Giurisprudenza

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Il termine per il creditore previsto dall'art. 543 co. V c.p.c. non è differito in caso di differimento d'ufficio dell'udienza

Nel caso di differimento d’ufficio dell’udienza di comparizione indicata dal creditore nell’atto di pignoramento presso terzi, non deve ritenersi differito anche il termine preclusivo rimesso alla parte dall’art. 543 co. V c.p.c. per il deposito della prova della notifica al debitore e al terzo dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo. Il valore semantico del riferimento alla “data indicata”, così come la rimessione della scelta di tale termine alla disponibilità del creditore, il quale è anche la parte tenuta al compimento degli atti a pena di inefficacia del pignoramento, non consentono di ritenere irragionevole tale soluzione.  Le ipotesi, quale quella dell’art. 171 bis co. III c.p.c., non sono sufficienti, infatti, per ritenere immanente, nell’ordinamento, un principio di necessario differimento dei termini rimessi alla parte per il compimento di atti processuali, allorquando sia il giudice d’ufficio a differire il termine.

Tribunale, di Foggia, 15 gennaio 2024 - Est. Palagano Pres. Rignanese

Il termine per l'attuazione dell'ordine di liberazione non è prorogabile

Il termine di 120 giorni per il rilascio dell’immobile (di cui all'art. 560 c.p.c. nella formulazione introdotta dall'art. 18 quater co. 1 d.l. 30.12.2019 n. 162, conv. in l. 8/2020), comprimendo il diritto di godimento del proprietario dell’immobile (tale è, infatti, chi ha acquistato il bene in sede esecutiva) e quello del creditore procedente ad una celere definizione della fase distributiva dell’esecuzione forzata, va inteso come perentorio per la parte esecutata, conseguendone la relativa improrogabilità. Anche a voler considerare il termine prorogabile, la condotta tenuta dalla parte esecutata che prospetta inusitati e pericolosi gesti di ribellismo all’autorità pubblica pur di permanere nella detenzione sino a tempi imprecisati di un immobile che non è più di sua proprietà, non giustifica alcuna protrazione nell’occupazione dell’immobile, rivelandosi l’attuazione del provvedimento di liberazione quale unica forma di tutela possibile del diritto dell’aggiudicatario di conseguire la consegna del bene nelle stesse condizioni in cui si trovava al momento dell’aggiudicazione.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

L'apertura della liquidazione controllata e i poteri del giudice dell'esecuzione

Va dichiarata, anche ex officio, l'improcedibilità dell'azione esecutiva allorché, a vendita già avvenuta, intervenga sentenza di apertura della liquidazione controllata, derivandone la consegna del ricavato lordo al liquidatore, unico soggetto legittimato alla graduazione dei crediti ed al riparto delle somme tra i creditori ammessi al passivo in forza dell’apertura della liquidazione concorsuale in virtù della regola del concorso formale e sostanziale. I compensi del custode giudiziario e del delegato alle vendite devono essere liquidati dal G.E. a carico del creditore procedente ex art. 8 t.u.s.g. che potrà recuperarli, con il privilegio di cui all’art. 2770 c.c. (in quanto potenzialmente utili a tutti i creditori) in sede concorsuale dove avviene il riparto. La dichiarazione di improcedibilità non osta alla prosecuzione delle attività di liberazione del cespite già intraprese dal custode, trattandosi di un provvedimento autoesecutivo del giudice dell’esecuzione forzata che si esegue con modalità deformalizzate ed estranee all’esecuzione per rilascio ex art. 605 c.p.c. che si riferisce ad un bene che non è mai entrato sotto il dominio del liquidatore e della procedura di liquidazione controllata e sulla quale, quindi, questi ultimi non hanno alcun potere dispositivo o gestorio, essendo detto bene appartenuto e tutt’ora appartenendo alla proprietà di un terzo estraneo al processo espropriativo, dunque non compreso nella procedura concorsuale.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

Nella liquidazione controllata il debitore e la sua famiglia hanno diritto a abita-re l’immobile che costituisce la casa principale sino al momento della vendita

