Il Tribunale di Roma interviene sulla riassunzione del processo esecutivo dopo la sospensione ex art. 54-ter della legge n. 27/2020 a seguito di eccezione di tardività del debitore

Commento a Tribunale Roma 20 settembre 2021, est. Ferramosca

Decorrenza del termine per la riassunzione delle procedure esecutive sospese ex art. 54-ter del d.l. n. 18 del 2020

Tribunale, Roma, 20 settembre 2021 - est. Ferramosca

SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE; SPESE DEL PROCEDIMENTO;

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Il Tribunale di Roma è stato chiamato a pronunciarsi sull’eccezione di tardività del ricorso in riassunzione di procedure esecutiva sospesa (senza uno specifico provvedimento di sospensione ex art. 54-ter legge n. 27 del 2020 depositato in data 1 luglio 2021) proposta dal debitore.

È noto che:

  • la Legge 24/4/2020, n. 27 di conversione del D.L 17/3/2020, n. 18 ha introdotto l’art. 54- ter (rubricato “Sospensione delle procedure esecutive sulla prima casa”), che prevede: «Al fine di contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, in tutto il territorio nazionale è sospesa, per la durata di sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore».
  • l’efficacia temporale della citata sospensione, originariamente limitata al semestre compreso tra il 30/4/2020 e il 30/10/2020, è stata prorogata una prima volta sino al 31/12/2020 dall’art. 4, comma 1, primo periodo, del D.L. 28/10/2020, n. 137 (convertito dalla Legge 18/12/2020, n. 176) e da ultimo sino al 30/06/2021 dall’art. 13, comma 14, D.L. 31/12/2020, n. 183 (cd. “D.L. Milleproroghe”), convertito dalla Legge 26/2/2021, n. 21.
  • la Corte Costituzionale – con la sentenza n. 128 del 22/6/2021 sopra citata – ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 13, comma 14, del D.L. 31/12/2020, n. 183, avendo valutato l’ulteriore proroga dell’art. 54 ter cit. dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 in violazione degli artt. 3, comma 1, e 24, commi 1 e 2, della Costituzione.

 

L’ordinanza del Tribunale (estensore B. Ferramosca, Presidente della Sezione), con un pregevole percorso motivazionale, arriva alla seguente conclusione:

l’unica soluzione interpretativa che risulti conforme ai principi di tutela giurisdizionale dei diritti appare, in subiecta materia, quella di ritenere che la decorrenza del dies a quo del termine di cui all’art. 627 c.p.c. per la riassunzione della procedura interessata dalla sospensione ex art. 54 ter cit. debba fissarsi non alla cessazione della sospensione ma al momento in cui i creditori muniti di titolo abbiano avuto conoscenza legale dell’applicazione alla procedura della sospensione ex lege e della sua effettiva durata; evento quest’ultimo che non può che ritenersi realizzato all’esito di accertamento ad hoc, nella singola procedura e in contraddittorio delle parti, sui presupposti di operatività della sospensione ( da individuarsi, come detto, nella occupazione del compendio pignorato a fini di abitazione principale da parte del debitore già al 30 aprile 2020) e sulla effettiva durata di tale occupazione e/o alla scadenza del termine della sospensione di legge. Sotto tale ultimo profilo, risulta evidente che, ove pure fosse stata accertata e dichiarata in corso di procedura la sospensione di legge, la conoscenza legale in capo al creditore della effettiva durata di essa può dirsi acquisita solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza che ha dichiarato incostituzionale l’ultima proroga di tale sospensione perché, prima di tale pubblicazione, il creditore aveva conoscenza legale della diversa scadenza al 30 giugno 2021.

In definitiva la sospensione di legge è, sì, cessata al 31.12.2020 ma il dies a quo del termine ( quello assegnato dal giudice o, in difetto, il semestre legale) per la riassunzione della procedura pena la sua estinzione decorre dalla conoscenza legale dell’applicazione alla procedura della sospensione di legge e della sua effettiva durata, id est dal provvedimento del GE che, sentite le parti, ne accerta i presupposti di applicazione e, se tale provvedimento sia stato già emesso prima del 23 giugno 2021, da tale ultima data, in cui, con la pubblicazione in G.U. della sentenza della Corte Costituzionale n. 128/2021, i creditori hanno acquisito conoscenza legale della effettiva durata della sospensione sino al 31.12.2020.

 

Il provvedimento fa rientrare l’art. 54-ter nelle ipotesi di c.d. “sospensione esterna” di cui all’art. 623 c.p.c. che opererebbe a prescindere da un provvedimento del giudice il quale si limita ad una ricognizione della causa di sospensione già efficace ex lege.

Osservazione corretta che interpreta una norma, quella del 54-ter, che chi scrive (vedi articolo su questa rivista) ebbe a definire nell’immediatezza della pronuncia della Corte “quale sospensione del tutto nuova nel nostro ordinamento, atipica ed anomala in quanto condizionata nella sua operatività alla sussistenza di un requisito di fatto, che oggi può sussistere e domani no (o viceversa).

