Cass. 13/06/1994, nr. 5721

Giurisprudenza di Legittimità

Cassazione civile, 13 giugno 1994, n. 5721

Civile Sent. Sez. 3 Num. 5721 Anno 1994

Presidente: Alberto SCIOLLA LAGRANGE PUSTERLA

Relatore: Luigi F. DI NANNI

Data pubblicazione: 13/06/1994

 

Svolgimento del processo

1. Nell'espropriazione immobiliare promossa dal Delta e da altri creditori in danno di Tizia quest'ultima ha chiesto la conversione in danaro del bene pignorato ed il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma ha determinato la somma da sostituire al pignorato mediante versamenti rateali.

Nel corso ulteriore del giudizio di esecuzione la Tizia, adducendo di essere stata colpita da grave infermità psichica, ha chiesto l'interruzione del processo rappresentando che i parenti avevano presentato istanza per la sua inabilitazione.

Con ordinanza del 18 gennaio 1986, presenti i procuratori dei creditori e della debitrice, il giudice dell'esecuzione ha preso atto che la debitrice aveva depositato istanza di interruzione del processo e ne ha preso atto, ha disposto per l'apertura dell'incanto, ammettendo gli offerenti all'asta, ha dato atto la debitrice decaduta dal beneficio della conversione ed ha rinviato "l'effettuazione" della gara al successivo giorno 8 marzo, restituendo la cauzione ad uno degli offerenti che ne aveva fatto richiesta.

All'udienza dell'8 marzo 1986 il giudice dell'esecuzione, dapprima ha rinviato l'asta al 24 gennaio 1987, poi ha dichiarato aperto l'incanto, aggiudicando l'immobile pignorato a Caio ed a Mevia.

Con ricorso del 12 marzo 1986 Tizia, rappresentata dal suo curatore provvisorio, ha richiamato le vicende ora esposte ed ha proposto opposizione all'esecuzione ed agli atti esecutivi chiedendo:

a) di essere riammessa alla conversione del pignoramento; b) di dichiarare nulla la gara ed il relativo provvedimento di aggiudicazione, perché questo non doveva essere emesso dal momento che l'asta era stata rinviata al 24 gennaio 1987; c) di essere ammessa alla conversione; d) di dichiarare nullo anche il provvedimento di restituzione della cauzione disposto all'udienza del 18 gennaio 1986.

2. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 30 novembre 1990, ha rigettato l'opposizione proposta dalla Tizia.

Il Tribunale, dopo avere affermato che la sentenza di interdizione produce i suoi effetti solo dal momento della sua pubblicazione e che la Tizia aveva mantenuto la capacità processuale nel processo esecutivo, ha ritenuto: che l'istanza di interruzione di questo processo non poteva essere accolta; che era corretta l'ordinanza del giudice dell'esecuzione dichiarativa della decadenza dalla conversione; che era inammissibile la richiesta di riammissione alla conversione del pignoramento. Quanto alla nullità del provvedimento con il quale era stata aperta la gara ed era stata disposta l'aggiudicazione, il Tribunale ha dichiarato che il giudice dell'esecuzione, nell'udienza dell'8 marzo 1986, aveva legittimamente esercitato il potere di revoca della precedente ordinanza di rinvio dell'incanto emessa nella stessa udienza.

3. Per la cassazione di questa sentenza Tizia, "in persona del suo tutore Sempronio", ha proposto ricorso, svolgendo due motivi di censura.

Resistono con separati contro ricorsi i creditori spa Delta e Filano, nonché gli aggiudicatori Caio e Mevia, i quali hanno proposto anche ricorso incidentale condizionato illustrato da memoria.

Gli altri intimati Calpurnio, Alfa, Gamma, Beta e Zeta non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione

4. Il ricorso principale e quello incidentale debbono essere riuniti, ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ., in quanto proposti contro la stessa sentenza.

5.1 Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione con la quale il Delta ha eccepito che l'opposizione agli atti esecutivi doveva essere dichiarata inammissibile in quanto volta alla censura dell'ordinanza (del 18 gennaio 1986) con la quale è stato dichiarato che la Tizia è decaduta dalla conversione, è stata restituita la cauzione ad un offerente che ne aveva fatto richiesta e sono state fissate le modalità dell'incanto.