Il potere del Tribunale, con la sentenza con cui dichiara aperta la liquidazione controllata, di ordinare, ai sensi dell’art. 270, comma 2, lett. e), c.c.i., la consegna ed il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione salvo che non ritenga, ma solo in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore o il terzo ad utilizzare taluno di essi, non vale per l’immobile che costituisce l’abitazione principale del debitore e della sua famiglia. Questo bene, infatti, in forza del rinvio dell’art. 275, comma 2, c.c.i. alle disposizioni sulle vendite nella liquidazione giudiziale e, dunque, anche all’art. 147, comma 2, c.c.i. non può ipso iure , essere distratto dall’uso cui è destinato fino al momento della sua liquidazione e, quindi, sfugge al perimetro applicativo dell’art. 270, comma 2, lett. e) c.c.i. venendo assoggettato alla regola generale di cui all’art. 560, ultimo comma, c.p.c. valevole sia per le procedure esecutive individuali che per le procedure concorsuali (nella fattispecie in esame il Tribunale estense ha revocato il provvedimento del giudice delegato della liquidazione controllata che aveva rigettato l’istanza del debitore che, successivamente all’apertura della liquidazione controllata, avevo chiesto di essere autorizzato ad abitare nell’immobile che costituisce la sua abitazione familiare, affermando che, in forza della diretta applicabilità della regola di cui all’art. 147, comma 2, c.c.i., il giudice delegato avrebbe dovuto dichiarare il non luogo a procedere sull’istanza).

Tribunale, di Ferrara, 7 dicembre 2023 - est. Giusberti

II. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: anche il deposito dell’avviso deve avvenire entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; entro il medesimo termine l’avviso deve essere depositato nel fascicolo dell’esecuzione; il termine indicato dalla norma ha natura perentoria e l’attività dalla stessa contemplata va riguardata alla stregua di attività di impulso, il cui mancato tempestivo espletamento ha conseguenze sull’efficacia del pignoramento; non è condivisibile quindi la tesi secondo cui il deposito dell’avviso entro l’udienza “effettiva” di comparizione delle parti non determinerebbe l’inefficacia, purché la relativa notifica sia stata tempestiva avuto riguardo alla data indicata in citazione, in base ad una lettura “costituzionalmente orientata” dell’art. 543, comma 5, c.p.c.: e questo in quanto tale lettura determinerebbe una riduzione teleologica della disposizione al di là dell’intenzione del legislatore, che è chiaramente nel senso (ricavabile dalla lettera e dalla ratio della norma) di equiparare sotto il profilo effettuale l’omesso tempestivo deposito dell’avviso alla sua mancata notifica entro il termine previsto.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

I. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: la notifica deve essere effettuata entro e non oltre la data dell’udienza indicata nell’atto di citazione introduttivo del procedimento espropriativo di crediti

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; tenuto conto della ratio della norma (che va individuata nell’esigenza di stabilire una barriera temporale oltre la quale il terzo, in mancanza della diligente coltivazione della procedura da parte del procedente, può liberare le somme pignorate), il termine in questione ha natura perentoria e la notifica dell’avviso assume la funzione di atto di impulso; per la medesima ragione, non opera il principio della scissione degli effetti della notifica, la cui applicazione, nel caso di specie, comporterebbe la frustrazione della ratio della disposizione; per altro verso, la tesi per cui l’attività in questione debba essere compiuta entro l’udienza di comparizione “effettiva” fonda sul presupposto che l’avviso in questione assolva alla funzione di “conoscenza della data di udienza”, funzione che, però, è già assolta dall’atto di pignoramento, i successivi eventuali differimenti dell’udienza dovendo essere comunicati alle parti del procedimento secondo le modalità indicate dalla legge.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

La sospensione concordata ex art. 624  bis c.p.c. non può riguardare uno solo dei lotti staggiti, pur in presenza del consenso di tutte le parti

In caso di richiesta di sospensione concordata della procedura esecutiva avanzata dalle parti in presenza dei presupposti richiesti dalla legge, al giudice dell'esecuzione compete comunque una valutazione discrezionale  circa il carattere giustificato o meno della stasi a disporsi. E' inammissibile la richiesta di sospensione oggettiva parziale, ovverosia limitata ad uno solo dei lotti staggiti,  che consentirebbe di cumulare in uno stesso processo più periodi di sospensione per quanti sono i beni pignorati, procrastinando i tempi di definizione della procedura.  Il debitore esecutato non gode di alcun diritto alla sospensione parziale oggettiva potendo, tramite i diversi strumenti di cui agli artt. 496 c.p.c. e 558 c.p.c., ottenere la sospensione della vendita e realizzare il risultato di liberare uno o più beni dal pignoramento, senza compromettere gli interessi dei creditori ovvero quelli dei terzi che partecipino alle aste giudiziarie confidando nella stabilità dei relativi effetti (nella fattispecie, il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza cautelare del debitore che aveva proposto opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso il decreto di rigetto della precedente istanza ex art. 624 bis c.p.c. presentata col consenso di tutti i creditori).  

