esplicita delle parti di mutare l’obbligazione in essere né di voler estinguere il precedente rapporto di obbligazione, in virtù della nascita di un nuovo rapporto obbligatorio differente nel titolo o nell’oggetto rispetto all’originario).

Tribunale, di Salerno, 25 marzo 2024 - est. Francesca Sicilia

Le società incaricate del recupero di crediti cartolarizzati non devono essere necessariamente iscritte nell’albo degli intermediari finanziari

Nell’ambito delle attività di recupero dei crediti cartolarizzati, non occorre che la società che ha ricevuto dalla cessionaria il mandato per il materiale recupero del credito ( servicer ) sia iscritta all’albo degli intermediari finanziari di cui all’art. 106 T.U.B. Difatti, l’art. 2 comma 6 legge n. 130 del 1999, secondo cui il servizio di riscossione dei crediti ceduti nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione può essere svolto da banche o da intermediari finanziari iscritti nell'apposito albo, non costituisce una norma (civilistica) imperativa, la cui violazione darebbe luogo a nullità virtuale del mandato conferito per il recupero del credito e dei successivi atti esecutivi posti in essere dal mandatario, ma attiene alla regolamentazione (amministrativa) del settore bancario (e, più in generale, delle attività finanziarie), la cui rilevanza pubblicistica trova specifica tutela nel sistema dei controlli e dei poteri (anche sanzionatori) facenti capo all’autorità di vigilanza (cioè, alla Banca d’Italia), presidiati anche da norme penali.

Cassazione civile, SEZ. III, 18 marzo 2024

L’offerta depositata dal presentatore diverso dall’offerente senza allegazione della documentazione comprovante la sua titolarità non può essere ammessa nella vendita telematica

Evidenziato che le previsioni codicistiche con riferimento alla vendita “classica”, nel senso di non telematica, indicano come “offerente” colui che formula l’offerta e come “presentatore” colui che eventualmente provvede materialmente al deposito della stessa, abilitando solo l’offerente o il difensore dello stesso a partecipare alla vendita senza incanto, può affermarsi che nell’ambito della vendita telematica ai fini della regolarità dell’offerta la necessità di depositare una procura speciale o almeno una delega con autocertificazione, pur in assenza di specifica previsione normativa, sia sottesa sia alle disposizioni del codice di rito sulla vendita – i cui principi vanno comunque applicati in via analogia – sia alle previsioni in tema di rappresentanza in generale ex art. 1386 e ss., dovendosi ritenere presupposta alle specifiche tecniche e comunque evocata dal Manuale Utente relativi alla vendita telematica, dai quali emerge l’obbligo del “presentatore” (inteso come colui che compila ed eventualmente firma l’offerta telematica) di indicare il titolo in base al quale si presenta l’offerta per conto dell’offerente e di allegare i documenti comprovanti la titolarità di cui dichiara di essere investito.

Tribunale, di Salerno, 14 marzo 2024 - est. Enza Faracchio

Titolo a formazione progressiva: inefficacia del pignoramento se l'atto di quietanza non è tempestivamente depositato

Anche il deposito dell’atto di erogazione e quietanza del mutuo deve avvenire, a pena d’inefficacia dell’atto di pignoramento, entro il termine perentorio di cui all’art. 557, comma 2°, cod. proc. civ., trattandosi di un documento che è inscindibilmente collegato con il contratto di mutuo al fine della verifica dell’effettiva esistenza del titolo esecutivo (nella fattispecie in esame il G.E. ha dichiarato, ai sensi del combinato disposto degli artt. 557, comma 2°, cod. proc. civ. e 630, comma 2°, cod. proc. civ., l’inefficacia dell’atto di pignoramento perché, con la nota di iscrizione a ruolo, il creditore procedente aveva depositato un contratto di mutuo redatto nelle forme dell’atto pubblico privo, però, della quietanza di pagamento; il separato atto di quietanza era stato, invece, prodotto soltanto dopo lo spirare del termine perentorio di quindici giorni dalla restituzione dell’atto di pignoramento al difensore del creditore).

