Non può essere autonomamente impugnato il provvedimento del giudice dell'esecuzione che non assegna il termine per introdurre il giudizio nel merito, ritenendolo superfluo perchè già pende l'opposizione a precetto

Giurisprudenza di Legittimità
PRECETTO; SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE; SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE - RIASSUNZIONE DEL PROCEDIMENTO; OPPOSIZIONE; OPPOSIZIONE ALL'ESECUZIONE; OPPOSIZIONE ALL'ESECUZIONE - FASE SOMMARIA; OPPOSIZIONE ALL'ESECUZIONE - GIUDIZIO DI MERITO;
Cassazione civile, 17 ottobre 2019, n. 26285 - pres. Vivaldi, est. D'Arrigo

Qualora il giudice dell’esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all’art. 616 cod. proc. civ. per l’introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 cod. proc. civ., chiedendo che in quella sede sia accertata l’insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l’opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., né il regolamento di competenza.

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