Il Delta sostiene che l'opposizione agli atti esecutivi (fatta valere con ricorso del 12 febbraio 1986) è stata proposta oltre il termine di cinque giorni decorrente dal 18 gennaio 1986.

L'eccezione non è fondata.

5.2 Dall'esame degli atti del processo esecutivo, il quale è consentito in ragione della natura della eccezione, si ricava che con l'opposizione agli atti esecutivi la Tizia non ha impugnato il provvedimento con il quale sono state fissate le modalità dell'incanto.

Pertanto, sotto questo primo profilo nessun rilievo può essere mosso alla sentenza impugnata.

Dagli stessi atti si ricava ancora che la Tizia ha impugnato non già il provvedimento con il quale è stato dichiarato che ella era decaduta dal beneficio della conversione del pignoramento, ma quello con il quale era stata rigettata (sia pure in forma implicita) la sua istanza (presentata l'8 marzo 1986) di riammissione alla conversione.

In relazione a questa precisazione occorre considerare che provvedimento implicito di rigetto dell'istanza di riammissione alla conversione è stato pronunciato con l'ordinanza dell'8 marzo 1986.

Pertanto, l'opposizione agli atti esecutivi contro quest'ultimo provvedimento è stata proposta il quarto giorno successivo è quindi tempestivamente.

Infine, quanto al provvedimento, con il quale il giudice dell'esecuzione ha disposto la restituzione della cauzione all'offerente Tito, si deve rilevare che la sentenza impugnata ha rigettato l'opposizione della Tizia contro il provvedimento di restituzione della cauzione ritenendo che l'opponente non aveva interesse ad opporsi.

Sotto questo profilo, quindi, il Delta non è soccombente neppure virtualmente e, per questa ragione, non ha interesse neppure a contrastare la decisione di cui si tratta, in quanto l'accoglimento dell'eccezione comporterebbe soltanto una modificazione in diritto della sentenza impugnata.

6.1 Con il primo motivo, denunciando violazione di legge (artt. 419 cod. civ., 299, 300 e 495 cod. proc. civ.) e difetto di motivazione la ricorrente censura la sentenza impugnata per non avere disposto l'interruzione del processo esecutivo.

La Tizia sostiene che con la nomina del curatore provvisorio (avvenuta il 26 febbraio 1986) aveva perduto la capacità processuale e che ciò è motivo di interruzione del processo esecutivo.

6.2 Anche in relazione a questo motivo preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione di inammissibilità della censura con la quale i ricorrenti incidentali Caio Mevia sostengono che il motivo introduce la questione secondo la quale la Tizia aveva presentato istanza di interdizione, la quale sarebbe nuova rispetto a quella contenuta nell'atto di opposizione nel quale la Tizia aveva sostenuto di avere presentato semplice istanza di inabilitazione.

L'eccezione non è fondata, in quanto non coglie di esatti termini della censura svolta nel ricorso principale.

In questo, infatti, la ricorrente Tizia non incentra l'impugnazione sulla differente situazione nella quale si sarebbe trovata come interdicenda e non come inabilitanda, ma accomuna le due situazioni come, ai fini che interessano in questa sede, avviene nella legge.

6.3 Passando all'esame della censura svolta con il primo motivo il Collegio rileva che, nelle sue linee generali, l'istituto dell'interruzione del processo a seguito della perdita della capacità di stare in giudizio si riferisce ai soli processi che comportano un vero e proprio giudizio, e, quindi, al processo di cognizione, come è dato ricavare anche dalla collocazione delle norme che la disciplinano: artt. 299 ss. cod. proc. civ..

Per quanto riguarda il processo esecutivo questo, invece, è volto a conseguire la realizzazione di un diritto, il cui fondamento è stato già accertato (Cass. n. 2807 del 1969; n. 3164 del 1968) ed è caratterizzato dal fatto che in esso non si svolge un accertamento che richieda la costante attuazione di un formale contraddittorio, ma più semplicemente si attua un procedimento senza giudizio.

Discende da ciò che non può essere disposta l'interruzione del processo esecutivo, anche se esso si trova nella fase del versamento delle somme in conversione del pignoramento.