Tribunale, di Verona, 6 marzo 2024 - est. Burti

La Corte di giustizia torna sulla vexata quaestio del potere-dovere del giudice dell’esecuzione di rilevare l’abusività delle clausole nei contratti dei consumatori

L’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letto alla luce del principio di effettività, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che, a causa della decadenza, non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di controllare, d’ufficio o su istanza del consumatore, l’eventuale carattere abusivo delle clausole contenute in un contratto di credito stipulato tra un professionista e un consumatore, qualora un siffatto controllo sia già stato effettuato da un giudice nella fase del procedimento d’ingiunzione di pagamento, purché tale giudice abbia individuato, nella sua decisione, le clausole che sono state oggetto di tale controllo, abbia esposto, anche solo sommariamente, le ragioni per le quali dette clausole non avevano carattere abusivo e abbia indicato che, in mancanza dell’esercizio, entro il termine impartito, dei mezzi di ricorso previsti dal diritto nazionale contro la decisione in parola, il consumatore decadrà dalla possibilità di far valere l’eventuale carattere abusivo di dette clausole. L’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, letto alla luce del principio di effettività, dev’essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di adottare d’ufficio misure istruttorie al fine di accertare gli elementi di fatto e di diritto necessari per controllare l’eventuale carattere abusivo delle clausole contenute in un contratto di credito stipulato tra un professionista e un consumatore, qualora il controllo effettuato dal giudice competente nella fase del procedimento d’ingiunzione di pagamento non soddisfi i requisiti del principio di effettività per quanto riguarda tale direttiva.

Corte di giustizia UE, Nona Sez., 29 febbraio 2024

Il credito erariale rateizzato del concessionario intervenuto non va incluso nella somma da sostituire al pignorato

La rateizzazione ex art. 19 DPR 602/73 del debito erariale iscritto a ruolo ed il pagamento della prima rata, rendendo temporaneamente inesigibile il credito del concessionario che abbia spiegato intervento nella procedura esecutiva, ne impediscono l'inclusione ai fini della determinazione della somma oggetto della conversione; diversamente opinando, si metterebbero a rischio, sia gli effetti della conversione del pignoramento, sia gli effetti della rateizzazione ex art. 19 d.p.r. 602/1973 perché il debitore si troverebbe astretto tra la seguente alternativa: - adempiere contemporaneamente ad entrambi i piani di pagamento rateali rischiando, però, di decadere dall’uno e dall’altro a cagione del sacrificio oggettivamente sproporzionato che gli viene richiesto (versare in un arco temporale in tutto od in parte coevo due volte la stessa somma di denaro); - scegliere selettivamente quale piano rateale rispettare (ragionevolmente opterà per la conversione del pignoramento) perdendo i benefici dell’accesso alla dilazione di pagamento di cui all’art. 19 d.p.r. 602/1973.   Non si giustifica l’attribuzione al concessionario di una garanzia ulteriore sul proprio credito che gli permetta, in caso di decadenza dal piano di rateizzazione, di soddisfarsi prontamente sulle somme versate dal debitore in sede di conversione del pignoramento ed accantonate, stante il parallelo divieto (legislativamente imposto) per il medesimo creditore erariale di eseguire nuovi fermi amministrativi e nuove ipoteche dopo il deposito della richiesta di rateizzazione (cfr. art. 19, comma 1quater, d.p.r. 602/1973).   La posizione del concessionario intervenuto, in caso di accesso del debitore alla rateizzazione è del tutto diversa da quella degli altri creditori intervenuti non titolati e disconosciuti ( per i quali la legge prevede la partecipazione alla conversione nella forma dell'accantonamento), trovandosi l'ADER al cospetto di un debitore che, non solo riconosce l’esistenza e l’ammontare della sua obbligazione, ma che sta anche pagando spontaneamente il proprio debito accedendo ad un istituto giuridico che gli assicura una rimessione in termini per adempiere.

