Incostituzionale la (seconda) proroga della sospensione delle procedure esecutive sull’abitazione principale del debitore

La Corte costituzionale con la sentenza n. 128 del 22 giugno, pronunciandosi su questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Barcellona Pozzo di Gotto e di Rovigo (già pubblicate su questa Rivista qui https://www.inexecutivis.it/approfondimenti/2021/gennaio/sospensione-dellespropriazione-della-prima-casa-per-il-tribunale-di-barcellona-p.g.-e-costituzionalmente-illegittima-~2/ e qui https://www.inexecutivis.it/approfondimenti/2021/gennaio/anche-per-il-tribunale-di-rovigo-la-sospensione-dellespropriazione-della-prima-casa-e-costituzionalmente-illegittima/), ha dichiarato costituzionalmente illegittima l’ulteriore proroga (della sospensione di ogni attività nelle esecuzioni aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore.

La sospensione delle procedure esecutive immobiliari sulla “prima casa” prevista dall’art. 54-ter del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 era già prorogata una prima volta, fino al 31 dicembre 2020, dal decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137. Successivamente, con l’art. 13, comma 14, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183 (cosiddetto “milleproroghe”, del quale abbiamo parlato qui https://www.inexecutivis.it/approfondimenti/2021/gennaio/la-sospensione-delle-procedure-esecutive-sulla-prima-casa-prorogata-fino-al-30-giugno/), è stata disposta un’ulteriore proroga, dal 1° gennaio al 30 giugno 2021.

È proprio quest’ultima proroga ad essere stata dichiarata costituzionalmente illegittima.

In particolare, la Corte ha ritenuto non più proporzionato il bilanciamento tra la tutela giurisdizionale del creditore e quella del debitore nelle procedure esecutive relative all’abitazione principale di quest’ultimo. Difatti, nonostante i giudizi civili e di esecuzione forzata, dopo l’iniziale sospensione generalizzata, siano ripresi gradualmente con modalità compatibili con la pandemia, la sospensione prevista dalla norma impugnata è rimasta immutata negli stessi presupposti ed è stata ulteriormente prorogata a partire dal 1° gennaio 2021 per ulteriori sei mesi.

La Corte, pur confermando che il diritto all’abitazione ha natura di “diritto sociale”, ha evidenziato che il sacrificio richiesto ai creditori avrebbe dovuto essere proporzionato alle reali esigenze di protezione dei debitori, con l’indicazione di adeguati criteri selettivi. Nella proroga disposta dal decreto-legge n. 183/2020, invece, non è stato individuato alcun criterio che giustificasse l’ulteriore protrarsi del blocco delle procedure esecutive sulla “prima casa”.