Con riferimento particolare alla fase di conversione del pignoramento, disciplinata dall'art. 495 cod. proc. civ., questa non modifica il carattere prevalentemente unilaterale del processo (come è stato ribadito più volte da questa Corte e su cui si veda per tutte sent. n. 8293 del 1993) nel quale è inserito e non introduce un giudizio propriamente detto. Anche la conversione del pignoramento, pertanto, lascia il debitore nella veste processuale di mera soggezione e rispetto ad essa non ha alcuna rilevanza la perdita della capacità processuale del debitore stesso.

Infatti, anche in questa fase l'accertamento del diritto del creditore è stato già compiuto e si tratta soltanto di darvi attuazione attraverso il compimento di un atto (versamento di quanto disposto dal giudice dell'esecuzione) che il debitore ben può compiere personalmente (art. 1191 cod. civ.). oppure può eseguire attraverso il curatore provvisorio senza per questo fatto incorrere in decadenze.

6.3 Nella situazione concreta che si sta esaminando l'evento che avrebbe potuto dare luogo all'interruzione si è verificato con riferimento al momento del versamento (rateale) della somma determinata dal giudice dell'esecuzione.

Pertanto, la Tizia en poteva compiere personalmente il versamento delle somme in conversione del pignoramento, oppure provvedersi attraverso il curatore provvisorio senza incorrere in decadenze.

La prospettata difficoltà, nella quale a causa della sua infermità psichica la Tizia si sarebbe trovata nel reperimento della somma da versare, non può essere presa in considerazione, in quanto non si tratta di una difficoltà giuridicamente rilevante (per come ora è stato precisato), perché anche l'interdicendo o l'inabilitando possono validamente compiere atti di disposizione patrimoniale con l'assistenza di tutore o curatore provvisori, come si ricava dal combinato disposto degli artt. 419, terzo comma, e 427 cod. civ..

La sentenza impugnata correttamente, quindi, ha enunciato il principio che non era ipotizzabile un evento interruttivo in relazione all'istanza di conversione proposta ai sensi dell'art. 495 cod. proc. civ., traendo da esso l'inevitabile conseguenza che l'ordinanza con la quale la debitrice era stata dichiarata decaduta dalla conversione del pignoramento non era nulla e che la stessa debitrice non poteva essere riammessa alla conversione.

7.1 Con il secondo motivo, denunciando violazione di legge (artt. 57, 130, 134, 156, 159, 177 e 487 cod. proc. civ.) e difetto di motivazione, la ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui questa ha ritenuto legittimo l'operato del giudice dell'esecuzione, il quale all'udienza del 18 gennaio 1986, prima ha rinviato l'incanto al successivo 24 gennaio, poi (dopo avere depennato il verbale di udienza con la scritta "per errore") nella stessa udienza ha rigettato la sua seconda istanza di conversione del pignoramento ed ha proceduto all'incanto.

La Tizia sostiene che la decisione del Tribunale, che ha ritenuto revocabile l'ordinanza del 18 gennaio 1986 di rinvio dell'incanto da parte del giudice dell'esecuzione, è errata perché:

a) all'incanto non erano presenti i difensori della Gamma e della Beta; b) la revoca dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione non poteva essere disposta d'ufficio; c) l'ordinanza con la quale alla stessa udienza del 18 gennaio 1986 era stato disposto l'incanto si doveva considerare come emessa fuori udienza e doveva avere i requisiti indicati dall'art. 134 cod. proc. civ. ed essere comunicata alle parti non presenti.

Il motivo non è fondato ed in questa pronuncia il Collegio ritiene di comprendere anche l'eccezione (sollevata dai Caio, Mevia) di novità delle questioni indicate.

7.2 Nella giurisprudenza di questa Corte è quasi costantemente affermato il principio che l'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617, secondo comma, cod. proc. civ., ha una portata ben ampia e si riferisce non solo ai vizi che attengono alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto, ma anche a quelli che attengono alla formazione dei singoli atti del procedimento, con riferimento sia alle norme che ne disciplinano il contenuto, sia in relazione alla sfera dei poteri esercitabili dal giudice dell'esecuzione nell'emanazione del provvedimento, sia, infine, in relazione al modo in cui il potere è stato esercitato: da ultimo, sent. n. 2072 del 1993.