Tribunale, di Verona, 12 febbraio 2024 - est. Burti

Applicabilità dell’art. 614 bis c.p.c. anche alle procedure per consegna e rilascio

In tema di penalità di mora, la formulazione dell’art. 614 bis (“Con il provvedimento di condanna all'adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro …”) non preclude la possibilità di applicazione alle procedure di rilascio, posto che la norma fa un generico riferimento a tutte le ipotesi di condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento e che l’art. 614 bis c.p.c. è inserito, nell’impianto codicistico, in un titolo autonomo, non riferendosi specificamente all’esecuzione degli obblighi di fare e di non fare.

Tribunale, di Catania, 1 febbraio 2024 - est. Messina

Il termine per il creditore previsto dall'art. 543 co. V c.p.c. non è differito in caso di differimento d'ufficio dell'udienza

Nel caso di differimento d’ufficio dell’udienza di comparizione indicata dal creditore nell’atto di pignoramento presso terzi, non deve ritenersi differito anche il termine preclusivo rimesso alla parte dall’art. 543 co. V c.p.c. per il deposito della prova della notifica al debitore e al terzo dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo. Il valore semantico del riferimento alla “data indicata”, così come la rimessione della scelta di tale termine alla disponibilità del creditore, il quale è anche la parte tenuta al compimento degli atti a pena di inefficacia del pignoramento, non consentono di ritenere irragionevole tale soluzione.  Le ipotesi, quale quella dell’art. 171 bis co. III c.p.c., non sono sufficienti, infatti, per ritenere immanente, nell’ordinamento, un principio di necessario differimento dei termini rimessi alla parte per il compimento di atti processuali, allorquando sia il giudice d’ufficio a differire il termine.

Tribunale, di Foggia, 15 gennaio 2024 - Est. Palagano Pres. Rignanese

Il termine per l'attuazione dell'ordine di liberazione non è prorogabile

Il termine di 120 giorni per il rilascio dell’immobile (di cui all'art. 560 c.p.c. nella formulazione introdotta dall'art. 18 quater co. 1 d.l. 30.12.2019 n. 162, conv. in l. 8/2020), comprimendo il diritto di godimento del proprietario dell’immobile (tale è, infatti, chi ha acquistato il bene in sede esecutiva) e quello del creditore procedente ad una celere definizione della fase distributiva dell’esecuzione forzata, va inteso come perentorio per la parte esecutata, conseguendone la relativa improrogabilità. Anche a voler considerare il termine prorogabile, la condotta tenuta dalla parte esecutata che prospetta inusitati e pericolosi gesti di ribellismo all’autorità pubblica pur di permanere nella detenzione sino a tempi imprecisati di un immobile che non è più di sua proprietà, non giustifica alcuna protrazione nell’occupazione dell’immobile, rivelandosi l’attuazione del provvedimento di liberazione quale unica forma di tutela possibile del diritto dell’aggiudicatario di conseguire la consegna del bene nelle stesse condizioni in cui si trovava al momento dell’aggiudicazione.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

L'apertura della liquidazione controllata e i poteri del giudice dell'esecuzione

Va dichiarata, anche ex officio, l'improcedibilità dell'azione esecutiva allorché, a vendita già avvenuta, intervenga sentenza di apertura della liquidazione controllata, derivandone la consegna del ricavato lordo al liquidatore, unico soggetto legittimato alla graduazione dei crediti ed al riparto delle somme tra i creditori ammessi al passivo in forza dell’apertura della liquidazione concorsuale in virtù della regola del concorso formale e sostanziale. I compensi del custode giudiziario e del delegato alle vendite devono essere liquidati dal G.E. a carico del creditore procedente ex art. 8 t.u.s.g. che potrà recuperarli, con il privilegio di cui all’art. 2770 c.c. (in quanto potenzialmente utili a tutti i creditori) in sede concorsuale dove avviene il riparto. La dichiarazione di improcedibilità non osta alla prosecuzione delle attività di liberazione del cespite già intraprese dal custode, trattandosi di un provvedimento autoesecutivo del giudice dell’esecuzione forzata che si esegue con modalità deformalizzate ed estranee all’esecuzione per rilascio ex art. 605 c.p.c. che si riferisce ad un bene che non è mai entrato sotto il dominio del liquidatore e della procedura di liquidazione controllata e sulla quale, quindi, questi ultimi non hanno alcun potere dispositivo o gestorio, essendo detto bene appartenuto e tutt’ora appartenendo alla proprietà di un terzo estraneo al processo espropriativo, dunque non compreso nella procedura concorsuale.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