Tribunale, di Ragusa, 16 novembre 2023 - est. Gilberto Orazio Rapisarda

Opposizione a decreto ingiuntivo dichiarata improcedibile: il g.e. non ha il potere/dovere di rilevare l'eventuale presenza di clausole vessatorie nel contratto

La ratio della speciale forma di tutela accordata dal consumatore in sede esecutiva dall’arresto della Corte di Cassazione 6 aprile 2023, n. 9479 è quella di assicurare al contraente debole la possibilità di recuperare il controllo sull’abusività delle clausole che sia mancato nel giudizio di cognizione a causa di una sua “ inerzia non colpevole ”. Conseguentemente, allorché il debitore esecutato avesse già proposto un’opposizione a decreto ingiuntivo, dichiarata improcedibile, nell’ambito della quale aveva fatto valere l’abusività delle clausole contrattuali, il giudice dell’esecuzione non deve effettuare alcun vaglio della vessatorietà o meno delle clausole informando la parte della possibilità di presentare opposizione ultratardiva al decreto ingiuntivo opposto (nel caso in esame il Tribunale di Torre Annunziata, rispetto ad un’opposizione ex art. 615, 2 c.p.c. proposta dal debitore facendo valere la natura abusiva delle clausole vessatorie del contratto, ha omesso ogni controllo ufficioso sulla presenza di clausole nulle, in quanto la questione era già stata devoluta in sede di opposizione a decreto ingiuntivo che venne dichiarata improcedibile per mancato avvio del procedimento di mediazione costituente condizione di procedibilità della domanda ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010 nella versione pro tempore vigente)

Tribunale, di Torre Annunziata, 12 novembre 2023 - est. Musi

Inammissibile la questione sollevata dal Tribunale di Lodi ex art. 363-bis c.p.c. circa la latitudine applicativa dei principi affermati da Cass. S.U., n. 9479/2023.

È inammissibile il rinvio pregiudiziale sollevato ex art. 363-bis c.p.c. dal Tribunale di Lodi in merito alla questione se i principi affermati dal Cass. S.U., n. 9479/2023 siano applicabili dal G.E. anche al caso in cui il titolo posto alla base dell’esecuzione sia un decreto ingiuntivo opposto dal debitore, laddove l’opposizione sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

Cassazione civile, Corte di Cassazione, Decreto presidenziale , 7 novembre 2023 - est Cassano

Rimessa alla Corte di Cassazione ex art. 363-bis c.p.c. la questione della latitudine applicativa dei principi espressi da Cass. S.U., n. 9479/2023

Va rimessa alla Corte di Cassazione la questione pregiudiziale se i principi espressi da Cass.  S.U., n. 9479/2023 trovino applicazione anche laddove il decreto ingiuntivo posto a fondamento del processo esecutivo sia stato fatto oggetto di opposizione e questa sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

Tribunale, di Lodi, 18 ottobre 2023 - est Latella

L'esecuzione forzata per credito fondiario prosegue anche dopo l'apertura della liquidazione controllata

L’improseguibilità delle procedure esecutive individuali conseguente alla sentenza che dichiara l’apertura della liquidazione controllata del sovraindebitato non necrotizza l’esecuzione forzata intrapresa da un così detto “creditore fondiario”. In sede di distribuzione (provvisoria), il liquidatore che intenda far valere delle prededuzioni con preferenza rispetto al creditore fondiario dovrà costituirsi nel processo esecutivo (assistito da un difensore) e documentare l’avvenuta emissione, da parte degli organi della procedura concorsuale, di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione Spetta al giudice dell'esecuzione il potere di liquidazione degli ausiliari che abbiano già prestato la loro opera nella procedura, ponendo il relativo onere a carico del creditore procedente a titolo di anticipazione ai sensi dell’art. 8 D.P.R. 115/2002, così da consentire a quest’ultimo di chiederne a propria volta il pagamento in sede concorsuale mediante domanda di ammissione al passivo.