È evidente infatti la profonda differenza tra tale ipotesi di sospensione rispetto a tutti gli altri casi di sospensione ex lege: art. 601, 549, 549, 483, 495, 496 c.p.c. che, diversamente da quella ex art. 54-ter collegata all’accertamento di una circostanza di fatto, sono tutti collegati ad un preciso atto o evento del processo.

La sospensione di cui all'articolo 54-ter è da considerarsi per il legislatore una sospensione ex lege che opera, rectius, dovrebbe operare solo e quando tale presupposto sia in qualche modo accertato all’interno del processo non potendo, a nostro avviso, operare automaticamente”.

Il provvedimento indica come modalità per la ripresa delle procedure sospese “il ricorso in riassunzione da parte del creditore più diligente” fondando tale scelta sula considerazione che è l’art. 627 c.p.c. a disciplinare la riattivazione delle procedure interessate da sospensioni esterne.

Correttamente il Tribunale tuttavia precisa che l’applicazione dell’art. 627 c.p.c. deve ritenersi limitata alla modalità ed ai termini per la riattivazione e non anche al dies a quo per la decorrenza di tale termine, in quanto sotto tale ultimo profilo l’art, 627 c.p.c. si riferirebbe alle sole sospensioni disposte dal G.E. e che è principio interpretativo della Suprema CorTe che per la individuazione del dies a quo ebbe farsi riferimento alla cessazione della causa di sospensione esterna.

Il Tribunale non fa propria la tesi del creditore procedente secondo il quale l’ultima proroga della sospensione debba ritenersi efficace sino alla data della declaratori di incostituzionalità, giacché, precisa il Tribunale, che l’art. 30 della  Legge 87/2020 dispone che “Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”; mentre seguendo impostazione del creditore procedente, ai fini della determinazione del dies a quo della riassunzione, si ammetterebbe, incongruamente, ancora oggi l’applicazione nella presente procedura pendente della norma nonostante la sua acclarata incostituzionalità.

 

Partendo dalla giusta considerazione di dover tener conto della “ineludibile esigenza di tutela del creditore” il Tribunale richiama le varie ipotesi di sospensioni legale e quindi automatiche e specificatamente quelle di cui agli artt. 299, 300 3° comma e 301 c.p.c. nonché di quella di cui all’art. 43, 3° comma della Legge Fallimentare.

Il Tribunale evidenzia puntualmente che nei vari interventi del  Giudice Costituzionale viene affermato che un termine processuale può dirsi effettivo ed adeguato solo se la norma pone il soggetto in grado di utilizzare nella sua interezza il tempo da essa assegnato, con pregiudizio della garanzia costituzionale della tutela giurisdizionale e dell’esercizio del diritto di difesa allorquando  si faccia decorrere il termine dalla  data di un evento di cui il soggetto non è messo in condizione di conoscere l’avverarsi.

Giustamente secondo il Tribunale l’applicazione di tali principi si “impone” anche alla materia della riassunzione di esecuzioni immobiliari in relazione a sospensioni legali previste al ricorrere di certi presupposti fattuali per i quali occorre un accertamento ad hoc Tale situazione fattuale è la “persistente occupazione a fini abitativi del compendio pignorato” la cui conoscenza non può essere nota al creditore e che può comunque variare nel tempo, in ipotesi anche a cessare prima del 31.12.2020.

 

Da ciò l’adozione della soluzione interpretativa riportata in corsivo in apertura, in base alla quale la sospensione è cessata al 31.12.2020 ma il dies a quo del termine per la riassunzione decorre dalla conoscenza legale dell’applicazione alla procedura della sospensione di legge e della sua effettiva durata, cioè dal provvedimento del G.E. che ne accerti i presupposti, ovvero quando vi sia già un provvedimento  emesso dal G.E. già prima del 23 giugno 2021 da tale ultima data in cui con la pubblicazione in G.U della sentenza della Corte i creditori hanno avuto conoscenza legale della effettiva durata della sospensione fino al 31.12.2020.

 

Nel provvedimento, alla luce di tale interpretazione, il Tribunale rigetta l’eccezione del debitore e dispone la prosecuzione del processo esecutivo. riportando il buon senso nel diritto e riconducendo il tema nella sua giusta collocazione all’interno del sistema processuale che rischiava altrimenti di perdere il suo ordine sistematico.

 

In un recente convegno tenutosi presso il Consiglio dell’Ordine di Roma (vedi video) è stato ripercorso il travagliato dibattito che ha impegnato in quest’ultimo anno la dottrina e la giurisprudenza. Il prof. Giorgio Costantino ha inquadrato in una visione sistematica la sospensione del processo esecutivo sottolineando il vulnus apportato dalla discutibile norma del 54-ter, il Dott. Giovanni Fanticini ha approfondito la natura e le incongruenze di detta norma, il Dott. Giuseppe Lo Presti ha ripercorso i punti della sua coraggiosa ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale, il Dott. Cosimo D’Arrigo ha ricordato i punti salienti della sentenza di declaratoria di incostituzionalità della proroga della sospensione ed infine la Ferramosca, Presidente della Sezione Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Roma, ha illustrato il provvedimento del quale abbiamo qui riportato le “ragionevoli” conclusioni.

 

Concludendo si può ben dire, insieme a Shakespeare, “tutto è bene quel che finisce bene”!