Nella liquidazione controllata il debitore e la sua famiglia hanno diritto a abita-re l’immobile che costituisce la casa principale sino al momento della vendita

Il potere del Tribunale, con la sentenza con cui dichiara aperta la liquidazione controllata, di ordinare, ai sensi dell’art. 270, comma 2, lett. e), c.c.i., la consegna ed il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione salvo che non ritenga, ma solo in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore o il terzo ad utilizzare taluno di essi, non vale per l’immobile che costituisce l’abitazione principale del debitore e della sua famiglia. Questo bene, infatti, in forza del rinvio dell’art. 275, comma 2, c.c.i. alle disposizioni sulle vendite nella liquidazione giudiziale e, dunque, anche all’art. 147, comma 2, c.c.i. non può ipso iure , essere distratto dall’uso cui è destinato fino al momento della sua liquidazione e, quindi, sfugge al perimetro applicativo dell’art. 270, comma 2, lett. e) c.c.i. venendo assoggettato alla regola generale di cui all’art. 560, ultimo comma, c.p.c. valevole sia per le procedure esecutive individuali che per le procedure concorsuali (nella fattispecie in esame il Tribunale estense ha revocato il provvedimento del giudice delegato della liquidazione controllata che aveva rigettato l’istanza del debitore che, successivamente all’apertura della liquidazione controllata, avevo chiesto di essere autorizzato ad abitare nell’immobile che costituisce la sua abitazione familiare, affermando che, in forza della diretta applicabilità della regola di cui all’art. 147, comma 2, c.c.i., il giudice delegato avrebbe dovuto dichiarare il non luogo a procedere sull’istanza).

Tribunale, di Ferrara, 7 dicembre 2023 - est. Giusberti

II. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: anche il deposito dell’avviso deve avvenire entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; entro il medesimo termine l’avviso deve essere depositato nel fascicolo dell’esecuzione; il termine indicato dalla norma ha natura perentoria e l’attività dalla stessa contemplata va riguardata alla stregua di attività di impulso, il cui mancato tempestivo espletamento ha conseguenze sull’efficacia del pignoramento; non è condivisibile quindi la tesi secondo cui il deposito dell’avviso entro l’udienza “effettiva” di comparizione delle parti non determinerebbe l’inefficacia, purché la relativa notifica sia stata tempestiva avuto riguardo alla data indicata in citazione, in base ad una lettura “costituzionalmente orientata” dell’art. 543, comma 5, c.p.c.: e questo in quanto tale lettura determinerebbe una riduzione teleologica della disposizione al di là dell’intenzione del legislatore, che è chiaramente nel senso (ricavabile dalla lettera e dalla ratio della norma) di equiparare sotto il profilo effettuale l’omesso tempestivo deposito dell’avviso alla sua mancata notifica entro il termine previsto.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

I. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: la notifica deve essere effettuata entro e non oltre la data dell’udienza indicata nell’atto di citazione introduttivo del procedimento espropriativo di crediti

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; tenuto conto della ratio della norma (che va individuata nell’esigenza di stabilire una barriera temporale oltre la quale il terzo, in mancanza della diligente coltivazione della procedura da parte del procedente, può liberare le somme pignorate), il termine in questione ha natura perentoria e la notifica dell’avviso assume la funzione di atto di impulso; per la medesima ragione, non opera il principio della scissione degli effetti della notifica, la cui applicazione, nel caso di specie, comporterebbe la frustrazione della ratio della disposizione; per altro verso, la tesi per cui l’attività in questione debba essere compiuta entro l’udienza di comparizione “effettiva” fonda sul presupposto che l’avviso in questione assolva alla funzione di “conoscenza della data di udienza”, funzione che, però, è già assolta dall’atto di pignoramento, i successivi eventuali differimenti dell’udienza dovendo essere comunicati alle parti del procedimento secondo le modalità indicate dalla legge.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