Tribunale, di Larino, 17 ottobre 2023 - est. D' Alonzo

Pagamento dell'assegno di mantenimento in favore del figlio divenuto maggiorenne

In tema di separazione personale dei coniugi,  il pagamento dell'assegno di mantenimento da parte del coniuge a tanto obbligato deve avvenire secondo le modalità indicate dal titolo esecutivo che, rispondendo ad un interesse superiore della prole, non sono disponibili dalle parti.  Il versamento diretto dell'assegno di mantenimento in favore di figli divenuti maggiorenni presuppone un provvedimento giudiziale che, su domanda dello stesso figlio interessato, modifichi la previgente modalità, non essendo all'uopo sufficiente un accordo tra i soggetti obbligati.

Tribunale, di Napoli Nord, 26 settembre 2023 - est. Auletta

La competenza "cautelare" del giudice dell'opposizione a precetto discende dalla mera "pendenza" del giudizio a cognizione piena (e non dalla competenza del giudice per il merito): applicazione dell'art. 669 quater c.p.c all'inibitoria ex art. 615, comma 1, c.p.c.

Alla luce di Cass., Sez. Un., sent. n. 19889/2019 e della natura cautelare sui generis della misura della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, co. 1, c.p.c., la previsione del rito cautelare uniforme di cui all’art. 669 quater , co. 1, c.p.c. (“ Quando vi è causa pendente per il merito la domanda deve essere proposta al giudice della stessa ”), a fronte di istanza in corso di causa, è da ritenersi applicabile anche alla sede dell’opposizione a precetto. Il giudice dell’opposizione esecutiva preventiva che riceva un’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ha, pertanto, il potere-dovere di pronunciarsi sulla stessa in forza della mera “pendenza” della lite, a prescindere dalla propria competenza per il merito. In nome del principio di effettività della tutela giurisdizionale (semplificando, artt. 24 e 111 Cost.; art. 6 CEDU), deve invero evitarsi una mera absolutio ab instantia , di ostacolo alla sollecita definizione dell’istanza cautelare (ciò, attesa la matrice ontologicamente urgente del meccanismo di cautela, proteso a scongiurare il rischio che la durata fisiologica del processo a cognizione piena possa andare a detrimento della parte successivamente vittoriosa nel merito).

Tribunale, di Bari, 13 luglio 2023 - Pres. Ruffino, est. Cutolo

Insensibilità alle vicende circolatorie mortis causa del diritto oggetto della garanzia ipotecaria

Il terzo che vanti sul bene immobile pignorato diritti di natura reale incompatibili con quelli fatti oggetto dell’espropriazione può ottenere la tutela in forma specifica agendo contro il terzo acquirente il quale sopporterà l’evizione, solo quando tali diritti siano opponibili al creditore procedente ed ai creditori intervenuti, e dunque al terzo acquirente; in mancanza, non potrà agire contro l’acquirente in sede di cognizione ordinaria per la rivendica del bene né avrà il diritto a soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva. E' inammissibile, per difetto di interesse, l'opposizione proposta allorché il bene sia stato già trasferito (o aggiudicato), non potendo il terzo ottenere la sospensione e dovendo in tal caso agire direttamente contro l'acquirente per far valere il proprio diritto domenicale di cui affermi l’opponibilità e la prevalenza. L'aggiudicatario, godendo del medesimo regime di inopponibilità proprio del creditore ipotecario, che ha diritto a far subastare l’immobile e procedere nell’azione esecutiva sino alla pubblicazione del decreto di trasferimento e, quindi, alla distribuzione del ricavato della vendita, resterà insensibile alla circolazione del bene mortis causa ed alle vicende collegate alla titolarità del bene tra gli eredi (nella specie, il Tribunale veronese ha rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione avanzata dal terzo opponente sul duplice presupposto della relativa "sostanziale" tardività e della inopponibilità al creditore ipotecario, come all'aggiudicatario, delle vicende circolatorie mortis causa dei beni)

Tribunale, di Verona, 13 luglio 2023 - est. Burti

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito.