A questo indirizzo interpretativo il Collegio ritiene di prestate adesione con la precisazione che, per evitare una eccessiva dilatazione a fini dilatori, il principio non deve essere inteso nel senso che, ai fini dell'accoglimento dell'opposizione agli atti, è sufficiente la violazione di un interesse dell'opponente a che il processo esecutivo si svolga in un certo modo.

Nell'opposizione agli atti esecutivi e, invece, generalmente richiesta la discrepanza dell'atto dal suo modello legale o anche la sua irregolarità nei casi eccezionali previsti dalla legge; perché la legge protegge soltanto gli interessi preventivamente valutati attraverso la prescrizione di determinati requisiti formali (ed eccezionalmente) sostanziali dell'atto.

Ciò posto, al fine di valutare l'interesse della Tizia all'impugnazione svolta con la censura che si sta esaminando, il Collegio ritiene di introdurre il problema del ruolo assegnato dalla legge al debitore nel procedimento esecutivo.

Per stare alla fattispecie concreta l'indagine deve essere limitata alla fase del procedimento di espropriazione immobiliare che va dalla presentazione dell'istanza di vendita all'ordinanza di aggiudicazione. In questa fase la figura del debitore viene in rilievo:

a) al fine dell'audizione che il giudice dell'esecuzione deve disporre (art. 569, primo comma, cod. proc. civ.) per consentire (anche) al debitore di svolgere le sue osservazioni circa il tempo e le modalità della vendita e di proporre le opposizioni agli atti esecutivi dalle quali la parte non sia decaduta (secondo comma della norma ora citata);

b) nella vendita con incanto, al fine di sindacare, sempre mediante opposizione agli atti esecutivi, il provvedimento, indicato dall'art. 576 dello stesso codice, che dispone la vendita;

c) al fine di sindacare la conformità a legge delle offerte che siano presentate: artt. 579, 580 e 581 cod. proc. civ..

Al di fuori di queste occasioni al debitore, pertanto, non è dato svolgere pretese capaci di condizionare lo svolgimento del processo esecutivo.

Questo vuol dire che il debitore non ha il potere di sindacare, mediante opposizione agli atti esecutivi, il fatto che i provvedimenti precedentemente indicati con le lettere a), b) e c) siano emessi, oltre che alla sua presenza, anche alla presenza dei creditori.

7.3 Nella fattispecie concreta la Tizia non si duole del fatto che l'incanto, l'asta e l'aggiudicazione siano stati disposti in sua assenza (invero, l'apertura dell'incanto fu disposta all'udienza dell'8 marzo 1986 con la presenza del difensore del “curatore speciale dell'interdicenda Tizia”), ma critica la sentenza impugnata per il fatto che questa non ha considerato che non erano presenti i procuratori dei creditori Gamma e Beta. Dalle considerazioni fin qui svolte si deve ricavare che la stessa Tizia non aveva interesse a svolgere tale tipo di doglianza e, sotto questo profilo, l'opposizione agli atti esecutivi doveva essere rigettata.

La sentenza impugnata, pur attardandosi a svolgere una serie di considerazioni sulla regolarità della revoca della prima ordinanza di rinvio dell'incanto al 24 gennaio 1986, è giunta alla stessa conclusione del rigetto dell'opposizione.

Pertanto, corretta nei sensi dell'art. 384, ultimo comma, cod. proc. civ., la conclusione cui è giunta sentenza del Tribunale di Roma non è soggetta a cassazione.

8. Conclusivamente il ricorso principale deve essere rigettato.

L'esame del ricorso incidentale, con il quale gli aggiudicatori Caio e Mevia hanno chiesto che l'accoglimento dell'opposizione non è loro opponibile, è assorbito in quanto proposto in forma condizionata.

Le spese di queste giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q. M.

La Corte, riunisce i ricorsi, rigetta quello principale e dichiara assorbito l'esame di quello incidentale condizionato. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese di questo giudizio.

Così deciso in Roma, l'11 febbraio 1994, nella camera di consiglio della terza sezioni civile della Corte Suprema di Cassazione.