La sospensione concordata ex art. 624  bis c.p.c. non può riguardare uno solo dei lotti staggiti, pur in presenza del consenso di tutte le parti

In caso di richiesta di sospensione concordata della procedura esecutiva avanzata dalle parti in presenza dei presupposti richiesti dalla legge, al giudice dell'esecuzione compete comunque una valutazione discrezionale  circa il carattere giustificato o meno della stasi a disporsi. E' inammissibile la richiesta di sospensione oggettiva parziale, ovverosia limitata ad uno solo dei lotti staggiti,  che consentirebbe di cumulare in uno stesso processo più periodi di sospensione per quanti sono i beni pignorati, procrastinando i tempi di definizione della procedura.  Il debitore esecutato non gode di alcun diritto alla sospensione parziale oggettiva potendo, tramite i diversi strumenti di cui agli artt. 496 c.p.c. e 558 c.p.c., ottenere la sospensione della vendita e realizzare il risultato di liberare uno o più beni dal pignoramento, senza compromettere gli interessi dei creditori ovvero quelli dei terzi che partecipino alle aste giudiziarie confidando nella stabilità dei relativi effetti (nella fattispecie, il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza cautelare del debitore che aveva proposto opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso il decreto di rigetto della precedente istanza ex art. 624 bis c.p.c. presentata col consenso di tutti i creditori).  

Tribunale, di Ragusa, 16 novembre 2023 - est. Gilberto Orazio Rapisarda

Opposizione a decreto ingiuntivo dichiarata improcedibile: il g.e. non ha il potere/dovere di rilevare l'eventuale presenza di clausole vessatorie nel contratto

La ratio della speciale forma di tutela accordata dal consumatore in sede esecutiva dall’arresto della Corte di Cassazione 6 aprile 2023, n. 9479 è quella di assicurare al contraente debole la possibilità di recuperare il controllo sull’abusività delle clausole che sia mancato nel giudizio di cognizione a causa di una sua “ inerzia non colpevole ”. Conseguentemente, allorché il debitore esecutato avesse già proposto un’opposizione a decreto ingiuntivo, dichiarata improcedibile, nell’ambito della quale aveva fatto valere l’abusività delle clausole contrattuali, il giudice dell’esecuzione non deve effettuare alcun vaglio della vessatorietà o meno delle clausole informando la parte della possibilità di presentare opposizione ultratardiva al decreto ingiuntivo opposto (nel caso in esame il Tribunale di Torre Annunziata, rispetto ad un’opposizione ex art. 615, 2 c.p.c. proposta dal debitore facendo valere la natura abusiva delle clausole vessatorie del contratto, ha omesso ogni controllo ufficioso sulla presenza di clausole nulle, in quanto la questione era già stata devoluta in sede di opposizione a decreto ingiuntivo che venne dichiarata improcedibile per mancato avvio del procedimento di mediazione costituente condizione di procedibilità della domanda ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010 nella versione pro tempore vigente)

Tribunale, di Torre Annunziata, 12 novembre 2023 - est. Musi

Inammissibile la questione sollevata dal Tribunale di Lodi ex art. 363-bis c.p.c. circa la latitudine applicativa dei principi affermati da Cass. S.U., n. 9479/2023.

È inammissibile il rinvio pregiudiziale sollevato ex art. 363-bis c.p.c. dal Tribunale di Lodi in merito alla questione se i principi affermati dal Cass. S.U., n. 9479/2023 siano applicabili dal G.E. anche al caso in cui il titolo posto alla base dell’esecuzione sia un decreto ingiuntivo opposto dal debitore, laddove l’opposizione sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

Cassazione civile, Corte di Cassazione, Decreto presidenziale , 7 novembre 2023 - est Cassano

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