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato. Il giudice investito sia dell’opposizione a precetto che dell’opposizione a decreto ingiuntivo (sia pure inammissibile perché proposta dopo il decorso del termine perentorio di quaranta giorni) deve, anche d’ufficio, valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore, rispetto alle quali alcun giudicato si è formato per non avere il giudice del provvedimento monitorio rappresentato nella motivazione di aver svolto il doveroso controllo sulla validità/invalidità delle clausole e, altresì, per non aver avvisato il debitore che aveva il termine perentorio di 40 giorni per evitare che la validità delle clausole contrattuali fosse coperta dal giudicato implicito. Se, infatti, il giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non si può pronunciare sull’esistenza di quei fatti modificativi o estintivi che sono certamente coperti dal giudicato civile, si deve pronunciare sull’eventuale esistenza di fatti impeditivi del credito (la nullità di una o più clausole negoziali per violazione degli artt. 33 e seguenti del codice del consumo), rispetto al quale il giudicato non è caduto in considerazione dell’insegnamento di cui alla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 9479/2023 e che possono essere sempre rilevati d’ufficio in forza della previsione di cui all’art. 1421 cod. civ. e 36, comma 3, cod. cons.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

L’efficacia esecutiva del titolo messo in esecuzione nei confronti dell’avente causa del debitore: la prova della qualità di erede nella opposizione all’esecuzione

L’efficacia esecutiva del titolo, già formatosi contro il defunto, sussiste esclusivamente nei confronti dei soggetti chiamati all’eredità che, avendola accettata espressamente o tacitamente, si trovino, al momento della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, nella posizione di titolari, in tutto o pro quota, del debito ereditario da lato passivo e, conseguentemente, di legittimati a subirne l’adempimento in via coattiva. Sotto questo profilo, l’accettazione dell’eredità rappresenta un elemento costitutivo del diritto ad agire in executivis nei confronti del soggetto indicato come debitore per la sua qualità di erede e, pertanto, nell’opposizione preventiva all’avvio dell’esecuzione forzata è onere della parte opposta fornire la prova della qualità di erede del soggetto destinatario della pretesa di pagamento individuata nell’atto di precetto con cui si voglia far valere l’efficacia ultra partes ex art. 477 c.p.c. del titolo esecutivo.

Tribunale, di Torre Annunziata, 20 giugno 2023 - est. Musi

Impugnazione dell’estratto di ruolo laddove si eccepisca la prescrizione di crediti tributari

Laddove la c.d. impugnazione dell’estratto di ruolo – basata sul presupposto che sia omessa o invalida la notificazione della cartella di pagamento - sia diretta ad ottenere la declaratoria della intervenuta prescrizione di un credito di natura tributaria, la giurisdizione spetta al Giudice tributario siccome la insussistenza di una situazione di “definitività” della pretesa tributaria (sottesa alla mancanza o invalidità della relativa notifica) impedisce di qualificare la controversia come “meramente esecutiva” e quindi attratta alla giurisdizione del G.O.

Tribunale, di Napoli Nord, 20 giugno 2023 - est. Alessandro Auletta

La Corte di giustizia EU chiarisce quali siano le “circostanze eccezionali” che consentono la sospensione del processo esecutivo basato su un titolo esecutivo europeo

L’art. 23, lett.  c ), Regolamento (CE) n. 805/2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «circostanze eccezionali», ivi contenuta, riguarda una situazione in cui la prosecuzione del procedimento di esecuzione di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo, qualora il debitore abbia proposto, nello Stato membro d’origine, un ricorso contro tale decisione o una domanda di rettifica o di revoca del certificato di titolo esecutivo europeo, esporrebbe tale debitore a un rischio reale di danno particolarmente grave il cui risarcimento sarebbe, in caso di annullamento di detta decisione o di rettifica o revoca del certificato di titolo esecutivo, impossibile o estremamente difficile. Tale nozione non rinvia a circostanze inerenti al procedimento giurisdizionale diretto nello Stato membro d’origine contro la decisione certificata come titolo esecutivo europeo o contro il certificato di titolo esecutivo europeo.

Corte di giustizia UE, Quarta Sez., 16 giugno 2023

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